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I novissimi: l’anima umana e l’aldilà (6)
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Sesta parte

Il giudizio Universale

Il Dogma del Giudizio finale

È di fede che dopo la risurrezione generale Gesù Cristo giudicherà tutti gli uomini e che renderà a ciascuno ciò che gli è dovuto, secondo le sue opere buone o cattive (DB, 54, 86, 287, 429, 693).

Cfr. anche San Tommaso d’Aquino, S. Th., Suppl., q. 88; Summa contra Gentes, Lib. IV, cap. 91; J. Rivière, Jugement, in D. Th. C.; A. Piolanti, De Novissimis, Roma, Marietti, 1943; Id., Giudizio divino, in Enciclopedia Cattolica, vol. VI, col. 727 ss.

La S. Scrittura

  1. 1) Il Vecchio Testamento

Nel Vecchio Testamento si parla in maniera ancora oscura del Giudizio finale e delle sanzioni dell’aldilà, poiché l’Antico Testamento è una preparazione al Nuovo Testamento, ossia al Messia, Gesù di Nazareth. Così, nel Nuovo Patto, si parla spesso e chiaramente del Giudizio universale e in maniera molto più esplicita che nel Vecchio Patto il quale è un’ombra e una figura del Nuovo.

Ciononostante si trovano pure in esso delle affermazioni a questo riguardo (Ecclesiaste, XII, 4; Isaia, LXVI, 15-24; Daniele, XII, 1: “Molti di coloro che dormono nella polvere si risveglieranno, gli uni per una vita eterna, gli altri per un’infamia eterna”; Gioele III, 2).

Antico e Nuovo Testamento secondo l’aquinate

San Tommaso d’Aquino tratta il tema del “Nuovo Testamento o Legge evangelica” (S. Th., I sezione - II parte, questione 106) e lo mette poi in rapporto (q. 107) con il “Vecchio Testamento”.

Egli spiega che “non conveniva che la Legge evangelica della Nuova Alleanza fosse data sin dall’inizio del mondo, perché essendo Legge perfetta, doveva essere preceduta dalla Legge imperfetta del Vecchio Patto” (I-II, q. 106, articolo 3) e siccome “la Legge Nuova è perfetta, non ha bisogno di essere perfezionata, ma durerà immutata quanto alla sostanza sino alla fine del mondo.

Infatti, essa è opera del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; perciò non ci sarebbe posto per una terza era dello Spirito Santo o Nuovissima Alleanza, che perfezionerà la Nuova Alleanza come questa ha perfezionato l’Antica” (I-II, q. 106, a. 4).

Quindi, l’Aquinate fa un “Confronto tra la Legge Nuova e la Legge Vecchia” (I sezione – II parte, questione 107).

Inoltre, spiega che “La Legge Nuova è Legge di perfezione e d’amore che completa il timore. Perciò, è diversa dalla Legge Vecchia che è Legge imperfetta, di timore e di preparazione a Cristo o alla Legge Nuova. Tuttavia, entrambe le Leggi hanno come fine Dio” (I-II, q. 107, articolo 1).

Inoltre, la “Legge Nuova compie, perfeziona e attua la Vecchia perché dà in atto quanto la prima conteneva solo in potenza cioè la Redenzione del Messia-Gesù Cristo, Colui, che completò la Vecchia Legge spiegandone il significato, precisando e perfezionando i Precetti puramente esterni (5°, 6° e 7° Comandamento) con obblighi interni (perfezionati dall’amore del prossimo, dal 9° e 10° Comandamento) e aggiunse i tre Consigli per aiutare a vivere meglio e più intensamente i Comandamenti. Quindi, anche il Decalogo di Mosè, dato nell’Esodo e nel Deuteronomio, è stato perfezionato da quello dato da Cristo nel Vangelo” (I-II, q. 107, a. 2).

S. Tommaso spiega che “la Legge Nuova era contenuta nella Legge Vecchia poiché vi era in potenza, come l’albero nel seme o l’uomo nel bambino, essendo la prima la perfezione della seconda” (I-II, q. 107, a. 3).

Infine, l’Angelico affronta il problema dei “Precetti della Legge Nuova” (I sezione - II parte, questione 108, articolo 4) e insegna che “la Legge di Gesù ha liberato l’uomo dalla farragine dei Precetti cerimoniali e giudiziali della Legge Antica, perciò è detta Legge di libertà”.

  1. 2) Il Nuovo Testamento

Nel Nuovo Testamento Gesù annuncia più volte il Giudizio universale. “Sventura a te, Corozain! sventura a te, Betsaida! Nel giorno del Giudizio vi sarà meno rigore per Tiro e Sidone che non per voi” (Mt., XI, 22-23). Inoltre: “Gli uomini di Ninive si rizzeranno nel giorno del Giudizio contro questa generazione e la condanneranno, perché essi fecero penitenza alla voce di Giona e qui vi è più che Giona” (Mt., XII, 41).

Infine, nel discorso sulla fine del mondo, riportato da Matteo (XXV, 31-36), Gesù dice:

“Quando il Figlio dell’uomo verrà …, Egli siederà sul trono della sua gloria. Ed essendo riunite attorno a Lui tutte le nazioni, Egli separerà gli uni dagli altri come il pastore separa le pecore dai capri”.

Negli Atti degli Apostoli San Pietro dice: “È Gesù che Dio ha destinato quale giudice dei vivi e dei morti”(X, 42).

La Tradizione patristica

I Padri greci e latini insegnano esplicitamente il dogma del Giudizio finale (S. Giustino, Dial. cum Tryph., 5; PG, tomo 6, col. 487; S. Ireneo, Adv. haer., 5, 31; PG, 7, 1208; Tertulliano, De anima, 55 e 58; PL, 2, 742; De resurr. carnis, 43, 856; S. Ignazio d’Antiochia, Rom., 4 e 7; Trall. 13; S. Clemente Romano, I Cor., V, 4; V, 7; S. Policarpo, Phil., 9).

Il modo e lo svolgimento del Giudizio

Gesù nella sua umanità sarà il giudice, poiché i meriti che ci hanno aperto il cielo sono stati i suoi mediante la sua Incarnazione, Passione e Morte.

Oggetto del Giudizio sarà tutta la vita di ogni uomo e anche tutte le sue conseguenze, post mortem.

Il tempo in cui il Giudizio dovrà aver luogo lo conosce solo Dio (Mc., XIII, 32); tuttavia, la S. Scrittura ci dà dei segni che ci indicano quando starà per avvicinarsi (Mc., XIII, 7-33; II Tess., II, 3).

Ragione teologica della convenienza del Giudizio universale

San Tommaso d’Aquino (S. Th., III, q. 59, a. 5; Supplementum, q. 88, a. 1, ad 1um; q. 91, a. 2) ci spiega le ragioni per le quali conviene che vi sia dopo il Giudizio particolare anche quello universale:

Gli uomini dopo la morte continuano a vivere spiritualmente nella memoria di coloro che restano su questa terra. Spesso essi sono giudicati in maniera diametralmente contraria alla realtà. Allora, è bene che si vedano chiaramente e da tutti le menzogne degli ipocriti che si sono serviti della religione invece di servirla. In quel giorno cadranno tutte le maschere e le imbiancature dei sepolcri putridi.

Il Catechismo del Concilio di Trento (I parte, cap. 8) spiega che «La Giustizia di Dio esige che i buoni riacquistino il loro onore spesso rubato loro dai malvagi che trionfano in questo mondo. Inoltre, anche il corpo deve, come l’anima, ricevere il castigo o la ricompensa che si è meritata. Perciò, conviene che dopo la Risurrezione dei corpi vi sia anche il Giudizio universale».

d. Curzio Nitoglia


 
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