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I Rothschild: una delle “grandi famiglie” che dominano il mondo
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Verso la Rivoluzione Europea del 1848 in Italia e in Francia

Il mecenatismo dei Rothschild

Passata la bufera del 1840, Casa Rothschild tornò a occuparsi dei grandi problemi finanziari e politici, non dimenticando di aumentare il proprio lustro nella società nobiliare di mezza Europa, soprattutto a Parigi, ove James già da molto tempo aveva intrecciato relazioni di amicizia con i grandi artisti dell’epoca e il fior fiore della nobiltà.

Tra gli artisti amici e frequentatori del palazzo Rothschild di Parigi si contavano Gioacchino Rossini, il grande compositore di musica lirica, nato a Pesaro il 29 febbraio 1792 e morto in Francia a Passy il 13 novembre 1868, che era stato definito da Giuseppe Mazzini: “Un Titano di potenza e d’audacia. Il Napoleone d’un’epoca musicale” (Scritti editi e inediti di Giuseppe Mazzini, Milano, Daelli, 1862, vol. IV, Filosofia della musica, p. 96). Il padre di Gioacchino (originario della Romagna) era un fervente sostenitore della Rivoluzione francese, in continuo conflitto con l’autorità del governo pontificio. Gioacchino dal 1824 si trasferì dall’Italia a Parigi.

Giacomo Meyerbeer, il compositore musicale tedesco (1791– 1864), che fu attivo soprattutto in Francia e fece da tramite tra Rossini e i compositori romantici ed era stato un notorio massone (Michael Randel, The Harvard Dictionary of Music, Cambridge/Massachussets, The Belknap Press of Harvard University Press, 2003, p. 334). Giacomo era nato a Tasdorf in Germania da Judah Herz Beer, un ricchissimo industriale ebreo proprietario di svariate raffinerie di zucchero e da Amalia Meyer Wulff, discendente da una dinastia di banchieri e di rabbini. Giacomo operò e visse in Francia dal 1824 alla sua morte (1864). Fu un fedelissimo seguace di Rossini e un feroce nemico di Wagner.

Heinrich Heine, il poeta tedesco (1797–1856), che segnò il periodo di transizione tra il Romanticismo e la Giovane Germania. Nacque da una ricca famiglia di banchieri ebrei, allievo di Hegel e di Schleiermacher nel 1821. Nel 1822 iniziò a pubblicare le sue poesie. Poi nel 1825 abiurò la religione ebraica e si convertì al Protestantesimo. Infine, nel 1832 si trasferì in Francia ove entrò in contatto con i sansimonisti. Nel 1844 fu iniziato alla Massoneria, nella Loggia di Parigi Les Trinosophes (G. E. Lessing – J. G. Herder, Dialoghi per massoni, Milano, Bompiani, 2014, p. 458), entrò in amicizia con Karl Marx sempre a Parigi. Negli ultimi anni di vita si riavvicinò alla religione e morì dicendo: “Dio mi perdonerà, è il suo mestiere”.

Karl Ludwig Borne lo scrittore tedesco (1786– 1837) fortemente politicizzato (il suo vero nome era Loeb Baruch, figlio di Jakob Baruch, appartenente a una ricca famiglia di banchieri ebrei) fondò alcuni giornali politici di orientamento liberale. Nel 1818 si convertì al Luteranesimo e cambiò nome assumendo quello di Ludwig Borne. Dal 1821 si trasferì a Parigi. Fu un gran sostenitore della Rivoluzione francese del luglio 1830, si avvicinò anche al Marxismo, ma entrò in forte polemica con Heine, cui rimproverava l’eccessiva irriverenza verso la religione, anche se era stato iniziato alla Massoneria e il suo fratello di Loggia (Jacob Venedey[1]) tenne l’orazione funebre sulla sua tomba durante il suo funerale.

Egone Conte Corti (La famiglia dei Rothschild, II ed., Proceno di Viterbo, Effedieffe, 2021, p. 360) si sofferma soprattutto su Heine, divenuto feroce nemico del Borne, perché era considerato dalle spie al soldo del Metternich, un rivoluzionario pericoloso e degenerato «mentitore e capace di tradire il suo miglior amico, volubile come una donna, perfido come un serpente, anche se altrettanto brillante e scintillante».

Heine strinse sùbito amicizia con James Rothschild anche perché il padre del poeta e specialmente suo zio erano già in buone relazioni di affari con la Famiglia Rothschild. Fu quindi facile per Heine essere introdotto nel salotto oramai esclusivo dei banchieri di Francoforte; invece Borne ne rimaneva escluso nonostante fosse ebreo, figlio anche lui di banchieri e massone. Infatti, il Borne - dato il suo caratteraccio - si era messo in urto con i Rothschild, sin da 1832, quando scrivendo la 72ma delle sue Lettere parigine, sparlò senza riguardi della loro Banca, paragonando James a un Vescovo che incorona Luigi Filippo in Notre Dame de la Bourse. Poi aggiungeva che sebbene i Rothschild non occupassero nessun trono, tuttavia, se uno diventava vacante si domandava loro chi mettervi sopra e ciò era ancor peggio che se essi avessero la corona in capo; infatti, così almeno ne avrebbero assunto la responsabilità, invece tutte le corone d’Europa erano ai loro piedi senza che essi dovessero rispondere degli atti dei Re (cfr. Egone Conte Corti, cit., p. 361).

Tuttavia, Heine aveva le mani bucate ed era uno spendaccione pieno di debiti, perciò, spesso riceveva da James Rothschild lo stretto necessario per trarsi dagli impicci non perché James lo amasse, ma poiché ne temeva la penna dalla punta avvelenata.

… senza trascurare la Banca

Frattanto, nel resto d’Europa, la politica finanziaria dei fratelli Rothschild continuava imperterrita a procacciarsi affari seguendo i loro vecchi princìpi oramai collaudati da circa cento anni. Per esempio, a Francoforte, essi avevano oramai surclassato la banca Bethmann[2], in Austria il Metternich si fidava solo della Banca Rothschild (anche se per affari di minor conto si rivolgeva ad altre banche di minor prestigio). Addirittura, Egone spiega che «il Metternich ha, soprattutto in Salomone personalmente, tale fiducia da accordargli persino il controllo sulle altre banche con le quali l’Austria è in rapporto. Le relazioni personali tra loro due sono eccellenti. […]. Passando sopra il fatto che Salomone è israelita, gli si conferisce la cittadinanza onoraria di Vienna. Gli si permette di acquistare liberamente tenute e signorie, con fontane, laghetti, cascate, cigni, grotte e parco di selvaggina. Salomone diventa così, a un tratto, uno dei maggiori proprietari terrieri» (cit., p. 367-368).

Tuttavia, tutto questo splendore fece nascere una sorda invidia verso la famiglia di Francoforte: «Vero è che lo sfarzo col quale Salomone suole ora viaggiare non può fare a meno di suscitare irritazioni; infatti, esso si avvicina quasi a quello di un sovrano» (Egone, cit., p. 369).

Anche in Francia il Regno era legato a doppio filo con la finanza diretta da James Rothschild. Luigi Filippo ricorreva abitualmente a Casa Rothschild non solo in materia finanziaria ma manche in quella diplomatica.

L’ambasciatore di Prussia a Parigi, von Armin, dichiarava che Casa Rothschild era una delle grandi potenze d’Europa e che pochi governi non erano legati alle catene dorate di quella banca.

Questo stato di cose trasse in inganno persino James che non riuscì a rendersi conto del malcontento montante in Francia. Infatti, egli pensava che siccome tutti erano intenti a speculare e a guadagnare con la Borsa, nessuno desiderasse la caduta del governo, per salvaguardare i propri guadagni. Egone (p. 370) nota che James si lasciava impressionare troppo ed esclusivamente dalle alte sfere con le quali egli trattava, trascurando però di considerare gli operai e i contadini, non avendo nessun contatto con loro.

Il giornale National di Parigi, unico organo veramente all’opposizione, lanciò una pesante campagna stampa contro i Rothschild. Altrettanto accadde in Germania, ma la Francia fu forse la più accesa; tuttavia «gli attacchi danneggiano Casa Rothschild poco o addirittura per nulla. Infatti, il bisogno di denaro delle grandi Potenze, con le quali soprattutto i Rothschild intrattengono affari finanziari, è talmente forte che non possono fare a meno di loro e, così, non tengono conto di tutti quegli attacchi» (Egone, p. 372).

In Inghilterra, addirittura, Lionello (il figlio primogenito di Nathan) volle entrare in politica per far parte della Camera dei Comuni, ma gli Israeliti, allora, in Inghilterra non potevano ancora ricoprire cariche civili o militari. Nell’agosto del 1847, nonostante ciò, Lionello si presentò alle elezioni politiche, quale candidato liberale in Londra e riuscì eletto a pieni voti. Tuttavia ogni membro della Camera dei Comuni prima d’esservi ammesso doveva giurare di professare “la vera fede cristiana” …, ora Lionello era ebreo e non poteva pronunciare queste parole. Fu così che «la Camera dei Comuni propose di mutare la formula del giuramento, ma la proposta venne bocciata. Quindi, Lionello non poté entrare nella Camera» (Egone, cit., p. 374).

Non dimentichiamoci di essere alla vigilia del terribile “1848”, che proprio come il fatidico “1830” vide i Rothschild impegnati in grandissime opere di prestiti a tutti i Regni d’Europa, mentre all’orizzonte si delineavano i prodromi della tempesta.

L’Italia nel 1847: i primi scricchiolii

Ad esempio, l’Austria per intervenire nel 1847 nel Lombardo/Veneto dovette chiedere un prestito alla Banca Rothschild; tuttavia, un fatto molto preoccupante – anche se inizialmente sottostimato – si affacciò alla scena in quell’anno: nell’Austria iniziava a montare un certo malcontento nei confronti del Metternich, che tuttavia era ritenuto un intoccabile, pur se oramai settantenne.

Salomone Rothschild - molto vicino al Metternich - capì forse per primo la gravità di quelle avvisaglie e il 20 novembre del 1847 corse personalmente dal Principe austriaco per cercar di appurare meglio la reale entità della situazione. Però, la sottovalutò anche lui; infatti, quando il Metternich gli chiese se gli consigliasse di lasciare le province italiane alla rivoluzione risorgimentale per rafforzare la propria posizione in Austria, Salomone gli sconsigliò di abbandonare il Lombardo/Veneto e così fece il Metternich, trovandosi poi sguarnito di fronte allo scoppiar della rivoluzione nel 1848 a Vienna e nell’Austria intera, che lo costrinse alle dimissioni.

Naturalmente, Salomone finanziò la permanenza dell’Austria in Italia, nella quale già nel gennaio del 1848 iniziò l’insurrezione in Sicilia che dette il via a una profonda agitazione che scosse tutta l’Italia.

Vi fu una ripercussione anche in Austria, dapprima finanziaria ma poi anche politica e rivoluzionaria. Infatti, la stampa liberale europea iniziò una campagna di allerta esagerata circa la debolezza delle finanze dell’Impero austriaco; la popolazione iniziò ad agitarsi e a cambiare la cartamoneta agli sportelli delle banche per convertirla in metallo. Fu allora che Metternich iniziò ad allarmarsi non tanto per le rivolte politiche che serpeggiavano qua e là soprattutto in Italia, ma specialmente per la situazione finanziaria dell’Austria.

Anche Salomone, interpellato dal Principe, assicurava che politica andava abbastanza bene, ma la Borsa non proprio. Il Metternich allora gli disse: “Se il diavolo porta via me, porta via anche voi”. Oramai le sorti del Metternich e dei Rothschild facevano una sola cosa. Le prime schermaglie del ’48 ne forniranno la prova lampante (Egone, cit., p. 376).

Infatti, dalla Sicilia la rivoluzione s’estese sùbito anche a Napoli (ove risiedeva Carlo Rothschild), infine - man mano - la rivoluzione giunse in Toscana e in Piemonte.

La Rivoluzione in Francia

La Francia non fu risparmiata dall’ondata rivoluzionaria e lì divampò un grande incendio che si propagherà in tutt’Europa. Infatti, Luigi Filippo aveva abbandonato gradualmente ma inesorabilmente il suo primitivo spirito liberale e aveva abbracciato una politica molto più austera, scontentando i liberali.

Il 22 febbraio a Parigi scoppiarono i primi moti rivoluzionari, il 24 tutta la capitale era piena di barricate. La Guardia Nazionale fece causa comune con gli insorti e la situazione del Re, oramai settantacinquenne, cominciò a farsi critica. La sera del 24 febbraio Luigi Filippo fuggì e abbandonò Parigi nelle mani dei rivoltosi.

La situazione si fece critica anche per James Rothschild assai vicino al Re. Per lui la rivolta a Parigi fu un fulmine a ciel sereno. «Gli pare incredibile, che da un giorno all’altro, siano sopravvenute novità che tolgono la terra sotto ai piedi alla sua Casa e ai suoi affari. Il banchiere, legato più intimamente d’ogni altro al regime oramai travolto, non può non considerarsi minacciato anch’egli dal nuovo stato di cose» (Egone, cit., p. 377).

Tuttavia, Salomone ebbe il sangue freddo di non imitare il Re e rimase a Parigi a salvare il salvabile, pur correndo seri rischi; infatti, il suo palazzo ove aveva ospitato il fior fiore della nobiltà vicina al Re era ben conosciuto dalle folle che avrebbero potuto assaltarlo; invece, la moglie e la figlia si rifugiarono a Londra presso lo zio Lionello, che - stando nell’isola britannica - non sarà sfiorato dalla rivoluzione scoppiata sulla terra ferma.

James a Parigi aveva il sostegno del nuovo Ministro delle Finanze, che era passato al banchiere israelita Michel Goudchaux[3], il quale pur essendo redattore finanziario del quotidiano d’opposizione National (assai severo non solo verso Luigi Filippo ma anche verso i Rothschild) era tuttavia in buoni rapporti d’affari con James.

Ciononostante il nuovo Prefetto di Polizia (Gaussidière) aveva saputo che James avrebbe potuto lasciare la Francia, una volta messo al sicuro le sue ricchezze; però, il nuovo governo provvisorio non aveva nessuna intenzione di essere abbandonato dalla presenza dei Rothschild a Parigi, poiché anch’esso – proprio come prima Luigi Filippo – aveva bisogno degli aiuti finanziari della Banca di James. In realtà, James stava lavorando a metter in salvo le sue ricchezze per poi eventualmente lasciare la Francia.

Egone ci racconta che «James sta già mettendo al sicuro i suoi lingotti d’oro oltre il confine, ben dissimulati in carri di letame, per proclamare poi il fallimento della sua Banca. Perciò il Gaussidière mette un agente di polizia alle calcagna di James e poi lo convoca alla Prefettura, ove gli notifica i suoi sospetti circa una sua eventuale fuga all’estero. Naturalmente James nega e il Gaussidière lo rassicura che farà presidiare il suo palazzo e la sua Banca dalle proprie truppe. Tuttavia, domanda a James un credito. James il giorno dopo torna in Prefettura e versa la somma richiestagli» (cit., p. 378).

Nonostante le promesse del Gaussidière, la folla inferocita assaltò il Palazzo reale e la vicina Villa Rothschild a Suresnes venne totalmente saccheggiata.

Ma non era finita lì; infatti, il Ministro degli Interni, Alexandre Ledru-Rollin[4], chiese a James la somma di 250 mila Franchi altrimenti avrebbe mandato la folla a finire di demolire il suo Palazzo. James terrorizzato pagò senza batter ciglio. Pochi giorni dopo il Rollin gli chiese altri 500 mila Franchi e James dovette pagare anche questa seconda volta.

I Pereire si affacciano all’orizzonte

I Pereire erano una famiglia ebraica sefardita di origine portoghese che era arrivata in Francia nel 1741 con Francisco Rodrigues Pereira (1715 – 1780), il quale era diventato l’interprete di Luigi XV.

I Pereira, che in Francia cambiarono cognome e lo francesizzarono in Pereire, iniziarono la loro carriera di banchieri come contabili a Bordeaux, trasferendosi poi a Parigi cominciando a lavorare presso la banca Fould[5].

Essi entrarono così a pieno titolo nell’alto mondo finanziario specialmente con i fratelli Jacob Emile (Bordeaux, 3 dicembre 1800 – Parigi, 6 gennaio 1875) e Isaac Rodrigue Pereire (Bordeaux, 35 novembre 1806 – Armainvilliers, 12 luglio 1880). Questi due fratelli (Jacob e Isaac) divennero ben presto i protagonisti del mondo dell’alta finanza parigina dell’Ottocento e specialmente durante il regno di Napoleone III.

Jacob Emile passò poi alle dipendenze di James Rothschild, mentre Isaac passò a un’altra banca, pur restando molto uniti tra di loro.

Successivamente entrarono in contatto con i sansimonisti[6], i cui aderenti divennero spesso i principali sostenitori dell’innovamento tecnologico europeo.

Jacob Emile era il teorico e Isaac il braccio operativo della famiglia Pereire, integrandosi perfettamente, anche quando lavoravano per due banche differenti.

Per circa trent’anni furono i protagonisti della vita finanziaria e industriale (con la costruzione delle linee ferroviarie) francese, ma erano destinati a entrare in conflitto con i Rothschild, come vedremo in appresso.

Essi s’impegnarono anche in politica; infatti, Jacob e Isaac furono entrambi eletti Deputati della Gironda dal 1853 al 1875.

Dopo la Rivoluzione francese del luglio 1830 s’aprì il periodo del grande sviluppo dell’industria ferroviaria (come abbiamo già visto) e nel 1834 il Ministro dei Lavori Pubblici, Adolphe Thiers, che non aveva in simpatia i Rothschild, scelse Jacob Emile Pereire per il finanziamento della costruzione della prima linea ferroviaria Parigi/Saint-Germain-en-Laye, inaugurata (nel suo primo tratto) nel 1837.

Fu allora che Jacob Emile ebbe l’idea geniale di mettere in movimento, per il finanziamento delle ferrovie, anche i capitali che sino a allora erano rimasti dormienti, investiti prevalentemente in oro e in beni immobili.

I fratelli Pereire, misero allora in circolo sul mercato bancario titoli di piccolo taglio; insomma, un prestito a lungo termine, che divenne la grande innovazione finanziaria del Diciannovesimo secolo, diventando lo strumento d’investimento finanziario prediletto da parte della piccola e media borghesia, il cui risparmio poteva sì aumentare, ma entrava nel circuito del capitale a rischio.

Su quest’invenzione i Pereire fondarono il Crédit Mobilier, che ebbe un’importanza notevole nella trasformazione industriale di Parigi voluta da Napoleone III.

Tuttavia, questo progetto fu fortemente ostacolato dai Rothschild e fu così che il Crédit, che era stato fondato nel 1852, nel 1876 dovette essere messo in liquidazione per dichiarare il fallimento nel 1871 (cfr. Jean Autin, Les frères Pereire, le bonheur d’entreprendre, Parigi, Perrin, 1984; Maurice-Edouard Berthon, Emile et Isaac Pereire. La passion d’entreprendre, 2007).

I Rothschild contro i Pereire

Pietro Ratto aggiunge: «Un imprevisto, però, può verificarsi anche nella vita di chi tiene le fila della storia. Napoleone III, nella sua rapida ascesa da Presidente della Repubblica a Imperatore dei Francesi, inaspettatamente si portò dietro una nuova famiglia di banchieri ebrei di origine portoghese, i Pereire. Inizialmente introdotta nel giro dagli stessi Rothschild, questa nuova rampante famiglia si era conquistata il favore di Luigi Napoleone, che l’aveva preferita a James Rothschild, riconoscendo la nuova banca rivoluzionaria, il Crédit Mobilier, il cui capitale sociale era costituito dai versamenti degli azionisti» (P. Ratto, I Rothschild e gli altri, Bologna, Arianna, III ed., 2020, p. 24).

James ne fu allarmato e fortemente irritato e passò al contrattacco, cercando di convincere Napoleone che la sua alleanza con i Pereire sarebbe stata un grave pericolo per le finanze della Francia (ma soprattutto per quelle dei Rothschild). Infatti, Napoleone III avrebbe voluto che il Crédit Mobilier dirigesse le finanze della Francia intera.

Fu lì che iniziò una guerra tra giganti: i Rothschild contro i Pereire su tutti i fronti bancari e persino sulla costruzione della rete ferroviaria in Francia e poi anche nel resto d’Europa.

Infatti, i Pereire invasero pure il campo di Carlo Rothschild, aprendo una loro filiale a Napoli, che fu chiamata la Compagnia delle Strade Ferrate Italiane, riuscendo ad accaparrarsi la direzione della costruzione delle ferrovie nell’Italia del sud; mentre ai Rothschild restava quella del nord e specialmente del Lombardo/Veneto, che collocava la Lombardia all’Austria.

Se James si era occupato della line Milano/Vienna, Salomone nel 1855 prolungò l’opera di James collegando Vienna a Budapest e a Praga, con due linee diverse e ottenne dal Metternich di impedire ai Pereire di aprire filiali a Vienna.

I Pereire, reagirono collegando Mosca a Leningrado e Madrid a Bordeaux/Marsiglia; i Rothschild rilanciarono con la Madrid/Saragozza e non si accontentarono, ma addirittura acquistarono migliaia di azioni del Crédit Mobilier, per fare un’azione finanziaria scorretta nei confronti dei Pereire; infatti, essi avrebbero avuto l’intenzione di rivendere le azioni dei Rothschild al momento più propizio e causare loro un grave danno economico (P. Ratto, cit., p. 25).

Fu così che James, aiutato dagli altri suoi quattro fratelli, intrecciò nuove alleanze finanziarie internazionali per mettere i Pereire in un angolo e togliere loro ogni velleità di rivalità con la “Banca della Banche”.

«Alla fine, però, la grande abilità, le conoscenze altolocate e la forte esperienza finanziaria di James ebbero la meglio» (P. Ratto, cit., p. 26).

Infatti, i Pereire persero gran parte degli investimenti che avevano fatto per la linea ferroviaria Parigi/Marsiglia, non avendo ottenuto la concessione per la costruzione dell’ultimo tratto di strada ferrata da Sète a Marsiglia, poiché i Rothschild con la loro enorme influenza sul mondo politico francese l’avevano ostacolata.

Nella prossima puntata vedremo la Rivoluzione del ’48 arrivare sino in Austria e costringere Metternich alle dimissioni, era la fine di un’epoca… ma non dei Rothschild …

d. Curzio Nitoglia

Fine Della Ventunesima Puntata

Continua



[1] Jacob Venedey nacque il 24 maggio 1805 a Colonia e morì il 9 febbraio 1871 a Oberweiler (in Germania). Fu un giornalista e un uomo politico tedesco. Nel 1833 fu iniziato alla Loggia massonica “Saint Jean de Jérusalem” di Nancy in Francia; nel 1852 entrò a far parte anche della Loggia “Zur edlen Aussicht” di Friburgo di Brisgovia in Germania, poi alla Loggia “Zur Freundschaft und Bestandidkeit” a Basilea nella Svizzera tedesca (cfr. Allgemeine Deutsche Biographie, Leipzig, Dunker & Humblot, 1895, vol. 39, pp. 600-604, voce “Venedey Jakob”).

[2] La Banca Bethmann era una Banca privata tedesca con sede a Francoforte sul Meno. Ora è una filiale della Banca olandese ABN AMRO. Essa fu fondata nel 1748 da Johann Philipp Bethmann (1715 – 1793). In poco tempo divenne una delle banche più importanti di Francoforte paragonabile solo alla sua rivale (ma più giovane) Banca dei Rothschild. La sua fortuna iniziò a salire nel 1754 per giungere all’apogeo nel 1778. Nel 1814 era ancora in grado di competere con i Rothschild almeno in Germania, ma poi fu ampiamente sorpassata da essi. I Bethmann hanno mantenuto la proprietà della banca sino al 1976, anno in cui Johann Philipp Bethmann (1924–2007) vendette la banca all’olandese ABN AMRO con sede in Amsterdam.

[3] Michel Goudchaux (18 marzo 1797, Nancy – 27 dicembre 1862, Parigi) fu Ministro dell’Economia della Seconda Repubblica Francese nel febbraio del 1848. Era di origine israelitica. Fu Presidente del Concistoro Israelitico di Parigi dal 1827 al 1832. Nel marzo del 1848 abbandonò il Ministero e fu eletto Deputato dell’Assemblea Nazionale nell’aprile dello stesso anno per ridiventare Ministro delle Finanze il 28 giugno del 1848, ma nell’ottobre dovette lasciare di nuovo il Ministero per non essere mai più eletto. Dopo il colpo di Stato di Napoleone III fu arrestato nel 1854, però venne ben presto rilasciato, infine nel 1857 fu eletto a Parigi come Deputato dell’opposizione a Napoleone III (cfr. P. A. Meyer, Le Clan Goudchaux, Berre, Wolff, Marx, Parigi, Cercle de Généalogie Juive, 2016).

[4] Alexandre Ledru-Rollin fu un avvocato e politico francese di parte democratico/liberale e repubblicana. Nacque a Parigi il 2 febbraio 1807 e morì a Fontenay-aux-Roses il 31 dicembre 1874. Nella Rivoluzione del luglio 1830 parteggiò apertamente contro Carlo X e fu critico anche verso Luigi Filippo d’Orléans. S’arruolò nella “Società Segreta dei Diritti dell’Uomo”, che il 15 aprile 1834 tentò un’insurrezione a Parigi, ma venne ben presto repressa. Nel 1841 fu eletto, come repubblicano, a Le Mans e divenne il rappresentante più autorevole dell’estrema sinistra. Nel febbraio 1848, dopo la caduta di Luigi Filippo entrò a far parte del Governo provvisorio. Fu nominato Ministro degli Interni e represse l’insurrezione contro il governo repubblicano il 16 aprile 1848. Il 24 giugno 1848 passò all’opposizione quando salì al potere come dittatore il generale Cavaignac. Nel 1849 fu eletto Deputato e fu un fiero oppositore di Napoleone III. Nel giugno del 1849 fuggì in Inghilterra, dove visse sino al 1870 quando fu autorizzato a far ritorno in Patria. Durante il suo lungo esilio congiurò costantemente contro Napoleone III, formando con Giuseppe Mazzini e Lajos Kossuth (un politico ungherese, che attuò l’indipendenza dell’Ungheria dall’Austria durante i moti rivoluzionari del 1848) il “Comitato Democratico Europeo”. Appena tornato a Parigi il 28 marzo 1870 fu eletto all’Assemblea Nazionale, però si dimise poco dopo e tornò in Inghilterra sino al 1873; infine fu rieletto Deputato nel 1874, ma prese scarsamente parte ai lavori parlamentari (cfr. Hippolyte Castille, Ledru-Rollin, Parigi, 1856).

[5] Achille Marcus Fould (1800 – 1867) fu un banchiere e un uomo politico francese. Fu anche Ministro della Finanze della Seconda Repubblica sotto Luigi Napoleone Bonaparte dal 1852 sino al 1860. Achille Fould era un liberista in economia, ma per nulla liberale in politica. Suo padre, Beer Léon Fould, era un ricco banchiere ebreo, convertitosi al Protestantesimo. I Fould erano molto vicini ai Pereire e al Sansimonismo pur non condividendone tutte le tesi politico/economiche. Achille Fould fondò il Crédit Mobilier nel 1852 assieme ai Pereire, ma in un secondo tempo entrò in conflitto con essi.

[6] Il Sansimonismo rappresenta una corrente di pensiero politico/economico fondato da Henri de Saint-Simon (Parigi, 17 ottobre 1760 – Parigi, 19 maggio 1825), che fu un filosofo considerato come il fondatore del Socialismo utopistico francese. Henri partecipò alla Guerra d’Indipendenza americana agli ordini di La Fayette. Da giovane Henri conobbe D’Alembert e ne subì l’influenza. Fu il teorico della direzione scientifico/positivistica della società e degli uomini. Secondo lui la scienza era solo e soltanto naturale o “positiva”, mirando, così, all’avvento di una nuova società orientata al miglioramento delle condizioni del proletariato. Alla sua morte si sviluppò il movimento politico/religioso chiamato appunto Sansimonismo, che influenzò notevolmente Auguste Comte (1798 – 1857). Saint-Simon esaltava la società industriale, fatta da uomini attivi e produttori e la contrapponeva a quella degli oziosi: i nobili, i preti e i militari. Il suo bersaglio principale era la Francia della Restaurazione, in cui vedeva rivivere i princìpi dell’Ancien regime. Egli proponeva di combattere la Restaurazione tramite l’alleanza degli imprenditori, dei banchieri e dei contadini, che dovevano arrivare al dominio dell’industria, della banca, della tecnica e della scienza positiva sulla società civile. Nell’ultima fase della sua vita, tuttavia, la dottrina della società puramente tecnocratica venne soppiantata da quella di una società in cui un vago afflato religioso avrebbe diretto anche la scienza; infatti, scienza e industria anche con la banca non bastavano a dare la felicità al proletariato. Occorreva, quindi, fondare un “Nuovo Cristianesimo” di tendenza social/comunista. Marx criticò ferocemente il Sansimonismo come Socialismo utopico o utopistico, contrapponendogli il Socialismo scientifico ossia il Marxismo. Marx non accettava l’idea sansimonista di arrivare alla società socialista mediante le riforme e teorizzò la “rivoluzione del proletariato”. Inoltre rigettò anche l’ispirazione vagamente cristiana del Sansimonismo, teorizzando l’ateismo di Stato (cfr. Gian Mario Bravo, Il socialismo prima di Marx, Roma, Editori Riuniti, 1966).


 
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