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Prede e cacciatori

27 giugno 2008
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In questo periodo in cui si sta discutendo molto sullo smaltimento dei rifiuti mi è venuta alla mente un’associazione di idee con il capitalismo mondiale, che progressivamente sta portando alla generazione di altre tipologie di scarti nei Paesi post industriali, quelli umani.
In un mio articolo ho evidenziato come uno dei problemi maggiori, oltre ai fattori speculativi ben noti, è che ci troviamo di fronte ad un empasse della capacità evolutiva della tecnologia, in altre parole non stiamo più riuscendo ad evolvere, a provocare una frattura innovativa nel nostro modo di concepire il progresso.
Questo ha portato a rendere progressivamente l’uomo, produttore dei propri beni di consumo, superfluo alla produzione del proprio benessere ed anche il modo di concepire il nucleo vitale dell’individuo, che era direttamente collegato al luogo di produzione di questi beni sta cambiando.
Infatti si sta assistendo nelle ex aree ad alta intensità industriale allo smantellamento di quegli enormi edifici che racchiudevano altrettanti enormi macchinari necessari per la produzioni di questi beni per far posto a centri commerciali o, nelle migliori delle ipotesi, a loculi abitativi che si affacciano su piazze artefatte in cui si dovrebbero incontrare gli abitanti di questi «borghi» consumistici.

Negli anni precedenti la globalizzazione l’«hardware» produttivo era costituito da una  cultura che legava anche territorialmente la persona alla fabbrica.
Ed intorno a questo nucleo sorgevano altre attività di supporto o di servizio.
Ancora oggi in alcuni paesi si notano vecchi edifici ormai in disuso come l’ospedale, le scuole, stazioni ferroviarie, ecc.
Era un ambiente chiuso nella mentalità ma rassicurante dal punto di vista personale. Ora invece l’essere umano è stato catapultato al di fuori di questo circolo protezionistico e, almeno in apparenza, sembra essersi modernizzato, aprendosi a nuove esperienze e capacità relazionali, a nuove culture.
Le attività produttive, per contro, sono diventate di tipo «software», basate sui servizi, spesso rivolti alla persona, che dovrebbero aiutarlo nel suo vivere quotidiano.
Eppure l’uomo prova sempre più un senso di inadeguatezza, è sempre più solo e lasciato in balia delle forze del mercato e dei propri istinti, spesso animaleschi.
Questi radicali cambi nel modus vivendi hanno portato l’essere umano ad essere ripensato come fruitore di questi bisogni, bestia da consumo e non come protagonista.
E’ l’uomo che subisce ciò che produce e così facendo l’oggetto è diventato il feticcio di ciò che non riesce ad esprimere con le sue risorse interne.
La conseguenza più immediata è quella di essere diventato, come dice Blondet, un selvaggio con l’oggetto di ultima trovata tecnologica appeso al collo.
Esattamente come gli antenati degli uomini facevano con i resti delle belve che riuscivano ad abbattere per sfamarsi.

Un lettore mi sollecitava in un suo intervento delle proposte per uscire dalla situazione attuale in cui si è caduti.
La risposta è che non ce ne sono.
E’ come se una persona lanciata con la propria automobile a 300 all’ora contro un muro senza freni mi chiedesse come fare a non farsi male.
Posso solo dire che il destino che attende l’uomo non può essere radioso perché l’essere umano non vorrà mai neppure prendere in considerazione di arrestarsi nel suo progresso tecnologico che lo porterà alla sua distruzione.
Bisognerebbe pensare invece a programmare una decrescita al posto di espansioni del benessere.
In queste condizioni non resta che tornare ad apprezzare le cose che possono riempire questo vuoto: la fede, il pensiero classico, il pensiero scientifico, l’arte.

E’ vero, dice una lettrice, che non si mangia con questi principi.
Si tenga presente però che se il buon Dio avesse voluto creare l’uomo solo per il cibo non lo avrebbe dotato di uno stomaco grande come due pugni chiusi, di volume inferiore alla sua capacità cranica.
Seneca diceva: all’uomo quando nasce basta una coperta, quando muore neppure il più grande dei regni.
E’ un’epoca in cui si è messi di fronte a se stessi, in cui bisogna investire in cose che restano dentro e che ci possono, con tutti i loro limiti, dare delle piccole risposte o spiegazioni al nostro modo di essere e di esistere.
Mi vengono in mente le parole dello scrittore S. Mrozek: «Nei tempi antichi, quando ci sentivamo felici, accusavamo Dio, che all’epoca era il manager del pianeta; ritenevamo che non gestisse a dovere l’azienda. Perciò lo licenziammo e ci autoproponemmo come nuovi amministratori».
Ma le cose, a quanto sembra, non sono migliorate perché quando il sogno e la speranza di una vita migliore si concentrano interamente sul nostro ego e si riducono ad armeggiare con il nostro corpo e la nostra anima «non c’è più limite alla nostra ambizione e alla tentazione di far crescere quell’ego sempre più».

Oggi il nostro mondo consumista ha portato all’esaltazione del concetto cacciatore e preda.
Ognuno di noi nel nostro piccolo cerca di restare cacciatore perché sa che il diventare preda anche per un breve periodo gli può risultare fatale.
Stiamo andando incontro ad una progressiva incapacità di prevedere il nostro destino, di rimpossessarci degli strumenti che ci hanno portato dove siamo.
Le nostre prospettive si fanno sempre più instabili, come sono instabili i posti di lavoro e i sogni degli imprenditori, piccoli o grandi che siano.
Il progresso tecnologico che una volta era manifestazione di ottimismo ora viene vissuto come minaccia; ogni cambiamento non fa che togliere sicurezze che pensavamo scontate.

Come scrive Calvino nelle «città invisibili»: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo durare, e dargli spazio».

Anche in queste parole chi si riconoscerà cacciatore non potrà che compiacersi degli attimi di cattura della propria preda, che cacciato non potrà che rimarcare la propria paura e frustrazione.

Ingegner Polastri Ludovico

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Commenti : (31)
Massimo Granata
Lomello PV , giugno 27, 2008 10:43

credo che l'unica prospettiva proponibile sia quella Benedettina. Visto che il crollo quando sbatteremo e sbattreremo presto temo, a 300 orari contro il muro sarà traumatico, bisogna conservare le conoscenze tecniche giuridiche e artistiche fondamentali per non ripartire dall'età della pietra . Monasteri e curtis autarchiche hanno pilotato la rinascita dopo la caduta di del mondo romano...prepariamoci mentalmente perchè per noi tutto sarà peggio e piu difficile.


Riccardo Giuliani
... , giugno 27, 2008 11:07

Bell'articolo.

Come metro dell'insicurezza che subiamo per via del generale vuoto spirituale uso sempre i volti delle persone che incontro per strada: mi sbaglierò, ma più che esseri umani comincio a vedere solo bestie che ancora si trattengono solamente perché per ora non siamo arrivati a critiche condizioni di sopravvivenza.
Tutto questo indipendentemente da età e sesso.
Il "Siate sempre lieti" di San Paolo oggi trova ben poco spazio.

Speriamo bene!



SergioZ
Genova , giugno 27, 2008 11:35

Nella mia mente aleggia una risposta alla domanda "perchè non ci fermiamo anche se il muro è davanti a noi?"

Non so perchè ma mi risulta indefinita, è più una sensazione che un pensiero ma proverò a descriverla:

Chi nella vita oggi(ieri non saprei) va avanti? Chi viene visto come vincente in questo mondo? La mia risposta è: coloro che si fanno pochi scrupoli, quelli che vivono la vita a mille, quelli che adorano il profumo dei soldi.
Questa gente è quella che fa carriera, che si pone alla guida di aziende (e Stati) che hanno il potere di cambiare faccia al pianeta o modificare il modo di pensare delle persone.
In un certo senso queste persone non stanno forse usando come megafoni ciò che comandano, amplificando e trasmettendo al mondo "il modello vincente" che loro rappresentano? Probabilmente in modo incosapevole, aggiungo.

Non so se sono stato chiaro, in caso contrario spero di esserlo con questo esempio: se i direttori delle Tv nazionali, fossero persone portate al buonsenso anzichè all'utile, forse a quest'ora avrebbero detto:"basta, abbiamo scherzato: la tv fa schifo.. è ora di cambiarla" ed avrebbero proposto alternative al modello cerebroleso odierno.. quello che genera masse di "disadattati" col telefonino in mano a fotografare vip che sbarcano col gommone sui litorali sardi per intenderci..

Ecco il nodo: il buonsenso (e l'onestà purtroppo) non paga, chi ce l'ha è difficile che faccia strada in questo mondo, non può usare aziende/megafoni per trasmettere questi sani valori che infatti paiono sempre più rari :(



un cacciatore
... , giugno 27, 2008 11:45

Cio' che ho letto conferma quanto vado dicendo ai miei figli e a scuola (faccio l'insegnante alle superiori): per essere cacciatori bisogna girare armati per cogliere l'occasione, se non si e' armati e cacciatori non e' possibile scorgere le occasioni e cogliere la preda.

Ora chi e' cacciatore puo' capire. Il mondo in cui viviamo non vuole ch i figli dell'Uomo siano cacciatori ma prede, ecco da dove nasce lo sfascio che ci ritroviamo. Il progresso da essere funzionale alle persone e' divenuto funzionale ai Profittatori che governano chi ci governa.
E sono anni che quando sento il termine consumatori, mi irrito.



SergioZ
Genova , giugno 27, 2008 11:46

xMassimo

sono d'accordo con te, su quando dici che non bisogna lasciare cadere le nostre conoscenze nell'oblio. Mi fa venire in mente la Fondazione di Asimov.

Quello che mi spaventa è il dopo la caduta(se ci sarà.. anche se i segni non sono incoraggianti): l'ultimo grande impero che è caduto ha portato il Medioevo ed il suo oscurantismo.
Il ritorno alla religiosità mi inquieta, perchè c'è il rischio di cadere nell'eccesso.
Mi piacerebbe evitare inquisizioni e guerre sante, fanatismi, autoflagellazioni e caparbia ignoranza.
Non sono un scientista convinto, non fraintendermi: sono convinto che la migliore combinazione degli opposti è l'equilibrio: ne troppa scienza, ne troppa religione.

Ci riusciremo a trovare quest'equilibrio?

Ai posteri l'ardua sentenza! ;)



silvia
bo , giugno 27, 2008 13:40

In sintonia con il signor Rodelli,si potrebbe formare un movimento di cacciatori di idee,non di prede.Andare alla caccia di idee,sopre le righe,senza vivisezionare più cadaveri in via di putrefazione,aria nuova,bonificare per creare,con l'aiuto della fede,un "giardino".Prima che ci pensino gli altri a farci fuori.La stessa discussione sorge sempre con mia mamma,e cioè la conclusione del signor Sergio di Genova:"ecco il nodo"...ha detto giusto,dove nodo stà per contesto sociale dove ci si deve adattare.Nelle scuole,fin dalla tenera infanzia,ti insegnano che bisogna ringraziare l'ebraismo,che dove sono loro c'è ricchezza,che se non era per loro,la Spagna,ad esempio,sarebbe vissuta nell'arretratezza,invece ora è ricca,poi,se vivi all'antica,con i valori che hai dentro di te,allora diventi preda automaticamente,e da abbattere subito.Così,per vivere con equilibrio,ho pensato di dedicarmi direttamente al regno animale,dove c'è molto da fare,da imparare e da scoprire.Di certo all'inferno le idee si bruciano....


hans herman hoppe
... , giugno 27, 2008 13:56

VIVIAMO IN UN MONDO ANGOSCIANTE...
VEDIAMO L'INGIUSTIZIA E NN VEDIAMO ALL'ORIZZONTE NESSUNO CHE VENDICHI QUELL'INGIUSTIZIA...
QUESTA MANCATA GIUSTIZIA NEL SENSO DELLA LEGITTIMA DIFESA...LASCIA SGOMENTI...VEDI PALESTINA...
ALLA FINE QUEL FAMOSO SETTIMO CAVALLEGGERI CHE LIBERA GLI ASSEDIATI NN ARRIVA MAI...
E' TUTTO UN MONDO CHE CROLLA...!!!
ABITUATI ALL'IDEA CHE IL BUONO ALLA FINE PREVALESSE NN RIUSCIAMO A CONVINCERCI CHE OGGI ACCADE L'ESATTO CONTRARIO...
QUEL SETTIMO CAVALLEGGERI NN E' PER TUTTI I "CATTIVI"...
CI SONO I CATTIVI "RACCOMANDATI" CON LICENZA DI MASSACRARE AI QUALI SI AGGIUNGERA' COME RINFORZO E -NN CERTO COME DISSUASORE- IL SETTIMO CAVALLEGGERI
E NN PER METTERE FINE A UNA INGIUSTIZIA MA PER RINFORZARLA...E LEGITTIMARLA!
E ALLA FINE X SINTETIZZARE CON TACITO NON REX NON IUS NON MOS



Primavera dei cento fiori
lontano oriente , giugno 27, 2008 15:26

io e' da anni che vivo in capitali europee e in megalopoli asiatiche e sono dell'idea che le grandi citta' siano una MOSTRUOSITA' e una prigione a cielo aperto dove appunto l'uomo e' preda di tutto il peggio che offre la societa'.

solo quando vado in montagna e in collina ritrovo un po' di pace e tranquillita' e riesco ad apprezzare la natura, il cibo appena raccolto dall'orto, il ritmo di vita lento, etc etc ovviamente senza radio, tv, e giornali tra i cogl...

finira' che andro' ad abitare in collina e tornero' a valle solo per fare acquisti di tanto in tanto.



ANDREA
... , giugno 27, 2008 16:14

citando un vecchi ex-dc : per imporre il Turbo-capitalismo,
faranno scorrere tanto sangue.



Veritas
Il Mondo , giugno 27, 2008 16:25

Disse l'abate Antonio: «Penso che il corpo abbia un moto naturale a sé connesso, che rimane inoperante senza il concorso intenzionale dell'anima, come lo è un moto non passionale del corpo. Ce n'è poi un altro che deriva dall'alimentare e riscaldare lo stesso con cibi e bevande attraverso cui il calore del sangue lo eccita all'attività. Perciò pure l'Apostolo scrive: Non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza. E nel Vangelo anche il Signore, fornendo dei precetti ai discepoli, dice: State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni e ubriachezze. C'è poi anche un altro moto, per quelli che lottano, generato dall'insidia e dall'invidia dei demoni. Pertanto è necessario sapere che sono tre i moti corporali, il primo è naturale, il secondo dipende da un uso non moderato dei cibi, il terzo procede dai demoni».
Tratto da: Vita di S.Antonio Abate, scritta da Atanasio.



giovanni
... , giugno 27, 2008 20:25

Bell'articolo. Molto intelligente e vera la frase di Calvino. Il problema è che l'inferno ha capacità mimetiche discrete. Meglio concentrarsi su quello che si può verificare immediatamente.


Michelangelo
Europa , giugno 27, 2008 20:32

Egr. Ing Polastri,
vedo che anche lei ha letto lo splendido libro, di Zygmunt Baumann:
Modus Vivendi, Inferno ed Utopia del mondo liquido

Che si conclude proprio citando un brano delle Città invisibili di Calvino e l'altro filosofo polacco.
COnsiglio la lettura del libro a tutti, per capire dove siamo finiti, confondendo l'eccitazione con l'amore, l'agitazione con l'azione, l'euforia con l'energia.
Via in un turbine, finché guardandosi indietro non si capisce che il fine era costruire qualcosa, finché si era in tempo... e non inseguire il "meglio" ogni volta...



Eliseo Malorgio
Curitiba - Pr - Brasil , giugno 28, 2008 10:34

Mi sento anch'io profondamente disgustato e stanco e afflitto da questo modello di società: Vedo intere popolazioni spogliate di ogni risorsa, trattate come mandrie da sfruttare o mandare al macello; governi ipocriti e istituzioni pubbliche parassite e criminali, perdita di ogni senso di civiltà, decadenza delle arti e della religione, scomparsa di ogni valore morale, competizione e corsa senza regole dietro a beni fasulli ed al denaro, esaltazione del male; trionfo della menzogna e dell'iniquità; perdita delle cose semplici e buone a misura d'uomo.
Che cosa si può fare?
Viene voglia di fuggire dal consorzio umano, diventare anacoreti, eremiti, passare a vivere su un'isola deserta a vivere di pesca. Il pittore francese Paul Gauguin pensò quasi allo stesso modo. Abbandonò tutto (era un agente di cambio) ed andò a vivere, come é noto, in un'isoletta dei mari del sud Pacifico, dove viveva tra gli indigeni, circondato da donne della bella razza Maori, le quali andavano in giro a seno nudo. E proprio in quell'isola paradisiaca egli produsse le sue famose opere.
Alcune persone, immerse in una realtà detestabile arrivano a commettere atti insani. O almeno un atto di rivolta.
– Di che cosa mi incolpano? – lasciò scritto Dillinger poco prima della sua morte – Io mi sono soltanto difeso dall'iniquità del mondo!




marcello
siena , giugno 28, 2008 11:57

Tutto cambia. Lo sfruttatore diventa sfruttato, la preda cacciatore, l'aguzzino vittima. Sapersi godere lo spettacolo anche soffrendo. Niente domandare. Abbandonarsi all'attimo. Bisogna imparare presto la lezione. Ci sarà utile.


Un italiano a Mosca
Mosca , giugno 28, 2008 19:51

x Primavera dei cento fiori

Sulle grandi città la penso esattamente come te.

Non c'è nulla nelle città che possa eguagliare il cielo di campagna in una notte limpida, solo surrogati, solo distrazioni.

Come abbiamo fatto a costruirci simili prigioni?



Giorgio
Vetralla , giugno 29, 2008 11:32

Distinto ing. Ludovico Polastri,
non è corrispondente al vero che non ci sono soluzioni, è lei che è limitato e non le vede, dal canto mio gliene avevo già indicato una! Mi è corso l'obbligo di risponderle dal momento che mi ha citato nel suo articolo, raccomandandole, in quella occasione, una pausa di riflessione per darsi il tempo di metabolizzarla (la soluzione propostale), cosa che evidentemente non ha attualizzato, visto il suo reiterato starnazzamento.
Come a lei anche a tantissimi altri l'ho suggerita, senza però riceverne riscontro. Non capisco se il mio errore è quello di "offrire perle ai porci" o "molti i chiamati pochi gli eletti".
Forse le sembrerò duro ed un po' scortese ma daltronde il mio Maestro ha scacciato in malo modo i mercanti dal tempio, questo è l'esempio che mi ha offerto!
Mi ha anche detto "lascia che i ciechi guidino gli altri ciechi".



Risposta dell'Autore- Ludovico Polastri-
... , giugno 29, 2008 14:57

Egr. Sig. Giorgio
Vede nessuno la obbliga a leggermi, nè voglio essere letto da tutti. Se non le aggradano i miei pensieri vada per la sua strada io non devo seguire nè il suo pensiero nè i suoi consigli.



Giorgio
Vetralla , giugno 29, 2008 15:53

Stimato ing. Ludovico Polastri,
mi era parso di capire che si cercasse di trovare delle proposte risolutive ai quesiti socio-culturali-etici-politici ai temi da lei trattati, ma dalle sue risposte concludo che così non è. Lei semplicemente cercava una platea di clap-clap men che ammirasse la meravigliosa coda di pavone da lei indossata, mi scusi della mia impudenza non le farò perdere ulterior tempo nel rispondere alle mie dabbenaggini. La consegno al suo pubblico che saprà valutare la pianta dai frutti che produrrà, sbagliavo, intendevo dire che l'ammirerà per i suoi speciosi ragionamenti. Auguri!



Primavera dei cento fiori
lontano oriente , giugno 30, 2008 07:24

@ Giorgio : beh forse il suo intervento e' un po' cattivello verso l'autore..

tornando all'articolo la soluzione c'e' sempre, come ad esempio emigrare altrove o almeno cercare un "microcosmo" piu' consono che non passare la vita in megalopoli grigie e opprimenti.

io ho scelto di emigrare ad esempio, ma non creda sia tutto rose e fiori anzi...

le grandi citta' non sono entita' costruite e pensate per creare una zona armoniosa dove le famiglie e gli individui possano vivere comodamente e felicemente.

sono al contrario sviluppate in modo del tutto anarchico e per nulla armonioso : questo non solo crea il brutto architettonico ma tutti gli irrisolvibili problemi urbanistici noti a chiunque ci abbia vissuto a lungo.

non solo, il "genio civile" fa si' che gli abitanti (greggie di pecore da guidare, nei loro piani) debbano seguire un percorso ben preciso per muoversi da una zona all'altra, abbiano xxx negozi nei dintorni, yyy parchi giochi scuole e asile nel raggio di zzz kilometri, tutto e' pianificato come se noi fossimo una mandria di animali da gestire, e come se i quartieri debbano per forza "ottimizzare gli spazi", restringere gli appartamenti, rincarare i prezzi di affitto e di acquisto, far si' che chi abita in un alcune zone piu' care non debba vedere dal balcone le zone piu' povere, abbellire il centro storico, e imbruttire le periferie, costringere chi guida a ore e ore in coda a passo d'uomo, negare piste ciclabili a chi onestamente farebbe a meno dell'auto, costirngere i pendolari a schiacciarsi nei decadenti mezzi pubblici e nelle fatiscenti metropolitane, e infine rompere pure i coglioni ai poveri pedoni con buche larghe un metro, semafori rotti, macchine che passano a 100 all'ora col rosso, ubriachi al volante, e chi piu' ne ha piu' ne metta.

per questo inizio a sognare una casa in collina e concordo quindi in pieno con l'articolo di Polastri.

se lei ha idee migliori ci illumini pure.



Eliseo Malorgio
Curitiba - Pr - Brasil , giugno 30, 2008 16:17

Sig. Giorgio,
perchè usa parole offensive verso l'autore?
Io penso, diversamente da lei, che l'Ing. Polastri è un attento e sensibile osservatore della realtà, il quale indica anche cammini alternativi.
Se lei ha la soluzione ai problemi che attanagliano la società attuale, per favore, ce la dica in forma pacata.



Giorgio
Vetralla , giugno 30, 2008 16:39

Primavera dei cento fiori- Lontano Oriente,
in cosa sarei stato cattivello con l'autore? e conseguentemente lo sarei anche con lei dal momento che si complimenta con il Polastri!
Io le soluzioni le ho già avanzate nei miei precedenti commenti, anche citando LEI personalmente, se non le ha colte peggio per lei, Paganini non ripete.
Io, come recentemente il Direttore e la Redazione di questo sito, viviamo nella campagna laziale, dopo essere emigrati, loro da Milano (sic!) io dal Veneto e per niente farei cambio di toponomastica. Un detto recita che " ..la campagna l'ha create IDDIO la città l'uomo", non so se sono stato esaustivo, dal momento che mi sembrava fosse anche un suo desiderio, quello di vivere bucolicamente.
Dal canto mio, dopo aver esercitato l'imprenditoria industriale al nord in vari settori, mi sono trasferito in questi luoghi a produrre olio extravergine d'oliva con metodo biologico, e proprio qui nella Tuscia, perchè a detta dei sommelier, si ottiene il miglior prodotto del mondo dalla specie cultivar Canino. Basta consultare il sito dell'ass. italiana produttori olio d'oliva per averne conferma, ma non basta e non so se sia un caso, ma l'ulivo cresce specialmente dove è diffuso il cristianesimo!
A disposizione per ogni ulteriore chiarimento, perchè sono convinto di averle fornito un consistente bolo nozionistico da digerire e quindi metabolizzare.



Giorgio
Vetralla , giugno 30, 2008 17:35

Per Eliseo Malorgio
Curitiba - Pr - Brasil , giugno 30, 2008 16:17
Vale anche per lei quello che ho impostato per Primavera dei cento fiori-Lontano oriente.
Abbia la bontà di perdonarmi ma ormai fin dal lontano 1991 vado serenamente e pacatamente poco poco piano piano ripetendo sempre le stesse cose, mi sembra di essere come un disco rotto. Non pretenderà che mettiamo il caso i 6 miliardi di persone che calpestano questo pianeta si affacciassero uno ad uno nel sito e mi chiedessero ogni volta di rinnovar la mia proposta? E' questo che si aspetta da me? Vede la pazienza ha un limite il mio è da un pezzo che l'ho oltrepassato, perciò la invito calorosamente a cercarsi tutti i miei precedenti commenti e avrà modo di illuminarsi.
Chieda e le sarà dato, eventualmente il mio indirizzo dalla redazione.



silvia
roma , luglio 01, 2008 13:19

per giorgio
neanche io conosco il giorgio-pensiero, ma provo ad immaginarlo dalle righe lette nei brevi suoi commenti a questo articolo.
Lei mi appare persona pratica, affidabile, fedele ai suoi principi ma, mi permetta, un pò spigolosa.
Ripetere la sua personale soluzione ad un problema che assilla molti essere umani, su richiesta di alcuni di essi (e non dei sei miliardi del globo terracqueo...) dovrebbe darle soddisfazione e non noia, come sembrerebbe dalle sue risposte al limite della sgarberia, tanto più che lei cita il Maestro, che ha sì Lui, ed a pieno diritto, scacciato i mercanti dal tempio, ma che a noi tutti invita ad essere come Lui, miti e umili di cuore.
Coraggio caro Giorgio: meglio un disco rotto che dice cose interessanti che un disco sano che dice cose sgradevoli.
La saluto.
Silvia



Giorgio
Vetralla , luglio 02, 2008 06:24

Per Silvia,
ancora una volta mi ripeto! Sono un imprenditore abituato a soluzionare i problemi che la vita mi para difronte e quindi a ricercare il modo più pratico e soddisfacente nell'affrontarli.
Quando si pensa un progetto o ti viene proposto la forma pensiero di noi intraprendenti è di valutare se questo è funzionale e risolutivo o no. L'efficacia dello stesso non ha coloritura politica bensì pratica ed ottimale nella sua funzione precipua. L'unico modo per verificarne la bontà o meno è quello di attuarlo, fatto saldo che nessuno è enfiteuta della verità assoluta non resta che realizzarlo.
Ho vagliato attentamente il progetto di legge presentato dall'on. Domenico Gramazio già nel 1999 nominato "Reddito di Cittadinanza", rimasto nel cassetto del Presidente della Camera, e ripreso dall'avv. Domenico De Simone nel suo elaborato "Un milione al mese per tutti" (all'epoca erano in uso ancora le lire). Tutto ciò si può facilmente recuperare in rete con l'aiuto di Google, sono certo che per lei sarà facile! non lo sono viceversa se lo dovesse fare la maggioranza dei parlamentari che ritengo inermi intellettivamente e culturalmente, perchè, confortato anche dalla voce del popolo che è quella di Dio, non sono la crema della società, come spesso ci viene spacciato, ma avvezzi al compromesso e ciò non lo considero positivamente, di conseguenza gli ritengo un'accozzaglia ciarpamica. Confortato in ciò anche dalla trasmissione satirica "Le Iene" che in più di un'occasione non si è fatta scappare l'opportunità di rivelarne lo spessore sinaptico. Qui mi taccio restando a disposizione, pregandola di non ingrossare la schiera di tutti coloro, che dopo aver visionato il progetto in questione, hanno esclamato E' UN'UTOPIA!, dimostrando la veridicità dello studio dell'ISTAT che sostiene che solamente il 2% del popolo italiano è portatore di qualche nota di qualità.
Daltronde ciò va a conforto dei numerosi articoli scritti a proposito dal direttore di questo sito, da me facilmente condivisi per eccesso, perchè come lei ha evidenziato, ho un'idea molto più riduttiva di quella dell'ente in questione.



silvia
roma , luglio 02, 2008 07:44

per Giorgio.
Grazie.
Visionerò quanto da Lei indicato e Le prometto sin da ora che mi asterrò dal fare commenti gratuiti.
La saluto.
Silvia



Giorgio
Vetralla , luglio 02, 2008 08:52

Per Silvia,
ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, sono stato confortato dalla realtà. Dopo aver risposto a lei ho letto l'articolo a firma del Direttore su Silvio Berlusconi e la magistratura e immediatamente ho concluso, in base alla lettura dei commenti in coda allo stesso, che la gente non coglie l'essenza di ciò che legge, ma la reinterpreta in base alle proprie convinzioni personali o ideali.
Non valuta con distacco pratico, come farebbe un buon imprenditore, ma presi da una smania compulsiva vomitano il loro non-pensiero, ammantandolo od obnubilandolo di più o meno stegocrazie. Sono certo che quelli che hanno commentato, diversamente dal sottoscritto che aveva e sta sperimentando la funzionalità della magistratura, se la avessero vissuta sulla propria pelle si esprimerebbero in modo completamente diverso. Ad avvalorare questa mia tesi è sufficiente contattare le figlie del "martire" Enzo Tortora e non solo, perchè l'elenco, le assicuro, è estremamente fornito e nutrito. Questa mia considerazione non soccorre la posizione di Silvio Berlusconi, perchè su quest'ultimo sono perfettamente allineato alla scheda personale compulsabile su Wikipedia.
A presto leggerla, compatibilmente con il tempo che posso dedicare a questo meraviglioso strumento che è il PC con annessi e connessi.



silvia
roma , luglio 02, 2008 13:19

Per Giorgio,
l'analisi del Direttore Blondet è chiara e lucida.
I commenti dei lettori, al solito, variegati.
Non capisco il suo riferimento a Tortora.
Quando può, per favore, può renderlo più chiaro?
Grazie.
Silvia



Giorgio
Vetralla , luglio 02, 2008 17:30

Silvia,
deve ritrattare circa la mia spigolosità!, forse intendeva fermezza, determinazione o conoscenza della "Rosa dei venti" "astrale"?
Per essere precisi si incorre nel pericolo di apparire antipatici, Marco Travaglio docet!
Ogni processo è steso in migliaia e migliaia se non milioni di pagine che bisogna avere il tempo e la preparazione adatta per affrontarne la lettura, specialmente un caso come quello di Tortora, senza parlare dei centinaia di faldoni che costituiscono l'affare "Mani Pulite". Il processo è il terminale di una vicenda che nasce storicamente eoni di anni prima e dove i supposti attori sono convinti di essere tali. In questa sede non posso essere più chiaro, mi limito a raccomandarle, in ogni caso specifico, una ricerca personale. Altrimenti rimarrà dell'idea che le BR hanno rapito ed ucciso Moro, e Di Pietro l'eroe del pool di magistrati della Procura di Milano. Molta carne ho messo al fuoco nei miei scambi epistolari con lei, non vorrei che qualcosa si bruciasse e desidererei cmq di avere uno rapporto paritetico, altrimenti mi sembrerà di essere il professore salito in cattedra, ruolo che non intendo interpretare.



silvia
roma , luglio 03, 2008 10:38

Giorgio,
in lei la spigolosità e la disponibilità convivono in un connubio che dà risultati intellettuali di sicuro interesse, che sono capaci di generare begli spunti di riflessione e discussione; solo mi permetta di sorvolare sulla "rosa dei venti astrale" a me completamente sconosciuta.
Mi sembra di capire che la sua valutazione sulla magistratura nasce sia da esperienze personali che da approfondimenti accurati di quegli accadimenti che da diversi anni a questa parte appassionano molti di noi a causa della loro indecifrabilità e di quello strano sapore di insoddisfazione e di perplessità che ci rimane in bocca nel gustare le versioni cosiddette ufficiali, diffuse per fornirne spiegazioni.
Ma stia tranquillo: nessuna ingenuità da parte mia, solo curiosità. Piuttosto mi scuso se l'ho involontariamente messa in imbarazzo.
Talvolta, nello spazio aperto dedicato ai commenti su questo sito web, mi viene spontaneo condividere senza avere conoscenza diretta delle persone che lo frequentano, perchè immagino che essi siano tra coloro che non si accontentano della solita paccottiglia spacciata per informazione, presente di norma nell'etere o sulla carta stampata.
Ma si tratta pur sempre di uno spazio delimitato da regole, fra queste in primis la prudenza e l’educazione, pertanto mi scuso con lei ed anche con la redazione se ne ho fatto un uso improprio.
Tornando ai fatti in esame concordo con lei che si tratta di vicende che "appaiono" in un certo modo e che "sono" in un altro, grazie all’azione degli abili soggetti che ingarbugliano la matassa e che certamente sono di gran lunga più potenti di quelli che la vorrebbero dipanata.
Per quanto riguarda il suo presunto ruolo scomodo di “professore” mi permetta ancora una volta di tranquillizzarla: la scuola l’ho finita da un pezzo, ma non smetterò mai di voler imparare!
Un caro saluto a lei ed a tutta la redazione.
Silvia



Giorgio
Vetralla , luglio 03, 2008 16:37

Silvia,
è gustosa l'epistolarità con lei perchè dimostra particolare sensibilità ed accume, perciò voglio soffermarmi ancora sulla magistratura.
Socrate sosteneva di non sapere nulla, pensi io che non sono nessuno, viceversa un magistrato decide su tutto fin sull'esistenza o meno del suo prossimo. Sembrerebbe un ossimoro ma così non è, non è che sia necessaria la presenza della pena di morte tra quelle da espiare, è sufficiente che una persona venga ristretta, se innocente, nella propria libertà, perchè questi si auto-infligga la massima espiazione. In modo eclatante e per certi versi metaforico è quello che dovette patire il filosofo già citato. Dov'è il confine tra la dietrologia e la verità?
Quale intelligenza si vuole insultare in un procedimento giudiziario? Se non l'ha mai fatto assista ad uno di questi condotto in una corte penale, perchè per certi versi è più difficile, sebbene meno importante dei primi, assistere ad un processo civile pregno di perizie tecniche, adatto solo ad esperti specifici dell'argomento trattato.
In giurisprudenza la materia d'insegnamento universitario meno importante è la matematica, ma lei avrà notato, frequentando questo sito, che l'universo è regolato da numeri, completamente sconosciuti ai giudici ma forniti, questi ultimi, di una forbitezza d'eloquio insuperabile.
Non basta, per laurearsi in medicina non si deve sostenere nessun esame sulla scienza dell'alimentazione, è come se il costruttore o capomastro di un cantiere edile non conoscesse i componenti del calcestruzzo che sta adoperando per innalzare l'edificio. Questa è la scuola italiana, e poi ci chiediamo perchè ci sono tanti atei e conseguentemente numerosissimi materialisti. Faccia lei.
In altra sede ha parteggiato per l'autore dell'articolo, ma non è che la laurea in ingegneria sia immune da colpe o da evidenti carenze, le sarebbe sufficiente, per capire quali, leggere le risposte offertemi direttamente dallo stesso.
Mi perdoni ma non è arroganza bensì carità cristiana ciò che mi spinge a stendere un velo pietoso.



AMERIGO
scoppito (AQ) , luglio 05, 2008 08:29

L'Ingegner Polastri ha descritto, con l' esempio calzante dell ' auto lanciata a 300 km/h, la nostra epoca e la modernità in generale, ma bisogna pur dire che ormai di critici della modernità ce ne sono a iosa, la stragrande maggioranza delle persone non regge più la società in cui vive, però , maledizione non ci fermiamo, trascinati in un gorgo satanico;
Mi chiedo e vi chiedo perchè i freni e la retromarcia non funzionano più'?
Non sarà che le spiegazioni dovremo trovarle sempre più in una Teologia della Storia che possa provare a delineare e comprendere il disegni Divino ?




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