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Cristianesimo contro Massoneria e Comunismo
Edizioni EFFEDIEFFE
22 Novembre 2025
Ormai quasi per tradizione, come avvenuto negli anni precedenti, anche per questo santo Natale 2025 pubblichiamo due nuove opere del grande connubio Piolanti-Parente dando così continuazione al programma iniziato nel 2023 con i Maestri del Tomismo. Inoltre, come avvenuto lo scorso Natale 2024, anche quest’anno uniamo ai primi altri due volumi di un’altra celebre coppia di autori, di cui Effedieffe, da diverso tempo, sta perseguendo la pubblicazione dell’opera “quasi-omnia”, ovverosia De Poncins e don Meinvielle, dei quali oggi riusciamo a pubblicare due nuove traduzioni mai apparse in Italia. Speriamo in questo modo di poter contribuire alla rinascita del pensiero cattolico (ed antisovversivo) in vista della restaurazione dell’ordine religioso, sociale politico ed economico che Dio sta certamente predisponendo. Avendo potuto, durante questo 2025, che ormai volge al termine, pubblicare numerosi testi, tra cui delle opere multivolume, proseguiremo durante il 2026 portando a compimento quanto iniziato e proponendo – sempre a Dio piacendo – altre nuove opere. Per ciò ringraziamo in particolare tutti i lettori, che sempre ci supportano, consentendoci di poter avanzare nella pubblicazione delle opere di Effedieffe.
La “Pienezza” e il “Mistero” di Cristo (Piolanti-Parente)
I libri di Piolanti e di Parente vengono accomunati sia dal periodo di pubblicazione, il 1957, sia dall’oggetto di studio, il Cristo, come fu tipico in quegli anni di sodalizio nell’insegnamento, periodo nel quale i teologi cattolici, con l’aiuto della rivelazione, della Chiesa, della ragione e dei lumi dello Spirito Santo, esplorarono con tanta certezza e buon esito il mondo sopranaturale. I titoli dei due testi possono sembrare simili (Pienezza e Mistero di Cristo), ma grandi sono le differenze tra le due opere, sia nella trattazione come nell’esposizione, — più dotta quella di Piolanti, più divulgativa quella di Parente. Il libro di mons. Piolanti è spiccatamente teologico-ecclesiologico, interamente costruito attorno al concetto di capitalità in Cristo, mentre l’opera di Parente — esposizione meravigliosa del mistero dell’Incarnazione — lo definiremmo maggiormente spirituale, poiché Parente, tirando fino in fondo le conseguenze del dogma, ed entrando a tutto rigore nelle viscere del mistero, si spinge fino agli estremi confini della verità cattolica, dischiudendo al lettore il centro vitale della teologia, laddove il mistero cristologico si fa mistero soteriologico e s’inserisce nel cuore dell’umanità come un lievito di risurrezione e di vita nuova. Sono due opere che si aiutano e si completano a vicenda. Non a caso, furono pubblicate nello stesso periodo e presso gli stessi tipi (Ares di Roma). Siamo inoltre contenti di segnalare che all’opera dell’esimio Piolanti abbiamo potuto premettere, a mo’ di introduzione, la piccola opera, rara e mai più ristampata, di un altro valente teologo, il padre Paolo Calliari, oblato di Maria Vergine, il quale, nel 1944, per i tipi della S.E.I., scrisse un agile libretto intorno alla figura di Gesù: l’Uomo-Dio, con un taglio spiccatamente storico-apologetico. Trattando il medesimo argomento (la figura di Cristo), e non essendo di grande fogliazione, abbiamo pensato di fare dei due testi un unico volume da suggerire alla meditazione dei lettori. Padre Calliari è d’altronde già conosciuto dai lettori di Effedieffe per la ristampa del suo ottimo: Trattato di Demonologia (1992, rist. Effedieffe 2015). Da questo ulteriore connubio, ne risulta un bellissimo quadro intorno alla figura, alla persona e alla divinità di Gesù di Nazareth, argomento che è alla base di qualunque problema religioso moderno e, pertanto, dalla sua soluzione positiva o negativa dipende l’orientamento di tutta la vita e di tutta la società. Appunto perché Gesù Cristo non vuol essere soltanto un uomo, continua ad essere nei secoli un “segno di contraddizione” (Lc. II, 34-35). Mediante questi due libri di Piolanti e Parente (a cui dover aggiungere l’opera di p. Calliari), se letti con ordine, si riscontrerà come un’ascesa verso il vero e verso il bello.
Dopo aver provata la storicità, l’umanità e la messianità di Gesù di Nazareth (col p. Calliari), sarà più facile procedere a definire la qualità somma che tutte le altre incorona e supera, cioè la sua divinità, (La Pienezza di Cristo di Piolanti), e poi da qui assurgere alle conseguenze di questa divinità per noi, per come ci verranno esposte dal card. Parente nel suo Il Mistero di Cristo. La fede in Gesù Cristo-Dio, d’altronde, sta alla base di qualunque interrogativo religioso: la divinità di Gesù Cristo è il punto vitale che non deve essere né sorvolato, né eluso, ma deve essere sviscerato appieno per soddisfare le nostre esigenze di uomini. La divinità di Gesù di Nazareth, come dicevamo poc’anzi, è alla base di qualunque problema moderno e dalla sua soluzione positiva (per dare un fondamento anche umano alla fede — rationabile obsequium —) dipende l’orientamento di tutta la vita e di tutta la società. È questo l’ultimo stadio del cammino al quale dobbiamo giungere come uomini, al quale ci preparano molti passi. Per dare questo fondamento anche umano alla fede — rationabile obsequium — è doveroso percorrere delle tappe nelle quali gradatamente risulti vera dapprima la storicità di Cristo, cioè l’esistenza reale della sua persona nel tempo che i suoi più vicini biografi (gli Evangelisti, S. Paolo) gli hanno assegnato; poi la verità della sua umanità con tutti i contrassegni specifici della nostra natura; infine la sua messianità, per la quale Egli non compare nella storia come un’esistenza del tutto isolata, ma come il punto di convergenza di secoli che l’hanno preparato e si fermano in Lui, e di secoli che si dispiegano da Lui, nei quali si proietta la sua luce inconfondibile su tutto il genere umano. Ciò è sempre più importante, sempre più vero e sempre più imprescindibile per la vita di qualunque uomo (ecco il segno di contraddizione), se si considera che Cristo, in quanto Figlio di Dio, non avrebbe subito gli abbassamenti dell’Incarnazione, i patimenti e i dolori della Passione, non avrebbe avuto bisogno del trionfo della Resurrezione che succedeva all’ignominia della sua morte; è passato attraverso tutti questi avvenimenti come Capo della Chiesa; come insegna S. Tommaso, «se il primo uomo non avesse peccato, l’Incarnazione non ci sarebbe stata» (IIIa, q. 1, a. 3). In altre parole, il motivo della Incarnazione è stato soprattutto un motivo di misericordia. Egli è disceso dai cieli, in primo luogo per Maria, la quale è stata il motivo principale dell’Incarnazione del Verbo (poiché solo in virtù dei meriti e delle sofferenze di Lui doveva Ella occupare quel posto sublimissimo in cielo, al quale era stata da Dio predestinata), ed in secondo luogo per noi peccatori, pro nobis e propter nostram salutem. «Ha preso su di sé le nostre miserie e le nostre infermità»: Vere languores nostros ipse tulit; ha voluto passare per dove dovevamo passare noi, e ci ha meritato, come Capo, la grazia di camminare alla sua sequela in ciascuno dei suoi misteri. Perciò questi misteri sono più nostri che suoi. San G. Crisostomo scrisse per ciò che «la misericordia di Gesù è così grande e così tanta che non vi è parola che la possa esprimere». Homil. 2 in Ps. L. È sul terreno di queste verità che si staglia l’opera dell’esimio mons. Piolanti. Gesù Cristo è certamente un membro di questo gran corpo che si chiama umanità; ma realmente egli non solo è il Capo di questo corpo, ma anche del mondo intero: Christus caput. Il Capo perché in lui si concentrano tutte le bellezze della creazione, a cui l’unione ipostatica dà una fisonomia divina; il Capo perché egli comanda anche ai principati e alle podestà dei cieli, perché è investito d’un sovrano potere su tutto ciò esiste ed esisterà nei secoli futuri; il Capo perché l’influsso della grazia riboccante che riceve per noi, per la sua unione con Dio e in ricompensa dei suoi meriti, deve espandersi in tutte le membra del suo corpo mistico, come la vitalità del nostro cervello si spande in tutte le membra del corpo umano. Risiede qui il fondamentale concetto di «Capitalità in Cristo» sviluppato da Piolanti, e che permea interamente la sua opera, concetto secondo il quale Cristo è il centro verso il quale convengono tutte le linee del creato, e specialmente attorno al quale gravitano tutti gli esseri spirituali. «Cristo è tutto in tutto, egli che tutto racchiude in sé, secondo la potenza unica, infinita e sapientissima della sua bontà» (S. Massimo Confessore, Mystagogia). Nulla di più certo che l’unione di Cristo con i suoi eletti nel pensiero divino — dice Piolanti; è questo il grande mistero della bontà del Padre, che ha sacrificato il Figlio per noi povere creature. Ciò che fa sì che i misteri di Gesù siano i nostri è soprattutto il fatto che l’Eterno Padre ci ha visti, con il suo Figliuolo, in ciascuno dei misteri vissuti da Gesù e che Cristo li ha compiuti come capo nostro, come Capo della Chiesa, il cui immenso compito è dunque il dover stabilire un’identità più stretta possibile tra la redenzione oggettiva e quella soggettiva, applicando questa redenzione a ciascuno di noi. In vista di questa missione universale, San Paolo dirà che era obbligato ad evangelizzare. Guai a me, se io non evangelizzerò (1 Cor 9,16).
Come stabilire tale identità? È quanto ci indicherà il card. Parente, non secondo un’indagine sacramentale, bensì storico-spirituale. Come il principio di capitalità è il cardine attorno al quale ruota l’opera di Piolanti, quello di teopoiesi in Cristo è il sublime concetto ripreso da Parente riattualizzandolo a partire da San Cirillo d’Alessandria († 444), vescovo e dottore della Chiesa. Teopoiesi (da Θεός = “Dio” e ποίησις da ποιέω = “fare”, “generare”, “produrre”, ovverosia partecipazione dell’uomo alla natura divina) significa tale partecipazione attraverso il mistero dell’Incarnazione. È così che i Padri greci tradussero il Mistero, con una parola che scandalizza: θεοποίησις, cioè divinizzazione, ma anche deificazione, poiché attraverso il mistero dell’Incarnazione, a Betlem, “il Verbo si fa Carne e la Carne si fa Pane di vita”. S. Cirillo sviluppa il concetto della teopoiesi nell’atmosfera della Cristologia, in antitesi con l’eresia di Nestorio. Egli parte dalla verità dell’unione ipostatica in senso fisico, sostanziale, per stabilire il principio fondamentale della Redenzione. Il contatto e l’unione col Verbo fa sì che l’umanità assunta sia permeata di vita divina e diventi, perciò, vivificante nell’anima e nella carne. Già al momento dell’Incarnazione questa pienezza di vita divina e questa potenza vivificatrice fremono nella natura umana divenuta strumento vitale del Verbo. Ma Cristo, secondo Adamo, in virtù dell’Incarnazione, ha in sé tutto il genere umano, in una maniera sì mistica, ma anche reale, per cui ogni uomo è rigenerato in Cristo fino a configurarsi alla sua divinità: trasformazione meravigliosa, che S. Cirillo, più di Atanasio, riallaccia alla vita associata sacramentale, propria del Corpo Mistico. La teopoiesi passa dallo stato potenziale all’attuazione progressiva, man mano che l’incorruzione da Cristo si estende ai suoi membri. La Redenzione tende a divinizzare l’uomo e la divinizzazione si realizza in forza di una mistica riproduzione dell’unione ipostatica in ogni cristiano. Ciascuno di noi si redime nella misura in cui diventa in qualche modo come Cristo, l’Uomo-Dio. È questo il mistero dell’adozione divina, non dunque fittizio, non solo convenzione, ma realtà. Dio accorda a coloro che hanno fede nel suo Verbo fatto uomo, la filiazione divina, dice S. Giovanni: «Dedit eis potestatem filios Dei fieri his qui credunt in nomine eius». Questa filiazione non è nominale, ma effettiva: «Filli Dei nominamur et sumus»; noi entriamo in possesso della natura divina: «divinae consortes naturae». Il possesso di Dio nella gloria diviene nostro diritto d’eredità, e questo diritto è in comune con l’unico Figlio: «Si autem Filius et haeres per Deum (Gal. IV, 7) haeredes quidem Dei, cohaeredes autem Christi» (Rom. VIII, 17). S. Cirillo Alessandrino commenta il versetto 13 del I° capo di S. Giovanni, «Qui credunt... ex Deo nati sunt», e scrive: «Noi siamo stabiliti in perfetta comunanza con la natura divina, siamo detti nati da Dio, e per quella ragione ci chiamano dèi. Non è solamente una grazia che ci fa salire a questa gloriosa dignità, è Dio stesso che è nostro, che abita e dimora in noi». Riprendendo e riattualizzando questi temi, guidato dalla Fede, saldo nei princìpi dell’Angelico maestro nel pieno sviluppo della loro maturazione neo-scolastica, sicuro nell’illustrazione della mente da parte dello Spirito Santo, Pietro Parente nel suo “Mistero di Cristo” entra attraverso queste pieghe nelle viscere del dogma, spingendosi a tutto rigore fino ai suoi estremi confini e tirandone fino in fondo le conseguenze, — laddove, com’egli dice, “il mistero cristologico si fa mistero soteriologico e s’inserisce nel cuore dell’umanità come un lievito di risurrezione e di vita nuova”. In pagine brevi e serrate, attraverso un’esposizione calda, affascinante, chiara e amorosa del Mistero, condensando i princìpi sostanziali dell’insegnamento patristico e scolastico, Parente invita il lettore a ritrovare, nella luce misteriosa dell’Incarnazione, la forza di una palingenesi quotidiana che sia restaurazione della pace, pace della natura con l’uomo, e dell’uomo con sé stesso e con Dio; degno e desiderato epilogo di un laborioso cammino, che segna le tappe di una progressiva trasformazione dell’uomo sotto l’azione della grazia redentrice di Cristo. Il fine dell’Incarnazione è infatti il ritorno dell’uomo alla comunione con “Colui che è” (Esodo 3:14; S. Th. I, 13, 11) in forza di una mistica riproduzione dell’unione ipostatica in ogni cristiano. Κοινωνία, dicono S. Pietro, S. Paolo e S. Giovanni, e cioè comunione vitale, partecipazione della stessa divina natura (I Petr. 1, 4). Mistero ineffabile. Questa “comunione con la natura divina”, non è, come ricordavamo sopra, cosa fittizia, non è soltanto una convenzione, ma è una realtà. Qui credunt... ex Deo nati sunt. Per Parente, sulla scia di S. Atanasio e di S. Cirillo Alessandrino (Patrol. Graec., t. LXXIII, Commentario al Vangelo di Giovanni), non è solamente una grazia che ci fa salire a questa gloriosa dignità, è Dio stesso che è nostro, che abita e dimora in noi. Siamo stabiliti in perfetta comunanza con la natura divina, siamo detti nati da Dio, e per questa ragione ci chiamano dèi. L’unico aggettivo corretto e giusto per rendere onore all’esposizione di Parente è affermare di essa che è un’opera somma e sommamente utile ed oggi può tornare a farci respirare al colmo delle sue altezze. Perché di Parente, vescovo che fu posto dallo Spirito Santo nella Chiesa come candelabro ardente che la illuminasse e mostrasse ai fedeli le vie da seguire, è giusto il dire, come di S. Alfonso de Liguori, che egli scriveva perché la carità del Signore, coi suoi santi “attraimenti”, lo induceva a scrivere; e alla carità del Signore nulla può resistere. L’uomo, con essa, è capace di qualsiasi impresa. Così nello scrivere i suoi libri tanti anni fa, come noi nel leggere i suoi libri oggi, è manifesto che si svolga, tra noi e lui, un’azione soprannaturale, benefica, che riannoda i fili interrotti, e produce — lo speriamo — nuove vie aperte alla grazia, forza e coraggio rinnovati per la Chiesa, la sua missione, la sua predicazione. «Andiamo dunque a Betlem, è l’invito che ci fa oggi Parente, col cuore semplice dei Pastori e dei Magi, andiamo a contemplare il Verbo Incarnato, il Dio fatto Uomo».
Massoneria-Cristianesimo-Comunismo (de Poncins-Meinvielle)
Se il dogma e l’insegnamento rappresentano il legame che unisce Piolanti e Parente, le potenze occulte, Massoneria e Comunismo, sono il filo conduttore che unisce le due opere di de Poncins e di don J. Meinvielle. L’opera di de Poncins: Cristianesimo e Frammassoneria, venne pubblicata in Francia nel 1969 e quest’oggi viene per la prima volta tradotta in italiano; quella di don Meinvielle, anch’essa inedita per l’Italia, dal titolo: Il Comunismo nella rivoluzione anticristiana, venne pubblicata in Argentina nel 1961, in un periodo di poco precedente al ‘68 ma già pienamente foriero tutti i disastri provocati dal comunismo, visto da don Meinvielle come l’ultima corruzione della storia profana, in un processo discendente che ha condotto l’uomo, di rivoluzione in rivoluzione, sempre più verso l’abisso di cui il comunismo rappresenta l’ultima tappa. De Poncins, nel suo libro, parte dall’assunto che non esista al mondo questione più complessa, più misteriosa, più controversa e contraddittoria, più difficile da chiarire della Frammassoneria, questione, tuttavia, di importanza essenziale, perché ad essa è intimamente legato il grande dramma della Sovversione nel mondo moderno. Don Julio, presenterà dal canto suo il comunismo quale strumento satanico di distruzione del mondo, il cui trionfo anticipa la fine dei tempi. Massoneria e Comunismo sono sostanzialmente la stessa cosa sotto diversa declinazione: sono due flagelli che l’uomo moderno ha meritato per avere ripudiato il concetto cristiano della vita. Un gran maestro della Frammassoneria di Parigi, un giorno affermò: “Nessun conflitto è possibile tra i princìpi filosofici del marxismo e della Frammassoneria”. Marxismo e Frammassoneria hanno ambedue l’ideale comune della felicità terrena e un frammassone può accettare interamente le concezioni filosofiche del marxismo. Per raggiungere i suoi fini, la Frammassoneria si serve dell’alta finanza, dell’alta politica e della stampa mondiale; il Marxismo, invece, si serve della rivoluzione sociale ed economica contro la patria, la famiglia, la proprietà, la morale e la religione. I frammassoni raggiungono i loro fini con mezzi segretamente sovversivi, i comunisti con mezzi apertamente sovversivi. La Frammassoneria mette in movimento minoranze politiche settarie; il Comunismo si basa sulla politica delle masse, sfruttando le aspirazioni alla giustizia sociale, ma in verità aspirando alla distruzione di tutto ciò che vi è di nobile e di sacro nei vari Paesi e nelle varie nazionalità. Pertanto Comunismo e Massoneria, benché l’una anticipi l’altro di almeno un paio di secoli, sono due facce di un medesimo sistema perché hanno la medesima origine e vengono usati (dal giudaismo internazionale) per un’identica finalità: La rivoluzione anticristiana. Mons Jouin diceva con ragione: Si teme l’odio dei popoli e l’antisemitismo? Ebbene, si potrebbe rispettosamente rispondere: Che i giudei cessino, anzitutto, d’attaccare la società mediante il bolscevismo e il socialismo, e la Chiesa mediante la Franco-Massoneria, come essi fanno nel mondo intero; allora l’antisemitismo perderà la sua ragion d’essere. Come de Poncins documenta nel suo libro, infatti, l’espansione del comunismo sovietico nel mondo — perlomeno in Europa, in Asia, in Africa e in Sud America — venne favorita e garantita dagli accordi massonici di Yalta, stipulati da Roosevelt e Stalin, con Churchill a guardare sullo sfondo. Per questi accordi esisteva una regia occulta che agiva dietro le quinte, ed è facile intuire quale fosse: De Poncins nel suo libro dirà: “L’unità del genere umano alla quale lavorano i massoni — con una parola d’ordine e dei punti di raduno segreti —, è l’unificazione del mondo sotto la legge giudaica”. Prima degli anni ‘60 la Chiesa, in diverse encicliche, aveva condannato apertamente e senza mezzi termini sia il Comunismo che la Massoneria, con una sola voce ed impiegando la medesima terminologia che utilizzarono mons. Delassus, mons. Jouin, de Poncins e don Meinvielle. Nella Vigesimo quinto anno del 19 marzo 1902, papa Leone XIII descrisse la Massoneria come «personificazione permanente della rivoluzione, una società alla rovescia il cui scopo è di esercitare una sovranità occulta sulla Società riconosciuta e la cui ragion d’essere consiste interamente nella guerra da fare a Dio e alla sua Chiesa». — Società alla rovescia, rivoluzione permanente, la stessa terminologia può applicarsi senza sforzi al Comunismo ateo, sia nella sua declinazione marxista, sia, a maggior ragione, nella sua manifestazione bolscevica, sovietica o stalinista. Ancora Pio XI, nel 1937, nella sua magnifica e monumentale enciclica Divini Redemptoris contro il comunismo ateo, segnalava l’alleanza tra le diverse forze della rivoluzione, le quali vengono dirette da un centro comune, centro nel quale è agile intravedere il super capitalismo finanziario giudeo. “Il comunismo, scrive il Papa, viene favorito da forze occulte le quali da tempo cercano di distruggere l’ordine sociale cristiano”, una “vasta organizzazione mondiale” impegnata nella lotta dal “potere delle tenebre”. La lotta contro il comunismo, scriveva infine Pio XI, “è una vitale necessità, al fine di salvare le basi della fede e della civiltà cristiana”. I Governi, i Paesi, l’umanità intera vennero ampiamente avvertiti: nella misura in cui ci si farà contaminare da questo pozzo avvelenato, si alimenterà sempre più la fase discendente del mondo moderno. Don Meinvielle, nel suo libro, non ha dubbi in tal senso, perché la rivoluzione anticristiana, intento finale che accomuna Massoneria e Comunismo, ha sempre attaccato le uniche tre autorità che sono in grado di mantenere l’ordine cristiano della società. 1) L’autorità religiosa della Chiesa Cattolica, colonna e fondamento di ogni verità. — La Chiesa è stata da sempre il nemico numero uno dei Massoni. Non ebbero altro scopo che di distruggerla. 2) L’autorità politica dello Stato, che con la sua maestà realizza la convivenza virtuosa della comunità. 3) L’autorità economica dell’ordine delle professioni, che, unendo economicamente tutte le forze che contribuiscono alla ricchezza nazionale, assicura la pace sociale. In questi due campi, politica ed economia, ha agito il comunismo, finalizzando e portando a compimento l’opera di distruzione avviata con la rivoluzione francese. L’attacco alla prima delle tre Autorità, quella religiosa, è andato quasi interamente a segno grazie all’azione della Massoneria, poiché tra i tanti temi infiltrati nella società moderna da questi due agenti nella sovversione, il laicismo è senz’altro quello che maggiormente contiene ogni sorta di errore. La tattica massonica della difesa del laicismo coincide perfettamente con le istruzioni del comunismo internazionale. Come riporta de Poncins nel suo libro, nel 1958, durante la IVa Conferenza inter-americana della Frammassoneria tenutasi a Santiago del Cile, venne dichiarato che “l’Ordine [massonico] concede il suo aiuto a tutti i suoi membri affinché possano ottenere posti importanti nella vita pubblica delle nazioni”. Attraverso questi posti di rilievo, i frammassoni ebbero l’incarico di instaurare il laicismo in tutti gli ambiti, unendosi ai comunisti nella sovversione dell’ordine sociale in Sud America, allo scopo di creare un terreno favorevole ai loro fini. La consegna fu la seguente: “Intensificare la campagna laicista attraverso i vari partiti politici influenzati. Cercare di placare gli allarmi della Chiesa cattolica contro la Frammassoneria evitando l’azione massonica diretta. Intensificare l’azione destinata a scuotere l’unità dei movimenti operai. La Frammassoneria e il Comunismo perseguono il medesimo scopo in America latina; per questo occorre loro sforzarsi di raggiungere la migliore armonia d’azione possibile, senza che appaia pubblicamente la loro alleanza…”. Vi furono numerosi altri congressi massonici d’ispirazione comunista, ad esempio Il Congresso internazionale per la fraternità universale tenutosi a Montevideo, sempre nel 1958, durante la Settimana Santa (sic), “per far servire gli scopi massonici di fraternità universale e all’espansione del comunismo internazionale”. Questo congresso propose di prepararsi alla “lotta per la confraternità umana e la pace del mondo”, — due temi dietro i quali la Frammassoneria e il Comunismo nascondono le loro perverse intenzioni. Questo aspetto, che difatti verrà segnalato numerose volte, dopo Pio XI, dal suo successore, Papa Pio XII, è fondamentale per comprendere adeguatamente l’abisso di regressione preparato per l’uomo da queste forze infernali. Lo spiegherà Meinvielle nel suo splendido libro, ricordando come l’intelligenza progredisca mediante l’abitudine o abito della sapienza, che le fa vedere tutte le cose alla luce della prima Verità, e la volontà, a sua volta, progredisce mediante gli abiti virtuosi che indirizzano l’uomo al Bene. L’uomo moderno (cioè bolscevizzato e massonicizzato) soffre, nella sua intelligenza, per l’errore dell’ateismo (cioè del laicismo) che penetra sempre più profondamente nella sua vita, e soffre nella sua volontà, per le cattive inclinazioni che lo pervertono fin dalla prima età con ogni sorta di deviazioni. La delinquenza, oggi sempre più diffusa tra i giovani, lo dimostra sempre più chiaramente. Ambedue questi agenti del male procurano di attirare le folle con vari inganni, nascondendo i propri disegni dietro idee che in sé sono buone ed attraenti — atteggiamento che tradisce le loro origini serpentine. Sia la Massoneria che il Comunismo, apparentemente, sembrano lavorare per l’uomo, per il suo affrancamento, per la sua evoluzione e per il progresso visto come inevitabile. Così, senza recedere dai loro perversi princìpi, invitano i cattolici a collaborare con loro sul campo così detto umanitario e caritativo. Le idee comuniste si infiltrano in tutti i Paesi grandi e piccoli, colti e meno sviluppati, sicché nessun angolo della terra è libero da esse, penetrando a poco a poco in tutti i ceti delle popolazioni anche migliori, senza che quasi ci si accorga del veleno che sempre più pervade le menti e i cuori. Questo perché i banditori del comunismo sanno approfittare degli antagonismi di razza, delle divisioni od opposizioni di diversi sistemi politici. Ad esempio, vedendo il desiderio di pace che accomuna tutti gli uomini, i capi del comunismo fingono di essere i più zelanti fautori e propagatori del movimento per la pace mondiale. Meinvielle, nel suo saggio, metterà in evidenza tutte queste tattiche comuniste di infiltrazione nel mondo della politica e dell’economia, ma soprattutto in quello delle idee: risiede qui l’importanza della propaganda e dell’influenza ideologica nel diffondere il messaggio comunista, spesso mascherato da lotte per la giustizia sociale. Meinvielle descriverà con maestria in che modo il Comunismo utilizzi la dialettica per creare conflitti tra gruppi sociali e così ottenere il potere, mettendo due gruppi contrapposti uno contro l’altro, ed agitandoli su tematiche ordinariamente di carattere sociale ed umanitario, e non preferibilmente intorno a tematiche politiche, destra contro sinistra (si veda il caso odierno della Palestina). “I fedeli, ecco il monito di Pio XI nella Divini Redemptoris, non si lascino ingannare! Il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con esso da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana”. Ora, il pericolo che la Frammassoneria rappresenta dal punto di vista sociale è che essa ha agito per due secoli, perlomeno in maniera totalmente pervasiva fino alla prima metà del 900, spianando poi la strada al comunismo e, a partire da lì, facendosi sempre più da parte. Se la Massoneria ha sempre operato dietro le quinte, preparando contaminazioni delle idee e del pensiero dei popoli (sfociate poi in sentimenti contro la Chiesa, ribellioni e grandi o piccole rivoluzioni), il Comunismo, a partire soprattutto dalla rivoluzione russa, ha agito allo scoperto, mutando di epoca in epoca il suo aspetto a seconda del periodo. È chiaro però che, secondo l’opinione di ambedue i grandi scrittori, — Meinvielle e de Poncins, — se gli artefici della sovversione mondiale sono diversi proprio perché agiscono con trame e strategie e tattiche differenti, Massoneria e Comunismo hanno un unico obbiettivo: la distruzione del cattolicesimo. Frammassoneria e Comunismo sono i due spiriti della rivoluzione satanica e perseguono l’esaltazione dell’Uomo, perciò la rivolta contro Dio. La Chiesa, al contrario, deve rappresentare l’esaltazione di Dio in ogni suo aspetto e forma. Leone XIII, 1892, in una lettera al popolo italiano, scrisse: “Non si possono conciliare le massime del Vangelo con quelle della Rivoluzione, il Cristo con Belial, la Chiesa di Dio con la Chiesa senza Dio”. Eppure, come documenterà de Poncins nel suo libro del 1969, questo tentativo di conciliazione è stato tentato a più riprese, prima e dopo la Seconda Guerra mondiale, attraverso una campagna insinuante, tenace, persistente, condotta negli ambienti cattolici a favore della Frammassoneria. Le conseguenze di questo tentativo di avvicinamento sono oggi sotto gli occhi di tutti, benché i retroscena di tale avvicinamento siano poco conosciuti a causa della difficoltà di documentarsi bene sull’argomento. Questo avvicinamento, come indicherà de Poncins, venne diretto dal clan progressista, molto influente in Francia, godendo del sostegno tacito o dichiarato di una parte importante del clero, della stampa cattolica e dei prelati che compongono l’assemblea dei Vescovi e Cardinali francesi. Il suo obiettivo dichiarato era quello di ottenere dal Vaticano la revisione o, meglio ancora, l’annullamento delle condanne mosse dai Papi contro la Frammassoneria a partire dal 1738. La campagna si appoggiò sopra delle opere di alcuni scrittori abilmente redatte allo scopo di presentare la Frammassoneria in una luce favorevole al suo successo, beneficiando di mezzi d’informazione e di diffusione incomparabilmente più potenti di quelli di cui dispongono i difensori del Tradizionalismo: giornali, libri, riviste, radio, conferenze; avendo inoltre il tacito appoggio del Potere occulto transnazionale. Il conflitto del 1939-1945 interruppe questi tentativi di negoziazione, i quali nondimeno ripresero con molta più forza dopo la guerra. «Con l’avvento di Giovanni XXIII e le nuove concezioni di ecumenismo, spiega de Poncins, vi fu come una brusca esplosione: una moltitudine di scrittori, storici, filosofi, giornalisti, politici, conferenzieri, operarono ciascuno nel rispettivo campo a favore di una riconciliazione tra la Chiesa cattolica e la Frammassoneria. Si ebbe chiaramente l’impressione di una campagna internazionale metodicamente orchestrata, il cui centro d’impulso era in Francia».
Per chi non ne fosse a conoscenza, ricordiamo che in un periodo di poco precedente, era il 23 maggio 1958, prima che la Chiesa si “aprisse al dialogo” (il quale non ha mai portato, ci sembra, a nulla di buono), ancora vivente Pio XII, il grande Papa, rivolgendosi alla VII Settimana di adeguamento pastorale, non aveva interrotto l’insegnamento dei suoi predecessori e indicava, quali radici dell’apostasia moderna: l’ateismo scientifico, il materialismo dialettico, il razionalismo, l’illuminismo, il laicismo e la Frammassoneria, madre comune a tutte loro. E il Papa Pio XI, ancora nella Divini Redemptoris, in qualità di pastore comune, concludeva domandandosi cosa bisognasse fare per difendere Cristo e la civiltà cristiana contro questo pernicioso nemico. Il male che si deve combattere era, per il Papa, considerato anzitutto nella sua prima sorgente, “un male di natura spirituale”, ed è da questa sorgente che sgorgano, per una logica diabolica, tutte le mostruosità del comunismo. Don Meinvielle, riprendendo gli insegnamenti di Pio XI, ci ricorda che l’uomo è chiamato ad una vocazione di vita cristiana, ma allorquando si impegna a stravolgere radicalmente il messaggio evangelico che lo interpella, e preferisce abbracciare la causa del Principe di questo mondo, Dio, a sua volta, permette la corruzione della storia profana poiché essa non ha in sé stessa la ragione della Storia. L’uomo, per Pio XI e per don Meinvielle è chiamato innanzitutto alla contemplazione di Dio, L’uomo può e deve dedicarsi a compiti materiali che gli assicurino un benessere quaggiù, ma non innanzitutto. L’uomo è homo sapiens e non propriamente homo faber. Il comunismo, pretendendo di creare un “uomo totale”, “nuovo”, pretende di infondere un nuovo spirito all’umanità. Questo spirito, non provenendo da Dio, proviene dal nemico di Dio, dal Principe di questo mondo. Pertanto, nell’instaurazione del comunismo si combatte propriamente ed innanzitutto una lotta tra lo Spirito di Dio e gli spiriti maligni che cercano di perdere l’uomo. A questa tragedia non esiste che un’unica ed adeguata soluzione che ponga rimedio alla caduta dell’uomo e dei popoli dentro il comunismo. Il rimedio completo e adeguato, per come indicato da questi due campioni della verità, — Pio XI e don Meinvielle — è la vita cristiana nella sua pienezza, nell’ordine privato come nel pubblico, quel “cercate prima il regno di Dio” che non è una parola vuota del Signore, me è una legge per i popoli, è una legge della Storia, è una soluzione tanto per i popoli quanto per la Storia, i quali, caduti negli abissi della degradazione, troveranno il loro rimedio soltanto nella Parola del Signore. Una sana ripresa di prosperità economica, politica e religiosa soprattutto, — i tre ambiti di aggressione massonico-comunista indicati sopra, — deve essere ricostituita secondo i veri princìpi di un sano corporativismo che rispetti la debita gerarchia sociale ispirandosi al principio del bene comune della società. Le rivolte sindacali, le agitazioni del mondo del lavoro non solo favoriscono l’avanzamento del comunismo, ma sono da questo generate, alimentate e provocate per uno scopo occulto: la distruzione del tessuto sociale. Essi sostengono di battersi per il progresso ed il benessere dell’uomo, mentre invece lavorano per il fine contrario, la nostra totale perdizione, sia umanamente che, soprattutto, spiritualmente parlando, accompagnandosi il nostro progresso materiale ad un arretramento morale verso l’ateismo sempre più generalizzato. È proprio attraverso la disarmonia delle forze sociali che opera ed avanza il Comunismo, soprattutto per favorire la lotta tra lo Spirito di Dio e gli spiriti maligni che cercano di perdere l’uomo e con esso l’intera società. Società e Spiritualità è difatti un tutt’uno, il campo di scontro è unico come l’uomo è composto di carne e spirito. Per questo, se si vuole frenare l’avanzata comunista e sanare l’attuale società inferma è necessario ripristinare all’unisono, in modo efficace, queste tre autorità (Religiosa, Politica ed Economica in senso corporativo). «Non è possibile il funzionamento di una di esse — scrive Meinvielle — senza il funzionamento armonico delle altre. Non v’è pace e ordine sul piano dei rapporti di lavoro senza pace e ordine sul piano dello Stato, così come non può esservi pace e ordine nello Stato e nella vita senza la pace e l’ordine degli spiriti, che solo la Chiesa assicura». La missione più genuina e principale del potere pubblico e civile consisterebbe per l’appunto nel promuovere efficacemente l’armonia delle corporazioni e la coordinazione di tutte le forze sociali al fine del bene comune. È quanto i grandi Papi, tra l’800 e il ‘900, hanno incessantemente richiesto, rimanendo inascoltati. Nella esposizione di Meinvielle risulterà dunque evidente che l’uomo, dal Rinascimento in avanti, vada regredendo. Il mito del progresso, sostenuto dal Comunismo e dalla Massoneria come principio ineluttabile e speranza per i popoli, è una menzogna satanica. I popoli, lungi dal prosperare, camminano verso la loro rovina. Logos significa Parola. Ed il mondo d’oggi, soprattutto il mondo che un tempo era cristiano e ora non lo è più, ha bisogno del soffio “della Parola (Logos)” che lo risollevi e gli dia nuova vita. Proprio perché mentre il comunismo impoverisce la persona umana in tutto, capovolgendo i termini della relazione dell’uomo e della società, la ragione e la Rivelazione la elevano in alto! Conservando questa speranza di elevazione — la quale anima sempre, da cima a fondo, tutte le encicliche dei Papi — anche Meinvielle termina il suo studio contro il comunismo ritenendo non peregrino il pensare che i popoli, una volta purificati mediante il flagello comunista, visto come uno strumento delle vendette di Dio, cammineranno finalmente verso un’Epifania di grande Cristianità, quella che san Paolo chiama “pienezza dei popoli gentili”, che dovrà consistere in una fioritura culturale del Vangelo in tutti i popoli. Pio XII, dice Meinvielle, ebbe il lucido presentimento che il messaggio che egli irradiava al mondo mediante le sue ammirevoli allocuzioni non sarebbe risultato sterile un giorno. Da tutte traspariva un fulgido ottimismo. Il Pontefice manifestò questo messaggio di speranza ai giovani cattolici riuniti a Roma il 19 marzo 1958, pochi mesi prima di morire. È difficile prevedere in che modo, dallo stato attuale dell’umanità, si giungerà a questa Pax Christiana, a questa fiorente Cristianità che si avvicina; se ciò avverrà attraverso una lenta risalita, o, il che è più probabile, mediante uno stato di criticità che riassorba, in un evento planetario, i cinque secoli di apostasia della città cattolica, la cui accelerazione giunge ormai al suo epilogo. Quel che sappiamo, e lo sappiamo per quotidiana esperienza, è che la vita del cristiano è una vita di combattimento e di sacrificio; per addestrarlo alla lotta non esiste scuola migliore che quella di Maria addolorata, la quale sarà la nostra guida — e lo sarà sempre di più — per i tempi avvenire, attraverso le tenebre che ci attendono, prima del trionfo finale. Ci piace terminare, in tal senso, con le belle parole prese nuovamente dalla Divini Redemptoris, attraverso le quali Pio XI elogiò il grande contributo che a tale rinnovamento può rendere la stampa cattolica. Essa può e deve dapprima, in vari e attraenti modi, far sempre meglio conoscere la dottrina sociale, informare con esattezza ma anche con la debita ampiezza sull’attività dei nemici, riferire sui mezzi di combattere che si sono mostrati i più efficaci in varie regioni, proporre utili suggerimenti e mettere in guardia contro le astuzie e gli inganni coi quali i comunisti procurano, e sono già riusciti, ad attrarre a sé uomini in buona fede. Queste le parole del papa. Sia l’opera di don Meinvielle che quella di Léon de Poncins fanno esattamente quanto richiesto: fanno conoscere la dottrina sociale, informano sull’attività dei nemici e riferiscono intorno ai mezzi per poter combattere. E per tale ragione vi abbiamo prestato, con gioia ed entusiasmo, il nostro piccolo lavoro di cura editoriale. In vista del Santo Natale 2025, approfittiamo dell’occasione per augurare ai nostri lettori un buon riposo e una ripresa, con forza e coraggio, delle attività di lavoro e studio per il nuovo anno 2026. Siano lodati Gesù e Maria. Edizioni EFFEDIEFFE

(Il Comunismo, 172 pp., 145x210) 15,30 euro 18,00 euro
(sconto speciale per i lettori EFFEDIEFFE fino al 29 dicembre)

(Il Mistero di Cristo, 176 pp., 130x195) 14,40 euro 17,00 euro
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(Cristianesimo e Frammassoneria, 344 pp., 140x210) 19,50 euro 23,00 euro
(sconto speciale per i lettori EFFEDIEFFE fino al 29 dicembre)
(La Pienezza di Cristo, 244 pp., 130x195) 15,30 euro 18,00 euro
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