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I rincari hanno stimolato ad estendere dovunque i terreni coltivati a cereali. Spunta un caso eclatante: l'Afghanistan, massimo produttore mondiale di oppio, entro quest'anno vedrà 20 su 34 provincie «opium-free» per aumentare i campi coltivati a granaglie. Intanto l'Argentina ed altri «mercati emergenti» stanno emettendo bond indicizzati negativi.

Dall’Afghanistan una buona notizia

Maurizio Blondet    03 giugno 2008
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La produzione del papavero da oppio è calata notevolmente in Afghanistan. Secondo l’ONU, 20 della 34 provincie del Paese saranno «opium-free» entro quest’anno. Anche nella provincia di Helmand, dominata dai Talebani (che si finanziano con lo spaccio di oppio) si vedono nei campi, secondo i pochi giornalisti che si sono avventurati lì, altre coltivazioni.

Il fatto curioso (e istruttivo) è che questo risultato non è stato raggiunto con operazioni di polizia armata, con eradicazioni forzate, incursioni e incendi di campi, nè con lanci di missili e bombardamenti NATO. I contadini afghani hanno cambiato coltivazioni spontaneamente.

Motivo: il rincaro dei prezzi cerealicoli, che ha reso conveniente coltivare grano anzichè papavero. Determinante è stato il fatto che il vicino Pakistan, come altri Paesi dell’area, ha vietato l’esportazione del suo grano, onde coprire prima il...( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
 



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