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La «profezia» di Prezzolini
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Lo scorso mese è comparsa la notizia del lavoro del claretiano padre Angel Pardilla, pubblicato nel 2007 dalla casa editrice Rogate di Roma, relativo ad uno studio storico-sociologico e teologico che comprende un arco temporale che va dal 1965 al 2005 e riguarda tutte le forme religiose esistenti nella Chiesa: i canonici regolari, i monaci, i cosiddetti ordini mendicanti, i chierici regolari, le congregazioni religiose clericali e laicali e gli istituti di vita apostolica; ne scrive anche un valido articolo, segnalatomi da un amico, dal titolo «Religiosi e post-concilio» (1).

Lo studio è estremamente interessante perché consente un volta di più, casomai ce ne fosse stato di bisogno, di dire con chiarezza cosa è successo dopo il Concilio Vaticano II.

Dalla ricerca emerge che su 205 istituti analizzati nel 1965 i religiosi in totale erano 329.799. Quarant’anni dopo la chiusura del Concilio ne restavano 214.903. Sono 114.896 in meno, cioè circa il 30% in meno.

 

Ed ecco i numeri di alcuni dei più gloriosi ordini religiosi:

 

Ordine religioso

Membri nel 1965

Membri nel 2005

Differenza

Gesuiti

36.038

19.685

- 45%

Salesiani

22.042

16.645

- 24%

Frati Minori

27.009

15.794

- 41%

Cappuccini

15.838

11.229

- 29%

Benedettini

12.070

  7.798

- 35%

 
Questi sono fatti, realtà che - se fossimo in una condizione di normalità - farebbe sì che gran parte di vescovi e cardinali, teologi, prelati di varia foggia, natura e taglia, per lo più oversize, sarebbero presi a calci nel deretano dai fedeli e obbligati per il resto dei loro giorni a digiuni, penitenze, preghiere di riparazione e, perche no, un bel po’ di lavoro coatto nei campi.

 

Invece con la protervia che li caratterizza da sempre, i neomodernisti che hanno occupato la Chiesa, si impadroniscono delle Curie di ogni latitudine, amministrano beni e prebende, promuovono i loro affiliati e seminano nella Chiesa le medesime infezioni dottrinali che hanno inevitabilmente sfibrato ed annichilito le denominazioni protestanti.

 

E mica che qualcuno di loro si ponga la fatidica ed elementare domanda post hoc ergo propter hoc?

Macchè, sarebbe troppo semplice per dei cervelloni come quelli! Scherziamo? Ti guarderebbero con quell’aria di supponenza che li contraddistingue, esibirebbero quello sguardo severo e saccente, la pelle diafana e sudaticcia di chi si è sfessato sugli autoerotismi intellettuali da metodo antropologico-trascendentale applicato alla ricerca teologica.

 

No, la colpa è di un imponderabile, improponibile serie di cause e concause di natura sociologica, antropologica, etnologica, storica, culturale, di cui noi miseri mortali e semplici Christifideles non possiamo cogliere l’intreccio e le difficoltà. Scherziamo?

 

Ti direbbero, anzi ti dicono, che se non ci fosse stata la «riforma conciliare» e soprattutto se non ci fossero loro, la Chiesa sarebbe addirittura scomparsa: insomma siamo noi rozzi, arretrati, ostinati, ottusi, arcaici, e sorpassati. Saremmo noi, che restiamo ostinatamente attaccati alle Verità di Fede di sempre, la causa di ogni male! E’ l’«aggiornamento» che sarebbe andato troppo a rilento!

 

Siccome non c’è controprova, loro si autoassolvono e neppure accettano di confrontarsi con la realtà. Loro sono la profezia, perbacco! Una profezia, ad esempio, come quel vicepresidente della Conferenza Episcopale Svizzera, che ha detto apertamente ai fedeli di amare una donna e di aspettare un figlio da lei. O Rembert Weakland, ex arcivescovo di Milwaukee sostenitore delle unioni gay, che confessò dal pulpito di avere avuto vent’anni prima una relazione con un seminarista o quell’altro vescovo di una diocesi sud-americana, che non si faceva mancare nulla, ma proprio nulla, tra cui cinque amanti. E non continuo per amor di carità!

 

Ma i peccati della carne sono nulla rispetto all’infezione dottrinale che costoro non solo seminano nei seminari (scusate il bisticcio), ma propagano tra la gente comune. E non è tanto l’ambito morale della dottrina ad essere principalmente in questione, quanto quello teologico.

 

Il grave problema è poi quello della mancanza di umiltà: di fronte alla catastrofe ben pochi hanno il coraggio di battersi il petto e di recitare il mea culpa e pochissimi quelli che, non condividendo l’andazzo, hanno il coraggio di alzare forte la voce. Prevale, continua a prevalere, quell’insopportabile retorica, che identifica la Chiesa col Concilio Vaticano II. Tutto ciò che vi è stato prima è implicitamente abrogato: lex posterior derogat priori.

 

L’ottimismo «giovanneo» è divenuta la malattia infantile della Chiesa ed ha preso il posto della virtù della Speranza. Il coro degli Hosanna all’«evento conciliare» risuona, sempre più irreale, da quarant’anni a questa parte in una sorta di ecclesiale mantra ipnotico.

 

Sia chiaro: non siamo così ingenui da negare che i cambiamenti culturali degli ultimi decenni sono stati tali che anche ad essi è ascrivibile la crisi che la Chiesa sta attraversando, ma neppure cosi ciechi e stolti da non riconoscere nell’ambiguo approccio dottrinale sviluppatosi a seguito del Vaticano II il cavallo di Troia che ha dissolto prima di tutto intra moenia i presìdii contro il dilagare dell’eresia e del secolarismo.

 

Se, invece che narcisisticamente specchiarsi nell’autocontemplazione del proprio essere, i profeti del dialogo col Mondo avessero davvero iniziato a confrontarsi con esso, avrebbero da subito raccolto ad esempio la profezia di un «gran sacerdote» del pensiero laico, conservatore ed anticonformista, come solo certi laici conservatori sanno essere: Giuseppe Prezzolini.

 

All’indomani della chiusura dell’assise conciliare uscì un’edizione speciale dell’Osservatore della Domenica (una sorta di periodico settimanale illustrato de l’Osservatore Romano) ad essa dedicata. A pagina 176 delle 266 pagine della pubblicazione comparve, tra le molte dichiarazioni rilasciate a commento di ciò che con enfasi il periodico chiamava «Il Concilio dell’aggiornamento e dell’ecumenismo», quella appunto del pensatore di Lugano, che, senza scomodare lo Spirito Santo, né alcun carisma profetico, ma semplicemente e freddamente usando la via ordinaria della ragione, così scriveva:

«Mi ha colpito di più la dichiarazione sulla libertà religiosa. Di fronte a questo capovolgimento della dottrina cattolica, il resto mi è parso bazzecola. Credevo ci fosse un numero maggiore di prelati disposti a dare 5 in condotta a tutti i santi, da Agostino, a Domenico, che hanno combattuto, imprigionato, torturato, sterminato eretici. Oggi, con la libertà di coscienza, devono abbracciarli. E poi non era stata, questa libertà di coscienza, esplicitamente condannata dal Papa Gregorio XVI, che citava per lappunto SantAgostino (‘quae peior mors animae, quam libertas erroris?’)… Il Papa la definiva sentenza erronea, anzi, meglio, un delirio. E se un Papa si sbagliò, parlando ex cathedra, si potranno sbagliare altri Papi. Credo che  i reverendi padri abbiano pensato di diventar popolari presso le masse. Ma no: esse vogliono pane e divertimenti, domandano di essere istruite e non di istruirsi, sono disposte ad accettare qualunque dottrina che abbia autorità. La libertà fu il sogno di una classe scelta che sceglieva con quella il tormento della ricerca. Le masse non sanno che cosa sia questo tormento. Forse la Chiesa sarà salvata da preti ignoranti, ma pieni di Fede, da santi che obbediscono senza discutere, da uomini buoni che fanno la carità senza pubblicare opuscoli. Il Concilio ha corrisposto alle mie aspettative, perché ero pessimista. Linfluenza del Concilio è stata grande, grande il suo buon successo. Ma dubito che si possa giudicare dagli effetti prima che sia passato un secolo o due. Può darsi che esso segni la data di un rinnovamento della Chiesa e può darsi che segni il principio della diluizione del Cristianesimo in un sincretismo vago. In ogni modo la sua sfera dazione è ristretta allOccidente; ha segnato la sua preminenza fra le Chiese cristiane di quella di Roma. Ma non cè nessuna possibilità che sia per modificare le chiese di altri Paesi neri o gialli. Islam, Buddismo, Confucianesimo, andranno avanti per loro conto. Il curioso è che i reverendi padri non si sono accorti che la vittoria del Cattolicesimo sulle altre sette religiose fu dovuta alla preminenza in esso dellautorità: è questa che ha permesso ai cattolici di progredire e di avere radici più salde. Le chiese protestanti hanno, prima del Concilio, proclamato la libertà di coscienza; e cosè avvenuto? Hanno creato lindifferentismo. Una volta che si fa entrare in casa la ragione, questa divora tutto: dogmi, storia, miti, costumi».

 

Serve altro? Non credo. Si sollecita Chi sta in «alto» a perseverare fino in fondo in un ravvedimento operoso.

 

Domenico Savino


 
1)
Confronta http://paratisemper.blogspot.com/2009/12/religiosi-e-post-concilio-diamo-i.html#more)



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