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Fini, dopo Mirabello fischi anche dal partito
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Fini appoggia apertamente e concretamente la sinistra

ROMA
- Ieri mattina Fini era furente. Incontrava per la prima volta i suoi al quasi completo dopo il flop di Mirabello e in aggiunta un articolo del Tempo sfrugugliava su odi, gelosie e maldipancia in casa futurista.

«Ho deciso di assumermi un maggiore impegno nel partito - ha detto confermando di non aver alcuna intenzione di lasciare la presidenza di Montecitorio - e da domani sarò in molte piazze italiane. Ma ho bisogno della massima collaborazione. E occorrono nuove regole rispetto a quelle adottate finora». Implicitamente una stoccata alla gestione Bocchino. Fini non ha nascosto che la situazione è grama: «Sembrano prevalere riserve e gelosie. Capisco le incertezze e le incognite ma molti problemi è impossibile risolverli oggi. La barca su cui siamo è la barca di tutti».

Tuttavia in tanti hanno la nausea di stare su quella barca, e tornano i rumors su altri ammutinamenti. Quanti? Almeno tre, sebbene il malessere sia più diffuso. Per andare dove? La scialuppa di salvataggio di Adolfo Urso è a portata di mano.

Poi, in serata, intervistato dalla Lilli Gruber, Fini s’impappina sul suo braccio destro. «Bocchino e l’“ape” Began? Gossip, solo gossip». Peccato che un minuto prima avesse dichiarato che non esiste il privato di un uomo pubblico. Poi, le solite accuse a Berlusconi, e la rassicurazione: «Non sono demoralizzato». Insomma, va tutto bene, madama la marchesa. Solo che in casa Fli anche ieri sia stata Frattura. Maiuscolo, per via di Paolo Frattura, candidato di centrosinistra alle prossime Regionali in Molise. Fini ha di fatto deciso di mollare il candidato Pdl Michele Iorio, governatore uscente, dando retta all’ala movimentista di Perina, Briguglio e Granata.

Così, in un colpo solo, ha compiuto una capriola, posto che fino all’altroieri i futuristi appoggiavano Iorio; ha sconfessato la linea di Bocchino, sempre più nell’occhio del ciclone; e ha ulteriormente spaccato il terzo polo. Sì perché il governatore uscente molisano gode ancora del favore convinto di Casini. La decisione è stata presa ieri, in un’interminabile riunione che la dice lunga sulla capacità di decisione dei vertici del Fli. Verdetto ingarbugliato.

Ecco le posizioni: «Non possiamo sostenere Iorio, plurindagato e vicino a Berlusconi», sosteneva l’ala giustizialista. «Sì, ma così andiamo a sinistra e miniamo il terzo polo», ribattevano altri. «Chissenefrega di Casini. Quello non è che ci coinvolga molto». «D’accordo, ma il vulnus politico è enorme». «Ma vaaaaa... Stiamo parlando del Mo-li-se: 180mila abitanti, quanto il quartiere Romanina-Tuscolana di Roma. E poi Frattura viene da An». Ok, tutti d’accordo: Iorio addio. Peccato che poi si siano fatti sentire i coordinatori locali. La questione si è avvitata su beghe locali e solo a sera il nodo è sembrato sciogliersi. Forse.

Francesco Cramer

Fonte >  Giornale.it


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