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Se l’ex gran maestro del Grande Oriente d’Italia, Armando Corona, non fosse stato a conoscenza di documenti che attestano l’appartenenza alla Massoneria di Albert Einstein (1), di certo non avrebbe inserito un personaggio di tale rilevanza fra i «figli della vedova» (2).
Nemmeno per il «nobile» fine di aumentare la gloria del cosiddetto grande architetto dell’universo (GADU).
È evidente che annoverare scienziati del calibro di Einstein, Fermi, Fleming tra le fila di un’istituzione tanto discussa ed ambigua come la Massoneria, non può che contribuire ad accrescerne il prestigio, l’autorevolezza e la liceità.
Qualità che tuttavia non corrispondono alla vera essenza di tale sfuggevole consorteria.
Che ancora oggi continua la tradizione pedagogica tipica delle antiche gilde dei liberi( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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