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Ci avete fatto caso...?
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Di sicuro ci avrete fatto caso: Mario Monti ha promesso che, se lo votate, ridurrà l’Irpef. E – solo dopo che Tremonti ha invitato in tv ad una campagna per far dichiarare incostituzionale (1) l’IMU – ha detto che «l’IMU va riveduta», e fatto capire che la «rivedrà» se lo fate governare. E ha anche promesso il congelamento dell’Iva, per fare buon peso.

Tutto il contrario di quello che ha fatto in quanto tecnico al governo. Ciò significa molte cose, fra cui una: da quando è sceso in campo come politico, Monti fa promesse false meglio di Berlusconi. Lo supera in tutto, nelle frequenza a raffiche televisiva, nelle menzogne e nella faccia di bronzo con cui si contraddice. Giusto il 6 gennaio, a SkyTg, aveva esortato a «fare attenzione sulle promesse fiscali, non vanno fatte promesse non mantenibili». Si riferiva a quelle del Cavaliere: ha raccontato che dopo che Berlusconi cacciò Tremonti, chiese a lui di fare il ministro dell’economia, ma anche di tagliare l’Irpef. Lui, Monti, disse: non è possibile. Tecnico tutto d’un pezzo. L’8 gennaio il tecnico promette di tagliare Irpef, bloccare l’Iva e «rivedere» l’IMU. È possibile, dice.

Non so se ci avete fatto caso, ma Berlusconi ha promesso che, se lo rimettete al governo, darà il suo assenso alle nozze gay. A lui, che cosa gliene importa. Vendetta contro la Chiesa che l’ha disertato, commentano gli autorevoli giornali. Ma no, è che cerca di attrarre i radicali nel nuovo Polo, sperando di non perdere almeno in Lombardia. Berlusconi ha detto di nuovo che manterrà l’italianità di Alitalia, e c’è da tremare: è una delle poche promesse che ha mantenuto, e ora Alitalia è un buco nero di debiti con hostess e piloti romeni. Fortuna che non governerà più.

Forse ci avete fatto caso, ma l’alleanza di Berlusconi con Maroni è l’abbraccio disperato di due sfigati. Già un capo-partito che tutti chiamano «Bobo» è un caso patetico. Per di più, il desfigado Bobo si è messo in testa di farsi dare i voti per governare la Lombardia, Regione più importante d’Italia e fra le maggiori d’Europa. Certo ci avete fatto caso: ha riempito Milano di enormi manifesti che ritraggono lui, Bobo, con la sua aria da impiegato d’ordine, che alza sognante gli occhi al cielo e sospira: «Maroni – La Lombardia in testa». Non puoi aprire un qualunque sito internet, ed appare ancora lui, occhi al cielo, e il sospiro : «Maroni – la Lombardia in testa». Come si sia messo in testa di governare la Lombardia avendo un partito che è al 5 %, e ribolle di neandhertaliani con le corna di cartapesta inferociti contro Bobo per la ripetuta alleanza col Cavaliere, è un mistero. Una persona di buon senso ha voglia di dirgli: togliti la Lombardia dalla testa, Bobo. Per il tuo bene.

Non so se ci hai fatto caso, Bobo, ma se perdi la Lombardia che ti sei così ostinatamente ed irrealisticamente proposto di arraffare, il tuo partito ti maciullerà: Salvini, Tosi, i ras veneti non aspettano che il tuo fallimento per aizzarti contro gli unni con lo spadone di stagnola orfani di Cerchio Magico, per tritarti vivo e fregarti il posto di segretario Desfigado , mandarti a casa come tu hai fatto con Bossi. Non sei mai piaciuto del tutto, Bobo, ai tuoi militanti...

Macché. Lui, assicurano, pensa davvero di farcela. Con l’alleanza con Berlusconi, che gli «ha promesso» la Lombardia. Non so se ci avete fatto caso, ma questi due sfigati pensano davvero di disporre dei voti vostri come fossero i loro. Berlusconi vi ordina: votate Maroni, e voi eseguite. Maroni pensa lo stesso, che i leghisti votino l’alleanza con il Cavalier Pompetta come un sol uomo. Sembra che non facciano caso che è sceso in campo anche Albertini, l’ex sindaco di Milano che ha lasciato un buon ricordo, e esponente del PDL: e lui stesso non obbedisce più a Silvio, figurarsi gli elettori. Albertini non vincerà, ma può benissimo far perdere Bobo, e quindi condannarlo al tritacarne dei celti di cartone.

Sicuramente ci avete fatto caso; Maroni è convinto di avere l’arma vincente nella promessa: «Se votate me, o lombardi, terrò il 75% delle tasse che pagate in Lombardia. Sicuro: Silvio me lo ha promesso, se vinceremo». Solo che Berlusconi promise a Bossi che la Lombardia si sarebbe tenuta l’80% delle tasse. Non so se ci avete fatto caso, ma la promessa non è stata mantenuta.

Avrete fatto caso che in tutto questo promettere dal centro a destra, uno solo si astiene: Bersani. Il capo del partito che di sicuro governerà – e quindi da cui sarebbe interessante sapere che cosa promette di fare – tace.

Ben felice di assistere alla lotta che Monti il tecnico ha ingaggiato con Berlusconi a forza di promesse, lotta che assorbe l’attenzione dei giornalisti i quali, distratti dal clamore, si scordano di far domande a Bersani sul suo programma. Quando capita, di rado, ottengono un borborigno: sì, l’Imu forse va «ritoccata», sì la legislazione sul lavoro uhm uhm, sì «occorre la crescita»...ma a mezza bocca, con la bocca coperta dalla mano, sperando che nessuno gli chieda «come?, «in che modo?», «con quali idee?», «con quali mezzi, precisamente?».

Non so se ci avete fatto caso, della bravura con cui Bersani fa il pesce in barile. È contento della lotta fra Berlusconi e Monti, Bersani, perché così non deve spiegare cosa farà, perché non lo sa. Non ha bisogno di dire nulla, tanto i sondaggi gli danno la maggioranza. È meglio che non dica nulla, perché sa che comunque, dopo, dovrà andare d’accordo con Monti e il suo centro (Fini-Casini-Rutelli e imbucati vari), e applicare l’agenda Monti, che è quella eurocratica, e non si può sgarrare; ma non può dirlo all’elettorato di sinistra. Per non perdere voti, è meglio restare sul vago.

Ma infine, c’è una cosa a cui non avete fatto caso, mi pare. Le promesse fioccano: nozze gay, riduzione dell’Irpef, abolizione dell’Imu, alla Lombardia il 75% delle sue tasse, sono promesse grosse, cui si arrischia persino il tecnico Monti. Ma tutti i promettitori si vietano un preciso genere di promesse.

Non so se ci avete fatto caso, ma nessuno di loro dice: abolirò – o anche solo «rivedrò, ritoccherò» – il finanziamento pubblico ai partiti, quei truffaldini «contributi elettorali» che hanno permesso alla Margherita defunta ormai da anni, di accumulare un tesoretto di 20-30 milioni, di cui 23 rubati dal suo tesoriere Lusi; o alla Lega di pagare la laurea in Albania al Trota, e ne restavano tanti che il loro tesoriere, non sapendo dove metterli, li ha impiegati in diamanti e fondi della Tanzania; quei finanziamenti che hanno pagato le feste con la testa di maiale e le troiette dei post-fascisti, i ricevimenti di matrimonio di figlie di leghisti, i minuti piaceri della Minetti, elettrodomestici, pranzi al ristorante, mazzi di fiori, stelle filanti e cotillons della festa perpetua cui si abbandona «il mondo politico» a destra, centro e sinistra senza eccezioni.

Fateci caso: nessuno che prometta «ridurrò il numero dei parlamentari» (2), o «abolirò le provincie», o «accorperò i Comuni con meno di 2 mila abitanti». Né Monti mai promette che avvierà una profonda riforma dell’amministrazione pubblica inefficace, pletorica, avida, corrotta e sprecona, che è la palla al piede dell’economia reale italiana. Ma fateci caso: nemmeno Berlusconi, nemmeno Maroni – e non parliamo del Pesce in Barile – si impegnano a rimettere nei suoi confini la magistratura, di ridurre i suoi arbitri dispotici a cominciare dalla carcerazione preventiva, le sue lungaggini deliberate, i suoi reati (tipo rivelazione di segreti processuali a giornali amici), le sue intromissioni nella politica, la sua sistematica sostituzione delle leggi che non piacciono alla casta con le sentenze...eppure gli italiani avevano chiesto per referendum che i magistrati fossero responsabili, pagando di tasca loro, dei loro arbitrii più odiosi, che riducono la libertà di innocenti e rovinano le vite umane.

Forse non ci avete fatto caso, ma nessuno – né Monti né Maroni, né Casini né il Cavaliere, e men che meno Bersani – dichiara che, se lo votate, metterà un freno allo scandalo delle Regioni dalla spesa incontrollata e incontrollabile dallo Stato, almeno a quelle Regioni che sono in mano alla malavita, e i cui politici sono chiaramente malavitosi. Nessuno promette che, invece di aumentare tasse, risparmierà in spesa pubblica inefficiente: a cominciare dallo stipendio del persecutore fiscale Befera, che è quasi il triplo di quello del presidente Usa; per finire con gli emolumenti e i costi del Quirinale, cinque volti quelli di Bukingham Palace.

Erano temi che, fino a pochi mesi fa occupavano i media, invelenivano l’opinione pubblica tartassata, che le azioni di governo di Monti stanno riducendo alla miseria avendo stroncato l’attività economica normale di un normale paese. Appena è cominciata la campagna elettorale, non se ne parla più. I temi sono: gli apparentamenti, le liste da comporre con il lanternino.

Nessuno dei politici di destra, centro o sinistra promette: riformerò la legge elettorale schifosa detta Porcellum. Fateci caso: nessuno di loro promette nulla, quanto a riforma delle istituzioni regionali, comunali e provinciali, in modo da evitare almeno i doppioni di competenze. Nulla sulla scuola pletorica di insegnanti. Nessuna promessa su come rendere Pompei, tesoro archeologico unico al mondo, una fonte di attrazione di turisti (e dunque di guadagno e di lavoro per i campani) anziché un pisciatoio in mano a camorristi di mezza tacca, minacciosi ma così stupidi da allontanare i turisti, da non capire che persino loro ci guadagnerebbero, da una «riforma».

Nessuno dei politici che prometta: rilancerò il turismo, attività che oggi contribuisce solo al 3,3% al nostro Pil, ma che sicuramente un buon governo può almeno quintuplicare, e di conseguenza, stroncherò l’abusivismo edilizio che ha ucciso le belle spiagge del Sud e milioni di posti di lavoro, combatterò l’inciviltà e la sporcizia pubblica e privata che brutta i muri e sporca i monumenti, la maleducazione incivile, le fregature di ristoranti e alberghi che fanno scappare gli stranieri, perché «vendere il turismo», signori, è «vendere il Paese», la sua educazione, la sua civiltà, onestà, gentilezza; e senza civiltà, niente turismo.

Nessuno dei politici che ponga la domanda di Stella e Rizzo: com’è che per la corruzione pubblica, dei pubblici funzionari, siamo passati dal 32° a 75° posto nelle classifiche internazionali? Provvederò, se mi votate.

Fateci caso: nessuno dice cosa farà, se lo votate, per valorizzare i «giacimenti culturali» che sono lì da secoli, e stanno degradando, bloccati, sterilizzati e resi tabù da Belle Arti provinciali, regionali, centrali l’una sopra l’altra giustapposte. Nessuno promette nulla sulla disoccupazione giovanile alle stelle, sulla generazione perduta che sta ingrossandosi e finirà con la malavita, l’unico datore di lavoro del precariato mentale, morale e civile.

Fateci caso: promettono di ridurre le tasse, che loro stessi hanno aumentato. Per alimentare l’indomata Bestia pubblica che tutto divora, e sta divorando anche il futuro, con le sue burocrazie più pagate del mondo, e per niente concorrenziali. Fateci caso: su tutto il resto, si tengono sul vago. Non affrontano gli argomenti.

Il motivo è uno solo, e dovrebbe essere ormai chiaro: andati al potere, o tornatici, faranno come prima. Nulla e peggio per la società, tutto e più di tutto per sé, o perché «l’Europa ce lo chiede» sotto ricatto. Fateci caso: se non l’avesse detto Tremonti che almeno come commercialista sa il fatto suo e non vincerà le elezioni, né Maroni né Berlusconi avrebbero mai notato che Monti ha girato l’intero gettito dell’Imu prima casa, 4 miliardi, al Montepaschi, ossia alla banca di Bersani. Eppure Bersani è il loro avversario, presunto. Senza Tremonti, loro non ci avrebbero mai detto che l’IMU per come Monti l’ha conformata, è un sopruso che colpisce troppo un patrimonio (la casa) che ha perso valore sul mercato proprio grazi alle misure di Monti. Loro, promettono nozze ai gay e il 75% delle tasse ai lombard: ma le cose concrete, vere, necessarie, non le promettono mai.

Per esempio, l’acquisto degli F-35 a 120 milioni l’uno, un costo di 10 miliardi o giù di lì. Decisi dal Larussa, continuano ad essere voluti dal governo tecnico di Monti, e per la precisione dal suo ministro della difesa, l’ammiraglio Di Paola. E Bersani? Nulla dice, nemmeno a borborigmi. Si vede che acconsente.

Evidentemente, è il tributo che dobbiamo pagare agli Stati Uniti, e al suo fabbricante, la losca Lochkeed-Martin. Ma non è che magari corrono anche mazzette, che spiegano questa così ostinata preferenza? Il F-35 non è solo l’aereo da guerra più incredibilmente costoso della storia umana; è anche il maggior disastro tecnologico, il più fallimentare progetto mai esistito. L’ultima volta che il fabbricante ha provato a presentarlo ai giornalisti, il 17 novembre, ecco il giudizio di un esperto militare americano: «Lo F-35 non è pronto. Il suo software di missione non è pronto. L’essenziale elmetto e il suo sistema visuale (l’aereo non dispone di strumentazione proiettata sul pannello trasparente) non è pronto. La logistica per la manutenzione non è pronta. Non ci sono armamenti funzionanti…». Dei tre esemplari che il Corpo dei Marines voleva presentare ai media alla base di Yuma (c’era anche il senatore McCain), praticamente non sono arrivati in orario, o niente del tutto, a causa di malfunzionamenti vari. Un evento tragicomico: RICO flight lands at Yuma.

Le stesse forze armate Usa non prevedono di costituire una squadriglia veramente operativa di F-35 prima del 2018: i ritardi, le grane e i costi si gonfiano. Persino il Canada, Stato-satellite, ha rifiutato di comprare questi catorci costosissimi, pericolosissimi ed inutilissimi. Financo Londra nicchia. E l’Italia, invece: Larussa o Di Paola, Berlusconi o Monti, o Bersani, i catorci li compra. E non obietta niente, nemmeno per ottenere uno sconto. L’argomento non fa parte delle vivacissime polemiche elettorali, nè delle loro promesse. Silenzio perfetto.

Ci avete fatto caso?




1) L’Imu sarebbe incostituzionale perché (dai giornali) « «si crea di fatto una discriminazione tra chi, godendo di alti redditi, potrà conservare la proprietà dell’immobile e chi, non avendo redditi sufficienti per pagare l’Imu, sarà costretto a venderlo. A venderlo, per giunta, a prezzi inferiori al quelli di ieri, perché Monti ha fatto crollare il mercato immobiliare; e nonostante ciò ha rivalutato il valore catastale degli immobili del 60%. In questo modo l’Imu va in direzione radicalmente opposta alla carta diventando addirittura, anziché una patrimoniale un’«imposta contro il patrimonio». Secondo Tremonti l’Imu contravviene ad almeno tre articoli della Costituzione: il numero 3 (quello che proclama l’uguaglianza tra cittadini), il 47 (sia nella parte che «incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme» sia in quella che «favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione») e il 53 («tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva»).
2) Da Chicago Blog, quello di Oscar Giannino: «Il costo del Parlamento italiano è spropositato in confronto ad altri Paesi europei.


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Numero dei parlamentari Un primo dato da cui si può partire per evidenziare la quantità di risorse assorbite dal nostro Organo legislativo, è il numero dei componenti dello stesso. Considerando dei Paesi europei analoghi, per economia e istituzioni, vediamo che il nostro Parlamento è uno dei più affollati. Il Regno Unito, con 1439 membri (dati 2011), vinceva questa classifica, anche se ciò – come si vedrà in seguito – non comporta una spesa maggiore, anzi. Segue l’Italia e, poco dopo, la Francia con 945 e 920 parlamentari. Interessante poi notare come alcuni Parlamenti siano molto più snelli: il Parlamento tedesco conta 689 membri e quello spagnolo 614. La classifica non cambia se si rapporta il numero dei parlamentari alla popolazione: in Italia ci sono 1,57 parlamentari ogni 100.000 abitanti. L’Italia è seconda solo al Regno Unito (2,34 ogni 100.000) dove, però, come si vedrà, la maggior parte di essi non hanno una retribuzione mensile.

Risorse assorbite dal Parlamento: un confronto europeo Quante risorse vengono assorbite ogni anno dal Parlamento? Il Parlamento italiano spende ogni anno circa 1 miliardo e mezzo di euro. Le Camere presentano i rendiconti della loro gestione economica che sono pubblicati sui loro siti istituzionali. Uno dei bilanci più recenti a disposizione riguarda l’esercizio dell’anno 2009 (Camera-Senato). La due Camere hanno speso, in quell’anno, 1.581.158.419 euro, per la precisione. Quanto spendono gli altri Parlamenti in Europa? Paragonando le spese del parlamento italiano a quelle dei suoi omologhi inglese e francese, che hanno un numero di membri simile, si può notare come, questa volta, l’Italia guidi la classifica, con un netto distacco. Le spese, relative all’esercizio 2009, sono quelle trascritte nei rispettivi bilanci di consuntivo dei relativi Organi; sommano le spese correnti e le spese capitali, secondo il criterio di cassa. Il Parlamento francese, con quasi lo stesso numero di membri, riesce a spendere circa la metà di quello italiano (875.592.657€). Come anticipato sopra, il parlamento inglese, pur essendo molto più affollato, impiega solo il 40% delle risorse necessarie a quello italiano: 627.755.258€. Occorre ricordare, che la Camera dei Lords non prevede stipendi, le nostre «indennità», per i propri membri. Questo è uno dei motivi che spiega come riesca il Parlamento inglese a spendere così poco: è vero che ha molti membri, ma più della metà di essi lavora presso la Camera dei Lords che non contempla una remunerazione mensile e prevede solo una retribuzione per la effettiva partecipazione alle sedute.


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Costo del Parlamento pro-capite Su base pro capite, ogni cittadino italiano (inclusi neonati e ultracentenari) paga mediamente 26 euro all’anno per mantenere il proprio Parlamento, contro i 13 euro dei francesi e i 10 degli inglesi.



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