
Dalla Germania diritto di veto
su ogni acquisizione con capitali esteri di imprese nazionali. Il governo teme
gli Stati che possono usare i loro investimenti per esercitare un’influenza
politica o per appropriarsi di un know-how tecnologico. Insomma: si è riscoperto
che nelle «merci» c’è una qualità, che la quantità monetaria non basta a
compensare.
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Ora, tutti un po’ tremontisti. Senza dirlo. |
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La Germania prepara una legge, «di sapore protezionista» accusa Le Monde (1), per proteggere le sue aziende-gioiello dai capitali esteri. Il governo si dà un diritto di veto ad ogni acquisizione di più del 25 per cento di un’impresa tedesca, definita «strategica» o di sicurezza nazionale, da parte di investitori stranieri. Oggi solo il settore degli armamenti è soggetto a una simile limitazione.
Il testo, di difficile elaborazione, non è ancora pubblico: ma è evidente che il ministro dell’economia Peer Steinbrueck non vuole scoraggiare l’afflusso di tutti i capitali («Saremmo pazzi»), bensì tener lontani dai brevetti e dalle tecnologie tedeschi i «fondi sovrani», che non sono privati speculatori (già del resto definiti «avvoltoi» in Germania), ma proprietà ( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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