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>  04 febbraio 2008
Archivio Lettere Luglio 2007 - Parte 1
30/07/2007
20.00
Senza patria si brucia

Egregio signor Blondet,

per l’esatezza storica la regionalizzazione a suo tempo è stata proposta da don Luigi Sturzo prima e dalla DC dopo in chiave antirisorgimento.
Comunque, congratulazioni per l’articolo.

Suo

Wolf Murmelstein

RISPOSTA

Non difenderò certo io la DC... grazie per le congratulazioni.

Maurizio Blondet



30/07/2007
19.00
Atomica

le consiglio di dare un'occhiata http://altrenotizie.org/alt/dossier/atomica/atomica.pdf
prima di tornare a scrivere sciocchezze su Israele e su un mondo che conosce per sentito dire;
le bombe atomiche sono cose serie, scriva di religione, farà meno danni.

RISPOSTA

Lei conosce meglio Israele, dunque.
Non ha 300-400 bombe atomiche?
Mi dica le sue fonti, che devono essere serie: Angelo Pezzana?

Maurizio Blondet



30/07/2007
17.00
Senza patria si brucia

L’ho ascoltata a Milano.
L’ho ascoltata a Torino.
Sono del sud.
Dalle sue parole traspare tutta l’impotenza sua e nostra nelle vicende quotidiane.
Per quello che è e che vorremmo che fosse.

Grazie.

Nicola S.

RISPOSTA

Non voglio scoraggiare, anche se mi rendo conto che ciò che dico è scoraggiante.
Il tempo attuale ci toglie ogni illusione su un riscatto terreno e politico: è una grazia.
Leviamo gli occhi in alto, attendiamo con fede maggiore l’unico aiuto possibile.

Maurizio Blondet



30/07/2007
15.00
Si baciavano…

I media nazionali tuonano: “Ragazzi gay fermati dai carabinieri perché si stavano baciando”, apriti cielo, metà italiani starnazzano indignati.
Peccato che “non era solo un bacio sulla bocca quello che i due gay si stavano scambiando la notte scorsa nei pressi del Colosseo”, hanno sottolineato i Carabinieri che hanno denunciato la coppia sodomita per “atti osceni in luogo pubblico”.
“Baciarsi - hanno tenuto a precisare – “non viola il Codice. Ma in questo caso si è trattato di un atto inequivocabilmente osceno. Il reato sarebbe stato contestato a qualsiasi coppia”.
A parte che è confortante sapere che almeno le forze dell’ordine non sono state “contagiate” da quella cultura moderna che in nome dell’emancipazione sessuale post sessantottina ha soppresso ciò che un tempo veniva chiamato comune senso del pudore, la verità è che le lobby omosessuali hanno un forte potere di ascendenza sui media, sugli organi di informazione e sull’industria dello spettacolo.
Ci si è mai chiesti come sia possibile che “quattro gatti gay” (da ricordare che gli omosessuali rappresentano un’infima percentuale rispetto alla normalità) riescano a far capolino nella pubblicità, nei film, nell’editoria e ovunque siano presenti grandi platee?
Il fine delle lobby gay è chiaro: innanzitutto far credere che il fenomeno dell’omosessualità sia più diffuso di quanto si immagini, in secondo luogo, utilizzare lo strumento della cultura veicolata dai mass media per creare mentalità.
Purtroppo non si può non ammettere che tale strategia abbia avuto successo.
La cartina di tornasole è rappresentata da quella parte di non pochi italiani che magari pur dicendosi cattolici, si sono schierati dalla parte di chi si lascia andare ad atti contro natura, dimenticando il monito di San Paolo: “Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”.
Parole inequivocabili, eppure, a guardarsi in giro, “l’onda gay” sembra avanzare più che mai. Questione di tempo, prima o poi, il Redde Rationem, arriva per tutti!

Gianni T.
Verona



30/07/2007
13.00
ADDENDUM di Andrea F.

Poco fa ho scritto:

Egr.Sig.Blondet,

“Non ci siamo proprio.
Nel rispondere alla mia lettera - che seppure maldestramente - cercava di mostrare l’esistenza di una “terza via” al di là del soggettivismo idealistico e del cosiddetto “realismo ingenuo” Ella afferma di non aver capito due terzi di ciò che ho scritto - ovverosia la parte principale di quanto ho cercato di esporre - poi però, in modo contradditorio - con la battuta sulla “BMW” mi attribuisce una posizione soggettivista estrema e quindi mi “arruola” nel campo avverso.
Con ciò dimostra come sia difficile uscire dall’ottica dualista e dal complesso “amico-nemico”.
A scanso di ripetermi: ho cercato di delineare quanto segue.
1) Che esistono diversi gradi di quel che definiamo “pensiero”;
2) che alla radice del pensiero razionale c’è un Origine da cui scaturiscono entrambi i “poli”: quello, appunto, del Pensiero e quello della Realtà Materiale.
E che quindi, a questo livello, e di fatto non prima il dualismo cessa di esistere, pur, ovviamente, permanendo ben presente (e quindi mi scanso, se posso, all’arrivo della “BMW”) al livello della quotidianità.
Quanto al Pensiero Vivente (e che sarà mai?) può utilmente studiarne alcune caratteristiche leggendo qualcosa trasmesso da chi lo ha sperimentato e ne ha di conseguenza messo in evidenza il “come” ed il “dove”.
Mi riferisco - ad esempio - ai testi di Massimo Scaligero.
Fra i tanti: proprio il “Trattato del Pensiero Vivente” (1961) o “La Tradizione Solare” (1974).
Spero che, vista la sua comprovata correttezza, voglia pubblicare questa mia breve replica.

Saluti

Aggiungo che:

Il Suo riferimento agli “archetipi platonici” ci porta proprio a considerare la questione della “gradualità” dei livelli di Pensiero.
E cioè la contemplazione degli Archetipi è un evento che si può verificare proprio risalendo la corrente del pensiero, dal discorsivo su fino a quello che, come già scritto, è stato definito Pensiero Vivente.
Questo mostra che non esiste “frattura” fra Pensiero e Realtà, in quanto essi scaturiscono entrambi dal livello “iperuranio” (parlando nel senso di Dionigi l’Aereopagita si può parlare di “Mondo delle Gerarchie Spirituali”).
Ma la Via per arrivare a sperimentare tale livello parte proprio da quello più basso, quello della dialettica o discorsività, ove regna il dualismo, che va, pertanto, trasceso con un’appropriata disciplina.

Andrea F.

RISPOSTA

Adesso al lettore precedente (R. C.) sarà tutto più chiaro.
A me no, ma sarà che non ho tempo di essere filosofo fino a questo punto.

Maurizio Blondet



30/07/2007
11.00
L’informazione manipolata

Dottor Blondet,

una considerazione sul potere che ha la stampa nel manipolare le notizie attraverso l’uso delle menzogne mescolate a mezze verità.
Attualmente “l’indicazione” in Europa è quella di tenere alto il livello di tensione e di scontro psicologico nei confronti del mondo islamico.
Un giornale tedesco il “Sueddeutsche Zeitung” intervista il segretario del Papa don Georg Gaensweinche che fa una serie di affermazioni.
In sè le affermazioni (ma leggendole nel dovuto contesto) mi pare non contengano niente di speciale, ma solo alcune preoccupazioni che può condividere secondo me anche un musulmano “medio”.
L’estremismo non fa bene a nessuno ed augurarsi che in Europa non vi sia è cosa buona e giusta.
In Europa di estremismi ne abbiamo avuti già troppi, soprattutto dopo Lutero.
Ma la stampa non aspetta altro e fa questo “ragionamento”, se di ragione si può parlare; don Georg Gaenswein dice “attenzione alla islamizzazione dell’Europa”.
Don Georg Gaenswein è il segretario del Papa ergo la pensa come il Papa.
Il Papa crede nello scontro di civiltà tra cristianesimo e Islam: magari non lo dice, ma si sa, ragioni diplomatiche.
Ed ecco puntuale oggi l’articolo di Socci su Libero (qualche volta il primo è Betulla, stavolta Socci lo ha battuto sul tempo, una volta per ciascuno nel primeggiare nella difesa dell’occidente-giudaico-cristiano-minacciato-dall’integralismo-islamico).
Titolo dell’articolo “Da Ratisbona all’imam di Perugia l’Islam è lo stesso”.
L’inizio dell'articolo è “Ha fatto clamore don Georg Gaenswein, segretario del Papa, il quale ha dichiarato alla Sueddeutsche Zeitung: ‘I tentativi di islamizzare l’Occidente non vanno taciuti. E il pericolo connesso per l’identità dell’Europa non può essere ignorato a causa di una falsa idea del rispetto’”.
Segue una serie di personali considerazioni di Socci.
Ma ecco che don Georg Gaenswein, ovvero il Papa, vengono arruolati d’ufficio nella crociata cristianista.
E di questa costante e pervasiva manipolazione ne siamo vittime tutti.
Anche “noi” di Effedieffe: significativo il fatto di aver creduto che Kissinger fosse “consulente” del Papa per qualche tempo.
Grazie a Dio non era vero ed abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo.
Chiaramente non voglio colpevolizzare n
essuno.
L’ambiente in cui viviamo è questo. Bisogna imparare a viverci, aiutarsi vicendevolmente, pregare Maria di proteggere il Papa e la Chiesa ed il mondo intero, essere semplici come colombe ed astuti come serpenti.

Buon lavoro

Giancarlo
(Padova)



30/07/2007
09.00
Aristotelismo e Cretinismo: l’acuta lettera di Andrea F.

Ho letto la lettera di Andrea F. su Aristotelismo e Cretinismo pubblicata il 26/07/2007 alle 12.30.
Mi sembra esemplare del modo di pensare confuso ed a tratti contradditorio dell’uomo moderno, che nasconde la debolezza del proprio pensiero dietro ad un’apparente complessità di linguaggio intriso di concetti sfuggenti e mai definiti, di labili sofismi.
Analoghi sono i testi universitari che sono fatti ingollare ai poveri studenti.
Mai che ci fosse qualcosa di chiaro e di definitivo che non sia contraddetto qualche pagina dopo.
Qui non parliamo di difficoltà dei contenuti (anche San Tommaso è difficilissimo in questo senso) ma di ingiustificata complicazione espressiva per celare il contenuto.
Ad esempio, l’acuto lettore, dopo il proclama: “ma andiamo con ordine” comincia subito a perdersi in domande alle quali non risponde, in una specie di brontolare senza consequenzialità, di frasi continuamente tra virgolette, sostantivi semplici con lettera maiuscola.
Mi permetto in proposito di osservare che in italiano i sostantivi semplici come Forza, Cultura, Realtà, Scienza, Pensiero, Volontà, etc. si scrivono con la lettera iniziale minuscola, salvo che non siano stati preventivamente definiti.
Non è il caso.
Forse l’acuto lettore credeva di scrivere in tedesco dove, come ben noto, i sostantivi vanno tutti scritti con l’iniziale maiuscola.
Ecco dunque che egli si lancia in un lungo ed anarchico discorso, difficilmente intelligibile siccome quasi interamente sottratto a regole grammaticali e sintattiche.
In effetti, solo l’acuto lettore sa che cosa vuol dire.
Ma il linguaggio, con le sue regole, non dovrebbe consentire di comunicare con i propri simili?
Se io scrivessi con parole inventate da me, magari tra virgolette e con lettera maiuscola, credo nessuno mi capirebbe.
Tornando alla lettera, ecco un altro proclama: “ma torniamo a bomba”.
Si vorrebbe tirare un sospiro di sollievo.
Si presume che l’acutissimo lettore, il quale ammette di avere prima un poco divagato, ora intenda tirare le conclusioni del ragionamento.
No!
Ahimé, inizia un’altra divagazione che si conclude con una frase ammiccante, una parola tra virgolette e tre puntini.
A scuola la maestra, quando uno scolaro si avviava sul terreno minato delle frasi fatte imparate a memoria senza aver ben capito il contenuto diceva: “cerca di dirlo con parole tue”.
Ecco, io vorrei chiedere all’acuto lettore Andrea F. di esplicitare il ragionamento con parole sue, affinché anche noi si possa capire qualcosa.
Un cordiale ringraziamento.

R. C.

P.S. Chissà perché la successiva risposta di Blondet mi risulta chiarissima.



29/07/2007
18.30
Ma don Georg Gaenswein da che parte sta?

“A Ratisbona nel settembre 2006 Papa Ratzinger sollevò una tempesta internazionale perché aprì il suo discorso con una citazione di un imperatore medievale bizantino, secondo cui Maometto non aveva portato nulla di ‘buono e umano’ perché esortava a diffondere la fede con la spada. Ratzinger pronunciò la citazione senza distanziarsi e ci vollero scuse vaticane a ripetizione e un’edizione aggiornata del discorso per ristabilire rapporti normali con il mondo islamico. In parecchi ambienti l’intervento però piacque. Kissinger ha confessato a Repubblica di apprezzarlo molto”...
“Esposto ai media per il suo bel fisico, don Georg non respinge nemmeno la domanda più impertinente. Riceve lettere d’amore? “Di tanto in tanto”.
http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/esteri/benedettoxvi-15/intervista-segretario/intervista-
segretario.html


Questo è proprio un colpo basso!!

RISPOSTA

Don Georg è il bel segretario del Papa, ora rivelatosi un anti-islamista, non si sa in base a quale competenza e a quali studi.
Da che parte sta?
Non mi istighi alla risposta: già faccio fatica a trattenermi, vorrei non andare all’inferno.
Non per questo.

Maurizio Blondet



29/07/2007
16.30
Avigail Abarbanel - Toaff

Caro Direttore buongiorno,

su Libero di oggi, pagina 26, in basso, si da notizia di una conferenza stampa, tenutasi a Cortina d’Ampezzo (si noti il luogo: la montagna radical-shic “par excellence”, mica pizza e fichi... che certe orecchie dovessero sentire?), protagonista Ariel Toaff.
Sul palco, insieme a lui, Sergio Luzzatto e Franco Cardini.
Ovviamente ha tenuto banco l’accoglienza che Pasque di Sangue ha avuto nel mondo.
Toaff ha affermato di essere da sei mesi al lavoro sulla seconda edizione del libro (che per molti sarà la prima, data la difficoltà di trovare quella originale - ma in rete si trova tutto grazie al formato pdf...), ove risponderà punto per punto alle critiche ricevute, spesso anche da persone che il libro che stavano criticando non l’avevano nemmeno letto.
Si tratterà di una prefazione di una cinquantina di pagine, di cui Toaff ha letto qualche passo.
Di questi, alcuni sono riportati nell’articolo.
Mi permetto di riportarglieli, dato che mi sembrano in linea con quanto propone la professoressa Abarbanel, ma ampliando il campo d’applicazione, per così dire, da Israele (lo Stato) agli ebrei.
A proposito di uso politico e strumentale della storia ebraica: “Nel caso non si intenda fare apologie o ricostruzioni oleografiche, ecco che si staglia il fantasma dell’antisemitismo”... “conoscere la storia degli ebrei (non dell’ebraismo) uscendo dallo schema della valle di lacrime non può che contribuire a rafforzare l’identità ebraica, con tutti i suoi errori e le sue contraddizioni”.
Gli ebrei stessi “considerano con sospetto chi esce dal cerchio incantato della tradizione. Essi non cercano la storicità del passato ma la sua eterna contemporaneità”.
Parole pesanti oso dire io, dal basso della mia ignoranza.
Se a queste frasi, che par di capire saranno in prefazione, si aggiunge che in Pasque di Sangue (almeno a mio modesto giudizio) si punta il dito soprattutto sull’ebraismo ashkenazita (quello oggi maggioritario e al comando: sono i Khazari, gli altri sono briciole al confronto) “salvando” - per così dire - i Sefarditi, mi sa proprio che Pasque di Sangue 2 (la vendetta?) riceverà accoglienze ancora più violente del primo.

Cordiali saluti

Federico

RISPOSTA

Bravo Ariel.
Ha coraggio.
Lo scopro fratello.

Maurizio Blondet



29/07/2007
14.30
Secessione?

Egregio Direttore ... ho letto ...
La Patria che Lei sogna ci sarà e sarà fatta da i non italiani che naturalmente lo diventeranno.
Se avessero una memoria storica come noi non potrebbero farla mai e poi mai!
La farà chi è vissuto allegramente alle nostre spalle e loro.
Un progetto che ha il “calendario puntato sui secoli”.
Amen.
Perciò distruggere la “Patria” era l’unico sistema per rifarla.
Perciò i registi sappiamo chi sono.
Sono gli stessi che svolazzano per i cieli ... tanto per capirci. “Quando mancherà il petrolio, quando sarà la siccità, quando bruciano i boschi, che facciamo?”. E’ una minaccia?
O anche lei pensa che faranno l’Italia con la strategia del terrore e la morte condivisa?
Non hanno alcuna fantasia.
La Fallaci la convertita scriveva che le bandiere sono fatte di “merda e sangue”.
Manca il sangue ... o altro sangue?
Non basterebbe una piccola secessione ed affrontare ognuno i propri problemi, per primi quelli religiosi?
Questo atteggiamento arrogante non cambierà le cose a breve termine e per quanto mi riguarda mai.
So che se ne fottono.
Vogliono continuare a comandare e mangiare.
Sono astuti.
Controllano le anime e i corpi.
Hanno il gregge ... gli uni e gli altri.
I meridionali al sud ... fanno quello che hanno sempre fatto ... e quelli venuti al nord nelle amministrazioni pubbliche o negli Stati Uniti o in Spagna o a Cuba o all’Est in Russia ... hanno fatto quello che hanno sempre fatto e continueranno a fare.
Hanno il potere e perciò la Patria.
Era un altro male necessario?
Non hanno alcuna fantasia... però funziona con gli italioti.
Lo so che per la provvidenza far morire di fame chi lavora si chiama martirio, che il comunismo è il male necessario, che il femminismo involutivo ha aperto le gambe e il culo al sud e i confini della Patria.
Geloso?
Noooo.
Mi piacciono le razze nordiche solo che devo convivere con subumani arroganti.
Mi capisce?
Pazienza, così “costruiranno” l’umanità prima e senza di me.
Altro che ebrei!
Poveracci ... sono stati cavalcati pure loro.
Ma parlando dei nostri tempi ... chi può e quando potrà andrà via.
Questo è certo.
Altro che patria.
Meglio essere schiavo in casa d’altri che a casa propria.
Non le pare?
E l’unica certezza è che chi ha il tempo puntato sui secoli e tanta fede ... creperà ... proprio come me.
Solo che sarà convinto di andare in Paradiso.

Cordiali saluti



29/07/2007
12.30
Senza patria si brucia?

Direttore,

senza patria si brucia?
Veramente la patria anzi il “dogma patria” ci ha bruciati.
Naturalmente con la benedizione della “provvidenza”.
Magari!
Fossimo senza patria.
Saremmo liberi, saremo “frei”.
E invece abbiamo dovuto dare la vita per altri, per le “pecorelle smarrite” e portare la “crocetta” ...
Abbiamo capito il perchè ... e anche se comprendiamo in parte non giustifichiamo nessuno.
Siamo egoisti.
E ora, se la croce fosse “costruita” ancora più grande e bruciassimo al nord, o se fantomatici terroristi ci buttassero una, dieci o cento bombe termonucleari, sarebbero comunque fatti nostri.
Per concludere vogliamo esseri liberi, essere frei.
E non perdoniamo nessuno dei registi e degli interpreti semplicemente con lo scopo di “andare all’inferno” ... con i migliori.
Cordiali saluti

RISPOSTA

Ecco la prova della nostra disgrazia: non c’è accordo nemmeno sui minimi comuni denominatori.
Al signore che vuole la secessione, dico: e allora la faccia.
Seriamente.
Invece si chiacchiera….da italioti.

Maurizio Blondet



29/07/2007
10.40
Video conferenza del CUFI

A seguito dell'articolo "L’Occidente della sragione" di Maurizio Blondet postiamo il video della conferenza dei Christians United for Israel del 16 luglio e l'intervista a Tom DeLay.








29/07/2007
10.00
Poco patriottico

Caro Direttore,

ho trovato molto interessante e stimolante il Suo articolo “Senza patria si brucia”.
Non ho potuto evitare di sentirmi un po’ preso di mira in quanto io stesso non nutro grandi sentimenti patriottici.
Mi sento piuttosto freddo verso simboli come la bandiera, l’inno nazionale, ecc.
Penso di avere delle ragioni per questo, e tenteró di esporle.
Ai tempi in cui andavo a scuola (25-30 anni fa) mi hanno insegnato a glorificare il Risorgimento e a venerare come padri della patria, Cavour, Mazzini e Garibaldi.
Mi hanno poi insegnato che l’Italia nella sua aveva sempre dovuto subire ingiustizie ed angherie da potenze straniere nonché ovviamente dalla Chiesa cattolica.
In occasione dei campionati mondiali di calcio, giornalisti e calciatori sbraitano su tutti i media che la vittoria ci spetta di diritto, in quanto italiani, tanto più che essendo un popolo che sempre è stato offeso e vilipeso...
E guai se uno dice che al calcio non sa giocare, che preferisce correre (non si deve imparare...) o qualche buona lettura...
A proposito di lettura: con il passare degli anni mi sono confrontato con storiografia non ufficiale (alcuni titoli sono anche nel Vostro catalogo) e mi sono fatto la convinzione che non sempre noi italiani siamo stati vittime di ingiustizie, ma qualche volta ne abbiamo anche combinate di “birichinate”, e tutto sommato ci sono popoli che hanno avuto una storia assai più tormentata della nostra...
Io ho la sensazione che la bandiera e tutti i simboli nazionali siano stati (e siano tuttora) utilizzati per giustificare o offrire il pretesto per azioni ingiuste o coprire interessi che nulla hanno a che fare con gli interessi delle persone che vivono in Italia.
Tutte le guerre risorgimentali, inclusa la prima guerra mondiale, sono state volute e costruite sull’inganno ed il sotterfugio, perpetrati nei confronti dei nemici ma anche nei confronti dei cittadini.
Tutto però è ammantato nella bandiera tricolore e quindi oggetto di venerazione devota.
Lo stesso mi sentirei di dire a proposito delle varie missioni in Kosovo, Iraq, ecc...
Sinceramente ho provato disgusto di fronte alla retorica sciovinista che ha accompagnato le missioni italiane in Kosovo ed Iraq.
Non voglio entrare poi nei dettagli di tutto il contorno di disonestà e falsa propaganda che ha accompagnato queste due gloriose missioni militari italiane, perché Lei è certamente meglio informato di me in proposito.
E tutto questo naturalmente è coperto sotto il tricolore nazionale.
Non per questo sono indifferente verso le sorti del mio Paese.
Pur vivendo all’estero mi appassiono per le vicende politiche dell’Italia, e come Lei provo rammarico per il patrimonio di industria nazionale che viene lasciato morire a causa della cattiva gestione politica.
Anche se sono freddo verso i simboli nazionali e la retorica sciovinista, non posso non sentirmi solidale con la comunità nazionale, e sentire rammarico per i vari secessionismi che Lei acutamente mette il luce.

Cordiali saluti

Lauro L.

RISPOSTA

Cosa crede?
Che io “nutra grandi sentimenti patriottici”?
Come lei, ho dubbi profondissimi su questa Italia.
Questi dubbi nascono dalla storia, anche da quella cui lei accenna.
Nel mio articolo, ho solo cercato di spiegare come si finisce, senza una patria possibile nel cuore. Non volevo eccitare al patriottismo: sarebbe impossibile.

Maurizio Blondet



28/07/2007
19.00
Donne

Caro direttore,

sono incappato in un suo vecchio articolo dove citava un episodio relativo al figlio di una coppia separata che chiedeva “Papà, quando torni a casa?”.
Vorrei suggerirle di approfondire il tema della disgregazione della famiglia che è molto sottovalutato.
Provi a verificare il trend statistico delle separazioni nella sua città, Milano, e a dare un’occhiata a siti come www.papaseparatilombardia.it
Una cosa che mi colpisce è che quasi i due terzi dei fallimenti matrimoniali derivano da scelte della donna a cui la legge assegna spesso vantaggi molto ingiusti in materia di educazione dei figli.
Da ciò consegue una alienazione e distruzione del ruolo del padre.
A queste condizioni l’uomo adulto ragionevole e razionale dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di non sposarsi e di non avere figli. Negli USA si parla a questo proposito di “marriage strike” da parte degli uomini.
Le implicazioni per il futuro delle principali nazioni europee mi sembrano ovvie.

Paolo Tomasi

RISPOSTA

Sono d’accordo con lei.
La donna, ogni donna, è “materia” che attende la sua “forma”.
Se l’uomo non è capace di “dare forma” (e non ne ha in sé), la donna-materia diventa, da Madre, Kali.
La Kali scatenata, assetata di “voglio vivere la mia vita”.
E chi la sposa, Kali?

Maurizio Blondet



28/07/2007
17.00
Articolo Patria

Caro Blondet,

lei è uno dei mie giornalisti di riferimento.
Ho letto tutti i suoi libri e, come ho avuto modo di scriverle in più occasioni, la stimo in modo indescrivibile.
Quando leggo i suoi articoli - eccezionale anche il pezzo di ieri sul DNA - in particolare quelli di politica estera, provo un piacere fuori dal comune . Per me sono ossigeno allo stato puro.
Ma oggi, quando ho letto “Senza patria si brucia”, ho scosso la testa.
Alcuni tra i Paesi più civili e con maggior senso civico al mondo, Svizzera, Austria e Germania, per citare solo quelli non lontani dalla ridente e ridanciana repubblica italiana, sono Stati federali.
Eppure lei disprezza il regionalismo e le piccole patrie.
L’Italia non è una nazione, non lo è sotto nessun profilo, e lei lo sa bene.
Non sono certo le regioni e la ricerca del particolare la causa del suo male.
Unire nello stesso Stato lombardi e siciliani, veneti e calabresi, è stata semplicemente un’aberrazione.
E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: un Paese di delinquenti o, nella migliore delle ipotesi, di “furbi”.
Lombardi e veneti compresi, che hanno ormai rinnegato le proprie origini per abbracciare il Paese del Sole. Tale capitano Bertini, indignato perché i veneti non si sollevavano a dovere contro gli austriaci in nome della sua Italietta, li esortò più o meno in questo modo: “Perché non cacciate l’invasore? Ma cosa vi manca? Denaro? Assalteremo la prima banca e incominceremo la battaglia”.
Ecco cos’è l’Italia.
Lombardia e Veneto, ex perle dell’Impero asburgico che contava ufficiali lombardi e veneti tra i più fedeli alla Casa d’Austria, tanto da destare l’ammirazione del mitico Radetzky (“Alan Sked, Radetzky e le armate imperiali”, edizioni il Mulino) hanno perso se stesse quando sono entrate nell’orbita di quella ibrida, equivoca e odiosa espressione politico-geografica nota a tutti con la parolaccia di nome Italia.
Le regioni non c’entrano.
Inutile incaponirsi nel sostenere che un milanese e un palermitano hanno un destino comune.
Scusi se mi permetto, ma significa essere ciechi.

Con immutata stima

Corrado G.

RISPOSTA

Sono contro il federalismo perché, semplicemente, non ha funzionato.
All'estero funziona; in Italia ha aggravato tutti i mali - dal particolarismo alla incompetenza amministrativa alla corruzione - senza sanarne alcuno.

Maurizio Blondet



28/07/2007
15.00
Senza patria ci si arrangia

Caro Direttore,

di Andreotti si possono dire peste e corna, ma obiettivamente è stato l’unico statista italiano ascoltato e persino apprezzato all’estero dal dopoguerra.
Lascio volentieri ad altri l’apologia del divo Giulio (che peraltro su Effedieffe viene attaccato anche per essere un “modernista cattolico”), ma faccio notare solo una cosa: quando fu obbligato al pensionamento sotto minaccia di carcere, Andreotti cominciò ad occuparsi di storia, ed in particolare di Risorgimento e di Papa Pio IX.
In un convegno (mi perdoni l’imprecisione e la vaghezza, ma non riesco a ricordare luogo e data) fece un’affermazione che lasciò perplessi gli astanti: disse che l’Italia ci avrebbe guadagnato se il processo di unificazione fosse partito da Sud invece che da Nord. Ora, che il Sud borbonico fosse fedele alleato del Papa santo, mentre casa Savoia fosse ormai da tempo svincolata da ogni obbedienza cattolica è pacifico... ma un politico fine come Andreotti poteva mai fondare quell’affermazione tanto controcorrente su un’osservazione così semplice, senza passare ingenuo? "Ciò conferma ciò che vado dicendo da anni: la vera secessione l’ha fatta il Sud, era già compiuta molto prima che ne vociferassero gli inconcludenti ‘baùscia’ della Lega Nord.
Ma non intendo criminalizzare il Meridione”.
Troppo buono, Direttore, a non voler criminalizzare il meridione.
Ma vede: parlar sempre e solo male del sud (tranne che, sorridendo, per la pizza e le canzoni... e comunque presto finiranno anche queste due risorse), oppure “non criminalizzare il Sud” e poi esibirsi ogni volta in analisi puntuali ed accurate sui sintomi cancerogeni dell’Italia, evitando però sempre ogni riferimento all’unica autentica nazione europea presente nella penisola, forte di uno Stato autorevole e più che decentemente organizzato, che ha subìto una sorta di preview di apocalisse per far spazio ad un “risorgimento che pretese di fare la nazione contro il popolo o i popoli italiani, fin dal principio disonestamente”, alla fine suppergiù sono la medesima cosa.
Sono la stessa cosa, perché la “maledizione di Caino” di cui parlava (ovviamente inascoltato) il deputato di Casoria al Parlamento di Torino il 20 novembre 1861, o se preferisce il “cancro al sistema nervoso-immunitario del Paese”, continua a produrre indisturbato le sue metastasi.
La Sua diagnosi è (volutamente?) parziale, perché evita ogni volta pietosamente di tirare in ballo la parte ancora apparentemente sana dell’organismo.
Posso farLe una domanda personale, Direttore?
Lei sente veramente un foggiano, o un potentino, o un ragusano come suoi “connazionali”?
Così come sente connazionali un milanese, un bresciano o persino un piacentino?

Cordialità,

Mario B.

RISPOSTA

Faccio io a lei una domanda: perché non è stato il Sud a unificare l’Italia?
Aveva tutti i mezzi, come lei dice: “l’unica autentica nazione europea presente nella penisola, forte di uno Stato autorevole e più che decentemente organizzato”.
Ma forse mancava di qualcosa.
L’ambizione?
Il senso dell’Italia?
Particolarismo?
Non so.
Ma è una lacuna, se non una colpa politica, che è stata pagata: anche la politica aborre il vuoto.

Maurizio Blondet



27/07/2007
18.00
Speculazioni sulla morte

Egregio direttore, credo ci sia un equivoco oppure mi corregga se sbaglio.
Le assicurazioni di cui parliamo sono polizze vita dove l’evento che permette di ottenere il capitale finale (dato dai versamenti rivalutati) è appunto quello di rimanere in vita.
In caso di morte invece solitamente è previsto un capitale di garanzia calcolato in vari modi.
Le banche che “acquistano” queste polizze quindi scommettono sulla morte dell’assicurato per intascare questo capitale altrimenti in caso rimanesse in vita l’assicurato non potrebbero ottenere il capitale vita in quanto non si sarebbe verificata la morte del soggetto e poi, si potrebbe dire, che scommessa sarebbe se intascassero un guadagno sia in caso di morte che di vita dell’assicurato?
Cosa otterrebbero a pagare i premi di una polizza vita per intascare il capitale maturato con quegli stessi premi?
Dove sarebbero i vantaggi?
La seconda ipotesi è che le polizze in questione siano le cosiddette temporanee caso morte dove viene pagato un capitale prefissato all’evento morte dietro pagamento di premi annui costanti o rivalutati scorrelati dal capitale morte.
In questo caso le banche per ottenere un guadagno dovrebbero scommettere sulla morte dell’assicurato per intascare il capitale di garanzia anticipando però all’assicurato una somma in denaro.
Il guadagno per la banca sarebbe dato da capitale finale meno premi pagati, meno capitale anticipato.
C’è da dire che solitamente le assicurazioni che stipulano queste polizze stanno bene attente ai loro assicurati vagliando opportunamente se questi possano morire facendo perdere la scommessa alle compagnie (innumerevoli visite mediche, durate delle polizze non troppo lunghe e premi sempre più alti all’aumentare del rischio che tuttavia, soprattutto nelle temporanee caso morte, si tende a minimizzare il più possibile).
In Italia questo gioco non potrebbe riuscire, in USA non so.

Cordiali saluti.

L. B.

RISPOSTA

Comunque sia, in USA il business delle assicurazioni è fiorente.
Ho citato la fonte, che è Business Week: cerchi là i dettagli.

Maurizio Blondet



27/07/2007
16.00
Basta una cascata

Analizzare le dichiarazioni di Bush alla luce della logica è come sparare sulla crocerossa (anche se molti non si arrendono all’evidenza...) e tuttavia, vuoi la foga, ecco l’analista incappare in contraddizione segnatamente quando riprova il ripudio del nucleare dal momento che tanto siamo minacciati dal plutonio riversato dagli americani in Medio Oriente.
Notevole: le centrali atomiche generano il problema insormontabile delle scorie, che sino a prima delle prodezze irachene erano rifiuti costosissimi, il colpo di genio delle ditte di smaltimento è stato di trasformarle in armi da guerra (azioni alle stelle!) oltre che in zavorre per navi, aerei, mazze da golf etc.
Ora noi, per non essere stupidi, dovremmo fare altrettanto.
Davvero notevole: con questa logica hanno ragione i cultori dell’eutanasia.
Conosco un onesto ingegnere che si è occupato per anni di centrali idroelettriche.
Se ha ragione lui, basta un salto di pochi metri per generare energia sfruttabile utilmente e l’Italia è piena di questi salti, così i mentitori sono costretti ad agitare periodicamente sui giornali da loro finanziati i problemi di siccità (da ridere: dopo un aprile secco, ha piovuto ininterrottamente per quasi due mesi e mezzo).
Quei salti che vengono sfruttati pare generino decisamente più energia di quanto possa immaginare la popolazione e, poiché anche i politici sono decisamente più corrotti di quanto comunemente si immagini, ecco che il grosso di questa energia (che è stoccabile pompando acqua in alto per riserva: l’Italia ha le montagne per questi scopi) viene venduto all’estero e si appioppa la bolletta al popolo mentendo sull’esigenza di gas, centrali a combustibili fossili.
D’altra parte anche Beppe Grillo sta tuonando contro il fatto che sulla bolletta campeggiano voci che finanziano i petrolieri come Garrone, che voleva eliminare i suoi rifiuti di lavorazione, la pece nera, riversandoli nell’Etna.
Questo senza scomodare il solare e l’eolico (vedi esperienza di Varese Ligure): tutto il resto viene dal diavolo.
Con immutato affetto e simpatia, anche se soffro per queste cosacce che rendono il mondo un girone dantesco.

Aldo C.



27/07/2007
14.00
Conspiracy

Ciao, come con quelli che io pensavo fossero i soliti guastatori con nuove teorie di Grandi Conspiracy cosi devo dire con te dopo una giornata passata a leggerti... (sono arrivato al tuo sito cercando di informarmi sulle balle del 9-11)... all’inizio piano e diffidente… ma questo chi è e soprattuto chi lo paga?
Poi alle volte un po’ scioccato dalle cose dette dirette, senza mezzi termini, durette ma come di uno che il Paese in cui vive lo conosce a fondo e si incazza!!
E cosi mi rendo conto che oggi mi hai fatto capire un sacco di cose di quello che succede in Italia e di chi è chi, cosa fanno e perchè lo fanno.
Per uno che se ne è andato molti anni fa (76 o 77 giù di li..) sei veramente benvenuto nella mia libreria virtuale.
Condivido appieno quello che tu dici sui soldi e di quanto importante anzi fondamentale sia di parlarne proprio perchè cosi si stanno rubando il presente e il futuro.
Sono uno di quelli famosi residenti all’estero che hanno deciso il risultato delle ultime elezioni e mi sto rendendo conto che si, è sicuramente stato meglio che l’alternativa e si, al nuovo governo ho dato tutte le attenuanti e il tempo per fare un qualcosa di importante... di unico... di grande... come dice la canzone... e invece... il deserto e anche questi avvelenano i pozzi.
Hai ragione, non è più una questione di destra o sinistra ma mi chiedo e ti chiedo come si possa essere ancora ottimisti o cercare di vedere finalmente un po’ di giustizia in una situazione dove vince sempre il bastardo, il disonesto... e non parlo solo dell’Italia... perchè qui le cose non vanno certo meglio... anzi..non c’e bisogno che mi spieghi.

Thanks Man.
Keep on Keeping...

Alessandro
Berkeley (California)



27/07/2007
12.00
Il popolo non deve sapere

Meglio che il popolo non sappia tutto sulle pensioni, altrimenti scoprirebbe che è schiavo.
Schiavo dei poteri forti che lo usano come carne da macello.
Una serie interminabile di manfrine televisive per decidere quando - il popolo - deve andare in pensione.
Anzi, più giusto sarebbe chiedersi: quanti anni uno deve faticare e guadagnare il pane con il sudore della sua fronte, prima di potersi godere la meritata pensione?
40? 50? 60?
Se fosse per lorsignori, “gli eletti” il popolo non dovrebbe mai andare in pensione, perchè l’età media della vita aumenta.
Poni il caso che tu sei prossimo alla pensione e ti mancano pochi anni per arrivare ai 40, lorsignori ti diranno che è immorale andare in pensione così giovane.
La vita si è allungata e così, dopo varie manfrine e finte discussioni, con carta e penna ti allungano la vita lavorativa.
Lorsignori, vanno prima di te, magari a 50 anni di età ma loro sono gli eletti, tu sei lo schiavo.
Passi per i padri della Prima Repubblica, da Mino Martinazzoli ad Antonio Gava, che incassano quasi 10mila euro lordi al mese.
Meno per personaggi come il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari o imprenditori come Susanna Agnelli e Luciano Benetton, che incassano 3mila euro lordi per 5 anni “di servizio” in Parlamento.
Ma tra i privilegiati c’è anche chi deve decidere le sorti delle pensioni degli italiani.
Come i sottosegretari all’Economia del PRC Alfonso Gianni (56 anni, circa 6.600 euro lordi al mese di pensione) e della Margherita Roberto Pinza (65 anni, 9.387 euro lordi al mese), dimessi da parlamentare per entrare nel secondo governo Prodi, che oltre all’assegno incassano lo stipendio da sottosegretario (192mila euro l’anno a testa), visto che la pensione si cumula con tutti i redditi e tutte le rendite.
Il sindaco DS di Roma Walter Veltroni, 51 anni, deputato dall‘87, che con 23 anni di contributi versati, dal 2005 riscuote dalla Camera un vitalizio mensile di 9mila euro lordi (che si aggiunge allo stipendio del Campidoglio, di circa 5.500 euro netti).
Somma che - ha fatto sapere il Comune - Veltroni ha provato inutilmente a rifiutare e che poi ha deciso di distribuire in beneficenza alle popolazioni africane, (bontà sua ma per devolverli in beneficenza prima occorre averli).
C’è anche Toni Negri, l’ex leader di Autonomia operaia che nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato; eletto con i radicali, si fece vivo alla Camera solo per sbrigare le pratiche e poi si diede alla latitanza in Francia.
Nonostante ciò percepisce 3mila e 108 euro di pensione da parlamentare.
“La sua personale vendetta contro lo Stato borghese”, commenta l’Espresso.
Nando Dalla Chiesa (Margherita), in pensione a 58 anni con quasi 6.600 euro lordi al mese, l’altro sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi (DS), che a 59 anni si mette in tasca ogni mese un assegno da 4.725 euro lordi più i 192mila euro annui.
A 60 anni ancora da compiere Mauro Paissan può già contare su un vitalizio mensile di circa 6.600 euro, ai quali vanno aggiunti i compensi che percepisce dal Garante della Privacy.

E ancora Maura Cossutta, classe 1951, figlia del leader PDCI Armando, che porta a casa ogni mese 4.725 euro lordi.
Tu devi ancora sudare, perchè 40 anni di lavoro sono pochi, la vita si allunga!!!
Lorsignori godono di tutti i privilegi mentre tu, popolo schiavo devi ubbidire!!
Manager di Stato, banchieri pubblici, magistrati e alti dirigenti di compagnie assicurative arrivano ad incassare grosse fortune anche dopo aver smesso di lavorare.
Non solo.
Alcuni di loro, oltre a percepire ogni mese pensioni da decine di milioni di lire, continuano a occupare posti di prestigio e di potere con retribuzioni mozzafiato.
Tra i più “fortunati” quelli che provengono dal settore telecomunicazioni.
Vediamoli, anche se i dati non sono recentissimi.
Francesco Chirighigno, ex amministratore delegato di Telecom Italia.
Dal mese di febbraio del 1995, quando era ancora in forza alla Telecom e percepiva quindi il relativo stipendio, ha incassato una pensione di 36 milioni lordi al mese.
Biagio Agnes, ex presidente della STET, andato in pensione con 40 milioni lordi al mese, grazie ad una legge su misura, ribattezzata da qualcuno legge Agnes.
Ernesto Pascale, dopo aver lasciato la poltrona di amministratore delegato STET: 42 milioni lordi al mese, circa 550 milioni lordi all’anno.
Umberto Silvestri, sempre in casa STET, poi passato a Telecom, supera il tetto di 500 milioni lordi annui (38,5 milioni lordi al mese).
Francesco Silvano, ex ammistratoere delegato SIP: 490 milioni lordi.
Paolo Benzoli, ex collega di quest’ultimo appena sotto di 40 milioni al mese.
Vicino a queste “miserabili” pensioni si possono trovare quelle dei banchieri pubblici.
Giovanni Ferraro ex presidente Sicilcassa, titolare di un vitalizio di 26,8 milioni lordi al mese.
Agostino Mulè, ex direttore della stessa banca che si deve accontentare di soli 363,2 milioni di lire annue.
Ottavio Salamone ex direttore del Banco di Sicilia, è in pensione con 32,7 milioni lordi al mese.
Giacomo Petricone, suo successore, molti meno, 24.
Enrico Braggiotti ex amministratorere della Comit 43 milioni al mese.
Ercole Caccatelli (questa sembra fantascienza) ex delegato della banca capitolina con quattro diverse pensioni (di cui una di guerra pari a 224 mila lire al mese) totalizza 40 milioni lordi al mese.

Giacomo Peddem ex direttore generale dela BNL, sommando tre vitalizi deve campare con soli 22,7 milioni al mese.
Non se la cavano male nemmeno al Monte dei Paschi di Siena.
Vincenzo Pennarola incassa 13 mensilità da 35,7 milioni di lire l’una.
Carli Zini, suo predecessore 39,3 milioni di lire al mese.
Piero Barucci ex presidente ed ex ministro del Tesoro titolare di tre pensioni per un totale di 38 milioni lordi al mese.
Luigi Arcuti ex presidente della San Paolo-Imi può contare su tre rendite per complessivi 288 milioni annui lordi.
Rainer Masera, ammistratoere delegato e direttore generale San Paolo-Imi, nel 1998 ha messo insieme uno stipendio di 1.422.000.000, ha diritto ogni 12 mesi a poco meno di 85 milioni( lordi) di vitalizio dal 1988, quando lui di anni ne aveva appena quarantaquattro.
Uomini e donne di buona volontà, lavorate e non lamentatevi troppo, le pensioni costano e l’Europa ci invita a fare la riforma.
Se alzate la testa, il Lamberto si dimette, cade il Governo, sono cose serie!!!
E’ lui, il Lambertone che s’indigna in televisione per la possibile modifica dello scalone: “Io non la voterò” sobbalza tutto irretito lui, proprio Lamberto Dini, padre della precedente riforma delle pensioni, lui che poverino - come ci ricorda il Direttore di questo giornale - prendeva nel ‘99 (poi i dati sono diventati segreti) due pensioni, una INPS da 13 e passa milioni al mese, e una Bankitalia da quasi 37 milioni.
All’anno, 650 milioni e passa.
Oltre, si capisce, agli emolumenti e ai benefit di ex-ministro, di ex presidente del Consiglio, di parlamentare.
Capite signore e signori?
S'indigna lui!!
E’ ora che questi buffoni se ne vadano a casa.

Gianfranco



27/07/2007
10.00
Le idee economiche dei “napoletani”

Caro Direttore,

Le domando retoricamente: invece di impiegare così tanto tempo a studiare la “storia politica” degli staterelli preunitari del Nord Italia, che spesso si riduce a puro pettegolezzo di corte (per quanto elegantissimo o truculento) e non è in alcun modo paragonabile a quella dei grandi Stati europei, le scuole italiane non potrebbero piuttosto approfondire quella del Regno delle Due Sicilie, soprattutto nel suo periodo d’indipendenza politica con i Borbone?
Lodovico Bianchini è stato uno dei numerosi (e ahimé praticamente sconosciuti) importanti economisti e intellettuali politici ottocenteschi del Regno, discepolo dei maestri Vico, Giannone, Filangieri, Genovesi, Muratori, Galiani e degli altri padri della patria del Settecento.
Oltre ad essere stato membro del Governo, Bianchini è stato anche saggista molto prolifico, e questo suo “Principi della scienza del ben vivere sociale e della economia pubblica degli Stati”, pubblicato nel 1855, è solo uno dei diversi libri che ha sfornato tra il 1820 e il 1865.
Mi pare estremamente interessante e molto vicino a molte Sue tesi politiche, dalla difesa del diritto nazionale all’importanza del commercio, dalla necessità dello sviluppo dell’industria alla salvaguardia dei lavoratori, ma sempre tenendo fermo il valore della proprietà privata e di un’accettabile disuguaglianza economica tra i cittadini.

Questo l’incipit:
”Il principale scopo dell’andamento sociale e di ciascuno Stato è riposto nel far sì che le popolazioni vivessero nel modo più civile, più comodo ed agiato che è possibile, soddisfacendo a’ loro onesti bisogni, e contribuendo al bene comune.
Il bene de’ popoli vien costituito da un insieme di cause e di effetti che dipende in generale dall’ordine sociale, e nel particolare dall’interno reggimento degli Stati, precipuamente per quanto riguarda ciò che si addimanda pubblica economia; e per l’opposto il loro peggioramento d’ordinario proviene dal non serbarsi le regolari norme, dal manomettere i confacenti sistemi e le utili instituzioni, dal predominio delle fallacie, degli errori e de’ riprovevoli eccessi in tutto quello che la divisata economia riflette”
.

E ancora, tragicamente profetico:
”Se troppo l’interesse degl’individui si distacca da quello della corporazione, manca la cooperazione ed il consorzio per comune vantaggio. Spogliate le nazioni delle loro memorie, della potenza del passato, dell’idea di una esistenza propria, esse non esistono che irregolarmente, avvegnaché non può esservi stato presente delle nazioni senza memoria ed attaccamento al passato, né può esservi avvenire quando gli uomini che formano un popolo non hanno comuni principi ed interessi fondamentali”.
Questa impostazione “napoletana” in politica economica, fu sicuramente originale per l’epoca e orgogliosamente autonoma da quella delle due superpotenze dell’epoca (almeno fino all’invasione da parte dello “Stato vassallo di Sardegna”, debitamente favorita dalle superpotenze di cui sopra, e la fondazione di un “grande Stato vassallo italiano”...): e ho la sensazione che ripercorrere quegli studi, approfondire quei principi e studiarne le applicazioni in quel troppo breve periodo di forte progresso economico che le Due Sicilie ebbero tra il 1830 e il 1860, sia di una rilevanza che va ben oltre ogni “rivendicazione localistica”, oltre ogni meridionalismo, terzomondismo o secessionismo di sorta.
Credo insomma che abbia piuttosto un carattere e un interesse universali.

Cordialità.

Mario B.



26/07/2007
20.30
Avigail Abarbanel

Caro direttore buongiorno,

mi consenta di ringraziarla per l’articolo di stamani, riportante uno scritto della professoressa Abarbanel, di interesse estremo a mio modesto avviso.
La professoressa fa risalire al 1948, Deir Yassin, la causa prima del malessere psicologico che, secondo lei, affligge tutti gli israeliani.
Ciò, sempre per la professoressa, spiega il perché gli studi di eminenti studiosi ebrei vengano rifiutati da editori israeliani.
Siccome si vive in stato di negazione, è impossibile pubblicare studi che riguardino, spiegandoli, negandoli o anche solo ridimensionandoli, proprio l’oggetto della negazione stessa.
La negazione non si nega, punto e basta, perché, naturalmente, chi è in stato di negazione non può ammettere di esserlo.
Bene: fin qui concordo alla perfezione.
Solo che, a mio modesto avviso, la posizione della professoressa Abarbanel è forse ottimistica.
La denegazione, o meglio: il fatto da negare, è avvenuto ben prima del 1948.
Altrimenti non si spiegherebbe, solo per fare l’esempio che in Italia ha creato più clamore, e cioè l’accoglienza di Pasque di Sangue del professor Ariel Toaff, lui pure - mi sembra - autorevole storico dell’ebraismo.
L’analisi della professoressa, in ogni caso, illumina.
Spiega alla perfezione il perché il libro del professor Toaff abbia subito il trattamento che ha subito: non si possono negare gli oggetti delle negazioni.
E quindi: se è vero, come secondo me è vero, che Israele, come Stato - popolo vive sulla negazione delle sue origini moderno-storiche, rifiutando di ammettere Deir Yassin, forse è altrettanto vero che gli ebrei vivono nella negazione di qualche cosa d’altro e di Qualcun’Altro.

Cordialmente

Federico B.

RISPOSTA

Eh sì, temo abbia ragione.
Dopo aver atteso il proprio Re e Messia per secoli, e quando arriva non lo si riconosce, poi non si riesce a dormire del tutto tranquilli.
Qualcosa rode, nel profondo.
Preghiamo per loro, i malati dell’umanità.

Maurizio Blondet



26/07/2007
19.00
Kissinger non consiglia il Papa

Un lettore mi invia la seguente smentita:

http://alef.ilcannocchiale.it/?r=40511

7 dicembre 2006 - La Santa Sede smentisce ennesima bufala

Il Vaticano smentisce che l’ex Segretario di Stato USA e architetto del controllo della popolazione sia entrato tra i consiglieri sulla politica internazionale di Benedetto XVI.
La voce che Henry Kissinger fosse diventato consigliere del Pontefice sulla politica internazionale aveva suscitato perplessità negli ambienti cattolici, considerando che egli fu il principale artefice del controllo della popolazione sostenuta dagli Stati Uniti in politica estera.
Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha smentito il 4 dicembre scorso all’agenzia CNS un articolo del quotidiano torinese La Stampa, che aveva arruolato Henry Kissinger come consigliere di politica internazionale.
Padre Lombardi ha definito queste voci “destituite di ogni fondamento”.
La verità è che Kissinger è stato ricevuto in udienza privata da Benedetto XVI il 28 settembre scorso, e che Mary Ann Glendon, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, lo ha invitato a tenere una relazione in aprile.
Non c’è altro mistero. “Questi sono i due soli fatti concreti” ha detto Padre Lombardi.
L’articolo del 4 novembre del quotidiano La Stampa ha ricevuto ampia pubblicizzazione su altri organi d’informazione e su internet, con la giustificazione che “una fonte diplomatica” rivelava che c’erano contatti con Kissinger perchè accettasse la richiesta papale di diventare un consigliere sulla politica internazionale.
La veracità dell’articolo del quotidiano torinese era stato messo in dubbio poiché Kissinger come Segretario di Stato USA nel 1974 è stato l’artefice del National Security Study Memorandum 2000 intitolato “Implications of Worldwide Population Growth for U.S. Security and Overseas Interests” (Implicazioni della crescita della popolazione mondiale per la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi interessi oltremare).

RISPOSTA

Sono ben lieto di rettificare.
Il Papa non si fa consigliare da Kissinger.
E allora, tutta l’operazione sembra una disinformazione di alto livello: Kissinger chiede udienza, poi la Stampa, che in Italia è il giornale della Trilaterale (sull’asse Agnelli-Arrigo Levi-Kissinger) spara la notizia falsa, ma da “fonte autorevole”.
A che scopo?

Maurizio Blondet



26/07/2007
17.00
Al-Qaeda a Perugia

Salve Maurizio,

sono Riccardo di Perugia.
La disturbo oggi per chiederLe un Suo parere sull’ arresto di una “ipotetica” cellula operativa dell’organizzazione terroristica “Al-Qaeda”.
Ci siamo posti molti interrogativi e molti sono i dubbi che ci sono sorti in merito all’accaduto.
Come mai questa cellula è stata sgominata proprio a luglio?
Perchè Al-Qaeda aveva una base logistica proprio a Perugia?
Una città apparentemente tranquilla, ma che ha come “ospiti”, spesso e volentieri, figli e parenti stretti di pentiti di mafia.
Una città che può “annoverare” tra i suoi salotti buoni, oltre 20 logge massoniche.
Una città in cui sono soliti processi “pesanti”, come quello di Andreotti, come tanti altri per mafia ed altro.
Una città presa di mira da grosse organizzazioni criminali.
Nonchè vicina (22 km) ad Assisi.
Nonchè fulcro del “Caso Narducci” (mostro di Firenze).
Tante sono le ipotesi, ma più che difficile è trovare un filo conduttore.
Se è di Suo interesse, possiamo inviarLe tutta la rassegna stampa locale.
Grazie per l’attenzione e contando su una sua analisi in merito a quanto esposto Le porgiamo distinti saluti.

Riccardo
Perugia

RISPOSTA

Ha ragione, la “normalità” massonica dovrebbe allarmare Perugia più di quattro maghrebini che si allenavano non si sa a che.
Aspettiamo; di solito le mirabolanti scoperte di cellule terroriste musulmane si sgonfiano, e i terroristi vengono messi quatti quatti in libertà.
C’è già stato un caso in cui i giornali parlarono di “cianuro” trovato in possesso dei terroristi: che poi risultò essere ferrocianuro, un colorante che i musulmani, mascalzoni, usavano per contraffare i timbri di falsi permessi di soggiorno, che poi fornivano a pagamento.

Maurizio Blondet



26/07/2007
15.00
Mussolini e il sionismo

Cari Effedieffe, vi mando uno stralcio del primo discorso da deputato di Mussolini alla Camera, il 21 giugno 1921.
In questo pezzo si parla di politica estera e in particolare della Palestina.
Ve lo mando non perchè chiedo commenti, ma semplicemente per conoscenza, perchè lo reputo pieno di spunti interessanti.

Buon lavoro.

[...]
”Vengo ad un’altra questione, molto delicata.
E’ una questione che bisogna affrontare, prima di tutto perchè la cronaca lo ha imposto, ed in secondo luogo perchè, dopo l’allocuzione pontificia davanti al Concistoro segreto di giorni fa, non è più possibile ignorare che esiste una questione della Palestina.
Bisogna scegliere; bisogna che il Governo abbia un suo punto di vista.
O sceglie il punto di vista sionistico inglese, o sceglie il punto di vista di Benedetto XV.
Credo di non tediare la Camera ricordando brevemente i precedenti della questione.
Il 2 novembre 1917 il Governo inglese si dichiarava favorevole alla questione della creazione, in Palestina, di un focolare nazionale per il popolo ebraico, restando bene inteso che nulla sarebbe fatto che potesse recare offesa ai diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina, e ai diritti ed agli istituti politici, di cui godono gli ebrei in tutte le altre nazioni del mondo.
In un secondo tempo, le potenze alleate hanno adottato questa dichiarazione.
Finalmente con l’articolo 222 del trattato di pace, sottoscritto il 20 agosto 1920 a Sèvres, la Turchia rinunziava a tutti i suoi diritti sulla Palestina, e le potenze alleate sceglievano come mandataria l’Inghilterra.
Ora, mentre le nazioni civili dell’Occidente non hanno modificato il regime comunque di libertà per le diverse confessioni religiose, in Palestina è accaduto tutto il contrario, anche perchè l’amministrazione di quello Stato in embrione è stata affidata all’organizzazione politica del sionismo.
Ma in Palestina ci sono seicentomila arabi che vivono là da dieci secoli, e settantamila cristiani, mentre gli ebrei non arrivano che a cinquantamila.
Si è così determinata una situazione straordinariamente interessante.
Gli ebrei autoctoni, che hanno vissuto per secoli e secoli all’ombra delle moschee di Gerusalemme, non possono soffrire gli elementi che vengono dalla Polonia, dall’Ucraina, dalla Russia, perchè hanno delle arie straordinariamente emancipate; e quelli che sono emigrati si sono già divisi in tre frazioni, una delle quali, che si chiama abbreviatamente Mopsi, è già iscritta regolarmente come frazione comunista alla terza Internazione di Mosca.
Apro una parentesi, per dire che non si deve vedere nelle mie parole alcun accenno di antisemitismo che sarebbe nuovo in quest’aula.
Riconosco che il sacrificio di sangue dato dagli ebrei italiani in guerra è stato largo e generoso, ma qui si tratta di esaminare una determinata situazione politica e indicare quali possano essere le direttive eventuali del Governo.
Ora in Palestina si è determinata l’alleanza tra cristiani ed arabi, si è formato il partito della conferenza di Giaffa, che si oppone colla guerra civile e col boicottaggio ad ogni immigrazione ebraica, ed il 1° maggio ed il 14 maggio si sono verificati disordini sanguinosi, in cui ci sono stati qualche centinaio di feriti e vari morti, tra i quali uno scrittore di una certa fama.
Ora, a quanto si legge sul Bulletin du Comité des délégations juives, a pagina 19, pare che il testo del mandato inglese per la Palestina debba essere sottomesso al Consiglio della Società delle Nazioni nella prossima riunione di Ginevra.
Ed io desidererei che il Governo accettasse, in questa questione delicatissima, il punto di vista espresso dal Vaticano.
Ciò è anche negli interessi degli ebrei, i quali, fuggiti ai pogrom dell’Ucraina e della Polonia, non devono incontrare i pogrom arabici della Palestina, ed anche perchè non si determini nelle nazioni occidentali una penosa situazione giuridica per gli ebrei, in quanto, se domani gli ebrei fossero cittadini sudditi del loro Stato, potrebbero diventare immediatamente colonie straniere negli altri Stati.

RISPOSTA

Parole piene di buon senso.
A quanto pare, anche Benedetto XV non era ancora adepto dell’unica religione obbligatoria rimasta.

Maurizio Blondet



26/07/2007
12.30
Aristotelismo e “cretinismo”

Egregio signor Blondet,

non è la prima volta che Ella, pur non essendo “filosofo di professione” affronta, da “povero giornalista”, ma con lucida e competente chiarezza temi-chiave come quelli del Valore del Pensiero e della Realtà.
Come “povero pensionato” con l’hobby degli “studi umanistici” mi proverò a dire cosa c’è che non mi convince nel suo ragionamento.
Intendiamoci: che i neocon vogliano “plasmare la realtà” a loro comodo è ormai un fatto incontrovertibile.
Che le loro “radici culturali” siano, sul piano filosofico, da ricercare nell’hegelismo distorto e su quello “occulto” (che Ella non cita direttamente) nella pseudo-massoneria ahrimanizzata degli “Skull & Bones” è altrettanto dimostrato, soprattutto grazie agli studi del professor Sutton e di K. Millegan Che la medicina - almeno sul piano culturale - sia l’ “aristotelismo” - magari nella versione "tomista" ho i miei bravi dubbi.
Ma andiamo con ordine.
Lei afferma che gli antichi Greci avrebbero “scoperto” che 3 angoli di un triangolo danno 180° e che questo sarebbe vero “senza che nessuno l’avesse pensato”.
Mi soffermo su questo punto perché di importanza assolutamente capitale per afferrare il “punto-chiave” di tutta la faccenda.
La verità allusa qui è una verità matematica: e come tale, peraltro, è frutto dell’intuizione pensante di qualcuno.
Il credere che essa esista “fuori” dal pensiero è, in realtà, una posizione che, di per sé, non è dissimile da quella materialista che vede un “oggetto” esterno ed un “pensiero” che è un mero “apparecchio riflettente” di questo “oggetto” esistente “di per sé”.
(Infatti a stretto rigore logico, viene da chiedersi “come” ci si renda conto che qualcosa “esiste fuori dal pensiero” se non con un atto del pensiero, che, per la posizione “realistico ingenua” sarebbe però un mero apparecchio “riflettente”...).
Ma andiamo con ordine (non sto dicendo che “il pensiero crea la realtà, attenzione!”).
Dunque, esiste una Realtà “fuori dal pensiero” o no?
Questa è la domanda capitale.
Bisogna qui, prima di tutto intendersi, su cosa sia il pensiero con cui l’uomo pensa e soprattutto, quali siano i “gradini” del suo manifestarsi. Ora, oggi come oggi, siamo tutti portati, per il modo in cui in genere siamo - “costituiti interiormente”, a concepire come “reale” la cosa, l’oggetto, il “percepito” e il pensiero come semplice "aggeggio per la conoscenza.
Quindi uno strumento che in qualche modo si aggiunge e ci fa “capire” qualcosa di una realtà “altra” da noi.
Poi siccome poco riusciamo in realtà ad afferrare di quel che ci circonda, qualcuno ci aggiunge la “fede” in un “quid” di Divino (che sarebbe in se stesso kantianamente in - conoscibile all’intelletto) qualcun altro un diverso tipo di “fede”.
Quella nella “materia” o nel “nulla”, consegnando di fatto se stesso all’ideologia nichilistica dominante nel mondo della Filosofia della Scienza e, generalmente, nella Cultura umana del tempo.
Ad un certo livello queste posizioni sono anche giustificabili.
Nel senso che nel “quotidiano”, vale a dire nella “realtà” in cui ci serviamo appunto del pensiero discorsivo - dialettico, in altre parole di pensiero “emesso dal cervello” le cose sembrano essere queste. se si guasta l’ “hardware” (il cervello) il “software” (la mente) sembra sparire.
Ma in realtà il pensiero discorsivo altro non è che l’ultimo gradino di una Forza che, risalita con un’appropriata disciplina, può portare lo sperimentatore ad afferrare il punto in cui si comincia a “vedere” che non esiste Realtà che non sia della stessa Origine dalla quale scaturisce il pensiero.
Il quale inizialmente si presenta astratto sì discorsivo, razionale ed in definitiva impotente a penetrare la realtà, ma solo ad analizzare i “frantumi dello Spirito” che sono le “cose visibili”, rimananendone irrimediabilmente all’esterno, per quanto sofisticata sia l’analisi.
Va peraltro detto che, viceversa, alcuni grandi filosofi moderni - Hegel e Gentile compresi, in realtà, avevano - quasi come ultimo riflesso dell’antica qualità intuitiva dei Maestri del passato, soprattutto Platone, una qualche consapevolezza del movimento interiore della Forza-Pensiero prima che scada nella forma discorsiva.
Ed aggiungo che tale attitudine è ormai del tutto ignota -al contrario ai loro epigoni, soprattutto agli “hegeliani di sinistra” ed ai rari “gentiliani in ritardo”, per tacere dei “campioni” della logica “formale” o dei matematici-mentecatti alla OdiFreddi.
Detto questo, torniamo a bomba.
Se – dicevamo - con appropriata disciplina interiore - qualcosa di più che non il filosofare quindi - si attua, sia pure inizialmente, la Comunione con l’Origine anche la discorsività potrà essere finalmente messa al servizio del Pensiero Vivente cui qui si allude, secondo il canone che è stato autorevolmente definito “Logica dell’Essenza”.
A questo punto spero si capisca anche che tutto ciò non ha nulla a che vedere con rimasticazioni di monismi, “Hegelismi o pseudo-vedantismi occidentalizzati”, ma è essenzialmente una via pratica: la disciplina cui si allude è qualcosa che abbraccia l’intero spettro delle attività umane, fonte di guarigione per la psiche e-laddove possibile - per il corpo e qui concludo con un’annotazione particolare,visto il sito in cui ci troviamo.
Senza una retta disciplina del Pensiero (e quindi del Sentimento e della Volontà) anche l’assidua frequentazione dei Sacramenti rischia di essere sterile per via delle barriere che l’anima umana ancora prigioniera della riflessità e della razionalità legata al cervello oppone sempre contro i tentativi di far fluire in essa i frutti della Grazia.
E sapete bene che nome hanno queste “barriere”...

Andrea F.

RISPOSTA

Non voglio lasciarmi trascinare appunto nella questione se “esista la realtà fuori dal pensiero”, e lei mi ci vuole trascinare ad ogni costo.
Non ho i numeri per una discussione sulla gnoseologia e sull’Essere, come dimostra il fatto che non capisco gli ultimi tre quarti della sua lettera: non comprendo cosa sia il suo Pensiero Vivente e in cosa si distingua la sua posizione dall’hegelismo, vedantismo, ecc.
Che i 180 gradi del triangolo siano “il frutto del pensiero di qualcuno” mi pare dubbio.
In ogni caso, per Platone e i suoi contemporanei, i 180 gradi “c’erano” anche prima che qualcuno li pensasse, e indipendentemente dal pensare di qualcuno.
Era questo il motivo dei loro entusiasmo geometrico: la scoperta che c’era una verità che esisteva in sé, e si doveva solo scoprire, non “formare” (come facevano i sofisti).
Ben conscio che questa verità era essenzialmente pensiero, Platone la chiamò “idea”.
Ma erano le idee oggettive, enti in sé, che per Platone stanno nell’iper-uranio, e che sono il vero Essere.
Aristotile sostenne che le idee sono dentro il reale, come “forma” della “materia”, o “essenza” che rende intelleggibile la sostanza.
Ma condivideva l’entusiasmo della scoperta di Platone.
Come vede, non si trattava di materialismo.
Per questo, dati i miei poveri mezzi mentali, mi sento solo di contrastare come posso la sua frase: “Il credere che essa esista ‘fuori’ dal pensiero è, in realtà, una posizione che, di per sé, non è dissimile da quella materialista che vede un ‘oggetto’ esterno ed un ‘pensiero’ che è un mero ‘apparecchio riflettente’ di questo ‘oggetto’ esistente ‘di per sé”.
Se è materialismo, è il materialismo di San Tommaso d’Aquino.
Tommaso, aristotelico, era “realista”, non materialista.
E secondo il buon senso cristiano: perché solo con realismo aristotelico si capisce che non ci siamo fatti da noi, che il mondo resiste al nostro pensiero e alla nostra azione come cosa a noi esterna (“Perché a risponder la materia è sorda”), insomma solo col realismo si può essere cristiani, riconoscersi creature.
L’hegelismo induce a credersi divini demiurghi.
A lei che non crede esista una qualunque realtà fuori dal pensiero, vorrei chiedere: come si regola con la BMW che le viene addosso?
Si scansa?

Maurizio Blondet



26/07/2007
11.00
Aristotele Loyola

Signor Blondet,

segua il mio consiglio, si trovi un buon sacerdote che la guidi con gli Esercizi Spirituali;
c’è perfino la possibilità che comprenda perché il Bianco è Negro e il Negro è Bianco.

Saluti francescani

Maurizio Calamelli

RISPOSTA

Seguirò certamente il suo consiglio.
Ma a che proposito, precisamente?

Maurizio Blondet



26/07/2007
09.30
Il futuro delle famiglie

DDL del Senato numero 19 “Modifiche al codice civile in materia di cognome dei coniugi e dei figli”

Introduzione del divorzio, introduzione della libertà di abortire, eliminazione dalle scuole dell’insegnamento obbligatorio della religione cattolica, introduzione della pillola abortiva, diffusione capillare di ogni materiale pornografico su tutti i media, compresi quelli dedicati ai bambini, introduzione (per ora congelata al Senato) del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto ed omosessuali, introduzione per la prima volta del concetto di “paternità responsabile” ad opera della Gaudium et Spes che, rovesciando i termini della lettura cattolica tradizionale, magistralmente sintetizzati dal magistero di Pio XII, afferma, nella sostanza che occorre un attento discernimento prima di decidere se aprirsi ad una nuova nascita e non come era sempre stato insegnato prima, ovvero di chiudersi alla possibilità della nascita di un figlio; tentativo (per ora non riuscito) di eliminare ogni simbolo della religione cattolica dai luoghi pubblici, (vedi storia del crocifisso nelle aule scolastiche ), insomma, piano piano la Massoneria,così magistralmente rappresentata nell’Enciclica HUMANUM GENUS assesta colpi alla famiglia cristiana.
Ultima trovata del “pensatoio” più pagato del mondo (dove i massoni non mancano) è il DDL del Senato numero 19 “Modifiche al codice civile in materia di cognome dei coniugi e dei figli”.
Interessante il preambolo: “In virtù dei mutamenti di costume che sono intervenuti anche all’interno della famiglia e nelle relazioni fra i coniugi, questo disegno di legge mira a superare l’attuale normativa non solo per garantire che ciascuno sia se stesso anche nel cognome che porta, ma altresì per garantire una effettiva pari dignità ad entrambi i genitori nei confronti dei figli”.
Nella più coerente linea del pensiero “illuminato” la famiglia si crea ad immagine e somiglianza della società, cambiando i costumi cambia la famiglia. Ed ancora : “Con l’introduzione di queste modifiche il disegno di legge consente all’Italia di adempiere agli impegni cui ci richiamano il Consiglio d’Europa e la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, adottata a New York il 18 dicembre 1979 e ratificata in Italia con la legge 14 marzo 1985, numero 132.
In particolare il Consiglio d’Europa, con le raccomandazioni 1271 (1995) e 1362 (1998) adottate dall’Assemblea parlamentare rispettivamente il 28 aprile 1995 e il 18 marzo 1998, ha affermato che la discriminazione fra donne e uomini riguardo alla scelta del nome di famiglia non è compatibile con il principio di eguaglianza da esso sostenuto e ha invitato gli Stati membri inadempienti a realizzare la piena eguaglianza tra madre e padre nell’attribuzione del cognome ai figli. Mentre la Convenzione di New York all’articolo 16 impegna gli Stati aderenti a ‘prendere tutte le misure adeguate per eliminare la discriminazione nei confronti della donna in tutte le questioni derivanti dal matrimonio e nei rapporti familiari, e in particolare ad assicurare, in condizioni di parità con gli uomini: (...) g) gli stessi diritti personali al marito e alla moglie, compresa la scelta del cognome,
(...)”.
Dunque, per i framassoni, se il padre sceglie il nome dei figli la vita famigliare è compromessa.
Ma, la conclusione del preambolo al disegno di legge, ovvero le motivazioni che lo sostengono, rappresentano un perla di saggezza; vi si legge:
“Richiamando la precedente sentenza della Corte costituzionale, numero 61 del 6 febbraio 2006, riconosce che ‘l’attuale sistema di attribuzione del cognome è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, la quale affonda le proprie radici nel diritto di famiglia romanistico, e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i princìpi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna”.
Nella Lettera Enciclica di Leone PP X III ammoniva: “ ...La stessa società domestica, che è alla base di ogni comunità e di ogni regno, sente e sperimenta necessariamente questa benefica virtù della Chiesa che influisce sull’ordinatissimo regime e sulla conservazione della società civile. Infatti, ben sapete, Venerabili Fratelli, che questa società, retta secondo l’esigenza del diritto naturale, si fonda principalmente sopra l’unione indissolubile dell’uomo e della donna, si completa negli scambievoli doveri e diritti tra i genitori e i figli, tra i padroni e i servi. Sapete ancora che essa va quasi a disciogliersi secondo le dottrine del Socialismo... in quanto, perduta la stabilità che le deriva dal matrimonio cristiano, ne consegue che venga pure ad indebolirsi in straordinaria maniera l’autorità dei padri sopra i figli, e la riverenza dei figli verso i genitori.
Al contrario, la Chiesa insegna che il matrimonio, ‘degno di essere in tutto onorato’
(Eb 13,4), istituito da Dio fin dal principio del mondo per propagare e conservare l’umana specie e da Lui voluto indissolubile, crebbe a condizione ancora più stabile e più santa per opera di Cristo che gli conferì la dignità di Sacramento e volle che ritraesse in sé l’immagine della sua unione con la Chiesa. Pertanto, secondo quanto insegna l’Apostolo (Ef 5,22-24), come Cristo è il capo della Chiesa, così il marito è il capo della sposa; e come la Chiesa si tiene soggetta a Cristo che nutre per lei un amore castissimo ed eterno, così conviene che le spose siano soggette ai loro mariti, i quali a loro volta le debbono amare di affetto fedele e costante.
L’Apostolo esorta i figli ‘ad obbedire ai loro genitori nel nome del Signore, ad onorare il padre e la madre: è questo il primo comandamento associato a una promessa’
(Ef 6,1-2). Ai genitori poi ingiunge: ‘E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell’istruzione del Signore’ (Ef 6,4).
Di nuovo poi ai servi ed ai padroni dallo stesso Apostolo viene inculcato il comandamento divino: obbediscano ‘ai padroni carnali come alla persona di Cristo... servendo con amore come al Signore’; questi alla loro volta ‘mettano da parte l’asprezza, ben sapendo che il Signore di tutti è nei cieli, e che presso di Lui non v’è preferenza di persone’ (Ef 6,5-7). Se tutte queste cose fossero diligentemente compiute secondo il volere divino da tutti coloro che ne hanno il dovere, sicuramente ogni famiglia presenterebbe una certa somiglianza con la dimora celeste, e i preclari benefìci che ne seguirebbero non sarebbero solo ristretti entro i confini delle pareti domestiche, ma si riverserebbero altresì in abbondanza a vantaggio degli Stati medesimi”.

I framassoni, si sa, hanno in mente ben altre cose che il bene degli Stati, figuriamoci della famiglia cristiana.

Gianfranco C.



25/07/2007
20.00
Volterriano? Io?

Letti alcuni suoi ultimi articoli, le invio questo scritto dell’allora cardinale Ratzinger, trovato in rete (www.uomini3000.it), che per vari aspetti corrisponde ad alcuni temi da Lei trattati.
Non credo sia un falso, e comunque anche ad uno scettico miscredente come il sottoscritto, fa dire di cuore: Habemus Papam!
Una piccola osservazione - non si offenda, la prego - ma la sua esegesi della filosofia kantiana lascia molto a desiderare...
A differenza delle sue qualità giornalistiche e di scrittore ( posso dirle che hanno - ahi! - qualcosa, a volte parecchio, di volterriano?).
Ma sono soltanto mie opinioni...

Cordialmente

Alberto D.

RISPOSTA

Non riesco ad aprire lo scritto che mi ha mandato.
E poi: volterriano, io?!
Credevo di essere tomista!

Maurizio Blondet



25/07/2007
18.00
Ipoteche sulla morte

Circa l’articolo in questione, mi chiedo quale interesse, quale motivo, possa spingere gli assicurati a cedere le loro assicurazioni, se poi alla fine il premio lo incasserà la Banca.
Se non hanno soldi per pagare, possono smettere di pagare.
O no ?

Maurizio D.

RISPOSTA

Quale il motivo?
Ma il bisogno, caro amico.
Il bisogno di soldi subito.
Lo speculatore “compra” l’assicurazione e anticipa al poveretto una piccola cifra.
Poi lo speculatore continua a pagare i premi, e alla fine incassa lui la cifra grossa.

Maurizio Blondet



25/07/2007
16.00
No, la guerra non cura nulla

Caro signor blondet,

sto leggendo il suo”Selvaggi con telefonino” e osservando anche la realtà intorno a me vado sempre più convincendomi che l’unica cosa che ci potrebbe risollevare sarebbe una guerra con relativa e successiva ricostruzione.
Sarò catastrofista?
Forse.

Un saluto

P. S. A quando un libro sulla Palestina?

Giorgio L.

RISPOSTA

Io non sono un pacifista, ma l’esperienza dice che la guerra non è mai una cura.
“La guerra sola igiene del mondo” è una vecchia illusione.
Spero non ritorni.

Maurizio Blondet



25/07/2007
14.00
Guerra contro il Pakistan

In questi giorni negli USA si discute di un’azione militare contro il Pakistan.
Il motivo: bin Laden si nasconde lì.
Altra mossa sbagliata dell’impero statunitense e stavolta penso che sia l’ultima.
Il Pakistan è un Paese atomicamente dotato.
Così si prospetta una guerra nucleare temuta da tempo e come allora saranno sempre gli USA a cominciare.

http://www.rfi.fr/actufr/articles/091/article_54358.asp

Cordiali Saluti

Noah I.

RISPOSTA

Guerra perpetua, guerra in continua espansione, guerra globale e totale.
Altrimenti “loro” non dormono tranquilli nei letti che hanno rubato…

Maurizio Blondet



25/07/2007
12.30
Un anti-aristotelico

Ho letto il suo articolo “La filosofia dell’Occidente: dall’aristotelismo al cretinismo” e sono rimasto meravigliato dal fatto che lei é un sostenitore del principio aristotelico di non contraddizione.
Senza polemica Le consiglerei di leggere “La Colonna e il Fondamento della Verità”, capitoli 1-o e 2-o del sacerdote Pavel Alexandrovic Florenskij, la più alta mente del XX secolo che il mondo abbia avuto e giudicato universalmente a livello di Leonardo e Pascal.
Per sua informazione Pavel Alexandrovic é stato santificato nell’ultimo decennio del secolo scorso, e Giovanni Paolo lo cita entusiasticamente in diversi discorsi e anche in una enciclica.
E’ stato un uomo di ampia cultura avendo spaziato i suoi interessi dalla filosofia alla teologia, linguistica (conosceva greco, latino, ebraico antico, sanscrito oltre a varie lingue moderne; veda ad esempio la comparazione tra il significato di Verità in varie lingue: aleteia (greco), veritas, emet (ebraico), istina (russo), matematica, fisica, ingegneria (ha normalizzato la teoria degli isolatori ad alta tensione utilizzata anche oggi, ha inventato l’antigelo che Lei usa nel radiatore della macchina (ha al suo attivo più di 10 brevetti)), biologia, etc dando in ognuno di questi campi un suo apporto personale.

Un cordiale saluto

I. Poles

RISPOSTA

Grazie, san Pavel, per l’antigelo.
Da un realista ingenuo.

Maurizio Blondet



25/07/2007
10.30
Dalla Russia per Blondet: GRAZIE!!!

Egregio signor Blondet,

mi permetto di rubarle pochi minuti.
Mi chiamo Vincenzo F., ho 29 anni, sono di Torino ma da quasi un anno mi sono trasferito a Mosca.
Seguo il sito da qualche tempo, e non posso che esprimere i miei più grandi complimenti! (pur non essendo sempre d’accordo con i contenuti - specialmente sui temi religiosi).
Lasci che le dica GRAZIE!!!
Per tre semplici motivi:
1) perchè porta alla nostra conoscenza informazioni ben nascoste dai media internazionali;
2) perchè pur trattandosi di un sito con una precisa ispirazione religiosa, non si fossilizza, ma spazia su vari argomenti (che in genere vengono snobbati o derisi proprio dai cattolici... almeno questa è stata la mia esperienza)
3) perchè mi rassicura sul fatto che un certo modo “antico” e “sano” di vedere la realtà è ancora vivo.
Mi riferisco al fatto che le sue parole, le sue espressioni, i suoi commenti, sono gli stessi che ho sentito usare per 8 anni ai miei professori del Collegio San Giuseppe di Torino.
I professori “senatori”, quelli dallo stile severo ma affascinante, quelli della vecchia guardia, insomma.
In particolare, l’espressione “selvaggi con telefonino” mi sembra di averla già sentita quasi 15 anni fa, da parte di un certo professore.
E proprio l’articolo “... dall’artistotelismo al cretinismo” avrebbe potuto benissimo uscire dalla bocca di quello straordinario docente.
Spero di essermi spiegato bene: non intendo dire che lei non sia originale, tutt’altro!
Intendo solo che uno stile di pensiero - che io chiamo “antico” - è ancora vivo, ed è quello che ha mandato avanti il mondo fino a oggi!
E che purtroppo si sta sgretolando.
Lei spesso scrive di Russia e dintorni: lavorando a Mosca e parlando russo, potrei esserle utile in qualche modo?
Se dovesse avere bisogno, la aiuterei con immenso piacere.

Cordiali saluti

Vincenzo

RISPOSTA

Certo che può aiutarmi: mi segnali ciò che dalla Russia suscita il suo personale interesse, che vale la pena di sapere e di notare, ciò che dicono i giornali intelligenti.

Maurizio Blondet



25/07/2007
09.00
Dall’aristotelismo al cretinismo

E’ un articolo eccezionale.
Maurizio Blondet è riuscito a sintetizzare le pulsioni che ormai permeano le attese (e le pretese) dell’ umanità nel suo complesso.
La New-Age, la fisica dei quanti e la filosofia ad esse connessa hanno, ormai, permeato il comune “sentire” la realtà percepita, come elemento modificabile.
La realtà non è più oggettiva, bensì plasmabile dal pensiero di elementi umani particolarmente dotati o da più soggetti volitivamente connessi. E’ una rivoluzione e come tale, ha due facce ed estreme fragilità.
La dimostrazione più evidente è quella descritta da Blondet riguardo al mondo sottomesso alle pulsioni alcoliche e paranoidi di un individuo che, senza alcun merito di natura, domina il mondo e lo sottopone alle sue realtà patologiche.
Ben altra realtà, possibile ed auspicabile, sarebbe quella permeata dall’ amore e dal rispetto verso il prossimo; sarebbe un processo evolutivo che, veramente, potrebbe eliminare gli orrori che, attualmente,caratterizzano il nostro esistere.
La cultura ha durate sostanziose ( vedi il cristianesimo con tutte le sue contraddizioni e volutamente errate applicazioni ) e se riuscissimo, con coraggio e determinazione a bloccare il “cespuglio ed il suo entourage khazaro”, potremmo ricostruire una realtà in grado di ridare all’umanità la certezza di un futuro a misura di un essere che, ci hanno insegnato, è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio.

Luigi B.

RISPOSTA

Ha ragione, il “realismo ingenuo” soltanto può permeare di rispetto e di amore del prossimo.
L’hegelismo considera il prossimo (gli esseri umani) qualcosa di infinitamente plasmabile a piacere, in fondo spendibile finchè dal tritacarne non uscirà “l’Uomo Nuovo”.
Il terrore sovietico non fu altro che questo, hegelismo in azione.
Nel tritacarne, a gemere, è la carne umana.

Maurizio Blondet



24/07/2007
20.00
Vincenzo Visco, detto KGB

“Visco, scrive l’amico Massimo Martelli che mi ha segnalato la cosa, ‘pensa che i malati prendano le medicine come beni di lusso, e quindi vadano controllati. Con tutti i soldi che guadagnano, invece di barche e auto di lusso, si comprano le medicine per evadere le tasse’”.
Non è questo lo scopo della legge ma di smascherare gli evasori che non pagano il ticket e che presentano ricette intestate a persone anziane per poter non pagare le medicine... e soprattutto perchè, forse le sarà sfuggito, ma in questi anni ci sono stati diversi scandali sui medicinali “venduti” a persone morte o fittizie.

RISPOSTA

Tragica gara a chi è più disonesto, lo stato o il cittadino.

Maurizio Blondet
 
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