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Sono più schedato della Nirenstein
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Le liste di proscrizione sono una specialità della nota lobby.
Lo scopersi a mio danno nel 1993, quando un collega, tornato da un servizio su una riunione ONU in Austria, mi portò - sgomento - un voluminoso dossier composto dall'Anti Defamation League of B'nai B'rith.
Era una lista di «antisemiti» europei.
Il rapporto, una vera schedatura, veniva distribuito in copie a tutti i delegati e i giornalisti presenti.
C'era il mio nome.

Venivo segnalato a chi di dovere perché pochi mesi prima, sul settimanale «Il Sabato», avevo raccontato di come il miliardario canadese Edgar Bronfman, aveva promesso a Gorbaciov (allora padrone dell'URSS) la clausola di «nazione più favorita» per Mosca - uno status privilegiato negli scambi commerciali con gli USA -, a patto che Gorby mandasse in Israele due milioni di ebrei sovietici.
La lista di proscrizione della ADL non negava la veridicità della notizia (che del resto avevo tratto dal settimanale americano Newsweek): solo, la bollava come «antisemita».

E' così che fanno: la loro professione non è il giornalismo e la smentita di informazioni false, ma la delazione e la censura, con relativa intimazione di repressioni legali e la volontà di danneggiare e diffamare.
Fu la prima volta in cui scoprii di essere schedato come «antisemita».

Su questa schedatura feci un articolo su Italia Settimanale diretta da Marcello Veneziani.
Riferii che tra gli «antisemiti», insieme al sottoscritto, i massoni ebraici americani avevano messo anche Irene Pivetti e Gianfranco Miglio.
Non mancavano il cardinal Camillo Ruini («antisemita» per aver detto, in non so quale omelia, che Gesù era stato crocifisso dagli ebrei) né il cardinale Pappalardo, allora arcivescovo di Palermo,
il quale - in tutt'altro contesto - aveva usato un'espressione  tradizionale nel cattolicesimo, «Sinagoga di Satana» per indicare genericamente i malvagi.
La Pivetti fece persino un'interrogazione in Parlamento.
Non ottenne mai risposta dal ministero dell'Interno.

Da allora, l'ADL ha sempre riportato il mio nome nella sua lista.
Uno stralcio di uno dei tanti aggiornamenti dell'annuale rapporto: «Comunione e Liberazione, published an editorial by Maurizio Blondet on the programs and powers of what the journalist called the 'temple lobby', a group of wealthy Jews affiliated with freemasonry. The group, which, according to Blondet, was led by Edgar Bronfman, president of the World Jewish Congress, aimed to restore the temple in Jerusalem. Blondet claimed that the 'lobby' influenced the American administration to soften its policy toward the USSR, in exchange for which the USSR would authorize a massive immigration of Soviet Jews to Israel, thereby strengthening the Jewish state.
In Blondet's words, the 'bloody repression' of the Palestinian uprising wasjust part of the lobby's plan for restoring the temple. He further contended that the same group had directed the 'defamation campaign' against Austrian president Kurt Waldheim».

Tutto ciò di cui mi accusa questo passo è pura verità, e sono pronto a dimostrarlo ancora una volta (l'ho già fatto in un saggio, «I fanatici dell'Apocalisse», edito da Il Cerchio di Rimini): esiste e prospera a Gerusalemme una scuola rabbinica, la Ateret Cohanim, che raccoglie fondi per al ricostruzione del Tempio, e li riceve dalla diaspora ma anche dai protestanti fanatici americani.
Ma naturalmente, prima di dire la verità bisogna chiedere il permesso a lorsignori: potrebbe essere una notizia «antisemita».

Va ricordato che nello stesso periodo, nel dicembre 1992 e nell'aprile 1993, le sedi della ADL a
San Francisco e a Los Angeles furono perquisite da agenti dell'FBI, che cercavano (e trovarono) una schedatura enorme - e continuamente aggiornata da un apposito ufficio, la Fact Finding Division, un archivio tenuto da tale Irwin Swall dal 1962 - che teneva schede non solo di militanti politici anti-israeliani, ma di pastori e sacerdoti e singole persone musulmane, di club e associazioni locali, di docenti universitari da tener d'occhio.
Anche se poche potevano essere definite «antisemite», sia pur nella vastissima accezione che il termine ottiene quando viene adottato dalla nota lobby.

L'FBI appurò che la schedatura veniva aggiornata da informatori: studenti che denunciavano professori per «antisemitismo», ma anche poliziotti locali, evidentemente pagati per il servizio: fornivano le schede tenute dalla polizia alla ADL.
Illegalmente.
L'attorney general di San Francisco, Arlo Smith, definì il tutto «la più grossa rete di spionaggio operante su scala nazionale».
Il relativo processo penale, avviato, fu insabbiato.

Forse per prudenza, da allora la schedatura viene compilata e diffusa dallo «Stephen Roth Institute», con sede all'università di Tel Aviv: dove evidentemente fanno capo le delazioni raccolte da volonterosi di tutto il pianeta.
Questo centro pubblica una lista annuale dei nomi sgraditi al sionismo, «Antisemitism Worlwide».

Ecco un esempio a caso, tratto dalla schedatura 2001-2003, al capitolo «Italy», curato da tale Adriana Goldstaub: «In 2003 two books by Maurizio Blondet were published (Edizioni EFFEDIEFFE). The first, '11 settembre colpo di Stato in USA' (9/11, Coup d'état in the USA), underscores the Jewishness of certain figures he regards as 'conspirators'. The second, 'Osama Bin Mossad', attributes a series of international political events that occurred after 9/11 to a conspiracy hatched by the 'Jewish international'. Former SS man Erich Priebke and his attorney Paolo Giachini authored the book Vae Victis, an all-out defense of Hitler's political ideal which contains classic anti-Jewish stereotypes. 'Palestina su carta' (Palestine on Paper) is a collection of noteworthy examples from the work of satirical cartoonist Vauro (see above). The cartoons depict Israeli society as barbarous and sadistic, and the Palestinians are often compared with the Jews under Nazism».

Come si può notare, si pratica l'amalgama diffamatorio: il sottoscritto e il vignettista Vauro, noto comunista, siamo messi nello stesso sacco con Erich Priebke, con cui né io né Vauro c'entriamo nulla.
Se si ricorda che Priebke, assolto dalla corte militare italiana competente, fu ri-arrestato per ordine del ministro incompetente Flick (un caso di «giustizia esecutiva») dopo che gli squadristi ebreo-romani comandati da Pacifici fecero una violenta piazzata, minacciando fisicamente i giudici militari, si capirà che queste schedature non sono tanto innocue: indicano bersagli da colpire.
Le squadre d'azione di Pacifici hanno ricevuto in Israele addestramento militare.

Una superficiale ricerca su Google basta ad accertare i numerosi siti che mi schedano e partecipano, evidentemente, a segnalare il mio nome alla centrale della Tel Aviv University, il database per i futuri linciaggi.
Scopro che si è occupato di me un «American Jewish Commitee», che calunnia asserendo una  «Blondet's reliance on the «Protocols of the Elders of Zion» (Blondet si rifà ai Protocolli dei Savi di Sion: un testo mai da me citato; io mi «rifaccio» ad articoli e studi pubblicati oggi, ad informazioni accertate).
La calunnia si può vedere a questo indirizzo: www.ajcarchives.org/Files/1990_8_WestEurope.pdf.

Sono schedato e additato anche del JPR, «Jewish Policy Research», uno schedario di delazioni formato in Gran Bretagna (JPR www.axt.org.uk/antisem/archive/archive1), che tiene d'occhio ogni persona che ha osato manifestare la più piccola critica ad Israele.
«In 2005 Catholic traditionalist journalist Maurizio Blondet joined La Padania as a columnist.
The author of several antisemitic books, Blondet now writes a weekly column called 'The Conspirator', devoted to conspiracy theories. Blondet also publishes anti-Jewish articles almost daily on the online newspaper of the Catholic fundamentalist publishing house EFFEDIEFFE».

Non sono solo.
Si addita al ludibrio anche «The Italian economist and MP Guido Crosetto, of Forza Italia», la cui colpa è indicata così: «referred to 'the influence of Jewish and American masons' in Italy».
Inoltre, si denuncia «A well-known professor of philosophy at Turin University, who signed a petition initiated by far left students to ban Israeli delegates from appearing at the university; accused Israel, in an interview to the Turin-based newspaper La Stampa (24 May 2005), of carrying out 'a racist and inhuman policy, a downright extermination war which seems bound to end only when the other is annihilated'. He also justified Palestinian suicide terrorism ('Palestinians are forced to explode themselves')».

Questo «ben noto professore dell'Università di Torino» è Gianni Vattimo: è significativo che il suo nome, al contrario del mio ed altri che evidentemente non hanno alle spalle né La Stampa né una casta, non venga fatto a tutte lettere.
Sarebbe impossibile elencare le altre centrali intente a formare liste di proscrizione, tanto sono numerose: mi limito a citare qui un «Sassoon International Center for the Study of Antisemitism», e un «JihadWatch.org», che si occupano spesso di me, non di rado con termini insultanti e calunniatori.
Poi ci sono i centri italiani, che segnalano i presunti «antisemiti» ai centri di raccolta internazionali. Il primo è ovviamente Informazionecorretta.

Poi c'è il «Centro di Documentazione Ebraico Contemporanea» (CDEC), dove un Giorgio Sacerdoti mi segnala a chi di dovere fra gli «autori più recenti come don Curzio Nitoglia, Maurizio Blondet o A. Smith», che «si ispirano al modello cospirativo ritornato in voga, oppure alle 'trame' del sionismo internazionale o delle lobby ebraiche che comanderebbero in America o in Italia».
C'è l'«Osservatorio sul pregiudizio antiebraico contemporaneo», che «riunisce articoli, informazioni, studi, pubblicistica ed episodi sulla dimensione dell'antisemitismo in Italia ed in Europa oggi, le sue nuove manifestazioni e le iniziative per contrastarlo. Il portale si rivolge a coloro che desiderano conoscenze di base sul tema e a coloro che intendono approfondirlo per motivi di studio, lavoro o impegno personale… Documenti sono classificati secondo tre aree territoriali: Italia, Paesi europei, Paesi extraeuropei»: insomma, una schedatura globale.
Questo sito invita a rivolgersi «per segnalazioni» a info@osservatorioantisemitismo.it, che è una entità semi ufficiale, del «Centro di Documentazione Ebraica».
Vi collaborano Chiara Ferrarotti, Stefano Gatti («per il reperimento degli articoli sulla stampa»), Maurizio Ghiretti («per la redazione delle schede esplicative»), e «Adriana Goldstaub coordina il progetto e ne cura la supervisione»: la stessa persona che cura la voce Italy per la schedatura mondiale di «Antisemitism Worldwide» della Tel Aviv University.
Insomma, è sempre la stessa ditta.

Non dimentichiamo il rapporto dal titolo «Neo antisemitism in today's Italy», una lista accusatoria compilata da Sergio Minerbi, già ambasciatore israeliano a Bruxelles, e pubblicato sulla «Jewish Political studies Review» nel 2003.
In esso, Minerbi denuncia come antisemita anche Sergio Romano, per questo motivo:
«Romano accuses the State of Israel of using the Shoah in order to reach 'international legitimacy', but does not provide an example of such activity. He affirms: 'For Israel, it has consisted in the past as a precious source of international legitimacy as well as an extraordinary diplomatic weapon'.
Romano adds that he sees in the 'evocation of the genocide and the denunciation of anti-Semitism' an instrument in the hands of Israel
».

Peggio: «22 Romano is judgment of the State of Israel is completely baseless when he writes: 'The memory of the received humiliations and a sense of intellectual superiority has created a war-mongering, imperialist, arrogant nation, and as De Gaulle said in 1967, 'domineering'. The Israeli is the 'Ubermensch' of the Near East. '34 This last definition, which compares the Israeli (yet another generalization) to the Nazi 'superman', is particularly offensive because it establishes a similarity between Israelis and Nazis which is nothing less than revolting».
E' «rivoltante» ciò che dice Sergio Romano, ma non è rivoltante schedare gli oppositori giornalistici di Israele insieme a Priebke, per «stabilire un'equivalenza» tra Blondet e le SS.
Loro possono.

Minerbi ha notoriamente bollato come antisemita anche Alberto Asor Rosa, docente alla Sapienza di Roma, intellettuale di sinistra.
Perché?
«It is senseless to affirm that: 'The West's culpability towards Judaism has been compensated, assuming a weight of culpability just as great towards Islam».
Guai a confrontare il peso della colpa verso Israele con quello verso l'Islam: questo è «insensato» e dunque «antisemita».
Zelante inquisitore, Minerbi segnala a chi di dovere persino Barbara Spinelli.
Essa ha scritto «a virulently anti-Semitic article. In October 2001».
Infatti, la Spinelli scrisse: «Israel constitutes a scandal for the way it has been established, for the sacrifices its birth has inflicted on the Palestinian citizens who had not taken part in the annihilation of the Jews in Europe. Last, but not least, for the way in which Moses' religion inhabits our planet, validating rights which are often meta-historical rather than historical, linked to sacred texts more than to the regular becoming of the people and the time».
Così scrivendo, «Spinelli demonstrates either an astounding ignorance of Judaism or a serious case of bad faith».
Ignoranza o malafede: a lorsignori è permesso insultare.


Deciso a smascherare tutti, ma proprio tutti gli antisemiti che pullulano in Italia, Minerbi aggiunge: «Also the Catholic Church is profoundly anti-American and pro-Islam, as was demonstrated during the war in Iraq».
La colpa del Papa della richiesta di perdono, Giovanni Paolo II, fu di levare la sua voce «contro la guerra in Iraq».
Anzi peggio «whenever the Church expressed its opposition to the war in Iraq, it never forgot to mention the 'legitimate rights' of the Palestinians».
Come si sa, alludere ai «diritti legittimi dei palestinesi» è già antisemitismo.

 

Dopo la Chiesa, di odio verso Israele vengono denunciati i giornalisti: «After the second intifada started, new heights of hatred toward Israel have been heard in Italy: there were numerous champions of the anti-Israeli campaign in the Italian press, such as Igor Mann and Ugo Tramballi, as well as Leonardo Coen and Riccardo Cristiano, to mention just a few. For the major part of the Italian press, it was Ariel Sharon who started this intifada by visiting the Temple Mount in Jerusalem».
Ugo Tramballi (24 Ore), Igor Man (La Stampa), Leonardo Coen (di Repubblica, incidentalmente ebraico), Riccardo Cristiano (RAI), tutti «campioni di antisemitismo» per aver detto che l'intifada fu scatenata dalla passeggiata di Sharon sulla spianata delle moschee: ossia la pura e semplice verità. Anche l'ambasciatore italiano Vento è additato da Minerbi come antisemita, per aver detto, al principio della seconda Intifada, che «Israele sta perdendo la guerra dell'immagine».

Questi passi bastano a mostrare quale senso della misura, quale sobrio equilibrio e oggettività imparziale anima questi denunciatori nel «segnalare» i sospetti da vigilare alla centrale-schedature di Tel Aviv.
Quindi, si può giudicare la fondatezza dell'allarme e dell'indignazione seguito alla cosiddetta «lista nera» dei docenti della Sapienza che fanno lobby per Israele.
In un Paese meno servile, il fatterello sarebbe stato archiviato come ridicolo.
Ma il punto è che l'indignato allarme della comunità non ha di mira l'anonimo blogghista che ha postato una lista già nota dal 2005; coi suoi toni acutissimi e paranoici, mira a provocare la chiusura di siti che danno informazioni sgradite, come il nostro.

La «lista nera antisemita» è stata la scusa per lanciare una vera caccia alle streghe, alzando il tiro e contando su interventi censorii o polizieschi a più vasto raggio.
Lo ha detto la Nirenstein sul Giornale (1): «I siti che criminalizzano gli ebrei e Israele insieme sono tanti, e di tutte le parti estreme. […] Le orride balle come quella che accusa gli americani di essersi autodistrutte le Twin Towers con l'aiuto del Mossad lanciano sempre l'idea di una cospirazione giudaico-americana. L'odierno antisemitismo, che a loro piaccia o no, è nutrito da personaggi noti come Giulietto Chiesa, come Blondet, come Gianni Vattimo che originano e rilanciano opinioni complottiste antisraeliane e antiamericane».

Eccoli qua i veri bersagli: quelli che dubitano che le Twin Towers siano state abbattute da Osama bin Laden sono, già per questo, «antisemiti».
Persino Giulietto Chiesa, che nel suo libro e nel suo film «Zero» ha evitato accuratamente di citare gli indizi di un coinvolgimento dell'intelligence israeliana nell'11 settembre: dal messaggio ricevuto dalla Odigo (ditta israeliana di instant mnessaging, avvertita in anticipo di quel che sarebbe successo quel giorno), fino agli «israeliani danzanti», arrestati dalla polizia di New York perché festeggiavano l'evento e si fotografavano allegri con le Torri in fiamme sullo sfondo, e che risultarono ex- militari israeliani.
In questo Paese dove si può, anzi si deve, discutere di tutto - eutanasia, libera droga, nozze gay - è vietato parlare dell'11 settembre se non nella versione ufficiale.
Altrimenti si è «antisemiti».
Ma che c'entra?

Non solo: si è «antisemiti» che costringono la Nirenstein a «vivere blindata» e protetta dalla scorta di polizia.
Sulla blindatura della Nirenstein, posso attestare che è almeno parzialmente vera.
Di recente, un gruppo di produzione televisiva ha proposto una serie di dibattiti fra la Nirenstein e Guzzanti da una parte, e Giulietto Chiesa, Cardini, Levi di Gualdo e Blondet dall'altra.
Scegliesse la Niresntein con chi polemizzare.
Invece la Niresntein si è «blindata»: nel senso che non affronta un dibattito.
Come insegnano a Tel Aviv, già discutere con chi espone dati e informazioni sgradite ad Israele, anche solo per smentirle, significa legittimare l'interlocutore.

Invece, l'interlocutore va schedato, criminalizzato come antisemita razzista, «negazionista» complice delle Fosse Ardeatine e mandante di nuove Shoah, non ammesso a parlare e a difendersi, linciato sui giornali e consegnato alla psico-polizia.
La professione della Nirenstein non è il giornalismo e il libero dibattito, è la propaganda bellica, la psy-war e la repressione.
E questa repressione ha successo.

Dal 2003 l'operazione di segnalazione e schedatura è stata avocata dallo Stato americano, l'unica superpotenza rimasta.
Il Dipartimento di Stato è tenuto a compilare un «Report on global anti-semitism», che naturalmente si avvale delle denunce e delazioni già organizzate, per dir così, privatamente, dai figli di Sion e dai volonterosi sayanim dilettanti.
E' stato il presidente Bush a emanare questa nuova legge: occorre «monitorare l'antisemitismo globale e classificare annualmente ogni Paese in base al trattamento che riservano agli ebrei», ha detto il presidente di tutte le guerre infinite: «Questa nazione farà la guardia; state certi che faremo sì che il vecchio impulso dell'antisemitismo non trovi un rifugio nel mondo moderno».
Detta da un simile personaggio, è una minaccia concreta: si può finire anche nel Gulag di Guantanamo.

In ogni caso, l'ordine del Reich è stato impartito, e come accade in questo genere di regimi, subito trova lo zelo dei delatori volontari.
Che hanno capito dove il potere vuole arrivare a colpire, e prestano la loro opera.
Il 9 febbraio, su Repubblica a pagina 10, a proposito della lista dei professori sionisti è stato intervistato tal Bruno di Porto.
Di punto in bianco, questo personaggio dice: «…»... «E poi c'è chi si firma, come un giornalista allontanato da una testata cattolica [Avvenire], che continua a mandare in internet messaggi terroristici, seminando odio contro gli ebrei».
Non so chi sia questo Bruno Di Porto, che querelerò.
So che il suo linguaggio rivela il suo animo.
Non fa il mio nome (la viltà è tipica di tali individui), ma mi cita come «un giornalista allontanato da una testata cattolica».

A dire il vero, da Avvenire sono stato «licenziato», per uno scontro con il direttore che nulla aveva a che fare con il tema in oggetto.
Di Porto preferisce usare un termine da questurino: Blondet «è stato allontanato», insinuando con ciò che avrei dei «precedenti», come dicono in Questura.
E questo pregiudicato, già noto e sottoposto a vigilanza, «continua a mandare messaggi terroristici, seminando odio contro gli ebrei».
Il terrorismo non è quello che fa Israele affamando e bombardando palestinesi e uccidendo bambini, ma quello di chi denuncia a Israele.
L'odio non è quello praticato da una nazione dove vige l'apartheid e che si è circondata di un muro di 600 chilometri, piena di testate atomiche; è quello di chi denuncia questo orrore e scandalo come Quarto Reich.
Firmandosi, per giunta: tanto più facile catturarlo e distruggerlo.

Quando sorgono tali regimi, sorgono subito i Di Porto: gente che ha capito da che parte conviene stare, e si crea delle benemerenze denunciando e segnalando, con insinuazioni calunniose.
E' la stirpe dei «willing executioner», dei carnefici volontari, ausiliari preziosi per ogni polizia dedita a reprimere la verità: Ghepeù, Nkvd, Gestapo, Stasi, Shin Beth.




 

1) Fiamma Nirenstein, «La mia vita blindata per colpa degli antisemiti», Il Giornale, 10 febbraio 2008. L'incipit è una confessione ridicola: «In realtà mi aspettavo di trovarmi in lista fra Nelken e Nivarra; ci sono rimasta quasi male, dato che in fondo faccio un corso tutti gli anni all'università».  La Nirenstein si sente defraudata della sua parte di vittimismo. Tanto più che - delusione -
«I professori in lista sul sito in realtà sono ebrei solo in piccola parte». E insiste a lamentarsi:   «Pensavo di essere stata marchiata e messa in lista,  perché quel sito antisemita che ha messo in rete una lista di professori che avrebbero inquinato l'Università italiana con la loro cospirazione giudaica, nel passato recente si è occupato anche di me come di altri amici e colleghi». Invece stavolta niente. Peccato. Perché «anche un blog, se unito a tante altre minacce, può renderti la vita amara ed essere pericoloso». Ma si consola elencando le sue benemerenze di perseguitata: «Possono costringerti, raccontando per iscritto e alla radio, che invece di una giornalista sei una colonna israeliana, a vivere protetta ormai da tanti anni, come capita a me». Pene che lei sopporta eroicamente, in quanto «l'antisemitismo di quel genere è un contrappasso ben modesto per il grande dono di un'identità democratica e umanista che l'ebraismo ti regala».  Solo l'ebraismo rende democratici e umanisti. Fiamma Nirenstein era democratica e umanista quando era comunista e voleva portare l'Italia fra i satelliti dell'URSS, e intanto lavorava per Paese Sera del PCI. Rimase democratica quando si stabilì in un kibbutz, e faceva collette per i Vietcong. Sempre più umanista e democratica durante la guerra dei Sei Giorni, quando, come ha raccontato alla Jewish World Review: «Scavai trincee e imparai qualche elemento di tiro». Fino al punto che, in Israele, diventò, come dice lei stessa, «an unconcious fascist». Ma sempre con identità democratica e umanista, che solo l'ebraismo ti regala. E si stupisce allegramente di se stessa: «A very famous Israeli writer told me on the phone a couple of months ago: 'You really have become a right-winger'. What? Right winger? Me? An old feminist human rights activist, even a communist when I was young?». Di destra io? Io che sono stata femminista, attivista per i diritti umani, anche comunista da giovane?   Ma poi, sì, diciamocelo, solo noi ebrei possiamo diventare fascisti legittimamente, con quella identità che solo l'ebraismo ti regala. Una intervista tutta da leggere: Fiamma Nirenstein, «How I became an unconscous fascist», Jewish World Review, 15 luglio 2003. Non stupisce che sia stata, diciamo, «allontanata» da La Stampa ed oggi scriva i suoi deliri da «unconscous fascist» su Il Giornale, diventato da tempo il giornale con licenza di delirio, dato che ci scrive Guzzanti. Forse è per questo che il suo nome non appare nella «lista nera»: come lobbysta pro-Sion, è controproducente, anzi imbarazzante.
 
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