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E meno male che sono prof
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Gli errori del Governo Monti

Tecnici, professori, illuminati. Continuate pure a chiamarli come preferite, ma la verità è che i componenti del governo Monti hanno collezionato così tanti strafalcioni, gaffe e dietrofront che a confronto una classe di somari è un portento.

Per carità, la critica è benevola, ché passare dalle cattedre bocconiane al timone di un Paese il salto non è corto. Ma spesso si è rivelato un salto della quaglia (in termini di proposte). Per non parlare poi degli svarioni in cui sono incappati i ministri. L'ultimo è quello dell'esenzione dai ticket per i disoccupati.

Nel ddl di riforma del lavoro viene cancellata l'esenzione per gli esami diagnostici e altre prestazioni specialistiche in favore dei disoccupati. Si alza un polverone mediatico ed ecco che il ministero del Lavoro si premura di spiegare l'errore: "E'stato solo un refuso". Ci sono alcuni esami di abilitazione professionale in cui basta un refuso per essere bocciati, ma poco importa. Così come non importa se a qualche disoccupato sia venuto un colpo all'apprendere la notizia. Quel che conta è il sollievo posteriore allo scherzetto.

E che dire dello svarione linguistico che prese alla sprovvista il ministero dell'Istruzione? "Dalla pecora al pecorino, tracciabilità e rintracciabilità di filiera nel settore lattiero caseario toscano". Recitava così un bando per un assegno di ricerca dell'Università di Firenze pubblicato sul sito del Miur. Che tradotto in inglese diventava: "From sheep to Doggy Style, traceability of milk chain in Tuscany". Peccato che "Doggy style" non c'entrasse nulla con uno dei formaggi più diffusi in Italia, ma fosse un modo di chiamare una posizione sessuale.

Passando a cose più serie e più tecniche, ci sono state poi le falle contenute nella riforma del lavoro e sull'Imu. Qualche settimana fa è stato il centro studi dei consulenti del lavoro a fare il punto sulla norma che trasforma alcuni contratti di aziende con partite Iva in lavoro subordinato in regime di monocommittenza, sei mesi di lavoro in un anno e postazione dentro l’azienda. Bastano due requisiti per la "parasubordinazione" del rapporto. Secondo i consulenti del lavoro, la correzione del governo conteneva il rischio di far perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro.

C’è stata poi la "falla" scorta da Confindustria nel testo della riforma del lavoro, cioè la scomparsa delle tipizzazioni (ossia l’individuazione dei casi in cui il comportamento del lavoratore può dare luogo a una sanzione conservativa e non a un licenziamento).

E sull'Imu? Qui c'è stata una grande baraonda. La nuova imposta comunale è finita sabato sotto la lente di ingrandimento della Corte dei conti. Che ha ravvisato nella mancata riproposizione dell’abbattimento dell’aliquota Imu nei confronti di possessori di alloggi concessi in locazione una riduzione della convenienza alla regolarizzazione dei rapporti locativi". Insomma, meglio gli affitti in nero che la regolarizzazione. E sempre sull'Imu, la mancanza di indicazioni precise sulle modalità del pagamento indussero i Caf (Centri di assistenza fiscale) a scrivere al governo invitando a rinviare la tassa, pena il caos.

E se ci spostiamo poi sui dietrofront, ecco che il governo Monti potrebbe vincere l'Oscar. La tassa sulle borse studio dei medici? Ritirata. Quella su alcolici e birra? Ritrattata. Articolo 18 per i licenziamenti illegittimi per motivi economici? Tolti e poi ripristinati. Aumento dell'aliquota delle accise di benzina fino a 5 centesimi? Abolita. Tassa di 2 centesimi sugli sms? Abortita. Gratuità dei conti correnti per i pensionati che percepiscono fino a 1.500 euro al mese? Procrastinata. Liberalizzazioni di taxi e farmacie? Emendate.

E come non mettere nel calderone delle gaffe del governo le lacrime della Fornero, lo "sfigato" di Michel Martone indirizzato a chi, a 28 anni, non è ancora laureato, la monotonia del posto fisso sentenziata da Monti, i "mammoni" del ministro dell'Interno, AnnaMaria Cancellieri e le dichiarazioni del sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, sugli esodati, prontamente smentite dall'esecutivo?

Insomma, ora che i professori hanno lasciato i banchi di scuola e si sono seduti sugli scranni di governo si trovano a fare i conti con voti, pagelle e correzioni. E forse hanno capito che diventare di colpo alunni, seppur in una situazione di comando, non è proprio una cosa semplice...

Fonte >  Giornale.it



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