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L’automobile e il suo ruolo disumanizzante
Raffaele Giovannelli    19 luglio 2008
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Ho scoperto che è molto difficile farsi ascoltare quando si parla di cose con le quali siamo a contatto ogni giorno, cose che crediamo di conoscere perfettamente.
Invece avviene che si venga coinvolti in una serie di luoghi comuni.
Un luogo comune diffuso è quello che ci fa considerare l’automobile uno strumento molto
positivo, addirittura irrinunciabile.
Per alimentarla non si esita a trasformare anche il grano in bio-fuel.
Anzi per molti l’automobile è il prolungamento del proprio corpo.
«Indossata» l’auto il guidatore ne assume il corpo-carrozzeria.
Egli diventa miracolosamente bello e possente come una divinità.
I messaggi pubblicitari sembra proprio che insistano su questo tema.
Peccato che quell’uomo-automobile, come vedremo nel seguito, sia di fatto quasi cieco perché impossibilitato a vedere il mondo che lo circonda e l’architettura, bella o brutta che sia.
Recentemente mi è accaduto, guardando un videoclip (1) sul villaggio di Poundbury, il sogno
realizzato del principe Carlo, di notare che purtroppo l’architettura, che appare prevalente, non è nelle belle case country, ma nelle strade, perfettamente progettate e costruite per le automobili. Queste per il loro numero e per le loro dimensioni mal si adattano alle case ed alle strutture
urbane, progettate per andare a piedi, in bicicletta o al massimo con il calesse.
Nel filmato si vede il villaggio come appare da un’auto che lo attraversa.
Le case diventano piccoli giocattoli dimenticati e muti ai bordi delle strade costruite
impietosamente a regola d’arte per il traffico delle «grandi» automobili moderne.
In questa logica le viuzze, dove si suppone possa passare una sola auto alla volta, sembrano
errori del sistema viario, più che angoli pieni di umanità e di ricordi.

automobile1.jpg
 
Figura 1) Vetture «giganti» parcheggiate davanti ad una piccola, molto umana locanda di campagna (da un blog su Barnaby, l’ispettore le cui imprese sono state ambientate nelle contee inglesi di Berkshire, Buckinghamshire, Hertfordshire, Oxfordshire e Surrey, riassunte nella contea immaginaria di Midsomer)

Il «Progresso» ha instillato nella mente dell’uomo d’oggi la convinzione che tutto sia possibile e tutto sia lecito.
Nei secoli passati la malinconia veniva sopportata come uno stato dell’animo.
Esisteva una letteratura che aveva come sfondo la malinconia.
Oggi è considerata una malattia da curare con appositi psicofarmaci (e con l’uso dell’automobile).
Altrettanto avveniva per la depressione così come per il desiderio insoddisfatto di felicità.
C’è chi ha scritto capolavori letterari trovandosi nella condizione di infelicità.
Ma gli americani sull’argomento preferirono una soluzione radicale, introdussero il diritto alla felicità nella loro costituzione, nel loro patto sociale.
Il risultato è un popolo con la sua infelicità nascosta e perennemente a caccia di felicità con ogni mezzo, compreso il piacere idiota di ammazzare gli orsi polari dall’elicottero.
Sigmund Freud aveva scoperto che l’uso di stupefacenti poteva alleviare certe sindromi depressive gravi.
Solo più tardi si accorse che le droghe creavano assuefazione e distruggevano il cervello oltre che la psiche.
Ma intanto la felicità per via chimica è diventata un fenomeno di massa che alimenta un giro d’affari colossale, avvalendosi proprio delle proibizioni che dovrebbero impedirne la diffusione.
Questo abuso della libertà come mezzo certo per arrivare alla felicità ha le sue influenze anche nell’architettura.
Gli uomini vogliono abitare dove e come gli viene in mente, senza alcun riguardo all’ambiente, alla compatibilità con le forze della natura.
Così in America si continua a vivere in case di legno che vengono spazzate via dagli uragani sempre più frequenti.
Ma siccome i pionieri si facevano le case di legno e tenevano pistola e fucile a portata di mano, loro vogliono continuare a vivere come i pionieri.
Così capita spesso che si sparino per un nonnulla.
Molti anni fa avevo avuto l’incarico di porre rimedio ad una frana che incombeva su un’abitazione.
I proprietari ripetevano questo ritornello: oggi andiamo sulla Luna, è possibile che non si trovi un rimedio ad una piccola frana?
La piccola frana era una montagna della quale alcuni massi avevano deciso di andare un po’ più a valle, passando attraverso la loro casa.
L’unico rimedio possibile erano lunghi tiranti d’acciaio infilati nella montagna ed ancorati nella roccia stabile.
Il lavoro era molto dispendioso e non privo di rischi, ma i proprietari si ostinavano a non credere che fosse così difficile e costoso mettere in sicurezza la loro casa, costruita nel posto sbagliato.

C’è chi preferisce la casa tradizionale, tipo country, e c’è chi la vuole estrosa, anzi sempre più estrosa, tipo casa sulla cascata, che recentemente ha richiesto un restauro radicale per non precipitare nel torrente sottostante.
Le formiche si costruiscono i loro formicai secondo le loro particolari esigenze, le api selvatiche si costruiscono gli alveari secondo le esigenze del loro particolare stile di vita.
L’uomo per depredarle del miele le ha addomesticate e imbrogliate preparando alveari modello, attraenti ed areati, ma con incluso il tranello della facile asportabilità del loro sudatissimo miele. Le termiti che sono cieche e che mal sopportano la luce del sole si costruiscono elaboratissimi termitai.
Così i ragni le ragnatele, trappole per la caccia ed abitazione, per non parlare dei castori che mobilitano l’ingegneria idraulica per costruirsi l’ambiente in cui sistemare le loro abitazioni ad ingresso subacqueo.

automobile2.jpg

Figura 2) Sezione di un termitaio. Le dimensioni della costruzione sono gigantesche se paragonate alla dimensione di un termite. Fatte le dovute proporzioni, sarebbe come se gli uomini si costruissero di regola abitazioni alte più di duemila metri.

Gli uccelli si costruiscono abitazioni adatte alla loro facoltà di volare.
L’architettura delle case degli animali è fatta in funzione delle loro capacità di spostarsi e del loro modo di vivere.
Questo era vero anche per gli uomini, che si sono costruiti le case nelle diverse aree del pianeta in ragione delle loro usanze, del clima e dei mezzi di locomozione impiegati.
Ci sono esempi celebri, come i Sassi di Matera, dove le abitazioni, umilissime ma ingegnose ed umane, garantivano l’asilo in condizioni di vita di estrema povertà.
Recentemente ci si è accorti che queste abitazioni, in parte scavate nella roccia, sono bellissime.
L’uomo che usa la bicicletta ha un ripostiglio apposito.
L’uomo che ha il cavallo ed il calesse ha provveduto alla bisogna con un apposito patio, stalla per il cavallo e rimessa per il calesse.
L’influenza sull’architettura è profonda e radicale.
Nel Palazzo Ducale di Urbino le scale di accesso al primo piano hanno una pendenza molto bassa, adatte a permettere l’accesso diretto ai cavalieri a cavallo.
Nel Palazzo Ducale di Parma le stalle per i cavalli hanno le mangiatoie in marmo e sono così belle da essere utilizzate oggi per allestire mostre d’arte.
Ma l’uomo che usa l’automobile è lo stesso uomo che oggi ha diritto alla felicità e può fare tutto quello che gli salta in testa ed è convinto che la tecnica gli fornisca i mezzi per fare qualsiasi  stupidaggine.
Così l’uomo con la grande automobile non sempre si costruisce la casetta con annesso garage. Quando poi se la costruisce crea la città estesa tipo Los Angeles, con un traffico impossibile da gestire.
Qualche volta l’uomo con la grande automobile ha nostalgia dei tempi andati e finge che l’automobile non ci sia o che non abbia le dimensioni mostruose che ha assunto oggi.
Allora esce di casa in bicicletta o a cavallo…

Il parere dei lettori

A commento dell’articolo su Leon Krier (2) un lettore che si firma simpaticamente: Anonimo Parmigiano, scrive tra l’altro: «… sulla questione delle automobili: mi sembra un falso problema. Ma davvero è così difficile immaginare delle automobili sul Nord-Sued Achse di Berlino? O sulle autobahnen ornate dalle statue di Josef Thorak? (3). Penso proprio di no, si trattava di progetti disegnati per le automobili... Eppure nella loro profondità semantica e nella loro bellezza si esprimeva uno spirito non diverso da quello delle architetture di Pericle».
Risponde un altro lettore che si firma caRmeLo: «… Lascerei in pace Pericle. E’ proprio a causa del committente (Hitler?) di Josef Thorak (le cui orride statue non sfigurerebbero in un gay pride) che nel dopoguerra l’architettura razionalista ha potuto sferrare un colpo micidiale al linguaggio classico… Circa il rapporto tra città classica ed automobile, ho notato che un contesto urbano classico o in stile classico si sposa molto bene con il design delle automobili Europee (specie quelle italiane ed inglesi) degli anni 50 e primi 60. Una lancia Aurelia non sfigurerebbe davanti al Pantheon, una MG spider si trova estremamente a proprio agio nelle città d’arte Toscane, una Mercedes 300Sl roadster è di casa a Taormina. Si tratta di auto che, come sagacemente notava, hanno molto in comune con gli antichi calessi. E’ a quel tipo di carrozzeria che bisognerebbe ispirarsi (magari affiancandola ad un motore elettrico) per costruire vetture a misura d’uomo e di città».

Giuste in teoria le osservazioni di Carmelo.
Il fatto è che la Lancia Aurelia si muove ed esige strade, spianando tutto, Pantheon compreso, a meno che questo non sia adibito ad isola spartitraffico.
I guai veri si pongono quando le automobili sono troppe.
Allora non c’è carrozzeria che tenga.
Le automobili, con le strade sempre più larghe per farle correre e le rimesse per ospitarle, stravolgono l’architettura.
Per le argomentazioni, che svolgo ora, la cosa più grave è che i miei lettori sembra non abbiano compreso il ruolo disumanizzante svolto dall’automobile, che non è un oggetto immobile come una statua.
L’automobile richiede molta attenzione per essere guidata ed anche a chi non guida non lascia il tempo per vedere un’architettura diversa da quella del modernismo.
Cioè una serie di scatole di vetro e acciaio, qualche volta con forme bizzarre, ma sempre «comprensibili» con una sola «occhiata», un atto che non deve avere una lunghezza temporale maggiore di qualche secondo.

L’automobile richiede anche una profonda trasformazione non solo delle città ma di tutte le immense aree che sopportano l’esistenza di autostrade o semplicemente di strade veloci, ed oggi tutte le strade, compresi i sentieri di montagna, vengono trasformate per consentire il traffico veloce.
Come ha dimostrato Ivan Illich, l’automobile in realtà va molto piano perché al tempo impiegato per portarci dove desideriamo, si deve sommare il tempo impiegato a lavorare per guadagnare il denaro necessario per ammortizzare la spesa d’acquisto, le spese di manutenzione e il costo del carburante.
Quindi l’automobile sarebbe vantaggiosa solo per chi ha un reddito molto alto.
Per gli altri come mezzo per muoversi è un disastro.
Infatti il fine principale di molte automobili non è quello di essere un mezzo di trasporto, ma uno strumento per esaltare il proprio io, esaltazione alla quale quasi nessuno sa rinunciare.
Il problema non è solo nelle dimensioni intollerabili delle autovetture, degli autocarri e simili.
Il problema è soprattutto nel loro numero: almeno un’automobile per ogni individuo adulto, e quasi nessuno che si sposta a piedi se non per fare footing.
Coloro che sono over sessanta con un piccolo sforzo di memoria ricorderanno come erano
strutturate le città cinquanta anni fa, quando i giovani si alzavano alla notte per vedere passare le vetture della Mille Miglia.
Allora l’automobile si adattava alle strade che erano state costruite ancora per i carri trainati dai cavalli, per qualche lento autocarro, per le biciclette e per gli scooter.
Oggi le strade sono state fatte per l’automobile e transitarci con il calesse neppure pensarci, andarci in bicicletta o a piedi si può fare sfidando qualche rischio.
Persino andarci con una piccola Smart non è proprio l’ottimo in fatto di sicurezza.
Oggi le piazze vengono sventrate per fare grandi parcheggi sotterranei e la cosa non ci fa pensare che stiamo trasformando le città per renderle funzionali all’automobile e sempre meno adatte all’uomo a piedi.
Non solo l’urbanistica e l’architettura (almeno quella non demenziale) si sviluppano in funzione dell’automobile, ma di un’automobile di dimensioni medie sempre maggiori.
L’uomo ha scoperto di avere l’esigenza di spostarsi continuamente, di aver diritto alla mobilità, con il risultato che è costretto a spostarsi ormai solo su un mezzo meccanico, quindi l’architettura sarà adatta agli spostamenti di veicoli di ogni genere ed avrà un aspetto che
corrisponderà a ciò che può vedere un uomo a bordo o alla guida di un mezzo meccanico.

L’automobile e la fisiologia della visione giustificano la miseria dell’architettura moderna?
Bisogna partire dall’amara constatazione che l’architettura moderna, se non si tiene conto delle opere eccessive delle arcistar, corrisponde perfettamente ai gusti attuali per almeno due buone ragioni.
La prima è data dal fatto che l’uomo oggi vive in automobile e quindi per poter guidare non ha, e non può avere, la percezione dei particolari in tutto il campo visivo.

automobile3.jpg

Figura 3)
Sezione di un occhio umano

automobile4.jpg
 
Figura 4) Particolare della retina nella zona centrale. Il segmento A_A rappresenta la linea della sezione rappresentata nella figura seguente

automobile5.jpg

Figura 5)
La densità dei sensori ottici (in azzurro i bastoncini, in rosso i coni) viene riportata come numero di sensori per mm2 in funzione dell’angolo (in gradi) misurati dal centro della callotta sferica su cui è distesa la retina.
La sezione della retina, riportata poi in coordinate polari, è condotta lungo la linea A_A.
In corrispondenza dell’area in cui il nervo ottico entra nella retina si ha assenza completa di sensori, area indicata come «blind spot».
Come si vede solo esplorando un’immagine con la parte (meno di 10 gradi di apertura) della retina, con altissima concentrazione di coni (sensibili al colore), detta fovea, se ne ricava il significato.
Il resto della retina ci fornisce la visione quando c’è poca luce e serve a valutare solo le forme (e solo in bianco e nero!).

Infatti per poter percepire e capire il senso di una forma si deve avere il tempo di esplorarne l’immagine con la zona della retina a più alta densità di sensori ottici sensibili ai colori: i coni, raccolti nella macula e più ancora nella fovea.
La seconda ragione è nell’attuale idolatria della libertà di cui si è già detto.
Il luogo comune della libertà come valore assoluto, come negazione a priori di ogni regola, come fonte di felicità e di verità.
Più libertà significherebbe più felicita, più verità, più grandezza dell’opera d’arte.

Dopo aver rimossi vincoli in certo senso superflui, per aver ancora maggior libertà restano da rimuovere i vincoli morali.
Allora uno ad uno via anche quelli.
Della libertà ci siamo ubriacati e nel suo nome abbiamo distrutto anche la realtà oggettiva ed abbiamo dimenticato la responsabilità legata ad ogni atto compiuto.
In nome della libertà senza limiti crediamo sia una vittoria violare anche le leggi della fisica.
Per la libertà ad ogni costo Frank Gehry, l’architetto degli edifici sbilenchi e privi di senso, ha successo.
Per la libertà i giovani si drogano ed hanno un comportamento sessuale sfrenato.
Il decostruttivismo si limita ad interpretare questa scelta scellerata.
Anche la scelta ossessiva di spostarsi continuamente in automobile e con qualsiasi mezzo, purché sia veloce e «moderno», è conseguenza della corsa a conseguire la libertà dai vincoli del tempo e dello spazio.
In questa realtà l’Architettura attuale ha assunto la forma più adatta ad interpretare lo stato di pazzia planetaria nel quale viviamo.
Quindi è impensabile sperare di modificarla in meglio.
Inserire riproduzioni di architetture antiche (4) negli edifici attuali, avrebbe riflessi positivi.
Si determinerebbe almeno un ritorno di interesse a vivere l’architettura antica, non più confinata nelle «città d’arte».

automobile6.jpg

Figura 6)

Ritorniamo ad esaminare la fisiologia della visione.
Queste due fotografie sono tratte dai lavori del fisico e psichiatra russo Yarbus (5) e risalgono agli anni ‘50.
La fotografia sulla destra mostra la traccia del punto di osservazione (il percorso della fovea) di un soggetto che esplora il ritratto mostrato nella fotografia di sinistra.
Yarbus dimostrò che per vedere, come ci mostrano queste immagini, non osserviamo una scena con una scansione regolare a righe.
Invece i nostri occhi compiono «salti» noti come saccadici («saccadi» dal francese per indicare movimenti a scatti), tra diversi punti interessanti, sui quali ci fermiamo per un breve tempo. Quindi non usiamo i movimenti saccadici  per disegnare una rappresentazione completa di una scena visiva.

Alcuni esperimenti suggeriscono che noi invece ci appoggiamo a concetti esterni per registrare l’informazione e ricordiamo solo la localizzazione dei punti importanti di una immagine.
Noi ripetiamo i movimenti saccadici anche per recuperare le informazioni visive.
E’ interessante notare che i bambini, che sappiano solo scarabocchiare, di solito lasciano su un’immagine segni che assomigliano a quelli scoperti da Yarbus.
Agli occhi di chi guida potrebbe presentarsi, ad esempio, un’immagine simile alla famosa città radiosa di Le Corbusier.
Allora ci chiediamo: quanto tempo è necessario per «vedere» questa prospettiva?

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Figura 7) Prospettiva della Città Radiosa di Le Corbusier

Essendo un’architettura scarna, priva di ornamenti, occorre circa un minuto o poco di più, se guardiamo l’immagine riprodotta su un foglio.
Nella realtà tridimensionale almeno 3 minuti.
Ma l’osservatore si muove a bordo di un’auto che corre almeno a 60 km/ora, quindi un chilometro al minuto.
Quando ha finito di vedere ha percorso 3 chilometri.
In questi 3 minuti il campo di osservazione è mutato mentre l’osservatore alla guida di un’automobile deve tener d’occhio le altre macchine che lo precedono e che lo seguono.
In realtà per vedere la prospettiva della città radiosa egli può utilizzare la fovea in «time sharing» con il controllo del traffico.
Il risultato è che se il guidatore, a rischio suo e degli altri, vuol guardare la «meraviglia» di Le Corbusier, dovrà accontentarsi di una visione molto approssimativa.
Molto peggio sarebbe se si trattasse di un’architettura del XIX secolo con archi, colonne e capitelli.
Se poi si viaggia lungo un’arteria a scorrimento veloce la velocità è almeno di 120 km/ora, che equivale a 2 chilometri al minuto.
Il guidatore non può distrarre l’occhio dalla strada, i passeggeri avranno solo immagini molto fugaci e approssimative.
Ecco allora perché l’architettura moderna viene in soccorso grazie alla sua generale banalità ed alla sua ripetitività con conseguente noia che ci esonera nella maggioranza dei casi dal fare lo sforzo di guardare.
Per non molestare chi guida sono stati aboliti anche i cartelli pubblicitari lungo strade ed autostrade, cartelli che o non venivano visti, oppure provocavano incidenti.

Conlusioni

Oggi sembra che, sia pure inconsciamente, ci si stia adattando al fatto che l’architettura, vista da chi si sposta a piedi, è radicalmente diversa da quella vista da chi si muove in automobile.
Le aree pedonali nelle città si arricchiscono di edifici antichi restaurati, edifici che, guarda caso, possono essere apprezzati solo nelle aree pedonali.
Le cure meticolose nei restauri e nei recuperi di edifici costruiti prima che esistesse l’automobile, hanno senso se quegli edifici sono inclusi entro un’area pedonale, altrimenti è fatica sprecata. Anzi i graffitari percepiscono l’estraneità degli edifici antichi in zone di traffico automobilistico e si accaniscono senza pietà.

Professor Raffaele Giovanelli



1) Filmato in Yutube di una visita in automobile del villaggio di Poundbury. www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=826
2) R. Giovanelli, «Leon Krier, i suoi legami con Portoghesi, Palladio e Dorfles» , 04 luglio 2008.
3) Le statue di Thorak sono orribili. E pensare che c’è qualcuno che sostiene che l’arte italiana negli anni del fascismo si sarebbe ispirata a quella tedesca nazista.
4) R. Giovanelli, «Recupero dell’antico con le copie» , 08 aprile 2008.
5) «Yarbus demonstrated that human beings, as these pictures show us, do not scan a scene in a raster-like fashion. They rather perform ‘jumps’, known as saccades, between the different points of interest, on which fixation is maintained for a short period. We do not use saccades to paint a complete internal representation of a visual scene. A few experiments suggest that we rather rely on the external word for storing information and only remember ‘pointers’ to
relevant locations in the scene. We then make use of saccades to retrieve the information as we need it. Therefore, ‘saccades constitute a way to select task relevant information’. This is
confirmed by the fact that, as Yarbus already noticed, the saccadic pattern depends on the
cognitive task to be performed.  In these images we remark that most of the time is spent looking at the eyes and the mouth. Other studies show that these are the regions we mostly rely on for face recognition. We therefore focus on those regions for our Facial Features detection and Face Authentication algorithms».
http://diwww.epfl.ch/lami/team/smeraldi/saccadic/yarbus.html

Occhio e fotocamere Davide Dassio
www.nadir.it/pandora/occhio-e-fotocamere/dassio.htm
Leonardo e la visione maculare
www.fondazionemacula.it/pagine/dettaglio_scienza.php?id=1
Macula and Fovea
http://depts.washington.edu/ophthweb/maculapic.html
The eye and its part
www.99main.com/~charlief/Blindness.htm


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Commenti : (35)
Giorgio
Vetralla , luglio 19, 2008 11:31

Sono stato attratto dal titolo del suo articolo e l'ho letto con attenzione ma non son riuscito ad estrapolarne il senso, in relazione alla nota!
Sicuramente è un mio limite, dal momento che quando propongo un commento, critico ma propositivo, vengo immediatamente aggredito dai "sorcini" del caso, oppure ignorato, come è successo nel suo precedente articolo: "Leon Krier, i suoi legami con Portoghesi, Palladio e Dorfles". Questultimo ha fornito la stura ad alcuni commenti ma, a mio avviso, fuori tema, inducendomi a congetturare la totale aconoscenza del Palladio da parte della platea dei lettori. La prego, se può, di riformulare il suo elaborato, per farmi condividere il concetto della disumanizzazione dell'automobile. La ringrazio.



gianluca
pordenòn , luglio 19, 2008 11:38

Articolo eccellente! peccato che il prof. Giovannelli scriva di rado...


Enrico Galoppini
Torino , luglio 19, 2008 12:00

Sull'automobile ho scritto un articolo che mi permetto di segnalare ai lettori di "Effedieffe.com":
I DANNI DELL'IDEOLOGIA LIBERALE: L'ABUSO DELL'AUTOMOBILE
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=610
Poi sono tornato sull'argomento con "Curiose coincidenze: «targhe alterne» e auto «euro 4»:
http://www.gazzettadisondrio.it/824-curiose_coincidenze___targhe_alterne__e_auto__eu.html




Tristemente Solitario
Lombardia , luglio 19, 2008 12:06

Purtroppo non ho molto tempo per leggere tutto l'articolo, quindi mi limito a dire la mia sull'automobile, visto che l'articolo le dedica un titolo:
concordo sull'effetto disumanizzante dell'automobile, ti crea un guscio attorno; inoltre, avete notato che negli ultimi 15 anni, vuoi per la SCUSA della sicurezza, vuoi per altro, la superficie vetrata dell'automobile (salvo casi di tetto in vetro), si è progressivamente ridotta? (parlo chiaramente dei finistrini laterali, se poi si parla di parabrezza e lunotto, sono così inclinati! l'audi sopra docet, confrontale coi modelli progressivamente più vecchi, ed idem con gli altri produttori)



Riccardo Giuliani
L'Aquila , luglio 19, 2008 12:17

È consolante sapere di non essere l'unico estraniato dall'attuale contesto sociale.

Mi trovo a L'Aquila per studio; si tratta di una città che si attraversa a piedi, da parte a parte, in meno di un'ora, supponendo un passo normale.
Nonostante questo, l'automobile appare "necessaria", altrimenti si è privi della propria identità.

In alcune strade i marciapiedi sembrano dare spazio al massimo a piccioni messi come in geroglifici egizi, ma almeno così un SUV (SUCCH, per gli amici) può passare; unendo la claustrofobia che ne deriva alla innata gentilezza di un automobilista che ha fretta, lascio immaginare che piacere possa esserci nel cercare di fare una passeggiata e contemporaneamente evitare di diventare cibo per i vermi.
Questo tanto per far capire che il problema del "time sharing" è in piccola parte sentito anche da chi non guida, che altro non può fare se non accumulare rabbia da sfogare non appena si metta a sua volta alla guida.

Almeno qui c'è ancora molto da vedere, tra chiese e palazzetti nobiliari, fontane e piazze; ma dalle persone che incontro vedo che non serve a molto, perché non c'è educazione al bello.



Dr. Girolli
Roma , luglio 19, 2008 12:32

Articolo vero e sincero: all'assurdità della costituzione americana si potrebbe rispondere con le parole dello psicologo Frankl:

"La ricerca della felicità è un'autocontraddizione: più lottiamo per la felicità, meno la raggiungiamo.".

Il buon Dostoevskij scriveva:

"Cospargetelo di tutti i beni del mondo, sprofondatelo nella felicità finché non gli arrivi fin sopra la testa, così che non se ne veda più se non qualche bollicina sulla superficie della felicità, come fosse la superficie dell'acqua; dategli una tale tranquillità economica, che non gli rimanga proprio nient'altro da fare se non dormire, mangiare pasticcini e adoperarsi perché la storia universale non finisca: bene, anche così l'uomo, da quel bel tipo che è, e unicamente per ingratitudine, unicamente per farvi una pasquinata vi combinerà una qualche porcheria. Metterà a repentaglio perfino i suoi pasticcini, e a bella posta desidererà le più rovinose sciocchezze, la più antieconomica delle assurdità, all'unico scopo di poter mescolare a tutta questa positiva ragionevolezza il proprio rovinoso elemento fantastico."

Lo stesso Dostoevskij ci offre la soluzione:

"L'uomo è infelice perchè non sa di essere felice. Soltanto per questo. Questo è tutto, tutto! Chi lo comprende sarà subito felice, immediatamente, nello stesso istante.".



hector
vigorelli , luglio 19, 2008 13:34

Ho iniziato a usare la bici per andare al lavoro ,circa 15 km extraurbani, e a parte la maleducazione e l'inciviltà di chi guida un'automobile, ho scoperto un mondo nuovo di cui non mi ero mai accorto usando l'auto, le sfumature dei colori dei palazzi e case a seconda dell'ora, nuove prospettive, correnti d'aria permanenti, odori ,suoni. Usare la bicicletta per gli spostamenti quotidiani è un'esperienza olistica.
Il grosso problema è il pericolo dato dai mezzi motorizzati, per fortuna ci sono le strade di campagna.



Mach
... , luglio 19, 2008 14:47

Guardi che l'interpretazione errata della libertà ha portato alle distese di villette che cercano di richiamare in qualche modo un'immagine vernacolare, spesso inventata... (travi in legno, camini in pietra, giardini quasi sempre inutilizzati) ed è questo che ha mangiato il territorio. Non vedo cosa c'entri questo con l'architettura.
Inoltre, l'architettura moderna (e per moderna non si intende quella delle attuali archistar, ma quella della prima metà del Novecento) non solo era perfettamente coerente con la società che si andava formando, ma era poeticamente valida come qualsiasi altra espressione del passato. Se non si riesce ad apprezzare il purismo, l'astrazione, la semplicità dei partiti liberati dagli orpelli, non è giusto accusarla di essere banale. Banale è tutto ciò che ha seguito quel periodo, a causa della speculazione e ad opera della "folla oscura" di costruttori che hanno sì banalizzato quelle teorie. Anche qui, come nel caso delle villette, non c'è traccia di architettura, non perchè non sia di buona qualità, ma proprio perchè non è opera di architetti. Calcolate che in Italia la stragrande maggioranza (si parla di qualcosa come il 90%) dell'edificazione NON è opera di architetti.



CatOrcio
Modena , luglio 19, 2008 14:49

Io abolirei l'automobile a favore del solo mezzo pubblico.
Se ci fosse un sistema di trasporto pubblico capillare e disponibile ad ogni ora, eventualmente su chiamata con telefonino o da apposite stazioni/fermate, il tempo di percorrenza sarebbe minore perché ci sarebbero meno mezzi in circolazione, e non si perderebbe ulteriore tempo per parcheggiare.
Non parliamo poi del risparmio energetico e di materie prime. Per capire l'inutilità dell'automobile pasta pensare che passa la maggior parte del tempo parcheggiata, e che quando è in funzione trasporta una persona invece che 5.





michelem
rn , luglio 19, 2008 15:42

Le automobili oggi sono inutilmente sovradimensionate: almeno una tonnellata per muovere quasi sempre non più di cento chili. Non parliamo poi della potenza che pu sviluppare o della velocità che può raggiungere... Ma a chi serve tutto questo? Cosa serve fare auto che possono raggiungere i 250 o avere centinaia di cavalli quando bisogna girare in città o comunque a non più di 130 km/h?
Tutto questo ricade assurdamente sulla (dis-)organizzazione dello spazio urbanistico, unitamente ad una pigrizia borghese per cui anche quando è più comodo prendere la santa bicicletta, NO!... MACCHINA! L'automobile come è "vissuta" oggi è una disgrazia



Francefar
Messapia , luglio 19, 2008 16:42

Non si preoccupi caro Professore, se continua così l'andazzo del petrolio, queste sue "brutture" si ritroveranno presto ad arrugginire nei garage ed in mezzo alle strade.

Tutti in giro a sgambettare..



Volpe Rossa
Bolzano , luglio 19, 2008 18:26

La mia professoressa di storia dell'arte ci diceva sempre che per apprezzare l'arte/le arti in particolare occorre avere un bagaglio di cultura. Quindi è soggettivo. Se le tue esperienze personali, le tua nozioni assimilate, la tua intelligenza, la tua applicazione nello studio, il tuo stato d'animo ti permette di comprendere una certa quantità di cultura, allora potrai capire determinati livelli di arte.

Dopo aver letto questi articoli di critica, a mio avviso, gratuita e non condivisibile alle varie archistar, dò perfettamente ragione alla mia professoressa.



fra Pavel
Genève , luglio 20, 2008 10:26

“L’automobile e la fisiologia della visione giustificano la miseria dell’architettura moderna?”

L’ architettura moderna è in parte brutta e inumana come lo è la società che la genera e la nutre. E non è questione di auto o meno : basta guardare l’ edilizia dei paesi del socialismo reale, dove le auto erano ben poche.
Le città “d’arte” non sono prodotti degli ultimi 100 anni, ma derivano da contesti storici e sociali ben particolari. Firenze è Firenze per il medioevo e il Rinascimento.

Ma non si neghi che il bello esiste ancora oggi. F.L. Wright costruisce la casa sulla cascata lontano dalla strada, e non lo fa con le pietre a secco , bensì con i materiali e le tecniche che gli offre la sua epoca.
E’ dell’ uomo la scelta di come usare la materia e quello che ne trae.

Nel collegamento tra auto e vista, in particolare in relazione all’ architettura, la questione è posta in modo assolutamente fuorviante : non si tratta di limiti della tecnica, ma di chi e di come la usa.

Certamente ancora per molti l’ automobile è uno status simbol ; se così non fosse non si capirebbe la ragione della enorme quantità di SUV o altre mega-auto dai costi stratosferici. Però questo fatto fa parte dei problemi animici e psicologici di tante persone che li sfogano non solo sull’ auto, ma in ogni altro aspetto dell’ esistenza.
Questo è un problema dell’ uomo, non dell' oggetto, che è solo un oggetto.

E’ vero che il «progresso» (e mettiamolo minuscolo) ha instillato nella mente dell’uomo d’oggi (ma, sarebbe da ben ricordare, ancora più dell’ uomo del XIX secolo, perché ora almeno qualche dubbio inizia ad apparire) la convinzione che tutto sia possibile e tutto sia lecito. E lo vediamo in tutti gli aspetti non solo della tecnologia, ma anche dell’ arte, della medicina, del diritto, della politica, ecc.

Il richiamare la saggezza insita nella natura per compararla con la “stoltezza” di cui l’ uomo fa sfoggio, non ha alcun senso.
Come si può confrontare una parte della creazione a cui Dio ha dato delle sagge regole di esistenza, ma nessuno spirito, nessuna libertà, nessuna possibilità di scelta, nessuna responsabilità ? Può scegliere il vostro cane tra inferno e paradiso ? Ecco la differenza tra lui e voi.

I pipistrelli volano a forte velocità nel buio con il loro sonar; e noi non l’ abbiamo e senza una torcia o i fari dell’ auto di notte non vediamo . La formica fa case alte chilometri in proporzione e solleva pesi superiori a quello che per l’ uomo sarebbe quello di un elefante. Le balene stanno sottacqua senza respirare decine e decine di minuti; il mio gatto sente rumori che io neppure percepisco. E nessun animale usa automobili
Dovremmo allora dire che gatto e formiche, balene e pipistrelli sono meglio dell’ uomo per queste loro caratteristiche ? Come è possibile pensare questo , in persone dotate di raziocinio ? O dobbiamo lasciare la nostra anima cosciente e la sua lotta in cambio della tranquillità inconscia della saggezza animale ?

Dobbiamo forse intendere che il vivere in una capanna di fango e sterco essiccati fatta a mano sia più adeguato che vivere in una casa di mattoni con l’ acqua corrente, costruita con le tecniche più moderne ? Andate pure a vivere in “estrema povertà” nei sassi di Matera, non in quelli ristrutturati dall’ architetto, ma in quelli come erano secoli fa, poi mi dite. Con questo non intendo certo rivalutare le mostruosità dell’ architettura a partire dai quartieri operai delle città inglesi del XIX secolo per arrivare al Corviale o alle megalopoli cinesi odierne.

Dico solo che il sentimento senza la ragione non è una scelta positiva; attira molto l’ uccellino, bell’ uccellino che fa il nido e vive nell’ aria e non si sa bene cosa mangia. Finchè lo vediamo si suppone che trovi da mangiare. E’ quando non lo vediamo più che diventa meno romantico, perché è morto di fame o di freddo o mangiato da un gufo.
Sicuramente anche nelle nostre città si muore di fame, di freddo o mangiati da altri, ma i rapporti sono ben diversi : l’ animale non è responsabile di se né dell’ ambiente, noi sì !

L’ automobile, come tutte le macchine, è molto disumanizzante, forse più di altre cose.
Ma perchè non ci si chiede mai “da dove viene questa idea dell’ auto ? perché così tante ? quale è il loro senso , la causa di tutto questo ?”. Non sono nate da semi come gli alberi della foresta; non si riproducono da sole come le zanzare !!
Molto dipende dal fatto che è assai più difficile e problematico rispondere a queste domande che fare appello ai luoghi comuni del sentimentalismo.

Invece di proporre variazioni sulle tirate ecologo-multicolori del pedone solo per footing , ci si chieda : “Perché così tanta gente usa l’ auto ? COsa succederebbe se i "grossi" TIR non ci fossero più ?” E non si tratta certamente solo di spostati psicologicamente, ma di gente che è stata costretta senza altra alternativa. Ma da chi ? da cosa ? Questa è la questione. Non l’auto in se, ma la struttura sociale che ne ha fatto il mostro che è .

E, soprattutto, non diciamo che della libertà ci siamo ubriacati : noi non sappiamo neppure minimamente cosa sia la libertà !
Essere fruitori incoscienti del consumismo degli outlet e dei centri commerciali, del modernismo a tutti i costi, delle droghe, dei media più raffinati, non è essere liberi, ma essere schiavi.
La libertà non è fare quello che si vuole senza alcun limite (se non forse quello della “libertà” del vicino). Questa non è libertà, è solo un nome vuoto che copre delle assenze, delle mancanze, tra cui proprio quella della libertà.

In conclusione : basta con l’ additare x o y come cause di tutti i mali. Questa è una tecnica per scaricare il barile, che è solo sulle nostre spalle.
Per chi crede , pensate bene che è il demonio che ci tenta, ma non è lui a commettere il peccato, siamo noi.
Fino a che non ci rendiamo conto che siamo noi a commettere gli errori, e non gli errori a caderci addosso, che siamo noi a dare spazio alle cose sbagliate e non le cose a farsi spazio da sole, non arriveremo mai a risolvere i problemi.

Ma convincersi a dire : “Tutto questo dipende anche da me!” è molto difficile.

Buona Domenica a Tutti



Rita
Nord Est , luglio 20, 2008 11:26

Ottimo articolo, sicuramente l'automobile, oltre alle migliaia di morti ogni anno (8000 solo in Italia, più migliaia di feriti, tra cui centinaia di paralizzati), è la principale responsabile, ancor prima della TV spazzatura berlusconiana, del mutamento epocale che si è avuto negli ultimi 30, ma soprattutto 20 anni. Fino alla fine degli anni '70 era normale che i bambini giocassero in strada (c'era già traffico, ma non come oggi, quando si usa l'auto anche per fare 3 km. in città), anche nel Nord Italia. Ora, nel Nord, le statali che uniscono i vari centri sono fiumi intasata di lamiere... provate la domenica (senza traffico commerciale) a spostarvi per es. in Veneto da una cittadina all'altra: farete prima in treno, per quanto viaggi a medie orarie ridicole... il che è tutto dire!!

E tutto questo perché? Solo per far stare la gente tappata in casa, far uscire i ragazzini di casa per la prima volta a 14 anni (magari obesi, avete visto quanto sono aumentati? Roba da supersize, masse da 100 kg. o più, non i semplici "rotondetti" di una volta...) e subire lo shock di un passaggio dall'infanzia all'adolescenza assolutamente improvviso e non graduale.

Basta, almeno il rincaro del petrolio farà diminuire, si spera, abitudini assurde come accompagnare i figli a scuola in macchina quando questa dista magari solo 500 metri o meno di 1 km.



silvia
bo , luglio 20, 2008 13:29

Mi piace molto questo articolo,gentile prof.Lo condivido,vorrei commentarlo dal suo punto di vista,cioè come auto che disumanizza,ma con un pizzico di humor al femminile.L'auto come prolungamento del proprio corpo.Ul timamente,chissà dopo i fatti del consumismo esotico,si stà creando una forte e,spero positiva,separazione tra i sessi,uomini e donne.Per il femminile,l'auto è sovente il prolungamento della borsetta,c'è di tutto!Ed in una macchina del genere,se si ha un cane da portar fuori,solo qui può lasciare pure i suoi peli.Per il maschile,che non può perdere nemmeno un minuto,perchè la macchina,la sua,è il prolungamento del corpo,dei piedi sopratutto,perchè appena hanno 18 anni non fanno più un passo,figuriamoci in un mezzo pubblico carico di stranieri,massimo un taxi.Però,devo ammettere,che in virtù di questo divismo,quando un uomo è in macchina,si sente tranquillo,guida meglio della donna,evita incidenti,almeno quelli che sono dei capofamiglia,altrimenti nella piccola casetta non ritorna,come la cavallina storna...Dal mio punto di vista però,dopo l'11-9,qui ed in Europa,visto che si è uniti come moneta,questa industria non era preparata per l'influenza asiatica impostagli con grande testardaggine e caparbietà.Ha subito nella sua eleganza storica una pesante mazzata,non è fiorente,è calamitata per paura,alla meschineria,al cooptamento per fini loschi,che nel contempo viola la sacralità della vita delle persone,disumanizzandole,e discriminandole moltissimo.Quindi tale disumanizzazione,percepita e materializzata da un automobile,si traduce nella persona che la percepisce come una mancanza di tempo,di ore minuti e addirittura secondi,così non ha più provveduto ne trovato il tempo per il ricambio generazionale naturale,inservibile.Un piccolo esempio,sempre secondo me,potrebbe essere l'aver voluto da parte delle industrie-banche il tfr delle persone,in modo da proporre modelli nuovi di macchine in netta sproporzione con le abitazioni,anzi mantenerla inversamente proporzionale.Più macchine meno arte,meno case,più auto,più consumi,più servizi ma in funzione solo delle auto,non per le persone in quanto esseri umani pronti ad ammalarsi nell'arco della loro vita,il più breve possibile.Ovviamente,al di là di ogni regola morale,che non giustifica nulla,per questo tipo di finto progresso,tutto è possibile e lecito,è un vortice,senza tempo,il tempo inteso come età biologica di una persona,è solo in funzione dell'auto,non della vita.Per chiudere in allegria prendo spunto da uno psicologo comico.Sono andata a trovare mio zio,che ha una figlia,mia cugina,era un pò malinconico,ricordava il tempo,nell'avvicinarsi ad una età di bilanci,quando da bimbo guardava la tv e provava vere emozioni,poi la spegneva senza sbagliare,i tasti enormi erano acceso spento.Sua mamma in quella grande cucina,aveva un frigo che ha raffreddato alla grande per 30anni,come fosse appena comperato,il frullatore ha fatto le stesse cose che oggi fanno sei elettrodomestici diversi.Le auto erano progettate per durare tutta la vita e per prestarle ai figli,per girare sui vicoli medievali stretti,che ad ora di pranzo sapevano di buono,di aromi di spezie.Le malinconie gli uomini veri,le sopivano in compagnia con un buon whisky,oggi con birre,o farmaci,poi una passeggiata con il bastardino di una covata campagnola che ti ha intenerito,e facevi la tua figura.Oggi,se non è firmato da un nome fashion,golden retriever,weimaraner,spincer,se vai a piedi a fare il footing,ti guardano pure male,in spiaggia nemmeno a parlarne....molte pubblicità di auto hanno cani di razza,anche la telefonica ha un cane grigio fumo di Londra con...collarino rosso!


giuseppe
reggio emilia , luglio 20, 2008 20:50

Applicazione elementare adottata in casa mia. Siamo in 4, abbiamo 2 patenti, fra un anno 3. 1) 1 sola auto, 1200 di cilindrata, modello base. Un vero schiaffo alla ricerca di immagine, ma fin troppo rispondente alle nostre esigenze di mobilità. 2) una moto, usata poco in città e soprattutto per viaggi di piacere. 3) bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano. Va detto che: a) Reggio E. è una città molto a misura di bici; b) infamiglia lavoriamo o andiamo a scuola in un raggio di 3 km da casa. Va anche detto che non siamo gli unici fortunati, ma tanti nostri concittadini usano ugualmente l'auto anche per andare al bagno. Per quanto riguarda la possibilità di osservare e godere l'ambiente nel quale ci si muove, vengo fresco fresco da 500 km a piedi sul cammino di Santiago, per cui non posso che rimanere ammirato per quanto l'autore afferma rispetto all'effetto della velocità di spostamento sulla capacità di cogliere, interpretare e ammirare il mondo in cui si vive. Dal proprio punto di vista, ispirato alla filosofia hindu, il Mahatma Gandhi giudicava innaturale per l'uomo addirittura il muoversi col treno a vapore...


Giorgio
Vetralla , luglio 21, 2008 06:31

@ fra Pavel-Geneve,
tutto condivisibile quello che sostiene nel suo commento, ma, come l'autore, anche lei, a mio avviso, non ha trattato il tema in titolo, è scusato perchè ha risposto al contenuto dell'articolo. Cmq mi piacerebbe conoscere il suo pensiero sull'umanizzazione dell'auto. Grazie per quanto vorrà proporre.



Prof. Raffaele Giovanelli
... , luglio 21, 2008 12:29

critica al commento di fra Pavel.
Non credo che lei abbia commentato il mio articolo ma ciò che ha creduto di leggervi.
L’articolo nasce dall’aver visionato un videoclip che mostra l’attraversamento del villag-gio di Poundbury, dove si vuol far rivivere l’anima dei villaggi inglesi. Così ho notato come esiste un contrasto stridente tra ciò che è stato costruito per andare a piedi, in bi-cicletta e a cavallo e ciò che deve essere compatibile con la presenza dell’automobile. Ho ricordato che gli animali (che non sono né pazzi e neppure cretini) si costruiscono case adatte al loro modo di essere. Ho detto che anche l’uomo, in passato, costruiva in modo coerente con le sue necessità e con le sue disponibilità. Ho parlato della fisiologia della visione e sono persino arrivato a dire che la disumana città moderna è quasi necessaria e compatibile con la disumanizzante automobile. Le sarei grato se lei commentasse le mie asserzioni e non ciò che lei ha creduto di leggere.



silvia
... , luglio 21, 2008 13:01

A mio parere sono arrivata alla conclusione che certe persone spesso vogliono "capire" solo quello che per loro è "verità",relativo quindi a quel genere di mentalità,la società allora deve accettare,e le forze degli intellettuali hanno il compito ,non di presentare mai i pro e i contro delle soluzioni "relative" ma darle per certe e per scontate.Quali fossero tutte "illusioni ottiche":non è la casa sproporzionata alla macchina,è la macchina sproporzionata alla casa...a casa tua,mica alla mia!....Ho riletto il suo articolo con meno superficialità perchè ieri sera sono stata con papà(che fa il medico)ad ascoltare in un noto giardino di Bologna l'intervista di V.Feltri all'ex sindaco Guazzaloca,in funzione di un suo eventuale incarico,salute permettendo.Decisamente dico che ha spiegato ed ha risposto correttamente alle domande che i giornalisti gli hanno posto.Il filo conduttore nuovo,che traspariva dalle sue parole,è che appunto tutto è relativo.Quando ha parlato del traffico,circa ha detto quello che lei sostiene,che ogni città,in base alla sua architettura,presenta i suoi problemi,ma mi ha colpita il fatto che,da uomo saggio,le cose e le parole hanno codici e significati ben precisi,seconda il contesto dove sono poste in essere.Ha parlato del giornalismo oggi,e ha detto una cosa giusta,che spesso essi vogliono che una persona o un discorso significhi solo quello che vogliono loro,allora? allora...così sia...Vorrei raccontarle un fatto curioso:molti anni fa la mamma acquistò una casetta condominiale a 1000 metri nell'appennino,per tenerci al fresco d'estate.Lo acquistò li perchè non c'era scelta,fuorchè affettiva,e,dopo il muro dell'ultimo caseggiato c'era un bosco grande e fitto fitto di alberi secolari,unico motivo che poteva giustificarne l'acquisto.Dopo un anno,tutti si lamentavano perchè quel muro era verde,con muschi,umido,insomma cambiava colore.La colpa era del bosco.Unica soluzione:abbatterlo,radere al suolo tutto,aria,sole,sciugare tutto!L'ingegnere disse che non erano gli alberi a rendere verde il muro separatore,ma l'esposizione a nord degli appartamenti a creare maggiore umidità che a quelli esposti a sud.Un giorno arrivo ed il bosco era sparito.I muri sono sempre ed ancora verdi,quando piove il terreno si riempie di fango e terra e l'aspetto della casa in funzione di una vendita,ha perso il suo valore commerciale,ed affettivo per noi.La stessa cosa,ma in altra realtà,è successa con la scelta dei fiori da deporre sul feretro della povera Federica:la ragazza era "solare" ed il fiore che racchiude questa qualità non può essere che il girasole.I giornalisti dicono che era solare,in senso lato,allora il girasole non poteva mancare,prima di essere seppellita assieme alla sua solarità.In base a questo il funerale doveva essere eseguito in pubblico e non in forma privata,perchè tutti ...devono partecipare.Sono esempi banali,ma impositivi,nel loro piccolo alle volontà altrui.Ha pienamente ragione il dott.Blondet,di dire allora che un tattuaggino,semplice ed innocente,può asumere mille significati diversi secondo dove si espone,così come un vestito,così come una casa,così come il nido degli uccelli.Guardi prof. un giorno,avevo solo 14 anni,e rimasi incantata dal nido di un particolare uccello,costruito sui pali della luce,a pieno sole,uguale nella sua perfetta concavità al forno a legna,con l'ingresso a mezza luna,dove si cuociono le pizze nei ristoranti!Una miniatura,uguale!Marrone come i pali della luce!


Carmelo
messina. , luglio 21, 2008 17:08

Esimio Professor Giovanelli.
Le sue osservazioni sono molto giuste.
Non c'è dubbio che le automobili degli anni 50 e 60 fossero costruite con più criterio "a misura di città Europea" (se paragonate alle mostruose e mastodontiche macchine Americane dello stesso periodo),
ma parimenti non c'è dubbio che seimila o settemila Fiat 600 abbiano un impatto devastante sulla vivibilità e la bellezza dei centri storici urbani,com'è del resto facilmente dimostrabile dai filmati e dalle fotografie di città come Roma,Napoli o Firenze nei tardi anni 60,quando il fenomeno della motorizzazione di massa era già completato.
Pure,bisognerebbe almeno tornare a dimensioni più piccole per le automobili,secondo la tradizione Europea,in specie quella Italiana ed Inglese.
Circa Poundbury ed il rapporto tra edifici e larghezza delle carreggiate,vorrei porle una domanda.
Il contrasto stridente tra strade a misura di auto e case di stile tradizionale potrebbe a suo parere essere mitigato dalla presenza di spartitraffici alberati tra le corsie,e di alberi a ridosso delle banchine?
L'ampiezza delle strade verrebbe ridotto senza ostacolare,ma anzi rendendo più ordinato il senso di marcia,e nel contempo l'altezza degli alberi dialogherebbe con quella delle case.
Proviamo ad immaginare un ipotetica sezione di Pounbury con una larga strada tra due file di edifici classici a due piani,e la stessa sezione con il centro della carreggiata diviso da un filare alberato,e alberi anche ai lati della strada,ai bordi dei marciapiedi.
Credo che l'effetto sarebbe completamente diverso.
Che ne pensa?



Zerothustra
Tau Ceti , luglio 21, 2008 22:21

Affascinanti osservazioni, professor Giovannelli, ottimo articolo.

Non sarà però forse leggermente inattuale, dal momento che l'automobile (per quanto la massa tutt'ora lo ignori) è una forma di trasporto ormai totalmente obsoleta, defunta, e prossimamente estinta come il Dodo?

L'automobile come fenomeno di massa è legata al motore endotermico, ed ai combustibili fossili liquidi: senza i quali *non può esistere*.

Non può esistere su larga scala l'auto elettrica, ne tantomeno sono realmente applicabili a decine di milioni di veicoli la tecnologia ibrida, oppure le celle ad idrogeno, e quant'altro.

Qualcuno ha mai calcolato quanta energia occorre per spostare un mezzo che pesa almeno 1500 Kg a, che so, 100 Km/h, per soli 100 Km?

Più di quanta uno dei nostri nonni ne utilizzasse in un mese in tutte le sue attività.

Ora, non potendo presto più usufruire della densità energetica contenuta dai carburanti derivati da fonti fossili (benzina, gasolio, gas), non ci sarà verso di alimentare 20 milioni di automobili (faccio il caso dell'Italia) con altre fonti di energia o tipi di motorizzazione.

Un esempio: mettere in carica 20 milioni di automobili elettriche durante la notte(il tecno-sogno di chi non ha ancora capito dove andremo a finire) equivale a far andare 400 milioni di lavatrici per 8 ore di fila, tutte le notti.

Nessuna rete elettrica al mondo è strutturata per sopportarlo. E non ci sono le centrali per produrre abbastanza energia elettrica, ne mai ci saranno.

Per chi sogna di auto-produrre l'energia necessaria alla propria ricarica, sorpresa: occorrono oltre 200mq di pannelli solari per ciascuna automobile, salvo che non piova, e ad un costo 4 volte superiore a quello dell'auto stessa (sempre che si trovi lo spazio: quanti Kmq sono 200mq x 20 milioni di veicoli?).....

Insomma, consoliamoci: estinta l'automobile come mezzo di abbrutimento di massa, l'architettura *forse* ci guadagnerà.

Lo trovo immensamente confortante :)



Paolo B.
Bari , luglio 22, 2008 07:44

Concordo in tutto e per tutto con Zerothustra. L'era della motorizzazione di massa è davvero alla fine, uno dei pochi aspetti enormemente positivi legati al picco petrolifero.
Nel contesto della fine della (in)civiltà dei consumi ovviamente...



Carmelo
messina , luglio 22, 2008 23:14

Assolutamente vero.
La civiltà dei consumi ha....i secoli contati.



Tapioca
nessuna , luglio 23, 2008 10:54

"Il «Progresso» ha instillato nella mente dell’uomo d’oggi la convinzione che tutto sia possibile e tutto sia lecito."

questa è la chiave di tutti i problemi dell'attuale società.



Zerothustra
Algol , luglio 23, 2008 17:49

@Carmelo

non secoli. questa civiltà può durare ancora più o meno 5 anni, nella forma che conosciamo.

non è millenarismo, è matematica.



Carmelo
messina , luglio 24, 2008 15:15

Zerothustra
Algol , luglio 23, 2008 17:49

@Carmelo

"non secoli. questa civiltà può durare ancora più o meno 5 anni, nella forma che conosciamo.

non è millenarismo, è matematica".

_______________________________________________________ ____
Si,lo so.
Lo sento ripetere dagli anni 70.
Ne riparliamo tra cinque anni (e più).



Zerothustra
Rigel , luglio 24, 2008 20:32

Ne riparliamo quando l'output globale di petrolio sarà 70MBD, e quello disponibile sul mercato sarà di 60MBD, contro gli 86 attuali.

Ad un tasso di depletion del 4% annuo, con un aumento della domanda del 1.5% annuo, ed un aumento del consumo interno dei paesi produttori del 5% annuo, basta un foglio di Excel per osservare le conseguenze sui volumi di greggio disponibili da qui a 5 anni.

Questa civiltà non dispone di fonti energetiche sostitutive in grado di sopperire alla mancanza di 1/4 del proprio fabbisogno energetico, ne entro 5 anni, ne entro 20.

E con un mero -10% della disponibilità energetica, implode.

Quello che ha sentito dire negli anni '70 non c'entra nulla con la condizione attuale: le suggerisco di aggiornarsi, senza polemica.



Paolo B.
Bari , luglio 25, 2008 09:06

Carmelo, mi sa che sei poco informato sulla crisi strutturale globale da peak oil, e quindi assolutamente nuova per l'umanità.
La civiltà dei consumi è davvero alla fine...



Zerothustra
Proxima centauri , luglio 25, 2008 11:34

uno scenario sostanzialmente benigno e prudenziale, stimando per difetto le varie concause di riduzione della disponibilità di petrolio sui mercati globali, è il seguente (in million barrels per day):

200887,00
200983,52
201079,76
201175,69
201271,30



Zerothustra
Hadar , luglio 25, 2008 12:55

scusate, impagino meglio

2008 - 87,00
2009 - 83,52
2010 - 79,76
2011 - 75,69
2012 - 71,30



Carmelo
messina , luglio 25, 2008 20:00

Paolo B.
Bari , luglio 25, 2008 09:06

Carmelo, mi sa che sei poco informato sulla crisi strutturale globale da peak oil, e quindi assolutamente nuova per l'umanità.
La civiltà dei consumi è davvero alla fine...
_______________________________________________________ ___
se vi fa piacere,credetelo pure.



Carmelo
messina , luglio 26, 2008 00:39

In realtà come fate a non comprendere che questa "crisi" è un incredibile opportunità per uscire fuori dalla schiavitù del petrolio?
I grandi Paesi saranno costretti a sviluppare nuove tecnologie,ad investire nel campo del riciclo,sull'idrogeno,sul solare,sulla ricerca nel campo della fusione fredda,
sopratutto ad incentivare la costruzione di nuovi motori in grado di consumare meno.
Cambierà la mentalità,impareremo ad avere meno fretta e più rispetto del tempo:ad esempio perchè sperperare trasportando le merci su navi o aerei,quando un moderno dirigibile può trasportare migliaia di tonnellate sia pure un pò più lentamente?
La "società dei consumi" non sta affatto per finire,ma semmai sta per terminare (almeno per un pò) l'età dello sperpero,dell'obsolescenza forzata,del folle sfruttamento di ogni risorsa,della corsa al consumismo (che è cosa differente dal consumo).
Finisce insomma quella fase che,per quel che ci concerne,è iniziata alla fine degli anni 60 ed arrivata a perversa maturità negli anni 80 del XX secolo.
Non è affatto la fine della "civiltà",è una salutare crisi di crescita.



Zerothustra
Epsilon Eridani , luglio 26, 2008 20:16

Caro Carmelo,

se non sapessi che non esistono "techno-fix" in vista, e che non ce ne saranno ancora per decenni, al problema energetico, sarei d'accordo con il suo ottimismo.

Ciò che Lei prospetta è logico, sensato, ed auspicabile: purtroppo non è affatto probabile che la storia prenda quella direzione.

Il problema è che con le risorse, le tecnologie, l'energia, ed i soldi disponibili, nel tempo residuo (5 anni, 10 al massimo), non possiamo fare nulla per impedire una catastrofe. Una vera catastrofe, con miliardi di morti.

Quanti secoli ci metteranno i sopravvissuti a riprendersi?

E soprattutto, ci riusciranno?

Queste sono domande che dovremmo porci, una volta capito che non ci sono vie di uscita percorribili che non siano terrificanti, al momento.



Carmelo
messima , luglio 27, 2008 02:25

Caro Zerothustra,
Lei non è d'accordo con il mio ottimismo,io non lo sono col suo (estremo) pessimismo.
Il fatto che gli eventi che si preparano metterenno fine alla folle mentalità di cambiare ogni anno (o addirittura ogni sei mesi) il telefono cellulare,o di costruire una lavatrice programmata per rompersi dopo due anni,o ancora di non fabbricare più pezzi di ricambio,perchè è "più conveniente" comprare il prodotto che si è guastato,ex novo
è già fonte di ottimismo.



tognazzi
brescia , agosto 05, 2008 13:22

Solo dopo che l’ultimo albero sarà abbattuto. Solo dopo che l’ultimo fiume sarà stato avvelenato. Solo dopo che l’ultimo pesce sarà stato catturato. Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia.

Profezia dei nativi americani Cree




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