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I Rothschild: una delle “grandi famiglie” che dominano il mondo
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La Rivoluzione del 1848 arriva in Austria

Introduzione

La scorsa puntata abbiamo visto come la Rivoluzione del 1848, partendo dalla Sicilia, avesse invaso tutta l’Italia del nord e di lì fosse giunta in Francia, costringendo Luigi Filippo alla fuga e James Rothschild all’umiliazione di vedere il suo bel palazzo di Parigi saccheggiato dai rivoltosi, i cui caporioni avevano inoltre spillato molti danari alle casse della sua Banca.

Ora vediamo come la Rivoluzione dalla Francia sia passata anche in Austria e abbia abbattuto anche il Principe Metternich che sembrava essere una specie di “divinità” allora in Europa… “sic transit gloria mundi”.

«La Rivoluzione non tarda a fare scuola in tutta Europa. Con Luigi Filippo è caduta una delle grandi colonne maestre della potenza dei Rothschild nel Continente. La Banca di Parigi, ieri ancora tanto florida e potente, si trova ora piombata, da un momento all’altro, nelle angustie più tremende ed è costretta a riconquistarsi ex novo una posizione presso i nuovi padroni, pur appoggiandosi a elementi e relazioni preesistenti» (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, II ed., Proceno di Viterbo, Effedieffe, 2021, p. 379–380).

Tuttavia, i guai non erano finiti lì. Infatti, in pochi altri giorni cadeva un’altra colonna portante della potenza dei Rothschild: l’Austria del Metternich.

La Banca dei cinque fratelli fu risparmiata solo nell’isola britannica, mentre in Italia, in Francia, in Austria e in Germania subì le conseguenze economiche della Rivoluzione politica del ‘48.

Certamente il danno più grave (non solo per l’Europa della Restaurazione, ma anche per le finanze dei Rothschild), dopo la fuga di Luigi Filippo da Parigi, furono le dimissioni del Metternich.

La Fuga Di Metternich

Egone ci spiega che «le notizie di Parigi suscitano immensa emozione nell’Impero d’Austria. Il Metternich riceve il primo annuncio della caduta del Ministro francese François Guizot[1] per mezzo di Salomone Rothschild, il quale ne ha avuto avviso per telegrafo dal fratello James; dapprima il Metternich non vuole credervi; ma quando, poco dopo, la notizia è confermata, esclama sgomento rivolgendosi a Salomone: “Ebbene, mio caro, tutto è finito!”. Egli spera ancora che la propria autorità sia salva, ma quando Salomone reca la fatale notizia della proclamazione della Repubblica in Francia, il vecchio Cancelliere si abbandona, smarrito, su una poltrona. La popolazione di Vienna e di tutta l’Austria è in preda a un’agitazione febbrile. Il Governo imperiale è tempestato da ogni parte di proposte di riforme, qua e là si comincia già a rifiutare la moneta cartacea. Ognuno ha l’impressione che sia imminente lo scoppio di una tremenda burrasca. Prima ancora che alcunché sia accaduto, si diffonde all’estero la notizia che il Principe Metternich si è dimesso. È interessante rilevare come sin dal 4 marzo 1848 (mentre il Metternich si dimetterà solo il 14) durante una festa, in casa di Lady Palmerston a Londra, alcuni membri della famiglia di Lionello Rothschild, riferissero di aver avuto notizia da Vienna che il Metternich aveva creduto bene di dare le dimissioni da Cancelliere» (cit., p. 380).

Il lunedì 13 marzo, si formavano capannelli nelle vie di Vienna, da ogni parte si levava il grido di “abbasso Metternich!”. La folla dimostrava davanti al palazzo del cancellierato, la truppa fece fuoco, vi furono già i primi morti, ma la rivolta non cessò, anzi s’estese sempre di più.

Salomone Rothschild Resiste A Vienna

Anche vicino la casa di Salomone Rothschild si levarono delle barricate. Alle venti e mezzo del 13 marzo Metternich rassegnò le dimissioni, alle finestre delle case di Vienna molti cittadini esposero i lumini accesi in segno di festa. «Il 14 marzo, alle diciotto, il Principe Metternich fugge con la sua famiglia dalla città. Salomone Rothschild non ha osato uscire da casa sua. Un messo del Metternich gli comunica che il Principe ha deciso di lasciare l’Austria, ma che si trova senza denaro. Salomone gli manda mille ducati. Appena in possesso del denaro, colui che – non più tardi di qualche ora prima – era l’uomo più potente d’Europa, fugge segretamente, travestito, col “viatico” dei Rothschild» (Egone, p. 383).

Se il Principe lasciava Vienna (come il Re Luigi Filippo aveva lasciato Parigi) Salomone non fuggì (allora, ma sarà costretto a farlo a ottobre) da Vienna come James non aveva abbandonato Parigi. I Re passano, le banche restano, soprattutto quella dei Rothschild.

Certamente, la situazione si era fatta critica anche per i Rothschild. Infatti, essi in pochi giorni avevano perso l’appoggio dei due Paesi più importanti d’Europa, ma avevano avuto la prontezza di restare a salvare il salvabile dei loro forzieri e la loro tenacia, alla lunga, avrebbe dato loro ragione; infatti, passata la prima ondata della burrasca – tramite le vecchie amicizie e le nuove (acquistate a suon di denari) – riuscirono a rimettere in sesto le finanze di casa loro, proprio come da circa cento anni avevano messo in sesto le casse di tutta Europa.

Ma non era finita lì, il 18 marzo insorse anche Berlino (fu il terzo duro colpo per i Rothschild) e la filiale di Francoforte ne risentì anch’essa, pur adottando tutte le precauzioni per evitare il fallimento, «trattando con tatto e prudenza le nuove autorità per non guastarsi con esse» (Egone, p. 384).

Solo i figli di Nathan, in Inghilterra, restarono immuni dall’ondata rivoluzionaria che aveva colpito tutta l’Europa continentale. I Rothschild inglesi vennero in aiuto dei fratelli continentali e li sorressero nel momento della prova. La vecchia tattica del “Patriarca” Amschel Meyer di Francoforte funzionava sempre.

Carlo a Napoli era stato fortemente compromesso con i Borbone e perciò l’ondata sovversiva lo colpì abbastanza fortemente. Inoltre anche il Lombardo/Veneto si rivoltò contro l’Austria. I Rothschild avevano investito grosse somme nell’industrializzazione del nord d’Italia e furono scossi anche ivi.  «Da un capo all’altro del Continente europeo, le imprese dei Rothschild pericolano» (Egone, p. 385).

Se la tranquillità politica stentava a stabilirsi – sia a Parigi, sia a Vienna, sia a Napoli o a Francoforte – James e Salomone non si persero di coraggio poiché sapevano di poter contare anche su alcuni dei nuovi governanti, i quali, pur essendo rivoluzionari, avevano attinto ai prestiti della loro Banca.

La Francia Va Verso Luigi Napoleone

In Francia il Ministro della guerra – Eugenio Cavaignac[2] – fortemente repubblicano restò il vincitore tra le varie correnti che cercavano di accaparrarsi il potere.

Quando Eugenio Cavaignac divenne Primo Ministro, James, che stava in ottime relazioni con lui, iniziò a tirare un sospiro di sollievo e iniziò a finanziare la causa repubblicana, «non tardando ad apparire tanto repubblicano ora, quanto monarchico era stato prima. Quest’abilità di James, di reggersi attraverso ogni vicenda, fa impressione persino all’estrema sinistra, né mancano tentativi di giovarsi del Rothschild per i fini del partito operaio» (Egone, p. 386).

Insomma, in mezzo a tante tempeste i Rothschild restarono un prodigio. Infatti, la loro Banca fu colpita a Napoli, Vienna, Parigi e Berlino, ma essi non ne furono troppo e irrimediabilmente scossi, anche se inizialmente provati rimasero in piedi a curare i loro affari. Non ci fu ricchezza o onore che non precipitasse nel ’48, ma i Rothschild rimasero ben assisi sul trono della loro Banca.

I Rothschild e specialmente James (che aveva rimpiazzato Nathan nella guida della Banca) avevano saputo con il ’48 conquistarsi il rispetto di tutti, persino dell’estrema sinistra. Egone commenta: «Comunque volgessero le cose, fosse Repubblica, fosse restaurazione della vecchia Monarchia, James vi si sarebbe adattato» (p. 387).

James aveva saputo conquistarsi un certo rispetto anche negli ambienti dell’estrema sinistra francese. Inoltre il Primo Ministro Cavaignac nominò Comandante in capo della Guardia Nazionale (cui spettava garantire la sicurezza di Parigi) il generale Nicolas Théodule Changarnier[3], un vecchio amico di Casa Rothschild.

Tuttavia nel settembre del 1848 in ben tre dipartimenti francesi e nella Corsica venne eletto a maggioranza di voti Luigi Napoleone. Il nome di Napoleone era ancora un simbolo per i Francesi, era il ricordo di un’epoca eroica, splendida e gloriosa per la Francia ora un po’ smarrita. Dopo i moti rivoltosi del giugno 1848, una gran parte della popolazione iniziava a desiderare ordine e disciplina e il nome di Napoleone divenne il vessillo, anzi l’idolo della maggior parte del popolo.

Per i Rothschild la notizia non era entusiasmante; infatti, essi avevano lasciato ben presto Napoleone I per passare con Carlo X, Napoleone III non lo avrebbe dimenticato. Come si sarebbe comportato nei loro confronti? Normalmente si sarebbe vendicato di essi o almeno non sarebbe stato loro amico.

Gli amici dei Rothschild (Cavaignac e Changarnier) perdevano sempre più consensi, mentre brillava sempre più l’astro di Napoleone.

Nel novembre del ’48 la situazione di Casa Rothschild a Parigi diveniva sempre più periclitante. Nel dicembre Napoleone venne eletto Presidente della Repubblica con circa 6 milioni di voti, mentre il Cavaignac ne raccolse solo un milione e mezzo e il Changarnier appena 50 mila …

James capì che sarebbe stato necessario adattarsi alla dura realtà neo/napoleonica, cercando di rendere il colpo il meno duro possibile. Lo spirito di adattamento dei Rothschild non per nulla era proverbiale.

Seconda Ondata Rivoluzionaria In Austria: Fugge Anche Salomone

In Austria la situazione non era certo migliore. Infatti, l’Ungheria, guidata dal Kossuth, era in piena rivolta contro l’Austria e chiedeva a gran voce l’indipendenza. Da Vienna il grosso delle truppe partirono per sedare le rivolte in Italia e in Ungheria, nella capitale rimase solo una sparuta guarnigione, i democratici viennesi ne approfittarono per una nuova sanguinosa insurrezione.

Inoltre alcuni reparti della Guardia Nazionale austriaca che si rifiutarono di partire per l’Ungheria si ammutinarono e, il 6 ottobre, s’unirono agli insorti che dettero l’assalto al Palazzo del Ministero della Guerra, minacciando di linciare i Ministri ivi riuniti, i quali riuscirono a mettersi in salvo, tranne il Ministro della Guerra, Latour[4], che fu trucidato barbaramente.

Dopo quest’omicidio la folla corse verso il più vicino arsenale, che si trovava proprio nei pressi della casa dei Rothschild in Renngasse, che fu invasa e devastata. Salomone che a marzo era restato a Vienna mentre Metternich fuggiva, ora (a ottobre) fuggì persino lui terrorizzato. Metternich era caduto, Salomone pensava di poter sopravvivere alla sua fuga, ma in quei frangenti si vedeva quasi perso anche lui. Questo fu uno dei momenti più brutti per Casa Rothschild, che godeva una certa pace solo in Inghilterra, ma l’aveva persa nel Continente europeo. Oramai persino Salomone pensava solo a fuggire da Vienna e a raggiungere suo nipote Lionello a Londra.

Tuttavia, preparò molto bene e con sangue freddo la sua fuga per perdere la minor quantità possibile di denaro. «Dapprima si tiene nascosto qualche tempo nei pressi della capitale, finché non ha la certezza che il suo segretario Goldschmidt si sia posto in salvo col grosso dei denari e delle carte creditizie della Casa Rothschild tenute ben nascoste. Il Goldschmidt si fa prestare da un grande allevatore suo conoscente, che possiede anche una latteria, una carretta con brocche di latte per entrare così indisturbato a Vienna travestito da lattaio. Le guardie lo perquisiscono, ma infine riesce ad arrivare sino agli uffici di Salomone, dove, in enormi casse ben chiuse e nascoste trova la maggior parte della roba che potrà portare alla Banca Nazionale, dove le casse vengono prese in consegna e poste al sicuro. È il 10 ottobre 1848. Nel frattempo Salomone è riuscito a riparare a Francoforte. Egli non avrebbe mai più rimesso piede a Vienna» (Egone, cit., p. 390).

Nella prossima puntata vedremo i Rothschild alle prese in Italia con Cavour, in Francia con Luigi Napoleone e in Prussia con Bismarck.

d. Curzio Nitoglia

Fine Della Ventiduesima Puntata

Continua



[1] François Guizot nacque il 4 ottobre 1787 e morì il 12 settembre 1874 a Saint–Quen–le–Pin. Fu un politico e uno storico. La sua famiglia era di confessione ugonotta. Suo padre fu vittima del Terrore e venne giustiziato a Nimes nel 1794. La famiglia si rifugiò a Ginevra ove François fu educato secondo i princìpi filosofici di Jean Jacques Rousseau. Nel 1830 fu eletto Deputato e svolse un’intensa opposizione a Carlo X. Sostenne Luigi Filippo d’Orléans dal quale fu nominato Ministro degli Interni e poi della Pubblica Istruzione (1832–1836), mettendosi in lotta contro Adolphe Thiers. Dal 1840 al 1847 fu il leader della Francia e si adoperò per la riappacificazione tra il suo Paese e l’Inghilterra. Successivamente si alleò con l’Austria del Metternich (1846), nel 1847 divenne Primo Ministro, ma la Rivoluzione del ’48 lo spodestò. Tuttavia raccolse attorno a sé un partito conservatore, che cercava una certa conciliazione tra liberalismo e rivoluzione. Nel 1848 fu esiliato e si rifugiò a Londra. Economicamente fu un avversario del sansimonismo poiché era contrario all’industrializzazione della Francia. Infatti, pensava che l’espansione dell’industria avrebbe rafforzato il proletariato e avrebbe portato la rivoluzione più radicale nel suo Paese. Tuttavia, fu proprio durante il suo governo che la Francia s’industrializzò come non mai con la fondazione di banche, la costruzione di ferrovie, strade, canali e miniere di carbone e ferro. Dopo l’esilio del 1848 in Inghilterra si dedicò alla storia, trattando soprattutto il tema della Rivoluzione francese sino alla sua morte.

[2] Luigi Eugenio Cavaignac fu un uomo politico e un generale francese. Nacque il 15 ottobre del 1802 a Parigi e morì a Flée il 28 ottobre del 1857. Come militare represse ferocemente la rivolta operaia di Parigi del giugno 1848. Divenne sùbito dopo Primo Ministro ma solo sino al 28 giugno del medesimo anno. Alle elezioni presidenziali fu eletto Luigi Napoleone, mentre il Cavaignac ottenne solo il 20% dei voti. Quando Napoleone proclamò il Secondo Impero lasciò l’esercito e si dette al giornalismo, fondando un quotidiano antibonapartista, Le Siècle.

[3] Nicolas Théodule Changarnier (1793 – 1977) fu un militare francese, divenne generale nel 1840. Nel 1849 represse la rivolta parigina del 13 giugno. Dopo l’ascesa di Luigi Napoleone fu esiliato, ma venne rimpatriato nel 1859. Fu un convinto monarchico e si presentò alle elezioni presidenziali del 1848 tra le fila dei legittimisti, ottenendo solo lo 0, 06% dei voti. Nel 1871 riuscì a essere eletto deputato e poi senatore nel 1875. Morì a Parigi nel 1877.

[4] Theodor Franz Baillet–Latour (1780 – 1848), fu un generale austriaco che prese parte a molte campagne nelle guerre contro Napoleone nelle quali si distinse con moltissime decorazioni al merito, durante la Restaurazione metternichiana fu promosso Feldmaresciallo. Durante la rivoluzione del 1848 fu richiamato a Vienna quale Ministro della Guerra, dopo le dimissioni del Metternich, come convinto conservatore si sforzò di reprimere le varie rivolte nell’Impero austriaco e specialmente quella ungherese, ma il 6 ottobre una folla di studenti, lavoratori e soldati ammutinati s’impadronì del Palazzo dei Ministri ove si trovava il Latour e lo linciò per poi appenderlo a un lampione della piazza Am Hof.

 
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