
Gli «attivi morti» gravano sulle economie del G7, ex «società del benessere» senza capitale e valori «reali» a differenza di Cina e India, gli unici a poter praticare il keynesismo.
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Una quantità di analisti ed economisti al servizio di Wall Street sta spargendo ottimismo sul collasso della finanza globale.
Sì, è una crisi, ammettono gli uni: ma sarà una crisi a «V».
Il che significa: tanto più rapido il crollo, tanto più veloce e aguzza la ripresa (e il rincaro delle azioni sui mercato occidentali).
Altri dicono: sarà una crisi a «U», profonda, e la ripresa un po’ meno rapida.
Pochissimi sussurrano che lo scoppio della bolla finanziaria ci darà una economia a «L» - che crolla verticalmente e resta orizzontale al punto zero, ma questi non sono molto citati dai media.
Nulla di nuovo.
Simili ottimismi erano correnti anche dopo i collassi borsistici del 1929.
La depressione durò fino al ‘39.
Se ne prende gioco Chan Akya, economista anglo-cinese( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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