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Attacco al Motu proprio: da Martini a Jesus (Parte IV)

Domenico Savino    26 giugno 2008
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Un lettore, nome in codice «Milanese», scrive a proposito dei miei tre articoli sul «Motu proprio»: «Caro Savino, per quanto sia gustoso quello che scrive, deve proprio mettere un’altra puntata? Sono già a rischio esaurimento dopo tre».
La capisco, caro lettore, ma se ne faccia una ragione.
Si prenda un ricostituente, assuma dell’iperico contro la depressione, ma mi ascolti un’ultima volta.
Prometto che sull’argomento ho finito… per ora, ma non senza prima avere messo in luce alcune cose, che riguardano il «mondo tradizionalista».
Perché dalla lettura del numero di maggio di Jesus e dal suo sciagurato inserto, di cui ho parlato nella scorsa puntata, una cosa sola infatti è certa: questi maledetti retrogradi - i tradizionalisti, s’intende! - tanto hanno fatto, tanto hanno brigato nella curia romana, che hanno ottenuto finalmente la loro Messa.
Però adesso basta.
Che vogliono di più?
Se la celebrino e la smettano di rompere…  la mitica «comunione ecclesiale», s’intende.

Questo è in estrema sintesi il senso dei tre articoli che concludono l’inserto di Jesus, dedicato al Motu proprio.
Titoli eloquenti per una carrellata europea: «Italia: vescovi obbedienti, tradizionalisti aggressivi»; «Francia: con i tradizionalisti non c’è ‘pace liturgica’;  «Germania: i vescovi temono nuove tensioni».
I tre titoli ne recano in grassetto una parte e posti in sequenza è possibile costruire a sua volta questo titolo: «Tradizionalisti aggressivi, non c’è ‘pace liturgica’, [si] temono nuove tensioni».
Insomma, se non si ricompone la comunione ecclesiale, la colpa è loro, dei tradizionalisti, che sono aggressivi, non amano la pace, creano tensioni.
Nessun accenno alla catastrofe provocata da quarant’anni di ecclesiologia sciagurata, nessun
mea-culpa per il crollo delle vocazioni, nessuna autocritica per l’incapacità del «cristianesimo mondano» di reggere l’urto del «mondo», nessun riconoscimento dell’insipienza nell’analisi dei fenomeni della modernità, ancora «non pervenuta» la decodifica delle sue matrici spirituali anticristiane, fuori di orizzonte la comprensione delle matrici gnostiche della post-modernità, smarrite le cartelle cliniche dell’infarto nella pratica religiosa, passata ad esempio in Irlanda negli ultimi 20 anni dal 90 al 30%.

Evaporata la «nuova Pentecoste», sconvolta la «nuova primavera» della Chiesa (forse - chissà? - dai cambiamenti climatici), dilapidato un patrimonio spirituale immenso e millenario nel breve volgere di qualche lustro, invece di fare come il figliol prodigo e prendere coscienza di avere consumato la propria eredità (e anche la nostra, in verità!) «puttanneggiando» con ogni infezione spirituale, fino a ridursi a mangiar carrube coi porci, tentano periodicamente, sistematicamente, impudentemente di rifilarci di nuovo la «patacca del Papa buono», la versione ri-masterizzata del «discorso alla luna», l’amletica, «moderna», arrendevole, esausta pontificalità di Montini,
la vigorosa, dinamica, ferita, ecumenica, dialogica, forse dialettica, infine tremula e tragica immagine di Wojtyla, intercalando il tutto con il sorriso di Luciani, la pipa di Pertini, la barba di Toaff, il sari di madre Teresa e la zucca pelata del Dalai lama, su sfondo iridato in stile new-age.
Finiti gli anni del trionfalsmo dell’era woytiliana, dietro il cui enorme successo mediatico si è mimetizzato oltre ad un vuoto abissale delle coscienze, soprattutto una progressiva erosione dei codici stessi della Fede ad opera di una minoranza rivoluzionaria attivissima, l’era Ratzinger segna all’interno della Chiesa un riflusso che sembra un po’ Termidoro e potrebbe preludere all’Impero.
Ma se così fosse non ci sarebbe da rallegrarsene: l’Impero fu comunque l’Impero della Rivoluzione.

Come nella Rivoluzione la borghesia, che ne era stata protagonista, rivendicava per sé la gestione del potere, eliminandone gli eccessi giacobini, pure utilissimi per lo scardinamento dell’ordine preesistente e indirizzandola verso uno sbocco moderato e poi neo-autoritario, funzionale questa volta al nuovo ordine, così temiamo possa accadere nella Chiesa: troppi moderati che hanno favorito l’aggiornamento conciliare, plaudito alle aperture al mondo, esaltato il dialogo interreligioso, proclamato come valore supremo quello della libertà religiosa, oggi plaudono a Ratzinger, al Motu proprio, alla «Messa in latino».
Ecco dunque che, mentre denunciamo le smaccate manovre per sterilizzare il Motu proprio e con esso disinnescare il dispiegarsi della piena potenza salvifica del Sacrificio di Cristo eternamente riattualizzato nella Messa, occorre comunque precisare a tutti quelli che da «destra» plaudono all’iniziativa del Papa che - mi si passi la metafora - qui non sono in gioco i pennacchi o le divise,
il ristabilimento dei protocolli e delle gerarchie.
Fuor di metafora e per tornare al Motu proprio, a noi interessa essenzialmente il ristabilimento della Verità, che è il Cristo, da cui discende ogni cosa.
La «lex orandi» deve essere cioè lo strumento per ristabilire la «lex credendi».

Io non credo nella fissità, ma neppure nella dialettica.
E’ possibile - perché no? - che si trovino nuove forme per esprimere Verità eterne: questo è sempre stato nella vita della Chiesa.
A condizione però che le verità restino immodificate e le forme siano acconce.
E’ possibile che le Verità vengano approfondite, a condizione che non vengano stravolte.
E’ possibile addirittura che le Verità vengano arricchite di nuove Verità (si pensi ai dogmi proclamati negli ultimi due secoli: Infallibilità pontifica, Immacolata Concezione ed Assunzione di Maria Santissima ), ma si tratta di Verità che confermano le precedenti, non che le sovvertono.

La Chiesa non ha avuto bisogno del Vaticano II per aggiornare il proprio lessico alla mutevolezza della realtà: diciamo che con un po’ di sapiente lentezza ha saputo cogliere ben prima del 1959
i segni dei tempi e si è sempre districata benissimo nel mondo, anche quando a guidarla non c’era un «Papa buono», ma magari un «Papa cattivo, peccatore, incestuoso».
Il mistero della Chiesa non sta infatti negli uomini di Chiesa: altrimenti Cristo non avrebbe scelto Pietro, ma Giovanni, come avrebbero fatto senz’altro molti teologi dell’aggiornamento
post-conciliare.
Il Mistero della Chiesa è dato dalla inabitazione in Essa di Cristo, dal Suo amore sponsale per Lei.
La questione è se la Chiesa si è o meno stancata del suo Sposo.
Questo è il vero problema.
Torniamo allora a parlare della Verità.
Lasciamo stare il Concilio Vaticano II: esso è solo l’ultimo, non certo il più importante, tra i Concilii della Chiesa.
Trattiamolo - visto che non è un Concilio dogmatico - come il terzo concilio Lateranense.
Qualcuno ricorda di cosa trattò?
No, eppure il dogma della Fede venne trasmesso egualmente.
Ecco, appunto, ripartiamo dai dogmi, dalla chiara, inequivocabile, proclamazione dei dogmi.
Dico questo, perché gli «aggressivi tradizionalisti» in fondo solo questo richiedono.
E a ragione.

Nella Lettera agli amici e benefattori, numero 72 del 14 aprile 2008, sua eccellenza monsignor Bernard Fellay superiore generale della Fraternità San Pio X si compiace del Motu Proprio, ma domanda se, dopo il ristabilimento della «lex orandi» seguirà o meno il pieno ristabilimento della «lex credendi» e pone alcune domande:

• Il compito fondamentale della Chiesa è di annunciare verità soprannaturali ed eterne?
• La denominazione classica di «false religioni» rivolta alle fedi diverse da quella cristiana è ancora valida?
• I termini «eretiche» e «scismatiche», che qualificano le religioni più prossime alla religione cattolica, sono spariti.
Perché?
• L’ecumenismo va inteso come sforzo che la Chiesa deve compiere per la conversione di tutti i cristiani ed un ritorno all’unità cattolica, o la costituzione di una nuova specie di unità «negoziata» che non richiede più alcuna conversione?
• Il dogma «extra Ecclesiam nullus omnino salvatur», richiamato nel documento Dominus Iesus parlando di Ecclesia, fa riferimento alla Chiesa cattolica o alla Chiesa di Cristo che non coincide con la Chiesa cattolica, ma che in essa vi sussiste?
• Le eresie diffusesi nel corpo ecclesiale negli ultimi decenni  sono denunciate o confermate?
• Se ora si afferma che la Chiesa non cambia, come possono tali cambiamenti essere perfettamente in linea con la Tradizione cattolica?
• Perché si permette che le università cattoliche persistano nelle loro divagazioni, l’insegnamento del catechismo resti uno sconosciuto e la scuola cattolica non esista più come specificamente cattolica?
• Come può questo nuovo modo di intendere la Chiesa essere ancora in armonia con la definizione tradizionale della Chiesa?

Domande pressanti, precise, ineludibili.
Comunque la pensiate, domande sensate, che hanno alla base principi di logica e
non-contraddizione: piaccia o meno «idem non potest simul esse et non esse sub eodem respectu».
Insomma è difficile dare torto ai «tradizionalisti», perchè effettivamente in gran parte del corpo ecclesiale si è realizzata la profezia di Paolo VI.
Era l’8 settembre del 1977 e Papa Montini - Montini dico, non Lefebvre! - sconsolato così si confidava all’amico Jean Guitton: «C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la Fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di San Luca: ‘Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?’. Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. [...] Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia».

In effetti il tema della Verità è centrale, esso rappresenta il nucleo della Fede cattolica.
Nel clima di «pax religiosa» inaugurata dallo «spirito di Assisi» quanti risponderebbero che per esempio, pur con tutto il rispetto verso tradizioni spirituali antichissime e pur riconoscendosi che in esse talvolta è presente qualche barlume di verità, la verità essenziale dell’induismo per un cristiano è quella di essere una «falsa religione»?
Quanti sarebbero disposti ad affermare che questa essenza sta nello stabilire se Gesù di Nazareth è il Messia atteso da Isreale o un Avatara, se Dio è l’energia del Brahaman o un Dio personale, se la Trinità è o meno la stessa cosa della Trimurti, se la vita dell’uomo è unica ed irripetibile o è destinata a riprodursi in molteplici esistenze fino a che non troverà la via della dissoluzione nel Brahaman, se il cosmo e quindi noi tutti facciamo parte di una dimensione reale o siamo solo un immenso gioco di nomi e forme, se infine ci attende una Salvezza o una Liberazione.
Poi è possibile parlare con tutti i brahmini del mondo, ma senza confusioni e senza infingimenti: il loro dio non è il Dio cristiano e cattolico.
E non lo è neppure quello dell’Islam: non è sufficiente essere monoteisti.
E non lo è neppure il dio giudaico, giacchè il giudaismo ha rifiutato precisamente il Logos di Dio, cioè il Suo Figlio, Gesù di Nazareth.
Per non parlare del buddismo, dell’animismo e di ogni altra forma evoluta o primitiva di spiritualità.
Quanto alle fedi cristiane: Lutero o Huss furono o no eretici?
L’autocefalia delle Chiese ortodosse è scisma o no?
E, pur nella loro meravigliosa spiritualità, gli ortodossi sbagliano a ritenere che lo Spirito Santo non procede dal Padre e dal Figlio?

A noi per secoli hanno insegnato di sì e questo è quello che perfino io ho imparato a memoria nel catechismo di San Pio X: «La Chiesa cattolica è infallibile, epperò quelli che rifiutano le sue definizioni perdono la fede e diventano eretici.
Si trovano fuori della vera Chiesa gli infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati.
Gl’infedeli sono quelli che non hanno il Battesimo e non credono in Gesù Cristo; sia perché credono e adorano false divinità, come gl’idolatri; sia perché pure ammettendo l’unico vero Dio, non credono in Cristo Messia; né come venuto nella persona di Gesù Cristo, né come venturo, tali sono i maomettani ed altri somiglianti.
Gli ebrei sono quelli che professano la legge di Mosè; non hanno ricevuto il battesimo e non credono in Gesù Cristo.
Gli eretici sono i battezzati che ricusano con pertinacia di credere qualche verità rivelata da Dio e insegnata come di fede dalla Chiesa cattolica, per esempio gli ariani, i nestoriani, e le varie sette dei protestanti.
Gli apostati sono coloro che abiurano, ossia rinnegano con atto esterno la fede cattolica, che prima professavano.
Gli scismatici sono i cristiani che, non negando esplicitamente alcun domma, si separano volontariamente dalla Chiesa di Gesù Cristo, ossia dai legittimi pastori.
Gli scomunicati sono quelli che per mancanze gravissime vengono colpiti di scomunica dal Papa, o dal vescovo, e sono quindi, siccome indegni, separati dal corpo della Chiesa, la quale aspetta e desidera la loro conversione
».

Per secoli, tutti hanno capito, talvolta - lo ammetto - fin troppo.

Oggi, dichiarando che la Fede era divenuta invece incomprensibile, l’aggiornamento del modo di esporre i suoi contenuti sta portando a rendere nebulosi i dogmi, sicchè il relativismo trova ampi spazi di diffusione.
Per esempio su questi temi il nuovo compendio catechistico è un testo per super-esperti, che espone alcune verità senza chiamare per nome nessuno.
Il tema della verità di Fede è esposto al numero con questa domanda: «Che cosa implica l’affermazione di Dio: ‘lo sono il Signore Dio tuo’ (Esodo 20,2)?».
Risposta: «Implica per il fedele di custodire e attuare le tre virtù teologali e di evitare i peccati che vi si oppongono. La fede crede in Dio e respinge ciò che le è contrario, come ad esempio, il dubbio volontario, l’incredulità, l’eresia, l’apostasia, lo scisma. La speranza attende fiduciosamente la beata visione di Dio e il suo aiuto, evitando la disperazione e la presunzione. La carità ama Dio al di sopra di tutto: vanno dunque respinte l’indifferenza, l’ingratitudine, la tiepidezza, l’accidia o indolenza spirituale, e l’odio di Dio, che nasce dall’orgoglio».
Per sapere però cos’è il dubbio volontario, l’incredulità, l’eresia, l’apostasia, lo scisma occorre prendere in mano il Catechismo della Chiesa cattolica, un  tomo di qualche centinaio di pagine che nessuno legge, sublime magari, ma - diciamolo - inaccessibile ai più, che dopo averla presa alla lontana ci spiega al paragrafo 2.088: «Il primo comandamento ci richiede di nutrire e custodire la nostra fede con prudenza e vigilanza e di respingere tutto ciò che le è contrario. Ci sono diversi modi di peccare contro la fede: il dubbio volontario circa la fede trascura o rifiuta di ritenere per vero ciò che Dio ha rivelato e che la Chiesa ci propone a credere. Il dubbio involontario indica l’esitazione a credere, la difficoltà nel superare le obiezioni legate alla fede, oppure anche l’ansia causata dalla sua oscurità. Se viene deliberatamente coltivato, il dubbio può condurre all’accecamento dello spirito».

Poi prosegue al paragrafo 2.089: «L’incredulità è la noncuranza della verità rivelata o il rifiuto volontario di dare ad essa il proprio assenso. ‘Viene detta eresia l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il Battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti’».

Provate voi a convincere la gente che si nutre di televisione e sms a leggere in «combinato disposto» paragrafi ed articoli del Catechismo e del suo compendio!
Qui c’è posto solamente per dubbiosi ed increduli di varia gradazione, ma il cristiano medio dove li colloca concretamente infedeli, ebrei, mussulmani, seguaci di Sai Baba?
Se questi ultimi ad esempio si mescolano anche ai cattolici, che diciamo?

La confusione regna sovrana e ognuno può dire la sua.
Per esempio - rileva Monsignor Fellay - proprio recentemente, a proposito della controversia sulla nuova preghiera per gli ebrei, rammenta che «i cardinali Kasper e Bertone hanno affermato che la Chiesa non li convertirà. Siamo alla confusione più totale e tutto, naturalemente, come conseguenza dell’aggiornamento che voleva rendere la Fede più comprensibile. Quanto ai mussulmani non è infrequente sentir dire da diaconi, sacerdoti, esponenti dei circoli ecumenici ed interreligiosi o tra le inarrestabili marciatrici della pace sulla tratta Perugia-Assisi che essi sono figli della «religione del libro». E tu prova a spiegare loro che perfino il nuovo catechismo chiarisce al paragrafo 108 che «la fede cristiana tuttavia non è una ‘religione del Libro’. Il cristianesimo è la religione della ‘Parola’ di Dio: di una Parola cioè che non è ‘una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente’. Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ce ne sveli il significato affinché comprendiamo le Scritture»!

Qualcuno dirà che non è colpa della Chiesa se i cattolici sono ignoranti.
Verissimo, ma diciamo anche ad esempio che se il Catechismo anziché usare il termine «libri sacri» avesse detto «libri dell’Antico Testamento» avrebbe tolto ogni dubbio circa il fatto che ci rientrino anche i Veda e le Upanishad o il Canone buddista, come qualcuno ha potuto interpretare.
Quando si dice l’aggiornamento…

Dunque occorre che si torni a fare chiarezza.
Io credo che questo Papa abbia intrapreso la via giusta.
Ma capisco altresì perché da Ecône si precisi che «senza disperare, senza impazienza, noi constatiamo che i tempi per un accordo non sono ancora venuti… sarebbe molto imprudente e precipitoso lanciarsi sconsideratamente nel perseguimento di un accordo pratico che non sarebbe fondato sui princìpi fondamentali della Chiesa, e specialmente sulla Fede».

Tuttavia proprio Jesus riporta una intervista col cardinale Dario Castrillon Hoyos, colombiano, 79 anni e dal 2000 presidente della Pontificia Commissione «Ecclesia Dei», ove egli dice: «Ci sono segnali positivi, c’è un dialogo non interrotto. Ancora qualche giorno fa ho scritto una nuova lettera a monsignor Fellay, superiore della Fraternità, come risposta a una sua precedente. Oltre agli incontri e alla corrispondenza, ci sentiamo anche al telefono».
Poi una precisazione importante ed ulteriore: «Ritengo viabile la riconciliazione con la Fraternità San Pio X perché, come spesso abbiamo detto a ‘Ecclesia Dei’, non si tratta di un vero scisma ma di una situazione anomala nata dopo l’‘azione scismatica’ di monsignor Lefebvre nel conferire l’episcopato senza mandato pontificio, anzi contro la volontà espressa del Papa. Nel mio cuore ho la grande fiducia che il Santo Padre riuscirà a ricucire il tessuto della Chiesa con l’arrivo di questi fratelli alla piena comunione. Rimarranno sempre alcune differenze, come sempre abbiamo avuto nella storia della Chiesa».

Ecco, ma noi che possiamo fare?
I cattolici della fraternità San Pio X chiamano ad una «crociata del Rosario», chiedendo che «ognuno s’impegni a recitare il Rosario con regolarità in una precisa ora del giorno; visto il numero dei nostri fedeli e la loro distribuzione nel mondo intero - precisa monsignor Fellay - possiamo stare certi che tutte le ore del giorno e della notte avranno le loro voci vigilanti e oranti, voci che vogliono il trionfo della loro Madre celeste, l’avvento del Regno di Nostro Signore ‘come in cielo così in terra’».

Nell’unirmi a questa esortazione voglio non si dimentichi che quanto è accaduto, accade ed accadrà nella Chiesa ha innanzitutto una valenza soprannaturale.
La Chiesa sarà sempre perseguitata.
Non dobbiamo meravigliarci che sia così.
Questa persecuzione è stata annunciata da Gesù: «Ricordate la parola che io vi dissi: ‘Non c’è servo più grande del suo padrone’. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Giovanni 15,20).
Il Beato Pio IX soggiungeva che, alle tradizionali note della Chiesa, «una, santa, cattolica e apostolica», ne manca una: «e perseguitata».
Ora questa persecuzione non è essenzialmente opera delle potenze terrene, ma di quelle ultraterrene, non di quelle storiche e naturali, ma di quelle soprannaturali.
Alle forze soprannaturali ci si oppone con armi soprannaturali: tra queste in primo luogo la santa Messa.
L’abolizione del Sacrificio è il viatico all’irruzione delle forze del Male.
Chi si oppone al ritorno del Vetus Ordo vuole sempre più eliminare dalla Messa celebrata con il Novus Ordo l’idea di sacrificio e, volente o nolente, fa il gioco dell’Avversario.
L’attualizzazione nella Messa dell’Eterno sacrificio della Croce è la continuazione dell’opera redentrice di Cristo, che ha sconfitto il peccato e la morte.
Come è scritto nella Sacra Scrittura: «senza effusione di sangue non v’è remissione».

Questo concetto è rifiutato da molta della teologia attuale, che ha sposato Lutero contro il Concilio di Trento.
Pervertendo la nozione stessa della bontà infinita di Dio, si respinge l’idea che prima della venuta di Cristo occorreva offrire dei sacrifici cruenti per placare la Sua collera, e cioè per soddisfare la sua giustizia dopo il peccato originale.
E si respinge altresì l’idea che Gesù Cristo non ha voluto sottrarsi a questa legge.
Viene addirittura considerata come empia la dottrina cattolica tradizionale secondo cui nell’incarnazione, la santa Trinità ha decretato che il Figlio di Dio versasse il suo sangue per espiare i nostri peccati: sacrificio espiatorio come nell’antica legge, ma dove al posto del sangue dei capri e delle pecore ci sta il sangue di un Agnello Immacolato, il Cristo, con un valore infinito agli occhi di Dio: l’unico sacrificio di Redenzione.
Indubbiamente, oggi Gesù Cristo nella Messa non può più soffrire, e propriamente parlando non può più espiare, ma egli offre un sacrificio propiziatorio che placa la giustizia divina e che ci rende nuovamente propizi a Dio, per mezzo dell’applicazione delle soddisfazioni e dei meriti del Calvario, che vengono nuovamente presentati a Dio per mezzo della Vittima presente sull’altare sotto le apparenze del pane e del vino.
Il Motu proprio serva a tutti per recuperare il senso più profondo della Messa ed armi tutti, insieme con la Preghiera, nella battaglia contro Satana ed i suoi demoni.
Ma perchè questa lotta?

Perché la nostra natura indebolita dal peccato originale ci rende inclini al male e soggetti alla tentazione, dunque all’azione del maligno.
Scrive il Catechismo della Chiesa cattolica al paragrafo 407: «In conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull’uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta ‘la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo’. Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi».
E prosegue al paragrafo 409: «La drammatica condizione del mondo che ‘giace’ tutto ‘sotto il potere del maligno’ (1 Giovanni 5,19) fa della vita dell’uomo una lotta: ‘Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall’origine del mondo, che durerà, come dice il Signore,  fino all’ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l’uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l’aiuto della grazia di Dio’».

Per questo compito i cristiani devono essere ben rivestiti dell’armatura di Dio: «State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti della corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete dunque in mano lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito» (Ef 6,14-18).
Per poter fare ciò, occorre ridare la Messa alle ànime, la Messa intesa come sacrificio espiatorio, sacrificio soddisfattorio, sacrificio propiziatorio.
Solo con la Santa  Messa, solo dall’altare è possibile ricostruire le coscienze di cattolici fedeli che vivano in stato di Grazia.
Solo dalla Grazia ricevuta ed accolta è possibile pensare di re-incoronare Nostro Signore Gesù Cristo, ed attuare quaggiù la preghiera che Egli ci ha insegnato: «Venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra».

Seguiamo l’esempio di Bologna.
Mobilitiamoci in ogni diocesi, raccogliamo delle firme e chiediamo che ovunque sia concessa una Chiesa ove tornare a celebrare la Messa antica.
Andiamoci con devozione e partecipazione.
Perseveriamo.
Non limitiamoci ad imprecare contro il buio: accendiamo mille luci nella notte.
Il Signore farà il resto.

Domenico Savino


Cogliamo occasione da questo articolo per dare un annuncio inviatoci da un nostro lettore:

Dopo nove mesi ritorna la Santa Messa Tridentina all'Università Cattolica di Milano. L'ultima occasione in cui si era tenuta una celebrazione "Vetus Ordo" presso l'Ateneo di Padre Gemelli risaliva all'11 ottobre scorso, un successo incredibile: banchi affollatissimi, persone in piedi ai lati e nell'ingresso, alcuni addirittura rimasti fuori per la partecipazione troppo numerosa.

Passati diversi mesi di interruzione si avrà una seconda Funzione in rito antico:

MARTEDI' 1 LUGLIO ALLE ORE 18
PRESSO LA CAPPELLA SAN FRANCESCO


La redazione


Attacco al Motu proprio: da Martini a Jesus (Parte I)
Attacco al Motu proprio: da Martini a Jesus (Parte II)
Attacco al Motu proprio: da Martini a Jesus (Parte III)



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Commenti : (22)
giovanni
... , giugno 26, 2008 15:02

" prima della venuta di Cristo occorreva offrire dei sacrifici cruenti per placare la Sua collera, e cioè per soddisfare la sua giustizia dopo il peccato originale. "
Non capisco il significato della frase nel contesto in cui è inserita e chiedo lumi all'autore. Quale delle due alternative che espongo è corretta?
Ella intendeva dire che quanto riportato tra virgolette:
è la dottrina tradizionale cattolica.
è la dottrina luterana.
Grazie e a presto.



pierfrancesco palmisano
BARI , giugno 26, 2008 15:42

"Ma se così fosse non ci sarebbe da rallegrarsene: l’Impero fu comunque l’Impero della Rivoluzione."

sotoscrivo a pieno!!!
Termidoro e napoleone, questo ci aspetta!
dopo la Rivoluzione verrà la Contraffazione!
si avvicina il Tempo!
Non ci resta che pregare e mantenere salda la Fede!



leo
roma , giugno 26, 2008 16:05

Mi chiedo quando accadrà che in tema di religione cattolica il sito assumerà una posizione coerente e continua. Si leggono articoli dove si parla di un Paolo VI massone ed altri in cui sui elogiano le sue profezie sul fumo di satana e sulla crisi della Chiesa. Allora mi chiedo delle due l'una...o era un massone e dunque cosciente della sua opera di distruzione della Chiesa oppure era un papa che ha regnato in una fase di transizione difficilissima, preoccupato per il suo gregge, assistito ed ispirato da spirito profetico.
Sarebbe ora di finirla di considerare il Concilio Vaticano II, un concilio pastorale e non dogmatico, come la causa di ogni male. I modernisti, i massoni, i protestantizzanti erano ben presenti anche prima e all'opera. Si potrebbe persino dire che il Concilio sia stato provvidenziale in quanto spartiacque che ha portato in evidenza la zizzania onde poter meglio purificare la Chiesa.
E questa ragionevole quanto evidente posizione può essere affermata senza accusare Giovanni XXII di essere un massone, Paolo VI di essere un massone, Giovanno Paolo I un cretino ridens, Giovanni Paolo II un cripto-giudeo-frankista e Benedetto XVI un debole e per giunta ignorante e prono alla sinagoga.
Almeno credo...



pierfrancesco palmisano
BARI , giugno 26, 2008 16:07

@ giovanni

è la dottrina cattolica, oggi messa in dubbio da sedicenti "teologi" (modernisti)



Dum vitant stulti vitia in contraria currunt
Firenze. , giugno 26, 2008 22:11

" Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli "
Matteo 16, 18-19

E mai hanno prevalso.
Lode e gloria alla Chiesa ed al romano pontefice Benedetto XVI.



IRLANDESE1
... , giugno 26, 2008 22:33

bravo leo , concordo!


silvia
bologna , giugno 26, 2008 22:40

Questa esposizione,parte IV attacco al Motu propio,non solo la condivido con l'esperto,ma è bellissima,la sua lettura è piacevole:l'ho stampata,sono uscita con la mia Zara(pastora tedesca),mi sono seduta in mezzo ad bosco verde,e,con quasi 38° ed un'umidità pazzesca,l'ho letto scorrevolmente da quanto è chiaro.Bravo Maestro!Sulla nostra religione non si possono fare sconti,la Santa Messa deve essere celebrata senza omologazioni,senza compromessi,non si può modificare la teologia,e poi pretendere che sia immune da conflitti.La religione,è e basta.Non è come l'arte,la letteratura,la cultura in genere che si impara nei cicli scolastici,che può unire anche gli opposti,no,è una linea di confine,oltre il quale,c'è solo scontro.E questa la ragione per cui la Chiesa nei secoli ha subito minacce,ma,come lei dice,perseverando,si potrà mantenere senza riforme,nonostante le intimidazioni dei sistemi economici e civili ,cerchino di crearle appigli pregiudizievoli,viziati nella forma,che alla lunga si trasformano in insidie.Secondo me,la cultura identitaria di un popolo,con il tempo può essere annullata,possono scomparire le tradizioni,ma la Chiesa dell'archetipo,fonte di tutte le virtù,a cominciare dalla Carità(dov'è carità e amore qui c'è Dio!..),non può accettare alcun compromesso,banalizzante,che alla fine indebolisce.Invece,se la Chiesa rispetta se stessa,celebra la sua messa antica,non la cambia in base a convenienze,o quieto vivere,nei momenti duri,come oggi si rispolvera un fattaccio vecchio,può pagare un prezzo inferiore,di quello che stà pagando.Quindi è bene ritornare ,dopo questa digressione, alla santa messa classica,che per un credente,è segno di forza.Far finta di nulla,come ripeto,crea vulnerabilità,fa sentire labili,soli.Esistono cristiani,che hanno solo questo conforto,e sanno che la carità di Dio,non potrà mai infliggergli agonie senza speranze,ecco perchè è necessario che tutto si svolga come allora.I poteri occulti sparsi nel mondo laico,forse desiderebbero "globalizzare"anche la teologia,ma è un confine oltre il quale non si può andare se non con "scontri".Buona sera,e votiamo per il motu propio.


Noè
Pavia , giugno 26, 2008 22:52

La Chiesa di oggi è in una impasse,perché si è tuffata nelle faccende della terra,dimenticando la sua natura soprannaturale. La religione dell'Onu continua a fare strage all'interno della Chiesa Cattolica, abbattendo i sacri dogmi, e la conclusione sarà la concentrazione di tutti i poteri nelle mani di un solo, l'Anticristo.
E' il tempo della prova e non bisogna appiattirsi nel torpore della carne! "Vegliate e pregate per non entrare in tentazione".

E' significativo il fatto che il cardinale Castrillon chieda ai Lefebvriani di non criticare le mosse del Papa, di riconoscere la validità del Concilio Vaticano II e la legittimità della Nuova liturgia. Che sia un mezzo per chiudere le voci scomode all'Impero venturo?



ANDREA
... , giugno 26, 2008 23:25

BRAVA SILVIA, CE NE FOSSERO COME TE...
DAMMI LA TUA E-MAIL VORREI TANTO CONOSCERE UNA RAGAZZA COSì DIVERSA DALLE ALTRE! SONO TUTTE COSì MISERAMENTE UGUALI! INVECE QUANDO PENSO ALLE TUE PASSEGGIATE COL CANE E LE TUE LETTURE QUASI MIVENGONO I BRIVIDI
DAMMI LA TUA E-MAIL. TRANQUILLO SONO UN SEMPLICE STUDENTE CHE VORREBBE CONOSCERE RAGAZZE PER BENE E DIVERSE DALLA MAGGIORANZA CHE MI HA DELUSO



Antonino Allegretti
Gorizia , giugno 27, 2008 08:09

Condivido quasi completamente l'articolo.
Riguardo la difficoltà d'accesso al contenuto del Catechismo della Chiesa cattolica ricordo che è rivolto ai vescovi, visto la disastrosa situazione in cui versano, starebbe a loro poi sulla base del Catechismo della Chiesa cattolica e senza stravolgerne il contenuto produrre catechismi nazionali densi e succinti.
Ricordo inoltre ai duri e puri tradizionalisti che la fase termidoriana esiste solo nella loro mente di "perfetti" con tutto quello che ne consegue.
Per verificare che nel pontificato di S. S. Benedetto XVI sia ben profonda l'opera dirievangelizzazione ad intra riporto l'articolo dell'ottimo vaticanista de "Il Giornale" Andrea Tornielli:

n. 147 del 2008-06-21

Vaticano: "Bandiere arcobaleno via dalle chiese"

L’agenzia vaticana Fides spiega le origini del vessillo del movimento pacifista: "È legato alla teosofia e al relativismo. Tornate alla croce" e consiglia di eliminarlo dai luoghi sacri: "Usate la croce"

Roma - Perché preti e laici cattolici usano la bandiera arcobaleno come simbolo di pace invece della croce? Non sanno che quella bandiera è collegata alla teosofia e al New Age? È netto e documentato il giudizio contenuto in un articolo pubblicato da «Fides», l’agenzia della Congregazione vaticana per l’evangelizzazione dei popoli diretta da Luca De Mata, nei confronti del vessillo, simbolo del movimento pacifista, appeso anche nelle chiese e da qualche prete pure sull’altare.

«Come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano - si chiede “Fides” - hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace? Sarebbe interessante interrogare uno per uno coloro che hanno affisso sugli altari, ingressi e campanili delle chiese lo stendardo arcobaleno». L’agenzia vaticana ipotizza qualche risposta in proposito, vale a dire «la lunga litania degli eventi in cui la Chiesa avrebbe brandito la croce come simbolo di sopraffazione», dalle Crociate alla caccia alle streghe ai roghi di eretici. «Fides» a questo proposito ricorda però che non è il simbolo della croce in quanto tale «ad aver bisogno di essere emendato», quanto piuttosto «gli atteggiamenti degli uomini che, guardando a tale segno, possono ritrovare motivo di conversione». Poi rilancia: «Questi uomini e donne di chiesa sanno qual è l’origine della bandiera della pace? Molti probabilmente no. Altri, pur sapendo, non se ne preoccupano più di tanto».

Le origini della bandiera della pace vanno ricercate, spiega l’agenzia, «nelle teorie teosofiche nate alla fine dell’800. La teosofia (letteralmente “Conoscenza di Dio”) è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino». Da sempre presente nella cultura indiana, ha preso la sua moderna versione dalla Società Teosofica, «un movimento mistico, esoterico, spirituale e gnostico fondato nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky, più nota come Madame Blavatsky». Il pensiero della corrente rappresentata dalla bandiera arcobaleno si basa sullo «gnosticismo», sulla «reincarnazione e trasmigrazione dell’anima», sull’esistenza di «maestri segreti» e riconduce al New Age, mentalità che predica la libertà più assoluta e il relativismo, l’idea dell’«uomo divino», il rifiuto della nozione di peccato.

«Fides» spiega che esistono diverse versioni di questa bandiera, una delle quali è riconosciuta ad Aldo Capitini, fondatore del Movimento nonviolento, «che nel 1961 la usò per aprire la prima marcia per la pace Perugia-Assisi», mentre un’altra «segnala che la sua origine risale al racconto biblico dell’Arca di Noè» e dunque sarebbe un simbolo cristiano a tutti gli effetti. In realtà - scrive l’agenzia dopo aver ricordato che è anche il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali - la bandiera rappresenta un’idea secondo la quale «per esempio è possibile mettere sullo stesso piano partiti politici o gruppi culturali che rivendicano, legittimamente, la difesa della dignità della donna, e gruppi, come è accaduto recentemente in Europa, che rivendicano la depenalizzazione dei reati di pedofilia. Si tratta ovviamente di aberrazioni possibili, solo all’interno di una mentalità relativistica come quella che caratterizza le nostre società occidentali».

La bandiera, conclude «Fides», è un simbolo sincretistico, che propone l’unità New Age nella sintesi delle religioni. Introdurla nelle chiese e nelle celebrazioni è da considerarsi «un abuso».

CONDIVIDO APPIENO QUANTO SCRITTO DA LEO DA ROMA



Luce
... , giugno 27, 2008 10:40

Assolutamento condivisibile, e sottolineerei che Benedetto XVI, non sta facendo sconti a nessuno. Ma in primis sta dicendo al suo gregge di essere il gregge di Cristo, non sta operando attacchi verso l'esterno ma sta sgridandoci a gram voce per non farci perdere la strada. Se poi ciò non è condiviso da alcuni, questi sono fuori dalla chiesa anche se non formalmente. Ll'unica verità è nel Cristo! ha detto il nostro Papa, e ciò non è possibile equivocarlo.


pier francesco vs
cagliari , giugno 27, 2008 15:37

Ringrazio l'autore per riprendere un tema così fondamentale ;oggi anche qui a Cagliari è possibile assistere ogni domenica alle 11 alla messa di sempre nella chiesa di SANTA CROCE.Personalmente ritengo una ricchezza a molti sconosciuta assistere ad essa;mi ha lasciato perplesso quanto il dott, Blondet ha riferito su questo tema parlando del motu proprio come della possibilita'che nasca una chiesa nelle chiese riferendosi ai vari gruppi ecclesiali(neocatec,meduj,ecc.)discostandosi da una presa di posizione positiva al motu proprio espressa da Domenico Savinio.E' corretto cio che ho inteso?


Fabrizio
... , giugno 27, 2008 17:58

Per Leo, devo dire che a me non disturba la mancata "presa di posizione" della Redazione di Effedieffe nei confronti dei temi trattati. Questo è l'unico spazio, a mia conoscenza, per un cattolico di poter discutere e riflettere liberamente (il che ovviamente non significa arbitrariamente) su problematiche così importanti. Grazie Effedieffe e grazie Savino.


Peter Pan
Isola che non c'è , giugno 27, 2008 19:12

Per leo e fabrizio.

Bravissimo Leo, concordo al 200%!

Per Fabrizio: il Papa non è un personaggio qualsiasi. È il Santo Padre, vicario di Cristo in terra. Le accuse mosse e pubblicate in questi giorni, in particolare dall'"avvocato del diavolo" fanno male. Non ci si può dire cattolici e prendere a picconate il Sommo Pontefice. Questo è, se del caso, compito di Cristo. Noi dobbiamo tacere e pregare. E se vogliamo diffondere la dottrina, troveremo nelle parole dei vari Papi, anche di quelli che "non ci piacciono", materiale più che sufficiente per essere apostoli di Cristo per tutta la vita.
"Nolite tangere Christos meos" afferma la S. Scrittura. Non toccate i miei consacrati. E questo vale in primis quando si parla del Papa, chiunque egli sia. "E intanto, in tutto quel che avete fatto, siete rimasti fedeli alla Santa Sede e al successore di Pietro" ha affermato il Card. Castrillon Hoyos. Questa è la regola di comportamento. Il resto è come minimo temerarietà.



alberto
novara , giugno 27, 2008 21:32

Bravissimo!E che il torpido Tettamanzi la smetta di ridurre la Chiesa a paladina degli zingari e cioè dei ladri!


Giorgio
... , giugno 28, 2008 01:53

complimenti vivissimi a Domenico Savino, grazie di cuore,
ho appena inviato il suo articolo a mio padre affinchè lo legga con attenzione anche lui! complimenti davvero, e avanti con la tradizione Cattolica, w il motu proprio!
w la Verità esperessa da Cristo Re! abbasso l'indecente Tettamanzi e i suoi amati zingari politeisti eretici ladri. concordo pienamente con ALBERTO DA NOVARA



Fabrizio
... , giugno 28, 2008 09:34

Per Peter Pan:
So bene che il Papa non è un personaggio qualsiasi.Una cosa è prendere gratuitamente a picconate il pontefice un'altra è farsi legittime domande sulla coerenza dottrinale (non comportamentale) della Chiesa postconciliare e dei suoi pontefici, un'esigenza di chiarezza di cui il popolo di Dio ha diritto. Io sono solo uno che sta cercando di capire meglio la fede che ha ricevuto, credo di aver capito però, correggetemi se sbaglio, che l'autorità papale non derivi dalla semplice elezione dell'assemblea cardinalizia (momento che "materialmente" conferisce l'autorità) ma dall'assistenza dello Spirito Santo il quale non agisce come un "telecomando", ma chiede di essere accolto liberamente e volontariamente da colui che è designato al soglio pontificio. Ciò significa (ripeto, se sbaglio ditemelo)che se un papa dovesse affermare un'eresia con un atto ufficiale del Magistero, la sua autorità verrebbe meno ipso facto.

Mi rendo conto che è un problema della Madonna (nel senso che abbiamo bisogno di tutta la Sua assistenza di Madre amorosa per discernere il vero dal falso) ma ritengo sia sbagliato "far finta di niente". Il tesoro, per un cattolico, non è l'uomo che è Papa, ma il depositum fidei che quell'uomo, con l'indispensabile assistenza dello Spirito Santo, è chiamato a custodire. Spero di non aver detto eresie.
Saluti
F



giovanni
... , giugno 28, 2008 12:53

Non sono un esperto di questi argomenti [e meno male] ma ritorno sulla frase:
" prima della venuta di Cristo occorreva offrire dei sacrifici cruenti per placare la Sua collera, e cioè per soddisfare la sua giustizia dopo il peccato originale. "
Cristo non dice:
"Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio."
Citando un profeta precedente.[Osea]
Quindi l'ammonimento contro i sacrifici era stato dato anche prima di Cristo.
Dove sto sbagliando?



silvia
bo , giugno 29, 2008 17:53

Non avrei voluto profittare di questo "rettangolino"che la direzione mi ha concesso per dare risposte ai commentatori,non è estetico.Ma dato che ho scelto di essere cristiana,vorrei rivolgermi al signor Andrea,perchè qualunque parola merita la dignità di una risposta:non ho mai creduto all'amicizia tra un ragazzo ed una ragazza,nè nel mondo reale,figuriamoci in quello virtuale.Comunque la ringrazio per le belle parole e le auguro ogni bene.


Daniela
Milano , giugno 30, 2008 10:40

Gra bell'articolo, complimeti; di lei apprezzo molto anche l'ironia:" tra le inarrestabili marciatrici della pace sulla tratta Perugia-Assisi" ha!ha! come son vere queste cose..Comunque, per quanto riguarda la messa in latino, io personalmente, ho preso a frequentarla la domenica e devo dire che è proprio tutta un'altra cosa...Ci sono però molti pregiudizi nei confronti del vecchio rito, io cerco di portare persone, ma soprattutto quelle più giovani, dicono che si annoiano, che preferiscono l'italiano..che non comprendono il latino. Secondo me ci corrà del tempo e molta opera si convincimento..oltre che dare il buon esempio, ovviamente.


silvia
roma , luglio 01, 2008 10:56

Quando il sacerdote innalza l'Ostia durante l'elevazione, Cristo è presente .....e il Diavolo trema.
Altrimenti che senso avrebbe per i satanisti cercare con ogni astuzia di appropriarsi delle ostie consacrate per poi vilipendere il Santissimo?
Un saluto a tutti.
Silvia



antonio revelli
torino , luglio 12, 2008 21:19

PER ALBERTO

può anche darsi che gli zingari siano ladri (conoscendone molti, so bene che è una fandonia). Tuttavia non è un certo Gesù Cristo che ha detto ai signori tronfi per la loro presunta onestà: "ladri e prostitute vi precederanno nel regno dei cieli": o anche Gesù era un torpido agitatore sociale?




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