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Gli speculatori sono scesi in guerra. Contro tutti noi
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Un lettore mi ha scritto:

«Buonasera direttore,

a proposito di economia leggo l’articolo di Nino Sunseri su Libero di sabato 27 che, strano a dirsi, sembra la fotocopia dell’articolo letto sul sito CDC di Federico Rampini da Repubblica.it. Scrivono entrambi che i pesi massimi della speculazione (SOROS in testa) sono impegnati in un massiccio attacco concertato sull’Euro tramite gli hedge fund. Questi cervelli dell’economia parassitaria scommettono sul deprezzamento dell’euro di ben 20%. Mi colpisce il fatto che si indebitano sino a 20 volte il valore del proprio capitale. Per esempio se impegnano 5 milioni possono puntare sino a 100 milioni. L’articolo lo avrà letto anche Lei e può sintetizzarlo meglio, però, mi domando se l’Euro si svaluta del 20% non è peggio per gli USA e per la Cina? Si pagheremmo di più il greggio, però non capisco il gioco sporco di questi signori.

Saluti,
R.S
».

Sunseri e Rampini dicono la stessa cosa perchè hanno copiato le stesso articolo – del Wall Street Journal – che racconta il fatto seguente: i capi dei più grossi fondi speculativi (hedge funds) si sono riuniti a pranzo in una piccola banca d’affari di Manhattan e si sono coordinati, approfittando della crisi greca, per sferrare un attacco concertato contro l’euro, con l’effetto di svalutarlo e forse di spaccare l’eurozona.

Lei si domanda: ma che ci guadagnano, questi signori, a provocare la rivalutazione del dollaro? Le dirò di più: questi stanno rischiando la crisi sistemica delle monete e la bancarotta a catena degli Stati, i loro stessi prestatori di ultima istanza, quelli che li hanno salvati (con miliardi di denaro dei contribuenti) dal fallimento.

Anzitutto, signore, ricordi la favola dello scorpione che punge la rana, dalla quale è trasportato all’altra riva: «E’ la mia natura», dice la velenosa creatura. Siccome questi signori, per speculare contro l’euro, si sono indebitati di venti volte, ossia hanno messo soli 5 milioni di dollari con cui possono agire come se ne avessero puntati 100, basta una variazione del 5% dei cambi dollaro-euro perchè facciano un profitto del 100% sul loro investimento vero (da 5 milioni ne ottengono 10). Questo già basta, ai loro occhi, per puntare contro l’euro. Qualunque ne sia la conseguenza. E’ la loro natura. (Hedge Funds Try 'Career Trade' Against Euro)

Ma la sete di profitto non spiega tutto: non spiega che gli speculatori (che di solito non si confidano l’uno l’altro le loro strategie speculative) si siano coordinati contro l’euro. Ciò indica che lo scopo dell’attacco è politico: sferrare una «spedizione punitiva» contro l’Europa monetaria, e gli Stati che la compongono.

E’ la prima volta nella storia che ciò accade, ed è un fatto della più enorme gravità. Perchè gli scorpioni vogliono distruggere l’Europa e la sua moneta?

Perchè – su insistente richiesta di molti governi – la UE sta cercando di far passare norme restrittive sulla speculazione selvaggia degli hedge fund e dei private equity funds. Sono misure che lorsignori giudicano «draconiane» (non lo sono), e contro cui hanno fatto appello al governo britannico, che ha promesso tutto il suo appoggio per far saltare ogni tentativo di regolamentazione («Il Tesoro britannico sosterrà i fondi speculativi contro l’Europa», così il Telegraph). (UK Treasury to back hedge funds against Europe )

La speculazione ha già stravinto in America: il presidente Obama si è rimangiato la vaga promessa (o minaccia) di vietare alle banche commerciali (salvate coi miliardi di dollari stampati dal nulla e della liquidità a tasso zero della Federal Reserve) di speculare sui mercati per conto proprio; era in pratica il ritorno alla separazione tra attività bancarie e speculative della legge Glass-Steagall, e non è stato possibile attuarlo. Ciò perché i grandi scorpioni hanno fatto sapere che avrebbero risposto spostando i loro affari sui mercati privi di regolamentazione e quindi, dal loro punto di vista, «più competitivi»: Dubai, Singapore...

Salvata la loro posizione negli Stati Uniti, ora si rivolgono all’Europa, dove sta crescendo una visione più o meno «keynesiana», o comunque alternativa al pensiero unico economico che ha dominato negli ultimi vent’anni coi risultati che stiamo constatando.

Si tratta, anzitutto, di sconfiggere l’emergere di una possibile alternativa al «mercato globale senza regole», ed impedirne il minimo successo. Costi quel che costi.

Si attaccano quindi ai debiti pubblici. Quei debiti pubblici che gli Stati europei hanno dovuto ingigantire proprio per salvare le banche, e l’economia reale sottostante, che dipende dal credito.

Adesso che gli Stati (a cominciare dalla Grecia) devono mettere sul mercato i loro titoli di debito, gli scorpioni finanziari hanno buon gioco a dire: noi non li compriamo, se non ci pagate interessi maggiori. Non li compriamo se non mettete ordine nei vostri conti pubblici. Il loro attacco è ovviamente reso più facile dal fatto che, con i derivati, puntano 5 euro e ne mobilitano 100.

Questa aggressione, un vero e proprio atto di guerra, sarà propagandata come «moralizzazione delle finanze pubbliche»: la Grecia ha truccato i bilanci, ecco perchè le agenzie di rating hanno declassato il debito ellenico. Le agenzie di rating, inutile dirlo, sono pagate da Goldman Sachs e da Soros e dagli altri.

Insomma, è il discorso che hanno fatto da sempre, applicandolo al lavoro: per forza l’Europa ristagna, perchè i suoi lavoratori costano troppo! Bisogna moralizzare il lavoro, renderlo più flessibile, onde possa competere con la manodopera cinese: bisogna tagliare i salari, bisogna troncare i costi sociali, bisogna (insomma) retribuire sempre meno il lavoro per retribuire sempre più il capitale. Adesso, lo stesso discorso viene fatto ai ministri del Tesoro: ecco cosa vi capita a «irritare i mercati»: nessuno di noi compra i vostri BOT, e voi dovrete uscire dall’euro, svalutare, o andare in bancarotta come l’Argentina. (Déficit : la revanche des marchés sur les Etats)

Insomma, è la più grande lotta ideologica del secolo, ed è condotta con tutte le armi che il denaro bollente si è accaparrato in questi anni. Siccome tutti gli Stati sono indebitati, e la crisi mondiale ha ristretto il credito tragicamente, essi sono la parte debole. Ma sono ancora più deboli perchè non esiste un politico, in Europa, cosciente della posta altamente politica in gioco. Se vincono gli scorpioni, saranno loro a comandarci in modo diretto e totale. Quel che resta della sovranità sarà smantellato totalmente e in modo definitivo. Ci imporranno tagli che chiameranno «snellimenti» e «modernizzazione delle finanze publiche» e – ovviamante – «moralizzazione» della politica.

E non hanno nemmeno torto a sputare su questi politici. Il fatto è che se vincono, non si parlerà più di scandali Parmalat o Enron, nè delle porcherie di Goldman Sachs, nè della immoralità  delinquenziale che ha prodotto la crisi dei mutui subprime (prestiti a gente che non poteva pagare) cartolarizzati ossia rifilati a ignari fondi-pensione. Non si parlerà più della nube minacciosa dei derivati, degli «attivi tossici» che gli scorpioni hanno sparso nel mondo; dei loro paradisi fiscali.

Si parlerà invece della «necessità morale» di aumentare le tasse fino a strangolare aziende e consumatori (pagate i vostri debiti, mascalzoni!), di tagliare le pensioni (si chiamerà «riforma») e ridurre a zero l’assistenza sanitaria pubblica.

Quello che vogliono non è una semplice svalutazione dell’euro: è l’implosione dell’eurozona, che interpretano come un avversario, una (potenziale) zona di un’economia alternativa a quella che vogliono imporre in modo totalitario. Per questo non si fermeranno dopo aver messo al muro la Grecia. Attaccheranno – la leva finanziaria da 1 a 20 glielo consente – Spagna, Irlanda, Portogallo, Italia. Una dopo l’altra, perchè i nostri governanti non sono capaci – e non hanno la volontà – di concertare un’azione comune, come fanno gli scorpioni.

Eppure sarebbe possibile: come ha detto Stiglitz (il Nobel), incitando gli Stati europei a «dare una lezione» agli speculatori: la leva finanziaria da 1 a 20, che consente loro di sborsare poco moltiplicando gli effetti distruttivi, può essere fatta agire contro di loro: se il cambio dollaro-euro si rovescia rispetto alle loro attese, devono pagare non 5 milioni, ma 100 ai loro creditori.

Occorre però chiarezza strategica e velocità d’azione, cose che mancano ai nostri politici, per non parlare di Bruxelles. Oltretutto, hanno potenti complici fra le fila europee, oltre Londra: le banche tedesche maggiori hanno annunciato pubblicamente che non compreranno più titoli di debito greci.
Sembra una follia, dato che proprio le banche tedesche sono enormemente esposte sul debito pubblico ellenico; ma evidentemene, costoro pensano che «à la guerre comme à la guerre», una perdita finanziaria momentanea è un prezzo buono da pagare in vista della vittoria finale della speculazione sugli Stati sovrani (o ciò che ne resta). Del resto, i soldi che perderanno le banche tedesche non sono mica soldi loro: sono i soldi dei cittadini e contribuenti tedeschi, e lo Stato tedesco sarà pronto a «salvare le banche» ancora una volta...

Se poi avviene il collasso sistemico globale e dollari ed euro perdono ogni valore, tranquilli: lorsignori si sono già comprati milioni di ettari di terreni, fattorie, navi, tonnellate d’oro, miniere. Le hanno pagate quasi nulla, come avviene in questi tempi di recessione, e di colpo varranno cento volte tanto se le monete si volatilizzano.

La soluzione più rapida sarebbe: fucilare questi signori per alto tradimento. Uno su dieci, «pour encourager les autres», come diceva Napoleone. Ma non ci sono in giro Napoleoni, in Europa. Solo Salami, Sarko e Barroso, e servi delle banche.



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