>> Iscriviti alla Newsletter  >> EFFEDIEFFESHOP.com Sezioni :
 
RSS 2.0
oil550.jpg
Tutto si gioca sull’inflazione americana: tre colossi nipponici hanno smesso di aumentare le riserve in dollari. Ma Bernanke ha dimostrato di non temere l’inflazione pur di “salvare il sistema”. E la rivolta dei detentori dei US Bonds può scongiurare questa deriva, costringendo l’America, a rialzare i tassi, anche con possibile abbassamento del prezzo del greggio.

Barile a 200? Prezzo “moderato”

Maurizio Blondet    30 aprile 2008
  Salva in PDF
  Stampa
  Manda per E-mail
  Testo    
  Commenti
Forse una buona notizia: i giapponesi si sono stufati di comprare Buoni del Tesoro americani. Per convincersi, il Giappone, che detiene da solo il 12% del debito pubblico USA (586,6 miliardi  di dollari), ha dovuto assistere alla perdita su quei suoi presunti «valori» del 7% in soli tre mesi.

Il motivo è il deprezzamento del dollaro, che non è compensato dagli interessi pagati sui BOT americani. Di fatto, l’interesse è meno di zero in termini reali (1).

Una volta convertiti i BOT-dollaro e le azioni-dollaro in yen, secondo Merrill Lynch, anche tenuto conto dei capital-gain, gli investitori giapponesi hanno perso nell’anno scorso il 4%. Se avessero investito nei BOT tedeschi, i Bund, avrebbero guadagnato il 4,5%. Ma persino se avessero messo i soldi nei Buoni del Tesoro giapponesi decennali, che notoriamente sono quelli che rendono meno nel mondo, avrebbero guadagnato 1,50%.

Così - finalmente - i tre massimi colossi assicurativi nipponici, Dia-Ichi Mutual Life Insurance, Meiji Yasuda Life, e Sumitomo Life, nonchè alcuni grandi fondi d’investimento, hanno smesso di aumentare le riserve in dollari ed hanno aumentato la quota in euro, guadagno garantito, visto che l’euro s’è apprezzato in un anno del 15% sul dollaro.

Altri istituti finanziari stanno cautamente liberandosi dei Treasury Bills. Perchè è una buona notizia?

Perchè è solo uno sciopero dei grandi creditori verso gli USA (Giappone primo, Cina seconda) che  possa scongiurare il rincaro del petrolio a 200 dollari, come previsto da Goldman Sachs, avvicinando invece la fine della bolla speculativa su greggio e materie prime. Come?

Tutto si gioca sull’inflazione americana, incendiata dalla Federal Reserve con le sue immani iniezioni di liquidità alle banche e speculatori americani decotti. Come si sa, dal 2006 la FED ha smesso di pubblicare i dati sulla M3, la massa monetaria nella più vasta accezione, per non far vedere a quanto ha fatto salire l’inflazione.

Il solo indice che consente di indovinare  la situazione reale è quello che la Federal Reserve di Saint Louis emette dal 1991, la «money of zero maturity» (moneta a scadenza zero, che è l’M2 meno e più vari ammenicoli). Questo indice mostra che la massa monetaria è cresciuta del 9,18% nel 2007, quindi ancora «moderatamente» rispetto al 2008, quando - dai dati del primo trimestre - risulta cresciuta del 30,3%, a rispecchiare l’espansione monetaria perseguita da Bernanke fin da gennaio (2).

Mettiamo che Bernanke continui il pompaggio a questo ritmo per i prossimi quattro anni: poichè  i prezzi crescono con la massa monetaria, a quel punto i prezzi in USA sarebbero cresciuti del 236%. Il che significa che il petrolio, per mantenere il prezzo «reale» di oggi (sui 115 dollari il barile) costerà allora 386 dollari; dunque il barile a 200 sarebbe considerato un prezzo moderato, denunciante un declino del costo del petrolio in termini reali.

Ovviamente, se l’attuale politica della Banca Centrale Europea continuasse, nel 2012, per comprare un euro ci vorrebbero 5 dollari, invece dell’1,56 attuali. E’ lo scenario dell’iper-inflazione americana, stile Germania 1923. Quanto è probabile?

Può sembrare incredibile che Bernanke continui a pompare il 30% di denaro creato dal nulla per ben quattro anni. Ma egli ha già dimostrato di non temere l’inflazione, pur di «salvare il sistema» altamente speculativo basato sui debiti.

Se la misura del successo per la FED è scongiurare un crollo dei valori immobiliari, su cui tutta la piramide speculativa si regge, allora Bernanke abbasserà ancora i tassi il più vicino possibile allo zero, e la FED continuerà a «comprare» crediti sub-prime dalle banche offrendo dollari appena stampati, come già sta facendo, e a sostenere con dollari creati dal nulla ogni banca che minaccia di colare a picco.

Da novembre, una nuova presidenza con idee «sociali» potrebbe accentuare questa tendenza,  sperando di contrastare la crisi con misure di stimolo all’economia (meno tasse e minor costo del denaro), aumento del deficit già colossale, magari barriere doganali contro le importazioni  «che ci portano via il lavoro», il che non riporterebbe indietro i posti finiti in Cina, ma aumenterebbe il costo delle importazioni, intensificando la fiammata inflattiva.

Nè Obama, nè Hillary, nè John McCain hanno dato la sensazione di capire la natura e la misura della crisi americana, nè di avere idee sul come trattarla a parte gli «stimoli» inflattivi.

Una sola cosa può scongiurare questa deriva: la rivolta dei detentori dei US Bonds, ossia del debito pubblico americano. Perchè per continuare il pompaggio monetario e tener gonfie le bolle che il capitalismo terminale ha creato, gli USA devono emettere molto, molto più debito persino di quanto facciano oggi.

Deve venire un momento in cui anche le teste mediocri dei banchieri centrali asiatici e dei petroliferi del Golfo, apparentemente insaziabili prenditori di quella carta, rifiuteranno di ingollare altri BOT, il cui frutto è meno di zero in termini reali e che, denominato in dollari, si deprezza al ritmo del 30 % annuo o giù di lì. Sarebbe la dolorosa catarsi necessaria.

L’America, a secco di credito facile, dovrebbe rialzare i tassi, cominciando così la disagevole via del risanamento economico e della riduzione dell’inflazione.

Ovviamente, ciò ridurrebbe la liquidità disponibile sul pianeta e rallenterebbe la crescita mondiale, con tristi effetti su varii Paesi; ma ridurrebbe anche il capitale a prestito a disposizione degli speculatori internazionali, che sono quelli che hanno grandemente contribuito ai rincari di petrolio, materie prime ed alimenti nell’ultimo anno.

Già oggi si dice che alcuni hedge fund (speculativi) hanno dovuto limitare il loro «leverage» (indebitamento) a «solo» cinque volte il capitale proprio, anzichè le 20-30 di prima. Se i tassi d’interesse aumentassero, sia i fondi sia le banche che prestano loro il denaro dovrebbero fare i conti in un ambiente più severo; gli speculatori sarebbero privati delle «leve» con cui ingigantiscono le loro speculazioni, o avrebbero leve più corte.

La recessione-depressione globale, specie in Paesi molto esposti nella bolla immobiliare (USA e Inghilterra, Spagna e Irlanda) e in quelli emergenti che si sono troppo indebitati (est europeo, Paesi baltici) avrebbe effetti meritatamente tremendi, il che ridurrebbe la domanda e quindi il rincaro delle materie prime. Con il declino dei prezzi di tali materie, anche la speculazione se ne allontanerebbe, in parte per il fallimento (speriamo) degli speculatori.

Per le materie prime rinnovabili, come le granaglie, i rincari recenti hanno già stimolato le colture: fra 12 mesi, potremmo assistere ad un eccesso di offerta, una volta esclusa la speculazione  incenerita dai ribassi, perchè dopotutto i consumi alimentari crescono, ma abbastanza lentamente da consentire alla nuova produzione di tener testa alla domanda.
Il petrolio è un caso a sè. Da una parte, la recessione mondiale dovrebbe ridurne la domanda, e quindi il prezzo, tanto più se i tassi d’interesse alti mettono fuori gioco la speculazione. Ma è sul lato dell’offerta che sta il problema.

Nonostante i rincari, poche sono state le nuove scoperte o le maggiori produzioni: solo Iraq e Brasile hanno registrato aumenti del greggio disponibile, mentre in tutti gli altri Paesi tipo Messico, Venezuela e Nigeria i governi locali hanno imposto tali ostacoli alle compagnie (ovviamente estere) di estrazione, che la produzione in quei Paesi è calata del 10%. Anche la Russia ha una produzione declinante.

Ma quando i tassi d’interesse saranno alti e per la recessione la domanda tenderà al calo, e Paesi sgovernati come il Venezuela e la Nigeria torneranno a corto di denaro, essi probabilmente addolciranno gli ostacoli - ideologici e politici (la Nigeria tassa le compagnie straniere al 98%) - che impediscono prospezioni ed estrazioni moderne, e che sono la causa della produzione declinante.

Anche Mosca sarà indotta a meglio ricevere le compagnie che hanno tecnologie più efficienti di estrazione, oggi tenute alla porta.

Intanto, le durezze della depressione può darsi indeboliscano le resistenze (anch’esse ideologico-ecologiche) allo sfruttamento delle sabbie bituminose dell’Orinoco e dell’Alaska.

E’ possibile persino - se i creditori asiatici la smetteranno di ingoiare Us Bonds e quindi di incoraggiare l’inflazione USA - che il petrolio cali. Che torni a 70, magari a 50 dollari il barile.

Un’alba, si capisce, che sorgerà sulle rovine della recessione globale. Ma bisogna accontentarsi: questo è lo scenario più roseo oggi immaginabile.




1) «Japanese lose yen for US Teasuries», Bloomberg, 28 aprile 2008.
2) Martin Hutchinson, «Oil in 2012: $ 200 or $ 50?», Asia Times, 30 aprile 2008.


Home  >  Economia                                                                                          Back to top


Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.
Link a questo articolo : http://www.effedieffe.com/content/view/3037/179/

Commenti (36)add comment
Federico
Padova , aprile 30, 2008 09:09

Un vecchio testo ma sempre attuale di Telesio Interlandi.
A Lei Sign. Blondet ed ai lettori, prima che il sito sparisca...

http://www.thule-italia.net/letteraria/Contra Judeos.pdf



Giuseppe
UDINE , aprile 30, 2008 09:22

Articolo colorito, ma impeccabile. Unica variabile, forse positiva: chi ha in cassa molti dollari sarà orientato a spenderli,cosa che peraltro sta già accadendo, negli USA. Questo potrebbe rendere meno "nero" lo scenario economico mondiale.


Marco
Firenze , aprile 30, 2008 09:34

"Petrolio: crollano i consumi USA ed arretra di 5 dollari" www.ilsole24ore.com
GlI USA SONO IN PICCHIATA LIBERA.....



Davide Enrico
Borgo d'Ale (VC) , aprile 30, 2008 09:40

Secondo me l'imminente crisi globale travolgerà la gente comune, mentre le frange speculative, ossia le grandi banche generatrici della crisi medesima, se la caveranno o ne usciranno addirittura rinforzate.


Andrea
Fermo , aprile 30, 2008 09:48

una cosa non capisco, caro Direttore:
come si concilia il fatto che le banche vogliono limitare l'uso del denaro di carta, con le famose enormi iniezioni di denaro fresco di stampa?
Secondo me una gran parte di quel denaro non è in realtà denaro di carta, ma altri titoli "messi a giro".
Le i che ne pensa?



gabriele
torino , aprile 30, 2008 10:29

...tutto può essere, mi piacerebbe sapere se il "picco del petrolio" sia un'illusione od una realtà...se fosse un'illusione allora tutto può riprendersi ma probabilmente non è così. Secondo alcuni analisti indipendenti il Pick Oil è già ADESSO, quindi non capisco come il prezzo del barile potrbbe scendere. Sta per finire un'era, quella del petrolio...non esiste solo la speculazione...è bene essere preparati.


Giovanni
Roma , aprile 30, 2008 10:38

Per Andrea di Fermo.

Il dato sulle banconote prodotte è un dato ufficiale e lo puoi trovare qui:
www.ecb.int/bc/faqbc/figures/shared/
number_of_banknotes_circulation_pdf_web.pdf?

Ciò non toglie che le banche stesse usino i depositi per creare denaro dal nulla.
Per questo non vogliono che i contanti non stiano in giro, ma che per far spesa vengano usati sistemi elettronici.

Per ogni 1000 euro depositati possono prestare 10000 euro e oltre.



Teo
Roma , aprile 30, 2008 11:32

Un altro aspetto interessante é la nascita dei fondi sovrani che , carichi di dollari fino all'inverosimile, stanno iniziando a fare acquisti in dollari in occidente. In futuro, dopo una recessione che somiglia molto ad una guerra, i rapporti di forza post recessione saranno assai diversi da quelli odierni.


Maurizio
Pistoia , aprile 30, 2008 11:53

Assolutamente daccordo...


Devin
Milano , aprile 30, 2008 12:13

Egr. Sig. Blondet,
in questo caso, a mio parere, bisognerebbe guardare ai fatti odierni in chiave storica e non trattare questi fatti come una pura crisi economica, risolvibile magari con rialzi o ribassi dei tassi o altre manovre altrettanto inutili.
Fin dalla fine del medioevo abbiamo assistito a movimenti culturali e di pensiero che hanno avuto vita per circa 100 anni ( pensiamo al rinascimento del 500, il barocco del 600, l'illuminismo del 700 ecc.. ).
Sembrerebbe proprio che la crisi attuale delle borse non sia destinata a risolversi come crisi più o meno analoghe (leggi crisi anni 70 o 90 ) ma sembra piuttosto la fine inevitabile di un ciclo di pensiero come fece il comunismo al suo tempo e tutte le altre correnti ideologiche prima di lui.
Tutto passa, così come ormai è un anacronismo definirsi fascisti o comunisti ( sarebbe come definirsi girondini o carbonari..ormai questi moti hanno fatto il loro tempo), allo stesso modo questo tipo di capitalismo figlio della industrializzazione ha fatto il suo tempo.
L'unico problema a questo punto riguarda quale sarà la nuova ideologia che nascerà dalle ceneri di questo capitalismo logoro..al momento non si scorgono all'orizzonte nuove ideologie se non un certo Ordine..




Piotr
Roma , aprile 30, 2008 12:15

Un solo appunto sulla questione del petrolio russo: spero fortemente che rimanga in mano statale. Ancora oggi si millanta della presunta efficenza della Yukos, mentre Kodorkovskij e soci (rigorosamente progressisti e filo americani) si arricchivano a dismisura evadendo miliardi di tasse, il paese conosceva una delle crisi più gravi della propria storia. Ora Gazprom (che è tra le prime 3 aziende mondiali) viene accusata di sprechi ed inefficenza (mentre il paese cresce ad oltre il 7% annuo). Mi dispiace, ma in molte affermazioni che riguardano l'economia russa, c'è troppa politica, troppi giudizi interessati, troppa faziosità, per rendere queste affermazioni credibili.


Tibberio
Roma , aprile 30, 2008 12:49

La cosa da sottolineare e´ che questo come lei ha detto e´ "...questo è lo scenario più roseo oggi immaginabile"...

Stiamo vivendo alla giornata....



Andrea
Catania , aprile 30, 2008 13:13

Egr. Direttore Blondet

Come al solito un eccellente articolo, anche se mi preme una precisazione sulle sabbie bituminose.
Purtroppo presentano un basso indice EROEI, energia ottenuta su energia spesa, in pratica non è detto che sia conveniente utilizzarle dato che si rischia di spendere più energia per lavorarle rispetto a quella che si potrebbe ottenere.

Cordiali saluti



Giuseppe
... , aprile 30, 2008 14:24

ARGOMENTO MOLTO DELICATO E, DIFFICILE DA INQUADRARE, STUDIARE, GLI ELEMENTI DISPONIBILI SONO MANIPOLATI E NON REALI.
lE IPOTESI SONO TUTTE POSSIBILI, RESTA IL FATTO CHE I POLLI-POPOLI, VANNO SPENNATI, ., E SU LORO RICADONO I DEBITI.

QUALI E QUANTI DEBITI E SPALMATI SU QUANTI ANNI ?? NON SO.

CI ACCORGEREMO DI CIO, DA QUANTE COSE CERCHERANNO DI RIFILARCI, FACENDOCI CREDERE DI POTERNE TRARRE UN RICAVO.

FANNO UN Pò COME SI Fà A NAPOLI, TI RIFILANO UN "PACCO" CHIAMALO BOND, AZIONE, BOT, FONDO PENSIONE, ASSICURAZIONE SULLA VITA, A CAPITALE GARANTITO, CON INTERESSI DEL 10 PERCENTO, ETC. E QUESTO CHE REGGE IL SISTEMA DA SEMPRE.

UNICA INCOGNITA IL PETROLIO,

MA NESSUNO SA' VERAMENTE IL PICCO QUAL'è.
E NON SI SAPRà MAI, OVVIAMENTE. QU8ESTO E' IL SEGRETO DEI SEGRETI CHE REGGE IL TUTTO.

QUANDO FINIRà FAREMO UN BOTTO E UN GIORNO FINIRA' .




pepito sbazzeguti
piovarolo , aprile 30, 2008 14:55

L’agenzia delle entrate ha reso disponibili on line, per la prima volta, i redditi dichiarati da tutti i cittadini italiani nel 2006.

l'ultimo colpo di coda del ministro v-fisco a tutti i COSTI!

LO STATO DI SICUREZZA DELLA CASTA FANCAZZISTA è SCATTATO ...




Ivan
Prato , aprile 30, 2008 15:04

La Russia dovrebbe aprire le porte alle compagnie anglo-americane? Ma allora avevano ragione i Khondorovskji e Berezovskji?
In effetti questa storia dell'innefficenza russa la sento da tutte le parti...



William
... , aprile 30, 2008 16:20

E' difficile pensare che in questo scenario non si scateni un diversivo... Tanto per cambiare una guerra all'Iran che risolva i problemi (si fa per dire... meglio sarebbe affermare i problemi che si inventa Giuda) ad Israele e acquieti le tensioni interne negli States.
Quando l'Europa dei Trichet finirà di fare la politica del parafulmine a Bernake, rimandandogli la patata bollente, comincerà il vero pericolo...
Fino ad allora sono ancora situazioni controllabili, dopo non più.



Franco Damiani
Villafranca Padovana , aprile 30, 2008 16:58

Solo un'osservazione linguistica (per il resto m'inchino, non capendo nulla di economia): "inflativo" va con una sola t derivando dal supino "inflatum" e non "inflactum". Sono più di vent'anni che mi batto per questa questionecella ortografica.


Giuseppe
Vicenza , aprile 30, 2008 16:58

per Giuseppe ... , aprile 30, 2008 14:24
Il picco viene studiato ed è stato studiato. Il petrolio USA ha "piccato" all'inizio degli anni '70. Di qui la crisi petrolifera mentre le imprese si spostavano in Arabia Saudita e M.O.. Il greggio del Mare del Nord ha piccato nel 1999.
Se stiamo ai dati, visto che l'estrazione worldwide non aumenta dal 2006 dobbiamo dire che siamo nel "plateau" o curva piatta che precede la discesa e quindi abbiamo già piccato nella produzione mondiale.
I dati sono anche su siti italiani
ad es. =
http://www.aspoitalia.net/
http://www.aspoitalia.blogspot.com/
http://petrolio.blogosfere.it/



Giuseppe
CHIETI , aprile 30, 2008 19:09

direttore,
mi scuso per doveragg iungere un secondo

commento, collegato al precedente.

OLTRE ALLE RAGIONI INDIVIDUATE , IL PREZZO DEL GREGGIO CRESCE ANCHE PERCHE' SI E' DECISO DI PROVOCARE UN SCHOK O CHOC MONDIALE - NE SONO FERMAMENTE CONVINTO. COME SONO FERMANENTE CONVINTO CHE LA STORIA DELL'IMMONDIZIA DI NAPOLI SIA STATA USATA E STRUMENTALIZZATA UGUALMENTE.

QUALCHE MINUTO FA' ALCOLTANDO IL TG3 REGIONALE DELL'ABRUZZO , ECCO SPUNTARE LA NOTIZIA : IL PRESIDENTE DELLA REGIONE OTTAVIANO DEL TURCO ,HA FATTO UN ACCORDO DI PROGRAMMA CONO UNA SOCIETA' ROMANA per l'istallazione di una DECINA DI TERMOVALORIZZATORI NELLA NS REGIONE. QUESTO E' IL RISULTATO DELL'"OPERAZIONE NAPOLI" A CUI SI DOVRANNO ABIUTARE-PIEGARE TUTTE LE REGIONI, PER VOLERE DEGLI AFFARISTI. CHE SI SONO COSTRUITI IL PIATTO COME AL POKER E ,GIOCANO CON NOI COME FOSSIMO BAMBINI.

ALTERNATIVE A QUESTO SCHIFO CI SONO , SONO PERSEGUIBILI, MA GLI INCENERITORI E I TERMOVALORIZZATORI ERANO GIA' PRONTI .....

CORDIALI SALUTI



Federico
Udine , aprile 30, 2008 19:11

Per Piotr: sono pienamente concorde su quanto da te affermato. Bravo. Complimenti per la chiarezza e l'analisi.



angel guitar
aprilia , aprile 30, 2008 19:54

DIRETTORE MA COME LA METTIAMO CON IL PICCO DI PRODUZIONE DEL PETROLIO???


sergio
... , aprile 30, 2008 20:05

la Fed ha tagliato ancora mezzora fa....
vede, direttore, anche se non ha publicato il mio commento pomeridiano, la direzione non è certo per un rialzo dei tassi...
non per il momento........
prevedere non è così semplice come analizzare.



sergio
... , aprile 30, 2008 20:13

prima che le materie prime abbiano raggiunto un massimo dovrà completarsi tutta la fase di rialzo e stabilizzazione dei tassi su valori elevati; a quel tempo sarà più facile onorare (al nominale!) il medicare, le pensioni del baby boom e la previdenza con moneta deprezzata.
i tassi alti non servono ai loro scopi, nè a quelli della Cina



sergio
... , aprile 30, 2008 20:14

intanto minerari e petroliferi festeggiano...


Alessandro
... , aprile 30, 2008 20:56

tutto cio è stato creato da chi vuole arrivare in soccorso della finanza mondile proponendo cose che diversamente nessuna nazione avrebbe accettato.



Andrea
Milano , aprile 30, 2008 21:29

Caro Direttore,

la questione del prezzo del petrolio è dannatamente complessa, non è sufficiente riferire gli aumenti degli ultimi due anni al deprezzamento del dollaro, perchè questa tesi non regge ad un'analisi approfondita.

Il petrolio ha iniziato ad aumentare da ben prima che la fantafinanza giungesse al capolinea, per motivi che gli addetti ai lavori definiscono "below the ground" (geologici) ed "above the ground", ovvero termodinamici (legati al peggioramento dell'EROEI del "nuovo" petrolio che va a sostituire quello dei pozzi in declino), geopolitici, tecnologici, logistici, etc.

Non è questo lo spazio per dilungarsi in merito: mi permetto però di far notare che il petrolio e l'oro hanno recentemente iniziato a seguire traiettorie differenti, e questo è un segnale chiaro da tenere in considerazione.

L'oro ha fermato la sua corsa, segno che la speculazione ha esaurito la sua spinta al rialzo, mentre il petrolio no.

Il motivo: oltre al deprezzamento del dollaro ed alla speculazione degli hedge funds, alla crescita del prezzo del greggio concorrono ben altri fenomeni.

Picco della produzione di "cheap oil", picco della spare capacity dei maggiori produttori, perdita di importanza delle multinazionali occidentali a favore delle NOCs (National Oil Companies), il fatto che i consumi interni dei paesi produttori stanno aumentando (da cui deriva una diminuzione degli export netti) e soprattutto il fatto che per tutti questi motivi l'offerta non è più in grado di tener dietro alla domanda.

Il problema più grande dei prossimi 20 anni sarà il seguente: oggi il mondo consuma 85 Milioni di Barili per Day, la produzione è piatta e non può aumentare, e la domanda aumenta di circa il 2% all'anno.

Entro 2 decenni la domanda sarà di 120 MBD, ma sul mercato ce ne saranno solo 70, poi 60, poi 50....

Altro che crisi subprime o Grande Depressione.

E'la fine della civiltà industriale.



Andrea
Milano , aprile 30, 2008 21:34

aro Direttore,

la questione del prezzo del petrolio è dannatamente complessa, non è sufficiente riferire gli aumenti degli ultimi due anni al deprezzamento del dollaro, perchè questa tesi non regge ad un'analisi approfondita.

Il petrolio ha iniziato ad aumentare da ben prima che la fantafinanza giungesse al capolinea, per motivi che gli addetti ai lavori definiscono "below the ground" (geologici) ed "above the ground", ovvero termodinamici (legati al peggioramento dell'EROEI del "nuovo" petrolio che va a sostituire quello dei pozzi in declino), geopolitici, tecnologici, logistici, etc.

Non è questo lo spazio per dilungarsi in merito: mi permetto però di far notare che il petrolio e l'oro hanno recentemente iniziato a seguire traiettorie differenti, e questo è un segnale chiaro da tenere in considerazione.

L'oro ha fermato la sua corsa, segno che la speculazione ha esaurito la sua spinta al rialzo, mentre il petrolio no.

Il motivo: oltre al deprezzamento del dollaro ed alla speculazione degli hedge funds, alla crescita del prezzo del greggio concorrono ben altri fenomeni.

Picco della produzione di cheap oil, picco della spare capacity dei maggiori produttori, perdita di importanza delle multinazionali occidentali a favore delle NOCs (National Oil Companies), il fatto che i consumi interni dei paesi produttori stanno aumentando (da cui deriva una diminuzione degli export netti) e soprattutto il fatto che per tutti questi motivi l'offerta non è più in grado di tener dietro alla domanda.

Il problema più grande dei prossimi 20 anni sarà il seguente: oggi il mondo consuma 85 Milioni di Barili per Day, la produzione è piatta e non può aumentare, e la domanda aumenta di circa il 2% all'anno.

Entro 2 decenni la domanda sarà di 120 MBD, ma sul mercato ce ne saranno solo 70, poi 60, poi 50....

Altro che crisi subprime o Grande Depressione. Non esiste nulla che possa sostituire 20, 30, 40 MBD, ne il nucleare, ne il carbone, tantomeno le c.d. fonti rinnovabili.

E'la fine della civiltà industriale.



Rodolfo
Mestre , maggio 01, 2008 01:11

FINE DELLA CIVILTA' INDUSTRIALE ?

NO

Due escienziati si rivolsero ai Rothschild per farsi finanziare una ricerca su dei batteri in grado, se sollecitati in una certa maniera, di produrre una sostanza oleosa infiammabile simile al petrolio.
Ottennero i finanziamenti e conclusero la ricerca con successo.
Il brevetto è in un certo cassetto della famiglia sopra indicata.

Certo, ci terranno per le palle.
Probabilmente una crisi ci sarà e durerà il tempo necessario per lucrare finanziariamente nonchè il tempo necessario per far crollare il sistema politico attuale a favore di un sistema più mondiale, unico se vogliamo.

Probabilmente in questo scenario una guerra ci sarà.

No

Non ci sarà nessuna fine della civiltà industriale.

Le energie alternative sono conosciute, non sono economicamente più vantaggiose del petrolio ma ci sono e il loro sviluppo avanzerà in maniera inversamente proporzionale al calare della produzione del petrolio.

Inoltre alla fine di quest'anno dovrebbe entrare in funzione l'accelleratore di particelle del CERN e forse gli esperimenti che verranno condotti faranno nascere nuove teorie scientifiche che apriranno nuove frontiere tecnologiche.



Andrea
Milano , maggio 01, 2008 10:53

caro Rodolfo,

per quanto sia diffusa la mitologia del "tecno-fix", della bacchetta magica tecnico-scientifica che al momento giusto risolverà i problemi del mondo, purtroppo la termodinamica impietosamente dimostra che si tratta di pie illusioni.

E' possibile dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio (non in questa sede, naturalmente) che al di la delle leggende metropolitane sulle soluzioni miracolose nascoste nei cassetti delle multinazionali cattive, la tecnologia contemporanea non ha soluzioni valide all'esaurimento del petrolio.

Per ragioni di scala, di tempo residuo, di intensità energetica necessaria, di volume del flusso energetico ricavabile, di continuità del flusso.

E molte altre. E' importante non farsi illusioni in questo senso e darsi da fare per mitigare i danni gravissimi che dovremo sopportare, cercando di preservare quel poco di buono che questa civiltà ha prodotto, mentre tutto intorno collassa.




massimo
avai... , maggio 01, 2008 11:23

a federico da padova : grazie per il link...
ciò detto, pensavo condividessimo su questo sito la consapevolezza che chi comanda veramente non è chi ci fanno credere comandi, nè da noi nè altrove... chi comanda non sarà il premier salame in pectore berlusconi e nemmeno sarebbe stato quel piacione dei poveri del veltroni... non capisco perchè si debba continuare ad offendere topo gigio... avendo chiarito che comunque ci sono gruppi di potere che determinano le regole per tutti e le esenzioni per se stessi e che tali gruppi sono transnazionali o globalizzati, le distinzioni geografiche sono solo per noi schiavi, popolo bue sovranamente fregato da questa oligarchia criminale... staremmo mai a discutere se una azienda, diventata preda della mafia, sarebbe gestita meglio dalla famigghia tale o dalla famigghia talaltra ? certo che ci saranno differenze, ma al massimo tattiche, la strategia è una : depredare e divorare... chi è danneggiato dal petrolio a 200 dollari ? non gli aereo cargo con tonnellate di merci spostate per migliaia di miglia e kerosene pagato senza tasse dazi ed orpelli e con sdoganamenti delle merci su scali amici... negli stati uniti ogni brevetto di fonti di energia conflittuali con il petrolio viene d'ufficio sequestrato dall'FBI... Tesla fu finanziato da J.P. Morgan - la banca d'affari di tale famiglia da poco distribuisce prodotti finanziari tramite la mediolanum - Tesla realizzò un modellino di nave che VENIVA TELECOMANDATO E RICEVEVA ENERGIA ELETTRICA VIA ETERE SENZA FILI CON SEGNALI RADIO - è conservato in un museo - ma quando fece vedere a J.P. Morgan che si poteva ricevere energia elettrica in qualunque punto del globo e collegarsi senza impianti specifici, J.P. Morgan commentò : " E dove cazzo mettiamo il contatore ? " e chiuse il rubinetto dei finanziamenti... c'è molto di più ovviamente... solo per dire che rischiamo di discutere di quello che vogliono farci discutere loro, gli oligarchi... qualcuno può credere che improvvisamente i consumi aumentino del 550% ? tale l'incremento da 22 a 116 dollari... o non è nient'altro che speculazione, come tale manovrata dalla logica del ci arricchiamo a dismisura i soliti noi pochi sulla rovina di tanti...
P.S. visto che l'unico insostituibile è gianni letta - e che quindi chi comanda veramente l'ha già cooptato in quanto uomo chiave - se ne potrebbe sapere il più possibile ? grazie. aloha...



sergio
... , maggio 01, 2008 16:17

Caro Andrea, la motivazione della divergenza contingente tra oro e petrolio ha una spiegazione molto semplice: il prezzo dell'oro è manipolato de decenni, come riferiscono gata.org, sprott.com, usemlab.com e altri, per stabilizzare la moneta a corso forzoso, mentre manipolare il greggio o le altre commodities diffuse è praticamente impossibile; questo significa anche che l'asset oggi più sottovalutato è proprio l'oro.
Il fatto è che il saldo netto delle vendite delle banche centrali è destinato impietosamente a ridursi nei prossimi mesi, mentre le difficoltà estrattive aumentano e l'hedge book delle minerarie sta quasi scomparendo; inoltre quando il prezzo sale (malgrado tutto l'oro è più che triplicato in dollari negli ultimi cinque anni) le minerarie tendono a sfruttare zone più povere dei giacimenti per allungarne la vita (un perfetto bene di giffen) contraendo la già poco elastica offerta.
Nanostellar sta sviluppando un catalizzatore che utilizza l'oro al posto del più costoso platino (a sua volta richiestissimo: persino le centrali a carbone, che saranno il "futuro" della generazione elettrica, richiedono metalli nobili per l'abbattimento delle emissioni)
L'effetto combinato sarà l'esplosione del prezzo dell'oro nei prossimi anni, col massimo del 1980 decuplicabile in termini nominali.
E qui mi fermo per non annoiare oltre...








tap
... , maggio 03, 2008 08:52

Giuste le conclusioni su di una probabile depressione mondiale. Mi sorprende invece la fiducia sulla possibilità di trovare nuovi giacimenti significativi per rimpinguare l'offerta. Il picco petrolifero a quanto pare è già realtà e siamo nella fase di plateau che presumibilmente non durerà più di 5-10 anni. Non sarà quindi recessione-depressione ma stagflazione, anche se la parola non rende bene l'idea della futura morte del sistema economico.


mirco
senago , maggio 03, 2008 16:34

Forse non è poi così sbagliato stampare soldi per salvare milioni di debitori dal fallimento. Alla fine l'inflazione e il debito pubblico sono solo questioni contabili. Specialmente per la più grande potenza militare del mondo. Cosa faranno i creditori stranieri? Pignoreranno le ambasciate? Metteranno i dazi agli USA? Credo che la crisi americana sia meno grave di quanto si pensa e poi non è irreversibile. Basterebbero un paio d'anni di buona presidenza che imponga severi dazi doganali per bloccare l'import e ... il gioso è fatto. L'America per sua fortuna non è l'Italia. E' un paese con tutte le infrastrutture funzionanti, con un sistema di potere forse schifoso ma certamente forte, con una giustizia certo discutibile ma migliore della nostra, con leggi severe per chi sbaglia, con molte risorse energetiche nucleare in primis. Se finora brucia miliardi di greggio anzichè dedicarsi a fonti alternative è solo per una scelta economico-politica imposta dalla lobby petrolifera. Ma sono pronto a scommettere che affonderà prima la lobby petrolifera del sistema America. Siamo noi a essere nel fango: senza materie prime, senza risorse energetiche, senza la benzina per le auto della Polizia, con una giustizia che lascia liberi stupratori e banditi, con un debito pubblico che in proporzione non è molto meglio di quello americano e con un sistema di potere debole, inutile e soprattutto, soprattutto incapace.
Con stima la saluto.



Von Visco
... , maggio 04, 2008 17:46

Al di la' di queste realistiche previsioni, mi spiegate come si puo' ancora pensare che l'economia possa crescere in eterno?






Phitio
Bolona , maggio 05, 2008 11:59

Andrea di Milano ha coltp perfettamente il punto, che risiede nell'imminente calo produttivo della sorgente energetica a più alta efficienza (sotto tutti gli aspetti, dalla densità energetica alla trasportabilità, alla versatilità di impiego) che storia umana abbiam mai conosciuto. Tutte le altre fonti note hanno almeno un aspetto peggiorativo, dalla pericolosità dei rifiuti, al costo del trasporto, alla mancanza di versatilità, alla bassa intensità, alla discontinuità.
COn un termine molto sintetico e sobrio, questo concetto gli scenziati lo chiamano EROEI, acronimo inglese che in italiano si traduce in Energia Ottenibile in Ritorno a fronte dell'Energia Envestita. Un conto complicato, per ottenre un bilancio stringente a livello termodinamico.

Ammettiamo di avere un minerale energetico di fantasia, l'elotropio, che da analisi di laboratorio dimostra di emettere energia. Ammettiamo che che ne sia una quantità fantasmagorica, pari a un miliardo di volte tutte le riserve di petrolio, come contenuto energetico.

Fine dei problemi? Dipende.
Se spendo cento unità di energia per ottenerne dall'elitropio 90 indietro, allora stiamo certi che a parte qualche carettata, usata (in perdita) da qualche scenziato o truffatore per far vedere l'elitropio tirare fuiri calore e luce, di elitropio non useremo mai nulla. questo vale anche se spendiamo 100 per ottenere 100, che è utile come scavare un buco per poi riempirlo.
Questo in termini di EROEI si traduce dicendo che l'elitropio ha EROEI=0.9 oppure (nel secondo caso) EROEI=1
Insomma con EROEI




Scrivi commento
 

busy
 



Ultime notizie in questa sezione :
Cosa ha deciso la Trilaterale
Maurizio Blondet
Banchieri-speculatori e compagnie petrolifere si sono riuniti per dettare le linee chiave del...
Barile a 200? Prezzo “moderato”
Maurizio Blondet
Tutto si gioca sull’inflazione americana: tre colossi nipponici hanno smesso di aumentare...
Arriva l’autarchia. Per forza.
Maurizio Blondet
La globalizzazione del cibo ha assunto aspetti paranoidi. Dal 2012 o anche prima tutti i voli...
Chi ha colpa della fame
Maurizio Blondet
Il rincaro di grano e riso fanno accellerare l’urgenza di un aumento di terreno a coltura,...
Lo squalo Carlyle divora ancora
Maurizio Blondet
Il gruppo Carlyle ha lanciato una emissione da mezzo miliardo di dollari, preceduta dalla...
Le prossime vittime del crack: tre milioni di pensionati USA
Monica Semprini
Nasce il nuovo ordine mondiale. Non quello voluto.
Maurizio Blondet
Una imponente «smantellamento» sarebbe in corso dalla Cina al Medio Oriente dove...
Asse Parigi-Roma contro l’euro forte
Maurizio Blondet
«In Irlanda siamo in una classica recessione da scoppio di bolla  ma dentro...
Pubblicità

Alice 20Mega. Vai al massimo, attivazione GRATIS


Libreria Ritorno al Reale
 
EFFEDIEFFESHOP.com
La libreria on-line di EFFEDIEFFE: una selezione di oltre 1300 testi, molti introvabili, in linea con lo spirito editoriale che ci contraddistingue.




 
Servizi online EFFEDIEFFE.com  
 
Archivio EFFEDIEFFE : Cerca nell'archivio
EFFEDIEFFE tutti i nostri articoli dal
2004 in poi.
 
Lettere al Direttore : Scrivi a
Maurizio Blondet
 
Iscriviti alla Newsletter : Resta
aggiornato con gli eventi e le novita'
editorali EFFEDIEFFE
 
Chi Siamo : Per conoscere la nostra missione, la fede e gli ideali che animano il nostro lavoro.
 



Donate con Paypal : Sostenete EFFEDIEFFE.com con le vostre donazioni.
 
Redazione : Conoscete tutti i collaboratori EFFEDIEFFE.com
 
Contatta EFFEDIEFFE : Come
raggiungerci e come contattarci
per telefono e email.
 
RSS : Rimani aggiornato con i nostri Web feeds
 
Appuntamenti EFFEDIEFFE : Gli Eventi pubblici  EFFEDIEFFE in Italia e nel mondo.


 EFFEDIEFFE Giornale Online (C) EFFEDIEFFE edizioni - VIGNANELLO (VT) - Centignano - Pian del Castagno - Tel.: 335.21.43.48 || All rights reserved