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> 04 febbraio 2008
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Archivio Lettere Marzo 2007 - Parte 1 |
31/03/2007
"Associazioni dei consumatori"
Gentilissimo direttore,
ti scrivo in relazione alla proposta di entrare in politica. Condivido le
perplessità.
Si verrebbe stritolati e condizionati la logiche eccessivamente
prepotenti.
Però è condivisibile l’idea di non rimanere confinati in
internet, anche se si tratta di un luogo libero e senza confini e dalle
possibilità incredibili.
Penso che si debba cominciare ad entrare nella
cosiddetta società.
Esiste un terreno di comunicazione che vede molto
sensibili media e politici e che viene trattato con rispetto e quasi con
deferenza.
Mi riferisco alle "associazioni dei consumatori".
Perchè non
prendere in considerazione l’opportunità di costituire un’associazione di
difesa dei consumatori? Credo sia uno strumento con cui, di fatto, si fa
politica.
Non c’è la necessità di doversi sciegliere uno schieramento
prefigurato.
Si può colloquiare con tutti senza il timore di essere
etichettati e quindi esclusi a priori.
Anche le associazioni che non contano
più di tre iscritti trovano spazio nei media locali.
Se si fa un buon
lavoro, e qui gli argomenti non mancano, si può conquistare uno spazio
"politico" non secondario.
Potrebbe essere un buon escamotage, anche perchè
siamo tutti considerati consumatori ed i difensori dei consumatori sono
ritenuti essenziali e necessari in questa società e pertanto degni di
considerazione e rispetto.
Pensiamoci.
Cordialmente.
Bepi Anguilla
RISPOSTA
Buona idea.
Ma come si fa?
Chi organizza?
Chi paga?
Maurizio Blondet
31/03/2007
L'insegnamento scolastico
Buongiorno,
le scrivo ancora, apprezzo molto la gamma di argomenti affrontati su
questo sito.
Primo, un episodio di vita vissuta, di quelli che si fanno viaggiando
sui bus ogni giorno. Due ragazze di 16-17 anni parlano di automobili
davanti a me e ascolto; a una piace l’Audi A3, l’altra preferisce un
altro modello e vanno avanti così per un po’.
Io mi meraviglio un po’
perché non è comune sentire questi discorsi da ragazze, anche se
parlano solo dell’aspetto esteriore dell’auto.
Dopo poco salta fuori
che stanno parlando dell’auto che vogliono, non delle auto in generale e di come sono bello.
Lei desidera l’A3, e nessun altra.
La vuole nera con gli interni in pelle rossa.
O quella o niente, dice (e l’altra
concorda), è inutile accontentarsi di una macchinetta che non vale
niente; pensi che a suo cugino gli hanno regalato il gippone per il suo
compleanno, eh sì anche i gipponi sono belli.
Cosa devo dire?
Beate
loro che possono chiedere ai genitori questi regali.
Io non me lo sarei
mai sognato (ho 31 anni).
Lavoro da 4 anni in una di quelle scuole professionali, a Parma, adesso
incomincio a chiedermi anche io se l’obbligo scolastico sia favorevole
ai ragazzi.
Molti di loro starebbero meglio a sudare in officina
piuttosto che in classe.
Li vedo, non riescono a stare seduti.
Pretendono l’attenzione urlando, non sono capaci di frenare gli slanci
tipici dell’età.
Aspettano tutto l’anno le due settimane di stage (ci
sono anche pochi ragazzi che non riescono a seguirli, ma sono
pochissimi e provengono da situazioni veramente disagiate).
Ho
riconosciuto la situazione che vivo in classe nelle parole di Meirieu,
lo sforzo maggiore è quello di chiedere attenzione, pretendere un
minimo di silenzio e sfruttare i loro slanci di entusiasmo per
introdurli al mondo della matematica.
Ovviamente ci sono classi e
ragazzi molto più educati e rispettosi delle figure scolastiche, ma non
sono molte.
Sono arrivato a chiedermi se per certi ragazzi non sia meglio il
lavoro, poi a 20-25 anni o più un bel ritorno di scuola, quando ne
sentiranno l’esigenza, quando capiranno che l’istruzione è buona cosa,
che imparare i numeri e le parole non è offensivo, ma interessante e
piacevole, per lo meno utile.
Riconosco che in Italia il dibattito è un po’ spento, ma la rete esiste
anche per questo, dobbiamo sforzarci di identificarci continuamente con
Tv e giornali, uscire da quella gabbia di matti, cercare attraverso la
rete una costruzione indipendente della propria conoscenza e delle
proprie opinioni.
E’ dispendioso e ruba tempo a tante altre cose, ma ne
vale la pena.
Come i ragazzi che passivamente subiscono la lezione in
classe, gli adulti stanno davanti alle Tv.
Sia i ragazzi che gli adulti
ad un certo punto possono rendersi conto di avere la possibilità di
rendersi indipendenti, diventare un po’ più attivi.
Spero che l’ormai
datata illusione della rete democratica sopravviva e che la gente
impari ad usarla.
Saluti.
Rocco Gennai
RISPOSTA
Grazie per la sua lettera.
E’ la voce dell’esperienza, e di uno che riflette sull’esperienza.
Bene.
Maurizio Blondet
31/03/2007
Su Corona
Non vorrei passare per complottista incallito ma la vicenda di Corona mi insospettisce.
Dato per scontata la bassezza morale del personaggio, e la sua oscena
sete di fama e di soldi, ho come l' impressione che stia pagando per
aver pestato i piedi a qualcuno.
D' altronde in questa Italia in avanzato stato di decomposizione, e'
pieno di personaggi del genere e anche molto peggio. Perche' quindi
questo accanimento contro di lui?
Credo che Corona stia pagando lo " sgarro" fatto agli Agnelli-Elkann,
quando oso' ricattare Lapo e co, a proposito dell' intervista al trans
Patrizia.
Probabilmente, nella sua ingenua arroganza, Corona credeva di poter pestare impunemente i piedi a chiunque, e si sbagliava.
Lapo che denuncia un complotto contro di lui, Corona arrestato e adesso
pure l' ombra degli immancabili servizi segreti nell' inchiesta (vedi
Mancini).
E come se Lapo possa finalmente dire, avevo ragione io, quella sera fu
organizzato un trappolone contro di me, da Corona e soci misteriosi.
Inoltre quest' inchiesta sta generando uno sputtanamento generale
mostrando i vizi privati di politici e del cosiddetto mondo dello
spettacolo, e implicitamente assolvendo la famiglia Elkann...che puo'
ben dire a ragione, lo fanno tutti, trans e coca e' la regola, non l'
eccezione!
Per questi motivi propendo a credere che l' intera inchiesta sia il
risultato di un' imbeccata della potente famiglia di Lapo a quello
strano magistrato dal nome esotico.
Lei che ne pensa?
RISPOSTA
Forse ha ragione lei.
Ma molti VIP dei miei stivali sono davvero allarmati.
E Emilio Fede, lo vede?
E' allarmatissimo, nel suo tg ridicolo non parla d'altro: lui grande
utente di ragazzine, amicone di Mora, ha paura di essere incastrato?
Maurizio Blondet
31/03/2007
“Guerra di percezione”
Gentile Direttore Blondet,
la seguo da un paio d’anni e spero di seguirla ancora per molto, ma bando alle ciance.
Ho seguito con sconcerto il servizio del Tg1 sulla crisi
GB-Iran...ebbene per l’ennesima volta ho provato una rabbiosa impotenza
nel vedere come la verita’ viene manipolata perfidamente e senza
ritegno.
Il titolo del servizio parla di: “soldati Inglesi messi alla gogna…”
ma le immagini che scorrono sono quelle del video fatto dagli Iraniani
in cui si vedono i soldati mangiare tranquillamente e in particolare la
famosa soldatessa, ebbene niente di umiliante trapela da quelle
immagini, ne’ tantomeno si scorge il minimo segno di maltrattamento o
di minaccia.
Dopodiche’ si propone un parallelo con le soldatesse USA, fatte prigioniere dagli Iracheni durante la guerra, “vittime di stupri e torturate” (falsita’ acclarata) chiudendo con il melodrammatico commento “L’Inghilterra piange come allora pianse l’America”.
Le immagini che scorrono pero’ fanno vedere per pochi secondi la
lettera scritta dalla soldatessa inglese alla famiglia in cui leggo a
caso la frase “siamo trattati bene e amichevolmente” (friendly).
Insomma, il video girato e diffuso dagli Iraniani con l’evidente scopo
di stemperare gli animi mostrando che i prigionieri sono trattati bene
ed in ottime condizioni, diventa la “gogna” a cui i poveri soldati
“rapiti” (di Israeliana memoria) sono crudelmente sottoposti, la
lettera che dovrebbe essere testimonianza diretta del trattamento
dignitoso ricevuto viene commentata non gia’ leggendone dei passi ma,
richiamando alla mente dell’ignaro e inconsapevole telespettatore i
presunti stupri e torture delle soldatesse usa, dando cosi’ per
scontato che siano gia’ avvenuti anche in questo caso.
Venti di guerra soffiano minacciosi increspando le acque inquiete del
Golfo, sciacalli e iene hanno gia’ iniziato la loro lugubre nenia sotto
una pallida luna nera.
A Washington, Gerusalemme e Londra la luce rimane accesa fino a notte
inoltrata negli uffici che contano...anche in Italia, nel loro piccolo,
i servi scodinzolanti compiono il loro infame dovere, negli uffici
della politica come in quelli dei vari giornali e Tg.
Anche stasera, come infernali termiti, hanno rosicchiato via un altro pezzo di verita’.
Paolo Bi
RISPOSTA
Eh sì, ha ragione.
Quello che ha visto si chiama “guerra di percezione”, psy-war, ossia propaganda.
E stupisce sempre vedere come la maggior parte della gente crede
ciecamente alla propaganda, anche quando è smentita dai loro stessi
occhi.
Nel 1937, quando milioni di kulaki (coltivatori diretti) ucraini
venivano deportati, scheletrici, verso la siberia e la morte - molti di
loro avevano dovuto mangiare i loro figli, perchè il regime comunista
aveva sottratto loro anche il grano da semente - venivano accolti nelle
stazioni di passo da folle che urlavano loro: “Sfruttatori! Affamatori!”.
Se non impariamo continuamente a resistere a questa ipnosi, non saremo mai sicuri.
Maurizio Blondet
31/03/2007
Prima di cominciare la predica
Ciao Maurizio,
ti invio questo breve scritto di San Gregorio Magno, che forse conoscerai già.
Massimo
“Vi sono altre cose, fratelli carissimi, che mi rattristano
profondamente sul modo di vivere dei pastori. E perché non sembri
offensivo per qualcuno quello che sto per dire, accuso nel medesimo
tempo anche me, quantunque mi trovi a questo posto non certo per mia
libera scelta, ma piuttosto costretto dai tempi calamitosi in cui
viviamo. Ci siamo ingolfati in affari terreni, e altro è ciò che
abbiamo assunto con l'ufficio sacerdotale, altro ciò che mostriamo con
i fatti. Noi abbandoniamo il ministero della predicazione e siamo
chiamati vescovi, ma forse piuttosto a nostra condanna, dato che
possediamo il titolo onorifico e non le qualità.
Coloro che ci sono stati affidati abbandonano Dio e noi stiamo zitti.
Giacciono nei loro peccati e noi non tendiamo loro la mano per
correggerli. Ma come sarà possibile che noi emendiamo la vita degli
altri, se trascuriamo la nostra?
Tutti rivolti alle faccende terrene, diventiamo tanto più insensibili
interiormente, quanto più sembriamo attenti agli affari esteriori. Ben
per questo la santa Chiesa dice delle sue membra malate: «Mi hanno messo a guardiana delle vigne; la mia vigna, la mia, non l'ho custodita»
(Ct 1, 6).
Posti a custodi delle vigne, non custodiamo affatto la vigna, perché,
implicati in azioni estranee, trascuriamo il ministero che dovremmo
compiere”.
Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa (Om. 17, 3. 14; PL 76, 1139-1140. 1146)
RISPOSTA
No, non conoscevo questo passo (non sottovalutate mai la vastità della mia ignoranza).
Grazie, mi sembra molto attuale.
Maurizio Blondet
31/03/2007
Il Grillo istrionico
Caro Direttore,
seguo oramai da diverso tempo la sua rivista on-line della quale
apprezzo quasi tutti gli articoli (almeno quelli che riesco a capire ad
una semplice lettura anche attenta).
Sono appena tornato da uno spettacolo di Beppe Grillo (al Palacisalfa
di Roma) e voglio esternarle alcune mie perplessità (il perché lo
chiarisco poi): lo spettacolo è interessante come sempre, il Beppe
nazionale, sbuffeggiante, sudato, ad incavolarsi come un bisonte (data
oramai la sua mole) contro le nefandezze dei nostri politici di
sinistra e di destra (anche se con differenti accenti); le informazioni
date sono molte e apparentemente intriganti, del tipo: la birra
pedavena, del bellunese, è fatta da maestri-birrai che solo un'azione
di massa (mediatica) ha potuto far riassumere dopo che la Heiniken
aveva comprato il piccolo stabilimento per farlo chiudere e azzerare la
concorrenza ... e mi sta bene; in Inghilterra hanno trovato il modo di
far fallire le banche concedendosi prestiti tra normali cittadini
tramite internet ... e mi sta bene; ultima trovata tecnologica
dell'antenna che permette a tutti telefonini nel raggio di 50 km di
poter effettuare telefonate gratuite ... e mi sta bene; un mare di
critiche, mappe di potere, disvelamento di altarini che numerosi
appesantiscono (e affondano) la nostra situazione economica ... e mi
sta bene.
Il Grillo competente sale in cattedre e cattura l'attenzione come solo il suo genio istrionico sa fare.
Eppure ... qualcosa non mi quadra: quasi all'inizio dello spettacolo,
tanto per riscaldare la platea (? o per pagare un obolo?), parlando di
alcuni fatti di questi ultimi giorni (Sircana e Dico), si lancia
prepotentemente in una serie di slogan tipo: “Ma cos'è sto stato del Vaticano?”, “Cosa c'entra con noi?”, “Dobbiamo forse diventare cittadini del Vaticano?”, “E se allora noi facessimo dei referendum per decidere del celibato dei preti?”, “Ma lo sapete perché i preti non si sposano? Perché poi i soldi che lasciano se li deve prendere la Chiesa”.
Queste battute fanno quasi crollare il palacisalfa dagli applausi (saranno solo superati dalla battuta: “A
noi vogliono allungare l'età pensionabile oltre i 35 anni lavorativi,
per 'loro' la pensione dopo 31 mesi, e poi ci parlano di riforma del
sistema pensionistico? Ma che vadano a casa!”).
Le faccio notare che la assoluta gratuità delle battute contro la
Chiesa, in uno spettacolo la cui scaletta è apparsa ben congegnata, ha
colpito anche dei miei conoscenti che sui fatti religiosi sono alquanto
tiepidini.
Questo fatto più alcuni - velati - riferimenti ad una superiorità inglese (“La BBC informa, mica come da noi la RAI ...”; “Per fregare le banche italiane mi sono aperto un conto a Londra”; “Ho ricevuto il premio del Time come eroe europeo”; “siamo in diretta con Renzo Piano, il più grande architetto del mondo, che al momento è impegnato a Londra”
per sentire in diretta telefonica, l'autorevole suo commento sui
parcheggi che si stanno realizzando nelle grandi città italiane;
l'esempio dei cittadini inglesi che si prestano vicendevolmente il
denaro), bada bene, non una critica ...e ne avrebbe potute fare
moltissime su Blair e massoni vari, più l'attacco gratuito alla Chiesa
mi hanno lasciato perplesso.
Ora, la mia impressione è che il messaggio di fondo di questo sedicente
menestrello “alternativo” sia: l'Italia è un paese che fa schifo, che
non è più paese (ma quando mai, dal 1860, lo è stato?), l'unica
salvezza è nell'informazione sulle trovate intelligenti dell'uomo,
soprattutto in chiave tecnologica, che sole, possono aiutarci a
migliorare la nostra vita.
Svegliatevi! però mi raccomando, che non si parli di Chiesa e religione perché si sa ... (e invece non sa nulla).
Chiedo a lei un suo parere in quanto: a) da giornalista navigato
qual'è, avrà sicuramente delle informazioni al riguardo che possano, se
non completare, almeno riempire il puzzle che mi si è profilato davanti
agli occhi della mente; b) sul suo sito mi pare di aver intraletto voci
sulla possibile presenza del comico sul Britannia di prodiana memoria,
ma il mio ricordo è confuso e non vorrei che tale voce possa avermi
fatto articolare dei ragionamenti assolutamente fantasiosi.
Mi scuso per la lunghezza della lettera e la ringrazio anticipatamente
della pazienza con la quale vorrà leggermi e (qualora lo reputi utile e
giusto) rispondermi.
Riccardo Garbini
RIPSOSTA
Beppe Grillo s'è ritagliato un business come comico-che-protesta.
In quanto tale, è una figura dello spettacolo, e va bene. Solo che molti spetatori lo prendono per una figura politica.
E' qui l'errore.
Quanto agli applausi quando si parla male della chiesa, a proposito dei
DICO, vedo che a sinistra c'è un odio anticlericale che si taglia con
il coltello.
E allora il comico ne approfitta: applauso facile, come quello delle
soubrettes d'avanspettacolo che negli anni '30 apparivano nude, ma
avvolte nel tricolore, e cantavano "Adua, sei liberata".
E' una vecchissima commedia all'italiana, un vecchissimo trucco del nostro varieté.
Maurizio Blondet
31/03/2007
“strisciante talebanizzazione”
Ci vuole davvero una bella faccia tosta per “sdegnarsi” delle immagini dei
militari brittanici diffuse dalla tv iraniana, pensando a quelle che
quotidianamente venivano diffuse dei “prigionieri islamici”!
Evidentemente questo è l'ordine per l'armata dei massmedia occidentali.
Del resto, ecco come si comportano in un altro frangente.
Ieri, 29 Marzo 2007, nella quotidiana “rassegna” della stampa internazionale
che va in onda su radio 3 dalle 07:00 alle 07:10, l'inneffabile conduttore
(mi pare Guido Bolaffi), ha dato, con tono preoccupato, la notizia che donne
velate di una madrassa hanno occupato per protesta nella capile pakistana un
vicino bordello.
La sua preoccupazione traspariva dal commento: “strisciante talebanizzazione” in atto in quel paese.
Evidentemente, per lui ...meglio puttane che islamiche...
Tanti auguri alla “civiltà occidentale”.
V. L.
31/03/2007
La Palombelli
Egregio Direttore,
concordo
pienamente sull'articolo appena letto, sulla Sua disamina di un
fenomeno che parte, anche, dal Diplomificio che è la scuola italiana,
CEPU compreso.
Mi sfugge soltanto “la bovina moglie di Rutelli” (devo essermi perso qualche Sua riflessione recente, ......).
Con stima.
Carlo Giannetto
RISPOSTA
La Palombelli è apparsa in un qualche talk-show, sulla 7 o forse
altrove (non ricordo), a sparare le sue inutili scemenze su una
questione così grave.
Come il marito, è una piaciona, ed è così che è diventata “giornalista”.
Era impiegata a Panorama, credo dattilografa; poi ha fatto dei “servizi” al direttore, che al medesimo sono molto piaciuti.
“Servizi” giornalistici, si capisce.
Da qui la carriera di una maitresse à penser.
Maurizio Blondet
30/03/2007
Rivoluzione
Caro Direttore,
Lei parla di "rivoluzione"?
Ma in quale senso si può essere favorevoli alla
rivoluzione oggi? La cosa è interessante, perché istintivamente molti sono
stufi di questi ignobili burattini che ci opprimono, sono stufi di
quest'onda di marciume che tutto inghiotte.
Sappiamo purtroppo benissimo che dalla Rivoluzione francese ad oggi tutte le
rivoluzioni si sono sempre svolte nello stesso senso, verso un degrado
maggiore, verso l'affermazione di personaggi in genere peggiori dei
precedenti.
Si è in genere assistito ad un attacco rivoluzionario violento e
frontale, seguito da un riassestamento controrivoluzionario, ma ad un
livello inferiore al precedente.
Tanto per fare un esempio, dopo la
Rivoluzione francese ci fu la Restaurazione, che tuttavia non ha potuto
affatto ricreare il precedente ordine, ormai distrutto, dell'Ancien Régime e
così via. Insomma, si osserva un passaggio da uno stato di ordine maggiore
ad uno di ordine di livello inferiore.
Una sorta di "solve e coagula"
nell'ambito di un processo di "entropia sociale", se così si può dire. Tutti
i tentativi di resistenza, di controrivoluzione si sono regolarmente
infranti contro l'incredibile virulenza e persistenza del processo
rivoluzionario (in sostanza la ribellione dell'uomo, ispirato da Satana,
contro Dio, il suo ordine e la sua legge naturale).
Ebbene, io temo fortemente che una rivoluzione oggi, si risolverebbe
nell'ennesima vittoria del Nemico. Forse nella definitiva intronizzazione
dell'Anticristo (che per fortuna, ci assicurano le Scritture, avrà un regno
di breve durata), con le sue terribili persecuzioni.
Lei non pensa che anche
questi ultimi scandali, questo marciume terminale e ripugnante che tracima
da tutte le parti non sia in qualche modo incoraggiato dagli stessi poteri
forti che già governano il mondo?
Non pensa insomma che vi sia una strategia
per portare i popoli all'estremo disgusto, sì da far loro accettare, poi, il
governo dittatoriale con mano d'acciaio dell'Anticristo, eliminando nella
ripulitura post rivoluzionaria le ultime voci di dissenso?
Questo è in
qualche modo scritto anche nei Protocolli di Sion, di cui riconosciamo la
veridicità.
Molti hanno il sogno bipartisan di vedere questi burattini appesi a testa in
giù (ed indubbiamente dal punto di vista della loro responsabilità personale
è quello che meritano), ma che ci sarà dopo?
Un cordiale saluto.
R. C.
RISPOSTA
Ha ragione, ohimè.
Solo che chi fa davvero le rivoluzioni non si chiede il dopo.
Proclama "Ordo ab chao", per trasformare l'ordine in un caos.
Ci sarebbe un senso di "rivoluzione" legittimo, quello astronomico: il ritorno completo alle origini.
Ma siamo lontani da questa prospettiva.
La stoffa umana d'oggi è carne per i cannoni dell'Anticristo.
Maurizio Blondet
30/03/2007
Attacco all’Iran /2
Buongiorno,
in un articolo di qualche giorno fa, Lei riportava la notizia di un
settimanale russo che dava come data probabile per l’attacco USA
all’Iran il 6 aprile prossimo.
Solo oggi mi è venuto in mente che si tratta del venerdì santo.
Un caso?
Un segno?
Buona giornata e buon lavoro.
Giulio De Vecchi
RISPOSTA
Stiamo a vedere.
Maurizio Blondet
30/03/2007
Attacco all’Iran
Gentile Direttore,
qualche giorno fa, Lei scrisse un articolo su di un possibile attacco all’Iran intorno al 6 di aprile.
Una coincidenza che, il 2 di aprile, Ferrara & Co. mandino in onda
uno “speciale” documentario (“Stato di terrore” mi pare si chiamerà)
che dovrebbe mostrare quanto siano barbari i musulmani ecc. ecc.?!?
Questa “strana coincidenza” mi fa pensare che Lei abbia ragione ancora una volta!
-Jacopo I.-
30/03/2007
Sul federalismo
Ho letto il suo articolo su Berlusconi e Bossi.
Non condivido la sua critica alla Lega.
Lei sa bene che il "federalismo" è stato inventato non come
voleva la Lega ma solo per fare pagare di più il Nord.
L’85%
dell’IRAP va allo stato come Lei sa.
Non cada nella demagogia romana creata solo per mantenere i
privilegi di Roma capitale.
La prego di non anteporre l’unità d’Italia ai diritti dei
cittadini, due cose sempre più antitetiche.
Perchè al prossimo 8 settembre NON sarà consentito a nessuno
di fare come Scalfaro, Ciampi o Montanelli, quelli del
l’altro 8 settembre.
Cominci ADESSO a rendersi conto che l’italia, così come è, non
è salvabile economicamente in nessun modo finche l’economia
del Nord, l’unica degna di questo nome, sarà ammorbata dalle
tasse per le finte grandi opere del Sud e i privilegi di Roma.
Lei è troppo intelligente per essere confinato tra gli askenaziti, come
contrappasso.
Questa non è una minaccia, è una profezia
Con affetto.
Albinus
RISPOSTA
Ricambio l’affetto.
Ma chi eviterà il prossimo 8 settembre? Bossi?
Mi consenta di dubitarne.
Maurizio Blondet
30/03/2007
Fratelli musulmani
Gentilissimo,
nonostante l’evidenza retorica della Sua domanda, è chiaro a tutti che oramai Hosni
Mubarak (che nella sua Milano qualcuno chiama pure “rubarak”, apparentemente senza
intenti elogiativi ) sia finito, e lo scandalo di quest’ultimo referendum (sic) non fa
nient’altro che rinforzare tale realtà.
Naturalmente la Rice è patetica, come sempre, ma la situazione egiziana è piuttosto
grave.
Naturalmente Bush jr. non ha nessuna intenzione di colloquiare con i Fratelli
Musulmani (già se ne parlò negli anni passati ), defire però i quali “progenitori di
tutti i fondamentalismi del Medio Oriente” mi pare, francamente, una forzatura,
oltretutto ingenerosa.
Ha peraltro perfettamente ragione quando afferma che, oramai da vari decenni, tale
movimento stravince nelle varie elezioni corporative ed è presente in maniera decisamente
trasversale all’interno della società egiziana....; naturalmente, i soliti noti
dell’informazione italiota lo definiscono un movimento terroristico e fondamentalista in
quanto si fa portatore, tra le altre cose, di istanze religiose e spirituali, ma confido
che la lettura del libro di Tariq Ramadan che Le inviai qualche mese orsono possa
risultarLe di grande utilità per eventuali approfondimenti in merito ( nonostante
l’autore - peraltro molto serio intellettualmente parlando - riporti, ovviamente, una
versione di parte, anche familiare).
Approfitto dell’occasione, se non avremo modo di leggerci a vicenda, per augurarLe
fervidamente una Buona Pasqua.
P.S. Le cito un esempio ( in previsione ) di come l’intolleranza ebraica imbavagli la
cosiddetta “libertà d’esperessione e di stampa”: supponiamo - Dio non voglia - che
durante il periodo delle vacanze pasquali sulle strade italiane si verifichino anche
quest’anno decine di incidenti, molti dei quali mortali.
Se lo immagina Lei un redattore titolare “Pasqua di sangue” nelle strade italiane?
Mi sa che questa espressione cadrà presto in disuso, e temo non per
l’improvvisa prudenza e perizia degli automobilisti nostrani.
Andrea Merighi
RISPOSTA
Sa qualcosa di più sui Fratelli Musulmani in Egitto?
Perché non ci tiene al corrente?
Maurizio Blondet
30/03/2007
Entrare in politica?
TUTTI ASSIEME BLONDET, TRAVAGLIO, GRILLO, SANTORO, REPORT E CHISSA’
QUANTI ALTRI, TUTTI MERITORI DI EVIDEZIARE CARENZE, MALVERSAZIONI E CHI
PIU’ NE HA PIU’ NE METTA, SIETE LA VOCE PUBBLICA DELLA PROTESTA.
IN MOLTISSIMI VI SEGUIAMO E VI RINGRAZIAMO PER QUELLO CHE FATE......MA QUALI
RISULTATI DA TUTTO CIO’?
SONO ORMAI DECENNI CHE CHI MINIMAMENTE SI INTERESSA DEGLI ACCADIMENTI
ECONOMICO-POLITICI HA CAPITO COME GIRA.
CI SENTIAMO TUTTI IMPOTENTI E FRUSTRATI POICHE SAPPIAMO CHE LA SOLA
POSSIBILITA’ DI MOSTRARE UN DISSENSO, IL VOTO, NON DARA’ MAI NESSUN
RISULTATO POICHE LA MALATTIA DEL CADREGHINO CONTAGIA TUTTI QUELLI CHE
CI SI SIEDONO.
PERCHE’ NESSUNO DI VOI, PENSATORI, SI E’ MAI CIMENTATO NEL SUGGERIRE CHE
COSA BISOGNEREBBE FARE PER CAMBIARE QUESTO MONDO LEGATO SOLO
ALL’INTERESSE PERSONALE O DELLE LOBBIES VARIE INVECE CHE ALL’INTERESSE
PUBBLICO.
PERCHE’ NON FACCIAMO IL PARTITO DEGLI STIPENDI NORMALI (PER ESEMPIO
PARAMETRO DA DIRIGENTE INDUSTRIALE ) AI PARLAMENTARI E DI SEGUITO IN
PROPORZIONE A TUTTA LA PLETORA DI VASSALLI, ETC. CON ISCRIZIONE NEL
PROSSIMO NUOVO STATUTO DELLA NAZIONE IN MODO CHE PER CAMBIARE OCCORRA
UN CONSENSO GENERALE.
E VIA DI SEGUITO PROPOSTE CHE SODDISFINO LA VOGLIA DELLA GENTE DI METTERCI UN PO’
TUTTI SU UN PIANO DI UGUAGLIANZA IN MODO CHE LA RIPRESA ECONOMICA, LA CULTURA.
LA SANITA’, LA SICUREZZA ETC. SIANO APPANNAGGIO E RICERCATE DA TUTTI.
LE NOTIZIE E LE INTERPRETAZIONI SONO CERTAMENTE IMPORTANTI MA CIO’ CHE PROPRIO
MANCA SONO LE IDEE PER MODIFICARE IL SISTEMA SENZA FARE RIVOLUZIONI DI DESTRA
CENTRO O SINISTRA MA CHE SIA UNA RIVOLUZIONE DELLA NORMALITA’, CONTRO GLI
ACCAPARRAMENTI.
TIRATE FUORI IDEE E SUGGERIMENTI CHE ABBIANO UNA MINIMA POSSIBILITA’ DI
FAR SI CHE NOI POPOLO BUE SI POSSA AVERE FIDUCIA NEI POLITICI,
FACENDOLI DIVENTARE I NOSTRI IDOLI E NON IL NOSTRO MALE NECESSARIO.
UTOPIA?
RISPOSTA
Sì, ha qualche ragione. Bisogna “uscire” da internet, in parte è una protesta virtuale, protestiamo davanti allo schermo.
Ma allora scendiamo in piazza? E se ci ritroviamo in 35? Cosa bisogna fare, sinceramente, non lo so.
Io non mi riconosco alcuna delle qualità che servono a fare politica:
organizzare il consenso, stringere alleanze, raccordarsi, parlare al
telefonino, raccogliere denaro…Io sono solo un giornalista che vi
informa.
Svolgo un compito preliminare a un cambiamento politico serio: perché
occorre anzitutto che la gente, il popolo (ex-sovrano) prenda
coscienza, sia informato.
Per il resto, sono pronto a mettermi al servizio di un progetto. Ad
essere un ubbidiente ingranaggio in un’organizzazione per il
cambiamento.
Appena qualcuno emergerà, capace di fare politica, io sarò con lui.
Ma d’altra parte molti lettori sono anche ingiusti.
Non capiscono le difficoltà elementari del “fare politica” contro
l’establishment. Credono che basti suonare l’adunata per avere dietro
le masse.
Altri mi dicono di “entrare in politica”.
Forse non sanno che il sistema elettorale attuale è concepito per
impedire alle persone indipendenti di entrare in politica. Sono i
partiti che ti scelgono per essere votato, anzitutto.
E poi, il voto per circoscrizioni è concepito apposta per sbarrare il passo agli uomini portatori di idee.
Uno come me potrebbe forse disporre di 40 mila voti, Massimo Fini
magari 200 mila: ma su piano nazionale, fra i lettori che ci conoscono
dai nostri scritti; e qui non esiste un collegio nazionale.
Esistono collegi locali, dove si viene eletti dagli interessi locali.
E’ un sistema fatto apposta per questo, per la corruzione.
Inoltre, fare politica costa. Molto.
E io sono personalmente ridotto alle mie risorse, che sono modeste
(solo quando mi arriva il CUD scopro di essere tra i 150 mila ricchi
del paese: strano, visto che non ho ville né yacht né Mercedes, ma solo
un bilocale e una Volkswagen di seconda mano).
Invece, ci vogliono miliardi.
Bisognerebbe trovare dei finanziatori. Ma dove?
Mi risulta che mi leggono almeno tre miliardari, uno dei quali spende
miliardi per finanziare una squadra di calcio, e un altro ci fa sapere
che ci stima e che condivide le nostre idee.
Ma da quella parte non abbiamo mai visto una donazione di 10 mila euro, né di mille, né di 500.
Hanno paura di compromettersi.
Ecco un altro fatto: per aver sucecsso in politica, non basta convincere. Bisogna far paura.
Far paura più di quanta ne facciano (ai miliardari, ai giornalisti eccetera) gli avversari.
Mussolini e Hitler facevano paura, i comunisti facevano paura, e per questo ricevevano finanziamenti.
La politica è al fondo un fatto di forza, l’intimidazione e anche la violenza ne fanno parte.
Evidentemente, io non sono capace.
Anche se potessi, mi ripugnerebbe far paura, benchè riconosca che
persino la violenza oggi sarebbe necessaria per cambiare le cose: la
violenza del popolo, l’unico legittimato a far paura.
Allora, che fare?
Accetto idee.
Maurizio Blondet
30/03/2007
Da Tamar
Gentilissimo direttore,
probabilmente nella mia breve email non sono
riuscita a spiegare al meglio la mia situazione, la “crisi spirituale”
che ho avuto poco prima di partire per la Palestina.
Non credo sia
possibile farlo in maniera razionale (almeno per ora), avrei bisogno di
parole che ancora non riesco a ben distinguere dentro di me (e comunque
sarebbe troppo complesso farlo per iscritto senza rischiare di essere
banali e retorici). La mia esperienza è del tutto individuale.
Quando le ho scritto, non mi aspettavo che lei potesse comprendere la mia
scelta. E’ giusto così, deve essere così.
Io rispetto le risposte che mi ha dato.
La mia storia è vera. Non le ho scritto per “provocarla”,
come un lettore ha ipotizzato.
Posso solo dire che io non credo nei mezzi di salvezza della Chiesa cattolica, pur rispettando che vi crede.
Non credo neanche che ci sia una “salvezza”. Lei scrive che saremo
giudicati in base agli atti di carità che abbiamo compiuto.
Beh, per
ogni uomo a cui ho dato da mangiare, ve ne è un altro a cui ho girato
le spalle. E me ne vergogno, so che devo rimediare, ma come farò a
riscattare quel fratello che mi ha chiesto e a cui non ho dato?
Bastaun solo atto di carità o giustizia per cancellare milioni di soprusi e
ingiustizie?
Io credo di no.
Comunque, nella mia email volevosemplicemente ricordarle che non esiste
solo il giudaismo di cui leiscrive e non esistono solo giudei potenti e
cospiratori (la prima cosa
che ho imparato in Israele è che vi sono molti modi di essere ebrei,
non solo da un punto di vista religioso).
Prescindendo per un attimo dai crimini commessi nei confronti dei palestinesi (i quali, spesso,
assomigliano in maniera inquietante ai loro occupanti), Israele non è
del tutto “equa” nemmeno nei confronti dei suoi cittadini: bene se se
un ashkenazita, meno bene se sei un mizrachi (un ebreo arabo) o,
peggio, un Falascià, come lei ha accennato.
Vi sono tanti ebrei vittime
di Israele.
Coloro che cercano di cambiare questo stato di cose
vengono chiamati “ebrei che odiano se stessi”.
Ciò significa che coloro
che si comportano secondo amore, compassione, giustizia ed equità
vengono deprivati della propria ebraicità.
E’ ciò che, in parte, ha fatto anche lei (magari inconsapevolmente), quando ha scritto che i
rabbini che lavorano per i diritti dei palestinesi fanno ciò perché
sono culturalmente cristiani.
Sì, sono sicuramente tali, ma sono anche
profondamente ebrei. L’agire secondo amore, rispetto, carità è un agire
tipicamente ebraico e cristiano insieme.
Mi perdoni se le ho scritto una seconda lettera e mi permetta, nonostante le nostre religioni
diverse e le nostre opinioni diametralmente opposte su alcuni
argomenti, di esprimerle la mia profonda stima per il suo modo di fare
giornalismo.
Sono contenta di aver scoperto il suo sito e continuerò a
leggerlo.
Cordialmente.
Tamar
RISPOSTA
La sua replica è garbata.
Avrei molte cose da ribattere, ma sono un po’ stanco di trasformare questo sito in una serie di omelie.
Dovrebbero esserci dei preti e vescovi per questo. Io sono solo un giornalista.
Se lei non crede a nessuna “salvezza”, allora non abbandona niente. Non c’è salvezza.
Un atto di carità non salva, perchè ne abbiamo commessi tanti contrari.
Gli oppressi somigliano in modo inquietante agli oppressori.
E quel che conta è che anche tanti ebrei soffrono dentro, anche più dei palestinesi….sì, questa è già teologia ebraica.
Maurizio Blondet
30/03/2007
Barabba
Carissimo Direttore,
mesi fa, forse l’estate scorsa, ad un intervista pomeridiana del Gad Lerner nostrano.
La trasmissione argomentava sui vini di produzione italiana e il
soggetto riferiva che anche lui aveva un’attività in questo settore.
Subito dopo però specificava che in realtà lui non ne capiva molto di
vini; era più che altro il socio che si interessava della parte tecnica
(lavorava ?).
Quindi ovviamente lui finanziava soltanto.
Quello che però mi fece riflettere fu che l’intervistatore chiese se
avesse qualche nome particolare a qualche vino di sua produzione.
Il Lerner rispose quasi spocchiso: ma certo un vino lo aveva chiamato.........barabba!!!
Perché no!
Mi ricordo che non ho potuto fare a meno di pensare: e te pareva!
Mario Vallone – Palermo
29/03/2007
Sulla Emmerick
Dottor Blondet,
la ammiro perchè ha il coraggio di scrivere e di esporsi in maniera
così aperta nei confronti di questa contro-cultura, di questa
contro-informazione e soprattutto (che è la cosa essenziale) di questa
contro-Chiesa.
Mi chiamo Luca D. P. ho, 34 anni sono medico e vorrei chiederle una
cosa che avrei voluto chiedere al sacerdote Luigi Villa (di cui leggo
la rivista Chiesa Viva) ma purtroppo lui non può rispondermi.
Il mio confessore (cattolico tradizionalista di 87 anni) legge gli
scritti della Valtorta e della beata Anna Katerina Emmerick e ne
consiglia la lettura ai fedeli che seguono le sue lezioni di catechismo
durante le quali, a volte, (prendendo le loro opere per “oro colato”)
ce ne ricava commenti al Vangelo e altro (chiarimenti su alcuni aspetti
particolari del purgatorio come dalle scritture della Emmerick, etc.).
Ho già constatato che per la Valtorta c’è stato un sonoro NO del
Sant’Uffizio con a capo il rispettabilissimo cardinale Ottaviani nel
1959 (oltre ad aver letto la critica esegetica del dottor
J. Mir pubblicata da Chiesa Viva) e inoltre credo che le opere della
Valtorta non sono state rivelate da Gesù e pertanto non andrebbero nè
lette ne consigliate ad alcuno.
Per la Emmerick ho istintivamente un atteggiamento analogo, ma non ho
riscontri se non il fatto che sia stata dichiarata beata proprio adesso
nel Pontificato di Giovanni Paolo II il quale ha commesso e promulgato
alcune eresie e che pure ha canonizzato J. Maria Escriva e beatificato
Giovanni XXIII!
Sono a conoscenza del fatto che il portavoce del precedente Papa ha
detto che solo tre lettere sono attribuibili per intero alla beata
Emmerick, mentre gli altri scritti sarebbero relazioni indirette ad
opera di un certo Brentano (mi pare si chiamasse così).
Le domande a cui le chiedo cortesemente e nel rispetto dei suoi impegni di rispondere è:
la beatificazione implica l’infallibiltà del Magistero?
Conosce critiche sulla sostanza degli scritti della beata Emmerick e me le sa indicare?
Secondo lei sono validi gli scritti della Emmerick?
Conosce il giudizio del sacerdote Villa in merito alla beata Emmerick?
Grazie
RISPOSTA
Questione difficile e dolorosa.
Una quantità di “buoni” preti sono molto attenti a profezie e stigmate,
basta ascoltare Radio Maria. Sono stufi di aspettare, vogliono
“vedere”, hanno sete di prodigi.
Se ben ricordo, anche von Balthazar - il vero ispiratore di questa
Chiesa terminale - si fece intortare dalla sua veggente personale,
Adrienne von Speyr, che ad un certo punto ebbe delle “visioni” e
ricevette le stigmate ma, secondo le memorie della sua cameriera,
passava le giornate a letto a mangiare torte, di cui era ghiottissima.
Papa Giovanni Paolo II ha fatto cardinale von Balthazar (che era stato
cacciato dall’ordine dei gesuiti) ed ha parlato, a proposito della sua
veggente von Speyr, “vette della teologia mistica sono state raggiunte da questa fervente convertita”.
Chissà, magari ha ragione lui, è infallibile.
Personalmente, non ho studiato da vicino la Emmerick e nemmeno altri
stigmatizzati (nel mucchio c’è anche la Natuzza Evolo, una medium):
perché attorno a queste personalità c’è troppa “suggestione”.
Preferisco tenermi lontano da suggestioni.
Credo alle stigmate di san Franceso e di padre Pio, perché la loro vita
e la loro sobrietà mi dà la garanzia che non si sono inventati nulla,
che non si sono fatti suggestionare.
Di padre Pio ricordo, al ricevere le stigmate, la “confusione”, ossia
la vergogna, il sentirsi indegno. Ricordo la castità assoluta.
La Speyr ebbe due mariti: nulla di male per una laica, ma non
esattamente quel che ci si aspetta da chi ha ricevuto il dono delle
stigmate.
Mi pare di capire che le stigmate vengano date dall’alto ai
“corredentori”, a quei santi che chiedono di farsi redentori con Cristo
per la salvezza dei peccatori.
Francesco certamente fu di quelli.
Su padre Pio, abbiamo le prove delle sue lettere al suo assistente
spirituale: si offrì a completare nella sua carne “ciò che manca alle
sofferenze di Cristo” (alle quali non manca nulla; solo, Cristo vuole
dei corredentori, che lo seguano fin sul Golgota per amore di noi
peccatori, e precisamente di quelli di noi che meno lo meritano).
Forse la Emmerick era di quel novero, da quel poco che so di lei.
Ciò di cui diffido, è la “sete di novità” di cui parla san Paolo, che spinge tante persone buone a seguire “nuove dottrine”.
Come il giudaismo ecclesiale, o il Balthazar de “l’inferno è vuoto”, e
la sua “valorizzazione del corpo” che lascia qualche sospetto di
lascivia.
Detto questo, io credo ai miracoli.
Ne ho persino ricevuti.
Ne chiedo continuamente a Dio.
Ma non cerco “cose nuove”.
Maurizio Blondet
29/03/2007
Peccati contro lo spirito
Non Le sembra, direttore, che, almeno a partire dal secondo dopoguerra,
la politica occidentale - soprattutto di sinistra ma, in generale,
liberal - americana in primis, poi anglosassone, europea e, last and
least, italiana, si palesi sempre più come la promozione e la
sistematica legittimazione di
quelli che, per la tradizione e la recta ratio, altro non sono che i
ben noti, e dimenticati, peccati contro lo spirito?
Quelli, lo sappiamo, che “gridano vendetta al cospetto dell’Eterno”:
- L’oppressione del povero (=la crescente e vergognosa fiscalizzazione,
a fronte e a vantaggio di sempre più intollerabili privilegi per
miliardari parassitari, politicanti e “artisti”; ma anche le svariate
strategie geopolitiche, condotte per conto di quelli di cui sopra, da
ragazzi magari in buona fede per mettere via i soldi per una casa o un
futuro, contro popoli e terre colpevoli di non adeguarsi a cannonate
alla “civiltà”).
- La negazione della giusta mercede all’operaio (=il livellamento verso
il basso dei salari o comunque la riduzione del potere d’acquisto; le
infinite forme di sfruttamento imposte e giustificate dalla
globalizzazione).
- La pratica della sodomia (promossa, sbandierata, legalizzata e soprattutto "normalizzata”).
- L’uccisione dell’innocente (soprattutto del bimbo non nato, che lo è
ontologicamente; l’infame olocausto cui contribuisce aihmè ciascuno di
noi, inevitabilmente, con le sue tasse e di cui l’attuale irrimediabile
disordine è certo solo la prima delle giuste conseguenze).
Non sarà anche questo fatto paradossale un segno della Fine imminente?
M. M.
RISPOSTA
Sì, è esattamente così.
Il regno dell’Anticristo è già fra noi, in forma burocratica, sicuritaria e banalizzata.
Ha visto giusto, e lo ha detto molto chiaramente.
Maurizio Blondet
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