Mi accorgo soltanto ora di una mia grave svista.
Antefatto: una lettrice mi ha chiesto spiegazioni sulla confessione:
«Direttore,
Se lei avesse un po di tempo, gradirei delle spiegazioni sulla confessione, ossia da quando fu adottata dalla Chiesa.
E una questione dogmatica che non riesco adesso a vedere nel suo quadro complesso.
Grazie di cuore per tutto quello che lei dà, a noi suoi lettori.
Brunella Hoyos».
Per errore, come risposta è apparso un testo non mio.
Un testo che avevo trovato smanettando sul web, che avevo salvato e che
ho allegato per sbaglio alla lettera della lettrice Brunella.
Il testo pubblicato è l’esatto contrario di quel che penso.
Immagino che la lettrice, come molti altri, abbia dei dubbi
sull’istituzione della confessione come sacramento, dato che Gesù - per
quanto sappiamo - non ha mai confessato peccatori come oggi, in modo
auricolare. Non sono un esperto del problema. Ma ritengo che la fonte
del sacramento sia attestata nel Vangelo di Matteo (18, 15-18) in cui
Cristo dice a Pietro, come capo della Chiesa:
«In verità vi dico che qualunque cosa legherete sulla terra, sarà
legata anche in cielo; e qualunque cosa scioglierete sulla terra sarà
sciolta anche in cielo».
Si capisce che per l’uomo moderno, la confessione auricolare è sgradita.
Colpisce il suo orgoglio, lo umilia.
«Dio sa già i miei peccati, perchè devo dirli al prete?», e così via.
Conosciamo gli argomenti.
Non posso che rispondere ricordando come la pensava il teologo che stimo di più: padre Pio da Pietrelcina.
Ecco qui, alcuni passi tratti da ricordi personali di gente che si è confessata con lui:
«La Confessione impegnava Padre Pio per molte ore della sua
giornata. Egli la esercitava con visione introspettiva e non lasciava
al penitente adito ad ambiguità. Non era possibile mentire a chi vedeva
nell’anima. Spesso, di fronte ai penitenti più emozionati, era lo
stesso padre Pio che elencava i peccati commessi dal penitente. Padre
Pio invitava alla Confessione, chiedendo di farvi ricorso, al più
tardi, una volta alla settimana. Egli diceva: ‘Una stanza, per quanto
possa essere rimasta chiusa, necessita di una spolverata, almeno una
volta alla settimana’.
In questo Padre Pio era molto esigente, egli esigeva una conversione
vera e propria e non transigeva coloro i quali si recavano al
confessionale per la sola curiosità di vedere il frate ‘Santo’.
Un confratello raccontava: Un giorno padre Pio negò l’assoluzione ad un
penitente e poi gli disse: ‘Se vai a confessarti da un altro, vai
all’inferno tu e quell’altro che ti da l’assoluzione’, come a dire,
senza proposito di cambiare vita si profana il sacramento e chi lo fa
si rende colpevole davanti a Dio.
Spesso infatti Padre Pio trattava i fedeli con ‘apparente durezza’ ma è
altrettanto vero che lo stravolgimento spirituale che quel ‘rimprovero’
procurava alle anime dei penitenti, si trasformava in una forza
interiore a ritornare da Padre Pio, contriti, per riceverne la
definitiva assoluzione.
Un signore, tra il 1954 e il 1955 andò a confessarsi da padre Pio, a San Giovanni Rotondo.
Quando terminò l’accusa dei peccati padre Pio chiese: ‘Hai altro?’ ed egli rispose, ‘No, padre’.
Il padre ripeté la domanda: ‘Hai altro?’. ‘No, padre’. Per la terza
volta padre Pio gli chiese: ‘Hai altro?’. Al reiterato diniego si
scatenò l’uragano. Con la voce dello Spirito Santo padre Pio urlò:
‘Vattene! Vattene! Perché non sei pentito dei tuoi peccati!’.
L’uomo rimase impietrito anche per la vergogna che provava di fronte a tanta gente.
Quindi cercò di dire qualcosa… ma padre Pio continuò: ‘Stai zitto,
chiacchierone, hai parlato abbastanza; ora voglio parlare io. E’ vero o
non è vero che frequenti le sale da ballo?’ – ‘ Si, padre’ – ‘E non sai
che il ballo è un invito al peccato?’. ‘Stupito non sapevo che dire:
nel portafoglio avevo il tesserino di socio di una sala da ballo.
Promisi di emendarmi e dopo tanto mi diede l’assoluzione’.
Era evidente in Padre Pio la sua capacità di vedere l’intimo delle anime, illuminato com’era da Dio.
Ciò era abituale in confessione, dove i penitenti si sentivano non di rado ricordare dei peccati non detti.
E se l’omissione era stata involontaria, e si trattava di cose veniali, tutto poi filava liscio.
Ma se era stata fraudolenta e se si trattava di cose gravi i rimproveri
di Padre Pio salivano per così dire alle stelle, tanto erano aspri e
sferzanti, e il più delle volte il peccatore veniva scacciato in malo
modo.
Coram populo, perchè Padre Pio non aveva mezze misure.
L’umiliazione era grande, non tanto per la vergogna di quel ripudio
pubblico, che intimoriva anche gli altri che attendevano il loro turno,
ma il più delle volte per l’orgoglio ferito.
Come si permetteva quel frate di trattare in quel modo una persona umana?
Con quale diritto?
Con quale autorità?
E c’era chi se ne andava sdegnato, giurando che non avrebbe rimesso più
piede in quel posto; salvo poi a ripensarci, anche con l’aiuto di
qualche samaritano che spiegava come stavano le cose, e li guidava e
assisteva per una nuova confessione, con altri sacerdoti se non con
Padre Pio.
Per questi scaccioni in confessione, si vedeva gente piangere dopo.
Un pianto che faceva bene, perchè faceva loro vedere con più chiarezza
tutti i loro comportamenti. Ma anche fuori della confessione spesso in
Padre Pio si rivelava questo discernimento interiore: quando nel mezzo
della folla rimproverava ad alta voce qualcuno, o senza dire nulla
ritirava la mano a chi si disponeva a baciarla, o addirittura passava
oltre nel fare la comunione ai fedeli. C’erano poi le volte che
strapazzava di fronte a tutti una persona, lasciando di stucco gli
altri.
E c’era sempre un motivo, che in genere sapeva solo il malcapitato».
Padre Pio voleva salvare le anime.
Per questo era così duro, per scuotere le coscienze indurite e sorde.
Sapeva che un solo peccato non confessato, o confessato senza
pentimento e senza vera volontà di non commetterlo più, bastava a
dannare un’anima per sempre.
Vorrei aver potuto confessarmi da lui; certo mi avrebbe scacciato.
Quante confessioni cattive e imperfette, che egli considerava come sacrileghe!
Ma ha ragione lui.
Maurizio Blondet
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