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Colpire i russi, ovvero gli ebrei all’assalto
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Pubblichaimo la traduzione di Emanuele Ciabattini, dal polacco, di un pezzo tratto dal portale cattolico-tradizionalista e nazionalista konserwatyzm.pl. Vi si parla dell’ultima crisi del gas, del massacro di Gaza, dell’apprensione che Obama suscita nel “popolo eletto” e della ministra criminale Tzipi Livni.
 
La guerra russo-ucraina per il gas ha offuscato il conflitto israelo-palestinese. Tel Aviv è sicuramente contenta di questo fatto. Anche gli USA in questo ambito ricavano vantaggi politici. Nella battaglia antirussa è stato arruolato il protetto americano Viktor Jushchenko, visto che Mikhail Saakashvili, come risulta dalla situazione, è già stato un po’ logorato. Invece l’altro protetto americano, lo Stato di Israele, ha maggiore libertà di azione, sebbene qui sia meglio non giudicare affrettatamente chi dei due sia il protetto dell’altro...
 
Sembra non ottenere vantaggi la Russia, costretta ad esportare gas in Ucraina a prezzi di favore. Richiamando la nostra famosa storiella dei tempi comunisti - la Polonia esportava in Unione Sovietica carbone, ed in cambio l’Unione Sovietica lo otteneva dalla Polonia - si può dire che fino ad ora la Russia esportava gas in Ucraina, ed in cambio l’Ucraina lo otteneva - a prezzi di favore. La “zona del gas” tuttavia non è la stessa cosa della Zona di Gaza, e ciò che è permesso ad Israele non è permesso alla Russia.
 
E Tel Aviv si permette molto...

Ecco le notizie di un giorno qualsiasi di incursione nella Zona di Gaza:

- l’esercito invasore ha ucciso 22 civili, fra cui una madre con cinque figli;
- i carri armati israeliani hanno colpito una processione funebre - sono morti nove partecipanti;
- sono stati bombardati 16 fra ospedali ed altri centri sanitari.
Questo genere di atti non sono un caso ma sono frutto di un intento deliberato, che fra le altre cose ha per obbiettivo la liquidazione di ogni singolo combattente di Hamas, senza riguardo per i costi umani, cioè in pratica colpendo famiglie, persone estranee ed interi edifici.
 
Non molto tempo fa il portale “Wirtualna Polska” (Polonia virtuale)  ha reso accessibile un video, in cui un piccolo ragazzo palestinese racconta come hanno sparato ad un palazzo abitato, e i civili con ferite da armi da fuoco morivano per strada.
Se un medico o chiunque avesse voluto prestare prestare soccorso, anch’egli sarebbe stato ucciso. Ci si può domandare: quale palestinese non vorrà fare il terrorista in una situazione in cui Israele fa terrorismo sanzionato dallo Stato?
E a chi importa, se non a Israele, il surriscaldamento del terrorismo?
 
Afrocentrismo contro filosemitismo?
 
La determinazione e la fretta che mostrano gli israeliti nelle loro azioni militari suggerisce l’ipotesi che si siano sbrigati prima della fine della presidenza di George Bush. Nonostante sia poco probabile che possa essere scelta come presidente USA una persona decisamente contraria ai circoli filosemiti, tuttavia Barack Obama è per questi circoli meno prevedibile del presidente uscente; soprattutto di fronte a certe velate dichiarazioni sul tema del suddetto conflitto.
 
Se a questo aggiungiamo il fatto che i neri e gli ebrei negli USA non si amano in maniera speciale, come anche che il presidente eletto proviene da una famiglia musulmana (padre musulmano e successivamente marxista, padrigno musulmano, con il piccolo Barack che prendeva lezioni di islam e andava in moschea), dal punto di vista del giudaismo mondiale, un tale leader americano può creare timori.
 
Durante la campagna elettorale, per i bisogni dell’elettorato, Barack Obama è stato lanciato come “cristiano”, tuttavia il suo “cristianesimo”, si capisce, è il solito bluff. Indipendentemente dalle svolte ideologiche del presidente-eletto, che l’hanno condotto verso il marxismo, bisogna ricordare che cos’è veramente il “cristianesimo” che egli incarna.
Ed esso non è legato solo al marxismo.
 
La chiesa che per molti anni ha frequentato il neo-presidente, è quella del pastore Jeremiah Wright - seguace della “teologia nera della liberazione”. Conformemente con questa concezione, la “liberazione” dei neri dalle persecuzioni razziste, può avvenire in maniera pacifica, ma non necessariamente. Essa può anche realizzarsi con metodi rivoluzionari. La vittoria deve essere l’afrocentrismo, cioè la creazione di una propria comunità isolata dai bianchi. La “liberazione” deve dare il potere politico a nessun altro se non ai neri. Abbiamo dunque a che fare con la segregazione razziale ed il razzismo, ma indirizzato contro la maggioranza bianca.
 
Naturalmente Barack Obama non sarebbe divenuto presidente se avesse espresso l’intenzione di realizzare questa visione.
Tutto questo sfondo è tuttavia abbastanza chiaro da destare sospetti su una troppo debolmente sviluppata sensibilità di Obama riguardo alla delicata sfera riguardante il “popolo eletto”.

Al contrario la sua sensibilità per i problemi dei neri e per la loro sofferenza può assurgere a posizioni di primo piano, e ciò sicuramente non contribuirà a tranquillizzare gli unici fino ad ora veramente sofferenti...

L’agente del Mossad amante della pace

Nel frattempo la ministra degli Esteri israeliana Tzipi Livni, batte il ferro finché è caldo e già mette in guardia di fronte “all’odio e alle manifestazioni di antisemitismo” che si intensificano a causa dell’offensiva israeliana nella Zona di Gaza.
Il massacro dei Palestinesi continua, e il problema dell’“antisemitismo”, come sempre, è quello numero uno.
 
Si potrebbe supporre che la signora Livni, respingendo l’ “odio”, si atteggi a divulgatrice dell’amore internazionale, se non fosse per il fatto che (come essa stessa ha riconosciuto), a suo tempo è stata agente del Mossad - organizzazione che con l’amore non ha molto in comune - e attualmente è membro di un governo che ha compiuto un atto di sanguinaria aggressione.
In ogni caso in cambio di tutto questo la signora ministro si aspetta manifestazioni di simpatia.
 
Bisogna capire che la giusta reazione di ogni cittadino è quella per cui sempre ed in ogni situazione gli ebrei devono essere compatiti per l’olocausto - anche quando di esso sono loro stessi gli autori.
Naturalmente la notizia di un atto di guerra dovremmo apprenderla con gioia, perché in caso contrario possiamo venir accusati di manifestare antisemitismo.
 
Janusz Kudlaszyk

Traduzione per EFFEDIEFFE a cura di Emanuele Ciabattini
 
Fonte>
Konserwatyzm.pl (sito cattolico-tradizionalista e nazionalista polacco)

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