30/07/2007
20.00
Senza patria si brucia
Egregio signor Blondet,
per l’esatezza storica la regionalizzazione a suo tempo è stata
proposta da don Luigi Sturzo prima e dalla DC dopo in chiave
antirisorgimento.
Comunque, congratulazioni per l’articolo.
Suo
Wolf Murmelstein
RISPOSTA
Non difenderò certo io la DC... grazie per le congratulazioni.
Maurizio Blondet
30/07/2007
19.00
Atomica
le consiglio di dare un'occhiata http://altrenotizie.org/alt/dossier/atomica/atomica.pdf
prima di tornare a scrivere sciocchezze su Israele e su un mondo che conosce per sentito dire;
le bombe atomiche sono cose serie, scriva di religione, farà meno danni.
RISPOSTA
Lei conosce meglio Israele, dunque.
Non ha 300-400 bombe atomiche?
Mi dica le sue fonti, che devono essere serie: Angelo Pezzana?
Maurizio Blondet
30/07/2007
17.00
Senza patria si brucia
L’ho ascoltata a Milano.
L’ho ascoltata a Torino.
Sono del sud.
Dalle sue parole traspare tutta l’impotenza sua e nostra nelle vicende quotidiane.
Per quello che è e che vorremmo che fosse.
Grazie.
Nicola S.
RISPOSTA
Non voglio scoraggiare, anche se mi rendo conto che ciò che dico è scoraggiante.
Il tempo attuale ci toglie ogni illusione su un riscatto terreno e politico: è una grazia.
Leviamo gli occhi in alto, attendiamo con fede maggiore l’unico aiuto possibile.
Maurizio Blondet
30/07/2007
15.00
Si baciavano…
I media nazionali tuonano: “Ragazzi gay fermati dai carabinieri perché si stavano baciando”, apriti cielo, metà italiani starnazzano indignati.
Peccato che “non era solo un bacio sulla bocca quello che i due gay si stavano scambiando la notte scorsa nei pressi del Colosseo”, hanno sottolineato i Carabinieri che hanno denunciato la coppia sodomita per “atti osceni in luogo pubblico”.
“Baciarsi - hanno tenuto a precisare – “non viola il Codice.
Ma in questo caso si è trattato di un atto inequivocabilmente osceno.
Il reato sarebbe stato contestato a qualsiasi coppia”.
A parte che è confortante sapere che almeno le forze dell’ordine non
sono state “contagiate” da quella cultura moderna che in nome
dell’emancipazione sessuale post sessantottina ha soppresso ciò che un
tempo veniva chiamato comune senso del pudore, la verità è che le lobby
omosessuali hanno un forte potere di ascendenza sui media, sugli organi
di informazione e sull’industria dello spettacolo.
Ci si è mai chiesti come sia possibile che “quattro gatti gay” (da
ricordare che gli omosessuali rappresentano un’infima percentuale
rispetto alla normalità) riescano a far capolino nella pubblicità, nei
film, nell’editoria e ovunque siano presenti grandi platee?
Il fine delle lobby gay è chiaro: innanzitutto far credere che il
fenomeno dell’omosessualità sia più diffuso di quanto si immagini, in
secondo luogo, utilizzare lo strumento della cultura veicolata dai mass
media per creare mentalità.
Purtroppo non si può non ammettere che tale strategia abbia avuto successo.
La cartina di tornasole è rappresentata da quella parte di non pochi
italiani che magari pur dicendosi cattolici, si sono schierati dalla
parte di chi si lascia andare ad atti contro natura, dimenticando il
monito di San Paolo: “Non
illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né
sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci
erediteranno il regno di Dio”.
Parole inequivocabili, eppure, a guardarsi in giro, “l’onda gay” sembra
avanzare più che mai. Questione di tempo, prima o poi, il Redde
Rationem, arriva per tutti!
Gianni T.
Verona
30/07/2007
13.00
ADDENDUM di Andrea F.
Poco fa ho scritto:
Egr.Sig.Blondet,
“Non ci siamo proprio.
Nel rispondere alla mia lettera - che seppure maldestramente - cercava
di mostrare l’esistenza di una “terza via” al di là del soggettivismo
idealistico e del cosiddetto “realismo ingenuo” Ella afferma di non
aver capito due terzi di ciò che ho scritto - ovverosia la parte
principale di quanto ho cercato di esporre - poi però, in modo
contradditorio - con la battuta sulla “BMW” mi attribuisce una
posizione soggettivista estrema e quindi mi “arruola” nel campo avverso.
Con ciò dimostra come sia difficile uscire dall’ottica dualista e dal complesso “amico-nemico”.
A scanso di ripetermi: ho cercato di delineare quanto segue.
1) Che esistono diversi gradi di quel che definiamo “pensiero”;
2) che alla radice del pensiero razionale c’è un Origine da cui
scaturiscono entrambi i “poli”: quello, appunto, del Pensiero e quello
della Realtà Materiale.
E che quindi, a questo livello, e di fatto non prima il dualismo cessa
di esistere, pur, ovviamente, permanendo ben presente (e quindi mi
scanso, se posso, all’arrivo della “BMW”) al livello della quotidianità.
Quanto al Pensiero Vivente (e che sarà mai?) può utilmente studiarne
alcune caratteristiche leggendo qualcosa trasmesso da chi lo ha
sperimentato e ne ha di conseguenza messo in evidenza il “come” ed il
“dove”.
Mi riferisco - ad esempio - ai testi di Massimo Scaligero.
Fra i tanti: proprio il “Trattato del Pensiero Vivente” (1961) o “La Tradizione Solare” (1974).
Spero che, vista la sua comprovata correttezza, voglia pubblicare questa mia breve replica.
Saluti
Aggiungo che:
Il Suo riferimento agli “archetipi platonici” ci porta proprio a
considerare la questione della “gradualità” dei livelli di Pensiero.
E cioè la contemplazione degli Archetipi è un evento che si può
verificare proprio risalendo la corrente del pensiero, dal discorsivo
su fino a quello che, come già scritto, è stato definito Pensiero
Vivente.
Questo mostra che non esiste “frattura” fra Pensiero e Realtà, in
quanto essi scaturiscono entrambi dal livello “iperuranio” (parlando
nel senso di Dionigi l’Aereopagita si può parlare di “Mondo delle
Gerarchie Spirituali”).
Ma la Via per arrivare a sperimentare tale livello parte proprio da
quello più basso, quello della dialettica o discorsività, ove regna il
dualismo, che va, pertanto, trasceso con un’appropriata disciplina.
Andrea F.
RISPOSTA
Adesso al lettore precedente (R. C.) sarà tutto più chiaro.
A me no, ma sarà che non ho tempo di essere filosofo fino a questo punto.
Maurizio Blondet
30/07/2007
11.00
L’informazione manipolata
Dottor Blondet,
una considerazione sul potere che ha la stampa nel manipolare le
notizie attraverso l’uso delle menzogne mescolate a mezze verità.
Attualmente “l’indicazione” in Europa è quella di tenere alto il
livello di tensione e di scontro psicologico nei confronti del mondo
islamico.
Un giornale tedesco il “Sueddeutsche Zeitung” intervista il segretario
del Papa don Georg Gaensweinche che fa una serie di affermazioni.
In sè le affermazioni (ma leggendole nel dovuto contesto) mi pare non
contengano niente di speciale, ma solo alcune preoccupazioni che può
condividere secondo me anche un musulmano “medio”.
L’estremismo non fa bene a nessuno ed augurarsi che in Europa non vi sia è cosa buona e giusta.
In Europa di estremismi ne abbiamo avuti già troppi, soprattutto dopo Lutero.
Ma la stampa non aspetta altro e fa questo “ragionamento”, se di ragione si può parlare; don Georg Gaenswein dice “attenzione alla islamizzazione dell’Europa”.
Don Georg Gaenswein è il segretario del Papa ergo la pensa come il Papa.
Il Papa crede nello scontro di civiltà tra cristianesimo e Islam: magari non lo dice, ma si sa, ragioni diplomatiche.
Ed ecco puntuale oggi l’articolo di Socci su Libero (qualche volta il
primo è Betulla, stavolta Socci lo ha battuto sul tempo, una volta per
ciascuno nel primeggiare nella difesa
dell’occidente-giudaico-cristiano-minacciato-dall’integralismo-islamico).
Titolo dell’articolo “Da Ratisbona all’imam di Perugia l’Islam è lo stesso”.
L’inizio dell'articolo è “Ha
fatto clamore don Georg Gaenswein, segretario del Papa, il quale ha
dichiarato alla Sueddeutsche Zeitung: ‘I tentativi di islamizzare
l’Occidente non vanno taciuti. E il pericolo connesso per l’identità
dell’Europa non può essere ignorato a causa di una falsa idea del
rispetto’”.
Segue una serie di personali considerazioni di Socci.
Ma ecco che don Georg Gaenswein, ovvero il Papa, vengono arruolati d’ufficio nella crociata cristianista.
E di questa costante e pervasiva manipolazione ne siamo vittime tutti.
Anche “noi” di Effedieffe: significativo il fatto di aver creduto che Kissinger fosse “consulente” del Papa per qualche tempo.
Grazie a Dio non era vero ed abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo.
Chiaramente non voglio colpevolizzare n
essuno.
L’ambiente in cui viviamo è questo.
Bisogna imparare a viverci, aiutarsi vicendevolmente, pregare Maria di
proteggere il Papa e la Chiesa ed il mondo intero, essere semplici come
colombe ed astuti come serpenti.
Buon lavoro
Giancarlo
(Padova)
30/07/2007
09.00
Aristotelismo e Cretinismo: l’acuta lettera di Andrea F.
Ho letto la lettera di Andrea F. su Aristotelismo e Cretinismo pubblicata il 26/07/2007 alle 12.30.
Mi sembra esemplare del modo di pensare confuso ed a tratti
contradditorio dell’uomo
moderno, che nasconde la debolezza del proprio pensiero dietro ad
un’apparente complessità di linguaggio intriso di concetti sfuggenti e
mai definiti, di labili sofismi.
Analoghi sono i testi universitari che sono fatti ingollare ai poveri studenti.
Mai che ci fosse qualcosa di chiaro e di definitivo che non sia contraddetto qualche pagina dopo.
Qui non parliamo di difficoltà dei contenuti (anche San Tommaso è
difficilissimo in questo senso) ma di ingiustificata complicazione
espressiva per celare il contenuto.
Ad esempio, l’acuto lettore, dopo il proclama: “ma andiamo con ordine”
comincia subito a perdersi in domande alle quali non risponde, in una
specie di brontolare senza consequenzialità, di frasi continuamente tra
virgolette, sostantivi semplici con lettera maiuscola.
Mi permetto in proposito di osservare che in italiano i sostantivi
semplici come Forza, Cultura, Realtà, Scienza, Pensiero, Volontà, etc.
si scrivono con la lettera iniziale minuscola, salvo che non siano
stati preventivamente definiti.
Non è il caso.
Forse l’acuto lettore credeva di scrivere in tedesco dove, come ben
noto, i sostantivi vanno tutti scritti con l’iniziale maiuscola.
Ecco dunque che egli si lancia in un lungo ed anarchico discorso,
difficilmente intelligibile siccome quasi interamente sottratto a
regole grammaticali e sintattiche.
In effetti, solo l’acuto lettore sa che cosa vuol dire.
Ma il linguaggio, con le sue regole, non dovrebbe consentire di comunicare con i propri simili?
Se io scrivessi con parole inventate da me, magari tra virgolette e con lettera maiuscola, credo nessuno mi capirebbe.
Tornando alla lettera, ecco un altro proclama: “ma torniamo a bomba”.
Si vorrebbe tirare un sospiro di sollievo.
Si presume che l’acutissimo lettore, il quale ammette di avere prima un
poco divagato, ora intenda tirare le conclusioni del ragionamento.
No!
Ahimé, inizia un’altra divagazione che si conclude con una frase ammiccante, una parola tra virgolette e tre puntini.
A scuola la maestra, quando uno scolaro si avviava sul terreno minato
delle frasi fatte imparate a memoria senza aver ben capito il contenuto
diceva: “cerca di dirlo con parole tue”.
Ecco, io vorrei chiedere all’acuto lettore Andrea F. di esplicitare il
ragionamento con parole sue, affinché anche noi si possa capire
qualcosa.
Un cordiale ringraziamento.
R. C.
P.S. Chissà perché la successiva risposta di Blondet mi risulta chiarissima.
29/07/2007
18.30
Ma don Georg Gaenswein da che parte sta?
“A Ratisbona nel settembre 2006 Papa Ratzinger sollevò una tempesta
internazionale perché aprì il suo discorso con una citazione di un
imperatore medievale bizantino, secondo cui Maometto non aveva portato
nulla di ‘buono e umano’ perché esortava a diffondere la fede con la
spada. Ratzinger pronunciò la citazione senza distanziarsi e ci vollero
scuse vaticane a ripetizione e un’edizione aggiornata del discorso per
ristabilire rapporti normali con il mondo islamico. In parecchi
ambienti l’intervento però piacque. Kissinger ha confessato a
Repubblica di apprezzarlo molto”...
“Esposto ai media per il suo bel fisico, don Georg non respinge
nemmeno la domanda più impertinente. Riceve lettere d’amore? “Di tanto
in tanto”.
http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/esteri/benedettoxvi-15/intervista-segretario/intervista-
segretario.html
Questo è proprio un colpo basso!!
RISPOSTA
Don Georg è il bel segretario del Papa, ora rivelatosi un anti-islamista, non si sa in base a quale competenza e a quali studi.
Da che parte sta?
Non mi istighi alla risposta: già faccio fatica a trattenermi, vorrei non andare all’inferno.
Non per questo.
Maurizio Blondet
29/07/2007
16.30
Avigail Abarbanel - Toaff
Caro Direttore buongiorno,
su Libero di oggi, pagina 26, in basso, si da notizia di una conferenza
stampa, tenutasi a Cortina d’Ampezzo (si noti il luogo: la montagna
radical-shic “par excellence”, mica pizza e fichi... che certe orecchie
dovessero sentire?), protagonista Ariel Toaff.
Sul palco, insieme a lui, Sergio Luzzatto e Franco Cardini.
Ovviamente ha tenuto banco l’accoglienza che Pasque di Sangue ha avuto nel mondo.
Toaff ha affermato di essere da sei mesi al lavoro sulla seconda
edizione del libro (che per molti sarà la prima, data la difficoltà di
trovare quella originale - ma in rete si trova tutto grazie al formato
pdf...), ove risponderà punto per punto alle critiche ricevute, spesso
anche da persone che il libro che stavano criticando non l’avevano
nemmeno letto.
Si tratterà di una prefazione di una cinquantina di pagine, di cui Toaff ha letto qualche passo.
Di questi, alcuni sono riportati nell’articolo.
Mi permetto di riportarglieli, dato che mi sembrano in linea con quanto
propone la professoressa Abarbanel, ma ampliando il campo
d’applicazione, per così dire, da Israele (lo Stato) agli ebrei.
A proposito di uso politico e strumentale della storia ebraica: “Nel caso non si intenda fare apologie o ricostruzioni oleografiche, ecco che si staglia il fantasma dell’antisemitismo”... “conoscere la storia degli ebrei (non dell’ebraismo) uscendo
dallo schema della valle di lacrime non può che contribuire a
rafforzare l’identità ebraica, con tutti i suoi errori e le sue
contraddizioni”.
Gli ebrei stessi “considerano con sospetto
chi esce dal cerchio incantato della tradizione. Essi non cercano la
storicità del passato ma la sua eterna contemporaneità”.
Parole pesanti oso dire io, dal basso della mia ignoranza.
Se a queste frasi, che par di capire saranno in prefazione, si aggiunge
che in Pasque di Sangue (almeno a mio modesto giudizio) si punta il
dito soprattutto sull’ebraismo ashkenazita (quello oggi maggioritario e
al comando: sono i Khazari, gli altri sono briciole al confronto)
“salvando” - per così dire - i Sefarditi, mi sa proprio che Pasque di
Sangue 2 (la vendetta?) riceverà accoglienze ancora più violente del
primo.
Cordiali saluti
Federico
RISPOSTA
Bravo Ariel.
Ha coraggio.
Lo scopro fratello.
Maurizio Blondet
29/07/2007
14.30
Secessione?
Egregio Direttore ... ho letto ...
La Patria che Lei sogna ci sarà e sarà fatta da i non italiani che naturalmente lo diventeranno.
Se avessero una memoria storica come noi non potrebbero farla mai e poi mai!
La farà chi è vissuto allegramente alle nostre spalle e loro.
Un progetto che ha il “calendario puntato sui secoli”.
Amen.
Perciò distruggere la “Patria” era l’unico sistema per rifarla.
Perciò i registi sappiamo chi sono.
Sono gli stessi che svolazzano per i cieli ... tanto per capirci.
“Quando mancherà il petrolio, quando sarà la siccità, quando bruciano i boschi, che facciamo?”.
E’ una minaccia?
O anche lei pensa che faranno l’Italia con la strategia del terrore e la morte condivisa?
Non hanno alcuna fantasia.
La Fallaci la convertita scriveva che le bandiere sono fatte di “merda e sangue”.
Manca il sangue ... o altro sangue?
Non basterebbe una piccola secessione ed affrontare ognuno i propri problemi, per primi quelli religiosi?
Questo atteggiamento arrogante non cambierà le cose a breve termine e per quanto mi riguarda mai.
So che se ne fottono.
Vogliono continuare a comandare e mangiare.
Sono astuti.
Controllano le anime e i corpi.
Hanno il gregge ... gli uni e gli altri.
I meridionali al sud ... fanno quello che hanno sempre fatto ... e
quelli venuti al nord nelle amministrazioni pubbliche o negli Stati
Uniti o in Spagna o a Cuba o all’Est in Russia ... hanno fatto quello
che hanno sempre fatto e continueranno a fare.
Hanno il potere e perciò la Patria.
Era un altro male necessario?
Non hanno alcuna fantasia... però funziona con gli italioti.
Lo so che per la provvidenza far morire di fame chi lavora si chiama
martirio, che il comunismo è il male necessario, che il femminismo
involutivo ha aperto le gambe e il culo al sud e i confini della Patria.
Geloso?
Noooo.
Mi piacciono le razze nordiche solo che devo convivere con subumani arroganti.
Mi capisce?
Pazienza, così “costruiranno” l’umanità prima e senza di me.
Altro che ebrei!
Poveracci ... sono stati cavalcati pure loro.
Ma parlando dei nostri tempi ... chi può e quando potrà andrà via.
Questo è certo.
Altro che patria.
Meglio essere schiavo in casa d’altri che a casa propria.
Non le pare?
E l’unica certezza è che chi ha il tempo puntato sui secoli e tanta fede ... creperà ... proprio come me.
Solo che sarà convinto di andare in Paradiso.
Cordiali saluti
29/07/2007
12.30
Senza patria si brucia?
Direttore,
senza patria si brucia?
Veramente la patria anzi il “dogma patria” ci ha bruciati.
Naturalmente con la benedizione della “provvidenza”.
Magari!
Fossimo senza patria.
Saremmo liberi, saremo “frei”.
E invece abbiamo dovuto dare la vita per altri, per le “pecorelle smarrite” e portare la “crocetta” ...
Abbiamo capito il perchè ... e anche se comprendiamo in parte non giustifichiamo nessuno.
Siamo egoisti.
E ora, se la croce fosse “costruita” ancora più grande e bruciassimo al
nord, o se fantomatici terroristi ci buttassero una, dieci o cento
bombe termonucleari, sarebbero comunque fatti nostri.
Per concludere vogliamo esseri liberi, essere frei.
E non perdoniamo nessuno dei registi e degli interpreti semplicemente con lo scopo di “andare all’inferno” ... con i migliori.
Cordiali saluti
RISPOSTA
Ecco la prova della nostra disgrazia: non c’è accordo nemmeno sui minimi comuni denominatori.
Al signore che vuole la secessione, dico: e allora la faccia.
Seriamente.
Invece si chiacchiera….da italioti.
Maurizio Blondet
29/07/2007
10.40
Video conferenza del CUFI
A seguito dell'articolo "L’Occidente della sragione"
di Maurizio Blondet postiamo il video della conferenza dei Christians
United for Israel del 16 luglio e l'intervista a Tom DeLay.
29/07/2007
10.00
Poco patriottico
Caro Direttore,
ho trovato molto interessante e stimolante il Suo articolo “Senza patria si brucia”.
Non ho potuto evitare di sentirmi un po’ preso di mira in quanto io stesso non nutro grandi sentimenti patriottici.
Mi sento piuttosto freddo verso simboli come la bandiera, l’inno nazionale, ecc.
Penso di avere delle ragioni per questo, e tenteró di esporle.
Ai tempi in cui andavo a scuola (25-30 anni fa) mi hanno insegnato a
glorificare il Risorgimento e a venerare come padri della patria,
Cavour, Mazzini e Garibaldi.
Mi hanno poi insegnato che l’Italia nella sua aveva sempre dovuto
subire ingiustizie ed angherie da potenze straniere nonché ovviamente
dalla Chiesa cattolica.
In occasione dei campionati mondiali di calcio, giornalisti e
calciatori sbraitano su tutti i media che la vittoria ci spetta di
diritto, in quanto italiani, tanto più che essendo un popolo che sempre
è stato offeso e vilipeso...
E guai se uno dice che al calcio non sa giocare, che preferisce correre (non si deve imparare...) o qualche buona lettura...
A proposito di lettura: con il passare degli anni mi sono confrontato
con storiografia non ufficiale (alcuni titoli sono anche nel Vostro
catalogo) e mi sono fatto la convinzione che non sempre noi italiani
siamo stati vittime di ingiustizie, ma qualche volta ne abbiamo anche
combinate di “birichinate”, e tutto sommato ci sono popoli che hanno
avuto una storia assai più tormentata della nostra...
Io ho la sensazione che la bandiera e tutti i simboli nazionali siano
stati (e siano tuttora) utilizzati per giustificare o offrire il
pretesto per azioni ingiuste o coprire interessi che nulla hanno a che
fare con gli interessi delle persone che vivono in Italia.
Tutte le guerre risorgimentali, inclusa la prima guerra mondiale, sono
state volute e costruite sull’inganno ed il sotterfugio, perpetrati nei
confronti dei nemici ma anche nei confronti dei cittadini.
Tutto però è ammantato nella bandiera tricolore e quindi oggetto di venerazione devota.
Lo stesso mi sentirei di dire a proposito delle varie missioni in Kosovo, Iraq, ecc...
Sinceramente ho provato disgusto di fronte alla retorica sciovinista che ha accompagnato le missioni italiane in Kosovo ed Iraq.
Non voglio entrare poi nei dettagli di tutto il contorno di disonestà e
falsa propaganda che ha accompagnato queste due gloriose missioni
militari italiane, perché Lei è certamente meglio informato di me in
proposito.
E tutto questo naturalmente è coperto sotto il tricolore nazionale.
Non per questo sono indifferente verso le sorti del mio Paese.
Pur vivendo all’estero mi appassiono per le vicende politiche
dell’Italia, e come Lei provo rammarico per il patrimonio di industria
nazionale che viene lasciato morire a causa della cattiva gestione
politica.
Anche se sono freddo verso i simboli nazionali e la retorica
sciovinista, non posso non sentirmi solidale con la comunità nazionale,
e sentire rammarico per i vari secessionismi che Lei acutamente mette
il luce.
Cordiali saluti
Lauro L.
RISPOSTA
Cosa crede?
Che io “nutra grandi sentimenti patriottici”?
Come lei, ho dubbi profondissimi su questa Italia.
Questi dubbi nascono dalla storia, anche da quella cui lei accenna.
Nel mio articolo, ho solo cercato di spiegare come si finisce, senza
una patria possibile nel cuore. Non volevo eccitare al patriottismo:
sarebbe impossibile.
Maurizio Blondet
28/07/2007
19.00
Donne
Caro direttore,
sono incappato in un suo vecchio articolo dove citava un episodio relativo al figlio di una coppia separata che chiedeva “Papà, quando torni a casa?”.
Vorrei suggerirle di approfondire il tema della disgregazione della famiglia che è molto sottovalutato.
Provi a verificare il trend statistico delle separazioni nella sua città, Milano, e a dare
un’occhiata a siti come
www.papaseparatilombardia.it
Una cosa che mi colpisce è che quasi i due terzi dei fallimenti
matrimoniali derivano da scelte della donna a cui la legge assegna
spesso vantaggi molto ingiusti in materia di educazione dei figli.
Da ciò consegue una alienazione e distruzione del ruolo del padre.
A queste condizioni l’uomo adulto ragionevole e razionale dovrebbe
prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di non sposarsi e di
non avere figli.
Negli USA si parla a questo proposito di “marriage strike” da parte
degli uomini.
Le implicazioni per il futuro delle principali nazioni europee mi sembrano ovvie.
Paolo Tomasi
RISPOSTA
Sono d’accordo con lei.
La donna, ogni donna, è “materia” che attende la sua “forma”.
Se l’uomo non è capace di “dare forma” (e non ne ha in sé), la donna-materia diventa, da Madre, Kali.
La Kali scatenata, assetata di “voglio vivere la mia vita”.
E chi la sposa, Kali?
Maurizio Blondet
28/07/2007
17.00
Articolo Patria
Caro Blondet,
lei è uno dei mie giornalisti di riferimento.
Ho letto tutti i suoi libri e, come ho avuto modo di scriverle in più occasioni, la stimo
in modo indescrivibile.
Quando leggo i suoi articoli - eccezionale anche il pezzo di ieri sul
DNA - in particolare quelli di politica estera, provo un piacere fuori
dal comune .
Per me sono ossigeno allo stato puro.
Ma oggi, quando ho letto “Senza patria si brucia”, ho scosso la testa.
Alcuni tra i Paesi più civili e con maggior senso civico al mondo,
Svizzera, Austria e Germania, per citare solo quelli non lontani dalla
ridente e ridanciana repubblica italiana, sono Stati federali.
Eppure lei disprezza il regionalismo e le piccole patrie.
L’Italia non è una nazione, non lo è sotto nessun profilo, e lei lo sa bene.
Non sono certo le regioni e la ricerca del particolare la causa del suo male.
Unire nello stesso Stato lombardi e siciliani, veneti e calabresi, è stata semplicemente un’aberrazione.
E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: un Paese di delinquenti o, nella migliore delle
ipotesi, di “furbi”.
Lombardi e veneti compresi, che hanno ormai rinnegato le proprie
origini per abbracciare il Paese del Sole.
Tale capitano Bertini, indignato perché i veneti non si sollevavano a
dovere contro gli austriaci in nome della sua Italietta, li esortò più
o meno in questo modo: “Perché non cacciate l’invasore? Ma cosa vi manca? Denaro? Assalteremo la prima banca e incominceremo la battaglia”.
Ecco cos’è l’Italia.
Lombardia e Veneto, ex perle dell’Impero asburgico che contava
ufficiali lombardi e veneti tra i più fedeli alla Casa d’Austria, tanto
da destare l’ammirazione del mitico Radetzky (“Alan Sked,
Radetzky e le armate imperiali”, edizioni il Mulino) hanno perso se
stesse quando sono entrate nell’orbita di quella ibrida, equivoca e
odiosa espressione politico-geografica nota a tutti con la parolaccia
di nome Italia.
Le regioni non c’entrano.
Inutile incaponirsi nel sostenere che un milanese e un palermitano hanno un destino comune.
Scusi se mi permetto, ma significa essere ciechi.
Con immutata stima
Corrado G.
RISPOSTA
Sono contro il federalismo perché, semplicemente, non ha funzionato.
All'estero funziona; in Italia ha aggravato tutti i mali - dal
particolarismo alla incompetenza amministrativa alla corruzione - senza
sanarne alcuno.
Maurizio Blondet
28/07/2007
15.00
Senza patria ci si arrangia
Caro Direttore,
di Andreotti si possono dire peste e corna, ma obiettivamente è stato
l’unico statista italiano ascoltato e persino apprezzato all’estero dal
dopoguerra.
Lascio volentieri ad altri l’apologia del divo Giulio (che peraltro su
Effedieffe viene attaccato anche per essere un “modernista cattolico”),
ma faccio notare solo una cosa: quando fu obbligato al pensionamento
sotto minaccia di carcere, Andreotti cominciò ad occuparsi di storia,
ed in particolare di Risorgimento e di Papa Pio IX.
In un convegno (mi perdoni l’imprecisione e la vaghezza, ma non riesco
a ricordare luogo e data) fece un’affermazione che lasciò perplessi gli
astanti: disse che l’Italia ci avrebbe guadagnato se il processo di
unificazione fosse partito da Sud invece che da Nord.
Ora, che il Sud borbonico fosse fedele alleato del Papa santo, mentre
casa Savoia fosse ormai da tempo svincolata da ogni obbedienza
cattolica è pacifico... ma un politico fine come Andreotti poteva mai
fondare quell’affermazione tanto controcorrente su un’osservazione così
semplice, senza passare ingenuo? "Ciò conferma ciò che vado dicendo da
anni: la vera secessione l’ha fatta il Sud, era già compiuta molto
prima che ne vociferassero gli inconcludenti ‘baùscia’ della Lega Nord.
Ma non intendo criminalizzare il Meridione”.
Troppo buono, Direttore, a non voler criminalizzare il meridione.
Ma vede: parlar sempre e solo male del sud (tranne che, sorridendo, per
la pizza e le canzoni... e comunque presto finiranno anche queste due
risorse), oppure “non criminalizzare il Sud” e poi esibirsi ogni volta
in analisi puntuali ed accurate sui sintomi cancerogeni dell’Italia,
evitando però sempre ogni riferimento all’unica autentica nazione
europea presente nella penisola, forte di uno Stato autorevole e più
che decentemente organizzato, che ha subìto una sorta di preview di
apocalisse per far spazio ad un “risorgimento che pretese di fare la
nazione contro il popolo o i popoli italiani, fin dal principio
disonestamente”, alla fine suppergiù sono la medesima cosa.
Sono la stessa cosa, perché la “maledizione di Caino” di cui parlava
(ovviamente inascoltato) il deputato di Casoria al Parlamento di Torino
il 20 novembre 1861, o se preferisce il “cancro al sistema
nervoso-immunitario del Paese”, continua a produrre indisturbato le sue
metastasi.
La Sua diagnosi è (volutamente?) parziale, perché evita ogni volta
pietosamente di tirare in ballo la parte ancora apparentemente sana
dell’organismo.
Posso farLe una domanda personale, Direttore?
Lei sente veramente un foggiano, o un potentino, o un ragusano come suoi “connazionali”?
Così come sente connazionali un milanese, un bresciano o persino un piacentino?
Cordialità,
Mario B.
RISPOSTA
Faccio io a lei una domanda: perché non è stato il Sud a unificare l’Italia?
Aveva tutti i mezzi, come lei dice: “l’unica autentica nazione europea
presente nella penisola, forte di uno Stato autorevole e più che
decentemente organizzato”.
Ma forse mancava di qualcosa.
L’ambizione?
Il senso dell’Italia?
Particolarismo?
Non so.
Ma è una lacuna, se non una colpa politica, che è stata pagata: anche la politica aborre il vuoto.
Maurizio Blondet
27/07/2007
18.00
Speculazioni sulla morte
Egregio direttore, credo ci sia un equivoco oppure mi corregga se sbaglio.
Le assicurazioni di cui parliamo sono polizze vita dove l’evento che
permette di ottenere il capitale finale (dato dai versamenti
rivalutati) è appunto quello di rimanere in vita.
In caso di morte invece solitamente è previsto un capitale di garanzia calcolato in vari modi.
Le banche che “acquistano” queste polizze quindi scommettono sulla
morte dell’assicurato per intascare questo capitale altrimenti in caso
rimanesse in vita l’assicurato non potrebbero ottenere il capitale vita
in quanto non si sarebbe verificata la morte del soggetto e poi, si
potrebbe dire, che
scommessa sarebbe se intascassero un guadagno sia in caso di morte che
di vita dell’assicurato?
Cosa otterrebbero a pagare i premi di una polizza vita per intascare il capitale maturato con quegli stessi premi?
Dove sarebbero i vantaggi?
La seconda ipotesi è che le polizze in questione siano le cosiddette
temporanee caso morte dove viene pagato un capitale prefissato
all’evento morte dietro pagamento di premi annui costanti o rivalutati
scorrelati dal capitale morte.
In questo caso le banche per ottenere un guadagno dovrebbero
scommettere sulla morte dell’assicurato per intascare il capitale di
garanzia anticipando però all’assicurato una somma in denaro.
Il guadagno per la banca sarebbe dato da capitale finale meno premi pagati, meno capitale anticipato.
C’è da dire che solitamente le assicurazioni che stipulano queste
polizze stanno bene attente ai loro assicurati vagliando opportunamente
se questi possano morire facendo perdere la scommessa alle compagnie
(innumerevoli visite mediche, durate delle polizze non troppo lunghe e
premi sempre più alti all’aumentare del rischio che tuttavia,
soprattutto nelle temporanee caso morte, si tende a minimizzare il più
possibile).
In Italia questo gioco non potrebbe riuscire, in USA non so.
Cordiali saluti.
L. B.
RISPOSTA
Comunque sia, in USA il business delle assicurazioni è fiorente.
Ho citato la fonte, che è Business Week: cerchi là i dettagli.
Maurizio Blondet
27/07/2007
16.00
Basta una cascata
Analizzare le dichiarazioni di Bush alla luce della logica è come
sparare sulla crocerossa (anche se molti non si arrendono
all’evidenza...) e tuttavia, vuoi la foga, ecco l’analista incappare in
contraddizione segnatamente quando riprova il ripudio del nucleare dal
momento che tanto siamo minacciati dal plutonio riversato dagli
americani in Medio Oriente.
Notevole: le centrali atomiche generano il problema insormontabile
delle scorie, che sino a prima delle prodezze irachene erano rifiuti
costosissimi, il colpo di genio delle ditte di smaltimento è stato di
trasformarle in armi da guerra (azioni alle stelle!) oltre che in
zavorre per navi, aerei, mazze da golf etc.
Ora noi, per non essere stupidi, dovremmo fare altrettanto.
Davvero notevole: con questa logica hanno ragione i cultori dell’eutanasia.
Conosco un onesto ingegnere che si è occupato per anni di centrali idroelettriche.
Se ha ragione lui, basta un salto di pochi metri per generare energia
sfruttabile utilmente e l’Italia è piena di questi salti, così i
mentitori sono costretti ad agitare periodicamente sui giornali da loro
finanziati i problemi di siccità (da ridere: dopo un aprile secco, ha
piovuto ininterrottamente per quasi due mesi e mezzo).
Quei salti che vengono sfruttati pare generino decisamente più energia
di quanto possa immaginare la popolazione e, poiché anche i politici
sono decisamente più corrotti di quanto comunemente si immagini, ecco
che il grosso di questa energia (che è stoccabile pompando acqua in
alto per riserva: l’Italia ha le montagne per questi scopi) viene
venduto all’estero e si appioppa la bolletta al popolo mentendo
sull’esigenza di gas, centrali a combustibili fossili.
D’altra parte anche Beppe Grillo sta tuonando contro il fatto che sulla
bolletta campeggiano voci che finanziano i petrolieri come Garrone, che
voleva eliminare i suoi rifiuti di lavorazione, la pece
nera, riversandoli nell’Etna.
Questo senza scomodare il solare e l’eolico (vedi esperienza di Varese Ligure): tutto il resto viene dal diavolo.
Con immutato affetto e simpatia, anche se soffro per queste cosacce che rendono il mondo un girone dantesco.
Aldo C.
27/07/2007
14.00
Conspiracy
Ciao, come con quelli che io pensavo fossero i soliti guastatori con
nuove teorie di Grandi Conspiracy cosi devo dire con te dopo una
giornata passata a leggerti... (sono arrivato al tuo sito cercando di
informarmi sulle balle del 9-11)... all’inizio piano e diffidente… ma
questo chi è e soprattuto chi lo paga?
Poi alle volte un po’ scioccato dalle cose dette dirette, senza mezzi
termini, durette ma come di uno che il Paese in cui vive lo conosce a
fondo e si incazza!!
E cosi mi rendo conto che oggi mi hai fatto capire un sacco di cose di
quello che succede in Italia e di chi è chi, cosa fanno e perchè lo
fanno.
Per uno che se ne è andato molti anni fa (76 o 77 giù di li..) sei veramente benvenuto nella mia libreria virtuale.
Condivido appieno quello che tu dici sui soldi e di quanto importante
anzi fondamentale sia di parlarne proprio perchè cosi si stanno rubando
il presente e il futuro.
Sono uno di quelli famosi residenti all’estero che hanno deciso il
risultato delle ultime elezioni e mi
sto rendendo conto che si, è sicuramente stato meglio che l’alternativa
e si, al nuovo governo ho dato tutte le attenuanti e il tempo per fare
un qualcosa di importante... di unico... di grande... come dice la
canzone... e invece... il deserto e anche questi avvelenano i pozzi.
Hai ragione, non è più una questione di destra o sinistra ma mi chiedo
e ti chiedo come si possa essere ancora ottimisti o cercare di vedere
finalmente un po’ di giustizia in una situazione dove vince sempre il
bastardo, il disonesto... e non parlo solo dell’Italia... perchè qui le
cose non vanno certo meglio... anzi..non c’e bisogno che mi spieghi.
Thanks Man.
Keep on Keeping...
Alessandro
Berkeley (California)
27/07/2007
12.00
Il popolo non deve sapere
Meglio che il popolo non sappia tutto sulle pensioni, altrimenti scoprirebbe che è schiavo.
Schiavo dei poteri forti che lo usano come carne da macello.
Una serie interminabile di manfrine televisive per decidere quando - il popolo - deve andare in pensione.
Anzi, più giusto sarebbe chiedersi: quanti anni uno deve faticare e
guadagnare il pane con il sudore della sua fronte, prima di potersi
godere la meritata pensione?
40? 50? 60?
Se fosse per lorsignori, “gli eletti” il popolo non dovrebbe mai andare in pensione, perchè l’età media della vita aumenta.
Poni il caso che tu sei prossimo alla pensione e ti mancano pochi anni
per arrivare ai 40, lorsignori ti diranno che è immorale andare in
pensione così giovane.
La vita si è allungata e così, dopo varie manfrine e finte discussioni, con carta e penna ti allungano la vita lavorativa.
Lorsignori, vanno prima di te, magari a 50 anni di età ma loro sono gli eletti, tu sei lo schiavo.
Passi per i padri della Prima Repubblica, da Mino Martinazzoli ad Antonio Gava, che incassano quasi 10mila euro lordi al mese.
Meno per personaggi come il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari o
imprenditori come Susanna Agnelli e Luciano Benetton, che incassano
3mila euro lordi per 5 anni “di servizio” in Parlamento.
Ma tra i privilegiati c’è anche chi deve decidere le sorti delle pensioni degli italiani.
Come i sottosegretari all’Economia del PRC Alfonso Gianni (56 anni,
circa 6.600 euro lordi al mese di pensione) e della Margherita Roberto
Pinza (65 anni, 9.387 euro lordi al mese), dimessi da parlamentare per
entrare nel secondo governo Prodi, che oltre all’assegno incassano lo
stipendio da sottosegretario (192mila euro l’anno a testa), visto che
la pensione si cumula con tutti i redditi e tutte le rendite.
Il sindaco DS di Roma Walter Veltroni, 51 anni, deputato dall‘87, che
con 23 anni di contributi versati, dal 2005 riscuote dalla Camera un
vitalizio mensile di 9mila euro lordi (che si aggiunge allo stipendio
del Campidoglio, di circa 5.500 euro netti).
Somma che - ha fatto sapere il Comune - Veltroni ha provato inutilmente
a rifiutare e che poi ha deciso di distribuire in beneficenza alle
popolazioni africane, (bontà sua ma per devolverli in beneficenza prima
occorre averli).
C’è anche Toni Negri, l’ex leader di Autonomia operaia che nel 1983 era
detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i
poteri dello Stato; eletto con i radicali, si fece vivo alla Camera
solo per sbrigare le pratiche e poi si diede alla latitanza in Francia.
Nonostante ciò percepisce 3mila e 108 euro di pensione da parlamentare.
“La sua personale vendetta contro lo Stato borghese”, commenta l’Espresso.
Nando Dalla Chiesa (Margherita), in pensione a 58 anni con quasi 6.600
euro lordi al mese, l’altro sottosegretario alla Giustizia Luigi
Manconi (DS), che a 59 anni si mette in tasca ogni mese un assegno da
4.725 euro lordi più i 192mila euro annui.
A 60 anni ancora da compiere Mauro Paissan può già contare su un
vitalizio mensile di circa 6.600 euro, ai quali vanno aggiunti i
compensi che percepisce dal Garante della Privacy.
E ancora Maura Cossutta, classe 1951, figlia del leader PDCI Armando, che porta a casa ogni mese 4.725 euro lordi.
Tu devi ancora sudare, perchè 40 anni di lavoro sono pochi, la vita si allunga!!!
Lorsignori godono di tutti i privilegi mentre tu, popolo schiavo devi ubbidire!!
Manager di Stato, banchieri pubblici, magistrati e alti dirigenti di
compagnie assicurative arrivano ad incassare grosse fortune anche dopo
aver smesso di lavorare.
Non solo.
Alcuni di loro, oltre a percepire ogni mese pensioni da decine di
milioni di lire, continuano a occupare posti di prestigio e di potere
con retribuzioni mozzafiato.
Tra i più “fortunati” quelli che provengono dal settore telecomunicazioni.
Vediamoli, anche se i dati non sono recentissimi.
Francesco Chirighigno, ex amministratore delegato di Telecom Italia.
Dal mese di febbraio del 1995, quando era ancora in forza alla Telecom
e percepiva quindi il relativo stipendio, ha incassato una pensione di
36 milioni lordi al mese.
Biagio Agnes, ex presidente della STET, andato in pensione con 40
milioni lordi al mese, grazie ad una legge su misura, ribattezzata da
qualcuno legge Agnes.
Ernesto Pascale, dopo aver lasciato la poltrona di amministratore
delegato STET: 42 milioni lordi al mese, circa 550 milioni lordi
all’anno.
Umberto Silvestri, sempre in casa STET, poi passato a Telecom, supera
il tetto di 500 milioni lordi annui (38,5 milioni lordi al mese).
Francesco Silvano, ex ammistratoere delegato SIP: 490 milioni lordi.
Paolo Benzoli, ex collega di quest’ultimo appena sotto di 40 milioni al mese.
Vicino a queste “miserabili” pensioni si possono trovare quelle dei banchieri pubblici.
Giovanni Ferraro ex presidente Sicilcassa, titolare di un vitalizio di 26,8 milioni lordi al mese.
Agostino Mulè, ex direttore della stessa banca che si deve accontentare di soli 363,2 milioni di lire annue.
Ottavio Salamone ex direttore del Banco di Sicilia, è in pensione con 32,7 milioni lordi al mese.
Giacomo Petricone, suo successore, molti meno, 24.
Enrico Braggiotti ex amministratorere della Comit 43 milioni al mese.
Ercole Caccatelli (questa sembra fantascienza) ex delegato della banca
capitolina con quattro diverse pensioni (di cui una di guerra pari a
224 mila lire al mese) totalizza 40 milioni lordi al mese.
Giacomo Peddem ex direttore generale dela BNL, sommando tre vitalizi deve campare con soli 22,7 milioni al mese.
Non se la cavano male nemmeno al Monte dei Paschi di Siena.
Vincenzo Pennarola incassa 13 mensilità da 35,7 milioni di lire l’una.
Carli Zini, suo predecessore 39,3 milioni di lire al mese.
Piero Barucci ex presidente ed ex ministro del Tesoro titolare di tre pensioni per un totale di 38 milioni lordi al mese.
Luigi Arcuti ex presidente della San Paolo-Imi può contare su tre rendite per complessivi 288 milioni annui lordi.
Rainer Masera, ammistratoere delegato e direttore generale San
Paolo-Imi, nel 1998 ha messo insieme uno stipendio di 1.422.000.000, ha
diritto ogni 12 mesi a poco meno di 85 milioni( lordi) di vitalizio dal
1988, quando lui di anni ne aveva appena quarantaquattro.
Uomini e donne di buona volontà, lavorate e non lamentatevi troppo, le pensioni costano e l’Europa ci invita a fare la riforma.
Se alzate la testa, il Lamberto si dimette, cade il Governo, sono cose serie!!!
E’ lui, il Lambertone che s’indigna in televisione per la possibile
modifica dello scalone: “Io non la voterò” sobbalza tutto irretito lui,
proprio Lamberto Dini, padre della precedente riforma delle pensioni,
lui che poverino - come ci ricorda il Direttore di questo giornale -
prendeva nel ‘99 (poi i dati sono diventati segreti) due pensioni, una
INPS da 13 e passa milioni al mese, e una Bankitalia da quasi 37
milioni.
All’anno, 650 milioni e passa.
Oltre, si capisce, agli emolumenti e ai benefit di ex-ministro, di ex presidente del Consiglio, di parlamentare.
Capite signore e signori?
S'indigna lui!!
E’ ora che questi buffoni se ne vadano a casa.
Gianfranco
27/07/2007
10.00
Le idee economiche dei “napoletani”
Caro Direttore,
Le domando retoricamente: invece di impiegare così tanto tempo a
studiare la “storia politica” degli staterelli preunitari del Nord
Italia, che spesso si riduce a puro pettegolezzo di corte (per quanto
elegantissimo o truculento) e non è in alcun modo paragonabile a quella
dei grandi Stati europei, le scuole italiane non potrebbero piuttosto
approfondire quella del Regno delle Due Sicilie, soprattutto nel suo
periodo d’indipendenza politica con i Borbone?
Lodovico Bianchini è stato uno dei numerosi (e ahimé praticamente
sconosciuti) importanti economisti e intellettuali politici
ottocenteschi del Regno, discepolo dei maestri Vico, Giannone,
Filangieri, Genovesi, Muratori, Galiani e degli altri padri della
patria del Settecento.
Oltre ad essere stato membro del Governo, Bianchini è stato anche
saggista molto prolifico, e questo suo “Principi della scienza del ben
vivere sociale e della economia pubblica degli Stati”, pubblicato nel
1855, è solo uno dei diversi libri che ha sfornato tra il 1820 e il
1865.
Mi pare estremamente interessante e molto vicino a molte Sue tesi
politiche, dalla difesa del diritto nazionale all’importanza del
commercio, dalla necessità dello sviluppo dell’industria alla
salvaguardia dei lavoratori, ma sempre tenendo fermo il valore della
proprietà privata e di un’accettabile disuguaglianza economica tra i
cittadini.
Questo l’incipit:
”Il principale scopo dell’andamento sociale e di ciascuno Stato è
riposto nel far sì che le popolazioni vivessero nel modo più civile,
più comodo ed agiato che è possibile, soddisfacendo a’ loro onesti
bisogni, e contribuendo al bene comune.
Il bene de’ popoli vien costituito da un insieme di cause e di effetti
che dipende in generale dall’ordine sociale, e nel particolare
dall’interno reggimento degli Stati, precipuamente per quanto riguarda
ciò che si addimanda pubblica economia; e per l’opposto il loro
peggioramento d’ordinario proviene dal non serbarsi le regolari norme,
dal manomettere i confacenti sistemi e le utili instituzioni, dal
predominio delle fallacie, degli errori e de’ riprovevoli eccessi in
tutto quello che la divisata economia riflette”.
E ancora, tragicamente profetico:
”Se troppo l’interesse degl’individui si distacca da quello della
corporazione, manca la cooperazione ed il consorzio per comune
vantaggio. Spogliate le nazioni delle loro memorie, della potenza del
passato, dell’idea di una esistenza propria, esse non esistono che
irregolarmente, avvegnaché non può esservi stato presente delle nazioni
senza memoria ed attaccamento al passato, né può esservi avvenire
quando gli uomini che formano un popolo non hanno comuni principi ed
interessi fondamentali”.
Questa impostazione “napoletana” in politica economica, fu sicuramente
originale per l’epoca e orgogliosamente autonoma da quella delle due
superpotenze dell’epoca (almeno fino all’invasione da parte dello
“Stato vassallo di Sardegna”, debitamente favorita dalle superpotenze
di cui sopra, e la fondazione di un “grande Stato vassallo
italiano”...): e ho la sensazione che ripercorrere quegli studi,
approfondire quei principi e studiarne le applicazioni in quel troppo
breve periodo di forte progresso economico che le Due Sicilie ebbero
tra il 1830 e il 1860, sia di una rilevanza che va ben oltre ogni
“rivendicazione localistica”, oltre ogni meridionalismo, terzomondismo
o secessionismo di sorta.
Credo insomma che abbia piuttosto un carattere e un interesse universali.
Cordialità.
Mario B.
26/07/2007
20.30
Avigail Abarbanel
Caro direttore buongiorno,
mi consenta di ringraziarla per l’articolo di stamani, riportante uno
scritto della professoressa Abarbanel, di interesse estremo a mio
modesto avviso.
La professoressa fa risalire al 1948, Deir Yassin, la causa prima del
malessere psicologico che, secondo lei, affligge tutti gli israeliani.
Ciò, sempre per la professoressa, spiega il perché gli studi di eminenti studiosi ebrei vengano rifiutati da editori israeliani.
Siccome si vive in stato di negazione, è impossibile pubblicare studi
che riguardino, spiegandoli, negandoli o anche solo ridimensionandoli,
proprio l’oggetto della negazione stessa.
La negazione non si nega, punto e basta, perché, naturalmente, chi è in stato di negazione non può ammettere di esserlo.
Bene: fin qui concordo alla perfezione.
Solo che, a mio modesto avviso, la posizione della professoressa Abarbanel è forse ottimistica.
La denegazione, o meglio: il fatto da negare, è avvenuto ben prima del 1948.
Altrimenti non si spiegherebbe, solo per fare l’esempio che in Italia
ha creato più clamore, e cioè l’accoglienza di Pasque di Sangue del
professor Ariel Toaff, lui pure - mi sembra - autorevole storico
dell’ebraismo.
L’analisi della professoressa, in ogni caso, illumina.
Spiega alla perfezione il perché il libro del professor Toaff abbia
subito il trattamento che ha subito: non si possono negare gli oggetti
delle negazioni.
E quindi: se è vero, come secondo me è vero, che Israele, come Stato -
popolo vive sulla negazione delle sue origini moderno-storiche,
rifiutando di ammettere Deir Yassin, forse è altrettanto vero che gli
ebrei vivono nella negazione di qualche cosa d’altro e di Qualcun’Altro.
Cordialmente
Federico B.
RISPOSTA
Eh sì, temo abbia ragione.
Dopo aver atteso il proprio Re e Messia per secoli, e quando arriva non
lo si riconosce, poi non si riesce a dormire del tutto tranquilli.
Qualcosa rode, nel profondo.
Preghiamo per loro, i malati dell’umanità.
Maurizio Blondet
26/07/2007
19.00
Kissinger non consiglia il Papa
Un lettore mi invia la seguente smentita:
http://alef.ilcannocchiale.it/?r=40511
7 dicembre 2006 - La Santa Sede smentisce ennesima bufala
Il Vaticano smentisce che l’ex Segretario di Stato USA e architetto del
controllo della popolazione sia entrato tra i consiglieri sulla
politica internazionale di Benedetto XVI.
La voce che Henry Kissinger fosse diventato consigliere del Pontefice
sulla politica internazionale aveva suscitato perplessità negli
ambienti cattolici, considerando che egli fu il principale artefice del
controllo della popolazione sostenuta dagli Stati Uniti in politica
estera.
Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha
smentito il 4 dicembre scorso all’agenzia CNS un articolo del
quotidiano torinese La Stampa, che aveva arruolato Henry Kissinger come
consigliere di politica internazionale.
Padre Lombardi ha definito queste voci “destituite di ogni fondamento”.
La verità è che Kissinger è stato ricevuto in udienza privata da
Benedetto XVI il 28 settembre scorso, e che Mary Ann Glendon,
Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, lo ha
invitato a tenere una relazione in aprile.
Non c’è altro mistero. “Questi sono i due soli fatti concreti” ha detto Padre Lombardi.
L’articolo del 4 novembre del quotidiano La Stampa ha ricevuto ampia
pubblicizzazione su altri organi d’informazione e su internet, con la
giustificazione che “una fonte diplomatica” rivelava che c’erano
contatti con Kissinger perchè accettasse la richiesta papale di
diventare un consigliere sulla politica internazionale.
La veracità dell’articolo del quotidiano torinese era stato messo in
dubbio poiché Kissinger come Segretario di Stato USA nel 1974 è stato
l’artefice del National Security Study Memorandum 2000 intitolato
“Implications of Worldwide Population Growth for U.S. Security and
Overseas Interests” (Implicazioni della crescita della popolazione
mondiale per la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi interessi
oltremare).
RISPOSTA
Sono ben lieto di rettificare.
Il Papa non si fa consigliare da Kissinger.
E allora, tutta l’operazione sembra una disinformazione di alto
livello: Kissinger chiede udienza, poi la Stampa, che in Italia è il
giornale della Trilaterale (sull’asse Agnelli-Arrigo Levi-Kissinger)
spara la notizia falsa, ma da “fonte autorevole”.
A che scopo?
Maurizio Blondet
26/07/2007
17.00
Al-Qaeda a Perugia
Salve Maurizio,
sono Riccardo di Perugia.
La disturbo oggi per chiederLe un Suo parere sull’ arresto di una
“ipotetica” cellula operativa dell’organizzazione terroristica
“Al-Qaeda”.
Ci siamo posti molti interrogativi e molti sono i dubbi che ci sono sorti in merito all’accaduto.
Come mai questa cellula è stata sgominata proprio a luglio?
Perchè Al-Qaeda aveva una base logistica proprio a Perugia?
Una città apparentemente tranquilla, ma che ha come “ospiti”, spesso e volentieri, figli e parenti stretti di pentiti di mafia.
Una città che può “annoverare” tra i suoi salotti buoni, oltre 20 logge massoniche.
Una città in cui sono soliti processi “pesanti”, come quello di Andreotti, come tanti altri per mafia ed altro.
Una città presa di mira da grosse organizzazioni criminali.
Nonchè vicina (22 km) ad Assisi.
Nonchè fulcro del “Caso Narducci” (mostro di Firenze).
Tante sono le ipotesi, ma più che difficile è trovare un filo conduttore.
Se è di Suo interesse, possiamo inviarLe tutta la rassegna stampa locale.
Grazie per l’attenzione e contando su una sua analisi in merito a quanto esposto Le porgiamo distinti saluti.
Riccardo
Perugia
RISPOSTA
Ha ragione, la “normalità” massonica dovrebbe allarmare Perugia più di quattro maghrebini che si allenavano non si sa a che.
Aspettiamo; di solito le mirabolanti scoperte di cellule terroriste
musulmane si sgonfiano, e i terroristi vengono messi quatti quatti in
libertà.
C’è già stato un caso in cui i giornali parlarono di “cianuro” trovato
in possesso dei terroristi: che poi risultò essere ferrocianuro, un
colorante che i musulmani, mascalzoni, usavano per contraffare i timbri
di falsi permessi di soggiorno, che poi fornivano a pagamento.
Maurizio Blondet
26/07/2007
15.00
Mussolini e il sionismo
Cari Effedieffe, vi mando uno stralcio del primo discorso da deputato di Mussolini alla Camera, il 21 giugno 1921.
In questo pezzo si parla di politica estera e in particolare della Palestina.
Ve lo mando non perchè chiedo commenti, ma semplicemente per conoscenza, perchè lo reputo pieno di spunti interessanti.
Buon lavoro.
[...]
”Vengo ad un’altra questione, molto delicata.
E’ una questione che bisogna affrontare, prima di tutto perchè la
cronaca lo ha imposto, ed in secondo luogo perchè, dopo l’allocuzione
pontificia davanti al Concistoro segreto di giorni fa, non è più
possibile ignorare che esiste una questione della Palestina.
Bisogna scegliere; bisogna che il Governo abbia un suo punto di vista.
O sceglie il punto di vista sionistico inglese, o sceglie il punto di vista di Benedetto XV.
Credo di non tediare la Camera ricordando brevemente i precedenti della questione.
Il 2 novembre 1917 il Governo inglese si dichiarava favorevole alla
questione della creazione, in Palestina, di un focolare nazionale per
il popolo ebraico, restando bene inteso che nulla sarebbe fatto che
potesse recare offesa ai diritti civili e religiosi delle comunità non
ebraiche esistenti in Palestina, e ai diritti ed agli istituti
politici, di cui godono gli ebrei in tutte le altre nazioni del mondo.
In un secondo tempo, le potenze alleate hanno adottato questa dichiarazione.
Finalmente con l’articolo 222 del trattato di pace, sottoscritto il 20
agosto 1920 a Sèvres, la Turchia rinunziava a tutti i suoi diritti
sulla Palestina, e le potenze alleate sceglievano come mandataria
l’Inghilterra.
Ora, mentre le nazioni civili dell’Occidente non hanno modificato il
regime comunque di libertà per le diverse confessioni religiose, in
Palestina è accaduto tutto il contrario, anche perchè l’amministrazione
di quello Stato in embrione è stata affidata all’organizzazione
politica del sionismo.
Ma in Palestina ci sono seicentomila arabi che vivono là da dieci
secoli, e settantamila cristiani, mentre gli ebrei non arrivano che a
cinquantamila.
Si è così determinata una situazione straordinariamente interessante.
Gli ebrei autoctoni, che hanno vissuto per secoli e secoli all’ombra
delle moschee di Gerusalemme, non possono soffrire gli elementi che
vengono dalla Polonia, dall’Ucraina, dalla Russia, perchè hanno delle
arie straordinariamente emancipate; e quelli che sono emigrati si sono
già divisi in tre frazioni, una delle quali, che si chiama
abbreviatamente Mopsi, è già iscritta regolarmente come frazione
comunista alla terza Internazione di Mosca.
Apro una parentesi, per dire che non si deve vedere nelle mie parole
alcun accenno di antisemitismo che sarebbe nuovo in quest’aula.
Riconosco che il sacrificio di sangue dato dagli ebrei italiani in
guerra è stato largo e generoso, ma qui si tratta di esaminare una
determinata situazione politica e indicare quali possano essere le
direttive eventuali del Governo.
Ora in Palestina si è determinata l’alleanza tra cristiani ed arabi, si
è formato il partito della conferenza di Giaffa, che si oppone colla
guerra civile e col boicottaggio ad ogni immigrazione ebraica, ed il 1°
maggio ed il 14 maggio si sono verificati disordini sanguinosi, in cui
ci sono stati qualche centinaio di feriti e vari morti, tra i quali uno
scrittore di una certa fama.
Ora, a quanto si legge sul Bulletin du Comité des délégations juives, a
pagina 19, pare che il testo del mandato inglese per la Palestina debba
essere sottomesso al Consiglio della Società delle Nazioni nella
prossima riunione di Ginevra.
Ed io desidererei che il Governo accettasse, in questa questione delicatissima, il punto di vista espresso dal Vaticano.
Ciò è anche negli interessi degli ebrei, i quali, fuggiti ai pogrom
dell’Ucraina e della Polonia, non devono incontrare i pogrom arabici
della Palestina, ed anche perchè non si determini nelle nazioni
occidentali una penosa situazione giuridica per gli ebrei, in quanto,
se domani gli ebrei fossero cittadini sudditi del loro Stato,
potrebbero diventare immediatamente colonie straniere negli altri Stati.
RISPOSTA
Parole piene di buon senso.
A quanto pare, anche Benedetto XV non era ancora adepto dell’unica religione obbligatoria rimasta.
Maurizio Blondet
26/07/2007
12.30
Aristotelismo e “cretinismo”
Egregio signor Blondet,
non è la prima volta che Ella, pur non essendo “filosofo di
professione” affronta, da “povero giornalista”, ma con lucida e
competente chiarezza temi-chiave come quelli del Valore del Pensiero e
della Realtà.
Come “povero pensionato” con l’hobby degli “studi umanistici” mi
proverò a dire cosa c’è che non mi convince nel suo ragionamento.
Intendiamoci: che i neocon vogliano “plasmare la realtà” a loro comodo è ormai un fatto incontrovertibile.
Che le loro “radici culturali” siano, sul piano filosofico, da
ricercare nell’hegelismo distorto e su quello “occulto” (che Ella non
cita direttamente) nella pseudo-massoneria ahrimanizzata degli “Skull
& Bones” è altrettanto dimostrato, soprattutto grazie agli studi
del professor Sutton e di K. Millegan Che la medicina - almeno sul
piano culturale - sia l’ “aristotelismo” - magari nella versione
"tomista" ho i miei bravi dubbi.
Ma andiamo con ordine.
Lei afferma che gli antichi Greci avrebbero “scoperto” che 3 angoli di
un triangolo danno 180° e che questo sarebbe vero “senza che nessuno
l’avesse pensato”.
Mi soffermo su questo punto perché di importanza assolutamente capitale per afferrare il “punto-chiave” di tutta la faccenda.
La verità allusa qui è una verità matematica: e come tale, peraltro, è frutto dell’intuizione pensante di qualcuno.
Il credere che essa esista “fuori” dal pensiero è, in realtà, una
posizione che, di per sé, non è dissimile da quella materialista che
vede un “oggetto” esterno ed un “pensiero” che è un mero “apparecchio
riflettente” di questo “oggetto” esistente “di per sé”.
(Infatti a stretto rigore logico, viene da chiedersi “come” ci si renda
conto che qualcosa “esiste fuori dal pensiero” se non con un atto del
pensiero, che, per la posizione “realistico ingenua” sarebbe però un
mero apparecchio “riflettente”...).
Ma andiamo con ordine (non sto dicendo che “il pensiero crea la realtà, attenzione!”).
Dunque, esiste una Realtà “fuori dal pensiero” o no?
Questa è la domanda capitale.
Bisogna qui, prima di tutto intendersi, su cosa sia il pensiero con cui
l’uomo pensa e soprattutto, quali siano i “gradini” del suo
manifestarsi.
Ora, oggi come oggi, siamo tutti portati, per il modo in cui in genere
siamo - “costituiti interiormente”, a concepire come “reale” la cosa,
l’oggetto, il “percepito” e il pensiero come semplice "aggeggio per la
conoscenza.
Quindi uno strumento che in qualche modo si aggiunge e ci fa “capire” qualcosa di una realtà “altra” da noi.
Poi siccome poco riusciamo in realtà ad afferrare di quel che ci
circonda, qualcuno ci aggiunge la “fede” in un “quid” di Divino (che
sarebbe in se stesso kantianamente in - conoscibile all’intelletto)
qualcun altro un diverso tipo di “fede”.
Quella nella “materia” o nel “nulla”, consegnando di fatto se stesso
all’ideologia nichilistica dominante nel mondo della Filosofia della
Scienza e, generalmente, nella Cultura umana del tempo.
Ad un certo livello queste posizioni sono anche giustificabili.
Nel senso che nel “quotidiano”, vale a dire nella “realtà” in cui ci
serviamo appunto del pensiero discorsivo - dialettico, in altre parole
di pensiero “emesso dal cervello” le cose sembrano essere queste. se si
guasta l’ “hardware” (il cervello) il “software” (la mente) sembra
sparire.
Ma in realtà il pensiero discorsivo altro non è che l’ultimo gradino di
una Forza che, risalita con un’appropriata disciplina, può portare lo
sperimentatore ad afferrare il punto in cui si comincia a “vedere” che
non esiste Realtà che non sia della stessa Origine dalla quale
scaturisce il pensiero.
Il quale inizialmente si presenta astratto sì discorsivo, razionale ed
in definitiva impotente a penetrare la realtà, ma solo ad analizzare i
“frantumi dello Spirito” che sono le “cose visibili”, rimananendone
irrimediabilmente all’esterno, per quanto sofisticata sia l’analisi.
Va peraltro detto che, viceversa, alcuni grandi filosofi moderni -
Hegel e Gentile compresi, in realtà, avevano - quasi come ultimo
riflesso dell’antica qualità intuitiva dei Maestri del passato,
soprattutto Platone, una qualche consapevolezza del movimento interiore
della Forza-Pensiero prima che scada nella forma discorsiva.
Ed aggiungo che tale attitudine è ormai del tutto ignota -al contrario
ai loro epigoni, soprattutto agli “hegeliani di sinistra” ed ai rari
“gentiliani in ritardo”, per tacere dei “campioni” della logica
“formale” o dei matematici-mentecatti alla OdiFreddi.
Detto questo, torniamo a bomba.
Se – dicevamo - con appropriata disciplina interiore - qualcosa di più
che non il filosofare quindi - si attua, sia pure inizialmente, la
Comunione con l’Origine anche la discorsività potrà essere finalmente
messa al servizio del Pensiero Vivente cui qui si allude, secondo il
canone che è stato autorevolmente definito “Logica dell’Essenza”.
A questo punto spero si capisca anche che tutto ciò non ha nulla a che
vedere con rimasticazioni di monismi, “Hegelismi o pseudo-vedantismi
occidentalizzati”, ma è essenzialmente una via pratica: la disciplina
cui si allude è qualcosa che abbraccia l’intero spettro delle attività
umane, fonte di guarigione per la psiche e-laddove possibile - per il
corpo e qui concludo con un’annotazione particolare,visto il sito in
cui ci troviamo.
Senza una retta disciplina del Pensiero (e quindi del Sentimento e
della Volontà) anche l’assidua frequentazione dei Sacramenti rischia di
essere sterile per via delle barriere che l’anima umana ancora
prigioniera della riflessità e della razionalità legata al cervello
oppone sempre contro i tentativi di far fluire in essa i frutti della
Grazia.
E sapete bene che nome hanno queste “barriere”...
Andrea F.
RISPOSTA
Non voglio lasciarmi trascinare appunto nella questione se “esista la realtà fuori dal pensiero”, e lei mi ci vuole trascinare ad ogni costo.
Non ho i numeri per una discussione sulla gnoseologia e sull’Essere,
come dimostra il fatto che non capisco gli ultimi tre quarti della sua
lettera: non comprendo cosa sia il suo Pensiero Vivente e in cosa si
distingua la sua posizione dall’hegelismo, vedantismo, ecc.
Che i 180 gradi del triangolo siano “il frutto del pensiero di qualcuno” mi pare dubbio.
In ogni caso, per Platone e i suoi contemporanei, i 180 gradi “c’erano” anche prima che qualcuno li pensasse, e indipendentemente dal pensare di qualcuno.
Era questo il motivo dei loro entusiasmo geometrico: la scoperta che
c’era una verità che esisteva in sé, e si doveva solo scoprire, non “formare” (come facevano i sofisti).
Ben conscio che questa verità era essenzialmente pensiero, Platone la chiamò “idea”.
Ma erano le idee oggettive, enti in sé, che per Platone stanno nell’iper-uranio, e che sono il vero Essere.
Aristotile sostenne che le idee sono dentro il reale, come “forma” della “materia”, o “essenza” che rende intelleggibile la sostanza.
Ma condivideva l’entusiasmo della scoperta di Platone.
Come vede, non si trattava di materialismo.
Per questo, dati i miei poveri mezzi mentali, mi sento solo di contrastare come posso la sua frase: “Il
credere che essa esista ‘fuori’ dal pensiero è, in realtà, una
posizione che, di per sé, non è dissimile da quella materialista che
vede un ‘oggetto’ esterno ed un ‘pensiero’ che è un mero ‘apparecchio
riflettente’ di questo ‘oggetto’ esistente ‘di per sé”.
Se è materialismo, è il materialismo di San Tommaso d’Aquino.
Tommaso, aristotelico, era “realista”, non materialista.
E secondo il buon senso cristiano: perché solo con realismo
aristotelico si capisce che non ci siamo fatti da noi, che il mondo
resiste al nostro pensiero e alla nostra azione come cosa a noi esterna
(“Perché a risponder la materia è sorda”), insomma solo col realismo si può essere cristiani, riconoscersi creature.
L’hegelismo induce a credersi divini demiurghi.
A lei che non crede esista una qualunque realtà fuori dal pensiero,
vorrei chiedere: come si regola con la BMW che le viene addosso?
Si scansa?
Maurizio Blondet
26/07/2007
11.00
Aristotele Loyola
Signor Blondet,
segua il mio consiglio, si trovi un buon sacerdote che la guidi con gli Esercizi Spirituali;
c’è perfino la possibilità che comprenda perché il Bianco è Negro e il Negro è Bianco.
Saluti francescani
Maurizio Calamelli
RISPOSTA
Seguirò certamente il suo consiglio.
Ma a che proposito, precisamente?
Maurizio Blondet
26/07/2007
09.30
Il futuro delle famiglie
DDL del Senato numero 19 “Modifiche al codice civile in materia di cognome dei coniugi e dei figli”
Introduzione del divorzio, introduzione della libertà di abortire,
eliminazione dalle scuole dell’insegnamento obbligatorio della
religione cattolica, introduzione della pillola abortiva, diffusione
capillare di ogni materiale pornografico su tutti i media, compresi
quelli dedicati ai bambini, introduzione (per ora congelata al Senato)
del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto ed omosessuali,
introduzione per la prima volta del concetto di “paternità
responsabile” ad opera della Gaudium et Spes che, rovesciando i termini
della lettura cattolica tradizionale, magistralmente sintetizzati dal
magistero di Pio XII, afferma, nella sostanza che occorre un attento
discernimento prima di decidere se aprirsi ad una nuova nascita e non
come era sempre stato insegnato prima, ovvero di chiudersi alla
possibilità della nascita di un figlio; tentativo (per ora non
riuscito) di eliminare ogni simbolo della religione cattolica dai
luoghi pubblici, (vedi storia del crocifisso nelle aule scolastiche ),
insomma, piano piano la Massoneria,così magistralmente rappresentata
nell’Enciclica HUMANUM GENUS assesta colpi alla famiglia cristiana.
Ultima trovata del “pensatoio” più pagato del mondo (dove i massoni non
mancano) è il DDL del Senato numero 19 “Modifiche al codice civile in
materia di cognome dei coniugi e dei figli”.
Interessante il preambolo: “In
virtù dei mutamenti di costume che sono intervenuti anche all’interno
della famiglia e nelle relazioni fra i coniugi, questo disegno di legge
mira a superare l’attuale normativa non solo per garantire che ciascuno
sia se stesso anche nel cognome che porta, ma altresì per garantire una
effettiva pari dignità ad entrambi i genitori nei confronti dei figli”.
Nella più coerente linea del pensiero “illuminato” la famiglia si crea
ad immagine e somiglianza della società, cambiando i costumi cambia la
famiglia. Ed ancora : “Con l’introduzione di queste modifiche il disegno di
legge consente all’Italia di adempiere agli impegni cui ci richiamano
il Consiglio d’Europa e la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma
di discriminazione nei confronti della donna, adottata a New York il 18
dicembre 1979 e ratificata in Italia con la legge 14 marzo 1985, numero
132.
In particolare il Consiglio d’Europa, con le raccomandazioni 1271
(1995) e 1362 (1998) adottate dall’Assemblea parlamentare
rispettivamente il 28 aprile 1995 e il 18 marzo 1998, ha affermato che
la discriminazione fra donne e uomini riguardo alla scelta del nome di
famiglia non è compatibile con il principio di eguaglianza da esso
sostenuto e ha invitato gli Stati membri inadempienti a realizzare la
piena eguaglianza tra madre e padre nell’attribuzione del cognome ai
figli. Mentre la Convenzione di New York all’articolo 16 impegna gli
Stati aderenti a ‘prendere tutte le misure adeguate per eliminare la
discriminazione nei confronti della donna in tutte le questioni
derivanti dal matrimonio e nei rapporti familiari, e in particolare ad
assicurare, in condizioni di parità con gli uomini: (...) g) gli stessi
diritti personali al marito e alla moglie, compresa la scelta del
cognome, (...)”.
Dunque, per i framassoni, se il padre sceglie il nome dei figli la vita famigliare è compromessa.
Ma, la conclusione del preambolo al disegno di legge, ovvero le
motivazioni che lo sostengono, rappresentano un perla di saggezza; vi
si legge:
“Richiamando
la precedente sentenza della Corte costituzionale, numero 61 del 6
febbraio 2006, riconosce che ‘l’attuale sistema di attribuzione del
cognome è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, la
quale affonda le proprie radici nel diritto di famiglia romanistico, e
di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i princìpi
dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra
uomo e donna”.
Nella Lettera Enciclica di Leone PP X III ammoniva: “
...La stessa società domestica, che è alla base di ogni comunità e di
ogni regno, sente e sperimenta necessariamente questa benefica virtù
della Chiesa che influisce sull’ordinatissimo regime e sulla
conservazione della società civile. Infatti, ben sapete, Venerabili
Fratelli, che questa società, retta secondo l’esigenza del diritto
naturale, si fonda principalmente sopra l’unione indissolubile
dell’uomo e della donna, si completa negli scambievoli doveri e diritti
tra i genitori e i figli, tra i padroni e i servi. Sapete ancora che
essa va quasi a disciogliersi secondo le dottrine del Socialismo... in
quanto, perduta la stabilità che le deriva dal matrimonio cristiano, ne
consegue che venga pure ad indebolirsi in straordinaria maniera
l’autorità dei padri sopra i figli, e la riverenza dei figli verso i
genitori.
Al contrario, la Chiesa insegna che il matrimonio, ‘degno di essere in tutto onorato’ (Eb 13,4), istituito
da Dio fin dal principio del mondo per propagare e conservare l’umana
specie e da Lui voluto indissolubile, crebbe a condizione ancora più
stabile e più santa per opera di Cristo che gli conferì la dignità di
Sacramento e volle che ritraesse in sé l’immagine della sua unione con
la Chiesa. Pertanto, secondo quanto insegna l’Apostolo (Ef 5,22-24), come
Cristo è il capo della Chiesa, così il marito è il capo della sposa; e
come la Chiesa si tiene soggetta a Cristo che nutre per lei un amore
castissimo ed eterno, così conviene che le spose siano soggette ai loro
mariti, i quali a loro volta le debbono amare di affetto fedele e
costante.
L’Apostolo esorta i figli ‘ad obbedire ai loro genitori nel nome del
Signore, ad onorare il padre e la madre: è questo il primo comandamento
associato a una promessa’ (Ef 6,1-2). Ai
genitori poi ingiunge: ‘E voi, padri, non provocate ad ira i vostri
figli, ma allevateli nella disciplina e nell’istruzione del Signore’ (Ef 6,4).
Di nuovo poi ai servi ed ai padroni dallo stesso Apostolo viene
inculcato il comandamento divino: obbediscano ‘ai padroni carnali come
alla persona di Cristo... servendo con amore come al Signore’; questi
alla loro volta ‘mettano da parte l’asprezza, ben sapendo che il
Signore di tutti è nei cieli, e che presso di Lui non v’è preferenza di
persone’ (Ef 6,5-7). Se tutte queste cose fossero
diligentemente compiute secondo il volere divino da tutti coloro che ne
hanno il dovere, sicuramente ogni famiglia presenterebbe una certa
somiglianza con la dimora celeste, e i preclari benefìci che ne
seguirebbero non sarebbero solo ristretti entro i confini delle pareti
domestiche, ma si riverserebbero altresì in abbondanza a vantaggio
degli Stati medesimi”.
I framassoni, si sa, hanno in mente ben altre cose che il bene degli Stati, figuriamoci della famiglia cristiana.
Gianfranco C.
25/07/2007
20.00
Volterriano? Io?
Letti alcuni suoi ultimi articoli, le
invio questo scritto dell’allora cardinale Ratzinger, trovato in rete
(www.uomini3000.it), che per vari aspetti corrisponde ad alcuni temi da
Lei trattati.
Non credo sia un falso, e comunque anche ad uno scettico miscredente come il sottoscritto, fa dire di cuore: Habemus Papam!
Una piccola osservazione - non si offenda, la prego - ma la sua esegesi della filosofia kantiana lascia molto a desiderare...
A differenza delle sue qualità giornalistiche e di scrittore ( posso
dirle che hanno - ahi! - qualcosa, a volte parecchio, di volterriano?).
Ma sono soltanto mie opinioni...
Cordialmente
Alberto D.
RISPOSTA
Non riesco ad aprire lo scritto che mi ha mandato.
E poi: volterriano, io?!
Credevo di essere tomista!
Maurizio Blondet
25/07/2007
18.00
Ipoteche sulla morte
Circa l’articolo in questione, mi chiedo quale interesse, quale motivo,
possa spingere gli assicurati a cedere le loro assicurazioni, se poi
alla fine il premio lo incasserà la Banca.
Se non hanno soldi per pagare, possono smettere di pagare.
O no ?
Maurizio D.
RISPOSTA
Quale il motivo?
Ma il bisogno, caro amico.
Il bisogno di soldi subito.
Lo speculatore “compra” l’assicurazione e anticipa al poveretto una piccola cifra.
Poi lo speculatore continua a pagare i premi, e alla fine incassa lui la cifra grossa.
Maurizio Blondet
25/07/2007
16.00
No, la guerra non cura nulla
Caro signor blondet,
sto leggendo il suo”Selvaggi con telefonino” e osservando anche la
realtà intorno a me vado sempre più convincendomi che l’unica cosa che
ci potrebbe risollevare sarebbe una guerra con relativa e successiva
ricostruzione.
Sarò catastrofista?
Forse.
Un saluto
P. S. A quando un libro sulla Palestina?
Giorgio L.
RISPOSTA
Io non sono un pacifista, ma l’esperienza dice che la guerra non è mai una cura.
“La guerra sola igiene del mondo” è una vecchia illusione.
Spero non ritorni.
Maurizio Blondet
25/07/2007
14.00
Guerra contro il Pakistan
In questi giorni negli USA si discute di un’azione militare contro il Pakistan.
Il motivo: bin Laden si nasconde lì.
Altra mossa sbagliata dell’impero statunitense e stavolta penso che sia l’ultima.
Il Pakistan è un Paese atomicamente dotato.
Così si prospetta una guerra nucleare temuta da tempo e come allora saranno sempre gli USA a cominciare.
http://www.rfi.fr/actufr/articles/091/article_54358.asp
Cordiali Saluti
Noah I.
RISPOSTA
Guerra perpetua, guerra in continua espansione, guerra globale e totale.
Altrimenti “loro” non dormono tranquilli nei letti che hanno rubato…
Maurizio Blondet
25/07/2007
12.30
Un anti-aristotelico
Ho letto il suo articolo “La
filosofia dell’Occidente: dall’aristotelismo al cretinismo” e sono
rimasto meravigliato dal fatto che lei é un sostenitore del principio
aristotelico di non contraddizione.
Senza polemica Le consiglerei di leggere “La Colonna e il Fondamento
della Verità”, capitoli 1-o e 2-o del sacerdote Pavel Alexandrovic
Florenskij, la più alta mente del XX secolo che il mondo abbia avuto e
giudicato universalmente a livello di Leonardo e Pascal.
Per sua informazione Pavel Alexandrovic é stato santificato nell’ultimo
decennio del secolo scorso, e Giovanni Paolo lo cita entusiasticamente
in diversi discorsi e anche in una enciclica.
E’ stato un uomo di ampia cultura avendo spaziato i suoi interessi
dalla filosofia alla teologia, linguistica (conosceva greco, latino,
ebraico antico, sanscrito oltre a varie lingue moderne; veda ad esempio
la comparazione tra il significato di Verità in varie lingue: aleteia
(greco), veritas, emet (ebraico), istina (russo), matematica, fisica,
ingegneria (ha normalizzato la teoria degli isolatori ad alta tensione
utilizzata anche oggi, ha inventato l’antigelo che Lei usa nel
radiatore della macchina (ha al suo attivo più di 10 brevetti)),
biologia, etc dando in ognuno di questi campi un suo apporto personale.
Un cordiale saluto
I. Poles
RISPOSTA
Grazie, san Pavel, per l’antigelo.
Da un realista ingenuo.
Maurizio Blondet
25/07/2007
10.30
Dalla Russia per Blondet: GRAZIE!!!
Egregio signor Blondet,
mi permetto di rubarle pochi minuti.
Mi chiamo Vincenzo F., ho 29 anni, sono di Torino ma da quasi un anno mi sono trasferito a Mosca.
Seguo il sito da qualche tempo, e non posso che esprimere i miei più
grandi complimenti! (pur non essendo sempre d’accordo con i contenuti -
specialmente sui temi religiosi).
Lasci che le dica GRAZIE!!!
Per tre semplici motivi:
1) perchè porta alla nostra conoscenza informazioni ben nascoste dai media internazionali;
2) perchè pur trattandosi di un sito con una precisa ispirazione
religiosa, non si fossilizza, ma spazia su vari argomenti (che in
genere vengono snobbati o derisi proprio dai cattolici... almeno questa
è stata la mia esperienza)
3) perchè mi rassicura sul fatto che un certo modo “antico” e “sano” di vedere la realtà è ancora vivo.
Mi riferisco al fatto che le sue parole, le sue espressioni, i suoi
commenti, sono gli stessi che ho sentito usare per 8 anni ai miei
professori del Collegio San Giuseppe di Torino.
I professori “senatori”, quelli dallo stile severo ma affascinante, quelli della vecchia guardia, insomma.
In particolare, l’espressione “selvaggi con telefonino” mi sembra di
averla già sentita quasi 15 anni fa, da parte di un certo professore.
E proprio l’articolo “... dall’artistotelismo al cretinismo” avrebbe
potuto benissimo uscire dalla bocca di quello straordinario docente.
Spero di essermi spiegato bene: non intendo dire che lei non sia originale, tutt’altro!
Intendo solo che uno stile di pensiero - che io chiamo “antico” - è
ancora vivo, ed è quello che ha mandato avanti il mondo fino a oggi!
E che purtroppo si sta sgretolando.
Lei spesso scrive di Russia e dintorni: lavorando a Mosca e parlando russo, potrei esserle utile in qualche modo?
Se dovesse avere bisogno, la aiuterei con immenso piacere.
Cordiali saluti
Vincenzo
RISPOSTA
Certo che può aiutarmi: mi segnali ciò che dalla Russia suscita il suo
personale interesse, che vale la pena di sapere e di notare, ciò che
dicono i giornali intelligenti.
Maurizio Blondet
25/07/2007
09.00
Dall’aristotelismo al cretinismo
E’ un articolo eccezionale.
Maurizio Blondet è riuscito a sintetizzare le pulsioni che ormai permeano le attese (e le pretese)
dell’ umanità nel suo complesso.
La New-Age, la fisica dei quanti e la filosofia ad esse connessa hanno, ormai, permeato il comune
“sentire” la realtà percepita, come elemento modificabile.
La realtà non è più oggettiva, bensì plasmabile dal pensiero di
elementi umani particolarmente dotati o da più soggetti volitivamente
connessi.
E’ una rivoluzione e come tale, ha due facce ed estreme fragilità.
La dimostrazione più evidente è quella descritta da Blondet riguardo al
mondo sottomesso alle pulsioni alcoliche e paranoidi di un individuo
che, senza alcun merito di natura, domina il mondo e lo sottopone alle
sue realtà patologiche.
Ben altra realtà, possibile ed auspicabile, sarebbe quella permeata
dall’ amore e dal rispetto verso il prossimo; sarebbe un processo
evolutivo che, veramente, potrebbe eliminare gli orrori che,
attualmente,caratterizzano il nostro esistere.
La cultura ha durate sostanziose ( vedi il cristianesimo con tutte le
sue contraddizioni e volutamente errate applicazioni ) e se
riuscissimo, con coraggio e determinazione a bloccare il “cespuglio ed
il suo entourage khazaro”, potremmo ricostruire una realtà in grado di
ridare all’umanità la certezza di un futuro a misura di un essere che,
ci hanno insegnato, è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio.
Luigi B.
RISPOSTA
Ha ragione, il “realismo ingenuo” soltanto può permeare di rispetto e di amore del prossimo.
L’hegelismo considera il prossimo (gli esseri umani) qualcosa di
infinitamente plasmabile a piacere, in fondo spendibile finchè dal
tritacarne non uscirà “l’Uomo Nuovo”.
Il terrore sovietico non fu altro che questo, hegelismo in azione.
Nel tritacarne, a gemere, è la carne umana.
Maurizio Blondet
24/07/2007
20.00
Vincenzo Visco, detto KGB
“Visco, scrive l’amico Massimo Martelli che mi ha segnalato la cosa,
‘pensa che i malati prendano le medicine come beni di lusso, e quindi
vadano controllati. Con tutti i soldi che guadagnano, invece di barche
e auto di lusso, si comprano le medicine per evadere le tasse’”.
Non è questo lo scopo della legge ma di smascherare gli evasori che non
pagano il ticket e che presentano ricette intestate a persone anziane
per poter non pagare le medicine... e soprattutto perchè, forse le sarà
sfuggito, ma in questi anni ci sono stati diversi scandali sui
medicinali “venduti” a persone morte o fittizie.
RISPOSTA
Tragica gara a chi è più disonesto, lo stato o il cittadino.
Maurizio Blondet
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