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Buddhismo tibetano

Stefano Maria Chiari    02 maggio 2008
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Alla ribalta della recente cronaca politica internazionale, al centro di discussioni ed all’attenzione del mondo, il fascino dell’estremo Oriente contagia non poche persone.
Solidali con chi subisce ingiustizie e prevaricazioni e con i monaci ingiustamente perseguitati, ci accingiamo a scrivere qualcosa sulla natura del buddhismo tibetano.

Questo buddhismo, considerato a lungo come una sorta di degenerazione del buddhismo tradizionale, è oggigiorno visto invece, per lo meno dal comune sentire mediatico, come la voce ufficiale del buddhismo stesso.
Con ciò ed erroneamente il Dalai Lama assurge quasi a vestire il pontificato di tale religione.
Ma facciamo un passo alla volta.

La prima statua buddhista fu portata in Tibet soltanto durante il regno di re Songten Gampo (Sron-btsan sGam-po) (617 - 649), a cagione delle due mogli buddhiste del re, ed in occasione dell’invio di alcuni ministri in India, per apprendere la lingua e la scrittura del luogo.
Tuttavia la diffusione del credo buddhista si ebbe in maniera decisa soltanto a partire dal regno di Trhisong Detsen (nato nel 742, morto nel 798), a partire in particolare dal 786, anno in cui il re chiamò in Tibet Padmasambhava, un noto yogin buddhista, si narra, dotato di enormi poteri, proveniente dalla terra del Kashmir.
Egli aveva la missione di sconfiggere le divinità presenti nel Tibet, ostili all'introduzione del Buddhismo.

Padmasambhava (considerato il padre del Buddhismo tibetano, chiamato «Guru Rimpoche», cioè «Maestro Prezioso»), secondo la leggenda, sconfisse alcuni di questi demoni, costringendone altri a divenire difensori della nuova religione.
Da qui la fondazione del monastero di Samye (762-766), ove si ebbero i primi monaci e dove cominciò la traduzione in lingua tibetana dei testi del canone buddhista, sia hinayanici sia mahayanici.
Nel 779 il Buddhismo fu dichiarato religione di Stato.
Quale fu la corrente buddhista che penetrò in Tibet?

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Costruito nel 1614, il monastero di Sera è uno tra i più importanti di tutto il buddismo tibetano

Esistevano all’epoca infatti diverse scuole e diramazioni della dottrina di Buddha Sakyamuni; le principali sono: l'Hinayana (il «Piccolo Veicolo» o scuola meridionale), il Mahayana (il «Grande Veicolo» o scuola settentrionale) basate sui Sutra, e il Vajrayana (Veicolo di Diamante) basato sui Tantra.
Padmasambhava (sembra, accusato di omicidio e sicuramente bigamo, benché monaco! Dedito a strane pratiche meditative presso cimiteri) portò in Tibet quest’ultima corrente; prova ne è il fatto che nascose i propri scritti in luoghi segreti, in attesa di una loro riscoperta in tempi più propizi: questi testi vengono detti «terma» e vi confluiscono elementi buddhisti tantrici ed elementi «bon» (1).
In effetti furono riscoperti nei secoli XII e XIV, e codificati proprio nella «Raccolta degli antichi tantra».

Dopo il governo marcatamente filo-buddhista del sovrano Ralpachen (815-838), il nuovo re Langdarma scatenò una violenta reazione anti-buddhista.
Intorno al IX-X secolo, nacque la scuola Nyingma, detta «degli antichi» che si basava sulle opere tradotte a Samye.
Uno dei terma principali della scuola è quello del «Bar do t'os grol» (anche conosciuto come Bardo Thodol - Il libro Tibetano dei Morti), attribuito allo stesso Padmasambhava.
Il testo è interamente dedicato alla tecnica del trasferimento del principio vitale nel momento della morte; esso si identifica con l'unione ontologica (manifestata al trapasso) tra il proprio essere-luce e la luce stessa.
La recitazione al capezzale del moribondo è pratica esclusivamente lamaista ispirata ad ormai perdute tecniche di tipo sciamanico; una sorta di guida per aiutare il moribondo a reincarnarsi.

L’insegnamento più noto di tale scuola è definito Dzogchen; «Nello Dzogchen è possibile raggiungere l'illuminazione in una sola vita, ma si parla del grande trasferimento nel corpo di luce, cioè il corpo materiale senza morire si trasferisce o si riassorbe nella sostanza luminosa degli elementi e, agli occhi di una persona ordinaria, sparisce» (2).

Altre scuole ed ulteriori diffusioni del buddhismo si ebbero in seguito grazie all’impulso di diversi maestri: in particolare, un ruolo speciale è da riconoscere al maestro indiano Atisha, (siamo poco oltre il 1040 dopo Cristo; nacque infatti nel 982 e morì nel 1054), autore della «Lampada per il sentiero dell'Illuminazione», considerato uno dei più importanti insegnamenti del Buddhismo tibetano.
Atisha (insieme anche al successivo maestro Tsong KhaPa) ebbe anche importanza per la nascita successiva della scuola Gelugpa («quelli [seguaci] della virtù»), di cui è la massima autorità spirituale il Dalai Lama.

Questa scuola ebbe pieno sviluppo soltanto a partire dal 1400 in poi (data importante è il 1578, quando il principe mongolo Altan Khan riconobbe il titolo di Dalai. A metà del XVII secolo l'ordine gelugpa diviene la chiesa ufficiale del Tibet ed il maestro della linea sovrano temporale del grande regno transhimlayano).

Il Dalai Lama (traducibile con «oceano di saggezza»), venerato come manifestazione del bodhisattva della compassione Avalokitesvara, la cui reincarnazione sarebbe individuata grazie ad oracoli e responsi e confermata dalle doti dell’eletto è, insieme al meno noto Panchen Lama (reincarnazione del Amitabha Buddha, di infiniti meriti, in virtù delle numerose buone azioni compiute durante le sue innumerevoli vite come bodhisattva) la massima autorità spirituale del buddhismo tibetano.

Ma a cosa crede davvero il buddhismo tibetano?
L’apparenza pacifista e compassionevole che inonda a fiume le nostre TV sulla figura di poveri perseguitati è davvero
«il cuore» della dottrina lamaista?

Potremmo rispondere: «si e no»!
In realtà le cose si presentano in maniera più complessa.
Anche gli stessi Dalai Lama, in passato, hanno invitato a brandire le armi in nome della causa buddhista; ma questo, allo Stato, non importa.
Quello che interessa è il corpus dottrinale dell’insegnamento in questione.

Il buddhismo tibetano, l’abbiamo visto, nasce da una matrice complessa: vi si scorgono elementi propriamente buddhisti, tantrici e finanche sciamanici.
Il risultato finale è quello di un sistema di pensiero abbastanza fluido, in cui forte è l’elemento esoterico (e se si vuole anche magico esoterico), finalizzato all’ottenimento dello stato di illuminazione anche mediante una sola vita (nell’ottica della reincarnazione, chiaramente).
Cerchiamo di approfondire.

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The Buddha

Il tantrismo (il termine si può tradurre con canestro, tessuto e metaforicamente come «trasformazione continua», legata al compimento di certe pratiche), sorto in India verso il 500 e sviluppatosi tra l’VIII ed il XV secolo, si fonda su 64 Tantra.
Questi sono veri e propri manuali di occultismo e di magia; pretendono infatti, attraverso particolari rituali, di avere effetti sull’uomo e sulle cose, col semplice ricorso a suoni, lettere, immagini, incantesimi, ecc.
Il tema centrale è costituito dall’insistenza dell’unione mistica della divinità con se stessa, unione generatrice del creato, rappresentata figurativamente come unione sessuale, uomo e donna praticanti il coito (maithuna).
Tale convinzione, evidentemente monista, porta alle estreme conseguenze i presupposti ideologici da cui prende le mosse: se il divino è omnipervadente ed è conciliazione degli opposti, la differenza ontologica del creato e delle cose tra loro, percepibile alla mente umana, è soltanto frutto di una incapacità cognitiva, che vede la sua piena consapevolezza realizzativa nell’illuminazione; gli stessi concetti di bene e di male sono da considerare come superabili appendici di una sintesi superiore.
Non c’è nulla, pertanto, nella vita che debba essere oggettivamente condannato come male in sé; tutto può portare all’illuminazione, alla beatitudine.
Ciò che costituisce caduta per l’uomo, diviene (secondo il tantrismo) causa della propria salvezza.
Questo in virtù dell’energia cosmica latente all’interno di ogni individuo, che può riscoprirla e farla propria al fine di un maggiore progresso spirituale.

Le pulsioni ed i desideri – anche efferati – possono essere causa di liberazione dal ciclo indefinito delle esistenze (samara che, in quest’ottica, si identificherebbe addirittura con il nirvana); l’importante è la giusta canalizzazione delle energie.
Non conta affatto quel che si fa, in poche parole, ma se si è «lasciata passare a dovere» la Kundalini (energia dell’universo), che ha sede sotto l’ombelico, nel primo dei chakra.
L’energia sessuale è la vera energia del creato e non solo; lo è anche della medesima divinità.

Si rileva un'identità assoluta di spirito e materia, microcosmo e macrocosmo, anima individuale e anima universale.
L’anima universale viene concepita come il fondamento del tutto, unità indivisibile, trascendente ed eterna, che si manifesta in forma androgina.
L’anima universale ha in sè un principio maschile/femminile (statico/dinamico) che, all’integrarsi, crea continuamente
la vita.
L’infelicità consisterebbe proprio nella mancata realizzazione della completezza totale nella propria esistenza.
Il desiderio – che domina tutte le azioni umane - rappresenterebbe quindi la molla utile proprio al ritrovamento di questo perduto equilibrio; esso corrisponde alla propria deificazione (o meglio, riscoperta del divino in sé).

L’eros si considera la forza fondamentale della vita, scintilla dell’energia creatrice.
Solo scendendo nel profondo di questa forza vitale si sarebbe in grado di riconoscere la forza cosmica.
Il sesso nel tantrismo è espressione della divinità.
La funzione dell’accoppiamento tantrico non è riproduttiva, bensì redentrice.
Il buddismo tibetano crede in questo.
Cosa possiamo dire in merito?

Nelle pratiche orgiastiche difficilmente l’uomo riesce ad elevarsi spiritualmente: sarà forse accaduto che taluno abbia – per pura Grazia di Dio, innocenza personale ed ignoranza della Verità – ottenuto di non macchiare ulteriormente la propria anima con questi fasulli e mortiferi rituali, ma le considerazioni da farsi non possono che essere negative (anche se la pratica sessuale può restare marginale, il tantrismo contamina l’uomo con i suoi soli assiomi filosofici).
L’uomo che è dominato dall’impulso e dalla passione, vive schiavo di essa.
Soltanto colui che sappia controllare le pulsioni inferiori – proprio quelle che provengono dalla zona della Kundalini - è capace di vivere soprannaturalmente.

Questo è evidente già dal testo di Genesi.
La creazione dell’uomo segue a quella del mondo vegetale e a quella del mondo animale, a significare, tra le altre cose, anche la superiorità dell’essere umano e delle sue facoltà (dello spirito) sopra quelle meramente vegetative (istintivamente portate alla conservazione dell’esistenza: come sono le pulsioni nutritive e sessuali) e quelle sensibili (legate alla sola materialità ed istintività bruta).
La libertà di cui Gesù parla scaturisce precisamente dalla piena armonia con la propria verità creaturale, secondo quanto da Dio determinato e voluto: lo spirito sull’anima, l’anima sul corpo e lo spirito dell’uomo nello Spirito di Dio: «tutto è vostro, ma voi siete di Cristo».
Il peccato (oggettivamente individuabile anche dalla mera morale che scaturisce dal diritto naturale) non può mai essere mezzo di salvezza, perché sovverte sempre quest’ordine divino di felicità  e di immortalità.

L’illuminazione buddhista è una mera illusione, ancor più aggravata dalla piena identificazione tra samara e nirvana; schiavitù e libertà confuse nell’indistinto calderone, dal quale non v’è via d’uscita se non l’assoluta negazione di ogni individualità, che si disperde «come lacrime nella pioggia» nel flusso energetico di una fagocitante Kundalini (rappresentata tra l’altro come un serpente: forse migliore rappresentazione non era possibile. Intelligenti pauca), ingannevolmente e terribilmente celata nelle pieghe di una schiavizzante perversione sessuale.
Lo stesso tecnicismo nel rapporto è sovrastruttura imposta, che toglie ogni spontaneità all’amore sacro di due coniugi.

La procreazione, che è fine primario del matrimonio, è relegata ad episodio rispetto alla redenzione personale; con ciò stesso evidenziando un profondo latente egoismo di base, che non vuole il bene dell’altro e la sua gioia completa con
il totale dono di sè fino alla generazione di una nuova vita – che sarà eterna!
E per la gloria accidentale di Dio e la sua stessa felicità (l’uomo nuovo concepito nasce chiamato alla felicità eterna di Dio!) – ma pensa solo a quanto possa venirgli in tasca in termini di karma (scusate la brutalità, ma, senza ipocrisie, è così).

Tra l’altro, e concludo, tra i culti più notevoli praticati dai lamaisti vi è quello dei «Buddha viventi», ossia dei grandi monaci
i quali, durante le funzioni liturgiche, sono fatti oggetto di venerazione come esseri divini.

Stefano Maria Chiari

(Ringraziamo il sito www.mondotibet.com per le immagini)



1) “Bonpo” è la religione autoctona del Tibet; essa si fondava su elementi di origine sciamanica di visione monista. Questo credo fu praticamente assorbito dal buddhismo tibetano.
2) Da http://www.etanali.it/dzogchen.htm


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Commenti (42)add comment
Carlo Carlesi
Prato , maggio 02, 2008 17:23

Ci sarebbe da dire veramente tanto .

Il suo articolo farcito di alcune cose esatte per attirare l'attenzione scade nell'assoluta faziosità tipica di chi non sa e vuole in tutti i modi dire ciò che "non è" quindi la rimando a farsi una cultura seria di cosa sia il Buddismo Tibetano ...

Il tantrismo di cui lei parla si rifà ad alcune deviazioni che "noi occidentali" abbiamo preso e messo in evidenza con una certa linea new age che faceva comodo a qualcuno per fare scalpore e vendere libri..della quale i tibetani non ne sanno nulla...a sentire lei sembrerebbe che nei monasteri tibetani si facciano ammucchiate galattiche ....anche se devo dire che in certe SACRE...stie non è che si facciano cose migliori...ne sa qualcosa il Santo Padre che ha chiesto scusa non si sa quante volte e quante lo dovrà chiedere ancora ....

Capisco che se ci si volesse addentrare in "qualsiasi" religione alla "caccia " di contraddizioni da mettere in luce a discapito di qualcuno per la propria gloria ci sarebbero spazi per tutti.
Anche la "nostra" cattolicissima "verità" nasconde incongruenze assurdità e quantaltro....protette da dogmi della fede !...

Per quanto riguarda poi il fatto che il Buddismo del Tibet si sia macchiato di sangue a causa di guerre ed altro le rammento che la religione Cattolica come le altre religioni non può certo chiamarsi fuori tanto che basterebbero soltanto le migliaia di persone che nei secoli sono state fatte fuori in nome di un "signore" misericordioso che sicuramente non ci si sarebbe mai identificato con quei "suoi" loschi ministri di culto.

Comunque esercitando quella misericordia e compassione che accomuna le religioni di tutto il mondo le porgo i miei distinti saluti.



Frank
... , maggio 02, 2008 18:10

Perfettamente d'accordo, solo aggiungerei le numerose aberrazioni sessuale imposte dal tantrismo e le pratiche di magia nera dei riti Bon praticate dallo stesso Dalai Lama, come ad esempio rotolarsi nel sangue di un cadavere.


Riccardo
Roma , maggio 02, 2008 18:44

«nello Dzogchen ... si parla del grande trasferimento nel corpo di luce, cioè il corpo materiale senza morire si trasferisce o si riassorbe nella sostanza luminosa degli elementi»:
non è forse molto vicino al corpo di gloria? E ognuno di noi, in qualità di Cristiano Cattolico, non ha forse come fine ultimo quello di diventare un 'alter Christus', corpo di gloria compreso?



antonello
roma , maggio 02, 2008 20:47

Provo un grave imbarazzo da cattolico tradizionalista, questa profonda ignoranza del signor Chiari, che altre volte ho apprezzato per la sua acutezza e preparazione, ma in questo caso veramente usa luoghi comuni che neanche all'inizio del '900 avevano. Il buddismo, specialmente tibetano, aiuta a vedre senza paraocchi il meccanismo della mente e della sua evoluzione. Ogni persona che veramente si accinge ad una ricerca interiore autentica non può rifiutarsi di leggere, approfondire altre religioni, ognuna può arricchire vedendo la realtà da altri punti di vista e questo senza minimamente cambiere fede e religione. Chi è veramente in Cristo, mi creda può leggere tutto, parlare di tutto senza abiurare mai a gnente, salvo che per ignoranza spirituale lascia la propria religione per abbracciarne un altra, allora è un altro discorso, come sta facendo la Chiesa in questi ultimi tempi, ma questo è un altro tema, anzi un altro dramma. Comunque le sono grato per la possibilità che offre ai lettori come me di poter dire la propria.


Agnese
CUNEO , maggio 03, 2008 00:09

Ma non so! Per quest'epoca ci vorrebbe Marco Polo a schiarire le idee specialmente a quei "cattolici" indignati e scandalizzati perchè non si è fatto il solito mellinfluo elogio alla filosofia orientale, lui infatti conosceva meglio di tutti, popoli e culture, trascorse gran parte della sua vita insieme a popoli di religione non cristiana, buddisti o animisti che fossero per lui erano semplicemente IDOLATRI...senza disprezzo ma solo perchè era felicemente innamorato di Cristo, di cui sapeva essere l'UNICO E IL SOLO MEDIATORE TRA DIO E GLI UOMINI...

E TUTTO IL RESTO è FUFFA DEGLI UOMINI!



Francesco
Catanzaro , maggio 03, 2008 08:13

Gentilissima redazione,
probabilmente il mio intervento era troppo poco diplomatico, ma non meno di altri di cui avete permesso la pubblicazione; è questo il motivo per cui non è stato pubblicato? Sarei curioso di conoscere la vostra replica e per questo sono anche disposto ad allegerire i toni e a chiedere scusa per la hybris da cui mi sono lasciato prendere.
Francesco

Semplicemente non riteniamo di reclamizzare idee di quel tipo sul nostro sito; anche perchè, di fronte al male - quelli idee - essendo l'uomo ferito dal peccato originale anche nell'intelligenza, è probabile che ne sia attratto e non ne vogliamo la responsabilità.
Questo è un sito cattolico; si faccia un suo sito.

Cordiali saluti

La redazione



Odisseo
Itaca , maggio 03, 2008 08:50

Mi sono permesso di postare un secondo commento,senza offendere in alcun modo.
In codesto commento non ho fatto altro che
chiarire un punto fondamentale sul cosidetto Tantra.
E già vengo censurato !
Forse non siete cosi "cattolici" come sostenete.
Cordiali Saluti



Jacopo
modena city , maggio 03, 2008 12:04

Consiglio il libro di padre J.Y. LeLoup "La montagna nell'oceano" in cui tra l'altro specifica che S.S. il Dalai Lama ci ricorda spesso che "la mia religione è la gentilezza".
Buon fine settimana a tutti.



Petrus
Olbia , maggio 03, 2008 12:24

Interessante, apprezziamo l'impegno e l'onestà d'intenti del sig. Chiari.
Tuttavia avanziamo qualche dubbio circa l'autorevolezza delle fonti utilizzate per la stesura dell'articolo. Sappiamo bene quanto sia facile, in Occidente, screditare ovvero esaltare l' Oriente. Accade fra le mura di casa nostra, per cui ci si scaglia violentemente contro il Cattolicesimo romano; accade, nondimeno, con le discipline orientali, pervenuteci sotto le mentite spoglie di uno squilibrato esotismo, un po' tantrico un po' new age, che non ha nulla da spartire con la vera Sapienza taoista, induista e buddhista. Umilmente: è necessario scindere la dottrina metafisica orientale dall'uso che se ne fa in Occidente; un uso totalmente distorto, degenerato e rovinoso, che non intacca minimamente il nucleo diamantifero della Tradizione in questione, non trattandosi che di un semplice surrogato parodistico e grottesco di dottrine tuttora sigillate agli sguardi dell' Occidente profano.
Quando noi Cattolici compiremo realmente l'ingresso nel roveto ardente, ove si celebra la santa Eucaristia, scopriremo una Grazia insospettabile e abbandoneremo una volta per tutte le chiacchiere mondane, nonché i rivoli oscuri delle loro mete. Cristo non ha bisogno di inquisitori ma di cavalieri, non ha bisogno di apologisti ma di servi inutili.
Il rischio più grande di questi e molti altri articoli è quello di allontanare i Cattolici dalla Totalità della Creazione e dalla Bellezza delle sue molteplici manifestazioni,talvolta impedendo a quanti non professano il nostro Credo di avvicinarvisi in spirito di condivisione fraterna.
L' Universalità non può essere preservata in questo modo e ce ne rammarichiamo,ragion per cui rinnoviamo la nostra stima al sig. Chiari, augurandoci che questo sito possa fare del Cattolicesimo, e non del Tradizionalismo spicciolo, la sua arma vincente.

Umilmente

Petrus



ANGELO CICCARELLA
VITERBO , maggio 03, 2008 16:29

La verità vissuta e compenetrata è reale, quella supposta e parlata non lo è. Sono dunque reali per ciascuno i fatti che ha verificato, non gli altri. Signor Chiari se la sua disanima si basa su cognizioni libresche, di seconda mano quindi, di seconda mano è la sua tesi di fondo. In questo senso ho sempre creduto, per esempio, che anche del dogma cristiano si possa pretendere dai cristiani il rispetto ma non la confessione: rispetto dei santi antenati e dottori, ma non confessione di ciò che non si è interiormente riscoperto. Tanto più dunque se la tradizione non è la propria; chi è sufficientemente colto e lucido può rispettare gli elementi di una tradizione a cui non aderisce, ma salvo eccezioni non può dire di averli fatti propri e pertanto non può dire di averne constatato la verità.


poveraccio
italia , maggio 04, 2008 08:31

Ognuno è libero di pensarla come vuole, nel pieno rispetto delle idee altrui. Per i cristiani ciò significa testimoniare la Verità di Cristo, assoluta, perchè non scende a compromessi. A completamento di quanto sostiene l'autore, c'è da aggiungere, ma forse si può evincere tra le righe, che il buddismo, più che una religione è una filosofia, e come tutte le altre (tranne il cristianesimo perchè rivelato e lungi da ogni forma di disprezzo) ha origine dalla dispersione dei popoli della torre di Babilonia...........intelligenti pauca


Al
Ireland , maggio 04, 2008 10:59

Per Petrus.

Aprezzo molto la puntualita' e spesso l'acutezza dei tuoi interventi su articoli publicati nel giornale. Penso che cio' non possa che giovare al dibattito e alla crescita individuale e colletiva per una presa di coscienza su temi che sono davvero complessi e che quindi necessitano di qualunque contributo purche' costruttivo, per essere davvero compresi.

Grazie per lo spazio. Buon fine settimana.



Margot
Roma , maggio 04, 2008 14:17

Per approfondire la conoscenza del buddismo tibetano, suggerisco la lettura dei libri di Alexandra David Néel, esploratrice francese dell'inizio del secolo scorso, vissuta vari anni in varie parti dell'Asia (molti dei quali in Tibet).
Nel libro "Magie d'amour et magie noire" (non ne esiste un'edizione in lingua italiana, a quanto mi consta) spiega, sotto forma di romanzo, i principi della religione sciamanica pre - buddista "Bon" (veramente poco raccomandabile!).



pan
... , maggio 04, 2008 16:34

petus ha ragione in parte: qualche leggerezza ma ottime intuizioni in particolare sulla concezione del sesso e l'egoismo latente di base di certe pratiche tantriche.
non so effettivamente cosa si intenda per vera universalità. non siamo tradizionalisti se diciamo che Cristo è via veritas e vita!!! prego rileggersi la dominus iesus!





Petrus
Olbia , maggio 04, 2008 18:05

Per Al (Ireland) : sei stato molto gentile e te ne siamo grati.
Pan: grazie per la dritta sulla concezione sessuale tantrica, vedremo di approfondire anche "l'egoismo latente di base di certe pratiche".

Con stima

Petrus



Guido
Pisa , maggio 04, 2008 20:43

Il Sig Chiari scrive < Non c’è nulla, pertanto, nella vita che debba essere oggettivamente condannato come male in sé; tutto può portare all’illuminazione, alla beatitudine >.
E nel Vangelo e' scritto < Tutto e' puro per i puri >

A mio avviso non e' tanto l'azione che si compie ma il livello di Consapevolezza della persona a fare la differenza.Questo e' un punto di partenza,non di arrivo.

Saluti



pan
... , maggio 04, 2008 22:10

non devi ringraziare me. io alludevo alle intuizioni positive di Chiari sul sesso e l'individuazione di una matrice egoista alla base di certe pratiche tantriche, tutto qui. del resto Chiari ci ha abituato bene con ottime analisi. E poi una sana apologetica è un fatto altamnete positivo oggi. Per me un apologeta è anche un vero cavaliere


Scipione Antonio Rino Tagliaferro
San Giuseppe Vesuviano , maggio 04, 2008 23:14

Il buddismo tibetano non è che una setta estremamente minoritaria in seno al buddismo stesso. Il confucianesimo è, ad esempio, nove volte più numeroso.

I monaci buddisti, con la loro grande attività ecumenistica dimostrano, per ciò stesso, di credere alla loro fede come il "papa" attuale crede nella sua: meno di zero.

Come si fa a pregare insieme? Pregare è un verbo transitivo: pregare chi?, che cosa? Dio direbbe un cattolico vero e si sentirebbe rispondere, da un buddista vero, che Dio non esiste...

Ah già...

Pregano insieme la "Pace"... quella USraeliana...

Il Tibet sta alla Cina come il Cossovo sta alla Serbia. Solo che la Cina è "un po'" più potente...




Stefano Busnelli
Chirnogeni , maggio 05, 2008 06:57

Ma quante generalizzazioni.
Sulla stessa falsariga, potrei raccontare l'ultima volta che mi sono confessato 22 anni fa all'età di 12 anni, quando il prete dall'altra parte del confessionale mi chiedeva, con voce alterata da gamiti, se commettevo atti impuri per stabilire che nella religione cattolica, la confessione è finalizzata a dare al prete sempre nuovi stimoli per ammazzarsi di pippe nel confessionale.

Cordialmente, Stefano.

Uno che di "pippe" se ne intende.

La redazione



rolando
Sulmona , maggio 05, 2008 08:40

La religione Tibetana a tanto da insegnare a tutti noi; il problema non è trovare e scrivere di quello che ci divide, ma approfondire quello che ci unisce.Giovanni Paolo II era molto amico del Dalai Lama e chi è vicino alla verità comprende che il fondamento di tutto è l'Amore.
Consiglio all'autore e alla redazione di mettere
anche in pratica l'insegnamento di Gesù nei confronti dlle altre religioni e dei commenti non schierati.
Cordiali Saluti a tutti.



hobo
roma , maggio 05, 2008 08:51

Credo che Guido abbia afferrato il nocciolo della questione. Nel rapporto fra l'anima e l'eros quello che conta non è tanto il "fatto" in sè quanto il livello di coscienza del soggetto che sperimenta l'atto.
Vale a dire il rapporto di quella che è la sfera del pensare e dl sentire con la zona istintiva, laddove si esprimono le forze legate al sesso. Questo era ed è ben noto alle ascesi tantriche regolari che presupponevano il possesso integrale della capacità immaginativa e senziente del discepolo.
Come è ben noto oggi a chi , da Occidentale moderno, voglia venire a capo della questione. La base è la pratica interiore della concentrazione e degli esercizi collegati ad essa. senza che nella pratica la sfera istintiva venga minimamente chiamata in causa.
Solo in un secondo momento, laddove si sia raggiunta la necessaria capacità di autocoscienza e controllo profondo, e soprattutto di moralità vera. si può operare immaginativamente nella sfera istintiva.
Il motivo è presto detto: una delle regole auree dello sviluppo interiore è "tre passi avanti nella moralità per uno nella conoscenza". Laddove per "moralità" si intende qualcosa di più della pur necessaria conformità alle regole della vita coniugale ed affettiva.
Come si vede non è certo una strada facile e questo ci fa capire come, in realtà, coloro che si danno a pratiche sessuali "dirette" come nel caso delle deformazioni occidentali di certo tantrismo da strapazzo e peggio nella ritualità di tipo magico-cerimoniale, in stile OTO e Golden Dawn stiano "scherzando con il fuoco".
E' vero che la sfera del sesso cela le forze più potenti ma è altrettanto vero che solo una conoscenza trasformatrice unita ad una moralità superiore a quella ordinaria permettono l'accesso ai suoi misteri.



Luigi
Chieti , maggio 05, 2008 09:31

Basta mettere a confronto le "metafisiche" orientali e le "metafisiche" gnostiche occidentali per constatare che alla base di entrambe queste "metafisiche" vi è la stessa ambigua visione apofatica, olista e "panteista". Nel panorama della storia religiosa dell'umanità soltanto le fedi abramitiche, massimamente e perfettamente quella cristiana, sono fondate sulla Rivelazione di un Dio personale e trascendente e hanno pertanto sviluppato una autentica metafisica della Trascendenza. Con qualche grande problema per il giudaismo post-biblico che da una concezione trascendente si allontana perdendosi nei suoi sogni millenaristici sul Regno di Israele concepito come Pace globale sulla terra nell'era messianica che si dovrebbe aprire con il ristabilimento dell'Eretz Israel. Ma questo fa parte del misterioso "destino" del popolo vocato per primo e che per ultimo entrerà nel Regno, quello vero, alla fine della storia, di Cristo trasfiguratore del creato.
Consiglio, a proposito delle "metafisiche" ambigue, i, finora, tre volumi del teologo romano Ennio Innocenti "La gnosi spuria", edizioni della Sacra Fraternitas Auriganum in Urbe. Richiedibili direttamente all'autore scrivendo allo stesso in Via Capitan Bavastro 36, Roma.

Luigi Copertino



hobo
roma , maggio 05, 2008 12:12

Per Luigi Copertino
grazie per il consiglio ma mi tengo stretta la "trilogia del Graal" di Massimo Scaligero ("Dell'Amore Immortale", "Graal saggio sul Mistero del Sacro Amore" ed "Iside Sophia"). Che non ha nulla di"ambiguo" ed ha -per quanto mi riguarda- quel tanto di "gnostico" o "tradizionale" che di tale retaggio è assimilabile alla Realtà dello Spirito quale si presenta oggi. (..E basta guardare solo indietro, come se lo Spirito non avesse il "linguaggio" adatto per ogni epoca...)



Marco-Silvestri
Ulaan Baatar , maggio 05, 2008 13:09

OTTIMO articolo dell'altrettanto ottimo SM Chiari !

(Ringrazio anche dell'uso delle mie foto tibetane,
faccio notare ai lettori che i pacifici monaci
mi hanno quasi cacciato a calci in c... dopo averle
scattate, giusto per confermare il loro pacifismo
la loro bonta' d'animo, il loro amore per i turisti
e la loro secolare e notoria accoglienza...)

Vivo da anni ormai in paesi buddhisti e ne sono
sempre piu' contrariato, l'unica cosa alla quale
sono veramente interessati nel dialogo
tra monaci e non monaci e' il vile denaro.

Come scrive Chiari poi, c'e' l'aspetto "tantrico"
su cui ci sono numerosi libri scritti da ex concubine
di Lama famosi e non che confermano in pieno
non dico le orgie ma se non altro la schiavitu'
sessuale e le trombate a scopo "divinatorio"
con le loro schiave pardon "iniziati" di cosiddetto karma
inferiore.

Non solo appunto il piscio del Dalai e' visto come liquido
miracoloso ma tanto piu' lo sperma, fluido divinatorio
per chi crede nella dottrina tibetana...

Ma tornando al succo del discorso : il Buddhismo
e' fondato sul concetto di re-incarnazione, soggetto
che e' del tutto INCOMPATIBILE con la dottrina cattolica.

I cattolici al contrario hanno dato insigni geni e scienziati all'umanita',
tanto piu' in Cina basti citare l'opera trentennale del gesuita
Matteo Ricci alla corte imperiale, tuttora studiato con devozione
nelle scuole cinesi.

Perche' piaccia o meno ai tibetani, hanno dato piu' alla Cina e indirettamente
allo stesso Tibet moderno i gesuiti in pochi decenni che non le cricche
di berretti gialli e poi rossi (Gelugpa) in secoli di guerre fraticide
e dominazioni feudali.

Mi scuso quindi se il mio commento puo' apparire anti-clericale
in matrice anti-buddhista ma questo e' quello che ho visto coi
miei occhi e chi sostiene a spada tratta i tibetani come fonte
di saggezza e modello di vita farebbe meglio a guardare meno
filmacci hollywoodiani e farsi un giro in Asia per conto suo.



marcello
siena , maggio 05, 2008 15:53

Il nostro impavido fotoreporter. E se un orientale venisse in occidente "a farsi un giro" che cosa ne dedurrebbe?


Odisseo
Itaca , maggio 05, 2008 19:34

All'esimio Dott. Copertino.
Alla luce della Sua conoscenza...
Le sarei grato se scrivesse qualcosa sul
"Cantico dei Cantici"
:-)
Cordiali saluti



Luigi
Chieti , maggio 05, 2008 22:16

Per Hobo, preferisco tenermi stretto Gesù Cristo e l'unico "graal" non mitico ma autentico, reale e Reale ossia la Santissima Eucarestia. Vai a Lanciano in provincia di Chieti, chiesa dei cappuccini, ed ammira il miracolo eucaristico là esposto dal VII secolo e scientificamente esaminato nel 1970: una particola tramutata in un Cuore umano al completo ed il vino in Sangue umano (del gruppo AB: lo stesso di tutti gli altri miracoli eucaristico sparsi per il mondo).

Per il signor Odisseo,
spesso è il tempo che manca. Per scrivere di certe cose è necessaria molta preghiera, molta purezza di cuore, molto tempo e molta calma. Ma non dispero che chissà un giorno...
Nel frattempo perché non legge la "Deus Caritas est" di Benedetto XVI che molto meglio di me, nei primi paragrafi, tratta anche del Cantico dei Cantici.
Un saluto.

Luigi Copertino



Emiliano
Roma , maggio 05, 2008 23:25

Com'è triste vedere tutto questo astio tra fratelli, tra esseri che, teoricamente, sono tutti fatti a Sua immagine e somiglianza. E dimentichi dell'unica Fonte Originaria, ci accaloriamo guardando la pagliuzza nell'occhio del vicino...


P.Danilo Scomparin, I.M.C.
Olbia , maggio 06, 2008 08:47

Per Luigi Copertino: concordo perfettamente con lei, il San Graal è l'Eucaristia, a cui però va aggiunto la Rivelazione: prima parte della Messa, Liturgia della Parola. Cordiali saluti, P.Danilo Scomparin. Olbia, 6 maggio 2008.


hobo
roma , maggio 06, 2008 09:27

Per Luigi C.
"Mitico" il Graal'? Certamente se per "mitico" si intende il manifestarsi di profonde verità spirituali nel linguaggio della poesia (non credo che Wolfram o Chretien fossero dei sognatori...).
E' peraltro verissimo che Graal ed Eucarestia sono parenti stretti. Tant'è vero che chi pratica regolarmente la seconda ha od avrebbe bisogno per rendere duraturi i frutti del Sacramento di una disciplina che,oggi come oggi, coincide esattamente con quella di coloro che sono sul sentiero che va verso il primo.



Luigi
Chieti , maggio 06, 2008 11:56

Per Emiliano,
non è possibile tra fratelli figli dello stesso Padre scambiarsi idee nella ricerca della Fonte Originaria? Personalmente credo di sì.

Per Padre Scomparin: concordo perfettamente con Lei. Un ringraziamento.

Per Hobo: non so se sei più giovane o più anziano di me (che ho 45 anni). Tuttavia mi permetto un consiglio basato sull'esperienza. Da adolescente ho militato nella destra radicale, un mix di fascismo di sinistra e di ambigui riferimenti evoliani ad un altrettanto ambiguo concetto di Tradizione, del quale allora non potevo comprendere l'origine gnostica. Poi, per vie di cui adesso sarebbe lungo dire, è giunto il mio incontro, sì perchè di incontro si è trattato, con Cristo. Dunque conosco molto bene, per quelle adolescenziali esperienze, anche il tuo Massimo Scaligero nonché tutta la gnosi spuria che appartiene al quel, al tuo?, mondo esoterico. Quando parlo del graal come di un mito intendo avvertire che dietro quel ciclo letterario-cavalleresco vi è molta ambiguità esoterica proveniente da correnti neospiritualiste, che incarnano l'Antitradizione ossia l'Anticristo, il cui percorso nei secoli è ben noto agli storici. Che poi esista un "graal" vero, non mitico e pertanto davvero salvifico, ossia l'Eucarestia l'ho già detto ed ho indicato anche uno dei luoghi (in realtà ne sono tantissimi sparsi per il mondo) dove è possibile "toccarlo" con mano ovvero vederlo vivo: perché le analisi scientifiche di cui ho parlato riferiscono anche che il Cuore ed il Sangue umani del miracolo eucaristico di Lanciano sono VIVI. Ti trascrivo qui sotto una recensione a firma dello storico Franco Cardini a proposito di un libro di recente pubblicazione che fa il punto sulla questione delle luci e delle ombre in ordine al ciclo letterario graalico e soprattutto, non so se la cosa ti farà piacere, dimostra che esiste una interpretazione di quel ciclo inautentica connessa con la gnosi catara ed una interpretazione autentica strettamente legata alla spiritualità eucaristica cattolica.
Un saluto.
Luigi Copertino


Franco Cardini

GRAAL, RITORNO AL CATTOLICESIMO

Copyright (c) Avvenire 22 dicembre 2007

Il Graal continua ad essere di gran moda: ma non si direbbe che, nonostante il baccano pubblicitario che gli si sta facendo intorno – o forse proprio a causa di esso –, le idee diffuse sulla sua natura siano granché più chiare. Continua ad essere un 'oggetto misterioso': anzi, qualcosa di cui s’ignora perfino se sia in effetti un oggetto, cioè una reliquia, o la forma medievale e occidentale di un mito di sapienza e di potenza concentrato in un oggetto simbolico. Nonostante ciò, gli strumenti a disposizione di chi volesse una buona volta capirne qualcosa senza lasciarsi guidare dal Martin Mystère o dal Dan Brown di turno ci sarebbero. Basterebbe ad esempio affidarsi al bel libro Il Graal. I testi che hanno fondato la leggenda, a cura di Mariantonia Liborio, con un’Introduzione di Francesco Zambon (Mondadori, 2005). Parola che indicava un recipiente a forma di vassoio o di coppa in alcuni dialetti celto-latini (è superstite nel valdostano 'grolla'), il Graal assurse a oggetto prezioso e carico di valore sacrale nel romanzo Perceval del trovatore Chrétien de Troyes, attivo in alcune corti principesche franco-orientali della seconda metà del XII secolo. Quello scritto ebbe tanto successo che ne nacque ben presto un vero e proprio ciclo cavalleresco presto sviluppatosi in numerose e naturalmente non omogenee 'continuazioni': insomma, in una serie di soap opera che si diffusero dal Due al Quattrocento per poi scomparire alla fine del XV secolo.
E si capisce bene perché scomparissero: da una parte la Chiesa non aveva mai troppo apprezzato quei romanzi, che parlavano talora un linguaggio mistico-misterico mentre altre volte erano intrisi d’un ambiguo erotismo, e in cui erano onnipresenti il Cristo e il Mistero eucaristico mentre il ruolo dei ministri del culto, assenti o quasi, era giocato semmai da eroi cavallereschi; dall’altra il loro carattere appunto fortemente legato all’Eucarestia e all’Adorazione del Santo Sangue del Cristo si scontrava con le radici stessi della riforma protestante. Cattolici e protestanti voltarono pertanto concordi le spalle al mito graalico, che non a caso sarebbe ricomparso – ma in un contesto teistico, esoterico e neopagano – soltanto tra Sette e Ottocento, con Schlegel, Scott, Tennyson e Wagner.
Ma ancor oggi si stenta a diffondere, su questo tema, delle letture e delle conoscenze adeguate. Insieme con le tesi esoterico-occultiste sviluppate non tanto da personaggi come René Guénon o Julius Evo- la quanto dai loro numerosi 'discepoli' ed epigoni, grande successo hanno avuto ad esempio i libri d’un curioso erudito tedesco, Otto Rahn, wagneriano e nazista – nonché, sotto il profilo storico-filologico, gran pasticcione –, innamorato di quel 'Paese pirenaico' nel quale sorge la rocca di Montségur (l’ultima fortezza catara, conquistata solo nel 1244 dai crociati) e che aveva fantasiosamente connesso il simbolo graalico con la fede catara. Il movimento neocataro, sviluppatosi nel Novecento soprattutto tra le popolazioni francomeridionali dove forti sono i gruppi che sognano l’autonomia di un’'Occitania' estesa dalla sponda destra del Rodano a Barcellona e alla Loira, ha teso a presentarsi come la facies religiosa dell’irredentismo, addebitando alla Chiesa cattolica e alle sue scelte nel Duecento la fine della libertà occitana.
Le cose stanno naturalmente in modo ben più complesso. Tra XII e XIII secolo in Occitania (come anche altrove, ad esempio in Lombardia e in Toscana) il movimento religioso cataro (che si presentava come un’istanza di ritorno alla purezza cristiana delle origini ma era in realtà una vera e propria religione dualista, che contrapponeva il Bene e il Male e scorgeva quest’ultimo in ogni manifestazione della materia, Creazione compresa) parve addirittura trionfare, sradicare la Chiesa dalle sue fondamenta e imporre una morale e un assetto socio-religioso nuovi. Contro questo pericolo – che nel suo odio per tutto quel che fosse materiale si configurava sostanzialmente come una vera e propria religio mortis: e che pure aveva saputo attrarre trovatori e giovani amanti dell’eros e addirittura fautori di un’indiscriminata libertà sessuale –la cristianità del primo Duecento fu costretta a difendersi: e, falliti gli strumenti della persuasione e della rievangelizzazione, si usarono quelli, spesso spietati, della crociata.
Del catarismo e della 'crociata degli albigesi', che sradicò l’eresia ma desolò la Francia meridionale nella prima metà del Duecento, Michel Roquebert è oggi uno dei maggiori studiosi. Non stupisce quindi che egli sia autore di un libro come I catari e il Graal. Il mistero di una grande leggenda e l’eresia albigese, nel quale si affronta di nuovo il tema del rapporto tra Graal e catarismo rovesciando completamente le tesi care al Rahn. Data l’estrema complessità del 'ciclo' graalico e l’eterogeneità di molti degli autori dei romanzi che lo compongono, è ovvio che all’interno di alcuni di essi esistano anche elementi culturali e filosofici di tipo eterodosso e tentazioni gnostiche, come ha per esempio dimostrato il nostro Francesco Zambon, studioso finissimo di uno dei principali autori di romanzo graalico, Robert de Boron. Ma ciò non vuol affatto dire che vi fossero contaminazioni tra Graal e catarismo.
Al contrario: la chiesa del Duecento dovette affrontare una durissima offensiva spiritualista, mossagli contro da una parte da Gioacchino da Fiore con la sua profezia della futura 'età dello Spirito Santo', dall’altra dal catarismo che, con la sua neomanichea contrapposizione di spirito e Materia, finiva con l’attaccare alla radice l’Incarnazione e il Mistero eucaristico. Ebbene: i romanzi del Graal furono – esattamente al pari della cattedrale d’Orvieto, eretta per onorare un miracolo eucaristico – parte della controffensiva cattolica incentrata sul cristocentrismo, sul Cristo Dio e Uomo. Roquebert riesce a dimostrarlo con impeccabile logica erudita e con grande eleganza, sistematicamente utilizzando i testi dei romanzi graalici duecenteschi. E con ciò riconduce all’ortodossia cattolica una grande espressione letteraria e, insieme, mitica, della nostra letteratura. Le radici dell’Europa, in quanto cristiane, sono anche graaliche. La sia pur artisticamente parlando sublime mistificazione wagneriana viene smascherata in pieno.

Michel Roquebert
I CATARI E IL GRAAL
Il mistero di una grande leggenda e l’eresia albigese San Paolo. Pagine 254. Euro 22,50



hobo
roma , maggio 06, 2008 12:44

Per Luigi C.
Grazie della lettura suggerita,di cui peraltro ero già a conoscenza , il cui succo è tutto nella frase "tutto ciò riconduce all'ortodossia cattolica...".
E qui sta il punto: gratta gratta riesce fuori, sia pure negli abiti eruditi ed anche simpatici di un Cardini il "nulla salus extra ecclesia".
No,per quanto mi riguarda le cose non stanno così, ma non ho nessuna voglia di "convertire" alcuno fatto salvo il dovere di fornire sul web, grazie anche alla cortese e democratica ospitalità di chi la pensa diversamente, le corrette indicazioni per chi ,magari sentendosi non tanto a suo agio nella tradizione,cerca dei valori e dei significati più profondi e reali.
E non sono di "primo pelo": ho 59 anni e la mia frequentazione con Scaligero non è stata nè breve nè supericiale, nata da un'autentica richiesta spirituale e non da "sbandamenti" pseudopolitici che non mi hanno interessato neanche quando avevo 16 anni.
Tale frequentazione, fra molte altre cose, fu bastevole ad esempio per rendermi conto che al di là delle "ambiguità erotiche" lamentate da Cardini al centro della "queste Du Graal" c'è proprio il Mistero della Coppia Umana.
Credo possa bastare ed auguri di buon lavoro.



ANGELO CICCARELLA
VITERBO , maggio 06, 2008 14:18

Non sono certo i cattedratici a poter parlar di cose lontane dalle loro sponde, non sono certo gli aderenti a questa o a quella tifoseria a poter disquisir di cose lontane dalla loro esperienza. Da una vita cerco il Graal, da una vita rintraccio segnacoli che possano indicarmi la strada, da una vita cerco con tutte le mie forze di percepire la vibrazione sacra, il secretum graalico. L'Amore, l'agape, l'eros, il sacro femminino, l'Arcano degli Arcani...la Rosa...
Colgo comunque dalle parti di alcuni cattolici l'impellenza di riempire l'album delle figurine, mettendovi nelle caselle ancora vuote questa o quella cosa che esula dalla propria tradizione religiosa, e che tuttavia vuoi per vezzo ideologico, vuoi per curiosità sana, devono agganciare, etichettare, assimilare. Citare poi medievisti alla moda, destrorsi e cattolici (niente di male, per carità) per corroborare le proprie posizioni, bè, che dire, mossa fiacchina fiacchina. Il signor Cardini può pure portare a conferma della sua tesi una quintalata di riferimenti bibliografici accademici e non, tanto non si avvicinerà di un palmo alla soluzione del mistero del Graal. Ci vuole ben altro per comprendere l'indicibile. Pedalare se si ha voglia, pedalare...



Odisseo
Itaca , maggio 06, 2008 17:39

Mi pregio di ringraziare l'esimio Dott. Copertino,per il prezioso suggerimento inerente la lettura dell'Enciclica di Sua Santità "De Gloria Olivae" ( è un appellativo di san Malachia, quindi non è blasfemo ne offensivo).
Anche io spero di trovare il tempo per poter leggere la succitata Enciclica.
Non essendo un ingrato, mi permetto di suggerirLe una lettura: "Il tappeto da preghiera di Carne - Li Yu".
Sempre Tempo permettendo .
Cordiali saluti



Luigi Copertino
Chieti , maggio 06, 2008 22:46

"In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio ...
Ed il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi".

Il prologo del Vangelo di Giovanni spiega molto bene l'essenza della Fede cristiana:
essa è fondata sull'Eterno che irrompe nel tempo, su Dio che entra nella storia e si fa Uomo per redimere e deificare l'uomo.

Se si riduce il Cristianesimo al solo orizzonte metatemporale lo trasforma in una gnosi, lo si disincarna. Se, al contrario, lo si costringe al solo orizzonte temporale, lo si umanizza, lo si "sdivinizza".

Laddove, come ha fatto la modernità ad iniziare da Lutero (che non ha caso, come ha dimostrato Theobald Beer, si era formato sui testi ermetici: altro che sant'Agostino!), si separano la Fede e la ragione, il Soprannaturale ed il naturale, si ottengono da un lato i fideismi ed i soprannaturalismi gnostici, che negano la carne, la natura, la ragione, e dall'altro i razionalismi ed i materialismi, che negano ogni orizzonte mistico e soprannaturale.

Ecco perché, poi, dilagano i Dan Brown e gli Augias/Pesce ossia le manipolazioni gnostiche e quelle umanitarie della Persona di Cristo.

Chi pedala alla ricerca di improbabili graal atemporali non lo sa ma continuerà a pedalare a lungo perché, anche se egli crede di essere sulla via di chissà quale primordiale tradizione occulta, in realtà le sue illusioni sono state partorite da quella stessa modernità che, magari, rifiuta.

Infine, ringrazio il signor Odisseo per la sua cortesia.

Luigi Copertino



Marco-Silvestri
Mon-Guo , maggio 07, 2008 12:31

@marcello :

se un orientale venisse in occidente penso che ne rimarrebbe in gran parte schifato,
in parte abbagliato dai neons del consumismo, e in parte affascinato dal passato
e dalla tradizione, dall'arte e dall'architettura.

avendo visto sia estremo oriente che estremo occidente posso certamente testimoniare
che se ci limitiamo alle attrazioni turistiche e ai siti di interesse storico/artistico/tecnologico
si puo' grossolanamente dire che l'europa non ha ancora rivali anche se certamente
vive un po' troppo sugli allori del passato.

ho conosciuto numerosi cinesi che hanno studiato e lavorato per anni in europa
e la loro visione in merito era appunto mosto variegata, da chi non vedeva
di tornarci a chi non vedeva l'ora di tornare in cina nel suo villaggio
di origine.

discorso mooooolto diverso invece per koreani e giapponesi che in occidente
ci viaggiano spesso e non di rado di abitano e ci lavorano ben volentieri
e ne apprezzano i pro e i contro.

(tra cui, sembrera' strano, molti apprezzano proprio l'italia e in particolare
venezia e firenze)

giusto domenica sono andato a una orribile messa protestante a Ulaan Baatar
(praticamente un concerto pop/rock misto raduno di boy scouts piu' che una messa)
e ho sentito discorsi neo-coloniali da far rizzare i capelli.
se non altro i buddhisti in occidente si fanno sicuramente piu' i c... loro
dei "cristiani" angloamericani che si incontrano in alcune zone dell'asia.



Stefano
Vercelli , maggio 07, 2008 12:58

Completamente fuori strada, eh ragazzi, secoli di insegnamenti malformati si fanno sentire, per fortuna lo stato divino esiste già ed è perfetto dentro di noi, e ci ritorneremo.


hobo
roma , maggio 07, 2008 13:00

Scrive Luigi C.
"Chi pedala alla ricerca di improbabili graal atemporali non lo sa ma continuerà a pedalare a lungo perché, anche se egli crede di essere sulla via di chissà quale primordiale tradizione occulta, in realtà le sue illusioni sono state partorite da quella stessa modernità che, magari, rifiuta. "

Mi permetto un ulteriore commento:
Quanto detto è giusto,forse se applicato al tradizionalismo alla Guènon od alla Evola.
Non ha nulla a che spartire con quanto
scritto e detto da Rudolf Steiner,Massimo Scaligero,Walter Johannes Stein,Siegmund Von Gleich, ecc. sul tema ed ancor meno con l'essenza interiore ed ascetica della loro ricerca, estremamente concreta e "temporale" , che porta all'incontro proprio con la corrente di forze che sgorga dal "Personaggio" protagonista del "Prologo" giovanneo.
Ma ho letto anche, non mi ricordo in quale post, che Copertino considera Scaligero un esponente della "gnosi spuria": temo quindi che siamo nel classico dialogo fra sordi.
Pazienza.



Odisseo
... , maggio 07, 2008 20:23

Esimio dott. Copertino, credo che la nostra "polemica" sia durata fin troppo.
Fermo restando che nulla è piu' vero di quello che le ha scritto all'inizio del suo ultimo intervento (se scritto in greco avrebbe avuto maggior enfasi , Verbo traduce non rende appieno LOGOS), ma cosi è.
I nostri punti di vista sono sostanzialmente diversi,non credo che la modernità nasca dall'incomprensione di Lutero di alcuni testi ermetici.
La modernità nasce perché "deve" nascere
cfr Gv 9 1-4 e Mt 20
Riguardo la Tradizione, non risponderò.
Come si dice dalle mie parti " la migliore risposta è quella che non si da"
Concludo augurandoLe ogni bene .
Cordiali saluti .



Sorannaros
Roma , maggio 07, 2008 22:37

Essendo io una 'poveracrista' e non riuscendo, Dio mi perdoni, a eludere la nefasta tentazione di impegolarmi in "chiacchiere mondane", prego, umilmente, il Signor Petrus di spiegare a noi bolsi cattolici il "nucleo diamantifero della Tradizione": di quale "nucleo" e di quale "Tradizione" Ella parla ? Qual'è questo scrigno di dottrine che rimane sigillato ai nostri occhi profani? Perchè alludervi e lasciarci al tempo stesso intendere essere noi inadeguati a tanto splendore? Perchè il Cristo dei vangeli, nella sua indiscutibile autorevolezza, non mi infligge mai la sgradevole sensazione, che Ella mi incute, di essere irreparabilmente insufficiente alla comprensione di quello che è necessario per la mia salvezza?
Ella si dichiara Cattolico, e tuttavia mi sovviene il sospetto che anche se fosse Induista o Buddista (di Tradizione "autentica", si intende!) potrebbe comunque accedere al "nucleo diamantifero" della Tradizione. Non lo dica troppo forte, la Chiesa, col suo Magistero, potrebbe adontarsene: è convinta, pensi un pò, d'essere la Sposa di Gesù Cristo Nostro Signore e Salvatore del mondo, ovvero la sola autorizzata a dispensare l'unico "nucleo diamantifero" che noi, povericristi conosciamo, Gesù Cristo. Mi spiace di non vantare virtù cavalleresche, nelle mie vene scorre il vile sangue di contadini e pescatori, povericristi come me.



Petrus
Olbia , maggio 08, 2008 11:40

Per Sorannaros.
Ha pienamente ragione: non "impegoliamoci" in chiacchiere mondane e Dio ci perdoni se, talvolta, cediamo alla "nefasta tentazione".
In questo senso ci schieriamo dalla sua parte: anche noi siamo "poveri Cristi".
Quanto al nostro precedente intervento ci pare lei ne abbia completamente snaturato e frainteso senso e contenuto, ragion per cui non intendiamo rispondere alle sue illazioni.

Umilmente

Petrus



vescovo Silvano
Pistoia , maggio 11, 2008 16:27

Senza entrare nel merito del Buddismo Tibetano che è un problema così grosso che nemmeno studiosi insigni riescvono a cavarcene le gambe voplevo limitarni a dire all'amico che ha citato il p. Lelup che questo fascinoso scrittore ortodosso è ortodosso come io sono buddista tibetano. E' un personaggo che ama molto il sincretismo, e da questi credo che bisogna molto e sempre diffidare.-



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