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Israele si addestra per l’Iran. In Italia?
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«La Israeli Air Force sta compiendo sempre più missioni di addestramento al di fuori di Israele, sul Mediterraneo, negli Stati uniti, Canada, Italia ed altri Paesi» lo scrive la giornalista israeliana  Hana Levi Julian su GlobalResearch (1).
La giornalista continua: «Secondo un alto ufficiale della IAF (Israeli Air Force) che ha parlato al giornale Maariv, una delle ragioni di questo tipo di addestramento è la minaccia dell’Iran: ‘caccia della IAF hanno bisogno di addestrarsi per missioni su bersagli molto lontani, come l’Iran, e per questo richiedono spazi operativi molto vasti’ Inoltre, ha aggiunto l’ufficiale, i caccia IAF usano missili a guida laser a lungo raggio, e per questo devono esercitarsi su più vaste aree, come il mare. ‘Ci sono altri motivi per condurre questi addestramenti all’estero: per esempio che i cieli di Israele sono intasati dal traffico civile, che sono in corso esperimenti da parte delle industrie di sicurezza, senza contare i fattori ambientali’ ».
L’Italia ospita queste esercitazioni?

Inutile chiedere conferma di un fatto che, comunque, sarebbe smentito per ragioni militari.
Certo è che Israele è da tempo un membro associato alla NATO, con tutti i vantaggi e nessuno degli obblighi connessi all’alleanza.
Certo è anche che ai massimi livelli israeliani si discute sempre più febbrilmente di «andare noi soli» contro Teheran, dopo la pubblicazione in USA del rapporto NIE (National Intelligence Estimate) che ha negato l’esistenza di un programma nucleare militare iraniano.
La pubblicazione del rapporto, noto da mesi ma soppresso, è stato «un colpo al basso ventre di Israele», ha detto il ministro israeliano della Guerra Ehud Barak.
La rabbia per qualcosa che Israele considera un tradimento di ambienti americani è al parossismo.

Il capo di Stato Maggiore generale Ashkenazy ha fatto di tutto per convincere gli americani che lo Stato ebraico possiede dati d’intelligence che smentiscono il NIE.
Avi Ditcher, ministro della Pubblica Sicurezza ed ex capo dello Shin Beth, ha sibilato: «Qualcosa è sbagliato nel software che gli americani hanno usato per analizzare la gravità della minaccia nucleare iraniana. Speriamo che gli USA lo aggiustino».
Avigdor Lieberman, il vice-premier d’estrema destra, continua a ripetere che Israele «deve andare da sola».
Il fuoco di fila delle dichiarazioni di rabbia e dispetto è stato tanto clamoroso, che Ehud Olmert ha dovuto richiamare al silenzio i suoi ministri.
«In questa questione così delicata e complessa non c’è posto per dichiarazioni private di ogni singolo ministro. Questi proclami non ci aiutano a gestire la lotta contro il progetto nucleare iraniano e non migliorano le nostre relazioni con gli USA. Questa faccenda deve essere trattata con grande cura. Vi ricordo che la materia è stata discussa dal governo che ha definito la posizione israeliana sull’Iran».

Silenzio, il nemico ti ascolta.
E’ indicativo che Olmert si sia fatto costruire un rifugio anti-atomico sotto la sua residenza.
Si ritiene generalmente che il rapporto NIE abbia reso impossibile a Bush di lanciare gli USA in un attacco all’Iran con un nuovo pretesto, ma anche che Bush e Cheney incoraggino Israele ad un attacco preventivo - con bombe atomiche, sicuri che dopo, il Pentagono e la NATO sarebbero trascinati nel conflitto, per aiutare Sion in caso di rappresaglia iraniana.
«Israele è un rottweiler al guinzaglio, e la Casa Bianca lo vuole slegare per attaccare l’Iran», disse Zbigniew Brzezinsky  durante un’intervista alla PBS nel gennaio 2005.
Commentava una intervista rilasciata da Cheney pochi giorni prima alla MSNB, dove il
vice-presidente lasciava capire che Israele poteva «fare il lavoro per noi», senza coinvolgere le forze USA e senza pressioni speciali.
«Una preoccupazione che certi hanno», disse Cheney, «è che Israele possa farlo senza che gli sia chiesto… Dato che l’Iran ha proclamato che il suo scopo è la distruzione di Israele, gli israeliani possono ben decidere di attaccare prima, e poi lasciare che sia il mondo ad occuparsi di ripulire gli schizzi diplomatici conseguenti».
Certo qualcosa bolle in pentola.

Il presidente Sarkozy, in una intervista al Nouvel Observateur (rivista ebraica), ha ammesso di essere più preoccupato delle tensioni tra Iran ed Israele che dalla tensione tra l’Iran e gli USA.
Un attacco preventivo israeliano è «probabile», se «Israele sente che la sua sicurezza è minacciata». E ovviamente Sarko non crede al rapporto NIE: Teheran, ha insistito, si sta facendo l’atomica, «e il solo dubbio è se l’avrà tra uno o cinque anni» (2).
L’atmosfera di allarme fra la dirigenza americana avversa alla nuova avventura è tale, che
i democratici hanno deciso di tenere aperto il Congresso anche durante le vacanze natalizie,
in modo da impedire a Bush di prendere misure di sorpresa senza l’approvazione parlamentare, come può fare in assenza del Senato.
Lo ha annunciato il capo della maggioranza (Senate Majority Leader) Harry Reid: «Staremo in seduta in modo che il presidente non possa nominare persone che riteniamo discutibili», ha detto Reid (3).
Basta ricordare che fu nel 2001, col Senato svuotato per «disinfestazione» dopo il recapito delle misteriose lettere all’antrace, che Bush varò il Patriot Act, ossia il decreto d’emergenza che ha ridotto le libertà civili americane.

Fatto sta che nel frattempo, caccia israeliani armati di missili a lungo raggio sorvolano il Mediterraneo e quasi certamente l’Italia, col permesso complice del governo.
E intanto Teheran ha appena ricevuto da Mosca il combustibile nucleare per far funzionare il reattore ad acqua leggera di Bushehr, che dovrebbe cominciare a produrre mille megawatt
di elettricità dal 2008.
Il bombardamento di un reattore in funzione provocherebbe ovviamente un fall-out incalcolabile, con incalcolabili tragedie tra la popolazione civile.


1) Hana Levi Julian, «Israeli Air Force training abroad for the 'Real Thing'», GlobalResearch, 19 dicembre 2007.
2) «Sarkozy: Iran-Israel war likely», GlobalResearch, 19 dicembre 2007.
3) Laurie Kelman, «Senate to stay in session to twarth Bush», Associated Press, 20 dicembre 2007.


 
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