«Verso la post-democrazia»
13 Novembre 2008
Storico, sociologo e demografo francese, Emmanuel Todd è uno dei più lucidi e profetici pensatori europei contemporanei. Quando parla o scrive, è bene fare attenzione.
Il suo saggio del lontano 1976, «Il Crollo finale», preconizzò la ineluttabile dissoluzione dell’impero sovietico, che allora pareva granitico. Nel 1998, uscì il suo «L’illusion economique», che aveva come sottotolo «Saggio sulla stagnazione delle società sviluppate». Sua è la prima segnalazione della «frattura sociale» nelle società europee. Poco dopo, ecco il suo «Dopo l’impero» (Après l’empire), ossia «Saggio sulla decomposizione del potere americano».
Ora, a firma di Emmanuel Todd, esce «Après la democratie». Dove con l’occhio alla società francese - ma la sua analisi si attaglia alla perfezione a quella italiana - analizza una «democrazia» terminale, caratterizzata dal vuoto educativo e religioso, dall’acciecamento dei drigenti politici, dalla perversione del liberismo totale da essi abbracciato; dove segnala la possibilità di una nuova lotta di classe. E dove indica, come speranza per un futuro post-democratico (ma non antidemocratico), segnala e spera in un «protezionismo europeo», in una Fortezza Europa come quella sognata da De Gaulle.
Riporto qui l’intervista che a Todd ha fatto Nice Matin
(1):
Con Barack Obama, la democrazia, che lei dà per morente, ha avuto il suo trionfo...
«
Si assiste a un fenomeno dove la cosa più importante è la designazione del candidato da parte delle sfere superiori della società e la presentazione di un programma economico minimo, accettabile dal popolo. Molto chiaramente, gli ambienti finanziari e le elites avevano scelto Obama prima che fosse eletto; la sorpresa se mai è stata l’eliminazione del fattore-razzismo, che è tuttavia ancorato strutturalmente e storicamente nella società americana».
Ma come può sostenere che il razzismo è «strutturale» nella democrazia USA? Come possono convivere democrazia e discriminazione rezziale?
«
Lo so, è paradossale. Ma se si osserva la storia degli USA, si constata che il razzismo non è affatto un difettucccio della democrazia bianca; ne è il fondamento. Fin da principio, i coloni inglesi non davano importanza al valore dell’eguaglianza. Ciò che ha permesso di assimilare tanti europei di origini così diverse, è il fatto che il razzismo s’è fissato sugli indiani e sui negri. Oggi, l’America ha cessato di essere democratica nel senso economico del termine. Il razzismo sarà in ribasso, ma la democrazia è malata. Ovvio che l’elezione di Obama sia interpretata come una rigenerazione della democrazia americana; ma Obama ha ricevuto dai ricchi più denaro che McCain. Io ho la sensazione che faccia piuttosto parte di un processo di dislocazione».
Quale democrazia dunque emerge in USA?
«
L’America ritrova un presidente intelligente, capace di affrontare una situazione di disfatta economica; come gestore di un paese in decomposizione. Obama può o “conservare l’impero” e continuare a vivere alle spalle del mondo con un giantesco deficit commerciale, o, se è un grande presidente, cominciare la lunga marcia verso l’equilibrio degli scambi con l’estero, la ricostrzione dell’industria... non sono ottimista: in questa America che ha perso l’abitudine di affrontare i suoi problemi, i fondamentali dell’economia sono catastrofici».
Che cosa pensa di tutti i politici e i governi che sono passati dall’adesione al «tutto mercato» del liberismo all’interventismo di Stato?
«
Non credo a un ritorno allo Stato-provvidenza. La ricapitalizzazione delle banche non è la messa in questione del sistema. Le banche hanno preso gli Stati in ostaggio, e noi con essi! Ciò che colpisce, è lo Stato al servizio delle banche, dei miliardi iniettati senza cambiare minimamente il sistema, i politici che si auto-congratulano, del tutto avulsi dalla realtà. Queste élites non hanno una sola soluzione in direzione egualirtaria e progressista; d’altra parte, la società è oggi del tutto amorfa».
Secondo lei, in Francia la democrazia declina? E da cosa lo vede?
«Metto in prospettiva una lunga evoluzione storica, una situazione economica molto complessa; l’evoluzione ideologica e religiosa dagli anni ’60 in poi. La credenza cattolica che dava struttura al campo politico, la decomosizione di queso campo... No, non è una cosa allegra. Nicolas Sarkozy è emerso in questo contesto, e io cerco di descrivere come in ciò egli è una chiave di comprensione dei problemi della società francese».
Nicolas Sarkozy come «sintomo» della marcescenza della società?
«
Sarkozy è stato l’eletto della paura, grazie alla crisi delle banlieues... E s’è subito piazzato con i suoi amici miliardari, non si sa trattenere. Mai prima un presidente aveva provocato le banlieues allo scopo di recuparere a suo favore i voti del Fronte Nazionale, chiamato dei socialisti nel suo governo, insultato delle persone durante manifestazioni pubbliche, messo in piazza la sua vita privata... Non attacco il personaggio, ma il sintomo. Può permettersi tutto questo perchè è emerso da un sistema privo di credenza collettiva strutturante». (Ciò vale anche per Berlusoni, ndr.)
Ma oggi Sarkozy ha fatto bene, alla prova della crisi mondiale…
«
Non lo credo, ma il punto non è questo. Ciò che abbiamo visto nei primi dieci mesi è la chiave, il vero tema del nostro tempo: vuoto religioso, islamofobia, possibile emergenza di una lotta fra le classi, basso livello di vita dei giovani diplomati, tentazione della destra di strumentalizzare tutte le inquietudini, specie sulla immigrazione... Abbiamo visto la “rispolverata” della Marsigliese (l’inno nazionale) fischiettato dove?, negli stadi di calcio. S’intende che l’opposizione il partito socialista, la sua gerarchia, è ancora più inquietante per il suffragio universale. Si rifiuta di proporre un programma economico di tipo protezionista e ci si comporta come un partito di notabili di fronte a un “popolo basso” incapace di capire» (Come Veltroni, D’alema, Prodi, ndr.)
Insomma, lei dispera della classe politica in toto?
«
Essa non presenta più una scelta chiara sulle questioni economiche - globalizzazione, liberismo, schiacciamento dei salari - e ciò rende ogni elezione sempre più problematica. Siamo in una democrazia di manipolazione dove si creano problemi artificiali e scontri artificiali (proprio come in Italia: nozze gay, eccetera. Ndr.). Per il sistema attuale non vedo altro che tre sbocchi possibili: l’etnicizzazione e il tema regressivo della «identità», tentazione della destra dopo l’implosione del Front National; la perversione del suffragio universale fino alla sua soppressione di fatto (come in Italia, ndr.); oppure, infine, il protezionismo a scala europea. Ma un sistema economico come questo, che angoscia e indebolisce tanto la popolazione, non può durare indefinitamente».
Lei prevede una lotta di classe sotto nuove forme...
«
Non c’è strutturazione collettiva della società; ma si sentre montare una rivolta, senza violenza ma determinata, delle classi medie contro le classi ‘superiori’. La storia si accelera e ci avvicina a questo sbocco. Solo l’1 % superiore della società profitta della ricchezza, in un sistema economico “auto-bloccante”: se tutti i profitti vanno a questa frangia, si rischiano scontri disordinati e derive autoritarie, e il sistema si blocca. Questa è la minaccia che stiamo vivendo».
Lei vede nel protezionismo europeo l’ultima possibilità della democrazia. Può spiegare?
«E’ la sola soluzione possibile su una scala ragionevole; l’economia francese non si può proteggere da sola. La pressione esterna al ribasso dei salari (Cina, Asia...) paralizza la domanda interna. Il protezionismo europeo metterebbe barriere doganali al confine di una spazio di 450 milioni di abitanti per fare cessare la pressione salariale al ribasso, e sfuggire a questa spirale di soffocamento che rende invivibile una democrazia. Descrivo l’incertezza, non la scomparsa di un sistema… E’ una forma di ottimismo. Ma è intollerabile la confusione degli spiriti che associano libero-scambio con la libertà! Io distinguo la mondializzazione - formidabile per la coscienza collettiva, se è avvicinamento alle conoscenze e delle culture - e il suo lato oscuro, la globalizzazione, che ci strangola. Provo a dare una rotta per negoziare con la Germania, nostro partner storico. E Sarkozy è un ostacolo».
Sarkozy? Ce l’ha proprio con Sarko...
«
La sua personalità è un problema: è agitato, dà lezioni...Visto dall’estero, è una sofferenza. Esaspera la classe politica internazionale, soprattutto quelli che sono strategicamente importanti per noi al cuore dell’Europa, fra cui la Germania, e se la coppia franco-tedesca non comunica più, non si può fare nulla».
Ma il suo «dopo la democrazia» non sarà, spero, una uscita dalla democrazia.
«
A condizione di far funzionare l’Europa in modo che divenga lo strumento di una vera regolazione economica, e imponga la preferenza comunitaria (favorendo le merci, e dunque le industrie, europee, ndr.). Essa sarà allora il centro di una nuova forma di democrazia, all’ascolto e nell’interesse delle popolazioni. Ma tutto dipende dall’intensità della crisi economica mondiale. Se peggiora, anche gli Stati Uniti, che sono andati molto avanti nella destrutturazione industruale e nella loro dipendenza dalle importazioni dal mondo, saranno incapaci di dominarla - Obama o no Obama».
1) Jacques Gantiè «Emmanuel Todd: on vit une démocratie de manipulation», Nice Matin, 9 novembre 2008.
Home >
Europa back to top
 |
La
casa editrice EFFEDIEFFE ed il direttore Maurizio Blondet, proprietari
dei contenuti del giornale on-line, diffidano dal riportare su altri siti, blog,
forum, o in qualsiasi altra forma (cartacea, audio, etc.) e attraverso attività di spamming e mailing i
suddetti contenuti, in ciò affidandosi alle leggi che tutelano il
copyright ed i diritti d’autore. Con l’accesso al giornale on-line
riservato ai soli abbonati ogni abuso in questo senso, prima tollerato,
sarà perseguito legalmente anche a nome dei nostri abbonati. Invitiamo inoltre i detentori,a togliere
dai rispettivi archivi i nostri articoli. |
|
Nessun commento per questo articolo
Aggiungi commento