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Storia e Spiritualità
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Per il periodo della quaresima, che culminerà nella Santa Pasqua di quest’anno, il 20 aprile 2025, pubblichiamo quattro nuovi libri, che ci permettono di portare avanti con buon ritmo l’opera di traduzione ① di San Manuel G. Gonzales, il vescovo spagnolo che dedicò la sua vita ai Tabernacoli abbandonati, e ② di mons. Delassus, con il secondo volume della sua monumentale opera storica sulla Guerra Mondiale; e di completare questo mese con altri due testi molto rilevanti: L’Ebreo attraverso i secoli, che va ad alimentare la collana delle potenze occulte (si tratta di un ottimo testo contro il giudaismo anticristiano) e Vita interiore di Gesù e Maria, uno scritto di alta spiritualità, collocato nei classici cattolici e scritto dal un grande maestro della vita spirituale quale fu il P. Jean-Nicolas Grou S. J. (†1803); questo libro in particolare, raro e bellissimo, è come un regalo della provvidenza che oggi, dopo quasi cento anni, può tornare in stampa per fare nuovamente del bene.

  
Anche se tutti... Io no
Juxta crucem cum Maria Matre Ejus

Secondo libro da noi tradotto di San Manuel Gonzáles García († 1940), il grande vescovo spagnolo anticomunista, è, come indica il suo sottotitolo, il libro della lealtà al Signore più slealmente servito.

Nel primo libro San Manuel aveva esposto il problema dell’abbandono dei Tabernacoli; in questo secondo libro egli passa ad esporre la soluzione pratica di questo abbandono.

La locuzione latina etiamsi omnes, ego non, tradotta letteralmente, significa anche se tutti, io no.

Cosa significa questa frase nelle intenzioni apostoliche di san Manuel?

Che i Tabernacoli sono oggi sempre più deserti, convertiti in novelli Calvari per l’ingratitudine e l’abbandono dei cristiani. Ma il cristianesimo è il tabernacolo! — esclama San Manuel.

Pertanto, anche se tutti voltano le spalle (a Gesù presente in essi), IO NO.

«Ho la fortissima persuasione — scrive san Manuel — che il più gran male di tutti i mali e causa di ogni male, non solamente nell’ordine religioso, ma anche nell’ordine morale, sociale e familiare, sia l’abbandono del Tabernacolo. Chiedo agli Angeli adoratori di quei Tabernacoli di incidere con caratteri di fuoco nel cuore delle Marie e dei Giovanni queste due parole: Abbandono e Compagnia. Questa è tutta la nostra Opera».

Tradotto oggi per la prima volta in italiano da Effedieffe, questa seconda può anche vantare una lettera del Card. Pacelli (futuro Pio XII) con benedizione apostolica del 17 febbraio 1935.

La Madonna (via via più precisamente) a Lourdes, Fatima ed Akita ha ripetutamente domandato la stessa cosa che domandava san Manuel: preghiera, sacrificio e soprattutto riparazione per il dolore provocato dai peccatori al Cuore di Gesù veramente presente nell’Eucaristia. L’appello di San Manuel prorompe dalla medesima sorgente e domanda che questo Cuore divino venga adorato, pianto e consolato.

In questa opera di profonda pietà, il santo spagnolo istruisce i cattolici nella loro grande missione di co-riparatori, ruolo che sgorga in virtù del sigillo battesimale e in virtù delle parole con le quali S. Pietro esprime questa sublime realtà; ogni battezzato, infatti, partecipa, in una certa maniera, al sacerdozio di Gesù. «Vos autem genus electum, regale sacerdotium, gens sancta, populus acquisitionis». I. Pietro II, 9.

La missione di San Manuel, d’altronde, esposta con grande commozione in questo libro ma al tempo steso con grande dottrina, ebbe la benedizione di ben tre Papi: S. Pio X (prima approvazione della sua Opera pia), poi Benedetto XV e infine Pio XI, il quale estese e favorì le concessioni già accordate da San Pio X, aumentando la diffusione dell’opera di San Manuel per mezzo del suo Breve del 22 agosto 1924, dando il titolo di Pia Unione all’opera delle “Tre Marie” fondata da San Manuel.

In questo libro, in particolare, vengono descritti i viaggi a Roma che San Manuel fece per incontrare San Pio X.

Oggi, l’apostolato di San Manuel Garcia Gonzales può essere ancora, anzi a maggior ragione, l’opera di un vero cattolicesimo, in unione con Maria Immacolata e sull’esempio delle Marie del Vangelo, e può rappresentare un nuovo esempio di ri-cristianizzazione della nostra società.

Un’Opera che cerca ardentemente N. S. G. C. nel luogo stesso in cui Egli è profanato con il disprezzo o con l’odio; un’Opera che conduce amatori al medesimo trono dell’amore disprezzato, che porta bocche che parlino con Lui, per Lui e di Lui, nello stesso luogo in cui non si parla di Lui, ma contro di Lui; un’Opera che porta missionari della Santa Comunione e della Visita del Tabernacolo a quella stessa gente che addirittura ignora o ha dimenticato i nomi di Comunione, Eucaristia, Santissimo Sacramento, Cuore di Gesù e che non sa nemmeno dove abita Gesù.

È questa un’Opera che risponde ad un grande bisogno e al progetto del Cuore eucaristico di Gesù nella distribuzione del suo amore.

«Andiamo — dice San Manuel — al Calvario con Gesù Cristo solo! o, il che è la stessa cosa, al Tabernacolo con Gesù Cristo abbandonato! Oh Marie adoratrici, di fronte agli odi dei farisei moderni e alle ingratitudini del popolo che fu cristiano, e alle codardie e pigrizie dei discepoli, prendete il vostro posto! Juxta crucem cum Maria Matre Ejus!....».

  
L’ebreo attraverso i secoli
e nelle questioni sociali dell’età moderna

Il secondo libro che oggi presentiamo è un pregevole testo di schietta indole antigiudaica dal punto di vista storico, cronachistico e cattolico, scritto dal dott. Giuseppe Panonzi, autore di cui si hanno però poche informazioni; oltre all’aver scritto questa pregevolissima opera, quasi certamente fu un professore cattolico antimodernista, vissuto tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, originario di Venezia.

Questo testo, scritto nel 1898, vanta una verve polemica pungente e senza riserve nel colpire il giudaismo talmudico attraverso accese invettive (“spero che un giorno sia vinta l’idra usuraria e sfruttatrice del Ghetto, e religiosamente, politicamente, civilmente ed economicamente risorga il popolo cristiano liberato dalle morse opprimenti e mortifere dei figli di Giuda”, pag. 320).

Nel corso del ‘900 di questo libro risultano essere state effettuate della ristampe anastatiche. Oggi, finalmente, l’opera viene pubblicata da Effedieffe in maniera consona per un libro che merita una doverosa collocazione tra le opere che trattano il problema giudaico.

Quello del Panonzi è, a nostro avviso, uno dei libri più completi e meglio documentati che siano mai stati scritti intorno al problema. Il suo autore, fu un cattolico conservatore (la qual cosa si intuisce bene nel corso della sua trattazione) pertanto il suo libro è correttamente impostato anche dottrinalmente, ma soprattutto è molto utile, chiaro ed esaustivo nel denunciare le trame dell’ebreo sia da un punto di vista storico, sia a riguardo della nazione, dell’economia o della razza.

«Due fatti grandiosi — scrive l’Autore — si presentano agli occhi di tutti: la crescente preponderanza della razza ebrea, e la crisi terribile che attrista moralmente ed economicamente la società cristiana. I magnati ebrei resi liberi, tranquilli, onorati, volsero tutta la loro attività a dominarci materialmente e moralmente, e quanto salirono essi in alto, tanto scesero in basso gli Stati cristiani. L’ebreo pericoloso non è l’onesto professionista, né il commerciante tranquillo; ma l’ebreo irrequieto, agente provocatore, è l’ebreo mantenitor delle logge, è la Sinagoga corrompitrice della società con le false dottrine, assassina della gioventù con gli scritti appassionati e persecutrice della religione. Il vivo desiderio che tutti i miei fratelli di fede e di patria possano convincersi di tal fatto, e porvi quindi rimedio, m’indusse a scrivere questo libro».

La tesi di fondo dell’opera (che il Panonzi condivide con i migliori polemisti antigiudaici della sua epoca) è che l’ebreo ha un’anima (nel senso di una indole, un obbiettivo, una mentalità, una cultura) tutta propria, tutta ebrea, ben diversa dalla cristiana. La nostra è stata cullata nel presepio di Betlemme e sublimata sulle zolle insanguinate del Golgota; quella dell’ebreo s’è pervertita col tradimento di Giuda e con l’orribile imprecazione contro il Sangue del Giusto, davanti a Pilato: «Sanguis Eius super nos et super filios nostros», la quale attirò dal Cielo la maledizione divina.

Da quel momento arse nell’anima ebrea, più terribile che mai, l’odio contro il trionfante Messia che aveva distrutto la Sinagoga, e contro tutti i suoi seguaci; e nella loro dispersione e nelle angosce dell’esilio, nell’Oriente come nell’Occidente, i giudei furono sempre animati e concordi in quest’odio contro Cristo e i cristiani.

Attraverso alcuni capitoli molto eloquenti e molto ben dettagliati:

L’Ebreo e il Talmud,
L’Ebreo e la Famiglia
,
L’Ebreo e l’usura
,
L’Ebreo e la Massoneria
,
L’Ebreo e i Riti di sangue
,
L’Ebreo e la ricchezza
,

il Panonzi, con ottima erudizione e con un lessico molto brioso ed appassionato, saprà istruire il lettore su tutte le trame dell’Ebreo, nel suo sogno messianico di mandare ad effetto il grande disegno di seppellire la Croce di Cristo e di piantarvi sopra il tabernacolo del Talmud e farsi padrone materiale e politico del mondo.

  
I Perché della Guerra Mondiale
(Libro II, parte prima)

Dopo la pubblicazione del I° volume (aprile 2024), ad un anno di distanza possiamo finalmente mettere a disposizione dei lettori anche il secondo volume della monumentale opera scritta da mons. Delassus, nella cui seconda parte il celebre prelato francese entra in medias res affrontando il problema storico in tutta la sua portata universale.

In questo secondo libro - LA RISPOSTA DELLA STORIA (tomo primo), vengono affrontati ① L’opera di Napoleone III, ② L’opera della Terza Repubblica massonica e ③ L’opera satanica del protestantesimo.

Queste tre opere di scristianizzazione, che hanno cambiato il volto dell’Europa, sono scaturite dall’odio verso Cristo e la sua Chiesa, introdotto nel cristianesimo dai Farisei e nutrito di secolo in secolo dai giudei talmudici. In particolare, è il Protestantesimo ad essere il primo frutto d’una pianta velenosa che era stata seminata nel cuore della cristianità fin dai tempi apostolici e coltivata nel corso dei secoli come dimostrerà il Delassus.

«È precisamente in questo centro [d’irradiazione del male] — scrive Delassus — che dobbiamo collocarci per far transitare lo sguardo attraverso il panorama della storia moderna. Da lì, meglio che altrove, potremo vedere e giudicare in modo corretto le guerre e le rivoluzioni che oggi sconvolgono il mondo, dopo averlo agitato nei secoli precedenti».

Da questo punto di osservazione si comprenderanno bene gli avvenimenti il cui racconto riempie le pagine di questo secondo volume, e in particolare di come i Principi e i Popoli siano stati condotti all’assalto della sovranità pontificia, poi a quello delle Potenze cattoliche, Austria e Francia, preparando così il rovesciamento della Chiesa romana, sulle cui rovine i Giudei vogliono consolidare il loro dominio universale.

Questi preliminari giustificano l’ampiezza data dal Delassus al titolo di questo libro II: LA RISPOSTA DELLA STORIA ai tentativi dell’uomo di scalzare Dio dal governo del mondo e di cancellare ogni sua traccia.

La distruzione del potere temporale della Chiesa è il punto capitale del crimine commesso nel secolo XIX — una vera apostasia delle nazioni, dice il Delassus. L’Europa intera ha cospirato contro la sovranità pontificia; era pertanto giusto che l’Europa intera fosse avvolta nella conflagrazione che ne è seguita (prima guerra mondiale).

I Parlamenti hanno lasciato fare, la Stampa ha applaudito Vittorio Emanuele dopo aver spinto Napoleone III, e l’opinione pubblica si è mostrata indifferente, laddove non era apertamente favorevole all’opera empia che la setta voleva realizzare.

Justitia est fundamentum regnorum, dice la Sacra Scrittura. Ci si può immaginare un’ingiustizia più grande della spoliazione della Santa Sede? Con ciò, le nazioni hanno inferto un colpo mortale alla loro stessa autorità, e ancor più all’Autorità e alla Legge, senza le quali i legami e le relazioni sociali non possono essere mantenuti.

Così abbiamo visto l’anarchia e la forza bruta ergersi da tutte le parti e precipitare l’Europa in una barbarie e in un’anarchia che il mondo non aveva mai visto, la barbarie di una guerra senza leggi né scrupoli, l’anarchia di cui la Russia bolscevica diede l’esempio, e che minacciò di estendersi a tutte le nazioni e di mettere sottosopra l’intero ordine sociale.

«Non stupiamoci dunque, dice Delassus, di quello che l’Europa ha sofferto a causa del crimine europeo. L’attentato contro il Papa Re, Vicario di Gesù Cristo, è un aggravamento di quello commesso contro Luigi XVI. Nella persona dell’unto, sacro luogotenente del Re dei re, è la regalità di Gesù Cristo sulle nazioni che la Rivoluzione ha voluto colpire».

Al di sopra di questo peccato dell’Europa, per gravità, c’è soltanto il peccato d’Israele, il deicidio, crimine che il Giudeo espia da venti secoli ed espierà sino al termine della storia umana. La strada intrapresa dall’Europa dopo il “deicidio” perpetrato contro le nazioni cattoliche conduce ad una medesima fine.

La gigantesca opera storica di Delassus si concluderà nell’ultimo e 3° volume: il Libro II (seconda parte), che proseguirà la narrazione della prima parte che oggi pubblichiamo e tratterà di altre due opere distruttive dopo quella di Napoleone III, della Terza Repubblica e del Protestantesimo: ④ l’opera della Prussia e infine ⑤ l’opera della setta Giudeo-Massonica.

Tutte queste cinque opere hanno alimentato i frutti amari con cui l’Europa e il genere umano sono stati avvelenati. Quest’ultima parte uscirà nel corso del 2026.

  
Vita interiore di Gesù e di Maria
(Parte I, vita interiore di Gesù).

Un vero teologo altro non è che un uomo umile per principio e ben istruito riguardo ai motivi che un cristiano ha di essere tale. Due cose sole deve fare: diventar piccolo ed insegnare agli altri a diventarlo.

È questo lo spirito che animò il Padre Grou J. S. († 1803) nella composizione dei suoi manuali di vita interiore, dai quale si sprigiona una santa eloquenza, che, mentre opera sul cuore, penetra lo spirito di vivissima luce.

Quello che insegna padre Grou lo praticò in prima persona. Silenzio, spogliamento, culto del divino volere, sono i tratti più caratteristici di un’anima mistica. E attraverso le ansie e gli stenti imposti prima dalla soppressione dell’Ordine gesuita, poi dalla Rivoluzione Francese, P. Grou compì nel suo intimo quell’esperienza spirituale che poi predicherà nei suoi scritti. Attraverso tali traversie, il religioso acquistò quello spirito di orazione, quel totale abbandono alla grazia, quella assoluta rinuncia alla propria volontà, quell’abitudine dolce e soave della presenza di Dio, che formano la trama della sua dottrina spirituale.

Nell’esilio fuori dalla Francia in preda alla furia giacobina, il gesuita attese alla pubblicazione delle sue opere e alla vita di pietà. Si sforzò sempre di osservare la regola dei Gesuiti. Attorno alle sue opere, diffusesi molto dopo la sua morte avvenuta nel 1803, si sparse il ricordo della sua persona, di chi lo conobbe nel suo ritiro inglese: P. Grou fu un religioso molto devoto, che si alzava alle quattro, tanto d’inverno come d’estate, senza lume e senza fuoco; faceva un’ora di orazione; un’ora impiegava a celebrare la S. Messa, ed altrettanto tempo occupava nel ringraziamento. Passava la maggior parte della sua giornata in chiesa a pregare, o in camera a scrivere quanto aveva appreso ai piedi del Tabernacolo, quasi con il presentimento che i suoi manoscritti, affidati un giorno alle stampe, gli avrebbero fatto esercitare, anche dopo morte, un vero apostolato.

Padre Grou appartiene alla grande scuola dei Tomaso da Kempis e dei S. Francesco di Sales: tutto nei loro scritti spira dolcezza perché questi autori sanno mostrare la virtù sotto un aspetto tanto amabile, che non ci si può rifiutare d’abbracciarla.

La vita interna di Gesù e Maria si inscrive su questa linea, ed è uno fra i migliori libri del suo genere; una solida e bellissima opera di spiritualità che Effedieffe ristampa oggi dopo quasi 100 anni dalla sua ultima pubblicazione (Majocchi 1930).

Nel 1792 P. Grou († 1803), costretto ad esulare in Inghilterra come molti Gesuiti a causa della Rivoluzione Francese, accettò l’ospitalità della famiglia Weld e andò ad abitare il castello di Lulworth, nella contea di Dorset. Trentott’anni dopo, la stessa famiglia metteva il medesimo castello a disposizione del re Carlo X, bandito dal suo regno. In quell’asilo di pace il gesuita continua a pregare, a scrivere e a condurre nella via della perfezione il signore e la signora Weld, coi loro figli; e per il primogenito Tomaso, che poi divenne cardinale, compose le Massime per il metodo di vita dirette a un giovane inglese cattolico; per Maria, nata il 10 gennaio 1775, compose La vita interiore di Gesù e Maria, finita nel 1794, quando la giovane Maria Weld aveva diciannove anni.

Parliamo di un manuale di vita spirituale basato interamente sulla vita di Gesù, indicato ad ogni passo come Maestro delle nostre anime e delle nostre azioni, ad imitazione delle sue virtù. Conoscere Gesù, farsene un dolce amico che sia tutto per noi; amarlo silenziosamente, umilmente, in una profonda comprensione del suo cuore divino; ascoltare la Sua Voce che svela alle nostre anime il segreto della santità; dedicarsi a Lui fino al più completo abbandono; seguirlo negli infiniti meandri della sua bontà, delle sue delicatezze, delle sue sofferenze è ciò che questo libro insegna.

«La vita di Gesù è la spiegazione più chiara e più sicura della sua dottrina, spiega padre Grou nel Proemio del suo libro (...). Non si studierà dunque mai abbastanza la sua vita fino nei minimi particolari, per imparare come condurci nelle stesse circostanze. Ma noi dobbiamo applicarci maggiormente a conoscere le sue disposizioni interiori, che furono l’anima delle sue azioni. Non sapremo parlare, operare, soffrire come Lui, se non avremo gli stessi pensieri ed affetti; quindi vedremo di sforzarci d’entrare nel suo cuore, perché specialmente qui gli dobbiamo somigliare».

Gesù è difatti l’unico e perfetto modello proposto a tutti i cristiani battezzati, nessuno escluso: essi non sono tali, nei loro sentimenti e nella loro condotta, se non in quanto gli assomigliano.

Ma, insegna padre Grou, noi non possiamo gustare ed amare questa vita interiore se da Lui non ce ne viene l’attrattiva; i suoi esempi sono muti per noi e non fanno impressione alcuna sui nostri cuori se lo Spirito Santo non ci tocca con una grazia speciale. La vita del cristiano è difatti una vita di grazia; il principio d’una vita di grazia è necessariamente interiore ed è attinto da Gesù, fonte d’ogni grazia. La grazia ci porta sempre e direttamente ad imitare Gesù Cristo; più le siamo fedeli, più essa ci fa progredire in questa imitazione. E benché l’unione beatifica con Gesù Cristo sia riserbata per il cielo, pure anche sulla terra le anime interiori, arrivate quasi al termine della loro vita, contraggono con Lui, come spose, un’unione che è tutta loro propria, fonte d’inesprimibili delizie.

Di più, la santità di Cristo è in qualche modo infinita; Gesù offre in sé stesso un modello di tutte le virtù, e Dio potrebbe moltiplicare senza limite i santi, sulla terra, senza esaurire le ricchezze incomprensibili della grazia capitale di Cristo, esemplare della nostra.

Tutti, dunque, potremmo essere santi. Perché allora i santi sono così pochi?

Perché è un’illusione il pretendere di gustare la vita interiore di Gesù senza far il sacrificio delle nostre inclinazioni e delle nostre più intime avversioni naturali. «È necessario acconsentire all’immolazione dell’amor proprio e di questo io funesto che risiede nel cuore più profondamente di quello che lo sia nello spirito», spiega Padre Grou. Qui sta il punto: pochissimi sono disposti a fare questo sacrificio di sé. È il sacrificio più grande in assoluto tra tutti. Più grande anche dello stesso martirio.

«Essendo la vita interiore di Gesù la più formale condanna del nostro orgoglio e del nostro amor proprio, come pure di tutti i vizi derivanti da queste due cause, non c’è da meravigliarsi se la corrotta natura dimostri tanta avversione ed antipatia per una vita simile, se essa sia sorda a tutte le proposte che le si fanno d’abbracciarla e se sia ingegnosa nell’inventar motivi per dispensarsene. Domando ancora — continua P. Grou: quando si dice che ci si può salvare senza studiarsi d’imitare la vita interiore di Gesù, si ha forse menomamente in vista la gloria di Dio? No, certamente: si pensa al proprio personale interesse; unicamente in rapporto a sé si mira all’eterna salute che si vuol mettere al sicuro colla minor fatica possibile».

Risiede in questo punto la parte più dirimente dell’insegnamento del padre Grou: la rinuncia al proprio io. Difatti, la maggior parte delle anime considerano tutte le cose e persino Dio in relazione a sé stesse, mentre all’opposto dovrebbero considerare tutte le cose e sé stesse dal punto di vista di Dio. Ciò perché Dio non ha creato l’universo e non ha mandato nel mondo il Figlio se non per la propria gloria.

«L’io umano, fonte di qualsiasi orgoglio, era nullo in Gesù Cristo. Così non può essere di noi, spiega Padre Grou, perché la nostra unione con Dio non è personale, ma semplicemente morale. Quest’unione morale può però crescere sempre e diventare più intima; e di mano in mano ch’essa aumenta, il nostro io s’indebolisce, svanisce e si perde sempre più in Dio, fino a che, se non arriviamo a prevenire i minimi sentimenti d’orgoglio, li arrestiamo almeno, e giungiamo a un abituale oblio di noi stessi, nel che è riposta, per noi, la consumazione dell’umiltà».

Pertanto, è questo il massimo insegnamento lasciatoci da Padre Grou, andato alla più pura scuola del Vangelo: Imparate da Cristo, che era mite e umile di cuore (S. Matt. XI, 29).

Se un’anima si sarà esercitata da tempo nell’imitazione della dolcezza, della pazienza, del silenzio esteriore ed interiore di Gesù Cristo, conserverà la pace del cuore anche in mezzo alle più violente tempeste; perdonerà sinceramente a coloro che le fanno del male; non avrà nessuna asprezza o risentimento; volontieri compirà i diversi sacrifici che Dio le chiede e, lungi dall’affliggersi, godrà di poter soffrire qualche cosa per Gesù.

Se non siamo ancora giunti a queste altezze, ci resta però ancora del tempo per meditare sopra questo punto fondamentale per la nostra vita spirituale; confrontare la nostra vita con il modello propostoci dalle bellissime pagine del P. Grou ed utilizzare il tempo che ci rimane per darci sempre più a Dio, ogni giorno, in semplicità ed umiltà di spirito.

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