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Pensioni e privatizzazioni: la cura choc per l’economia
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Sintesi di come sta andando e di come probabilmente andrà il govero tecnico Monti

ROMA
- Ad un certo punto, per sedare l’ansia della delegazione del partito più importante, il Pdl, il professor Monti si è dovuto mettere a leggere un articolo di giornale che, a sentire i suoi interlocutori, meritava una smentita. E’ accaduto proprio all’inizio dell’incontro tra il presidente incaricato e la delegazione del Pdl: Maurizio Gasparri, proverbiale “ritagliatore” di giornali nella loro versione cartacea, ha tirato fuori uno dei suoi reperti e, scandalizzato, ha indicato a Monti una dichiarazione del finiano Italo Bocchino tratta dal “Corriere della Sera”, che ipotizzava per il futuro un’alleanza tra il Pd e il Terzo polo guidata proprio da Monti, in sostanza assegnando al Pdl il ruolo di portatore d’acqua. Il senatore a vita ha letto e poi, con parole molto nitide, ha smentito qualsiasi ipotesi di quel tipo, insistendo sulla sua «imparzialità» e «terzietà».

A quel punto Angelino Alfano, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto hanno annuito, ostentando soddisfazione. Ma non era finita lì: i tre del Pdl, hanno iniziato a sciorinare nel modo più oggettivo possibile, il curriculum politico di Giuliano Amato, per dimostrare a Monti che un ex presidente del consiglio dell’Ulivo e l’ex ministro dell’Interno dell’ultimo governo Prodi non può essere etichettato come un tecnico super partes. Episodi apparentemente minori. Ma per un potenziale premier che non è stato eletto dal popolo, gli equilibri politici, le preoccupazioni e le ubbie dei partiti rappresentano la principale fonte di ansia. Per 48 ore il professore ha fatto di tutto per sedare i due principali partiti. Poi sul far della sera, quando ha fatto ritorno all’hotel Forum, Mario Monti si è trovato davanti al rovello col quale ha attraversato la sua quarta notte romana: forzare la mano e imbarcare nel suo governo sia Gianni Letta (che il Pd non vuole), sia Giuliano Amato (che il Pdl non vuole nel caso sia l’unico politico)?

In altre parole: mettere in difficoltà il Pd, pur di “legare” Berlusconi attraverso il fido Letta? Ma questo non è l’unico dubbio che attanaglia il professore. Nel colloquio che avuto ieri al Quirinale col Capo dello Stato, Monti ha confidato di coltivare qualche dubbio sulla efficacia della sua squadra, almeno per come si era delineata fino al primo pomeriggio. E soprattutto in due caselle. Certo, ai partiti incontrati nelle ultime 48 ore, il professore non ha anticipato nulla di vincolante sul programma, perché conosce bene le conseguenze devastanti degli effetti-annuncio in campo economico e ne sanno qualcosa sia Prodi che Berlusconi. In realtà Monti ha in animo misure molto radicali in due campi: le pensioni e, soprattutto, le privatizzazioni. E’ aspirando da questi due serbatoi che il professore punta a passare alla storia per aver asciugato il debito italiano.

Ma per approntare misure efficaci e al tempo stesso interagire nel modo migliore col Parlamento, Monti sta cercando le figure “giuste”, ministri, viceministri e sottosegretari capaci di istruire, ma anche di gestire misure-choc. Il piano più radicale, a quanto pare, riguarderebbe le privatizzazioni. In questo campo, nel recente passato, si sono preferite dosi minime, mentre in linea teorica l’area di intervento è molto ampia. Si va dalle quote pubbliche di Eni, Enel, Poste e Rai, alla possibile alienazione di una parte del ricchissimo patrimonio in mano ad enti locali, Regioni, Difesa. Per un’ operazione così imponente, Monti vorrebbe una squadra “tosta” sia al ministero dell’Economia che a quello del Welfare. Ieri sera aveva preso quota uno schema che prevederebbe quattro viceministri di peso, con Vittorio Grilli (direttore generale del Tesoro), Guido Tabellini (rettore della Bocconi), Paolo de Ioanna (già capo di gabinetto di Ciampi e di Padoa-Schioppa), Anna Maria Tarantola, vicedirettore di Bankitalia. Una squadra che così composta, ancora non sarebbe di piena soddisfazione del presidente incaricato.

Troppi tecnici, nessuna figura di peso politico. Ieri sera, col suo completo blu, la oramai caratteristica cravatta celeste e l’impermeabile ripiegato sul braccio, Monti prima di andarsi a rintanare in albergo, si è concesso un passatempo: è passato da palazzo Venezia, dove ieri è stata inaugurata la mostra “Roma ai tempi del Caravaggio”. Alla fine ha comprato il catalogo della mostra, non prima di aver salutato una signora che lo aveva riconosciuto e gli aveva fatto gli auguri per il suo incarico.

FABIO MARTINI

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