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Putin: rispetto la protesta. Insulti a Medvedev sul web
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Alla faccia dello Zar: Putin non reprime le proteste

Sabato sera, mentre decine di migliaia - secondo la polizia, 25 mila, secondo gli organizzatori, 80-90 mila - russi erano in piazza a Mosca a protestare, il portavoce del premier russo, Dmitry Peskov, faceva sapere che «il governo russo non ha ancora delineato la sua posizione». In effetti, non era facile: mai il governo russo era stato contestato in modo così massiccio e categorico da una coalizione così eterogenea di forze politiche. Vladimir Putin - le cui dimissioni sono state chieste dalla piazza, anche in modi piuttosto espliciti - ci ha pensato fino al mattino dopo, prima di comunicare che «noi rispettiamo il punto di vista di chi protesta, ascoltiamo quello che hanno da dire e continueremo a farlo».

Il premier però non ha mancato di ribadire che le proteste «democratiche» di sabato (manifestazioni più o meno numerose si sono tenute ieri in almeno 50 città russe, senza contare le proteste dei russi all’estero in tutte le maggiori capitali del mondo) erano dettate dallo «scontento per i risultati ufficiali delle elezioni», come a dire che non ci saranno altri risultati se non quelli già pubblicati. Comunque ai russi viene riconfermato «il diritto a esprimere il loro punto di vista, di protesta o di sostegno».

Chi (pochi) si aspettava un’apertura al dialogo è rimasto deluso, ma mai come dal commento di Dmitry Medvedev. Il presidente russo ha scelto di affidare il suo pensiero a Facebook, dove ha informato i suoi seguaci di non condividere «né gli slogan, né le dichiarazioni» fatte dal palco della piazza Bolotnaya. Ha anche ricordato di aver «dato disposizione» di verificare tutte le segnalazioni di brogli, ma migliaia di utenti infuriati hanno riempito la bacheca dell’inquilino del Cremlino di insulti. «Lei non convidive lo slogan “Per elezioni oneste”? Se ne vada», era il tipico post, alternato a insulti («ladri», «truffatori», «criminali»), ironie sferzanti e consigli piuttosto rudi sulle attività alle quali Medvedev dovrebbe dedicarsi immediatamente, appena lasciata la presidenza. Molti utenti hanno postato sulla bacheca del presidente link ai filmati con i brogli elettorali (che lui aveva detto di aver visionato senza trovarli troppo convincenti). E i più caustici hanno consolato il presidente: «Ci rendiamo conto che lei non può dire quello che pensa...».

Un’altra esplosione di scontento, mentre ieri nelle trasmissioni domenicali le tv nazionali sono tornate a parlare delle proteste, anche se in toni più freddi, dopo aver rotto sabato (si dice, su ordine di Medvedev) il veto della censura. Resta l’attesa per le prossime mosse dell’opposizione. Una nuova manifestazione è stata indetta per il 24 dicembre, in attesa che il Cremlino risponda alle richieste di nuove elezioni. Intanto sono cominciati i preparativi per le elezioni presidenziali di marzo. Il primo candidato a farsi avanti è stato Vladimir Putin, che sta già mettendo in piedi una campagna elettorale che si annuncia ancora più aggressiva e populista del solito.

Sabato il congresso di Russia Giusta - la formazione-sorpresa del voto di domenica 4 dicembre - ha candidato al Cremlino l’ex putiniano ed ex presidente del Senato Serghey Mironov. E ieri a raccogliere le firme per candidarsi è stato Eduard Limonov, il famoso scrittore tornato in patria dai salotti francesi per fare il rivoluzionario.

Fonte >  Stampa.it



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