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>  07 ottobre 2008
La fine anche dell'impresa sana?
Egregio Direttore,

vi seguo da qualche mese e mi sono anche abbonato. Vi sono grato del servizio che offrite, della coerenza e pulizia della vostra informazione, mai banale ne allineata. Devo però per onor del vero riportare una mia considerazione. Il lavoro che facevo fino a pochi anni fà mi ha fatto conoscere il mondo del privato industriale, in tutti i suoi aspetti, dalla meccanica pesante all'impiantistica elettrica fino alla automazione più spinta e  alla progettazione. Molti contatti li coltivo ancora per amicizia; vi posso assicurare che ci sono tante aziende medie e medio piccole che hanno competenze professionali molto elevate. Molte hanno realizzato e realizzano lavori di notevoli  dimensioni in tutto il mondo, alcune le conosco personalmente dalla loro nascita, vi assicuro che sono aziende sane che, senza gli aiuti stile Alitalia, tirano avanti facendo leva su personale qualificato che lavora molte ore al giorno ed è ben retribuito. Sono realtà silenziose di cui non si ha evidenza se non sei nel giro. Ho provato a parlare con qualcuno di loro, qualcuno ha qualche dubbio sul futuro ma non  peggiore di quelli che aveva un anno fa, con tutto quello che hanno da fare a loro sembra strano che il mondo si fermi da  qui a qualche mese.
Che fine faranno, saranno anche loro inghiottiti dalla finanza creativa?

G. F.


No, il mondo non si fermerà. E per i lavoro eccellente ci sarà sempre un mercato.

Maurizio Blondet




>  07 ottobre 2008
Storicità dell'esodo
In passato lessi che lei negava la storicità dell'esodo dall'egitto e si affidava alle ricerche dell'archeologo israel finkelstein.
Recentemente sono venuto a conoscenza di alcune scoperte ad har karkmon che sarebbe (il condizionale è d'obbligo) il monte sinai dell'antico testamento, con tutto ciò che ne consegue...

Vorrei sapere il suo parere

Fonti:

"Venti anni di ricerche archeologiche''  Emmanuel Anati
"La Bibbia Senza Segreti'' di Flavio Barbiero

Grazie dell'attenzione

Fabio


Emmanuel Anati è un fanta-archeologo d’origine ebraica. Qui sotto le allego un pezzo sulle sue strane teorie. Ora, che una montagna nel Negev sia stata luogo di culto di popolazioni presitoriche per 40 mila anni, è possibile. Ma quel che sfugge ad Anati, è che quelle popolazioni non erano “ebraiche”, ossia non avevano culti nè divieti nè regole alimentari ebraiche, e men che meno un dio nazionale esclusivo (è vero che la montagna in cui si identifica il Sinai era un santuario alla Luna). Può darsi che la distinzione sia troppo sottile per lui. Ma gli archeologi seri si chiedono se le tribù di Israele propriamete detto – le tribù del Nord, che secondo il mito Davide avrebbe unificato al suo piccolo regno di Gida – fossero “ebraiche” in quel senso. E tendono ad eslcuderlo.

Maurizio Blondet



Har Karkom ovvero il Monte Sinai

Emmanuel Anati per lunghi decenni ha guidato missioni archeologiche in siti preistorici. La metodologia da lui sviluppata in Val Camonica lo ha portato a considerare le incisioni rupestri come un "archivio storico"
Il monte Sinai del racconto biblico, quello dove Mosè ricevette da Jahvé le tavole della legge, si trova nel deserto israeliano del Negev e non nel luogo dove si riteneva che fosse a sud dell’omonima penisola. Sono queste le conclusioni cui è giunto l'archeologo Emmanuel Anati fondatore del Centro Camuno di Studi Preistorici il quale dal 1980 guida una missione archeologica sulla montagna di Har Karkom (in ebraico "La montagna dello Zafferano").

Questa località è stata considerata un'area sacra per un arco storico di ben 40.000 anni a partire dalle forme di religiosità di popolazioni preistoriche che hanno lasciato quali tracce vistose della loro presenza un numero straordinario di incisioni rupestri, fino alle popolazioni semitiche dell'area mediorientale che l'avevano consacrata alla divinità lunare Sin. Ed è proprio da Sin che secondo Anati deriverebbe il nome del Monte Sinai che significherebbe letteralmente "appartenente (o consacrato) a Sin". Questa ipotesi, assolutamente plausibile da un punto di vista storico viene presa in considerazione da gran parte degli esperti in materia anche se lo stesso Anati, evidenziando in questa maniera il carattere scientifico della sua ricerca, ci ricorda che Mosè non ha lasciato il suo biglietto da visita e che nel campo della preistoria e della protostoria non si può sapere nulla con assoluta certezza.

Nell'intervista qui a fianco lo studioso ci spiega come il metodo per decifrare le incisioni rupestri della Val Camonica, in provincia di Brescia, sia riuscito a fornire una ricostruzione piuttosto precisa dell'organizzazione sociale delle popolazioni preistoriche di cui sono l’espressione. Questo metodo è stato usato in molte altre aree del mondo, fra cui il deserto del Negev, aprendo la strada alla comprensione di un sistema di segni universale, appunto quello delle incisioni rupestri,  che secondo la tesi sostenuta da molti studiosi e condivisa dallo stesso Anati, era il linguaggio comune alla specie umana dei primordi. Inoltre bisogna ricordare che la scrittura fonetica, comparsa in Mesopotamia con i primi sillabogrammi attorno al 2.500 a.C. è un estremo sviluppo, peraltro relativamente recente, di un processo incominciato circa 50.000 anni fa con le prime incisioni rupestri. Sull'evoluzione della scrittura in Mesopotamia leggi il saggio del prof. Pietro Mander docente di assirologia all'Università Orientale di Napoli.

Maurizio Peggio


>  07 ottobre 2008
Benvenuti in occidente !
Mi scusi Blondet, ma sbaglio o questo qui è un certo Ennio Doris di Banca
Mediolanum ?



Karl





>  04 ottobre 2008
Noachici
Io l'ho imparato soltanto oggi.
Che negli Usa il Congresso si è preso 2 giorni di vacanza per festeggiare il Rosh Hashanà.

M. D.



Oh yes!  Fare i noachici non porta fortuna però.

Maurizio Blondet






>  04 ottobre 2008
Albert Picke
Egregio direttore,

a lei che è profondo conoscitore di ciò che sta accadendo, e ha studiato il cosiddetto nuovo ordine mondiale, le chiedo cosa pensa di quel che scrisse il Massone Albert Picke alla fine dell'800 quando nel descriverelo scenario del secolo successivo parlo di come arrivare al suddetto ordine e cioè attraverso tre guerre mondiali, spiegando i motivi per i quali ognuna si sarebbe dovuta fare. La storia ci insegna che per quanto riguarda le due guerre che si sono svolte i motivi erano quelli descritti nella corrispondenza di Picke, mentre la terza sarebbe scaturita dalla lotta o guerra tra i sionisti e un popolo arabo. Ora le chiedo, nella speranza di sentire la sua autorevole opinione al riguardo, dobbiamo veramente temere uno sviluppo così devastante fra la ormai imminente guerra tra israele e iran, oppure tale lettera di Albert Picke non è mai esistita o è solo un'invenzione?
Glielo chiedo perchè a prima vista, analizzando gli ultimi eventi accaduti, cioè la tensione fra Russia e Usa, la Cina che ora si è stancata degli attacchi all'Iran il fatto che l'America non si preoccupi affatto del suo debito pubblico che probabilmente non restituirà mai perchè ha altri piani, forse tutto questo fa pensare a sviluppi futuri in tal senso.

Lei che ne pensa, sono solo fantasie dovute al far lavorare troppo la fantasia?

Sperando di sentire la sua opinione la saluto cordialmente.

Raffaele Solina
s


Forse sbaglio, ma sono convinto che la lettera di Pike a Mazzini sia un apocrifo

Maurizio Blondet





>  03 ottobre 2008
Popolo eletto e Gulag

>  02 ottobre 2008
Il Nuovo Ordine

>  02 ottobre 2008
Finta Bretton Woods

>  26 settembre 2008
Diocesi di Milano o New Age?

>  25 settembre 2008
Leggi noachiche

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