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Libeskind cambia tattica

Raffaele Giovannelli    06 maggio 2008
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Sul Corriere della Sera del 1 maggio 2008, a pagina 47, è uscito un articolo firmato da Libeskind dal titolo: «Libeskind: la mia torre ispirata al Duomo disegnato da Leonardo», dove il «grande» architetto, vista la brutta piega che prendeva il suo progetto di torre «tuffante» (detto benevolmente grattacielo «curvo»), ha scelto la strada di blandire i milanesi buttandola sul patetico.
Ancora un po’ e ci strapperà qualche lacrima essendo arrivato a dire che, avendo i suoi figli frequentato le scuole a Milano, tra loro parlano in italiano, e che: «vivendo a Milano, mi immergevo … nelle vedute poetiche della città».

In coincidenza il suo collega Meier, vista la decisione del nuovo sindaco di Roma di sottoporre a referendum popolare il progetto di smontare e trasferire in periferia l’involucro indegno costruito attorno all’Ara Pacis, ha mandato a dire che è disposto a ridiscutere eventuali modifiche al suo «capolavoro».
Questa concessione viene ora quando il potere politico lo ha abbandonato.
Per anni aveva respinto con sdegno le critiche e le proposte di modificare il suo progetto.

L’ultimo articolo di Libeskind dimostra che la qualità degli attuali «grandi» architetti non è certo nel valore delle loro opere, che la gente sopporta sempre meno, ma nelle loro qualità di grandi istrioni, prima impegnati a sedurre i politici, poi, se questi si trovano in difficoltà per l’opinione pubblica contraria, intenti a cercare il dialogo diretto con il pubblico.
Questo passo è molto più difficile e viene percorso solo in extremis, appunto come in questi tempi.
Poiché l’articolo costituisce la prova provata di una architettura diventata istrionismo è interessante riportarlo integralmente e commentarlo parola per parola.

«Parla il progettista del grattacielo curvo: ‘Con questa opera voglio emancipare l’individuo e affermare il multiculturalismo’ ‘Da Filarete a Ponti, Milano guarda in alto’».

Commento:
Non siamo certi che Milano guardi in alto.
E’ fuori da ogni dubbio che il suo grattacielo (tuffante) guarda in basso.

«L’architettura è un’arte civica e in quanto tale, come tutte le arti, è espressione del pensiero creativo».

Commento: Ma essendo un’arte «civica» ha qualche obbligo in più.
Poi chi ha detto che certa architettura è arte?

«In una democrazia, l’architettura è il dischiudersi di possibilità inventive, culturali, sociali e funzionali conseguite con materiali sostenibili e proporzioni perfette, plasmate nella luce».

Commento: La democrazia viene utilizzata per «santificare» le scelte politiche.
Tuttavia non esageriamo!
Anche senza democrazia l’architettura ha fatto cose egregie.
Non si può dire che per quanto riguarda le proporzioni queste vengono accettate dai dogmi dell’architettura moderna.
Libeskind parla addirittura di proporzioni perfette.
Le Corbusier si inventò il modulor, un pasticcio in cui in pratica erano ammesse tutte la possibili proporzioni, cioè nessuna proporzione.
Alla fine lui ed i suoi allievi lo dimenticarono con sollievo dei teorici del modernismo.
Libeskind qui mente sapendo di mentire poiché egli conosce molto bene il rifiuto delle proporzioni, come il rifiuto della simmetria dell’architettura moderna.

«In un’epoca di globalizzazione, ho sempre cercato di resistere all’appiattimento e all’omogeneizzazione dell’architettura generata dal software del computer, cercando invece di concentrarmi sul modo in cui gli edifici possano diventare più umani, più individuali, istituire una relazione più fisiognomica con il loro contesto e diventare maggiormente parte di una comunità».

Commento: Questa è solo una pia intenzione.
Le sue opere lo smentiscono.
Il suo progetto per un megagrattacielo da erigere a New York al posto delle due torri (che poi erano sette) è una immensa guglia di vetro e acciaio che di umano ha ben poco.
Persino Fuksas lo ha criticato.

«Solo un’architettura realmente democratica può portare all’emancipazione dell’individuo e all’affermazione di una comunità multiculturale: sentimentalisti senz’anima e tecnicisti senza cuore non contribuiscono ad arricchire le nostre vite».

Commento: La democrazia non ha nulla a che vedere con una comunità multiculturale.
La Svizzera, di antica e solida democrazia non è multiculturale.
Una comunità multiculturale in realtà non è una comunità e quando si tenta di crearla difficilmente rimane unita; di solito si suddivide secondo le culture d’origine.

«Molti anni fa, mi trasferii dall’America a Milano, non per trovare un lavoro, ma per amore di questa città. Avevo iscritto i miei figli alle scuole pubbliche (tanto che spesso parlano ancora correntemente italiano tra loro!) e mia figlia nacque qui. Vivendo a Milano, mi immergevo nelle strade, nei cortili, nelle vedute poetiche della città, ne assorbivo la sua luce e ne sentivo la miriade di sottili inflessioni della vita di ogni giorno, che lasciavano e continuano tuttora a lasciare tracce su quella affascinante tela rappresentata dalla città e dai suoi abitanti».

Commento: Molte di quelle strade e cortili nel frattempo sono scomparsi proprio grazie agli architetti «moderni», tutti ben intenzionati a seguire le orme di Libeskind.
Le vedute poetiche includevano edifici il cui stile viene definito dai moderni vernacolare, una tendenza aborrita e considerata squalificante per l’architetto che anche parzialmente l’adottasse.

«Qualcuno potrebbe ritenere ironico che una persona proveniente dall’estero possa identificarsi così profondamente con una città. Credo tuttavia che quella mia esperienza di ‘straniero’ possa contribuire ad apportare nuovi contenuti per l’innovazione della cultura della città. In questo risiedono lo spirito e il carattere storico e metropolitano della cultura dell’Italia del Nord. L’identità di Milano come centro di una sua propria cultura è emblematica di Filarete e di Leonardo da Vinci, di Umberto Boccioni come di Aldo Rossi. La matericità del Castello Sforzesco, le ricerche scientifiche di Leonardo, le dinamiche di movimento di Boccioni e le sorprendenti e imprevedibili analogie di Rossi sono immancabilmente inscritte nei miei progetti per Milano».

Commento: Un architetto che segue rigorosamente i dettami dell’architettura moderna non può identificarsi con l’architettura del passato anche recente, pena la squalifica (come quella inflitta a Portoghesi).
Nei suoi progetti gli architetti che cita non possono essere iscritti per due ordini di motivi.
Gli architetti del passato, anche recente, sono interdetti per principio, quelli attuali sono tenuti lontani ed ignorati per motivi di concorrenza.

«A mio parere, l’architettura va ben oltre la tecnologia: ogni edificio è uno strumento per raccontare una storia, per parlare di altro oltre che di se stesso. In questo senso anche ogni mio edificio è una narrazione del passato e del futuro, alla ricerca continua del presente come continuità creativa nel tempo. Ma ancora di più, gli edifici sono incarnazione dei sogni e delle aspirazioni che formano non solo la dimensione ‘orizzontale’, ma anche quella ‘verticale’ della vita».

Commento: Tutto clamorosamente falso!
I suoi edifici, come la maggior parte dell’International style non narrano il passato per scelta ideologica preconcetta.
Costruire nel deserto è come costruire in alta montagna.

«In queste dimensioni culturali che racchiudono il cuore umanistico della città devono risuonare la varietà e la creatività dell’anima contemporanea. Quale altra città al mondo avrebbe potuto risvegliare il cuore di Marinetti e commuovere l’anima di Sant'Agostino? Quella è la ‘porta aperta’ di Milano, quella è ciò che la rende metropoli d’Europa e del mondo e che la rende degna sede  dell’Expo».

Commento: Qui l’intenzione di accattivarsi la pubblica opinione è così scoperta da arrivare al patetico.
Purtroppo la Milano di oggi è piuttosto decaduta per quanto riguarda cultura, pensiero ed industria.

«CityLife è uno sviluppo dell’ex quartiere Fiera Milano ricco di immaginazione e insieme pragmatico: celebra la magnifica città giardino sostenibile del XXI secolo promuovendo un nuovo stile di vita cittadino dove lavoro, abitazione, cultura, tempo libero e natura convivono armonicamente. In questo contesto, la forma della torre da me progettata ha come obiettivo una
riduzione del consumo energetico, con la sua curvatura in grado di farsi ombra da sola. Inoltre l’uso organico dei materiali, la loro robustezza e la cura nell’esecuzione confermeranno quei criteri che sono stati da sempre la firma dell’architettura di Milano nel corso di quasi due millenni. Lo stesso vale per le residenze e per il museo, e per ogni costruzione di questo luogo
unico che sarà CityLife
».

Commento: Non sappiamo se della vecchia Fiera si salveranno almeno gli edifici d’ingresso della porta Domodossola, come si sarebbero potuti salvare nell’area dell’ex Alfa Romeo gli edifici direzionali prospicienti Piazzale Accursio (credo dell’architetto Giò Ponti). Dai progetti presentati in rete è difficile decifrare questo particolare.
Invece dopo tanto parlare di cuore umanistico della città si distrugge tutto, anche ciò che può essere mantenuto senza disturbare le nuove costruzioni.

domodossola.jpg
Gli edifici di porta Domodossola, i più antichi della Fiera di Milano

«Ma la curvatura della torre ha ben altra identità, ispirandosi al progetto della cupola proposta da Leonardo per la copertura del tiburio dell’erigendo Duomo di Milano. Ogni torre di CityLife, unica in sé, è infatti in relazione con le altre secondo uno schema armonico che si rifà a quel progetto. Questa cupola non fu mai realizzata, ma non per questo deve essere intesa come un banale riferimento ad un progetto del passato. La cupola nel suo profondo significato, è la visione architettonica che trasforma, contemperandola, la tradizione medievale e religiosa in quella rinascimentale e umanistica. Così Leonardo ci svela - anche se in un progetto non realizzato - un modo di progredire dando al futuro una ‘intelaiatura’ del passato e instillando contemporaneamente nel passato una possibilità inattesa e senza precedenti. Nulla di meno ci si aspetta da Milano che avrà uno skyline unico e originale come in nessun’altra città del mondo!».

Commento: Che la torre tuffante volesse imitare una cupola è cosa ben difficile da far comprendere alla gente.
Forse, nella dannata ipotesi che sia realizzata, sarà bene apporre sotto una grande scritta: La torre non si tuffa ma vuole imitare una semicupola addirittura di Leonardo.
Si prega il pubblico di non ridere!
Ma anche questa è una bugia.
L’architettura moderna vieta riferimenti al passato, pena la scomunica.
Allora è una bugia inventata per ammorbidire l’ostilità dei milanesi.

«Milano assume significati diversi a seconda dell’altezza dei suoi edifici, così le torri partecipano ad una ricchezza tridimensionale della città. La caratteristica unica delle Torri di CityLife sta nell’essere un continuum con la storia delle torri milanesi, da quella del Filarete, a quella di Gio Ponti e di Ernesto Nathan Rogers».

Commento: La torre del Filarete in realtà è una ricostruzione, quasi a fantasia, operata da Luca Beltrami, l’architetto che ha dato a Milano una fisionomia dignitosa e rispettosa della tradizione.
Le torri sbilenche, tuffanti e con le stampelle non si capisce che cosa abbiano in comune con Gio Ponti e tantomeno con Rogers.
«La differenza tra Milano e le altre città europee è che ogni torre di Milano è plasmata da un’ idea anziché da una tipologia.
La città mantiene infatti la sua memoria non nelle immagini conservate nei suoi archivi, ma negli spazi reali il cui genius loci non si può sostituire. Il progetto per la torre curva solleva la superficie dell’ex Fiera e la porta verso l’alto unificandola in una composizione fatta di ecologia, storia e innovazione: una Torre che anche il Time Magazine ha definito come una delle più innovative da anni. Il confronto sull’architettura di Milano per sostenere le alte ambizioni dei milanesi ha bisogno di essere fondato su un aperto spirito di dialogo: le forti emozioni suscitate da questo dibattito danno prova di come tutti amino Milano. CityLife e gli altri nuovi progetti sono un autentico esempio della continuità dello spirito e della poesia di Milano, nonché dell’opera degli architetti contemporanei che vi hanno lavorato, come Aldo Rossi, Vittorio Gregotti, Massimiliano Fuksas e Renzo Piano
».
Pare che non sia stato dimenticato nessuno dei «grandi» architetti italiani vivi o defunti, con l’ovvia ragione di cercare di tenerseli buoni e in modo che non si schierino con chi protesta.
«L'Expo è la grande opportunità per cittadini, politici, architetti, designer e per il mondo degli affari di poter collaborare insieme per una società civile del XXI secolo. E sono certo che questa straordinaria opportunità a Milano non andrà sprecata».
(Libeskind Daniel  - Pagina 47 - 1 maggio 2008) - Corriere della Sera)

Conclusione

Libeskind insiste a lungo sul ruolo fondamentale della democrazia per avere una buona architettura. Purtroppo anche in questo caso la storia lo smentisce.
La Roma governata dai Papi non era un esempio di democrazia, ma al contrario quello di un governo autoritario, fondato su una dittatura politica sostenuta da una concezione teocratica della società.
Ebbene pochi possono mettere in dubbio la grandezza dell’architettura di Roma dal medioevo all’arrivo dei piemontesi.
Persino nella Grecia antica la grandezza nell’architettura sarà grande con Pericle, una specie di Principe autocrate.
Poi riprenderà con Alessandro Magno ed i suoi eredi altrettanto despoti.
Non dimentichiamo poi la Roma antica della quale sono ben pochi i monumenti rimasti del periodo repubblicano.

Infine guardiamo le città italiane dove i monumenti del periodo democratico sono ben misera cosa se confrontati con il trionfo esploso negli anni delle signorie.
La Francia al tempo dei re e di  Napoleone non brillò per democrazia ma ebbe una grande architettura.
Lo stesso dicasi per la Spagna.
Per i tedeschi di Germania le cose sono un po’ diverse; con la democrazia o con la dittatura  non riusciranno mai a creare un grande architettura.
Gli inglesi con tutta la loro democrazia riuscirono solo ad imitare un po’ il resto d’Europa.

Infine vogliamo vedere come è fatta questa democrazia di cui parla Libeskind.
Non è forse la dittatura del grande capitale?
Le loro elezioni non dipendono un po’ troppo dalla raccolta di fondi per il candidato prescelto
dagli interessi del solito grande capitale?
E poi  non è forse vero che il grande Wright è stato messo un po’ da parte per preferirgli gli esuli del Bauhaus, un edificio più simile ad una conigliera con tanto di grate?

Il messaggio da lanciare agli speculatori di CityLife: vi autorizziamo a lucrare anche più del lecito, fate tutte le porcate che potete, ma per grazia di Dio mettete da parte i vari Libeskind.
Lasciate che noi, i nostri figli ed i nostri nipoti non veniamo annichiliti da tanta ignominia dalla quale molti si salvano non vedendo grazie alla droga o ubriacandosi con la guida di mezzi veloci.
I Signori delle città italiane, lucravano, derubavano e qualche volta affamavano il popolo, ma non gli imponevano il tormento del brutto; almeno quello glielo risparmiavano.

Professor Raffaele Giovanelli


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Commenti (25)add comment
PIERO61
genova , maggio 06, 2008 12:12

Salve a tutti.
Premetto che non mi intendo di arte.
Per motivi di lavoro ho girato tutta l'Italia e buona parte del nostro mondo.
Sono stato in nazioni e paesini molto diversi tra loro per svariate ragioni(culturali,ambientali ecc.)e, ho visto case, stadi, musei, chiese, opere pubbliche costruite fino ad una certa epoca(primo novecento)che hanno appagato il mio gusto estetico.
Mi sono sembrate costruite ricercando il bello, il rilassante, l'appagante.
Viceversa quelle costruite dopo l'ultima guerra mondiale, mi sembrano ispirate da menti malvagie e da pervertiti, che godono del brutto e dell'orrendo.
Da ignorante, non riuscivo più ad uscire dal museo di Van Gogh di Amsterdam, tanto ero rimasto affascinato dalla bellezza dei suoi quadri.
Andy Wharol, Renzo Piano mi mettono l'angoscia, il terrore, lo schifo.
Concludendo, non capisco un'acca di arte, ma questi cosiddetti geni attuali mi rivoltano lo stomaco e mi provocano solo incubi.
Saluti a tutti.
Piero 61



Massimo Granata
Lomello (PV) , maggio 06, 2008 12:36

Per tutto ciò vale il cazziotone del sergente istruttore in "Full metal jacket" di Kubrick : "sei tanto brutto che sembri un capolavoro di arte moderna"
dixi et animum levavi



PIERO61
genova , maggio 06, 2008 12:50

Massimo Granata sei un grande!!!!!!!!


Ennio
RAVENNA , maggio 06, 2008 12:52

A sentire pronunciare il nome Daniel Libeskind mi prende un attacco di ira.
Trattasi di ebreo polacco-americano (Solidarnosc) legato alla geopolitica dei neo-cons.
Ha disegnato l'orrendo museo dell'olocausto a Berlino su un'area vasta quanto cinque campi da football, davanti al Reichstag restaurato e a fianco della nuova sfarzosa ambasciata americana.
Si tratta di una sterminata distesa di blocchi di cemento dentro alla quale si ha la sensazione di attraversare un labirinto.
I visitatori ora la usano per urinare inosservati e per disegnare graffitti.

Non pago, ha disegnato il Memorial alle vittime dei terroristi di Manhattan a Padova.
La costruzione era prevista originariamente a Vicenza, città dove ha sede la caserma Ederle col comando americano. Riflessioni più approfondite hanno offerto a Galan presidente della giunta regionale veneta nato a Padova l'opportunità di spostarlo in quest'ultima città spendendo qualche milione di euro.
Si tratta di un parallelepido alto circa 50 metri, in pieno centro storico, che lambisce le acque del fiume, dove viene ostentata una trave d'acciaio contorta recuperata dalle torri gemelle crollate.

A sorvegliare l'opera il Comune di Padova aveva delegato sei vigili che in coppia in tre turni di lavoro avrebbero coperto le 24 ore.
Adesso le luci del Memorial in vetro e acciaio restano spente, un faro lo illumina di notte e una recinzione lo protegge dagli intrusi.
Nell'anniversario dell'inaugurazione si presentano picchetti militari, politici e la banda. La gente comune ignora totalmente il 'mis-fatto' di Libeskind.
Ci sono sempre ebrei khazari che ruotano attorno alla faccenda dell'11 settembre.



Andrea
... , maggio 06, 2008 13:27

Belle o brutte le torri (per me sono molto belle), il problema è tutto italiano: l'immobilismo. Milano ha uno skyline mediocre, se non ci fossero le Alpi da contorno sqarebbe inguardabile. Che fastidio darebbere le torri progettate? Provate a fare un sondaggio tra i vostri conoscenti e chiedetegli della Torre Velasca, quasi tutti risponderebbero che fa schifo mentre invece è un CAPOLAVORO!!! in fortissima armonia con il duomo di Milano. Fosse per gli Italiani esisterebbero solo villette monofomiliari abusive segno della nostra rozzezza, della nostra incapacità di vivere in una società complessa. Se l'architettura contemporanea preoccupa per i valori che esprime io mi preoocupo ancor di più per la mentalità dei vari comitati dei residenti. Troppe volte ho sentito frasi del tipo "I binari soffocano le città" "Bisogna interrare la ferrovia!" "I grattacieli sono un modello del passato!" poi, vedendo la vivibilità delle nostre città bè... W i grattacieli. Non capisco perchè si vogliano a tutti i costi nascondere i segni della modernità. CI MERITIAMO UN NUOVO MEDIOEVO.


marco ruggero
roma , maggio 06, 2008 13:35

Spesso, al giorno d'oggi, un pittore, un cantante, uno scrittore, e quindi anche un architetto, diventano famosi e ricercati non tanto per le loro capacità personali, quanto perchè sono strumentalmente acclamati da una clack asservita (critici, intellettuali, editori)posta sul libro paga di qualcuno.
E' lo stesso che accade in politica quando siamo costretti a sorbirci per decenni parassiti inetti che però dispongono di un collegio sicuro per essere eletti (collegio che naturalmente viene retribuito con favori e prebende varie).
Per cui, se Libeskind o Meier vogliono costruire un aborto di manufatto perchè così si autogratificano mentalmente e materialmente, il loro collegio elettorale di critici, mecenate e finanziatori si attiverà fino alla elezione / costruzione della schifezza (non tanto perchè oggettivamente brutta, quanto perchè imposta autoritariamente, senza alcun tentativo di conciliazione/armonizzazione con l'esistente).
Inoltre, rispetto all'arte ed alla cultura in genere, l'architettura pone un problema di fondo: finchè un quadro, un libro vengono creati con questo sistema non succede nulla, visto che posso non andare alla mostra o non comprarlo (anche se comunque devo subire il tedio delle inutili polemiche sul ciarpame letterario israeliano imposto alla fiera del libro di Torino).
Un grattacielo, invece, non lo posso nascondere e ogni volta che passo nelle vicinanze sarò costretto a vederlo, con risentimento di come è stata violentata quanto meno la natura preesistente.
Ma tanto non c'è niente da fare: il sistema è ormai saldamente nelle mani di manipolatori istituzionali e delle loro personalità di facciata.



michele
rn , maggio 06, 2008 13:42

Sì, penso che quello che dice PIERO61 sia emblematico. Liebeskind parla tanto della democrazia perchè solo nelle nostre democrazie può fare tali scempiaggini.


DE ZAN
... , maggio 06, 2008 13:57

Dalle mie parti c'é una storiella che dice pressappoco: "Se durante uno scavo l'operaio trova un manufatto antico, si accorge subito del suo valore, ma se trova un'opera d'arte contemporanea proprio non se n'accorge e la distrugge!"


Carlo
Cagliari , maggio 06, 2008 14:20

Per Piero 61.
L'arte contemporanea fa tanto schifo ai neofiti per via dello scarto che si è prodotto, dal Romanticismo in poi, tra Arte e decorazione. Prima di allora esse erano un tutt'uno, ma dalla nascita dei "professionisti della decorazione" (la cosidetta "arte applicata"), L'artista tout-court ha dovuto spostare il suo target sul concetto, perchè all'"oggetto carino" ci pensavano ormai sarti, interior designers,tappezzieri ecc. Di conseguenza gli artisti sono sempre meno "artisti" e sempre più "pensatori visivi". Lo so, sono cose difficili da digerire, ma a me piacciono perchè mi ci sono appassionato, a "pensare per immagini". Comunque ognuno ha le sue idee! Un saluto.



andrea
verona , maggio 06, 2008 16:32

chiedo conforto ma se non erro a Milano non esistono alti edifici per via di una legge fascista secondo la quale nessuna costruzione doveva superare in altezza la statua della Madonnina;il Pirellone sulla sommità dovrebbe avere una copia esatta della Madonnina posta sopra il Duomo.L'alta torre che piega verso il basso la propria 'testa' può avere qualche significato particolare in merito?


Daniele
Milano , maggio 06, 2008 17:14

Volevo intervenire, ma Andrea ha già detto tutto quello che penso. E allora posso solo ribadire il concetto: l'arte contemporanea, piaccia o non piaccia, fa comunque meno danni dell'immobilismo culturale che affligge l'Italia da sempre. "Bello" e "brutto" sono concetti labili e mutevoli, "vecchio" e "nuovo" sono dati oggettivi.


Daniele
Milano , maggio 06, 2008 17:46

(Intendevo il primo Andrea, quello che esordisce con "Belle o brutte le torri...")


Francesco M.
Vicenza , maggio 06, 2008 21:40

Comunque il memoriale per le vittime dell'olocausto a Berlino è stato progettato dal decostruzionista Peter Eisenmann...

da Wikipedia

Il Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa (tedesco: Denkmal für die ermordeten Juden Europas), conosciuto anche come Memoriale dell'Olocausto (o meglio, della Shoah) (tedesco: Holocaust-Mahnmal), è un memoriale di Berlino dedicato agli ebrei vittime della Shoah. È stato progettato dal'architetto Peter Eisenman, assieme all'ingegnere Buro Happold. Nonostante il bando sia stato pubblicato nel 1997, la costruzione è iniziata solo nel 2003 e l'inaugurazione si è tenuta il 10 maggio del 2005. Il costo approssimativo del complesso è stato di 25 milioni di euro. Il memoriale si trova nel quartiere Mitte, un isolato a sud della porta di Brandeburgo.
Il monumento consiste in una piazza di 19.000 metri quadri occupata da 2.700 steli di calcestruzzo, organizzate secondo una griglia ortogonale. Le steli sono tutte larghe 2,375 m e lunghe 95 cm, mentre l'altezza è molto variabile, da 0,2 a 4 m. In base al testo di progetto di Eisenman, le steli sono progettate per disorientare e l'intero complesso intende rappresentare un sistema teoricamente ordinato, che ha però perso il contatto con la ragione umana. Il Centro documentazioni sotterraneo contiene i nomi di tutti gli ebrei vittime della Shoah, ottenuti dal museo Yad Vashem.

Peter Eisenman (Newark, 11 agosto 1932) è un architetto statunitense, tra i principali esponenti del decostruttivismo nell'architettura americana.
Le frammentarie forme di Eisenman gli sono valse l'inserimento nell'eclettico gruppo di architetti che sono stati, talora controvoglia, etichettati come decostruttivisti. Sebbene Eisenman eviti questa definizione, ha avuto una storia ricca di controversie che lo hanno mantenuto sempre sotto l'attenzione del pubblico (accademico). Le sue teorie sull'architettura inseguono l'emancipazione e l'autonomia della disciplina, e il suo lavoro rappresenta il tentativo costante di liberare la forma da tutti i significati. Ha sempre avuto una forte relazione culturale con gli intellettuali europei, come l'inglese Colin Rowe e lo storico italiano Manfredo Tafuri. Gli studi del filosofo Jacques Derrida sono un'influenza basilare nell'architettura di Eisenman.
Eisenman ha conseguito un bachelor in Architettura alla Cornell University, un master in Architettura alla Columbia University, un Master of Arts e un Ph.D. all'Università di Cambridge.
Eisenman dapprima divenne noto come membro dei New York Five, cinque architetti (Eisenman, Charles Gwathmey, John Hejduk, Richard Meier, e Michael Graves) i cui lavori apparirono a un'esposizione del MoMA nel 1967. Eisenman ricevette un certo numero di borse di studio dalla Graham Foundation per il lavoro svolto in quel periodo. Le opere dei cinque, al tempo, furono considerate una reinterpretazione delle idee di Le Corbusier. In seguito le strade si divisero, ed Eisenman iniziò ad avvicinarsi al movimento decostruttivista.
L'idea di un'autonomia della forma dalle contingenze storiche è la ragione per cui Eisenman è stato a lungo legato ad Aldo Rossi, nonostante esiti progettuali del tutto diversi.
Eisenman attualmente insegna architettura all'Università di Yale e ha intrapreso una serie di grandi progetti, tra cui il recentemente completato Memoriale per gli ebrei assassinati d'Europa (n tedesco: Denkmal für die ermordeten Juden Europas) a Berlino e il nuovo stadio della University of Phoenix a Glendale in Arizona.



Carmelo
Messina. , maggio 07, 2008 00:05

Esimio Professor Giovannellli,
posso chiederle che ne pensa di Leon Krier?
Potrebbe dedicare uno dei suoi prossimi articoli a questo ottimo architetto tradizionalista?
Grazie.



PIERO61
GENOVA , maggio 07, 2008 06:27

per Carlo di Cagliari.
Ti ringrazio per la spiegazione e la pazienza nell'esporla.
Avevo infatti premesso che di arte non capisco niente.
Le mie sono solo emozioni; gli antichi me le danno e mi riempiono di felicità, quelli moderni mi danno l'angoscia.
Grazie ancora e salutami i Bastioni di San Remy, sorseggiando un mirto(nero) alla salute di tutti coloro che leggono effedieffe.
Ciao.



Repazzo
Milano , maggio 07, 2008 07:41

errata corrige?

Museo Ebreo di Berlino:


Nulla toglie alla sua ansiosa bruttezza.

http://it.wikipedia.org/wiki/Jüdisches_Museum



Pietro M.
Firenze , maggio 07, 2008 08:49

@Carmelo, Messina:
Léon Krier è un grande architetto!!!


UNITI CONTRO LIBESKIND E LO SPORCO MOVIMENTO DECOSTUTTIVISTA(=leggi nichilista).



rodolfo
trento , maggio 07, 2008 17:18

quoto Granata!


LUCA
RAVENNA , maggio 07, 2008 18:33

A tutti i funs di Daniel Libeskind consiglio la visione del video del Royal Ontario Museum
www.youtube.com/watch?v=zC_axrg0Cm8&eurl=
http://regola.blogspot.com/
Per gli amanti di Leon Krier e dell'architettura tradizionale consiglio una visione del sito
http://regola.blogspot.com/
Ringrazio Blondet per questo splendido sito e i tanti frequentatori per i loro commenti sempre interessanti. Luca



stefano
como , maggio 08, 2008 10:28

errata: "sei talmente brutto che sembri un capolavoro d'arte moderna". gigantesco.


nicola
garbagnate , maggio 08, 2008 14:26

io credo che in tutti questi progetti si siano perse due cose fondamentali

a)l'architetto se vuole può anche progettare grattaceli a forma di pesce spada o di pera, se questo lo diverte, ma è il committente che paga ed è lui a decidere. le opere di arte moderna se le può realizzare in piccolo ed esporle in qualche museo senza gravare sui nostri bilanci
b)l'architettura deve servire gli uomini ( e qui torniamo a Vitruvio) non sono gli uomini a doversi asservire all'architettura ed a chi la teorizza.non me ne frega nulla di beccarmi dell'immobilista, se non voglio nè i grattacieli a forma di banana, nè l'orrido ago e filo (degno compendio di un piazzale cadorna ridotto a bivacco di ubriachi e pensillina per il tram) nè l'assurda alba di luce, nè vorrei l'illuminazione colorata per il castello sforzesco, nè le panchine di legno in piazza del Duomo.

quanto ai grattacieli, invocati dal signorino che ama tanto la torre e che evidentemente la milano lavorativa la conosce poco

quei grattacieli che ti piacciono tanto non sono antitetici alle villette a schiera, perchè nei primi si lavora , nelle secondo si abita . e non solo nella sonnolenta Italia. le comunità suburbane americane , fatte di ville singole con giardino distanti anche 80 km dai centri cittadini, forniscono la manodopera a città che altrimenti sarebbero stupendi involucri vuoti.esattamente come milano, dove la sera rimangono solo anziani ed immigrati.di grattacieli pieni di uffici a milano ce ne sono già troppi ( molti rimangono sfitti per anni) e costruirne di nuovi non credo porti nulla alla città nè dal punto di vista architettonico nè abitativo ( le tre torri sono di puri servizi, quella di Libeskind addirittura ha 35 piani di giardini...pensili..).

piace l'arte moderna? bene, ci sono i musei ( o le discariche, il livello estetico è simile)da visitare senza obbligare la colelttività a pagare e rimirare queste assurdità.



FC
Taquaral , maggio 08, 2008 16:29

Leggo questi articoli e i commenti perchè ritengo utile conoscere anche le opinioni altrui. Di tanto in tanto trovo analisi e opinioni azzeccatissime, specialmente negli articoli di Maurizio Blondet. In genere, tuttavia, non condivido quasi niente. Siete una congrega di nostalgici preconcettuosi, con la puzza sotto il naso. Passate l'idea che in passato tutto era meraviglioso e oggi fa tutto schifo. Invece il male è sempre esistito. Penso che nella vita non si possono chiudere gli occhi per godere di un vuoto ottimismo, ma bisogna anche andare avanti con fiducia cercando di fare le scelte giuste, e accogliendo anche le cose diverse che appaiono...In Italia abbiamo questo vizio, siamo sempre tutti contro tutti. Se avessimo fiducia in Dio che ha creato tanta varietà nelle cose e anche nei cervelli, non ci mancherebbero certo le croci da sopportare ma vivremmo meglio.


Luco
Udine , maggio 09, 2008 08:23

"sei talmente brutto che sembri un capolavoro d'arte moderna"
La frase è messa in bocca a un sergente istruttore esaltato, in un film palesemente antimilitarista.
Ne deduciamo che l'arte contemporanea è sbagliata? O che giudicarla con questi strumenti (bello brutto carino proporzionato gradevole...) è un po' superficiale?



Daniele
Milano , maggio 10, 2008 00:15

Appoggio in pieno il messaggio di FC.

La maggior parte dei commenti a questo articolo si può riassumere con la frase "Ah, come si stava bene ai tempi della nonna."

C'è sempre stata, in ogni epoca, gente che ragionava così.

Ed è sempre stata smentita dalla Storia.



Enrico G. Botta
Udine , maggio 10, 2008 10:28

La vicenda di Libeskind e' decisamente molto controversa.

Da architetto penso che molti dei suoi difetti siano molto diffusi tra gli architetti in genere, piu' o meno famosi che siano.

Per esempio, quanto a giustificazioni puerili per scelte progettuali arbitrarie il "sensibile" Piano non e' certo da meno rispetto a un Libeskind o a un Fuksas.

Se a questo aggiungiamo la superficialita' della comunicazione di oggi si capisce come i messaggi, anche artistici, siano semplificati.

Detto questo, non tutti gli architetti sono cosi, purtroppo sono cosi quelli piu' "premiati".

Per un'altra interessante lettura riguardo la capacita' innata di Libeskind di "raccontar balle" potete andare qui:

http://www.newitalianblood.com/showt.pl?id=141

Apprezzo molto che su Effedieffe si aprli anche di architettura e che lo si faccia in questo modo.




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