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L’Antica Alleanza è stata revocata e tutti hanno bisogno di Gesù per salvarsi
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Il 28 ottobre del 1965 fu promulgata la Dichiarazione conciliare Nostra aetate (d’ora in poi NA) sui rapporti tra Giudaismo postbiblico o talmudico (che è ben distinto dal Vecchio Testamento) e Cristianesimo.

Partendo da essa, v’è stata una vera “sovversione” della dottrina cattolica sul tema della religiosità giudaica/postcristiana.

Giovanni Paolo II ha fatto della “nuova teologia” di NA il “cavallo di battaglia” del suo lungo Pontificato e l’ha diffusa dappertutto. Egli – appena due anni dopo la sua elezione pontificia – ha dichiarato, alla luce di NA, che “l’Antica Alleanza non è stata mai revocata” (Discorso di Magonza, 17 novembre 1980) e, sei anni dopo, che “gli Ebrei sono fratelli maggiori dei Cristiani” … “nella Fede di Abramo” (Discorso alla sinagoga Roma, 13 aprile 1986 e alla chiesa del Gesù di Roma per il Te Deum del 31 dicembre 1986).

Partendo da queste due asserzioni (oggettivamente contrarie alla fede cattolica), sia Benedetto XVI sia papa Francesco, non solo hanno ribadito i medesimi errori, ma ne hanno esplicitati dei nuovi (“gli Ebrei postbiblici non hanno bisogno di Gesù per salvarsi”), già contenuti virtualmente in esse e in NA.

La dottrina cattolica insegna, al contrario, che 1°) gli Ebrei sono i fratelli maggiormente separati dei Cristiani e non sono i loro fratelli maggiori nella fede; 2°) che l’Antica Alleanza è stata rimpiazzata dalla Nuova ed Eterna Alleanza; 3°) e che tutti gli uomini (Ebrei compresi) hanno bisogno di Gesù (unico Redentore universale dell’umanità) per salvarsi.

Infine – nei primi mesi dell’anno 2019 – è stato pubblicato il libro La Bibbia dell’Amicizia. Brani della Torah/Pentateuco commentati da Ebrei e Cristiani (Cinisello Balsamo, San Paolo) con una “Prefazione” a cura di papa Bergoglio; sùbito dopo – verso il mese di Aprile del medesimo anno – è uscito un secondo libro sullo stesso tema, titolato Ebrei e Cristiani, redatto dal “papa/emerito” Benedetto XVI (Cinisello Balsamo, San Paolo) in collaborazione col rabbino-capo di Vienna Arie Folger.

In questi due libri papa Francesco e il “papa-emerito” Benedetto XVI spargono numerosi errori, se non vere e proprie eresie materiali, riguardo alla Fede nella divinità di Cristo, alla SS. Trinità, ai rapporti tra Antico e Nuovo Testamento, alla Redenzione universale di Gesù e al Dogma “Extra Ecclesiam nulla salus!”.

Gli errori di papa Ratzinger e di Bergoglio riguardano a) in generale il problema ebraico/talmudico, e, b) in maniera specifica:

1°) la questione del “Deicidio”;

2°) il problema se i Giudei crocifissori di Gesù sapessero che Egli era Dio;

3°) quale sia l’atteggiamento di Dio nei confronti del Giudaismo religione postbiblica dopo il Deicidio;

4°) il grave problema di Fede che la Dichiarazione NA pone alla coscienza dei cattolici fedeli; e infine - studiando questi quattro quesiti alla luce della Teologia cattolica tradizionale - ci s’imbatte inevitabilmente …

5°) … nella questione del Giudeo/Cristianesimo e dei Cristiani Giudaizzanti, che purtroppo sono convogliati, “autorizzati” e spinti a giudaizzare tranquillamente da Bergoglio in maniera esplicita e ancor più da Ratzinger in maniera quasi occulta o occultata.

L’Antico Testamento è perfezionato

dal Cristianesimo

Un’idea vecchia e mai sopita, secondo la quale l’Antico Testamento è cattivo, il Nuovo si salverebbe solo a certe condizioni e la salvezza verrebbe dal ritorno al vecchio paganesimo si riaffaccia oggi e tenta di confondere le acque.

L’Abate Giuseppe Ricciotti commenta:

“Se, buttate via la prima e la più antica parte della Bibbia, non avete nessun diritto di conservare la sua seconda parte. Contentatevi, allora, di rimanere con Lutero, indubbiamente ariano, ma rinunciate a Gesù Cristo, indubbiamente ebraico[1].

Il cardinal Michael von Faulhaber, arcivescovo di Monaco, tenne cinque prediche, che furono raccolte nel libro: Giudaismo, Cristianesimo, Germanesimo.

Innanzitutto, il cardinale tedesco spiega che occorre fare una distinzione fra il popolo d’Israele anteriore alla morte di Cristo e quello posteriore alla sua morte.

“Dopo la vocazione di Abramo e prima della morte di Cristo, il popolo d’Israele fu il depositario della Rivelazione. Lo Spirito di Dio suscitò e illuminò degli uomini, i quali per mezzo della Legge mosaica, dettero ordinamento alla vita religiosa e civile[2].

Dopo la morte di Cristo, Israele fu licenziato dal servizio della Rivelazione. I figli di quel popolo non avevano riconosciuto l’ora della visita divina; avevano rinnegato e rigettato l’Unto del Signore, l’avevano condotto fuori della città e l’avevano confitto in croce. Allora cadde il patto tra il Signore e il suo popolo. In secondo luogo dobbiamo distinguere tra le Scritture dall’Antico Testamento e gli scritti talmudici del giudaismo posteriore [l’A. Testamento è buono ma imperfetto ed è perfezionato dal Nuovo Testamento; mentre il Talmud è cattivo ed essenzialmente anticristiano e anti/mosaico, nda]. In terzo luogo dobbiamo fare una distinzione, anche internamente alla Bibbia dell’A. Testamento, tra ciò che ebbe un valore transitorio e ciò che doveva avere un valore eterno[3]. 

I valori eterni dell’Antico Testamento

“È un dato di fatto che in nessun altro popolo dell’antichità precristiana, quanto nell’antico popolo biblico, si ritrova una schiera così numerosa di uomini spiritualmente sublimi. In nessun altro popolo si ritrova una serie di scritture, in cui così chiaramente, così distintamente, così coerentemente siano esposte le verità fondamentali della vita religiosa, come nel Pentateuco mosaico, nei libri di Samuele e dei Re, nei libri delle Cronache, nel libro di Giobbe, nei Salmi, nei libri Sapienziali, nei libri dei Profeti e dei Maccabei. Oggi, poiché la storia e gli scritti degli altri popoli dell’epoca precristiana sono già esplorati, la storia delle religioni a confronti fatti può rivolgere al popolo del Giordano una testimonianza di questo genere: Tu li hai superati tutti, grazie al tuo livello religioso”[4].

Tuttavia, il giudaismo pre-cristiano, non ha prodotto da sé questi valori, bensì per grazia speciale di Dio. E, se qualcuno domandasse perché Dio ha scelto proprio il popolo ebraico, “di dura cervice”, gli risponderemo con S. Agostino: “Quare hunc trahàt et illum non trahàt, noli velle scrutàre si non vis erràre / perché scelga uno e non un altro, se non vuoi sbagliare non voler scrutare ”, è il mistero della predestinazione, dei singoli e dei popoli, che sorpassa ogni intendimento umano; esso resta un segreto della grazia elettiva di Dio.

Un’obiezione: il sacrificio di Abramo

Dio non ha chiesto ad Abramo un sacrificio umano; Egli volle soltanto sottoporre il capostipite a una prova per vedere se avesse perseverato nella fede e nell’obbedienza, anche in circostanze difficili.

Due gravi ammonizioni

Innanzi tutto - il porporato tedesco ricorda - che i cristiani non mettono l’A. Testamento e il Nuovo sullo stesso piano. Il N.T. deve essere messo al posto d’onore; tuttavia bisogna tener ben fermo che anche l’A.T. è ispirato da Dio. “Ma, il Cristianesimo, per aver ricevuto le Antiche scritture non è diventato affatto, una religione giudaica, poiché questi libri non sono stati composti dai giudei, bensì sono stati ispirati dallo Spirito di Dio e perciò sono parola di Dio. L’alienazione dei giudei di oggi non deve essere estesa ai libri del giudaismo precristiano[5].

Inoltre, con Cristo non conta più la parentela di sangue ma quella della fede; quindi, non importa se Cristo è etnicamente ariano o giudeo. È importante sapere se Cristo è spiritualmente ‘cristiano’ e se noi siam diventati membra di Cristo mediante il battesimo e la fede vivificata dalla carità.  S. Paolo scrive: “ In Cristo Gesù non ha alcun valore né il giudaismo in sé, né il non/giudaismo, bensì soltanto la nuova creatura” (Gal., VI, 15).

I valori morali dell’Antico Testamento

sono accresciuti nel Vangelo

Gli ariani di ieri e di oggi obiettano contro i valori morali dell’A.T., per esempio, Giacobbe è un soppiantatore di legittima eredità, rubata a Esaù; ma la S. Scrittura racconta tutto ciò senza affermare che quella di Giacobbe sia stata un’azione onesta.

Inoltre “se difendiamo l’A.T. dall’accusa di essere del tutto privo di valore morale; non pretendiamo di dipingere a colori troppo chiari il quadro morale del giudaismo precristiano. In esso, come in tutte le religioni e le razze, la vita pratica restò molto più in basso dell’ideale rappresentato dai precetti morali. A fianco di molte luci ci furono molte ombre; a fianco alla verità, molta menzogna; a fianco alla sapienza molta stoltezza; a fianco alla fede molta miscredenza; a fianco ad alti valori morali, molte cose di minor pregio[6].

Una delle principali obiezioni è che la morale mosaica è una morale da mercenari; è vero, risponde il cardinale, le persone pie dell’A.T. si aspettavano come mercede della loro pietà anche la benedizione di beni terreni, per esempio che i loro granai fossero colmi di frumento. Certo, è più perfetto battere la strada delle virtù spinti da puro amore verso Dio e verso il bene, senza speranza di ricompense temporali; ma a tale altezza si sono elevati solamente i santi. Se uno mi dicesse che fa il bene solo per amore del bene, senza alcun desiderio di ricompensa, gli direi: o tu sei un santo, oppure un ipocrita.

Ora, coloro che, criticano le promesse dell’A.T., sono veramente puri da ogni ricerca di ricompensa? Un grande sistema morale che sia stato ideato per tutti gli uomini, deve valorizzare a fianco ai motivi più perfetti, anche quelli meno perfetti per le anime meno elevate.

Il cardinale continua:

“C’è poi un’ombra che grava su alcuni racconti e testi dei libri dell’A.T., i quali sono moralmente sconvenienti. Per esempio, Onan dette il nome al peccato d’onanismo... Thamar era una donna pubblica. Cam fu uno spudorato... Le sacre Scritture hanno narrato queste cose purtroppo umane nella lingua del loro tempo, nella lingua di un popolo di pastori che era in continuo contatto con la natura; ma con ciò esse non hanno approvato quelle spudoratezze, né hanno chiamato morale l’immoralità. È piuttosto il contrario: esse, infatti, narrano che il castigo segue passo-passo il delitto... Tuttavia, sinché il Signore sceglierà degli uomini... sempre si ritroverà ciò che purtroppo è umano. Nessuno sarà tanto fariseo da affermare che ogni vizio è scomparso di mezzo ai popoli della N. Alleanza... sarebbe fariseismo giudaico, se noi tedeschi ci mettessimo a ringraziar Dio quasi che noi fossimo assai migliori di altre razze, e le nostre grandi città fossero dei giardini di virtù”[7].

Quindi, il cardinale conclude: “Finiamola con le ombre dell’A.T., finiamola con tutti coloro che furono o un Cam, o un Onan, o una Thamar!... Finiamola col fariseismo... che nel proprio popolo non trova altro che luci e nelle altre razze altro che ombre![8].

Tuttavia, occorre ammettere che non bisogna mettere la Bibbia intera in mano alla gioventù o a persone di scarsa istruzione cristiana.

Inoltre, la Bibbia va sempre letta con note che spieghino il significato dei versi, secondo l’interpretazione data loro dai Padri della Chiesa, che sono l’eco della Tradizione divino/apostolica, e che soli, quando interpretano unanimemente, in senso morale e non matematico o assoluto, un verso o un libro della Scrittura, possono darcene infallibilmente il significato autentico, essendo il canale attraverso il quale l’insegnamento orale di Gesù e degli Apostoli arriva sino a noi, di generazione in generazione.

I valori sociali dell’Antico Testamento

I poveri nella Bibbia

“Quando tu mieterai il campo, non mieterai fino all’orlo del campo, né spigolerai le spighe rimaste. Anche nella tua vigna tu non racimolerai i grappoli e gli acini rimasti. Lascerai che ciò sia raccolto dai poveri e dai forestieri” (Deut., XXIV, 19-22)[9].

Il possidente, nell’Antica Alleanza, non doveva essere avaro né cupido, non doveva raccogliere le ultime spighe del campo e gli ultimi acini della vigna, ma doveva lasciarle come spigolatura per i poveri.

Il diritto privato nella Bibbia

Il comandamento “non rubare” riconosce implicitamente il diritto alla proprietà privata.

La personalità spirituale e morale conserva la sua libertà anche di fronte alle masse, l’individuo - per la Bibbia - doveva respingere la dittatura delle masse, l’Esodo dice: “Non correre dietro le turbe, e non indirizzarti secondo il sentimento della maggioranza” (Ex., II, 3). La personalità morale conservava la sua proprietà pure di fronte allo Stato. Per l’A.T. lo Stato non è un assoluto: l’uomo fa parte dello Stato, il diritto statale primeggia, politicamente, su quello individuale; ma l’individuo, spiritualmente considerato, non doveva essere privato del suo valore di persona umana ordinata al fine ultimo soprannaturale, del suo diritto e delle sue proprietà affinché lo Stato potesse realizzare i suoi diritti. L’individuo, socialmente, si doveva coordinare e subordinare allo Stato, ma, spiritualmente, non doveva essere schiacciato sino a diventare una goccia che si perde nell’oceano.

Il diritto dell’operaio nella Bibbia

“La mercede dell’operaio non rimanga nella tua mano sino al mattino seguente” (Pentateuco). “Guai a colui, che fa lavorare senza mercede, e che non paga la mercede” (Ger., XXII, 13). In un tempo in cui dappertutto il lavoro era marchiato dalla schiavitù più disumana, la Bibbia riconosceva già la dignità morale del lavoro.

L’amministrazione della giustizia nella Bibbia

“Non commettere iniquità, e non prendere partito contro il povero e non preferire la persona del potente” (Ez., XXII, 12). “La bilancia falsa è un’abominazione davanti al Signore” (Prov., XI, 1). “Maledetto colui, che sposta le pietre di confine col suo vicino” (Deut., XXVII, 17).

L’ordinamento economico nella Bibbia

Tre leggi sono basilari:

1ª) la legge contro il latifondo ottenuto per usura. Isaia malediceva gli accaparratori di proprietà che sfruttavano le altrui condizioni di disagio economico e compravano all’ingrosso le piccole proprietà circostanti di coloro che, versavano in difficoltà ed erano costretti moralmente a svendere il proprio per arricchire lo speculatore. (Cfr. Is., V, 8 ss.);

2ª) la legge contro l’eccessivo indebitamento delle famiglie del Paese: ogni settimo anno i debiti erano prescritti, i prestiti si spegnevano, gli schiavi riacquistavano la libertà...

3ª) la legge indirizzata contro l’usura; occorre, però, ammettere che l’usura era proibita solo tra ebrei, mentre un ebreo poteva prestare “a strozzo” a un non ebreo; questa è una delle imperfezioni dell’A.T. che sarà perfezionata dal Vangelo.

La religione come sostegno dell’ordine sociale 

I valori dell’ordinamento sociale sono nella Bibbia anche di ordine religioso: sono “prescrizioni del Signore”. La comune fede in Dio serve da livellamento sociale tra ricco e povero: “il ricco e il povero s’incontrano, il Signore li ha creati entrambi” (Prov., XXII, 2). “Voi dovete aver rispetto per i diritti dell’operaio, perché lo stesso Signore ha creato il datore di lavoro e chi lavora” (Giob., XXXI, 13-15).

La pietra angolare tra giudaismo e Cristianesimo

Gesù Cristo è la pietra che unisce, come “pietra d’angolo”, il mosaismo e il Cristianesimo. Tuttavia, nonostante tutte le grazie che Dio ha concesso a Israele, questo non ha voluto riconoscere l’ora della sua visita. Egli fu “segno di contraddizione”, e solo un piccolo gruppo di Apostoli e di altri discepoli lo seguì, mentre la maggior parte del popolo si allontanò dal Messia. Gesù prese commiato, seppur con dolore, dall’Antico Patto, infranto da Israele, e ne instituì uno - Nuovo ed Eterno - con i pagani e la “reliquia” d’Israele rimastagli fedele.

d. Curzio Nitoglia



[1] G. Ricciotti, introduzione a Michael von Faulhaber, Giudaismo, Cristianesimo, Germanismo, Brescia, Morcelliana, 1934, p. 15 e 18.

[2] Le prediche del cardinale, raccolte nel libro citato sopra, si occupano soltanto di Israele mosaico vetero/testamentario degli antichi tempi e non d’Israele post-cristiano, contemporaneo e talmudico.

[3] M. von  Faulhaber, cit., pp. 25-31.

[4] Ibidem, pp. 33-34.

[5] Ibidem, pp. 41-42.

[6] Ibidem, p. 70.

[7] Ibidem, pp. 72-73.

[8] Ibidem, pp. 81-82.

[9] Cfr. F. Spadafora, Collettivismo e Individualismo nel Vecchio Testamento, Rovigo, Istituto Padano di Arti Grafiche, 1953.

 

 

 
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