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«Filosofia del pedofilo responsabile»
Stefano Maria Chiari
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Il motto filosofico che soggiace al progressivo e lento avvicinamento alla giornata mondiale dell’orgoglio pedofilo lascia scandalizzati molti «perbenisti» che amano fare della navigazione in rete una passione molto coinvolgente fino a provare l’ebbrezza di una vita parallela o di un improponibile ritrovo virtuale di un anch’esso virtuale gruppo di amici; non è un caso se anche Facebook e Second Life siano scesi in «piazza» manifestando il loro disappunto e disgusto nei confronti della prossima «Giornata Mondiale dell’orgoglio pedofilo». Perfino i «radicali» restano perplessi anche se, impediti dal loro imperante progressismo, non riescono a condannare in blocco «l’iniziativa pedofila» (1); proteste vibranti vengono giustamente anche dal mondo cattolico (2).


Il tema ci porta tuttavia molto lontano. Direi che potremmo considerare la storia del pensiero pederasta a partire dal terzo segreto di Fatima. Il segreto ci avverte: se non vi sarà la consacrazione pubblica della Russia al Cuore immacolato di Maria, gli errori del comunismo si diffonderanno in tutto il mondo. Restiamo a questa parte del segreto, perché la lettura di esso ci porta ad alcune considerazioni importanti.

Il comunismo, definito da Pio XI un «male intrinsecamente perverso», deriva la propria strutturale cattiveria dai suoi presupposti falsi e mortiferi, che possono riassumersi in questi termini: ateismo e relativismo morale assoluto. Dalla mancanza di una fede in un Essere supremo che vincoli l’uomo alla ricerca del Vero e del Bene discende necessariamente la visione di un mondo privo di inamovibili punti fermi e di certezze assolute: il comunismo è la filosofia hegeliana del divenire in ottica rigorosamente materialista ed ineluttabilmente progressista. Chi si ferma è perduto! E l’umanità - nell’ottica marcia e traviata del comunismo - non è capace di soste, non essendo capace di eternità; il suo essere (e così la sfera politica sociale che lo circonda) deve necessariamente mutare forma per diventare qualcosa di diverso e di nuovo. La mancanza di «pause» nell’aberrazione del pensiero marxista trova echi impressionanti nella visione attuale dell’odierna società. I diversi «comunismi» cadono e si svestono di vecchi nomi e simboli, ma restano sempre capaci di tale sovversione, non tanto sul piano economico-sociale (il cui aspetto è invero secondario), ma nella proiezione etica del vivere civile.

Ora, non soltanto tutti i partiti e partitini (chi più e chi meno; chi in un modo, chi in un altro), ma anche la «volontà generale», il ben pensare delle «persone dabbene», «sposano» l’ideologia di una verità inafferrabile ed evanescente, che debba essere a ragione superata da nuove prospettive e nuovi modi di vedere. Il notissimo caso del «senso del pudore», aberrazione giuridica (sinonimo di autentico disordine etico e giurisprudenziale, che mina alla radice il medesimo principio civile della certezza del diritto), conferma inesorabilmente questa regola: ciò che è male oggi, non per forza lo sarà domani, se la «sensibilità generale» si sarà «abituata» ad un dato fatto, prima considerato «scandaloso».

A questo punto alcune riflessioni: come si determina tale abitudine? Il vizio non è niente altro che l’abito a qualcosa di cattivo, come la virtù lo è a qualcosa di buono…, quindi a rigore potremmo ammettere che la nuova sensibilità scaturisca soltanto da una sorta di perversione di costumi; perversione non soltanto generalizzata, ma, proprio perché generalizzata, anche indotta.

Pensate davvero che le «rivoluzioni» nel corso della storia siano partite «dal basso»? L’uomo è, scusatemi, troppo obbediente al gregge per prendere iniziative non pilotate da pastori o cani addestrati: la massa è difficile che pensi davvero. Basta affacciarsi agli indici di gradimento del panorama televisivo attuale per comprendere questa realtà. Tempo fa anche l’omosessualità (come accade ora per la pedofilia) era considerata un qualcosa di scandaloso!

So che adesso piomberanno le solite obiezioni sui «se», sui «ma» e sui «distinguo» tra le due fattispecie, ma la matrice resta la stessa: l’evoluzione della morale, con evidente ritorno ad usanze pagane. Del resto, non ci è stato detto a più riprese che l’omosessualità è un fatto normale, perché appartiene alla «notte dei tempi»?

Ebbene, si dice e si dirà ancora che in fin dei conti erano dei giovinetti coloro con i quali il filosofo e/o imperatore di turno intratteneva il proprio tempo libero. Il passo è breve, anche se si urla allo scandalo; di quanto tempo hanno ancora bisogno per cuocere la rana messa in acqua tiepida a fuoco lento, senza che essa neppure se ne accorga?

Non moltissimo, vedrete. Del resto, vorrei far notare che già da tempo l’autodeterminazione del minore da parte del legislatore è considerato un elemento, con garanzie soltanto formali e non sostanziali. Mi spiego meglio: prendiamo il caso della minorenne che voglia rifiutare una gravidanza indesiderata; costei ha tutto il diritto di non informare i genitori e di recarsi presso un giudice tutelare che le dia il consenso ad effettuare il suo infanticidio. Badate: benché nella lettera della disposizione (articolo 12 della famigerata legge 194) sia scritto «Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza», la prassi applicativa e perfino pronunce della Corte Costituzionale (in maniera aberrante ed ascientifica!) leggono il «può autorizzare» come un «deve autorizzare».

Perché dunque ci vogliamo «scandalizzare» delle rivendicazioni dei pederasti vestiti da Babbo Natale?

Per favore, al bando ogni ipocrisia ed ogni perbenismo! Si lotti contro ogni relativismo morale, contro ogni concetto di perversione della morale cattolica; solo questa inamovibilità, fondata sulla roccia di Cristo è in grado di salvare l’evoluzione pericolosissima di quella palla di neve (che, a valle, diviene valanga), che può essere metafora delle briglie sciolte dell’uomo che si lascia andare ad un vizio dopo l’altro, finendo col pensare come vive (anziché fare il contrario) e precipitando nell’abisso del non senso e della bestialità totale. Non lasciamo passare uno «iota», perché al giudizio non passerà.

Stefano Maria Chiari



1) Da http://www.radicalilecce.it/?q=node/576: Il sito internet di IBLD si preoccupa però di differenziare gli abusi su minori dall’amore per i bambini in quanto, i pedofili, praticherebbero quest’ultimo. In effetti il termine «pedofilia» è stato definito da Ferruccio Voglino «una parola bugiarda», in quanto nella sua origine greca indicherebbe l’amore verso i più giovani, senza il minimo accenno a rapporti sessuali. Quindi, secondo la giusta interpretazione, il 90% della popolazione italiana potrebbe definirsi pedofila. Il termine esatto sarebbe, sempre dal greco, pederastia: pedios=bambino + eros=erotismo. Dunque, utilizzando un linguaggio corretto, stiamo parlando di pederasti. Sebbene, in uno Stato laico e democratico, l’omosessualità e la libertà di espressione siano del tutto lecite, non lo è l’istigazione a delinquere. Malgrado tutto il collegamento diretto tra abusi sessuali e IBLD non può essere provato, per questo neppure la Comunità Iinternazionale, nonostante le incessanti richieste avanzate da associazioni cattoliche e non, ha potuto far chiudere il sito, né impedire che il 23 Giugno i cosiddetti «pedofili» possano accendere una candela azzurra in nome della loro causa.
2) In www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/ si legge: Occorre introdurre nel nostro ordinamento legislativo l’apologia di reato riferita alla «pedofilia» e alla «pedopornografia culturale», sanzionando chi vorrebbe far credere normale ciò che comunemente viene percepito come aberrante. Lo hanno chiesto Franco Mugerli presidente del Copercom - coordinamento delle associazioni per la comunicazione - e don Fortunato Di Noto presidente dell’Associazione Meter nel corso dell’audizione resa ieri presso la II Commissione Giustizia della Camera dei deputati nell’ambito dei disegni di legge recanti disposizioni in materia di pedofilia. Il Copercom approva che in alcuni progetti all’esame della Commissione il reato di  «pedofilia culturale» venga inserito tra i delitti contro l’ordine pubblico, quale apologia di reato. «In questo modo - ha spiegato Franco Mugerli - si vogliono colpire anche tutte quelle associazioni che su internet e per altre vie difendono e legittimano i rapporti sessuali tra adulti e minori». Il presidente del Copercom ha inoltre denunciato «la mancanza di programmi di informazione e prevenzione, indispensabili per un’efficace tutela dei minori e per contrastare l’abuso delle moderne tecnologie, in particolare internet, quali veicoli di pornografia infantile. Ciò contribuirebbe allo sviluppo di una sana cultura finalizzata alla crescita e all’educazione dei minori.» Anche don Fortunato Di Noto,  a nome dell’Associazione Meter aderente a Copercom e in prima linea nella lotta alla pedofilia via internet, ha sottolineato l’importanza che venga introdotto il reato di «pedofilia culturale» che ha definito «un’emergenza sociale». «E’ un passaggio fondamentale - ha spiegato - per contestare l’emergente fenomeno di quella tanto perversa e insidiosa quanto raffinata cultura che tende a fare normalizzare la pedofilia, attraverso una subdola azione culturale fondata sulla giustificazione e sulla tolleranza di tale comportamento sessuale». Don Fortunato Di Noto ha definito di rilevante importanza e fortemente condivisibili alcune proposte tra le quali la previsione dell’adescamento come nuovo reato, l’ampliamento della fattispecie del reato di corruzione di minorenne punendo anche chi sottopone alla visione di un minore immagini e filmati pornografici o pedopornografici. Ha infine auspicato la previsione di un Fondo di Garanzia che provveda a risarcire le vittime dei reati di natura sessuale che ne facciano richiesta.


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