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E cosa fanno gli eurocrati per la crisi? |
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Mercoledì 01 Ottobre 2008 21:22 |
L’Irlanda ha infranto un dogma
del liberismo annunciando che garantirà
interamente i depositi e i prestiti delle sue sei maggiori banche. Ma
impiegare denaro pubblico per garantire i depositi dei piccoli risparmiatori,
non va bene. Segue inchiesta e punizione sovrannazionale. Sappiamo benissimo
che gli eurocrati non hanno strumenti per salvataggi europei. Ci hanno inflitto
la moneta comune. Ci hanno dato la Banca centrale europea. Ma non ci hanno dato
un sistema di gestione della finanza, come occorre in situazioni di crisi e di
emergenza. La vera urgenza, è punire l’Irlanda.
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Ecco l’Europa. Poveri noi. |
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Martedì 07 Ottobre 2008 09:37 |
«Chi ha fatto il danno,
paghi». QUeste le parole della ex-stasi Merkel, poco dopo avevr
rimproveratol’Irlanda, colpevole di aver garantito i depositi dei risparmiatori
nelle sue banche. Basterebbe notare come 400 miliardi di euro sono i 700
miliardi di dollari del piano Paulson, pensato per l’intero sistema americano e
bastano appena per una singola banca europea; nessun paese da solo può salvare
le sue proprie banche, che si sono indebitate per più volte il prodotto
nazionale. Questi non hanno la minima idea di cosa fare, e forse nemmeno delle
dimensioni del buco nero. Solo una cosa è chiara: che il trattato di Maastricht
è diventato, alla prima vera crisi, carta straccia.
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Qualcosa di ottimista, finalmente |
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Venerdì 10 Ottobre 2008 17:21 |

L'opportunità e la speranza
nelle crisi gravi è che possa emergere chi ha carattere, chi merita di
comandare votato al bene altrui. Un ritorno alla vecchia «dottrina
dello Stato»: chi è al governo deve essere responsabile della comunità, pronto
a pagare. Quanti miliardi negati ai poveri, quanti alla costruzione di
infrastrutture moderne, quanti ai salari dei veri lavoratori. Come nel ’29 fu
il fallimento di una banchetta austriaca a innescare la Grande Crisi, oggi è un
paesetto: l’Islanda. In questa situazione, senza un progetto comune, qualunque
sacrificio personale sembra troppo; senza un progetto meglio starsene a casa.
Ed è l'invito che facciamo a tutti gli altri soggetti della politica come
spettacolo, come ornamento superfluo della vita, come clientelismo
irresponsabile. Toglietevi di mezzo. Nella tempesta, gli incompetenti e i
fancazzisti abbondonano la barca fregando le scialuppe a donne e bambini con
qualche mancia. Questa nuova realtà non fa per voi servi del sistema; tornate
dalle vostre mignotte da avanspettacolo. Il guadagno di questa crisi tremenda
speriamo possa essere una nuova serietà.
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Moneta di Stato, e subito |
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Martedì 07 Ottobre 2008 20:58 |
Come nel '29 le banche tendono
a creare «troppa» moneta nei periodi di fiducia e boom, e a crearne poca o
niente nei periodi di sfiducia, panico e recessione, aggravando la recessione
in depressione, fino alla crisi sistemica. Il liberismo ideologico terminale ha
così sviluppato una «dottrina» tutta nuova: la sostenibilità senza fine
dell’accrescimento infinito del debito. Il processo di sgonfiamento del debito
impagabile USA infatti sta avvenendo, ma non nel modo lento e quasi inavvertito
che tutti Pechino ad esempio sperava, bensì in modo rapidissimo ed esplosivo.
L'unica soluzione è nazionalizzare le Banche centrali, farne emettitrici di
moneta di Stato, capaci di vietare alle banche la creazione di pseudo-capitale.
E subito. Ma sarà già troppo tardi.
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Sbagliano la cura |
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Sabato 11 Ottobre 2008 09:56 |

«Bernanke è come un dottore
che conosce un solo medicinale, e lo prescrive ad ogni paziente che visita,
alla dose massima, senza fare la diagnosi». Difatti iniettare denaro nelle
tasche degli speculatori significa curare i sintomi, e non la causa del male.
La cura è sbagliata. Il denaro pubblico dovrebbe essere usato per aumentare la
base di ricchezza reale su cui le piramidi dei debiti sono state accumulate e
non per foraggiare il sistema bancario-ombra, parallelo, che si è permesso di
sviluppare negli ultimi 25 anni. La discordanza tra depositi e investimenti a
lungo termine ha reso inevitabilmente il sistema bancario intrinsecamente
instabile.
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