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Erdogan ad Olmert:smetti di aiutare il PKK
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Il premier turco Erdogan ha visto Olmert nella capitale britannica.
A quanto pare l’incontro era stato chiesto dal capo dei Katz, come parte della vasta campagna di preparazione all’aggressione contro l’Iran: quello è islamo-fascismo, Ahmadinejad ha la bomba, è un pericolo per tutto il mondo, mica per Israele, ma anche per voi…la solita solfa.
Ma, secondo il quotidiano Zaman (1), che cita un’altissima turca che ha parlato sotto anonimato, Erdogan è partito per Londra con tutt’altra agenda: una cartella in cui l’intelligence turco ha documentato le attività sovversive di Israele nel Kurdistan iracheno.
Il quale è notoriamente un satellite del Mossad (che vi ha gli uffici aperti e targhetta sulla porta), e infatti sta trattando le minoranze arabe e turcomanne con gli stessi metodi appresi dai consiglieri israeliani, che li hanno sperimentati a loro volta sui palestinesi: attentati e  terrore per costringerli ad andarsene dal territorio petrolifero, che i kurdi vogliono tutto per sé (e per  Katz). 
Israele addestra apertamente la forza armata kurda, i peshmerga, che non è poi molto facile distinguere dal PKK, il gruppo terrorista che fa’ strage di soldati turchi in territorio turco.
Addestra e arma e finanzia anche quei guerriglieri kurdi che agiscono, diciamo, dall’altra parte: compiendo in territorio iraniano le stesse incursioni e massacri che il PKK compie in Turchia.
Già nel novembre 2006 il grande giornalista Seymour Hersh aveva rivelato che la «filiale iraniana» del PKK, che si chiama PJAK (Partito per una vita libera nel Kurdistan) riceveva armi ed appoggio per le sue sanguinose azioni sovversive  dagli Usa e da Israele.
E’ più che probabile che nella cartella di Erdogan ci sia il ritaglio dell’articolo di Hersh.
E quasi certamente c’è la «mappa di Bernard Lewis», una carta geografica stilata dal noto arabista ebreo, dove si vede come Israele sogna di sistemare quella zona dell’Asia centrale: vi campeggia in bella vista un «Kurdistan libero», ossia un grande stato creato rosicchiando territori da Irak, Iran, Siria e Turchia.
La fetta di Turchia che Israele ha aggiudicato ai suoi quisling kurdi è pari a quasi un terzo del territorio nazionale.
Erdogan, asserisce Zaman, chiederà ad Olmert di «porre fine a queste attività perché Ankara intende lanciare un attacco nell’Irak del Nord onde ripulirlo del PKK».
E’ significativo che Condoleezza Rice abbia chiesto ad Erdogan «tre giorni di tempo» onde ritirare dal Nord Irak le truppe americane, per evitare unos contro diretto con le forze turche.

Il colloquio è avvenuto al telefono: Erdogan ha detto che si aspetta dagli USA «passi rapidi» e concreti contro il PKK, trattandola per quello che è: una subalterna.
Sull’umore che corre in Turchia verso quello che prima consideravano uno stato amico, va rilevata l’apostrofe del ministro degli esteri di Ankara, Ali Babacan, durante un incontro con i leader della lobby in USA: se passa la legge sul genocidio armeno, «si rafforzerà la sensazione del pubblico in Turchia, che le lobbies armena ed ebraica si sono alleate contro di noi».
Già il 22 per cento dei turchi, secondo un sondaggio, indicano «gli ebrei» come colpevoli della situazione creata nel Kurdistan iracheno e al Congresso USA (2).
Tutto ciò mostra che il governo di Ankara ha una lucida visione della situazione geo-strategica. Ritiene ormai inutile parlare con la Rice e con Bush, e si rivolge direttamente al loro mandante o datore di lavoro, e al vero autore delle attività sovversive nell’Irak occupato.
Un bel colpo per il prestigio della presunta «unica superpotenza rimasta».
Si cercherebbe invano una pari lucidità e autonomia in Europa.

Da poche ore, mentre scrivo, l’intera eurocrazia s’è radunata a Bruxelles per bere devota le parole di Robert Kagan (del Katz), guru fondatore dei neocon us-raeliani, membro dell’Aspen, nonché marito  dell’ambasciatrice degli Usa all’ONU, Victoria Nuland. Kagan, ex comunista filo-sovietico, è anche il «pensatore» che ha elaborato la brillante idea: gli Usa sono «Marte», l’Europa
Venere» imbelle. 
Ai serventi europei, Kagan ha comunicato che i neocon e Washington hanno tratto la lezione giusta dal disastro della spedizione irachena.
La lezione, a suo dire, è questa: gli europei non si aspettino più dall’America interventi «umanitari» e per «spargere la democrazia».
Il mondo è in mano ai «barbari», che «rifiutano» la civiltà superiore offerta dagli USA.
Saranno trattati da barbari.
Verso cui gli USA condurranno «guerra di sopravvivenza» per accaparrarsi il petrolio, come si conviene in questi tempi che Kagan ha definito di Dark Age, «Età oscura», una sorta di alto medioevo.
Sottinteso: interventi sì, ma non per diffondere la democrazia, solo per sterminare. 
E’ la linea che applica da sempre Israele ai palestinesi, in fondo.
Kagan ha fatto allusione, fra i barbari, alla Russia.
Quanto all’Europa, dipenderà se sarà obbediente: allora non sarà annoverata tra i «barbari» da sterminare, ma da «Venere» da violare per il riposo del guerriero.
Applausi convinti dei serventi.

A proposito di serventi, corre l’obbligo di rendere nota una correzione di rotta dell’ONU a proposito del misterioso bombardamento di aerei israeliani in Siria.
Qualche lettore, poco informato, mi ha ritorto che la stessa Siria aveva ammesso di avere una centrale nucleare.
Un interprete dell’ONU (traduttore del Katz) aveva così tradotto la vibrata protesta dell’ambasciatore siriano al Palazzo di Vetro: «Il 6 settembre scorso Israele ha violato lo spazio aereo del mio paese e bombardato i nostri reattori nucleari».
Il Jerusalem Post, il New York Times, la CNN e tutti gli altri media del Katz o dal Katz controllati si erano affrettati a sparare questa confessione.
Damasco aveva protestato.
Otto giorni dopo, riascoltata la registrazione del discorso, l’ONU ha stabilito che la frase del siriano suonava così: «Israele è il quarto esportatore di armi al mondo….e viola lo spazio aereo di stati sovrani e scatena aggressioni belliche contro di esse, come è accaduto il 6 settembre contro il mio paese» (3).
Gli uffici dell’ONU hanno fatto le scuse a Damasco, e ammesso un «errore di traduzione» (piccolissimo errore, come si vede).
Ovviamente né Jerusalem Post, né New York Times né CNN né Magdi Allam hanno dato notizia della rettifica.
E di tanto in tanto, all’occasione, ci riparleranno del sito nucleare siriano di cui Giuda ci ha liberati tutti.
Come già continuano a spiegarci che Ahmadinejad vuole cancellare Israele dalle carte geografiche.
 
Non c’è alcun sito nucleare siriano: la Siria, piccolo povero paese con un PIL di 50 miliardi di euro, non ha i mezzi per un simile programma.
Secondo i russi, il vero scopo dell’incursione aerea israeliana era di testare le nuove difese anti-aeree della Siria, vendute dalla Russia.
Il fatto che i caccia di Sion se la siano filata sganciando i serbatoi supplementari per essere più veloci sembra suggerire che quelle installazioni abbiano una certa efficacia.
Di qui la necessità di spiegare la cosa con una menzogna, e di un traduttore del Katz infiltrato all’ONU per confermarla come vera.
Intossicazione psichica, propaganda e disinformazione sulla stampa sono la regola in tempi di guerra, e per l’aggressore sono un’arma necessaria quanto quelle d’acciaio.
Quando lo impareranno i lettori?



1) Ercan Yavuz, «PM Erdoğan to press Olmert to give up supporting Iraqi Kurds», Zaman, 23 ottobre 2007.
2) Yigal Schleifer, «Blame game: Turkey points finger over genocide bill», Jewish Telegraphic Agency (JTA), 23 ottobre 2007.
3) «Le service de traduction de l’ONU participe à une intox US», Réseau Voltaire, 20 ottobre 2007.
 
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