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Qualcosa di ottimista, finalmente |
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Venerdì 10 Ottobre 2008 17:21 |

L'opportunità e la speranza
nelle crisi gravi è che possa emergere chi ha carattere, chi merita di
comandare votato al bene altrui. Un ritorno alla vecchia «dottrina
dello Stato»: chi è al governo deve essere responsabile della comunità, pronto
a pagare. Quanti miliardi negati ai poveri, quanti alla costruzione di
infrastrutture moderne, quanti ai salari dei veri lavoratori. Come nel ’29 fu
il fallimento di una banchetta austriaca a innescare la Grande Crisi, oggi è un
paesetto: l’Islanda. In questa situazione, senza un progetto comune, qualunque
sacrificio personale sembra troppo; senza un progetto meglio starsene a casa.
Ed è l'invito che facciamo a tutti gli altri soggetti della politica come
spettacolo, come ornamento superfluo della vita, come clientelismo
irresponsabile. Toglietevi di mezzo. Nella tempesta, gli incompetenti e i
fancazzisti abbondonano la barca fregando le scialuppe a donne e bambini con
qualche mancia. Questa nuova realtà non fa per voi servi del sistema; tornate
dalle vostre mignotte da avanspettacolo. Il guadagno di questa crisi tremenda
speriamo possa essere una nuova serietà.
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Sbagliano la cura |
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Sabato 11 Ottobre 2008 09:56 |

«Bernanke è come un dottore
che conosce un solo medicinale, e lo prescrive ad ogni paziente che visita,
alla dose massima, senza fare la diagnosi». Difatti iniettare denaro nelle
tasche degli speculatori significa curare i sintomi, e non la causa del male.
La cura è sbagliata. Il denaro pubblico dovrebbe essere usato per aumentare la
base di ricchezza reale su cui le piramidi dei debiti sono state accumulate e
non per foraggiare il sistema bancario-ombra, parallelo, che si è permesso di
sviluppare negli ultimi 25 anni. La discordanza tra depositi e investimenti a
lungo termine ha reso inevitabilmente il sistema bancario intrinsecamente
instabile.
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Le banche stringono il cappio |
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Venerdì 17 Ottobre 2008 09:09 |

Ogni volta la promessa del
sistema bancario si conclude con un esodo: i loro figli coperti d’oro se ne
vanno, e noi egiziani restiamo a morire di fame. Tra il 1931 e il 1941 mancano
6 milioni di americani all'appello: Una shoah dei goym, quindi cancellata. Due
milioni di giovani disoccupati vennero internati a forza in campi di lavoro.
gli American Gulag. YHWH deve aver detto a Greenspan di mantenere il denaro
sovrabbondante e il credito facile per dieci anni, tenendo forzatamente bassi i
tassi. Ora come allora le banche sono agghiacciate dall’imminente esplosione
dei derivati che potrebbero sommergere l'intero economia mondiale. La nostra
memoria non sarà onorata, ne siamo certi.
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USA ed Europa come lo Zimbabwe |
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Martedì 14 Ottobre 2008 13:25 |

I piani di salvataggio
annunciati il fine-settimana non fanno che creare moneta per gettarla dentro il
buco nero. Alla fine, può risultare che il liquido è l’investimento a più alto
rischio se l’inflazione accelera. Il deprezzamento degli attivi «distrugge»
denaro circolante; il farsi raro del denaro configura diminuzione della
ricchezza, che si traduce in un calo generale dei prezzi e però anche dei
redditi. Il meccanismo della deflazione sembra già instaurato, come dimostra il
calo di petrolio, grani e metalli, le materie prime strategiche. E noi
contribuenti europei di fatto siamo oggi tutti comproprietari di debiti
irrecuperabili. Ora, è la solidità delle monete ad essere in questione.
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La depressione corre velocissima |
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Martedì 21 Ottobre 2008 09:04 |

La vera natura del liberismo
selvaggio e ideologico, si sta mostrando in tutta la sua prepotenza. Non ci
sono più paratie stagne, erano state smantellate per ottenere la “libera
circolazione di merci, uomini, capitali”. La crisi è globale, unica, per tutti.
E l'esplosione è convergente e simultanea. In questo momento non c'è un mercato
o una economia al mondo al riparo, certa di un domani prosperoso. La situazione
islandese è presente sotto gli occhi di tutti. Diminuzione a livello del 1931
dei trasporti navali, prevista un'ondata mondiale di disoccupazione, mercati
bloccati sia nelle esportazioni che di conseguenza nelle importazioni, numerosi
Stati sull'orlo del fallimento. Quello che preoccupa invece è un ritorno dei
dirigismi nazionali, che salvarono l'economia europea e americana nel post '29.
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