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Sacra Scrittura e uomo totale
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Una piccola riflessione in merito ad alcuni possibili fraintendimenti, che possano sorgere a seguito di alcuni commenti ad articoli precedenti, dedicata ai cattolici che vogliano davvero conoscere la verità delle cose, scevri da pregiudizievoli prese di posizioni volte a giustificare più l’accomodamento del proprio abito alle passioni, che il completo dominio sulle stesse; dominio di libertà, che sorge solo dalla conoscenza amorosa del Vero.

Il cristianesimo è una religione fisica; anzi è l’unica religione fisica. Anche per questo è l’unica vera e rivelata. Perfettamente conforme alle esigenze dell’uomo, capace di soddisfarne le più intime necessità e petizioni.

Quando si dice che la Sacra Scrittura consideri l’uomo nella sua unità e nella sua totalità, è cosa perfettamente vera. Siamo lontani dai deliri gnostici di sapore misterico, fondati sulla preesistenza di entità spirituali o scintille del divino incarnate nella prigionia schiavizzante del corpo. La materia non è una realtà da cui fuggire o da condannare né tanto meno un’illusione quasi ipnotica capace di stordire la conoscenza profonda della propria autoconsapevolezza. Dio vide che era cosa buona.

Tale chiosa proposta dall’autore sacro ad ogni incedere del racconto cosmologico ci lascia intendere perfettamente questa verità. Dio creò il cielo e la terra: le realtà fisiche e quelle spirituali, benché sul perfetto confine da questo mondo e l’altro si possa approfondire molto, non è questo il luogo ed il momento.Torniamo al testo sacro.

L’uomo è creato vertice della creazione materiale, in armonia perfettamente equilibrata tra le proprie facoltà interiori e le sue potenze esteriori. Prima del peccato, la Signoria dell’Altissimo infonde all’uomo il dono di una incontrastata regalità, nell’ambito della propria dimensione creaturale. L’Archetipo Divino da cui prende le mosse l’invenzione dell’essere umano, pur essendo semplicissimo in Dio, è una realtà complessa per noi. L’uomo, fatto ad immagine della Perfezione divina, riflette in sé la capacità misteriosa della Vita Trinitaria, dotato della capacità di conoscere, pensare, esprimere, comunicare, relazionare ed ancora di amare.

L’atto della infusione dell’anima da parte dell’Onnipotente, tale da rendere l’uomo, plasmato dal fango, essere vivente, indica chiaramente che il processo creativo della persona umana - senza alcuno sforzo per Dio, tanto da essere sufficiente una sua Parola - è una realtà complessa: l’uomo vive appunto della materia e dello spirito. Cielo e terra nel cuore e nel corpo della persona umana.

La visione totalizzante che emerge da questo quadro descrittivo (che è quello di Genesi) ci svela appunto una totale integrità dell’individuo. Supporre l’intervento di altre forze (quasi demiurgiche) che collaborino con l’Altissimo nella perfetta definizione del suo volere, che per perfezione divina coincide con il suo operare, è miopia spirituale, incapacità di porsi nella prospettiva pantrocratica di Colui che tutto può istantaneamente e senza difficoltà alcuna.

I Padri della Chiesa riprenderanno questa visione antropologica (si legga su tutti, per esempio, San Greogorio di Nissa, fratello di San Basilio), e lo stesso San Tommaso ne confermerà la bontà con la logica ferrea del suo ragionamento.

La fonte di ispirazione comune non è soltanto Genesi, ma anche la ricchezza imperscrutabile dell’Apostolo delle genti, che in molte sue lettere, parlando dell’escatologia cristiana svelerà il destino eterno dell’uomo.

In mezzo a questi momenti scritturali si colloca l’evento per eccellenza che tutto sublima e a tutto dona senso e significato, Logos eterno di ogni cosa: la resurrezione di Gesù. I primi cristiani erano perfettamente consapevoli che il fatto della resurrezione era tale da adombrare qualunque costruzione dottrinale gnostica, da proporre una verità nuova e rivoluzionaria, che tenesse conto dell’uomo, così com’è.

In questo mistero passa un’idea forte: il corpo dell’uomo - proprio questo corpo dirà San Paolo (non un altro, quindi! Non invenzione reincarnazioniste, fondate su improponibili forzature interpretative della Bibbia) è chiamato ad assurgere ad una divinizzazione totale, a divenire pneumatico, come ricorda ancora l’Apostolo.

La realtà dell’uomo sarà totalizzante e totale nel mondo che verrà e la vita eterna sarà Dio, tutto in tutti, ma anche in relazione al creato, che diverrà nuovo cielo e nuova terra. Saranno fatte nuove tutte le cose. Dimenticare la fisicità eterna della propria immortalità è rachitismo cattolico, improponibile spiritualismo, di gnostica memoria.

Gesù soffrì nella carne e patì e morì e fu sepolto. Uomo totale nel dolore; uomo vero, anche se Divino eterno ed invincibile. Destino identico, fatta salva l’unione ipostatica, spetta all’uomo. Il Cielo primizia della pienezza totale, alla quale aspira tutto l’essere umano.

Tutto quanto detto ha ricadute notevoli nella stessa vita spirituale del cristianesimo. Il Santissimo Sacramento dell’Altare, vertice dell’incontro con il Dio vivo, è perfettamente consono alla totalizzante visione dell’uomo: Gesù lo conferma. Per questo si fa vero cibo e vera bevanda e dona se stesso, il suo Corpo ed il suo Sangue, utilizzando il pane ed il vino, alimenti veri, non sublimati o misterici né frutto di alchemiche pozioni magiche.

La semplicità di questa verità è soltanto eguagliata dalla profondità estrema di tale Mistero: Dio infinito, eterno, immortale, onnipotente, che si dona come pasto e nutrimento fisico-spirituale.

In quest’ottica sono da comprendere le incredibili storie di mistici e mistiche medievali capaci di sostentarsi con il solo Santissimo Corpo del Signore. Il digiuno e le pratiche ascetiche non sono quindi oscurantista condanna di una materia che non è mai peccato in sé, ma superamento della corruzione del male spirituale invasore della creazione, che ha ripercussioni cosmiche anche nel mondo della natura.

In Dio infatti il piano della creazione era certamente libero da ogni commistione con il male, essendo questo soltanto una opzione possibile nella creatura, che si rivolta contro il Creatore, utilizzando in maniera distorta del bene ricevuto, privo pertanto di un proprio autentico status ontologico. Tutto quel che Dio ha creato è buono, tuttavia, con le conseguenze del peccato, l’ingresso del male nel mondo ha alterato la stessa dimensione della creazione, lasciandola orfana del suo senso più profondo e sottoponendola ad una corruzione non voluta, ma soltanto permessa dall’Altissimo, e soprattutto ha oscurato e distorto le capacità dell’essere umano, donategli dal Creatore, in relazione al creato e a Dio stesso.

L’uomo non possiede un’idea precisa di come fosse la creazione prima del peccato, proprio perché non ne percepisce che il transuente incedere dell’attuale precarietà. Sa però che Cristo è potenza e sapienza di Dio ed in vista di Lui e per mezzo di Lui, tutto fu fatto. Quindi Gesù è l’uomo cosmico che misteriosamente racchiude in sé anche la pienezza del creato, oltre a quella della Divinità.

La vocazione dell’uomo diviene quindi più chiara: aderire a Cristo, dimorando in Lui e facendo si che Egli viva in sé, per riappropriarsi della dimensione autentica della sua chiamata originale, rinnovata nell’Incarnazione.

Per questo motivo diviene imprescindibile il sostentamento che si opera attraverso il Divino Sacramento: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha in sé la vita ed io lo resusciterò nell’ultimo giorno»; «Chi mangia di me, vivrà per me».

Fondamentale per il cristiano è dunque attingere a questa linfa vitale spirituale e fisica che ci viene effusa in sovrabbondanza nella Santissima Eucaristia.

Comprendere l’assoluta necessità di questo momento è il primo atto vero di umiltà: «Senza di me non potete fare nulla». Soltanto in Gesù, l’uomo totale si comprende e si conosce davvero per quel che realmente è, senza lasciare vuoti o spazi esistenziali, libero accesso all’operato del nemico.
   
Stefano Maria Chiari



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