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Joschka Fischer, da verde a petroliere |
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Venerdì 31 Luglio 2009 18:47 |

Il Caspio ribolle, e non è da
escludere qualche guerricciola per tracciare i confini su quello
specchio d’acqua che ha sotto i grandi giacimenti. Joschka Fischer,
l'ambientalista-rosso, tirocinante del CFR, ha scelto il cosiddetto «Occidente»
e ora è pronto per fare da ambasciatore e mediatore del Nabucco. Ma avrà vita
dura la sua nuova «carriera».
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Ma c’è bisogno di banche private? |
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Venerdì 07 Agosto 2009 20:04 |

Il sistema bancario è
diventato il cancro dell’economia. La crisi finanziaria ha mostrato che le
grandi banche sono socialmente distruttive. In violazione stessa della
costituazione americana. Sono le piccole banche locali invece che continuano a
prestare all’economia reale: Bank of North
Dakota, Alberta Treasury Branches con la modesta competenza del pater
familias. Di questa realtà abbiamo bisogno. A che servono le banche private?
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Eresia da Londra: la City è «socialmente inutile» |
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Mercoledì 02 Settembre 2009 12:55 |

Per l’ideologia liberista la
Tobin Tax - applicare una lievissima imposta su ogni transazione finanziaria -
è l’estremo sacrilegio. Ora, l'eretico del tutto imprevisto è una figura di
prima grandezza, per prestigio e autorità anche intellettuale. I
colossi della speculazione dovrebbero forse cominciare a preoccuparsi: l’eresia è
penetrata nel tempio del capitalismo terminale.
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Chi candida Draghi alla BCE |
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Martedì 01 Settembre 2009 11:46 |

La lotta è serrata per
aggiudicare il posto lasciato libero dall'uscente Trichet. Draghi (sostenuto
dai francesi, ma attirato dagli splendori delle poltrone italiote) e l'attuale
capo della BundesBank Axel Weber, sono i due maggiori aspiranti al trono. Ma il
prossimo scontro a livello di banche centrali sarà fra deflazionisti e
inflazionisti. Se prevarranno i secondi - gli Usurai - che alla BCE stia l'uomo
Goldman o Weber, non farà alcuna differenza.
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Ripresa? Aspettate il botto |
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Giovedì 03 Settembre 2009 16:47 |

Si può dire che la crisi
mondiale si stia assestando sul «new normal»: una riduzione produttiva del 70%,
ai livelli della Grande Depressione. Una ripresina da una base collassata a tal
punto, non è significativa e ci mancherebbe altro, dopo mesi di potentissime
iniezioni, «stimoli» e denaro a interesse zero. Ma un nuovo collasso
finanziario - da 600 trilioni di dollari - è forse alle porte. La cina è la
miccia di questa bomba ad orologeria.
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