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I Rothschild: una delle “grandi famiglie” che dominano il mondo
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I Rothschild e la Francia di Mitterrand (1981)

Nel 1973 Guy de Rothschild, avendo costatato che il nickel, di cui la sua Famiglia era una delle maggiori proprietarie e produttrici, era oramai entrato in grave crisi a causa del crollo della domanda di questa lega e di molte altre materie prime, decise di vendere l’azienda detta Nickel allo Stato francese e investì in USA, aprendosi in maniera oramai principale al mercato statunitense, pur mantenendo un piede in Francia.

I Rothschild francesi oramai si appoggiarono alla “New Court Securities” di New York e alla “Kuhn & Loeb” acquistando, così, la “Copperweld”, un’azienda di Pittsburgh (nella Pennsylvania) che era specializzata nella produzione di leghe metalliche, che in America del nord andavano ancora a gonfie vele.

L’opinione pubblica statunitense era ostile a questa scalata “francese” da parte di un’azienda metallurgica americana. Però, nonostante le proteste popolari, l’affare elitario andò egualmente in porto (cfr. Pietro Ratto, I Rothschild e gli altri, Bologna, Arianna Editrice, III ed., 2020, p. 57).

Nel medesimo periodo Guy acquistò circa un quarto della britannica “Lead Industries Group”. Poi passò ad annettersi alcuni Istituti finanziari francesi, ossia, i due terzi della “Discount Bank France”, la “Banque Stern”, la “Societé Continental de banque” e, infine, la “Compagnie Europénne”.

Guy lasciò al suo primogenito, David, la direzione generale della “Banque Rothschild” e agli altri due figli, Elie e Nathaniel, la vicedirezione. Poi, fece in modo che la “Banque Rothschild” assorbisse la “Compagnie du Nord”.

Guy acquistò l’«Hotel Lambert» a Parigi e si stabilì a vivere lì con tutta la sua famiglia.

Nel 1981, come abbiamo già visto nella scorsa puntata, si scatenò una forte tempesta sulla Famiglia Rothschild. Infatti, il Presidente della Repubblica Francese per due mandati consecutivi (1981 – 1995), François Mitterrand, aveva l’intenzione di nazionalizzare al massimo le imprese francesi e soprattutto quelle bancarie. Perciò, la Casa Rothschild rischiava di dover assistere anche alla nazionalizzazione della propria Banca.

Guy dovette affrontare in prima linea quest’attacco di Mitterrand alla sua Banca, infatti, il figlio di Guy, David Rothschild, era ancora giovane, inesperto e alle prime armi.

Secondo la “Legge Mitterrand”, a partire da un miliardo di Franchi Francesi di depositi bancari, le banche venivano automaticamente nazionalizzate. Ora, questa manovra sembrava un attacco mirato soprattutto ai Rothschild, poiché la cifra di “un miliardo” non era raggiunta appena per un poco dalla Banca “Lazard Frères”; mentre quella dei Rothschild la sorpassava in pieno.  Ora, la Banca Lazard era molto vicina agli ambienti socialisti francesi, di cui Mitterrand era il leader; mentre, la Banca Rothschild era piuttosto vicina agli ambienti conservatori, di “destra” e anti/statalisti (come sempre nel corso della loro storia, sin da Napoleone).

Tuttavia, dopo una forte battaglia parlamentare tra la destra anti/statalista e la sinistra filo/statalista, nel 1982, la “Legge Mitterrand” sulla nazionalizzazione delle imprese (che superassero un miliardo di Franchi Francesi in quantità di depositi) passò.

Questa “Legge” del 1981/82 fu un durissimo colpo per i Rothschild francesi; infatti, la notizia dell’imminente statalizzazione della loro Banca, fece crollare il valore delle azioni delle banche che erano, più o meno, coinvolte con la “Banca delle banche”. Inoltre, siccome Guy, circa dieci anni prima, aveva messo a capo di tutte le imprese di famiglia la “Banque Rothschild” anch’esse vennero espropriate dallo Stato francese e fuse assieme alla Banca Rothschild.

La famiglia prese un’indennità di “soli” 450mila di Franchi, corrispondenti a circa 180mila euro attuali. Tuttavia, i Rothschild avrebbero ricevuto soltanto il 35% di questa somma, ossia, circa 157mila Franchi Francesi.

David, il figlio di Guy, cercò di correre ai ripari e di salvare il salvabile, ma dovette prendere atto che, almeno in Francia, iniziava una nuova fase della vita per i Rothschild. In ogni modo, avevano potuto limitare i danni; infatti, i Rothschild si servirono della “Paris Orléans”, una vecchia compagnia ferroviaria di loro proprietà, che venne immediatamente riconvertita in finanziaria e nel giro di circa un anno, con gran discrezione, essi dettero vita a una società comproprietaria della Banca Rothschild, mentre in Parlamento si stava ancora discutendo. Così a nazionalizzazione avvenuta (’82), la società finanziaria “Paris Orléans” incassò un 8% d’indennità in più, rispetto ai 450mila Franchi; ossia altri 36mila Franchi...

Pietro Ratto commenta: «Quella cifra, non certo indifferente, avrebbe costituito la rampa di lancio per i futuri investimenti» (I Rothschild e gli altri, cit., p. 60).

Fu così che i Rothschild lasciarono la loro “amata” Francia, poiché non dava più a essi i lauti guadagni di una volta, per andare nel “Nuovo Mondo” e precisamente negli USA, ove il compenso sarebbe stato senz’altro superiore a quello ottenuto nella “Vecchia Europa”.

Eccoci, perciò, a New York, ove operava Evelyn Rothschild - nato nel 1931 a Londra e dove era diventato dirigente della “N. M. Rothschild”, la Banca londinese di Famiglia, della quale a 45 anni, nel 1976, era diventato il Direttore - a lanciare in grosso la Banca di Famiglia negli Stati Uniti.

Nel 1982 da Parigi a New York sapeva di poter contare su Evelyn, che vi era sbarcato in pianta stabile appena 6 anni prima.

Guy ed Evelyn misero in piedi la “Rothschild Incorporated”, di cui divenne dirigente uno spregiudicato avvocato, Robert Prie[1], esperto di tutti i trucchi del mestiere di Wall Street.

Oramai, la direzione della Borsa mondiale era passata da Amsterdam (XVII secolo) alla City di Londra (XVIII/XIX sec.) e, infine, (XX sec.) a Wall Street di Yew York (cfr. O. Nardi, Il vitello d’Oro. L’altra faccia della storia, II ed., Matino di Lecce, Salpan Editore, 2007; Id., La Gnosi e la fucina delle Rivoluzioni, II ed., Matino di Lecce, 2010).

Uno dei primi clienti, per ordine cronologico e monetario, dei Rothschild statunitensi fu Jimmy Goldsmith, un finanziere ultramiliardario, d’origine ebraica, definito dal Primo Ministro britannico, Margareth Thatcher: “Uno degli uomini più potenti di quella generazione”. Inoltre Jimmy, era parente dei Rothschild; infatti, il suo cognome era “Goldsmith/Rothschild”, poiché la sua famiglia era nata nel 1878 dal matrimonio tra Minne Caroline Rothschild (la nipote di Carl) e il nonno di Jimmy, Maximilian Benedict Goldsmith; certamente fu un matrimonio da “mille e una notte” o un “matrimonio multimiliardario”, data la ricchezza degli uni e degli altri.

Infatti, i Goldsmith si erano già legati, in matrimoni intrecciati e combinati, con i Warburg, gli Speyer, i Ginzburg, gli Oppenheim e i Thyssen (gli unici “cattolici” del quintetto cetra). Ora, nel 1982, tutti costoro vennero a far parte della “Grande Famiglia” dei Rothschild, che divenne sempre di più la “Banca delle banche” e la “Famiglia delle famiglie”.

Pietro Ratto aggiunge che un altro cliente illustre dei Rothschild americani fu Robert Maxwell, un ebreo anglo/americano d’origine cecoslovacca e agente del Mossad (morto in circostanze misteriose) che era diventato un magnate dell’editoria americana[2].

Ora, «dal momento in cui Maxwell diventava cliente della Rothschild americana era già stato coinvolto in una serie di scandali giudiziari  legati alla sottrazione di fondi pensionistici; il suo nome, dopo la morte, sarebbe stato collegato perfino ai Servizi Segreti Israeliani» (P. Ratto, cit., p. 62).

Poi le redini della Banca Rothschild americana passarono nelle mani dei giovani, David (nato il 15 dicembre 1942 a New York) ed Eric (nato il 3 ottobre 1940 sempre a New York).

David, inoltre, il 29 giugno 1974, sposò la principessa italiana Olimpia Anna Aldobrandini nata nel 1955 di origine fiorentina. Egli era intenzionato di vendicarsi della sinistra francese per la nazionalizzazione del 1982; ora, quando nel 1986 il centrodestra riprese fortemente in mano le redini del potere a Parigi e la politica delle nazionalizzazioni non fu più praticata in Francia soprattutto dal Primo Ministro (1986 – 1988) e poi Presidente della Repubblica (1995 – 2007) Jacques Chirac e del Ministro dell’Economia (1986 – 1988) Edouard Balladur, che fu successivamente Primo Ministro (1993 – 1995); David, non si lasciò sfuggire l’occasione, chiedendo un rimborso allo Stato francese, che gli venne accordato, praticamente, quando la Banca Rothschild fu incaricata dal Governo francese di organizzare la privatizzazione della Banca Paribas. Inoltre, la “Compagnie Financière” e la “PO Gestion” dei Rothschild, che avevano dovuto togliere il loro nome da queste imprese finanziarie per evitare la scure delle nazionalizzazioni, poterono tornare ufficialmente sotto la Banca Rothschild.

Il secondo Rothschild, Eric, proprietario della Banca americana di Famiglia, nel 1983 sposò un’aristocratica italiana, Maria Beatrice Caracciolo (oggi Rachele)[3], che era nata da una famiglia ducale napoletana la quale era imparentata da almeno trent’anni con gli Agnelli[4] (poiché Gianni Agnelli nel 1953 aveva sposato Marella Caracciolo) e, dunque, poi (nel 1975) anche con gli Elkann[5]. Maria Beatrice si convertì all’Israelitismo, con l’autorizzazione del Concistoro Ebraico Francese ma questa conversione non fu accettata dal Tribunale Rabbinico di Francia e dal Gran Rabbinato di Francia. La sua conversione, infine, le fu accordata dal Gran Rabbino del Marocco.

Nella prossima puntata mi soffermerò su una figura dei nostri giorni molto nota sia per quanto riguarda l’economia che la politica: George Soros; infatti, è appena uscito un libro assai interessante di Roberto Pecchioli, George Soros e la Open Society. Il miliardario speculatore finanziario regista della corruzione filantropica e dei colpi di Stato (Bologna, Arianna Editrice, 2022).

Nel suo libro (p. 12), Roberto Pecchioli, ci informa che Soros nel 1949 entrò nell’Ateneo in cui allora insegnavano Friedrich von Hayeck e Karl Popper, London School of Economics, fondata nel 1895 dalla Fabian Society[6]. Inoltre nel 1956 Soros fece un apprendistato presso la City di Londra, presso la galassia che gravitava attorno ai Rothschild.

Curzio Nitoglia

Fine Della Trentaquattresima Puntata

Continua



[1] Probabilmente il cognome Prie viene da “Press” torchiatore, o “Priest” sacerdote, oppure “Prinz/Frinz” fiorentino; cognomi questi d’origine germanica e di lingua yiddish.

[2] Robert Maxwell si chiamava in realtà Jàn Ludvik Hyman Binyamin Hoch. Egli nel 1948 cambiò il suo vero nome in Maxwell. Nacque nel 1923 a Solotvino in Ucraina ed è morto (“affogato”) il 5 novembre del 1991 nelle Isole Canarie. È stato un editore, un politico e un imprenditore britannico. La sua origine era cecoslovacca, ma nacque in Ucraina. Nel 1940 si arruolò a Marsiglia nell’Esercito cecoslovacco e poi fu accorpato in quello britannico nel 1943. Nel 1946 ottenne la nazionalità britannica e il 30 giugno 1948 cambiò nome. Naturalmente fu a fianco d’Israele nella prima guerra arabo/israeliana del 1948. Successivamente, entrò nel campo degli affari e divenne il distributore britannico/americano per la ditta “Springer Verlag” (un gruppo editoriale d’origine germanica, nato nel 1842 a Berlino, fondato da Julius Springer; poi, spostatosi, nel 1964, a New York e anche in Asia). Nel 1951 divenne proprietario della Casa “Pergamon Press”. Negli anni Ottanta era considerato il grande antagonista di Rupert Murdoch (l’ultramiliardario ebreo/australiano, naturalizzato statunitense, proprietario di una delle più grandi ditte di comunicazione di massa a livello mondiale; nato a Melbourne nel 1931, fondatore di Sky News, Sky Italia e di Fox News. Proprietario del The Times, Sunday Times, Wall Street Journal. Politicamente conservatore, negli anni Ottanta in Inghilterra appoggiò Margareth Thatcher e John Major; però con la Guerra del Golfo degli anni Novanta sostenne Tony Blair. Nella penultima ultima campagna elettorale ha appoggiato il conservatore David Cameron, Primo Ministro dal 2010 al 2016. È soprannominato “lo squalo dai denti lunghi” per la sua aggressività nella competizione lavorativo/finanziaria. In Italia ha sostenuto Letizia Moratti di Forza Italia) nel settore televisivo. Maxwell costruì un vero e proprio impero pubblicitario, editoriale e di telecomunicazioni, divenendo uno degli uomini più ricchi, influenti e potenti del mondo. Poi entrò in politica, nel Parlamento britannico, con il sostegno del Partito Laburista (1964 – 1970). Sviluppò una vasta rete d’influenze sulla politica sovietica e si diceva che egli fosse uno degli agenti più reputati del Mossad. Tuttavia nel 1989 essendosi riempito di debiti, a causa della sua vita enormemente dispendiosa, dovette vendere alcune sue aziende. Nel 1991 il suo corpo fu trovato annegato nell’oceano Atlantico; qualcuno diceva che fosse caduto accidentalmente dal suo panfilo, altri dicevano che fosse stato eliminato dal Mossad. Fu sepolto sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme. Ai suoi funerali furono presenti il Primo Ministro israeliano (Isaac Shamir) e il Presidente (Chaim Herzog). Sua moglie, Elisabeth, nel 1994 pubblicò le sue memorie (“La mia vita con Robert Maxwell”) ed è stata molto attiva, in quanto luterana, nel dialogo ebraico/cristiano. Essa è morta nel 2013.

[3] G. Moncalvo, I Caracciolo. Storie, misteri e figli segreti di una grande dinastia italiana, Alessandria, 2016.

[4] G. Moncalvo, Agnelli segreti. Peccati, passionie verità nascoste dell’ultima “famiglia reale” italiana, Firenze, Vallecchi, 2012. La famiglia Agnelli inizia a diventare famosa già nel Settecento, uno dei primi Agnelli a essere famoso è Giuseppe Francesco nato a Racconigi (in provincia di Cuneo) nel 1789; egli fu il nonno di Giovanni Agnelli, che fu uno degli otto fondatori della FIAT. Giuseppe Francesco, viveva a Torino ed era un banchiere molto conosciuto. Egli commerciava anche con la seta e con le spezie, fondò una raffineria di zucchero a Carignano. Giuseppe acquistò, verso la metà dell’Ottocento, la Tenuta di Parpaglia che era molto estesa, andando da Candiolo e Vinovo e contando circa 200 ettari. Questa tenuta era dell’Ordine Mauriziano, ma sotto il dominio di Napoleone fu svenduta al banchiere cuneese mazziniano, ma anche amico di Cavour Adriano Giovanni Audiffredi (1808 – 1875); poi Giuseppe la rilevò da lui a sole 310mila lire dell’epoca, una somma irrisoria, ma la rivendette all’Ordine Mauriziano, che la accorpò alla Tenuta di Caccia di Stupinigi (eretta per i Savoia sotto la direzione dell’architetto Filippo Juvarra tra il 1729 e il 1733), che era dei Savoia. Giuseppe con il ricavato acquistò Villa Turinetti di Villar Perosa (in provincia di Torino), di oltre 100 ettari. Nel 1821, Giuseppe si sposò con Maria Maggia da cui nacque a Torino nel 1831, Edoardo, il padre di Giovanni, il fondatore della FIAT verso la fine dell’Ottocento. Giovanni, nacque nel 1866 a Villar Perosa. La FIAT fu fondata da Giovanni, assieme ad altri sette aristocratici piemontesi, l’11 luglio 1899. Giovanni Agnelli allora era intimo amico del Primo Ministro Giovanni Giolitti (1842 – 1928). Nel 1906 Giovanni Agnelli diventò il primo o principale azionista della FIAT. Nel 1920 (quando la FIAT contava già oltre 25mila operai) acquistò, dal senatore Alfredo Frassati (1868 - 1961) il padre del Beato Pier Giorgio (1901 - 1925) il 20% delle quote azionarie del quotidiano torinese La Stampa e nel 1926, anche grazie alla sua adesione (interessata) al Fascismo, diventando Senatore del Regno, Giovanni controllava tutto il quotidiano. Nel 1923 la FIAT esportava auto in tutta Europa. Dopo la Guerra Giovanni scelse il nipote Gianni (figlio di Edoardo, scomparso prematuramente in un incidente aereo vicino a Genova, il 14 luglio 1935). Giovanni morì il 16 dicembre 1945 a Torino. Gianni si recò, allora, negli USA non appena aveva conseguito il diploma della licenza liceale e lì fu accolto a New York dai Rockefeller, anche grazie alla mediazione di Enrico Cuccia e Raffaele Mattioli, che lo introdussero negli ambienti che contano, tipo i Kennedy, la vedova di Randolph Churchill, il figlio di Winston Churchill (Pamela Digby), André Meyer della Banca d’affari “Lazard”. Nel 1953 Gianni sposò la principessa Marella Caracciolo, una nobildonna di origini partenopee. Giovanni fece costruire nel 1966 uno stabilimento per la produzione di automobili presso una cittadina sul Volga, che verrà nominata Togliattigrad, in Urss. Poi nel 1969 acquistò la Ferrari e nel 1970 la Lancia. Infine tentò di arrivare alla scalata per il controllo totale della Citroen, l’accordo partì bene ma i gaullisti, per motivi nazionalistici, si misero di traverso e l’affare sfumò e la FIAT dovette rinunciare al sogno d’internazionalizzazione della propria industria. La Citroen fu acquistata dalla Peugeot. La FIAT si spostò in Turchia e in Jugoslavia, con la produzione, a minor costo di mano d’opera, dei modelli della “FIAT 124” e della “125”; quindi, si spostò verso la Polonia nel 1971 e fu la volta della “126”; infine sbarcò in Brasile con la “127”.

Mi fermo qui poiché a partire dai rapporti con Carlo De Benedetti negli anni Ottanta ne abbiamo parlato in una puntata precedente.

[5] La famiglia Elkann, originariamente Hahn/Elkann, discende da una stirpe di rabbini e banchieri oriundi di Francoforte. Essi assursero a una certa notorietà sin dal Cinquecento. Poi s’imparentarono con i Worms, dell’omonima città vicina a Francoforte. Anche i Worms erano famosi e potenti rabbini e banchieri. Nell’Ottocento Ippolito Worms importava carbone dall’Inghilterra in Francia e divenne un punto di riferimento internazionale nel commercio delle materie prime. Nel 1928, suo nipote, Ippolito anche lui, fondò la banca di famiglia “Worms & Cie”. Nel 1981 anche la Banca “Worms” venne nazionalizzata da Mitterrand; poi, i Worms furono assorbiti dagli Agnelli, che nel 2007 ne acquistarono la maggioranza delle azioni; tuttavia i Worms mantengono la rimanenza del pacchetto azionario. Dal 2005 la Banca Worms si chiama “Sequana Capital” che oggi è parte della galassia appartenente al gruppo Agnelli/Elkann. Il Presidente attuale della “Sequana Capital” è Tiberto Brandolini d’Adda (nato nel 1948), figlio di Cristiana Agnelli (nata nel 1927), la sorella di Gianni, imparentatosi anche con i Rothschild dal 1983, quando Eric Rothschild sposò Maria Beatrice Caracciolo, a sua volta parente degli Agnelli. Invece, la Banca degli Elkann, oggi, si chiama “DEWB”, con sede a Jena e nel suo Consiglio d’Amministrazione siedono anche i Warburg. Dal 1975 la famiglia Elkann s’è imparentata con gli Agnelli, poiché Margherita (nata nel 1955), la figlia di Gianni Agnelli, sposò in quell’anno Alain Elkann (nato nel 1950), il figlio di Jean Paul Elkann, il fondatore della Banca “J. P. Elkann”, il loro figlio primogenito è John Elkann (nato nel 1976), che attualmente è il Presidente della FIAT e nel 2004 ha sposato Lavinia Borromeo Arese nata nel 1977. La parentela tra gli Elkann e gli Agnelli ha reso i primi proprietari della “FIAT”, della “EXOR” una holding finanziaria olandese controllata dagli Agnelli e della “IFIL” ossia l’Istituto Finanziario Industriale Laniero, controllato dagli Agnelli tramite la “IFI”, cioè l’Istituto Finanziario Industriale e il restante dei secondi soci dei primi nella proprietà della Banca “J. P. Elkann”, della “J. P. Elkann Financière” e della “IFIL” che ora si chiama “EXOR”.

[6] Cfr. Davide Rossi, La Fabian Society e la pandemia. Come si arriva alla dittatura, Bologna, Arianna Editrice, 2022. In un ulteriore prossimo capitolo mi occuperò anche della setta dei Fabiani, basandomi sull’ottimo libro di Davide Rossi.


 
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