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I novissimi: l’anima umana e l’aldilà (5)
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Quinta parte

Creazione dell’angelo, dell’uomo e la loro “caduta”

La dottrina cristiana sugli angeli

I capisaldi della dottrina cristiana sui demoni sono i seguenti: 1°) Dio ha creato gli angeli buoni; 2°) molti di essi (si reputa che gli angeli buoni fossero più numerosi di quelli malvagi[1]) purtroppo peccarono e divennero malvagi per loro colpa; 3°) Lucifero con i suoi seguaci sono stati puniti da Dio con la pena dell’inferno; 4°) i diavoli sono puri spiriti, dotati d’intelletto e volontà, come tutti gli angeli, ma essi sono votati al male e a tentare l’uomo; 5°) gli angeli sin dal primo istante della loro creazione furono ornati con la grazia santificante; 6°) tuttavia, molti di essi caddero in un peccato di superbia e si vollero dannare irrimediabilmente; 7°) il diavolo ha perso la grazia divina, ma mantiene la natura angelica ossia del puro spirito, che è ricca d’intelligenza finissima e intuitiva e di una forte volontà tenacemente ostinata nel male; 8°) i diavoli invidiano e, quindi, odiano gli uomini che hanno la grazia (mentre loro l’hanno persa) e sono, perciò destinati a rimpiazzarli in paradiso (cfr. S. Th., I, q. 63; G. De Libero, Satana: l’essere, l’azione, il dominio, Torino, Marietti, 1943).

Tuttavia, occorre notare che l’istante dell’angelo è la misura della durata di un pensiero del puro spirito e può corrispondere a una parte più o meno lunga del tempo umano, a seconda che l’angelo s’immerge più o meno profondamente in un pensiero, come un contemplativo si ferma molte ore sulla stessa verità.

L’opera della creazione in sei giorni

Il primo giorno Dio creò la luce (Gen., I, 3-5); il secondo il firmamento (vv. 6-8); il terzo la terra (vv. 9-13). Poi, il quarto giorno: il sole e la luna (vv. 4-19); il quinto i pesci, i rettili e gli uccelli (vv. 20-23). Infine, il sesto giorno creò gli altri animali, gli angeli e poi Adamo.

San Giovanni Crisostomo spiega: “L’uomo, giustamente, fu creato per ultimo, poiché possiede una dignità superiore a tutti gli animali, che sono ordinati al suo servizio e uso. Infatti, come quando un re deve far ingresso in una città, sono mandati avanti a lui i valletti e la servitù, affinché ogni cosa sia preparata degnamente per accoglierlo degnamente; così, Dio creò prima tutti questi ornamenti animati, per poter porre l’uomo al di sopra di tutti questi” (In Genesi homilia 8, n. 2).

Il settimo giorno: il riposo come compimento della creazione

Il sabato, ossia il settimo giorno, Dio avendo compiuto la sua opera creatrice, compreso l’angelo e l’uomo, si riposò. Questo risposo non fu assoluto, ma fu relativo solamente all’opera creatrice dal nulla di qualsiasi nuova creatura, che era stata oramai ultimata (cfr. S. Th., I, q. 73, a. 1, ad 3um).

Alcuni Padri (Clemente alessandrino, Strom., VI, 16; S. Agostino, De Genes. ad litter., L. IV, c. 9) fanno un parallelo tra la creazione e la redenzione. Infatti, Gesù, al sesto giorno (il Venerdì Santo) disse: “Tutto è compiuto!”; poi chinò il capo, rese lo spirito, riposò nel sonno della morte tutto il Sabato Santo nel sepolcro. Così; il sabato del Padre dopo la creazione in sei giorni, è l’immagine del Sabato Santo del Figlio dopo l’opera della redenzione.

La creazione e la caduta di una parte degli angeli

La S. Scrittura nel libro della Genesi non parla esplicitamente della creazione degli angeli. Molti Padri (per esempio S. Giovanni Crisostomo, In Gen. hom. 2, n. 2) ritengono che il popolo d’Israele, nel Vecchio Patto, fosse ancora rozzo e incline all’idolatria e potesse adorare gli angeli come se fossero Dei.

Se Mosè nel Pentateuco tacque sulla creazione e caduta degli angeli, in altri Libri della S. Scrittura si tratta chiaramente ed esplicitamente di essi; per esempio San Paolo scrive: “Per Lui (il Verbo) tutto fu fatto, ciò che vi è in cielo e in terra, il visibile e l’invisibile, siano essi Troni o Dominazioni, Podestà o Principati” (Col., I, 16)[2].

Sempre nella Scrittura non abbiamo nessuna notizia esplicita sulla natura del peccato di superbia dell’angelo, com’è rivelato: “Il loro peccato fu la superbia” (Ecclesiastico, X, 5), che rovinò gli angeli. Si ritiene, tuttavia, dai Padri e dai teologi scolastici, con un argomento di convenienza, che alcuni di essi, invaghitisi delle loro qualità di puri spiriti, non vollero più rimanere sottomessi a Dio e cercarono di trovare in se stessi la fonte della felicità e il loro fine ultimo. Secondo altri teologi (specialmente Francisco Suarez), Dio l’istruì della futura Incarnazione del Verbo, ma essi si rivoltarono al solo pensiero di dover adorare Dio nella veste della natura umana, inferiore alla loro natura di puri spiriti.

Suarez nel 1620 scrisse un intero libro (De Angelis) sull’angelologia e, quindi, trattò il peccato di Lucifero in maniera ancora più approfondita di quanto avesse fatto nel commento della Somma Teologica (II-II, q. 81-83) di San Tommaso.

Come i Padri e gli scolastici, anch’egli si rifaceva all’Apocalisse (XII, 7), scrivendo: “In cielo si fece una grande battaglia. Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone e i suoi angeli, che combattettero ma non vinsero. Per essi non vi fu più posto in cielo”.

San Pietro insegna: “Dio non ha risparmiato gli angeli che peccarono, anzi avendoli inabissati, li consegnò alle catene dell’inferno” (II Petr., II, 4).

Gesù disse ai suoi Apostoli: “Vidi Satana cadere dal cielo come una folgore” (Lc., X, 18).  

S. Scrittura e Magistero sulla creazione

La S. Scrittura c’insegna che Dio creò “tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sopra la terra; le cose visibili e quelle invisibili” (Col., I, 30).

Il Magistero della Chiesa aggiunge: “Dio creò tutto ciò che esiste oltre a Lui e vi comprese anche gli angeli” (Conc. Later. IV, cap. 1, Decreto Firmiter). Il Concilio Vaticano I ha ripreso quest’insegnamento e ha aggiunto: “Dio ha creato dal nulla la creatura spirituale, vale a dire gli angeli e l’universo e poi l’uomo” (DB, 1783).

Tuttavia, la S. Scrittura non dice quanto tempo prima della creazione dell’uomo, l’angelo e il mondo abbiano avuto principio.

San Tommaso d’Aquino: la ragione teologica

L’opinione più probabile secondo l’Aquinate è che l’angelo prevaricatore peccò sùbito dopo il primo istante della sua creazione, come poi ha insegnato il Concilio Lateranense (DB, 428).

Egli fu creato in grazia di Dio, ma prima di essere ammesso alla visione beatifica e sùbito dopo[3] la sua creazione ed elevazione all’ordine soprannaturale, mediante un atto di libera volontà, si ribellò a Dio (S. Th., I, q. 63, a. 6).

L’Aquinate commenta che l’angelo conoscendo per intuito e non per raziocinio (come fa l’uomo), aderisce poi immutabilmente con la sua volontà o al bene o al male. Perciò, l’angelo non vuole pentirsi e convertirsi (cfr. S. Th., I, qq. 50-64; E. Caretti, Gli Angeli, Bologna, 1925; A. Arrighini, Gli angeli buoni e cattivi, Torino, Marietti, 1937; C. Boyer, De Deo creante et elevante, Roma, Gregoriana, 1940).

La S. Scrittura non ci dice quando avvenne la caduta di Lucifero e degli angeli apostatici che lo seguirono. Tuttavia, la ragione teologica ci offre un motivo di convenienza al fatto che la sua caduta avvenisse poco prima  della creazione dell’uomo, che gli fu rivelata. Infatti, fu così che egli, ripieno di superbia, divenne invidioso e geloso di Adamo, che aveva la grazia santificante; infatti, l’invidia nasce dalla superbia e non viceversa (S. Th., I, qq. 44-45; P. Parente, De creatione universali, Roma, Marietti, III ed. 1949; F. Spadafora, Creazione, in Dizionario Biblico, Roma, Studium, 1963).

L’invidioso, spiega l’Aquinate (S. Th., I, q. 63, a. 2), prova dispiacere per il bene altrui, perché lo reputa un impedimento al bene proprio. Perciò nell’angelo apostatico al peccato di superbia tenne dietro il peccato d’invidia, poiché egli provò dispiacere per il bene spirituale concesso all’uomo.

I teologi ritengono che Satana tentasse Eva e Adamo proponendo loro di farli diventare simili a Dio, non nel senso della stessa Sua essenza, poiché loro stessi avrebbero capito che ciò sarebbe stato impossibile. Infatti, il diavolo aggiunse “sarete conoscitori del bene e del male”; ossia, conoscerete ogni cosa, similmente a Dio, e vi renderete indipendenti da Lui, stabilendo con la vostra ragione ciò che è bene e ciò che è male e così potrete decidere da voi stessi ciò che dovrete fare o evitare per arrivare alla beatitudine[4].

Inoltre il diavolo cercò d’indurre in loro un sentimento di diffidenza e di sfiducia nei confronti del Signore, suggerendo loro che la proibizione di mangiare i frutti dell’albero della scienza del bene e del male era dovuta alla malevolenza di Dio e alla Sua invidia nei loro confronti, per paura che diventassero simili a Lui (S. Th., II-II, q. 163, a. 2).

Secondo San Tommaso gli angeli hanno ricevuto da Dio la grazia santificante nel momento della loro creazione e prima del momento della loro prova (S. Th., I, q. 62, a. 3). Dopo la prova gli angeli buoni furono immutabilmente confermati in grazia e ottennero la visione beatifica; mentre i cattivi si ostinarono nel male. Infatti, il giudizio dell’angelo, una volta formulato, è irrevocabile poiché il suo atto conoscitivo non considera i vari aspetti delle cose da scegliere successivamente, ma vede simultaneamente tutti i vantaggi e gli svantaggi; perciò quando giudica ha già considerato tutto sin nelle ultime conclusioni (q. 62, a. 5).

L’Angelico afferma che gli angeli non hanno potuto peccare nell’istante della loro creazione, perché il loro primo atto fu ispirato da Dio, ma essi hanno demeritato solo in un secondo istante (q. 62, a. 5).

Dopo il primo atto pienamente meritorio e quello demeritorio, l’angelo fu reso beato e il demonio riprovato.

Prima di San Tommaso, gli scolastici (Pietro Lombardo, Alessandro di Alès, S. Alberto Magno e S. Bonaventura) ritenevano che Adamo non fosse stato creato in stato di grazia santificante, ma solo nella natura integra e che solamente dopo avesse ricevuto la grazia abituale.

San Tommaso nel suo Commento alle Sentenze (Lib. II, dist. XX, q. 2, a. 3), scritto attorno al 1254, espone la sua opinione secondo cui Adamo sarebbe stato creato in grazia di Dio, la quale sarebbe stata concessa non solo alla persona di Adamo ma anche alla sua natura umana come un dono gratuito da trasmettersi assieme alla natura ai suoi discendenti.

Inoltre, l’Angelico appena dopo il 1254, si spinge oltre e scrive essere più probabile che Adamo avesse ricevuto la grazia nell’istante stesso della sua creazione (In IIum Sent., dist. XXXIX, q. 1, a. 2).

Poi, nelle opere posteriori si pronuncia sempre più chiaramente e decisamente a favore di questa tesi, che inizialmente aveva presentato solo come un’ipotesi probabile. Per esempio, nel 1263-68, nel De malo (q. 4, a. 2, ad 17um), infine, nella Somma Teologica (I, q. 95, a. 1) ritiene certa questa tesi e vi ritorna sopra (I, q. 100, a. 1, ad 2um; I-II, q. 83, a. 2, ad 2um).

La maggior parte dei commentatori dell’Aquinate sostiene la certezza di questa tesi (Johannes Capreolus, In IIum Sent., dist. XXXI, a. 3; Tommaso de Vio seu Cajetanus, In Iam-IIae, q. 83, a. 2, ad 2um; Silvestro da Ferrara seu Ferrarensis, In contra Gent., Lib. IV, c. 52; Domingo Soto, Salamenticenses, Charles René Billuart).  

Nella prossima puntata vedremo il Giudizio universale.

d. Curzio Nitoglia



[1] S. Th., I, q. 63, a. 9.

[2] Cfr. anche Deut., XXXIII, 2; Ps., LXVII, 18; Dan., VII, 10; Giob., XXXVIII, 47; Ebr., I, 4; Apoc., V, 11.

[3] Come abbiamo visto sopra, l’istante dell’angelo è la misura della durata di un pensiero del puro spirito e può corrispondere a una parte più o meno lunga del tempo umano.

[4] S. Tommaso d’Aquino, S. Th., I-II, qq. 81-83; II-II, qq. 164-165; L. Billot, De personali et originali peccato, Roma, Gregoriana, 1924; P. Parente, Peccato originale, in Enciclopedia cattolica.



 
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