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I Rothschild: una delle “grandi famiglie” che dominano il mondo
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I Rothschild e il 1866

Frattanto, dopo la crisi del 1870, i Rothschild si erano affacciati anche nel Nuovo Mondo, che circa cinquanta anni dopo avrebbe iniziato a scalzare l’Europa dal primato economico/politico che allora occupava ancora.

In Brasile essi avevano costruito Ferrovie; nel Sud degli Usa avevano istituito molte Agenzie per l’acquisto della lana che poi spedivano in Francia, vendendola su quel mercato. Con la propria flotta provvedevano all’enorme traffico di merci tra gli Usa e la Francia.

Perciò, allorché scoppiò la Guerra di secessione americana tra Nordisti e Sudisti, i Rothschild che avevano la maggior parte dei lori interessi nel Sud degli Stati Uniti, parteggiavano piuttosto per i Sudisti (erano decisamente “conservatori” in politica, ma per motivi molto “economici”; perciò non bisogna stupirsi del filo/sionismo dei partiti di “destra” e dei “teo/con” odierni). Poi, una volta sconfitti questi, i loro affari negli Usa ne risentirono parecchio, ma riuscirono a risollevarsi anche da questa crisi.

Il Crédit Mobiler dei Fould/Pereire – grazie all’appoggio di Napoleone III, dopo la Guerra di Crimea – si era venuto allargando eccessivamente e ciò dava non poco fastidio alla Banca Rothschild. Tuttavia gli affari del Crédit iniziavano a dare i primi gravi segni di cedimento e i Rothschild stavano a guardare …

Pure i Fould, verso il 1862, capirono finalmente di non poter competere con la Banca Rothschild, perciò il loro approccio verso i francofortesi si fece più dolce. «Nel 1862 ebbe luogo un avvicinamento. Non più tardi del febbraio 1862 correva voce che il Crédit Mobilier fosse stato sovvenzionato dai Rothschild poiché si trovava in cattive acque. Achille Fould ritenne, infine, necessario desistere da ogni contrasto con i Rothschild, ammettendo di non essere una potenza mondiale come invece lo erano quest’ultimi che potevano contare sulle loro Banche o filiali situate nei maggiori centri economici dell’Europa intera. Anche Napoleone, che non amava certamente i Rothschild, fu costretto di riconoscerlo, aiutato da sua moglie che era sempre stata amica dei Rothschild e nemica dei Fould. La cosa divenne pubblica quando, il 17 febbraio 1862, Napoleone III e il capostipite dei Fould intervennero a una battuta di caccia organizzata da James Rothschild nella sua fastosa tenuta di Ferrières[1]. Più che di una visita di Napoleone e di Fould sembrò una loro “andata a Canossa”. Fould capì che pure Napoleone lo abbandonava. Inoltre, era ufficioso che i Rothschild avrebbero aiutato la Francia con un prestito cospicuo. Invece, era certo che col pretesto della caccia si cercava di discutere il modo per risollevare le finanze della Francia napoleonica, allora, abbastanza disastrate» (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, II ed., Proceno di Viterbo, Effedieffe, 2021, p. 446–447).

Ad accogliere Napoleone erano presenti, oltre “James di Francia”, i tre fratelli Rothschild rappresentanti della Banca di Francoforte, di Londra e di Vienna. Tuttavia, Napoleone rimaneva abbastanza diffidente nei confronti di essi.

I Rothschild, da parte loro, non si facevano illusioni su Napoleone: egli voleva solo un credito finanziario che i Fould non avrebbero potuto dargli con le stesse garanzie offertegli dalla loro Banca; come, d’altra parte, Napoleone – da parte sua – mantenne tutta la sua diffidenza verso di essi. Insomma, il loro riavvicinamento fu un’«amicizia» molto “interessata”.

In Polonia, nel gennaio del 1863 era scoppiata una rivolta contro la Russia (che sarebbe durata sino al 1865); Napoleone avrebbe voluto intervenire militarmente a favore dei Polacchi, invece i Rothschild – per i loro soliti motivi di convenienza finanziaria – erano contrari a una guerra che avrebbe gettato l’Europa nel caos. Essi cercarono d’indurre la Francia a più miti consigli e questa volta furono ascoltati. Beniamino Disraeli, il grande amico inglese dei Rothschild annotava: “La pace nel mondo non è stata salvata, questa volta, da uomini politici o di Stato, ma dai banchieri” (citato in Egone, p. 448).

Per quanto riguarda la Banca Fould/Pereire, essa andava vieppiù “perdendo colpi” e denaro. Mentre il loro astro tramontava, i Rothschild tornavano ad assumere un’importanza sempre più cospicua nelle alte sfere di corte dell’Impero napoleonico. Persino il Re del Belgio, Leopoldo I, aveva affidato loro un patrimonio di svariati milioni ed aveva accordato a essi alcune onorificenze nobiliari, alle quali i Rothschild tenevano moltissimo” (Egone, cit., p. 449).

A Londra, Lionello Rothschild, si compiaceva di mostrare – a riparo dalle convulsioni che agitavano l’Europa continentale – l’alta posizione sociale e parlamentare allora conseguita dalla sua Casa; ad esempio, nel 1865 egli si era fatto costruire un magnifico palazzo a Picadilly, che era uno dei luoghi più cari di Londra, e lo aveva inaugurato in occasione delle nozze di sua figlia, che vennero celebrate in rito israelitico e con molto sfarzo, alla presenza di numerosi Ministri britannici e dei rappresentanti di tutti i partiti politici, dai tories più conservatori ai whigs più liberali.

Invece in Francia, il 7 febbraio del 1866, i Rothschild dettero un magnifico ballo in maschera alla presenza dell’Imperatrice Eugenia (la moglie di Napoleone III).

Così iniziava spensieratamente alle Tuileries, un anno critico per Napoleone, che stava per commettere l’ultimo suo errore fatale …

Infatti, egli si era inimicato totalmente lo Zar di Russia a causa della spedizione di Crimea. Ora, essendo appena scoppiato il conflitto tra Prussia e Austria, egli non seppe assumere un atteggiamento chiaro ed energico.

Bismarck era, invece, determinatissimo nel portare avanti la sua politica antiaustriaca. Egli voleva una Germania riunita a guida prussiana col placet o meno dell’Austria, la quale, in quest’ultimo caso, ne avrebbe pagato le conseguenze anche col ferro e col fuoco. Bismarck si era assicurato l’appoggio dell’Italia e aveva provveduto di ottenere tutti i finanziamenti (da parte del banchiere Gerson von Bleichroder[2], che stava in stretti rapporti d’affari con i Rothschild di Parigi e di Francoforte).

Tuttavia, sia Bismarck che Gerson von Bleichroder non avevano fatto i conti con l’opinione dei Rothschild, che erano sfavorevoli alla guerra e che non erano per nulla disposti a finanziare le imprese belliche di Bismarck. Ora, il von Bleichroder aveva bisogno dell’aiuto della Banca Rothschild per portare avanti un finanziamento ingente come quello di cui aveva bisogno allora la Prussia.

Infine l’Inghilterra era abbastanza ostile alla politica prussiana e Lionello Rothschild agiva all’unisono con il governo britannico.

Mentre per quanto riguardava il movimento di unificazione risorgimentale italiana, i Rothschild come l’Inghilterra erano del tutto favorevoli a un assorbimento del Veneto da parte del Piemonte e scapito dell’Austria.

Come si vede l’unità italiana è stata portata avanti da Casa Savoia con l’aiuto determinante dell’Inghilterra, dell’alta finanza ebraica (con i Rothschild in testa) e della massoneria, che nel sud d’Italia si son servite della mafia e della ‘ndrangheta[3].

Inoltre, i Rothschild e l’Inghilterra erano totalmente favorevoli all’unificazione dell’Italia.

Ed ecco, a questo punto, sopraggiungere l’errore fatale di Napoleone. Egli ritenne, infatti, che l’Austria avrebbe vinto facilmente la guerra contro la Prussia e mantenne un atteggiamento di chiara ostilità verso Bismarck. Quest’idea errata sarebbe costata cara a Napoleone, che nel 1870 avrebbe perso il suo Impero, spodestato proprio da quel Bismarck da lui tanto, forse troppo, sottovalutato.

Nel giugno del 1866 scoppiarono le prime ostilità tra Prussia e Austria. Il 3 luglio a Koniggratz o Sadowa, si assisté alla prima sonora e fulminea sconfitta austriaca.

A Vienna non restò che costatare che Casa Rothschild aveva ragione a sconsigliare la guerra; ma, oramai era troppo tardi. Intanto i Prussiani erano giunti sin sotto le mura della città e l’Austria, il 26 luglio del 1866, fu costretta a firmare i preliminari di pace.

Ora, questa sconfitta fu catastrofica per l’Austria che divenne un’appendice della grande Germania a guida prussiana, ma per la Francia fu altrettanto grave e specialmente per il prestigio di Napoleone III, che si era lasciato sfuggire l’attimo propizio per combattere la Prussia, che d’ora innanzi sarebbe stata una spina nel fianco per la Francia (nel 1870, 1914 e 1939) e le avrebbe rubato il primato nell’Europa continentale.

Anche le finanze della Francia ne risentirono e la Borsa parigina crollò. Crollarono soprattutto le azioni del Crédit Mobilier che era strettamente legato a Napoleone. Oramai, la guerra campale che i due colossi della Banca europea (Pereire/Fould e Rothschild) era stata decisamente stata vinta dai Rothschild.

James si stava avvicinando alla fine della sua vita e stava vedendo che tutte le sue previsioni si erano avverate; l’avversario era stato vinto, i Pereire battevano in ritirata; infine egli ebbe anche la soddisfazione di intravedere non solo il fallimento del Crédit Mobilier, ma anche la speciale di batosta personale di Napoleone, conseguente al fallimento dei suoi Banchieri preferiti.

Nell’estate del 1868 James si ammalò gravemente e morì il 15 novembre a 76 anni, appena un giorno dopo il suo grande amico Gioacchino Rossini. L’unica cosa che poté arrestare l’attività senza pari di James, esplicata durante tutta la sua vita, fu la morte.

Egone commenta: «Un sovrano egli lo fu, senz’ombra di dubbio, nel suo campo proprio. Fu sempre refrattario all’idea radicale di democrazia politica e, ancor più, di democratizzare la finanza. Egli restò, durante tutta la sua vita, il Banchiere che, avendo compiuto la sua ascesa all’ombra della case regnanti, cercava la propria clientela tra i sovrani di tutta Europa» (cit., p. 454), insomma, i Rothschild sono stati dei perfetti “neo/con”.

Alla sua morte la “Gazzetta di Colonia” scrisse che quando James era arrivato a Parigi, nel 1812, il suo capitale ammontava a un milione di franchi francesi; ora, 1868, la sua fortuna era valutata circa due miliardi di franchi, ossia duemila volte di più del suo valore iniziale. I giornali britannici asserivano che in tutto il Regno Unito non esisteva alcuna fortuna simile.

Ai funerali di James era presente il gran cerimoniere dell’Imperatore Napoleone, il Duca di Cambacérès. Il Re belga mandò un suo ufficiale d’ordinanza; la Casa d’Orléans, Francesco Giuseppe e gli Usa inviarono telegrammi di condoglianze alla sua famiglia.

Sulla sua pietra tombale, nel vecchio cimitero israelitico di Père–Lachaise, figurava una semplice “R”.

Il 15 novembre 1868 era scomparso l’ultimo dei cinque fratelli che, dopo papà Amschel Meyer di Francoforte (23 febbraio 1744 – 19 settembre 1812), portarono – in mezzo secolo – la loro Casa a un’altezza senza pari. Nella sede di Parigi salì il figlio primogenito di James, Alfonso, che era stato naturalizzato francese e, mentre suo padre lungo tutta la sua vita parlò un pessimo francese di cui tutta Parigi rideva, Alfonso invece padroneggiava benissimo la lingua gallica.

Alfonso «era destinato a trovarsi alla testa della Casa nel periodo burrascoso cui dette luogo la caduta del Secondo Impero (1870), che tante volte suo padre aveva profetizzato, senza poterne essere testimone» (Egone, cit., p. 455).

Frattanto Napoleone correva a rotta di collo verso la sua rovina.

Il seguito alla prossima putata!

d. Curzio Nitoglia
FINE DELLA VENTINOVESIMA PUNTATA
CONTINUA



[1] Un piccolo comune di appena 2000 abitanti, situato nel Dipartimento di Senna e di Marna, nella regione dell’Ile–de–France.

[2] Gerson era un banchiere ebreo/tedesco, nato a Berlino il 22 dicembre 1822 e ivi morto, il 18 febbraio 1893. Suo padre, Samuel (15 luglio 1799 – 30 dicembre 1855), aveva fondato la Banca Bleichroder nel 1803 a Berlino e Gerson iniziò a lavorarvi nel 1839.

[3] Cfr. Giovanni Fasanella, 1861. La storia del Risorgimento che non c’è sui libri di storia, Milano, Sperling & Krupfer, 2010; Id., Gli intrighi d’Italia, Milano, Sperling & Krupfer, 2012; Nicola Gratteri, Storia segreta della ‘ndrangheta, Milano, Mondadori, 2018.


 
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