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«Si commosse profondamente»

Stefano Maria Chiari    20 marzo 2008
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Leggiamo dal capitolo 13 del Vangelo di San Giovanni.
In quel tempo, mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse.
Il dettaglio è meraviglioso (lo riporta san Giovanni, il discepolo che Gesù amava a significare non preferenza di persone, ma particolare semplicità di cuore del destinatario di tale amore), ci svela l’intima personalità di Cristo, spesso relegato indebitamente da parte nostra in un luogo lontano. Qui, invece, si manifesta la dolcezza autentica della piena umanità di Gesù, che soffre il tradimento di chi ama.

«Amico, per questo sei qui»?
Gli dirà quando Giuda lo consegnerà alle guardie per arrestarlo.
La commozione è profonda; siamo nel contesto della manifestazione massima dell’amore di Cristo; il suo Cuore si effonde al punto di «amare fino alla fine», inventando un modo unico e perenne che consenta ai suoi di potergli stare vicino sempre, di adorarlo, accompagnarlo, fino a cibarsi di Lui.
Un amore vero da scoppiare in sangue, ma un amore incompreso, abbandonato, lontano dal cuore
di colui al quale è rivolto.
L’ingratitudine sarebbe sopportabile per Gesù, ma la piena consapevolezza di tutte le conseguenze estreme di quel gesto, rende il dolore della sua anima traboccante di lacrime; vede la malizia
di un peccato che porta alla morte chi lo compie, tanto che ebbe a dire: «sarebbe meglio non fosse mai nato»!
Ma i dettagli sono molti e meravigliosi.
Proseguiamo.

Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù.
Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di’, chi è colui a cui si riferisce?».
Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?».
Rispose allora Gesù: «E’ colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò».
E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone.
E allora, dopo quel boccone, Satana entrò in lui.
Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto».
L’immagine, immortalata dall’arte, è simbolo apice della tenerezza di Cristo verso il discepolo, il quale, parafrasando Evagrio, così impara a conoscere il Mistero dell’amore e la profondità delle altezze teologiche; insegna che l’intimità con Cristo è la vera chiave della sapienza; ed insegna ancora che tale intimità suppone una piena fiducia, un colloquio amoroso con l’amato, una confidenza verace.

E’ lui infatti al quale viene rivelata l’identità del traditore; sarà ancora lui, dopo la resurrezione, a riconoscere Gesù nella bruma del giorno che nasce, mentre dalla riva interroga i pescatori.
Ora come allora, San Pietro coglierà da lui tale messaggio; ciò è segno del fatto che nella Chiesa la voce profetica accompagna e deve accompagnare sempre la missione del sacerdote.
Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri.
Preso il boccone, egli subito uscì.
Ed era notte.
Quand’egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire».

Nessuno comprende davvero il mistero di dolore di Cristo, l’abisso oscuro al quale volontariamente sottomette la propria anima, per guarire da dentro il male dell’uomo, annientandolo alla radice; resta un segreto che solo l’orante vero sa in certo modo cogliere, ma a cui nessuno può accedere senza essere introdotto dalla mano dell’Altissimo.
I discepoli sono chiamati, ma la loro distrazione, le loro preoccupazioni per il quotidiano incedere della vita tarpano le ali dello spirito, che così non può decollare verso le altezze da cui possa cogliere ogni cosa ed ogni perché e comprendere le esigenze del cuore di Cristo.

C’è troppo «io» nel pensiero degli apostoli impauriti.
Un «io» che li farà ribellare alla verità di Gesù: «non potete venire con me»!
Cristo ha preparato i suoi, ma forse solo San Giovanni ha compreso un pochino di quello stava
per accadere, tanto che sarà per loro «motivo di scandalo».
Fuggiranno tutti.
Ma l’«io» si ribella.
No, non si accetta la verità del proprio essere peccatore, il limite al quale occorre soggiacere per prendere il volo verso la Verità di Cristo.
San Pietro insegna all’uomo sia quando ama sia quando pecca.
Mistero dell’onnipotenza divina.

Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?».
Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».
Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!».
Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».
Darai la tua vita?
Quanto spesso la boria di chi si sente «a posto» davanti a Dio, chi, come il fariseo, digiuna due volte la settimana, paga le decime e ringrazia Dio di non essere come i peccatori, la presunzione
di sentirsi compiuti, perfetti, arrivati, soffre l’imbarazzo della verità, scontando il fallimento
di un dolore, di una contraddizione, di un prova anche se piccola; tutti ardenti di carità, sempre pronti a mandare all’inferno il primo che ci insulti.
Cosa vale più di tutto, quindi?

Riposare sul petto di Gesù, con quella naturalità che solo i piccoli sanno avere, quando cercano protezione o affetto dai genitori.

Stefano Maria Chiari


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Commenti : (14)
Alberto
Padova , marzo 20, 2008 09:16

Allora il destino dei discepoli come quello dell`uomo in generale e` gia` segnato? a prescindere dai nostri sforzi?
Dio ha gia stabilito chi entrera` nel Regno, e chi sara condannato?....
Oppure vige il libero arbitrio, per il quale tutte le nostre azioni buone o cattive sono ispirate esclusivamente da noi stessi?!
E se Dio intervenisse solo talvolta con le Sue Opere, allora vorrebbe dire che il resto dell`umanita` rimane abbandonata a se` stessa?!
So che e` il Vangelo e` la Verita`..ma non trovo un filo logico...



orsola
... , marzo 20, 2008 10:40

" e dopo quel boccone satana entrò in lui"-Allora Gesù ha bisogno si satana per mettere alla prova noi uomini e far sì che il suo disegno si compia?Lui messo alla prova ,dallo stesso satana, nel deserto,l`uomo deve essere messo alla prova per avviccinarsi a Dio!Com`è difficile capire la mente di DIO!


Stefano Maria Chiari
roma , marzo 20, 2008 10:41

Il destino non è segnato. Quello che più conta è vivere consegnati a Cristo, fidarsi di Lui; così ci porterà dove neppure immaginiamo.


mario
saviano , marzo 20, 2008 10:41

per alberto: vige sempre la libertà di scelta; ma dio legge nei nostri cuori e nelle nostre menti, e se vogliamo "fregarlo" scegliendo il male, sta certo che se ne accorgerà per tempo!


Alberto
Padova , marzo 20, 2008 11:21

Ma la fiducia in Lui e` Lui che ce la da`? o siamo noi, che da soli dobbiamo trovarla?....


alessandro
milano , marzo 20, 2008 11:24

Egr. dott.,
ma la possibilità che sia stato preso davvero alla lettera, cioè che si tratti di un caso di antropofagia lo ha mai preso seriamente in considerazione nei suoi studi? Erano altri tempi e un tale gesto avrebbe potuto avere molteplici significati e valenze a noi oggi incomprensibili



Martino
Udine , marzo 20, 2008 12:00

Satana è da sempre sulle orme delle nostre debolezze, per ispirare disperazione e dissoluzione; nel caso di Giuda, se prima il Nemico era ancora contrastato dalla presenza di Gesù al fianco dell`apostolo, dal momento che ci descrive Giovanni non ha più ostacoli nel disporre dell`uomo a suo piacimento, fino a fargli vendere Gesù.
Certo rimane la domanda: dunque era già "scritto" chi avrebbe tradito il Maestro? Oppure solo che Gesù avrebbe sofferto la morte, per far risplendere la Grazia e la Misericordia di Dio verso l`uomo? Sbaglio o le Scritture parlano già del "figlio della perdizione"? Quindi per lui la fine era già segnata?

Quanto alla necessità della prova, io penso che senza la prova non sapremmo cogliere nemmeno lontanamente la portata della misericordia di Dio, che ci rialza dopo ogni caduta. E così Gesù, affrontando con tutta la sua umanità la tentazione, arriva alla piena comunione con Dio, all`affidamento totale che culminerà nelle sue parole: "Padre, se è possibile, passi da me questo calice; ma sia fatta la tua, e non la mia volontà".



alberto
pisa , marzo 20, 2008 13:13

per mario: che senso ha ciò che dici?
tu davvero pensi che gli uomini vogliano "fregare" Dio, scegliendo il male? E poi dici, con terrorismo psicologico, ma Dio legge nei cuori e nelle menti! Dio allora avrà letto anche nel tuo cuore e nella tua mente e pensi che avrà sempre trovato Grazia e purezza di pensieri?
E poi non pensi alla debolezza della carne, all`azione demoniaca che disturba l`anima ispirando brutti pensieri e di conseguenza brutte parole ed opere? Non hai letto le dinamiche spirituali drammatiche di tutti i santi? ma che vai dicendo? sii più umile e non giudicare



Alberto
Padova , marzo 20, 2008 13:28

Ma allora, se e` il diavolo che fa commettere certe azioni, non ne abbiamo colpa noi....in teoria...giusto???


Luca
Roma , marzo 20, 2008 18:11

cioè fammi capire, se uno ha dei pensieri che vanno oltre i principi cristiani subisce l`azione e l`influenza demoniaca?
Quindi chi magari ha dei pensieri erotici, faccio per esempio, si trova a pensarli in quanto spinto dall`azione del malvagio? Non sarà che se li pensa è lui a farlo in virtù del fatto che è spinto da istinti? Tu parli di debolezza della carne, ma questa debolezza della carne è inutile imputarla al diavolo che ne approfitta, va imputata all`uomo che sceglie. Se uno vede un film porno non è che è stato tentato dal diavolo, ma perchè ha scelto per suo istinto e piacere. Sul fatto che istinto e piacere siano poi suggeriti dal diavolo non mi trovi d`accordo, perchè per me si tratta sempre di una dimensione istintuale dell`uomo.



gabri
empoli , marzo 20, 2008 19:02

@ alberto
Gentile Alberto, credo che il problema di Giuda sia il peccato contro lo spirito.
Dopo avere tradito il Signore, l`Iscariota ha deciso di rinunciare a chiedere il suo perdono e si suicidato.
Questa non fiducia nella misericordia di Nostro Signore ci訲 che lo ha perduto.... non il peccato di tradimento in s
Almeno credo....
Che ne pensi?
Un saluto a tutti



Gabri
Empoli , marzo 20, 2008 20:54

Si pero` allora mi chiedo perche` non abbia chiesto perdono e si sia suicidato? E` sempre stato il diavolo che era in luia farlo suicidare? o e` stata una sua scelta? perche` nella prima ipotesi allora non e` stata colpa sua, nella seconda non e` stato il diavolo a fagli tradire Gesu`....
Guarda Gabri, proprio non riesco a capire...
Logicamente non sto mettendo in discussione niente della dottrina cristiana, era solo per cercare un filo logico..



Sara
Livorno , marzo 20, 2008 23:47

Ragazzi la questione è una sola e si chiama AMORE.Se l`amore verso nostro Signore è forte vince su tutto sia sulle pulsioni istintuali che sulle tentazioni demoniache...Non c`è differenza è il cuore che deve essere puro o almeno cercare di esserlo...


alberto
pisa , marzo 20, 2008 23:55

a luca di roma: chi ispira la concupiscenza? forse il povero uomo? suvvia! non incolpiamo sempre l`uomo, ma siamo misericordiosi con la nostra debolezza...



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