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La globalizzazione del cibo ha assunto aspetti paranoidi. Dal 2012 o anche prima tutti i voli cargo che portano merci in e dall’Europa al mondo saranno inclusi nel meccanismo dei Protocolli di Kyoto. Dalla Francia una precisa indicazione: “esautorare  Bruxelles e portarsi verso l’autosufficienza alimentare”.

Arriva l’autarchia. Per forza.

Maurizio Blondet    28 aprile 2008
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Michel Barnier, il ministro francese dell’Agricoltura, s’è preso una velenosa reprimenda dal Financial Times: «Vuole consolidare l’autosufficienza alimentare dell’Unione Europea»,
si scandalizza l’organo ufficiale del dogma liberista, «e persino esorta i Paesi in via di sviluppo a fare altrettanto. E’ la lezione sbagliata che trae dalla crisi globale alimentare» (1).

La lezione giusta, per il Financial Times, è ovviamente: abolire tutti i dazi, intensificare il commercio planetario di prodotti agricoli e di allevamento. Aumentare la dipendenza dall’estero, insomma.

La minacciosa lezione può sembrare giunta nel momento sbagliato, ossia quando il greggio ha superato i 120 dollari il barile e, per l’OPEC, può facilmente arrivare a 200, rincarando tutti i trasporti e la stessa produzione agricola alla fonte, dato che  rincara anche il costo della manovra dei trattori, quello dei concimi chimici, e persino il calore nelle serre. D’altra parte, la casta sacerdotale del liberismo finge di dimenticare che già oggi l’Europa è il primo importatore mondiale  di alimenti, e il suo import è cresciuto del 20% negli ultimi cinque anni.

La metà dei piselli che l’Europa consuma vengono dal Kenia. La Spagna importa limoni dall’Argentina, mentre i limoni che la Spagna produce spesso non vengono raccolti perchè il loro costo «non è competitivo». La  Spagna, già grande esportatrice di frutta e primizie dalle sue serre nel sud, di recente è stata spiazzata  nei mercati dalle produzioni di Marocco ed Egitto, diventati i massimi fornitori di verdure fresche all’Europa centrale, grazie ai minori costi della manodopera e a trasporti migliorati: anni fa, un pomodoro marocchino ci metteva dieci giorni a raggiungerci, ora quattro.

L’Italia è diventata il più grande fornitore mondiale di kiwi, che esporta in tutto il mondo quando la Nuova Zelanda (in cui il kiwi ha origine) è resa improduttiva dall’inverno attuale; intanto, importa pomodori in scatola persino dalla Cina. La globalizzazione del cibo ha assunto aspetti paranoidi.

L’Inghilterra esporta ogni anno, ci si creda o no, 15 mila tonnellate di cialde dolci (waffles, quella semplice pasticceria che nei Paesi anglofoni si mangia con la melassa), e ne importa altrettanti, delle stesse waffles, da ogni parte del mondo. Le ditte inglesi mandano persino ogni anno 20 tonnellate di acqua minerale in Australia, e  comprano ogni anno dall’Australia una pari quantità di acqua in bottiglie.

Il merluzzo pescato in Norvegia viene spedito in Cina per essere  eviscerato e ridotto a filetti, e magari salato e asciugato, e torna poi in Norvegia da cui, detratto il consumo locale, viene di nuovo esportato in tutto il mondo. Ciò perchè, sulla carta, lavorare il merluzzo in Norvegia costa 2,70 dollari al chilo, e solo 46 centesimi in Cina.

Ma non sempre la «convenienza» (sfruttamento di manodopera a basso costo) è così evidente. Basta aver osservato per qualche ora il passaggio di frontiera a un valico alpino per accorgersi del viavai, su TIR fumosi e rumorosi, delle stesse merci nelle due direzioni: scendono da noi maiali che compriamo dalla Germania, salgono a nord camion di maiali vivi che la Germania compra da noi. La saggia decisione - ognuno si tenga i suoi maiali, come già facciamo per i politici - non sfiora nessuno.

Fino ad  ieri, almeno, perchè ora l’eurocrazia di Bruxelles sta pensando di  mettere un limite a questo bizzarro e superfluo viavai di carichi nel mondo. Naturalmente, per la ragione sbagliata: ridurre le emissioni.

Bruxelles ha ordinato alla Oxford University uno studio per calcolare a quanto ammonti il «costo ambientale» di portare per nave ed aereo waffles e pomodori, uva fresca e kiwi da una parte all’altra dell’emisfero (2).

I kiwi della ditta italiana Sanifrutta ci mettono 18 giorni per raggiungere gli USA, 28 per il Sudafrica e un mese per la Nuova Zelanda (eh sì, i neozelandesi vogliono mangiare i loro kiwi fuori stagione). Quanto contribuisce questo  trasporto all’effetto-serra? Solo il 3%, ha dovuto ammettere Oxford. Ma che diventa di più se si tiene conto delle refrigerazione, grande consumatrice di energia. Poco o molto, non importa. Quando gli  eurocrati vedono un problema, la loro decisione di complicarlo è inarrestabile.

Dal 2012 o anche prima - hanno deciso - tutti i voli cargo che portano merci in e dall’Europa al mondo saranno inclusi nel meccanismo dei Protocolli di Kyoto. Il che significa che dovranno comprare, per l’inquinamento che generano, «permessi» dalle ditte o nazioni che hanno «crediti ambientali».

Il sistema di Kyoto è di per sè mostruosamente macchinoso. Gli eurocrati, avendo deciso di accorciare la catena dei rifornimenti per la ragione sbagliata (non l’autosufficienza alimentare in Europa, bensì  ridurre l’effetto-serra), lo rendono cervellotico fino all’inapplicabilità.

Come misurare, infatti, il «debito» di emissioni da far pagare? La distanza che una tonnellata di carne o verdure percorre per arrivare sulle nostre tavole non è di per sè, è stato obiettato, in proporzione diretta all’inquinamento.

La frutta prodotta in Kenia e portata in Europa consuma meno energia di quella prodotta localmente, perchè là non c’è bisogno di serre riscaldate. La Nuova Zelanda (così lontana, poveretta, dai mercati) fa notare che per noi è meglio comprare i suoi agnelli e le sue verdure estive quando da noi è inverno, perchè servendoci da loro risparmiamo sulla refrigerazione, cui saremmo obbligati se volessimo conservare per mesi mele e cosciotti nostrani.

Per fortuna, tra le elucubrazioni e i ponzamenti, nelle teste (di legno) eurocratiche è albeggiata  anche la soluzione semplice ed autentica. Quale?

Si sono accorti che se conviene portare pomodori dalla Cina in Italia, è perchè i carburanti navali ed aerei per questi trasporti internazionali costano troppo poco. E non è questo un fenomeno naturale. E’ l’effetto di precisi trattati internazionali.

Nel 1944, per sostenere le proprie compagnie aeree, gli Stati Uniti imposero una Convenzione Mondiale sull’Aviazione Civile, firmata a Chicago: in base alla quale il kerosene per i trasporti cargo internazionali (ossia che passano una o più frontiere) sono completamente esenti da tasse, tributi e accise. Ovviamente anche le navi comprano il carburante - a tonnellate - in totale franchigia.

Insomma: i nostri camionisti nazionali pagano il diesel come Chivas Regal, caricato di imposte, balzelli e accise, mentre gli armatori navali globali restano esentasse, e lo pagano come acqua. Un’Europa che ha abolito il duty free negli aeroporti, avida di  porre tasse su una stecca di Marlboro, negli stessi aeroporti riempie i serbatoi di enormi Boeing di carburante duty free.

La soluzione sembra a portata di mano: tassare il carburante dei cargos, marittimi e terrestri, e si ridurrebbe il fantomatico effetto-serra e insieme (ma senza intenzione) la «convenienza» di far girare nel mondo freneticamente maiali e kiwi, piselli e merluzzi. Con un incentivo (involontario) alla preferenza nazionale, o europea. Meglio mangiare i prodotti che sono nati vicino a noi.

La semplicità della soluzione però è solo teorica. Bisogna convincere il mondo ad abolire la Convenzione di Chicago, e naturalmente i grandi esportatori emergenti non ci vogliono sentire.

La Commissione s’è imbarcata - è il caso di dirlo - in una  trattativa con l’organizzazione armatoriale mondiale, la International Maritime Organization, allo scopo di «studiare insieme varie alternative per ridurre i gas-serra»: messa così, è ovvio che la trattativa può durare secoli, senza che gli armatori si lascino indurre volotariamente a comprare carburante tassato.

La tassa, poi, dovrebbe essere globale, ossia applicata da tutti i paesi... cosa più irrealistica di ogni altra utopia che dalla Rivoluzione del 1789 allo stalinismo abbia mai schiacciato l’Europa. Alla fine, a decidere sarà il puro e semplice rincaro del greggio. A 200 dollari il barile, anche il merluzzo diverrà convenientemente baccalà in Norvegia. A questo punto, l’autarchia sarà  imposta dai fatti.

Dovremo tornare a produrre le nostre granaglie e il nostro latte. Ma quando avverrà, bisognerà sottrarre la PAC (Politica Agricola Comunitaria) a questi eurocrati che l’hanno avuta in mano per mezzo secolo  a nostro estremo danno.

Le euroteste hanno speso un fiume di miliardi di marchi ed euro per ottenere insieme scopi contraddittori: «salvare» l’agricoltura europea e «modernizzarla» ossia industrializzarla ossia espellere le piccole imprese, aumentare l’interdipendenza intra-europea, ridurre i surplus e mantenere gli agricoltori a curare il «paesaggio», favorire l’Olanda sull’Italia (sempre mal rappresentata a Bruxelles) ed ogni altra lobby con accessi privilegiati (leggi: promuovere gli OGM), fare un po’ di protezionismo ma senza farsene accorgere... tutto questo ha prodotto disastri, e qui bisogna dar ragione al  Financial Times.

Basta ricordare gli anni non lontani in cui, dopo aver sussidiato gli agricoltori perchè aumentassero il numero di bovini, la Comunità ha sussidiato gli agricoltori perchè uccidessero i bovini. Nel frattempo, multava l’Italia perchè produceva  «troppo» latte, mentre l’Italia  importava metà del suo fabbisogno di latte e derivati. Ciò mentre l’Olanda produceva latte a volontà e ne esportava, essendo i suoi costi minori per il seguente motivo: le sue vacche non pascolavano, del resto l’Olanda non ha terreni, ma chiuse in gabbioni davanti ai grandi porti olandesi, venivano ingozzate con panelle di soia appena scaricate dalle navi giunte dall’altro lato del mondo.

Ecco: questa non è l’agricoltura di cui l’Europa ha bisogno per i decenni di crisi e rincari che ci attendono. Essa deve essere guidata da uno scopo strategico, limpido e dichiarato: l’autosufficienza alimentare, come dice il ministro Barnier. Proprio per questo, dovremmo esautorare  Bruxelles.

O almeno aggirarla. Come fece il filosofo Vittorio Mathieu - la cui moglie è una allevatrice piemontese - che osò aggiungere una stalla-modello a quella azienda agricola, proprio negli anni in cui altri ricevevano incentivi per l’abbattimento di vacche.

Mathieu proclamò che la sua nuova stalla era stata concepita per produrre  letame. «Il latte è solo un sottoprodotto (by-product) del letame», un sottoprodotto accidentale e non voluto (3). Difatti, non pensava di vendere il latte, «il cui prezzo continua a calare», mentre «per il letame i clienti si prenotano mesi prima, telefonano di continuo per sollecitare, vengono di lontano a caricare essi stessi, pagano in anticipo».

Nell’ironia swiftiana, il filosofo-coltivatore aveva colto una verità: i veri agricoltori avevano constatato, e da anni, che coi concimi chimici il terreno s’induriva, e l’aratura richiedeva un maggior consumo di gasolio dei trattori; il letame organico naturale, sottoprodotto delle vacche da latte, era davvero molto richiesto.
Ma questa è un’altra storia.




1)
«Barnier’s barriers», Financial Times, 28 aprile 2008, commento non firmato. «The global food crisis should actually be a good opportunity to reform agriculture by lifting farmers off subsidy and tariff protection and getting global markets to work better. But though some emergency policies are going in the right direction - developing countries cutting food tariffs and the EU dropping its ‘set-aside’ policy of paying farmers not to grow food - many of the longer-term policy responses being mooted would make things worse. Raising tariff walls yet higher is one such. Trade barriers provide a disincentive to developing countries to invest in agricultural production and export capability by removing a potential customer. Access to international markets raises incomes, often by several hundreds of per cent, for poor farmers. Cutting off that source of income reveals the emptiness of France’s conception of itself as a country that truly cares about the developing world. This is not just a bad idea. It is a potentially lethal one. It should be discarded».
2) Elisabeth Rosenthal, «Environmental cost of shipping groceries around the world», New York Times, 26 aprile 2008. «Europe is poised to change that. This year the European Commission in Brussels announced that all freight-carrying flights into and out of the European Union would be included in the trading bloc’s emissions-trading program by 2012, meaning permits will have to be purchased for the pollution they generate».
3) Vittorio Mathieu, «Il letame nella politica internazionale», in «Elzeviri Swiftiani»,  Spirali, 1986, pagina 41.


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Commenti (39)add comment
Cosimo
Brindisi , aprile 29, 2008 00:09

La storia del letame è fantastica. Anzi no, è reale.
Mi domando cosa succederebbe se da un giorno all'altro i trasporti a lungo raggio si dovessero fermare. Sarebbe la carestia?



Massimo
CN , aprile 29, 2008 00:15

Egregio Direttore sarà l'ora tarda ma mi sfuggono dei particolari
Come intende tutelare le nostre aziende esportatrici , già fragili , che cercano il naturale sbocco all'estero vista la concorrenza e le condizioni del mercato nazionale ?.
Nella mia zona vedo aziende che investono (come la sopracitata Sanifrutta) e sono rare eccezioni ormai. Ci si indebita per decenni senza certezze. Si scommette (perchè orami è un azzardo ) sulle attività familiari, si sputa sangue , si lavora giorno e notte , si dà lavoro , si alimenta un settore strategico come l'agricoltura (che invece viene mal sostenuto dalle politiche comunitarie).

Meritano queste aziende strozzate dai mutui , da tassazioni scellerate e dal mercato schizofrenico ,di essere considerate sempre per ultime?

grazie cordiali saluti



Alberto Scarcella
Sassari , aprile 29, 2008 01:35

Sacrosanto. Non esiste nessuna giustificazione per questo modo di procedere. Se un paese è in grado di produrre qualcosa la deve produrre innanzitutto per se stesso, e poi la esporterà verso i paesi che non sono in grado di soddisfare la propria domanda.
In nome del profitto economico si stanno mettendo in atto le peggiori stronzate che la mente umana sia in grado di concepire, e tutti questi burocrati che si rotolano nella braga delle complicazioni non arrivano a capirlo.
Comunque la cosa che più mi insospettisce è che nonostante l'illogicità e irrazionalità assoluta di questo modo di fare si continui imperterrito, col il risultato di aumentare sempre più il costo dei beni di prima necessità.

Se questo non risponde ad una precisa strategia allora non so spiegarmelo altrimenti.



Rodolfo
... , aprile 29, 2008 05:59

Non va dimenticato che il "libero mercato" non e' il fine, ma il mezzo, per arrivare ad un governo mondiale. Che sia "puro", o meno, importa poco a chi sa dove deve arrivare. I puristi, come gli anglosassoni citati, non sono meno fanatici di quanto non lo fossero i socialisti sovietici poco prima della demolizione controllata dell'URSS. Non e' il loro parere che conta. In questa luce e' piu' facile capire il perche' di un comportamento tanto illogico. Si tratta della realizzazione di un grande progetto ideologico-politico che si serve del mercato come minimo comun denominatore. In realta' la finanza che conta non ha alcuna intenzione di liberalizzare alcunche'.


Luciano
Pescara , aprile 29, 2008 06:20

TACCHINO TOUR
sentite questa :
C'è un grosso allevamento di tacchini nella mia zona , seguite il giro :
-l'allevamento consuma mangimi che provengono dalla zona di Bologna ;
-una volta adulti, i tacchini vivi vengono inviati alla macellazione in quel di Bologna ;
-Poi una volta ammazzati, le carcasse vengono di nuovo rispedite ad un'azienda Abruzzese che provvede alla lavorazione ( disosso );
-infine, le carni lavorate vengono di nuovo spedite ai mercati generali all'ingrosso di Milano per la commercializzazione.
Tutto a circuito chiuso, una specie di "Tacchino Tour".
Chissà quanto gasolio va consumato per far girare questo meccanismo allucinante.



kir
... , aprile 29, 2008 07:44

diceva Albert Schwaitzer " L'uomo ha pesro la capacità di prevedere e prevenire il futuro, andrà a finire che distruggerà la terra" .

la demenza umana non ha più limiti.

quanto a capacità di prevedere e prevenire basti pensare a chi fà un mutuo o accede a un credito al consumo . mi chiedo che capacità ha, di analisi ,di previsione del rischio ,a 10 anni per esmpio ????

figuriamoci poi per le merci, con che benzina o gasolio ,potranno mai girare tra dieci anni ???

la nostra visione del mondo prevede al massimo un oriizzonte di sei mesi , sai che allegria, in un mondo li diplomati e laureati!

saluti.



LUCA
veneto , aprile 29, 2008 08:15

prepariamoci a pagarne le conseguenze :(:(:(


lorenzo mattioli
per massimo , aprile 29, 2008 08:34

se non esporti non importi neppure


Rudolf
Pavia , aprile 29, 2008 09:30

Se il buon senso manca agli euro-burocrati, o meglio se gli euro-burocrati seguono strategie contrarie all'interesse delle popolazioni europee, dovremmo essere noi stessi a pensare al nostro bene. Perchè non comprate solo frutta e verdura e prodotti alimentari italiani (tranne ovviamente quei prodotti che non produciamo)? Io sarò un rompiscatole, ma cerco di comrare nei piccoli negozi e chiedo sempre la provenienza dei prodotti che acquisto. Quando nella grande distribuzione non trovo il prodotto italiano che cerco, chiedo sempre spiegazione al responsabile del reparto e gli faccio presente che se non è italiano non lo voglio. Certo mi gurdano come fossi scemo o rompipalle, ma un simile atteggiamento da parte di una massa critica può essere secondo me vincente.


Miry
Roma , aprile 29, 2008 09:37

oltre tutto questo gran casino.. che mi lascia basita, letteralmente scioccata (nn avevo percezione della "grandiosità" della situazione) un' altra domanda sorge spontanea:
ma cosa mangiamo?



PIERO61
genova , aprile 29, 2008 09:48

Autarchia. Amicizia con tutti, ma fuori dalla UE e dalla nato. Ognuno torni a produrre i suoi prodotti e li scambi con quelli che non può coltivare. Noi siamo una nazione che avrebbe dovuto incentivare l'agricoltura, il turismo culturale e di massa, l'allevamento di bestiame e industrie alimentari/tessili/artigianali.
Invece dopo la II GM si è (forzatamente) grazie ai comunisti, voluto industrializzare e devastare l'ambiente e soprattutto le menti degli uomini e delle donne riducendoci ad uno stato di materialismo abietto e senza via di uscita.
Se dove abito io (nell'entroterra genovese) persone di 80/85 anni vanno ancora nei campi all'alba e tengono gli animali una ragione ci sarà pure.
Dovreste vedere i loro visi e i loro occhi : sereni, felici e fieri.
Confrontateli con le persone che abitualmente vegetano nelle aree urbane : frenetiche, nevrotiche, senza cervello
pieni di demenze tecnologiche che non servono a niente ma che per loro valgono di più di una cassa di piselli o di un chilo di pane.
Io con mia moglie, i bimbi e mia suocera
coltiviamo la terra degli avi di mia moglie e, in parte, siamo autosufficienti di frutta, verdura, conserve, marmellate, legna da ardere;
avete mai bevuto il caffè fatto sulla cucina economica(a legna)?
Quanto andrò in pensione(trichet permettendo) abbiamo intenzione di tenere anche qualche animale.
L'agricoltura è stata volutamente trascurata perché coltivando i campi usi il cervello in modo positivo, e vivi una vita spirituale in sintonia con il creato e quindi con Dio e questo agli eurocrati/massoni non piace, l'uomo deve essere una bestia affamata di I-pod e idiozie similari.
Un saluto a tutti voi e, a lei Direttore. Che Dio vi benedica.



Domenico
Sanremo , aprile 29, 2008 09:58

Il kiwi veramente e di origine cinese,
ma furono i nuovi zelandesi a commerciarlo,
il suo nome deriva da un uccelo nativo della nuova zelanda che ha perso l'abilita di volare e ha un lungo becco.
Il commercio e trasporto e disegnato dalle multinazionali affinche tutto passa dalle loro mani, le mutinazionali anche comprono aziende locali per poi chiuderle dopo pochi anni,per importare la merce da loro controllata.



Paolo Piano
Modena , aprile 29, 2008 10:22

Egregio Direttore, è una delizia leggere questi articoli nel momento in cui tutte le più fosche profezie si stanno finalmente avverando. Le difficoltà e le privazioni (ma per un uomo giusto, ben poco di quello che abbiamo oggi rappresenta un bene fondamentale, la cui privazione debba dare sofferenza) lasceranno poi il posto ad un mondo migliore, ad una civiltà finalmente legata alla terra, in cui i velenosi frutti del 1789 finiranno una buona volta in discarica. Avanti così, siamo tutti con Lei, vada avanti e non ci risparmi nulla; siamo pronti a quello che il volgo chiama "il peggio"!


Ming Tzu
seul , aprile 29, 2008 10:52

Perche`allora le compagnie di crociera,costa,msc e altre ed anche quelle aeree fanno pagare tanti soldini in piu`con la scusa carburante?Fregature organizzate e garantite per legge ai danni dei soliti annoiati,depressi ,frustrati consumatori?


pierfrancesco palmisano
Bari , aprile 29, 2008 11:11

Anche Silvio oggi ha detto: "la UE non rompa le scatole, che se mi gira statalizzo Alitalia!"... buoni segnali, speriamo bene!

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=258264



miguel
livigno , aprile 29, 2008 11:39

Può essere che si torni a coltivare la nostra terra,tutti , giovani e vecchi.
Oggi l'autoconsumo esiste ormai in poche realtà provinciali e a praticarlo sono solo gli over 50, figli di un'altra generazione.
La speranza è che, stretti dalla necessità, tornino a farlo anche i giovani e mollino I-pod e TV.Ma ci sono alcuni problemi:

1) la mancanza assoluta di volontà di sacrificio, per cui sarà più facile arraffare quanto già c'è anzichè produrlo

2) la scomparsa delle conoscenze tecniche

3) gli OGM, che sottilmente, complice la carenza e le speculazioni, ci verranno a brevissimo prospettati come la salvezza dell'umanità

4) le scie chimiche: chi ci dice che la moria delle api, secondo alcuni funzionale proprio all'introduzione degli OGM, non sia dovuta alla scie e all'elettromegnetismo che esse pare servano a veicolare?
Possibile che mentre gli eurocrati s'affannano sula curvatura delle banane ci si debba affidare a un cantante rock, Piero Pelù, per sentir parlare in TV delle chemtrails (da Fazio, il quale ha mandato subito la pubblicità dicendo di ignorare la questione) ?



TEO
Roma , aprile 29, 2008 11:50

Qualcuno ha detto saggiamente che nell'era agricola i vecchi erano saggi poiché potevano insegnare le leggi naturali che avevano imparato nella loro lunga vita nei campi, nell'era industriale i vecchi sono relitti, spiazzati dalle nuove conoscenze che, peró, non derivano dalla natura ma dalla deriva tecnocratica umana, che crea disarmonia con la stessa natura umana e per questo genera infelicitá, ansia, depressione.



Enrico
Genova , aprile 29, 2008 12:00

Sacrosanto, Direttore, avanti così.
Un saluto a tutti.



Raffaele
Un pianeta sperduto nella Via Lattea , aprile 29, 2008 12:15

Siamo in tanti e dobbiamo farcela a salvare questo piccolo mondo.


Tibberio
Roma , aprile 29, 2008 12:34

Argomento gia´ trattato, ma interssante:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4569



Tao
... , aprile 29, 2008 12:43

i miei più sinceri complimenti al Direttore Blondet , vermente una ottima persona ed a Piero61 di cui condivido ogni parola . Anche io sono tornato a coltivare la terra dei miei avi con sementi antiche ( non ibridi. A proposito lo sapevate che le sementi dei nostri bisnonni sono illegali ?) e sto impararando a confrontarmi con l'affascinante mondo delle api , preparandomi così ai tempi duri che ci attendono






Enzo
Monza , aprile 29, 2008 12:45

Questo articolo è molto attuale, mi auguro che il sistema crolli più presto possibile per poter mettere in atto il ritorno alla natura


aries
... , aprile 29, 2008 13:42

non ho parole ,direttore , quanto ha esposto corrisponde alla realtà .,in FRANCIA c è ancora della gente in grado di pensare , il ministro dell agricoltura francese pensa e riflette, a differenza di casa nostra , mi auguro che dopo tanti anni bui ,di ministri dell agricoltura che non oso giudicare , finalmente arrivi qualcuno con i piedi per terra , e che non conosca solo i gerani del suo davanzale .


Tibberio
Roma , aprile 29, 2008 13:50

Altri dati sull´economia Usa:

www.ansa.it/site/notizie/awnplus/economia/
news/2008-04-29_129172593.html



enrico
bologna , aprile 29, 2008 14:21

Anche io ho cominciato a coltivare l'insalata in vasi sul terrazzo: speriamo che funzioni !
Le sementi, però, le ho comperate al supermercato...
Un saluto a Piero 61.

enrico



giovanni napolitano
Saviano , aprile 29, 2008 14:45

Spero che il nuovo governo Berlusconi, in difesa della produzione agro-alimentare nazionale e locale, sappia imprimere una svolta alle attuali politiche sulla globalizzazione, spinte a tutto gas in totale dispregio della salute e del benessere. Spero anche che venga incentivata la produzione biologica e che vengano agevolate le cooporative agricole che assicurano il passaggio diretto dei prodotti della terra "dal produttore al consumatore". Che venga ridotta questa voracissima filiera della distribuzione, almeno per quanto riguarda frutta, verdura e derivati della terra. Cerchiamo di attivarci tutti affinchè ciò avvenga, anche per valorizzare i prodotti agricoli locali e per incoraggiare i giovani ad amare il lavoro che segue i ritmi della natura.


Phitio
Bologna , aprile 29, 2008 15:06

Ovviamente, riscaldamento globale connesso ad eccessi di Co2 e trasporti dissennati sono due aspetti collegati di un fenomeno unico, e cioe' l'eccesso di energia a basso prezzo con cui ci siamo ingozzati da un secolo a questa parte.

Quando una cosa e' abbondante, il suo valore e' minimo, e lo spreco (che assume la forma di uso inefficiente e di rifiuti a valanga) e' massimo.

Quando costa poco far qualcosa, lo si fara' all'eccesso. E questo vale per le politiche commerciali mondiali.
Ma questo trend non poteva continuare all'infinito, perche' non abbiamo una disponibilita' infinita di energia.
L'energia, quella cosa che sta' alla base di tutte le attivita', e le rende materialmente possibili al di la delle decisioni di come metterle in essere.

Ora l'energia sta iniziando a scarseggiare. I fiotti violenti di energia stanno diventando flussi calmi,e fra qualche anno (eliminando qualche fenomeno convulsivo) diventeranno delle fontane che si sgonfiano di pressione.
Ogni cosa diventere' piu' difficile e costosa. Tornera' il buonsenso, dopo un critico intervallo di panico da crisi di astinenza.

Le assurdita' come far fare 10.000 kilometri a una bottiglia di minerale, o anche fare 50 km al giorno per andare a lavorare, dovranno sparire. E con esse automaticamente, si spera, verra' alleviata la questione climatica.

NON quella ambientale, badate bene. Meno energia, in assenza di metodi piu' saggi ed efficienti, significa al mondo d'oggi piu' fame, guerre e malattia, e devastazione della fertilita' dei suoli.
In italia importiamo il 65% dei cereali, e se anche smettessimo di usare i mangimi da cereale per far crescere polli e buoi, deviandoli verso pasta e pane, avremmo sempre un problema di 20 milioni di persone tagliate fuori.
In italia, con i 75 milioni di persone che ci vivono dentro, l'autarchia alimentare e' semplicemente impossibile. Una utopia peggiore (stando a sentire le opinioni di alcuni) del trattato di Kyoto. Questo DOVETE capirlo.

Autarchia alimentare totale significa accettare 20 milioni di morti. Chi sapra' decidere una cosa del genere?

Abbiamo qualche mostro del calibro di Stalin Hitler Pol-Pot disponibile, in platea? E un seguito di gente della stessa risma ai suoi ordini?

Guardate con onesta' alle cose. Certe affermazioni sono in ultima analisi incubi sanguinosi.

Saluti



giovanni napolitano
Saviano , aprile 29, 2008 15:54

In questo periodo di crisi finanziaria che stiamo vivendo, sarebbe effettivamente auspicabile perseguire l'obbiettivo dell'autosufficienza alimentare, sia in favore della buona salute fisica, sia anche per consentire ai piccoli pensionati di non rubare,per fame, nei supermercati.A tal fine, sarà auspicabile un impegno specifico da parte del nuovo governo che sta per insediarsi. Sarà necesario, altresì, che ciascuno di noi si adoperi per divulgare il sistema di consumi che, riducendo lo scandaloso arricchimento della filiera della distribuzione, favorisca il passaggio "dal produttore al consumatore", come già avviene in alcune zone del nord Italia. Un tale cambiamento incoraggerebbe la produzione nazionale e locale dei prodotti agricoli e suoi derivati e spingerebbe molti giovani ad intraprendere l'attività delle generazioni passate, caratterizzata si da molto lavoro fisico ma, anche da una vita sana, sempre a contatto con la natura.


SILVIO
MILANO , aprile 29, 2008 17:25

Ho sentito parlare di un libro dal titolo : SCHOK ECONOMY E SE FOSSE SOLO LA NUOVA FRONTIERA PER FARE AFFARI ,MAGARI I PIU SPORCHI, MENTRE L'OPINIONE PUBBLICA E' ATTERRITA E IMPAURITA PER BENE , VOLUTAMENTE ??

IN FONDO UN BANDITO CHE SCRUPOLI SI FA?
GLI AFFARI SONO AFFARI!



ludovico
heidelberg , aprile 29, 2008 17:41

eurocrati malati


Rodolfo
... , aprile 29, 2008 17:50

Phitio ha ragione. Probabilmente anche sui numeri delle eventuali vittime di una eventuale carestia. Ma lo sa che insieme alle merci, abbiamo importato circa 15.000.000 di persone? Un sistema autarchico su base nazionale era impossibile gia' all'epoca di Mussolini, quando in Italia si era poco piu' della meta' di ora, ma adesso? Io credo che un ritorno alla economia nazionale non vada inteso in senso radicale. E, probabilmente, s'imporra' nei fatti (come scrive Blondet), non con i piani quinquennali. Percio', le stragi in ossequio del "tanto peggio tanto meglio", mi sembrano fuori luogo. Oltretutto, si spera, che almeno nell' "Unione Europea" possa funzionare qualche meccanismo di solidarieta' interno che, tra l'altro, fa bene a tutte le cosiddette "unioni". Nel caso peggiore, va anche considerato che le vittime saranno piu' italiane che straniere, proprio a causa dell'inabilita' che il "benessere" ha generato nella maggior parte degli italiani. Mi si perdoni il paragone sgradevole, ma credo che, data una nave che affonda, che si chiamasse "Italia", prima, andrebbero salvati gli italiani. Un po' come si fa con le donne e i bambini nei naufragi veri. Buttare a mare i vecchi e gli inabili autoctoni mi parrebbe ancora piu' ripugnante, se possibile. E mentre si discute amabilmente di queste piacevolezze, continuano ad arrivare migliaia di persone al giorno da ogni dove... Anche questo e' un pensiero "reale" al quale sara' necessario tornare.



sergio
... , aprile 29, 2008 19:58

soluzione: liberismo.
via tutte le quote comunitarie e tutti i vincoli, via i dazi, il mercato si regola da sè, meno interventi = meno danni; il mercato è molto più capace di politiche presuntuose e deletere; prima si lascia fare alla "mano invisibile" e prima finiranno i guai



sator
... , aprile 29, 2008 20:02

Cari Rudolf e Piero61,
a voi vada il mio personale plauso ed una stima profondissima.


sator

P.S. "Così vicini, così lontani"



Federico
Udine , aprile 29, 2008 21:21

Che fine ha fatto l'allarme alimentare di qualche giorno fa (lanciato anche tramite il TG1, con indicati circa 100 milioni di possibili "morti per fame"? Tutto finito? Tutto risolto?. Mah....


Marco
Salerno , aprile 30, 2008 12:21

Purtroppo, caro Direttore, non sono d'accordo con Lei.

L'errore di fondo che a mio modesto parere andrebbe sradicato è ritenere che l'economia mondiale si possa approssimare con un modello di libero mercato.

Gli interventi degli stati all'interno dell'economia sono estremamente invasivi ed alterano le dinamiche naturali dei prezzi. Di conseguenza i giudizi di convenienza vengono "falsati" e lo stesso accade per le scelte economiche che ne sono conseguenza.

Ma non è con l'autarchia che si risolve il problema, né con ulteriori regolamentazioni. Ormai dovrebbe essere palese che la burocrazia non è in grado di garantire l'efficienza dei mercati, tantomeno di quel mostro di complessità che è il mercato globale.



PIERO61
GENOVA , aprile 30, 2008 12:38

spero che mi pubblichiate questa mia di ringraziamento e stima agli "amici" : Sator, Enrico, Tao.
Un saluto a voi tutti e, cerchiamo da fare proseliti.
Dio vi benedica.



giuseppe
tp , maggio 01, 2008 19:22

complimenti sinceri direttore.
consiglio ai lettori,per chi non l'avesse vista, la puntata di Report-buon appetito-al link
www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report^23^74752,00.html
dove agli argomenti da Lei trattati si aggiungono altri parametri come la qualità,la salubrità, il problema degli imballaggi e la relativa spazzatura che ne deriva.Quest'ultimo argomento è trattato assieme ai danni sconosciuti ai più che causa la grande distribuzione(sprechi,sfruttamento,etc.).Meglio cibo biologico e a km zero.
In Italia in diverse città stanno partendo progetti per rivitalizzare dal basso (dato che i ns superpagati politici non sentono queste incombenze)l'economie locali (articolo di famiglia cristiana)http://www.centrofondi.it/articoli/scec_famiglia_cristiana.pdf
integrando ai progetti aziendali ( http://www.centrofondi.it/arti...Locali.pdf ) l'utilizzo di una moneta complementare-lo SCEC-come in Svizzera esiste dal "36 il WIR.Il WIR svizzero è una moneta complementare utilizzata in un circuito nazionale di 66000 aziende che si scambiano beni tra loro con una accettazione del 30% circa della moneta compl. nelle transazioni, che rappresenta in sostanza uno sconto riutilizzabile dal portatore.



maria
padova , maggio 04, 2008 08:54

Per TAO.
Gentilmente, dove si possono acquistare/scambiare sementi NON ibridi ?
Grazie.
Sto iniziamdo anch'io a ricoltivare la terra dei miei avi e voglio farlo nel modo migliore (quindi NO sementi OGM e altre acquistate ... da canali convenzionali.



francescasa
Roma , maggio 08, 2008 17:23

penso ke Rudolf abbia suggerito un'idea buona: sosteniamo noi stessi le imprese nazionali e la nostra produzione agroalimentare chiedendo al supermercato sempre prodotti italiani. Così sosteniamo le imprese(quindi l'occupazione italiana,e non mandiamo i nostri soldi all'estero,ke già ce ne sono poki qui),e aumentiamo la domanda interna,cosikkè anke la piccola impresa(se ancora ce n'è)possa trovare il suo spazio nel mercato interno.Lui lo fà già,io comincio adesso.



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