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La cultura che da noi deve essere fossile, accademica, priva di vita e riservata ad una delle tante caste, gli specialisti, le «Belle Arti», prende vita al British Museum dove le straordinarie dimensioni del Pantheon e della Villa di Tivoli di Adriano «sono rese intelleggibili più che a chi cammini nel sito originale». Da noi è semplicemente impensabile e ridare la vita ad ogni luogo impareggiabile delle impareggiabili antichità italiane è come ridare vita ad una farfalla infilzata sotto un vetro.

Come si fa cultura (non in Italia)

Maurizio Blondet    27 luglio 2008
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Lo sapevate che il mausoleo di Adriano, oggi Castel Sant’Angelo, era ornato di due notevoli pavoni in bronzo, messi lì come simbolo dell’immortalità, perchè si credeva che i pavoni avessero carne incorruttibile? Io, dilettante di antichità romane, confesso che non lo sapevo. E nemmeno sapevo che quei due bronzi di pavone esistono ancora: appartengono ai musei vaticani. Adesso li potete vedere non da noi, ma al British Museum, a cui quello Vaticano le ha prestate per la grande mostra sull’imperatore, Hadrian.

Adriano, che governò l’impero dal 117 al 138 dopo Cristo, fu un grandissimo costruttore; su suo impulso e indicazione l’architettura romana sviluppò le sue immense capacità scenografiche e illusionistiche; sotto di lui quell’arte potentemente «romana» – che come la politica romana era dominio forte e sereno dello spazio – cominciò a spiritualizzarsi, a trasformare i volumi possenti in ombre e luci senza peso. Motivo non ultimo per cui, poi, tante basiliche e templi divennero chiese cristiane.

Ovviamente, è in Italia che si può vedere l’attività costruttiva di Adriano. In teoria. Il Pantheon non manca di incutere rispetto al più sciocco turista, con il suo limpido interno. Del mausoleo – ora Castel Sant’Angelo – già potete capire meno, per le aggiunte e le concrezioni dei secoli e dei cambi di destinazione, da sepolcro a fortezza. Magari qualche disegno, qualche plastico in scala adeguata (cioè non microscopica), qualche didascalia, potrebbero aiutare il visitatore ad intuire quella certa grandezza; ma è una cosa che in Italia, semplicemente, non si fa.

Gli archeologi si parlano tra di loro, in testi illeggibili. I visitatori del centro della romanità, si arrangino ad errare fra le antiche macerie abitate da gatti pulciosi; o a visitare il museo nazionale romano tra uno sciopero e un’assemblea del personale. Senza la minima indicazione a suo beneficio. Se non avete la fortuna di essere accompagnati da un archeologo, il Foro non vi dirà nulla o quasi.

Questa mancanza è ancora più dolorosa nell’altra grande realizzazione di Adriano, la sua villa di Tivoli. Le più romantiche rovine del mondo, certo; ma tristemente spogliate delle statue trovate (e mai che, al loro posto, ci siano delle riproduzioni); quasi senza cartelli indicatori esaurienti, mai una ricostruzione al computer di come apparivano i luoghi e i colonnati completi, mai un restauro leggibile al comune mortale.

Una mia amica americana, delusa da quella visita-scampagnata, mi disse che si doveva fare una Villa di Tivoli in plastica e grandezza naturale, in modo da poterla vivere. So che questo suona un’americanata, orrore per gli «studiosi». Ma, deluso anch’io dalla visita e un po’ vergognandomi come italiano dello stato delle magnifiche rovine, le ho dato ragione.

Ebbene: tutto questo – tutto quel che spregia l’Italia, dove il turismo colto dovrebbe essere attratto, come la nostra vera industria – l’hanno fatto al British. Nè il Pantheon nè la villa Adriana, nè il mausoleo e nemmeno il Vallo Adriano là in Scozia possono essere trasportati. Ma tutti sono stati ricostruiti dagli inglesi con modelli su scala ragguardevole.

Il mausoleo è «evocato» con un montaggio di gigantografie eccezionali, ravvivate dai due famosi pavoni di bronzo (che non abbiamo mai visto in Italia; o se li abbiamo visti, non li abbiamo collegati a Castel Sant’Angelo). Il Pantheon è lì come insieme di foto e di plastici, ma con l’accortezza di averlo disposto nella ex-sala di lettura del British, perchè è coperta da una cupola. Quanto alla villa di Tivoli, la ricostruzione del modello in scala ragguardevole «rende intelleggibili le sue straordinarie dimensioni più che a chi cammini nel sito originale», ha scritto il critico del Financial Times. Sottoscrivo. Ma in Italia non si fa.

E mentre girate per le esposizioni britanniche a lui dedicate, potete ascoltare l’imperatore che arringa le truppe in Nordafrica, ovviamente in inglese, traduzione di uno dei suoi discorsi alle legioni. I prestiti ottenuti da 28 musei nel mondo vi imprimono l’idea della vastità dell’impero su cui Adriano regnò.

Vedrete una testa bronzea di Adriano trovata lungo il Tamigi, di fattura provinciale; un altro suo volto trovato sul Giordano negli anni ’70, e conservato a Gerusalemme, di fine fattura ellenistica; e insieme, la testa in marmo di una sua statua colossale (una quarantina di metri) trovata a Sagalassos in Turchia sud-occidentale, recentissima scoperta di archeologi turchi (è del 2007) insieme ad altre parti del corpo colossale.

Da noi è semplicemente impensabile che un reperto possa essere parte di una mostra internazionale a 18 mesi dalla sua scoperta: gli «studiosi» devono «studiarlo», i ricercatori devono scriverci le tesi di dottorato... tanto più che il reperto turco ha particolarità speciali. Non tutta la statua era di marmo, il corpo doveva essere di legno ricoperto in bronzo. Una tecnica usata fin dai tempi di Alessandro il Macedone per statue colossali. Sono esibite foto del ritrovamento nello scavo turco, che imprimono l’eccitazione e la sensazione degli scopritori. Come spesso accade alle antiche statue, anche questa era amputata del naso (trovato poco distante); i curatori del British l’hanno dotata di un naso di gesso identico all’originale, opera delle rinomate officine artigiane del British Museum, che possono vendervi a richiesta la copia perfetta di qualunque oggetto esposto: dalla testa di Nefertiti alle statue del Partenone in calo di gesso, fino all’oreficeria greca, egizia ed etrusca in similoro. Orrore, orrore, in Italia!

Un bassorilievo mostra Adriano mentre ordina l’abbruciamento delle cartelle fiscali: adeguate didascalie vi spiegano che la sua ascesa all’impero aveva suscitato sospetti – forse il suo predecessore Traiano (invasore dell’Iraq tra l’altro) era stato avvelenato dalle donne di corte – e quindi si ingraziò la classe dirigente abbonando i debiti fiscali dei 14 anni precedenti, con il gesto ostentato di bruciare le registrazioni tributarie proprio nel foro di Traiano. Le immagini scolpite delle donne di corte che gli tennero (forse) bordone sono effigiate lì, con le loro incredibili acconciature torreggianti di rappresentanza; apposite didascalie vi spiegano che quelle rigide cascate di boccoli e riccioli erano sostenute, nella vita reale, da castelli di filo di ferro.

Insomma, si è fatto di tutto per imprimere un significato ai ritrovamenti, per imprimere all’antico, perspicace, malinconico imperatore-architetto il palpito della vita e persino dell’attualità: cosa che in Italia, Dio ne scampi, non si fa.

In questo sforzo non potevano mancare alcune delle infinite statue di Antinoo, il suo giovane amante greco, di cui Adriano riempì l’impero dopo la morte misteriosa del giovane, nel 130, caduto da una barca sul Nilo. Il lato enigmatico del caso non sta nel fatto che Adriano avesse un amante maschio, ma nel fatto che divinizzasse, dopo la sua morte, l’oggetto della sua privata passione, e che vi riuscisse senza incontrare resistenze nè lazzi nel vasto mondo romano (quello che pure aveva sbertucciato la presunta bisessualità di Cesare), fino al punto da fondare una città in suo onore, Antinopoli in Egitto.

Il pathos della sognante, presaga bellezza di adolescente che le statue restituiscono – insieme ad alcune adeguate didascalie sugli attributi divini scolpiti con lui – aiutano ad intuire il perché: in Antinoo si vide una «epifania», un trasparire delle bellezza assoluta del divino, e della sua potenza magica, nel nostro mondo. Uno dei lati più sfuggenti della mentalità antica – la capacità di vedere in una conchiglia non già «un simbolo» di Afrodite, ma Afrodite stessa in forma di conchiglia, o in un promontorio il suo «genius», o in un regnante la Fortuna e Felicitas – è qui, se non affrontata, almeno allusa.

Nemmeno la politica romana si può comprendere, senza intuire questa corrente «sacra» sotto i titoli politici: «Augustus», la forza magica che fa crescere e sanare, era un richiamo di legittimità.

Adriano fece costruire naturalmente un tempio al suo divino Antinoo anche a Tivoli, in stile egizio, a fianco dell’entrata della grandissima villa. Il sito è stato recentemente scoperto da nostri archeologi. Al British, è mostrato per la prima volta il sito, ma anche il modello in scala e la proporzione del tempio con la villa. Non vorrei sbagliare, ma se andate a visitare la villa Adriana originale, troverete probabilmente solo una staccionata fra le erbacce, con filo spinato rugginoso e cartelli che intimano: «Vietato entrare», «Pericolo», eccetera.

Forse per questo il British Museum è in attivo – grazie anche alla sua caffetteria, ai suoi ristoranti, al negozio interno dove vi vendono qualunque riproduzione e insieme libri, cartoline, magliette-ricordo, mentre in Italia l’archeologia e i musei sono un costo che non si ripaga mai (1).

Sogno una Pompei di cartone e di gesso stile Disneyland accanto a quella vera, in mano attualmente alla camorra e ai suoi affarucci micragnosi; con i calchi dei morti rimessi là dove furono trovati; con serate di giochi di suoni e luci, ristoranti antico-romani dove si possa assaggiare la lingua di fenicottero, soldati romani arruolati fra i disoccupati permanenti, rappresentazioni non-stop dei suoi ultimi giorni, con tanto di storie di fedeltà e di terrore.

Sognerei un posto dove si potessero leggere in grandezza naturale i graffiti elettorali o sagaci o insultanti (ma spesso in eleganti esametri) che i pompeiani scrivevano sui muri, quasi una vera passione di massa per la scrittura; sognerei di vedere in funzione alcune delle botteghe  che vendevano cibi cotti, e poterli assaggiare; sognerei di vedere il soldato o gladiatore (aveva una cintura di cuoio con il gladio appeso) che accompagnò fino al porto la misteriosa signora che portava nella fuga uno scrigno di gioielli, e fedele morì con lei.

Tutto ciò è stato trovato, spiegato, documentato; ma naturalmente, è sottratto al suo ambiente e riservato agli «studiosi», come farfalle infilzate sotto vetro da qualche parte.

Sognerei il tentativo – in grande, nazionale, con la consulenza di specialisti degli effetti speciali – per ridare la vita ad ogni luogo impareggiabile delle impareggiabili antichità italiane. Tutto questo creerebbe un’industria di oggetti, riproduzioni, guide e libri che darebbe lavoro a migliaia di giovani colti, amanti delle cose classiche, sempre più rari e nonostante ciò, disoccupati; oltrecchè a un’industria turistica ambiziosa e speciale, che non si limiti a reclamizzare «il nostro bel mare» o la sagra della melanzana.

Ma sono sogni, naturalmente. Da noi la cultura deve essere fossile, accademica, priva di vita e riservata ad una delle tante caste, gli specialisti, le «Belle Arti» a questa riserva corrisponde l’ignoranza incivile del «popolo» pronto a costruire case abusive sui templi siculi. Non è un caso, l’una richiama l’altra.

E magari, alla fine, il sindaco-kippà di Roma comprerà dal British la mostra «Hadrian»: perchè questa cultura si esporta perfino, e con profitto. Noi, con i materiali che abbiamo, solo coi fondi nascosti nelle cantine dei nostri musei, potremmo fare 300 mostre internazionali itineranti ogni anno. Ma non siamo capaci. Che tristezza.



1) Leggo che il parco archeologico di Siponto, con custodi e tutto il resto, ha quattro (4) visitatori l’anno; il parco archeologico di Monte Sannace (Bari) ne ha 122, l’antiquarium di Numana (Ancona) 594, l’antico porto di Ravenna, così importante per la tarda latinità, ne ha 600 l’anno. Persino a Pisa, visitata da tanti turisti per la torre pendente, il museo nazionale di Palazzo Reale ha solo 299 visitatori l’anno. Chi ha provato a fare queste visite non fatica a capire perchè: i luoghi sono mal segnalati, mai reclamizzati, di accesso difficile o addirittura ostile (a Siponto, bisogna telefonare per appuntamento), i musei – poco finanziati e quindi polverosi, con centinaia di opere in magazzino – estraniati dalla vita della città e dalla sua cittadinanza, che non li conosce e non li ama; avventurarsi in un museo italiano significa errare da soli, seguiti dagli sguardi di custodi carichi d’odio, perchè si annoiano inoperosi e immaginano le cose divertenti che potrebbero fare «fuori» da quella polvere muta – lo struscio nella via, il drink al bar, la partita in TV – se solo non fosse per quel cretino di turista. Manca alla cultura e al patrimonio (il più immenso del mondo, è bene ricordarlo) quel che le volontà private sono riuscite a fare per il tessile, la moda o la rubinetteria: i «distretti integrati», cordialmente aperti al mercato e alla mercanzia e allo scambio. I distretti di Prato o del Nord Est li hanno fatti gli ingegniosi cafoni italiani; ma la cultura è appunto ciò che i cafoni non possono fare. Ci sono in Italia 400 musei statali, e tutti perdono soldi e – continuamente – visitatori. Ne perde persino il Cenacolo di Leonardo a Milano (-0,8% di visitatori), persino gli Uffizi (-2,9%), financo i templi di Paestum (-7,5%). I soprintendenti dei 400 musei dipendenti dell’unico Stato non si prestano i reperti nemmeno fra loro; figurarsi il prestito all’estero in vista di esposizioni come «Hadrian». Del resto, ogni tentativo del genere diventa un incubo burocratico scoraggiante. I conservatori guardano tesori come fossero loro privata proprietà, ogni odore di «profitto» li schifa e induce al disprezzo. L’ignoranza della classe cosiddetta dirigente fa il resto. Recentemente, la Regione Lombardia  ha voluto allestire una mostra di Made in Italy (grande novità) in Cina; ora, a Milano esiste il miglior museo di abiti e stoffe antichi, cinquecenteschi broccati, al Castello; ed anche le armature lombarde, famose nei secoli dalla Francia all’Inghilterra, perchè richieste dai re e dai principi per le parate e le giostre, vi sono ben rappresentate. Ho suggerito all’amico che si occupava di allestire la mostra sul piano pratico di informarne i «dirigenti» regionali, perchè magari non lo sapevano. Infatti non lo sapevano. Ma peggio, la loro risposta, tra lo sconcerto e il disprezzo, è stata: «Ma che cosa c’entrano 'ste cose col Made in Italy?» Alla fine, i pezzi che si è ritenuto necessario mandare in Cina sono stati quadri di un pittore contemporaneo informale, di cui mi sfugge il nome, e italiano solo per metà; insieme, immagino, alle solite sfilatine di Armani e Prada. 


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Commenti : (63)
Gianni
Napoli , luglio 27, 2008 17:58

Caro Direttore, come sempre i suoi articoli sono di una lucidità impareggiabile.
Io vivo a 30 minuti di macchina dagli scavi di pompei e purtroppo non posso che darle ragione. La situazione di cattiva organizzazione e sfascio è molto grave, tuttavia mantengo la speranza di un miglioramento o quantomeno una presa di coscienza collettiva.



Roberto R.
... , luglio 27, 2008 18:02

Tra le altre cose - articolo come sempre istruttivo e impareggiabile del direttore - ho letto che due curatori archeologi e restauratori della mostra e proprio quelli che si vedono in foto, sono israeliani e a capo del dell'Israel Museum of Jerusalem, David Mevorah e Victor Uziel.
Come sempre viene qui detto, ci sono tanti ebrei che hanno a cuore la bellezza e la verità, fossero tutti così...



Alex84
Modena , luglio 27, 2008 18:04

Concordo in pieno sulla visione italiana della cultura come accademica e polverosa. Vado un attimo off-topic. Studio lingue all'università e i corsi di letteratura inglese, che spesso si rifanno a metodi e correnti d'oltreoceano, brillano per la loro attualità, sebbene tocchino autori come Shakespeare, e per i loro nuovi approcci. Ho frequentato alcuni corsi della facoltà di lettere e ho notato proprio una visione scolastica, accademica e in genere priva di originalità. Sembra quasi che si tema di volgarizzare la cultura cercando di renderla più luminosa e quindi mettendola in gioco.



Margot
Roma , luglio 27, 2008 18:08

Tutto verissimo...
Ho un fratello che, "folgorato" dall'Imperatore Adriano, ha lasciato Ingegneria elettronica, optando per Ingegneria edile - Architettura... sperando che riesca a mettere a frutto come si deve l'ispirazione!
Ho visto statue di Adriano perfino a Madeira, un'isoletta portoghese sperduta nell'Atlantico...
Non sarebbe un'idea sbagliata quella di comprare la mostra dal British Museum, sarebbe un bel bagno di umiltà, che non guasta mai, consentendo a tutti noi di apprezzare compiutamente le opere del grande Imperatore.
Quanto alle "serate di giochi di suoni e luci" nei pressi dei siti archeologici, il nostro è forse l'unico paese dove non si realizzano simili iniziative (in Francia ed in Egitto si organizzano con successo da oltre venti anni)...



Michelangelo
Europa , luglio 27, 2008 18:09

Gli Inglesi si identificano con l'impero che ha dato l'alfabeto alla loro lingua ed all'occidente, in un misto di invidia ed emulazione...Ma c'è un abisso tra la pop-culture che esportano, e l'enorme balzo in avanti dell'epoca ellenistica.
Il senso degli affari in Italia manca perché è troppo radicata la divisione del mondo in:
fessi -che devono crepare lavorando, anche qualificatissimi, oppure ammazzarsi a prezzo più alto all'estero, rinunciando alle proprie radici.
furbi -che hanno i loro amici, e prendono i sinecura, vedi i vari posti nei telegiornali nazionali, regionali, e tutto il sottobosco pubblico.

I fessi vanno munti fiscalmente, affinché i furbi prosperino, e magari facciano doppi lavori.

L'Italia del centro sud merita la sua miseria sociale ed intellettuale, per passiva ed accondiscente accettazione del sistema. Unisco anche il centro, perché l'unico motivo per cui Roma va meglio è perché è legata a tutto l'indotto ministeriale e governativo, non certo perché competa a livelli internazionali.



hans herman hoppe
... , luglio 27, 2008 18:17

FIN QUANDO L'ITALIA SARA' DOMINATA DA CAFONI ARRICCHITI DEDITI SOLO A FARE I "CRICETI" LE COSE NN POTRANNO MAI CAMBIARE...
SALVO UN RITORNO AL PASSATO...MA CHI RICORDA IL PASSATO?
VISTO CHE IN ITALIA SIAMO SCIOVINISTI AD OGNI COSTO!
DEL PASSATO SI HA INTERESSE SEMPRE A EVIDENZIARE LE OMBRE...MAI LE LUCI!
E QUESTI SONO I FRUTTI!



Adriano
Campi Elisi , luglio 27, 2008 18:25

Questi inglesi!
Celebrano Adriano perchè ha costruito il vallo.
Quel muro rappresenta la loro unità nazionale perchè, per la prima volta, qualcuno li ha divisi dalle neolitiche tribù del nord dell' isola.
La verità è che erano selvaggi sia al sud che al nord.
Il problema è che i legionari più inetti e riottosi alla disciplina venivano mandati in inghilterra perchè ,a causa del canale,non erano disponibili come massa di manovra nei teatri di guerra.
Una birra di quà e una prostituta di là ,questa feccia imperiale finiva sempre coinvolta in risse e ladrocini.
Pertanto furono messi a costruire il muro a fini disciplinari.
Zitti..zitti mi raccomando non lo dite agli inglesi ,ci rimarebbero malissimo.



Igor Ya Sin Abd Allah Mangano
Milano , luglio 27, 2008 18:40

Ho fatto il liceo artistico, poi mi sono iscritto all'accademia di Belle Arti di Brera.


Per non essere volgare, una gran bella fece!!!

Ho "subito" il "progetto Leonardo" dove a scuola su 42 ore settimanali 8 erano di disegno. Le restanti matematica, fisica, storia, italaino... ecc..
?
8 su 42??? in un liceo artistico??? Si,.. è possibile...
Fuori da quella scuola non ho visto uscire nessun Leonardo.
"Tanto le basi non servono a nulla" ci dicevano. Una volta a Brera ho capito il perchè: un posto pieno di "artisti"(per me degli "spostati") che amavano sbeffeggiare le nuove leve perchè non capivano un'accidente.. poi, l'emerito professore che li capeggiava alla mostra d'arte internazionale di Venezia scambia una fila di cariole verdi con pala e secchiello per una meravigliosa opera d'arte e chiedendo chi fosse il genio che l'ha creata gli viene risposto: "il muratore.."
La mostra cadeva a pezzi, era uno schifo e ogni volta vengono ristrutturate intere sale o ale espositive. Ma non per far si che la prossima volta non si ponga più il problema di restaurare il palazzo, no... lo si fa così come si farà l'expo: metto una passata di cemento, dura 1 mese, si fa la mostra e poi viene giù...

E' la mostra d'arte più importante che abbiamo in Italia a livello internazionale.

L'arte è lo specchio del Paese: se il Paese "va male", l'arte seugirà l'andamento economico-culturale del luogo.
Oggi tutto e diventato estremo: l'arte di conseguenza si trova o in ristrette elite di grandi filosofi pensatori che dicono che la caduta delle torri gemelle è l'installazione più bella del nuovo millennio, o per strada tra i ragazzi che esprimono ciò che li trapassa giornalmente su tutti i livelli. Nel mezzo, c'è il ricordo di ciò che è stato portato avanti solo da chi ha un livello di cultura sufficiente per capire che ricordare è imporatante.



Carmelo
messina , luglio 27, 2008 18:44

Beh,in realtà esisteva una "pop-culture" anche ai tempi dei Regni Ellenistici e dell'antica Roma,solo non si è conservata perchè solo parte della "cultura alta" è stata tramandata.
Ad esempio,sarei curiosissimo di leggere i romanzi di avventura ellenistici,riccamente illustrati come i nostri fumetti,o le divertenti e licenziose "fabule milesiae",o ancora di ascoltare l'enorme produzione di musica "pop" che accompagnava i mimi nei teatri.



RIDDICK
oltremondo , luglio 27, 2008 18:46

In Italia esiste un solo unico business della cultura: è quello del traffico illegale di opere d'arte, che, soprattutto a Roma, fa arricchire sia la casta specializzata, che quella politica e religiosa (gli alti prelati sono i più attivi).
Come tutti i business italiani, è modellato a circuito chiuso, nel classico stile massonico-mafioso (gli amici degli amici).
Da noi si sarebbero venduti anche il Colosseo, ma smontaggio e trasporto erano complicati.



Mustafa
... , luglio 27, 2008 19:06

A Foggia, l'arco d'ingresso al Palazzo di Federico II di Svevia, unico (bellissimo) avanzo di quel palazzo è "appiccicato" ad un muro qualunque, senza che nessuno faccia niente per ricollocarlo nel luogo originale, distante pochi metri, nella stessa piazza. Risultato: quasi nessun foggiano sa che lì c'era il Palazzo dell'Imperatore.
Basterebbe un telone sul luogo originario, con il disegno dell'arco, messo lì per qualche mese, almeno per far recuperare coscienza di quanto lì c'era, ma non si fa. Morirò e l'arco sarà ancora "gettato" su quel muro.
A chi interessa la memoria storica in Italia? Nelle Due Sicile, poi, guai a rivangare certi fasti...!
Mustafa



Enzo P.
Caracas , luglio 27, 2008 19:10

Ma, da un sindaco che ha fatto carriera in politica grazie al noto "cuscino in faccia", che ci si può aspettare?

Forse, è più preoccupato degli "affari" di suoi amici avvocati (fra questi il neo parlamentare "estero" Aldo Di Biagio) che "salvaguardano" gli interessi di poveri pensionati, facendogli rimborsare 50/100 euro dall'INPS sulle pratiche pensionistiche e riscuotendone dall'Ente migliaia per i loro "servizi professionali".

Da vomito!

Sbaglio, ho già l'ho detto? I primi colpi alla nuca saranno per loro e per il loro santo protettore "cappuccino" Fini.

Poi, ci sarà chi andrà a piangere per loro al muro del pianto.

A Roma direbbero: "Vadano a piagnese l'anima de li mor _ _cci loro.






Ben Boux
Lodi , luglio 27, 2008 19:13

E' una razza in decomposizione "l'italiano" .
Ma non vedete che cosa riesce a tollerare ? altro che siti archeologici o mostre !
Solo tv, ballerine, calcio , e gigantesche illusioni .
Quando questa povera nazione si sveglierà , chissà che tonfo !
Mi dispiace soltanto che molti si faranno del male, nel cadere, senza colpa.

Ben.



luca
milano , luglio 27, 2008 19:23

Caro Direttore complimenti perchè ha toccato un altro tasto dolente.
In Italia quasi tutti i monumenti visitabili sono maltenuti e privi dei piu semplici strumenti di comprensione.
Eppure come dice Lei basterebbe veramente poco, qualche ricostruzione pittorica a lato per dare un idea della forma originale, qualche nota storica, qualche stampa ...invece niente.
Alla fine chi già sa -perche magari e' amante della materia-capisce cosa sta guardando, tutti gli altri...si arrangino!
Il perche di tanta incuria non va ricercato nella proverbiale mancanza di fondi ma nella cattiva volontà delle persone, nella loro indifferenza.
Io penso che questa incompetenza nel gestire e nel fare sia derivante sostanzialmente dal poco amore che oggi molti -pur ricoprendo delicati e particolari incarichi- nutrono per il lavoro che stanno svolgendo.
Ci sono a mio avviso attività umane per le quali e' necessario dimostrare non solo preparazione ma anche passione, anzi direi amore.
Non e' sbagliato affermare che alcuni lavori vanno svolti come fossero una missione.
Per fare un esempio professioni quali il medico o l'insegnante non possono essere interpretati come lavori comuni perchè serve una cura, una passione, un amore superiore.
Laddove questo non si verifichi i risultati -e le mostre- sono quelli che sono.
Evidentemente in Inghiterra il personale viene selezionato tra gli entusiasti della materia e non tra i raccomandati di turno.






pierandrea andriulli
roma , luglio 27, 2008 19:40

Caro direttore,
perche' invece di sognare non le produce Lei tutte queste meraviglie cosi' remunerative. o magari organizzi una bella cordata( come usa fare oggi) tra tutti i suoi facoltosi sostenitori. evviva la libera impresa , evviva il libero mercato. o no?



Francesco Forti
Milano , luglio 27, 2008 19:51

Sulla condizione pietosa della cultura artistica italiana si potrebbe dire di tutto e di più. I licei artistici raramente insegnano il "mestiere", la dura disciplina dei materiali, la teoria del colore, la tecnica d'affresco e la scultura. Tutte anticaglie, muffe di cui vergognarsi e da nascondere con il cellophane di qualche installazione "concettuale". In Brera, a Milano, non conta la preparazione e la passione per la "forma". Contano le "idee geniali", univocamente partorite da menti disturbate. Quella, per un manipolo potente di contro-accademici imbecilli, è "arte". Ma bisognerebbe andare molto indietro nel tempo. L'Italia, persa la memoria dell'ultimo segno di uno stile (lo "stile floreale" solennizzato nel Ventennio, condannato come "kitch" dalla cultura radical-chic)ha perso anche il minimo rispetto per la sua ricchezza inestimabile e sovrabbondante.
I tarli ideologici anti-bellezza e anti-verità sono sparsi come spore proprio dalle cattedre che dovrebbero difendere e promuovere l'amore per il bello e il vero.



Sergio
Sassari , luglio 27, 2008 19:56

Attacchiamoci a Superquark!


piero
milano , luglio 27, 2008 20:07

caro Blondet

come si fa a parlare di cultura se in italia l'unica preoccupazione è non offendere i professori meridionali semianalfabeti.
Non mi faccia ridere....
Lei vive in un mondo tutto suo come molti in questo paese

saluti



ilpopolodegliabissi
torino , luglio 27, 2008 20:20

è inutile ripetere che l'arte - e lo stato dell'arte- rispechiano un paese, un popolo, etc. a parte le facili critiche all'arte contemporanea devo dire che anche la preparazione media di chi esce dall'università, e qui parlo delgi "storici" e non solo, è sempre più scadente.non è il caso di analizzare qui le cause ma è certo che un paese che non cura nulla di quanto gli capita intorno di certo non si preoccupa per 4 muri vecchi e qualche tela o marmo qua e la. E' il solito circolo vizioso o meglio, virtuoso ma al contrario, il nostro modo tutto italiano di vivere
povero adriano, e sì che a modo suo fu prorpio un grande, più unico che raro.



Peter A.
Salzburg , luglio 27, 2008 20:30

Adriano aveva anche vietato ai giudei la circoncisione dei maschi, provvedimento saggissimo se si pensa alle consequenze non soltanto dolorose ma anche psichiatriche di questa mutilazione barbarica per l'individuo, che molti giudicano una delle origini della collettiva mentalità perversa della "cultura giudaica". Questo divieto(assieme ad altre incompatibilità religiose, culturali e presumibilmente politiche) aveva in seguito portato alla Seconda Guerra Giudaica nel 132, che poi si dice era l'inizio della "diaspora".




Mustafa
Foggia , luglio 27, 2008 20:56

Per Piero da Milano:
Pensi agli analfabeti "completi" suoi, a cominciare da quello lì che ci ha insultato!!
Questa è la vs cultura?!
E questo è il risultato, visto che Milano è (o era?) la capitale morale dell'Italia!




Francesco M.
Vicenza , luglio 27, 2008 21:28

Posso solo darle ragione...

Quest'anno cade il 500° anniversario della nascita di Andrea Palladio, padovano di nascita ma vicentino d'adozione, e i capoluogo berico che fa?

Si mette ovviamente di buona lena a restaurare la basilica, la loggia e alcune ville...

PROPRIO QUEST'ANNO!

ORA SPIEGALO AI GIAPPONESINI DAVANTI AI PONTEGGI E ALLE IMPALCATURE CHE IMPACCHETTANO I MONUMENTI!

A parte questo, se da un lato si tende a volgarizzare troppo sconfinando spesso nel kitsch, qua da noi nell'italietta dei gran dottori altezzosi e saccenti che vivono nei loro mondi di tomi ciclopici sulle civiltà assiro-babilonesi e perennemente disgustati dall'idea di proferir verbo al volgo cafone restiamo bloccati nell'immobilismo accademico, che blocca i cantieri stradali per catalogare, enumerare, rilevare, sondare, fotografare e raccogliere quattro cocci di una casa e poi come lei giustamente ha osservato lascia pascolare orde di gatti pulciosi fra i capitelli piazzati alla rinfusa dei fori imperiali senza uno straccio di ricostruzione storica e architettonica...

Ricordo inoltre che Creta fa soldi a palate con un palazzo di Cnosso completamente ricostruito attorno alle fondazioni e a pochi frammenti di affreschi... le celebri colonne cremisi rastremate alla base stampate su tutti gli abbecedari del globo sono una ricostruzione!



rasenna
livorno , luglio 27, 2008 21:28

Premesso che "l'arte contemporanea" come direbbe Villaggio-Potiomkin "è una cagata pazzesca" e che il made in Italy è una presa per il c..., noi italiani siamo dei deficienti.
Abbiamo un patrimonio culturale che non siamo nemmeno in grado di valutare e catalogare, potremmo aprire altri cento musei e far venire turisti da tutto il mondo. Siamo un paese privo di materie prime, con un'industria ormai fuori competizione, una agricoltura cancellata. Abbiamo un'unica cosa: un patrimonio artistico che tutto il mondo ci invidia. Dovrebbe essere la nostra principale risorsa economica. Ma non siamo in grado di valorizzarlo e proporlo al mondo. Abbiamo musei da schifo, non sappiamo attrarre i turisti, non siamo in grado di proporre cultura, quella cultura di cui abbondiamo e di cui siamo indegni eredi. Quesi pochi musei che teniamo aperti fanno quasi riderem sono gestiti da schifo. Il mondo è pieno di reperti archeologici trafugati in Italia, con quelli che abbiamo ancora sepolti in qualche scantinato potremmo stupire il mondo intero. Non sappiamo invece gestire questa ricchezza immensa, non sappiamo nemmeno di possederla.
Siamo proprio un popolo di c...!



Pierpaolo
Trieste , luglio 27, 2008 21:38

"Terminata secondo i giusti giudizi di Dio questa gran rovina del popolo giudaico, Adriano pubblicò un editto, che sotto
pena della vita niun Giudeo potesse più entrare in Gerusalemme, e né pure appressarvisi."

Questo editto, dal 135, fu mantenuto in vigore in Oriente fino alla caduta dell'Impero Ottomano (1918).



Sergio De Biasio
Pordenone , luglio 27, 2008 22:19

Come sempre mi complimento con Lei Direttore per la brutale sincerità .

A conferma di quanto siamo.......non mi viene il termine giusto !.......in merito al nostro patrimonio storico, le citerò un piccolo esempio locale .

Nella foresta del Cansiglio l'Università di Ferrara ha portato alla luce importanti tracce della presenza umana preistorica ( 100.000 anni ) .......ed una parte notevole delle stesse sono state localizzate presso l'inghiottitoio naturale detto "Bus de la lum" ( conosciuto per i tragici fatti legati agli infoibamenti nel 1943-45 ) .

Vari cartelli indicatori segnalano il sito ed indirizzano il visitatore verso esso ma quando il medesimo arrivà colà....sorpresa.....il sito non esiste ( perchè completamente risotterrato ) e sul luogo non esiste alcuna forma d iindicazione che possa dire < ecco !...qui accadde....qui 100.000 anni fà........> nulla ! il nulla più assoluto .

Che tristezza tanta idiozia .



Giorgio J
Londra , luglio 27, 2008 22:39

Anche a me sarebbe piaciuto che tante cose accadessero. Eppure, diciamo un anno fa, ho sentito un professore universitario dell'area emiliana dire che era tempo che si smettesse di andare a vedere opere liriche e concerti in quanto roba vecchia. Ho sentito un altro aggiungere che autori come Borges e Bernhard erano incomprensibili. Difatti, secondo costui, questi autori non rientrerebbero in un'area di comune pensiero, anche postavanguardista, che li renderebbe facilmente avvicinabili.
Allora che senso ha parlare di cultura...
Orrore!



Yezidism
Ninive , luglio 27, 2008 23:00

Su Nerone c'è negazionismo, i cristiani bruciarono roma con i suoi idoli pagani e diedero la colpa a Nerone davanti al senato, fortunatamente il senato già era a conoscenza di altri atti vandalici perpetuati dai cristiani ai danni dei templi pagani lungo la via appia, episodi di vandalismo che i primi cristiani colpivano di notte. Fu per questo che il senato acconsetì all'accusa dell'imperatore Nerone di trattare i cristiani come dei terroristi e quindi condannarli alla persecuzione. Strano che si leggono sempre le lettere di san paolo ai romani ma mai le lettere con cui i romani rispondevano a san paolo.


Borokrom
Liguria , luglio 27, 2008 23:02

Nelle vicinanze di Manchester c'è il British War Museum.
Come si sa gli inglesi non si vergognano dei loro militari, delle loro guerre e della loro patria.

Oltre a questo hanno forse un certo rispetto del passato, cosa che noi non possiamo avere in quanto specialmente dal dopoguerra la storia si basa sulla menzogna e il tradimento.

In quel museo, che non è certo il più grande nel Regno Unito a parlar delle loro guerre, ho trovato una sala dedicata a Mussolini. Con tanto di busti, foto, documenti, oggetti, lettere e citazioni.
In quella stanza non una sola didascalia era atta a dileggiare l'Italia e il Fascimo (dato che l'argomento era quello).

Mia moglie è di Manchester, quando abitavamo in Inghilterra guardavo la TV Satellitare molto di più che in Italia, dato che con 24 sterline al mese avevamo TV Sat, Telefono e Internet (qualche anno fa, oggi in Italia con la stessa cifra non si ha nemmeno una delle tre cose).
Ebbene nei canali che trattavano temi storici c'erano dei gran documentari su Roma, i documentari erano narrati superbamente e sotto forma di finzione gli attori rappresentavano in maniera verosimile come i Romani vivessero e cosa facessero.
Ricordo un documentario che osannava i romani per aver costruito stade che attraversavano l'intera Inghilterra, perfettamente diritte, senza nemmeno l'uso della bussola. E facevano vedere esattamente come il tutto veniva fatto.

Io dell'Italia odierna non so più che dire, rispetto non ne abbiamo ne per il passato ne per il presente. Onore non ne abbiamo più, lungimiranza nemmeno (anche turisticamente parlando basta vedere come trattiamo il nostro patrimonio storico e ambientale).

Paesi che hanno molto meno di noi fanno certamente meglio.
ma del resto cosa vogliamo noi...
Siamo quelli che siamo o che ci hanno fatto diventare, ma non diamo troppo la colpa, siamo diventati pecoroni, nulla più.

A chi L'Italia la voleva grande gli abbiamo sputato addosso, da morto si intende... e rende meglio l'idea di chi siamo oggi.

Saluti.








Michelangelo
Europa , luglio 27, 2008 23:12

@Carmelo
Vero che c'era una cultura popolare ai tempi Romani, ma vero anche che al momento non esiste ALTRO che una cultura popolare, ed il cattivo gusto (bello=buono, cattivo=brutto) trionfa sovrano nelle arti liberali. Apuleio in epoca ellenistica riempiva di temi magici il suo romanzo, L'Asino d'Oro, ma non c'era solo lui, e probabilmente era uno dei migliori del suo genere.



Primavera dei cento fiori
lontano oriente , luglio 27, 2008 23:15

dagli Aristoi ("governo dei migliori") di 2000 anni fa, ai Salami e al "governo dei peggiori" di oggi.

Italia, regresso.



alessandro
... , luglio 27, 2008 23:58

forse sono io che sono paranoico ,ma questo decadentismo,in primis sulla valorizzazione del nostro patrimonio e del nostro passato a mio personale giudizio ho sempre pensato che sia un debito di guerra nei confronti degli anglobarbari;ricirdate cosa disse giovanni gentile a buon intenditor poche parole:festeggiate questi nuovi barbari invasori che bombardano le nostre città d arte,quella che verrà sarà un italia schiava per cent anni e un italia così non è degna neanche di esistere!ed eccoci quà infatti,allo zoo ad aspettare che le letterine in calore tutto l anno si accoppiano con i calciatori ,governati dà ominicchi e delinquenti in effetti non esistiamo già più se non per il nostro passato.


silvia
bo , luglio 27, 2008 23:58

Mi piace molto il paragone ironico con gli egomaniaci cratori e creativi,come amano definirsi coloro che pensano l'arte attraverso la moda:sono talmente presi da se stessi che non possono non ammettere che non creano nulla.I veri artisti sono servi dell'arte,sono persone che consentono di rendere visibile ciò che non è mai stato visto, e qui il merito purtroppo va verso altre nazioni.Già essere capaci di rendere visibile qualcosa che prima non lo era,vuo dire trasmettere cultura.Mi associo ai suoi sogni,sarebbe bello poterli avverare,da dove si comincia?


Stirneriano
italy is burning , luglio 28, 2008 00:05

Direttore Blondet, ma la cultura ci serve ?
Io ho ancora ricordi angoscianti dell´itis, con gli studi su Balzac ed il romanticismo francese (zzo me ne faccio ?)
e dei promessi sposi, tempo di vita irrimediabilmente perduto...
Ma lo stato deve decidere i libri che devo leggere ? E´perlomeno inaudito.
Quando mi sono riavuto dal disgusto, ho trovato cose interessanti di Bakunin e Stirner, questi si che valgono il tempo speso a leggerli.
Parliamoci chiaro, come cantava qualcuno "la matematica non sara´il mio mestiere", e mi immagino il giramento di scatole dei laureati a cui (se va bene) tocca lavorare nei call center...
Per molte persone, un titolo di studio implica (ecco l´errore logico in cui anche il pur fine Blondet inciampa) un posto di lavoro (o presunto tale) ad alto reddito dove non ci si sporchi le mani con l´orrendo lavoro manuale; questi posti sono invece assegnati per diritto ereditario (nel pubblico, ed anche nel privato),
ed i nostri eroi restano con il moccolo in mano.
Perche´uno dovrebbe studiare ?
La cultura ci rende migliori ?
...
Un fieramente ignorante.



Stirneriano
italy is burning , luglio 28, 2008 00:13

@ rasenna

> Abbiamo un patrimonio culturale che non siamo nemmeno in
> grado di valutare e catalogare

Mi sembra che, or non e´molto, qualche oscura soprintendenza alle belle arti o roba del genere, abbia richiesto ed ottenuto da wikipedia la cancellazione di tutte le immagini raffiguranti qualunque cosa di interesse artistico si trovi in italia (quadri,chiese,statue ecc.), perche´cosi "le vedono in internet e non vengono a visitare l´italia..."
Questo e´ il nostro livello da sub-bottegai africani.
Speriamo solo in una catastrofe.



enzo
Napoli , luglio 28, 2008 02:26

Che bello questo articolo,quasi un diario nello scoprire Blondet che parla di se.


enrico
bologna , luglio 28, 2008 06:15

Ed io sogno un museo virtuale !
Un museo dove, grazie alle tecniche digitali, si possano ammirare tele che sono sparse in tutti i musei del mondo.

saluti



currenti calamo
... , luglio 28, 2008 07:28

eh sì ,direttore ,che tristezza!Ora siamo immersi nella monnezza!Gli italiani stessi hanno depredato le immense aree archeologiche,tombaroli,ladri di statue ed altri oggetti ,siamo un popolo di "zoticoni",incapaci di capire l'enorme ricchezza del nostro territorio,sia archeologico che naturale !La culla della cultura si è trasformata in monnezza,perchè gli imprenditori devono lucrare su ciò che da risultati immediati ,la monnezza ,gli inceneritori ,le centrali nucleari !Ripulire ciò che la storia ci ha lasciato non conviene ,perchè siamo culturalmente poco interessati!


sator
Pescara , luglio 28, 2008 08:16

Alle falde della Maiella, in provincia di Pescara, sorge l'eremo di S.Spirito. Luogo incantevole, dove la pace permea lo spirito dopo pochi minuti dall'arrivo. Ebbene, da più di due anni questo eremo è praticamente invisitabile, a causa di una sciagurata gestione da parte della locale amministrazione comunale, che ha affidato ad una non meglio indentificata cooperativa, l'incarico di predisporre visite guidate. La cosa che fa rabbia è che numerose comitive, provenienti anche dall'estero, hanno dovuto fare dietro front davanti al portone chiuso, nonostante fossero arrivate in giorni ed orari di visite. Il successo delle presenze turistiche, prontamente respinte da un'ottusità culturale rampante, è dovuto al fatto che quello di S.Spirito fù uno dei tre eremi della zona, ove soggiornò Celestino V, il futuro papa del gran rifiuto.


sator



Dom enico
S.Remo , luglio 28, 2008 08:54

Anni fa ho scritto una elettera al comune di Roma per ricostruire il colosseo, perche e una grande attrazione turistica e ricostruirlo avrebbe multiplicato il suo valore,
ma neanche mi hanno risposto,ma poi hanno costuito la platea per la commedia greca,
unaltra elettera l'ho mandata al comune di venezia affinche costruivano un piccolo muretto al margine dell'acqua mezzo metro alto per fermare l'acqua alta, ma neanche mi hanno risposto, pero invece hanno incominciato a rialzare i marciapiedi,
l'Italia e comandata da galline senza testa,come vogliono i sionisti.



Mari D.
DalMondo , luglio 28, 2008 09:04

A proposito di ARTE

http://www.youtube.com/watch?v=_Ga2FwJzZns

L'insuperato Alberto Sordi: come fruttarolo in visita con la moglie alla Biennale.

Se non l'aveste visto, fatevi quattro risate e piangete sulla "cultura" contemporanea.




maria
padova , luglio 28, 2008 09:29

che tristezza, caro direttore: questo tuo articolo fa proprio male al cuore ! se penso che in italia potremmo campare TUTTI e molto bene, solo con l'ARTE, il TURISMO, e i prodotti della terra, anzichè umiliarci con sottolavori da 1.000 euro al mese, impregnati - meglio, ormai incrancreniti - di inutili ministeri, enti (es: province) e loro indotto, BEH! o impazzisco o mi rifugio nelle buone letture, nel coltivare l'orto, nel far imparare ai miei figli un MESTIERE che potranno esercitare ... fintantochè respirano, nello scappare dalle banche, etc..
all'università iscrivete i vostri figli a: AGRARIA, TECNICHE ERBORISTICHE, TECNICHE DELLA RISTORAZIONE, ENOGASTRONOMIA: nel futuro farete la gioia dei vostri figli.



skywalker
skycity , luglio 28, 2008 09:36

Buongiorno a tutti,
Vi informo che in Italia la figura dell'archeologo professionista, a parte i ministeriali, NON ESISTE !!!
altro che musei virtuali, nella mia città, l'assessore alla cultura l'aveva ideata anni fa, ma per problemi di costi non se ne fece nulla !!!
speriamo nel futuro
buone ferie
sky



Mustafa
Foggia , luglio 28, 2008 09:42

E i templi di Selinunte?! Tutti pezzi stanno lì, in un informe cumulo di macerie, mentre basterebbe un lavori di puzzle per rialzarli. Ne verrebbe un'acropoli eccezionale (già adesso è un luogo affascinante), ma non se ne fa nulla.
E gli arieti provenienti dal Castello Maniace di Siracusa?
Il castello è stato restaurato e un ariete è al Museo di Palermo. Farne una copia sarebbe il minimo e porla nella nicchia vuota a Siracusa!
Ma ci sarebbero decine e decine di casi, solo per la mia minima esperienza personale, da citare.
Il minareto di Lucera!
Bah,
Mustafa
Mustafa



Gerardo
MILANO , luglio 28, 2008 09:54

Tutto vero.
Forse c'è una sorta di telepatia.
Proprio ieri ero in treno, ritornando a Milano e, mentre vedevo alcuni turisti tedeschi scendere per visitare gli scavi di Pompei, pensavo a come gli inglesi o gli americani avrebbero sfruttato quel tesoro.
Invece, Pompei è un ricettacolo di delinquenza e sciatteria. Una vergogna, indice di ignoranza ed inciviltà di cui, da meridionale, mi vergogno profondamente.



JM
Barcellona , luglio 28, 2008 10:06

http://www.mnat.es
museo romano della antica Tarraco. una delle pocche cose che si fa con certa decenza da noi
un saluto



Maurizio Blondet
vt , luglio 28, 2008 10:07

Per lo Stirneriano
italy is burning , luglio 28, 2008 00:13

"Mi sembra che, or non e´molto, qualche oscura soprintendenza alle belle arti o roba del genere, abbia richiesto ed ottenuto da wikipedia la cancellazione di tutte le immagini raffiguranti qualunque cosa di interesse artistico si trovi in italia (quadri,chiese,statue ecc.), perche´cosi "le vedono in internet e non vengono a visitare l´italia...""

Mi può dare qualche precisazione? la cosa è interessante ... come contributo alla patologia italiota. Decisamente bisogna togliere il patromonio artistico a questi "conservatori" di sè stessi, liberarlo di tutti i lacci burocratici che ne impediscono od ostacolano il prestito (anche a ricchi privati che si vogliono tenere nello studio, per sei mesi, che so, una "scuola di Raffaello": con le dovute polizze assicurative, che male c'è?) ed affidarlo a Disneyworld, con l'impegno che restituisca allo stato un profitto, diciamo, del 20 per cento annuo. O meglio ad una joint-venture fra British, Disneyworld e capitalisti interessati. Società da quotare a Wall Street, dove almeno i criminali sanno pensare in grande. Solo con i quadri e le sculture e i resti nascosti nei magazzini si potrebbero fare decine di prestiti e mostre di livello internazionale, curiosissime, interessantissime.

PS - Ma lei non è lo stesso stirneriano che una mail sopra si dichiara "un fieramente ignorante"?
rispondo a questo altro "sè". 1) effettivamente, far studiare all'Itis Balzac e il romanticismo francese è una 'azzata criminosa. 2) per i "Promessi Sposi" il discorso è diverso: proprio perchè nessun italiano nella sua vita adulta leggerà più Manzoni (e nemmeno Dante), a meno che non sia uno specialista letterario, bisogna farlo leggere a scuola. Sono le opere "di fondazione" dell'essere italiani, come "Moby Dicjk" degli americani e "Guerra e Pace" (o Delitto e Castigo) dei russi; italiani nel senso migliore. 3) al giorno d'oggi, persino Stirner e Bakunin sono meglio di niente; anche se il loro è veleno. ma viviamo in tempi in cui il veleno dei giovani si chiama coca, extasis, eroina, quindi....
4) "Perchè uno dovrebbe studiare"? Per essere uomo. perchè l'uomo è una creatura storica, che viene da una cultura - nel senso più lato - ciò che è stato appreso nei secoli d alla comunità in cui ci è dato nascere per puro caso, e che essa ci ha trasmesso lo vogliamo o no: visioni del mondo, mentalità e costumi, pregiudizi compresi. un uomo senza cultura sarebbe un uomo tutto-natura: un uomo che semplicemente non esiste. un uomo che non studia il proprio passato non è un uomo "naturale"; è un uomo che vive di pregiudizi ricevuti da ogni fonte sospetta, credendoli verità e "natura".
5) infine: Sì, la cultura ci rende migliori. i cazzoni su cui lei sputa sono, anzitutto, privi di cultura.



silvia
bo , luglio 28, 2008 11:12

Lei conclude la notizia dicendo,a buon diritto,che tristezza!:visto che da qualche parte bisogna ripartire,perchè non lo facciamo proprio da questa nostra infelicità?Potremmo addirittura,in queste "piccole città" riprodotte,oltre al cibo,pagare con la moneta nostrana,la lira.Gli inglesi fanno pagare i loro spettatori in sterline,noi vogliamo ritrovare le "radici"perse in tutti gli aspetti della vita.Certo che sarebbe una botta tremenda alla "globalizzazione" e alla sua moralità,nel senso stretto latino,mores cioè "costumi".Non per essere scortese,ma una specie di questo sogno l'ho intravisto in Ciao Darwin,di Bonolis,oppure in Umbria per la Quintana,dove si degusta per l'occasione cibo etrusco,in posti prettamente di quell'epoca,servito come allora.


ettore
spotorno , luglio 28, 2008 12:06

EUROPA 1874

John Willlcox non dimenticava come Bakunin aveva risposto alla sua domanda sulle unioni operaie inglesi. Una volta, trovandosi riuniti i soliti, mise fuori il suo pensiero:
- Bakunin, non mi hai poi mai espresso la tua opinione sulle Trade Unions.
- Bella roba! - ripete' Bakunin
- Grande conquista dell'operaio britannico- disse John Willlcox
- Ah si? Le conosco, - disse Bakunin- Basate sull'egoismo, mosse dall'appetito del salario, corruttrici e corrompibili, prepotenti ed abbiette, ecco le associazioni e il loro spirito. I vostri grossi capi trafficano in carne da lavoro, in ricatti finanziari e politici e in grosse prebende. I piccoli, i caporali delle fabbriche, demagoghi tutta lingua e stomaco, sono affezionati all'associazione per le razioni di pane, pesce, carne, ostriche, birra e liquori che la carica procura, per amor di vanita', d'ozio, di furto e di vessazione brutale o ipocrita. Non sei persuaso?
- No – rispose Willlcox – oh no !
- Allora dimmi:: le fucilate, la dinamite, il vetriolo: attentati, assassinii, sfregi, voialtri le chiamate bagatelle, jobs eh?
- Jobs - disse Willlcox cominciando a sorridere – ma non si usano piu' questi mezzi di persuasione.
- Certo – disse Bakunin – da quando le Trade de Unions non sono piu' societa' segrete, e da quando sono ricche, e potenti e riconosciute; ma lo spirito della cosa non e' cambiato e non puo' essere cambiato. E se in Europa si estenderanno, le leghe di operai saranno tutte le stesse dappertutto, si imporranno coi jobs e poi colla prepotenza autoritaria. Quando un operaio e' ricalcitrante a iscriversi o a pagare, che cosa e' il picketing?
- Willlcox si strinse nelle spalle.
- E',- disse Bakun agli altri – rendergli impossibile vita e lavoro, Conosci il rattening?-
- Willlcox fece un gesto furbesco delle dita.
- Gia' – disse Bakunin- e' sottrargli continuamente gli attrezzi in modo che non possa lavorare muoia di fame. Sai come “si manda al Coventry” uno che non vole obbedire alla Unione?
- Lo so – disse Willlcox - Coventry e' il manicomio
- Gli si fa intorno, non e' vero? - disse Bakunin – la congiura del silenzio e del disprezzo generale, per mesi, per anni, in modo che diventi pazzo per disperazione, e non sa con chi prendersela: perche' se maledice o denuncia l'associazione, che prove ha? Denunciera' che nessuno gli vuol parlare? Fara' ridere. E un giorno si finge di rompere la cospirazione inumana, si fa pace, se proprio e' uomo che stenta a diventare matto; e poi in qualche gara di boxe o scherzando fra compagni nelle ore di liberta', uno pratico gli appoggia i pollici sugli occhi e gliene fa schizzare uno o tutti e due fuori dalle orbite.
- Si – disse Willlcox – e' un mezzo: to gouge the eyes out. Ma l'associazione deve vivere e difendersi anche a scapito degli individui ribelli.
- Jobs, eh?- disse Bakunin – jobs! L'associazione deve vivere: ecco perche' io dico che qualunque autorita' perverte chi la esercita ed abbrutisce chi la subisce. Anzi ti diro' che le tirannidi dal basso sono peggiori di quelle dall'alto, e che i delitti del collettivismo e della demagogia statale sono peggiori di quelli del dispotismo. Quando penso che lo Czar i suoi cosacchi non li manda in nome della Bibbia e dell'igiene, come voialtri mandate le vostre flotte nelle colonie, perdono volentieri lo Czar gli anni che mi ha fatto fare ai ferri. Almeno non e' un negriere ipocrita.

(IL DIAVOLO AL PONTELUNGO, romanzo di Riccardo Bacchelli, Arnoldo Mondadori editore, capitolo XII, pg 118-121 )

Verita' di un'attualita' impressionante. Medicina pura altro che veleno...



Giancarlo
Seregno , luglio 28, 2008 12:12

"Forse per questo il British Museum è in attivo..."
BTW, o meglio, per inciso:
Al British Museum si entra pure gratis.



Stirneriano
italy is burning , luglio 28, 2008 12:16

@ Dott. Blondet:

intanto ho rinvenuto un link che riporto di seguito:

http://punto-informatico.it/2030219/PI/News/
wikipedia-cede-al-diritto-autore-italiota.aspx

In pratica la soprintendenza alle belle arti di Firenze (!) ha chiesto la cancellazione da wikipedia di tutte le immagini raffiguranti quadri ed opere della citta´fiorentina;

per la legge italica sui diritti d´autore invece, non sarebbe possibile su wikipedia mettere foto di opere di autori in vita o deceduti da meno di 70 anni, (Renzo Piano, Fuksas, ecc,).

Il tutto spiegato in modo molto approssimativo.

Riguardo alla cultura, cio´che davvero ci manca o ci hanno fatto mancare e´l´educazione al pensare.
Purtroppo esce gente dalle universita´con fior di lauree che e´del tutto incapace e inadatta a qualunque incarico.
Che il manzoni abbia fatto una rappresentazione della societa´italiana, con il suo pavido don abbondio, i suoi bravi che sono cattivi,i suoi azzeccagarbugli, i suoi pre-potenti, non c´e´dubbio.

Ma le cavalline storne, i sempre cari ermi colli eccetera, sono cultura ?

Saluti.



Litoldo
... , luglio 28, 2008 12:54

buongirono Direttore,
E' un vero piacere leggere il suo articolo sulla mostra di Adriano al British Museum e il sapere condiviso il mio entusiamo. Io e la mia ragazza, Romani residenti a Londra da alcuni anni, siamo andati a vederla Venerdi sera al secondo giorno di apertura dopo aver prenotato ai primi di Aprile per essere sicuri di trovare posto. La visita e' stata preceduta da un'escursione/sopraluogo preparatorio di 3 giorni lungo il maestoso e magico Vallo di Adriano ai primi di Maggio.
Vorrei confermare che la mostra e' coinvolgente, impeccabilmente organizzata e raccomandatissima per tutti ma, piu' che mai, per ogni Italiano che si rispetti. A conferma di quanto sostenuto nell'articolo vorrei aggiungere che, il magnifico plastico della villa di Adriano utilizzato, non e' altro che un prestito del "nostro" Museo della Civilta' Romana con la sola differenza che, le 3 dita di polvere che abitualmete lo ricoprono (tipo "lava di Pompei"), sono state eliminate con l'impiego di abbondante olio di gomito. Inutile dire che il suddetto plastico e' motivo di grande interesse da parte di tutti i visitatori a conferma delle potenzialita' insepresse dalla nostra Italia!
Grazie e saluti dai suoi fedeli lettori oltre-manica!!
Litoldo





Flash
Roma , luglio 28, 2008 14:19

Buongiorno Blondet
In Italia vige la teoria del restauro di Boito - gran maestro dopo Garibaldi - per cui un monumento, per il falso problema del 'falso storico', non deve mai essere troppo restaurato. Le 10 leggi della carta del restauro sono ancora in vigore dall'800 ad oggi. In pratica le parti mancanti, individuate in base agli elementi attuali, devono essere ricostruite con materiali diversi dagli originali, e dettagli e fregi solo sbozzati e non definiti.
Boito scrisse la sua carta interpretando malamente il restauro dell'Arco di Tito, magistralmente eseguito dal Valadier nel 1805, che ricostruì la parti mancanti in travertino anzichè in marmo romano e i nuovi capitelli anzichè finemente intagliarli in corinzio li fece solo sbozzare, reinterpretando di fatto lo stile in un neoclassico allora fortemente in voga. E' questo il motivo per cui oggi possiamo ammirare lo stupendo arco pressocchè integro ed in tutta la sua storia compresi tutti i suoi restauri. Purtroppo Boito interpretò quest'opera sotto la cupa luce della teorie del Ruskin, inglese e decadente, secondo cui un monumento è più bello quando viene lasciato un rudere, incontaminato da ogni intervento umano che ne alteri la veridicità storica. I francesi al contrario interpretarono l'intervento del Valadier come un salvataggio dell'opera e non una deturpazione ed inventarono il cosiddetto restauro alla francese grazie al quale a Parigi possiamo ammirare sempre pulite ed integre la cupola de Les Invalides, a cui ogni 10 anni viene completamente rifatta la sfoglia d'oro, o Notre Dame a cui vengono peridicamente sostituite decrepite parti dell'epidermide marmorea con pezzi nuovi abilmente scolpiti dai tailleurs de pierre.
Tra i mostri di restauro che invece furono creati secondo le teorie di Boito, pensate al Partenone al quale nei primi del '900 furono ricostruiti i pezzi mancanti anzichè in marmo addirittura in cemento armato, perchè si vedesse bene che non si voleva fare dei falsi. Il problema fu che a distanza di una cinquntina d'anni i ferri che si comprimevano ed estendevano continuamente finirono per sfondare il cemento e con lui l'originale marmo stesso.



Dom enico
S.Remo , luglio 28, 2008 15:47

Una volta che le opere d'arte sono catalogate su internet e piu difficele venderle,
anni fa una mostra d'arte italiana attorno al mondo fu esposta dalla media straniera come un attentato a svendere.



Luca Ceccarelli
Roma , luglio 28, 2008 16:47

Già che ci siamo, perché non riempiamo nuovamente il Colosseo d'acqua per svolgere le Naumachie? E perché non prendiamo qualche disoccupato e gli insegnamo a guidare la biga, così poi organizziamo le corse al Circo Massimo?
Ma lei, Direttore, crede che a Roma non abbiamo già abbastanza turisti tra le palle, con rispetto parlando, specie nella bella stagione? Turisti che non capiscono nulla di nulla, e
vengono solo a portare il proprio obolo all'ingordo Dio-PIL?



URBANO
Lastra a Signa , luglio 28, 2008 22:17

aro direttore ci é cascato nella trappola apparente della cultura In realtà il British Museum, è un covo di finocchi.Se Adriano non fosse stato finocchio non avrebbero fatto tanto. Ci pensi bene, loro hanno il potere hanno i soldi e quindi pubblicizzano i loro vizi. Se ho ragione io tra poco il Vallo di Adriano sarà ribattezzato in Fallo di Adriano. Quello che dice sulla cultura è giusto, ma questa mostra è solo storia e cultura faziosa della lobbie gay.
Ponetevi la domanda: Se Adriano fosse stato un donnaiolo avrebbero fatto la stessa mostra? datevi la risposta.



mario
roma , luglio 28, 2008 23:50

La nostra classe politica è enormemente ignorante e superficiale. Non lo è solo la classe politica, ma anche la classe dirigente tutta. Se qualche pazzo tenta di dire e di fare qualcosa di grande (ma anche di medio o di piccolo…) ecco che arrivano i Verdi e i tuttologi a impedire di costruire qualsiasi cosa pur di difendere una siepe di more o una baronia all’Università. Pensate solo se Adriano e i suoi colleghi imperatori avessero avuto a che fare con certa gente: niente Mole Adriana, niente Pantheon, niente strade consolari, niente Colosseo, no agli acquedotti e alle terme, no ai templi, no al Foro, no al Campidoglio: tabula rasa. Un paio di giorni fa ho avuto la ventura, anzi la disavventura, di percorrere la E45 e, tra uno scossone e un sobbalzo, mi sono tornati alla mente ricordi antichi risalenti agli anni Cinquanta, quando le strade dell’Umbria erano per lo più paesaggi lunari, pieni di crateri e mio padre imprecava ogni volta che rischiava di sbalestrare la sua millecento giardinetta. Era il sintomo di un’Italia accattona e arretrata che pensavo archiviata per sempre. Ho capito, però, di essere un illuso: oggi a mezzo secolo di distanza, la E45, la superstrada che attraversa l’Umbria per raggiungere la Romagna è ridotta ad un pericoloso tratturo dissestato dov’è grottescamente raccomandato il rispetto dei limiti di velocità, come se qualcuno potesse superarli senza rischiare di distruggere la propria autovettura o di farsi il deretano quadrato: è ancora il sintomo della stessa Italia stracciona. E allora, cari amici, quando parliamo della Roma di Adriano, dobbiamo renderci conto che ci riferiamo ad una cultura superiore. La domanda, dunque, è questa: come può una civiltà involuta e ignorante difendere, comprendere e interpretare le vestigia di una civiltà notevolmente superiore? Caro Blondet, tu parti dal provocatorio presupposto che noi Italiani del 2008 dovremmo essere più civili dei Romani: purtroppo sai bene che la realtà suggerisce il contrario.


Paola Distilo
Galatro (RC) , luglio 29, 2008 08:25

Si, è vero non siamo capaci: è come se gli italiani fossimo morti. Siamo sempre in coma, fiacchi, stanchi, sappiamo solo criticare, lamentarci e trovare difetti. Quando si tratta di lavorare bene, far bene, essere positivamente attivi, sanamente costruttivi ci appassiamo, tutta la verve che avevamo per criticare ci passa e arriva l'accidia, quando poi si tratta di lavoro in un'istituzione pubblica tutti cercano di piazzare figli e nipotini per incassare lo stipendio e tenerselo in famiglia e quindi le persone migliori non sono mai al posto che meritano. Io sono sconfortata perché questo paese non è che stia morendo, secondo me è già morto, è come la cintura marcia del profeta cui Dio disse:"Il popolo di Israele diventerà così, tutta la Gloria di Giuda sarà marciume." Ecco io l'Italia ormai la vedo così, non c'è un palmo di pulito. Non so come si sia arrivati a questa situazione di cancrena, ma è sotto gli occhi di tutti. Tutti fanno il male sapendo che è male, sono corrotti sapendo di essere corrotti, e il destino, e forse già il presente è proprio di essere una cintura marcia. Si salvi chi può, ma dove? ma come?


Andrea
Londra , luglio 29, 2008 08:42

E la cosa più divertente di tutte è che l'ingresso del British Museum, come quello della maggior parte degli altri musei londinesi, è gratuito!!


Francesco85
... , luglio 30, 2008 11:02

Egregio Direttore,
E' proprio vero, in Italia non riusciamo a far decollare la vera grande industria del nostro paese:il turismo.
Purtroppo il problema è soprattutto al Sud dove si concentrano migliaia di pregevoli ricchezze soprattutto del periodo greco e romano.
Ad esempio,penso a quanto poco siano valorizzate la villa del Casale e quella del Tellaro in Sicilia.Vere e proprie perle dell'arte tardo-romana.
Per non parlare degli innumerevoli templi e dei teatri greco-romani. A Catania ad esempio il teatro greco-romano è di fatto chiuso da alcune orribili palazzine che non permettono la vista esterna del suddetto teatro.Si parla da tanto di poter abbattere le palazzine che lo circondano, ma considerati le autorizzazioni e i permessi che ci vogliono in Italia per fare qualsiasi cosa, credo che ancora la strada sia lunga..



Giolsardh
... , luglio 31, 2008 12:27

Caro Blondet, condivido in pieno quanto lei ha scritto, purtroppo ha proprio ragione. Sono un archeologo e per campare in questa misera italia, sono costretto a lavorare quasi gratis. Si lavora solo se si ha il favore di qualcuno più in alto di te, è così in tutti i settori, ma in quello dall'Archeologia è ancora peggio, mi creda. Tutto questo dà una enorme sensazione di rabbia mista a frustrazione per aver dedicato anima e corpo a una disciplina nobile che in italia, paradossalmente, non è presa in minima considerazione. Ci sono solo i quattro o cinque baroni, saranno anche grandi archeologi, ma come persone sono spesso degli egoisti megalomani, che si divorano tutto non lasciando niente ai giovani che non rientrano nelle loro grazie. La meritocrazia è un miraggio irraggiungibile. Se continua così sarò costretto ad andare all'estero, magari in inghilterra, visto che sono oramai i barbari a tenere in vita la grandezza e la gloria di Roma.


silvia
bo , agosto 01, 2008 19:09

Anche la cultura i questo paese riflette l'immoralità di chi si rende servo di tale arte,l'artista.Si preferisce relegarla,come il diritto,alla Settimana Enigmistica,con infarinature pressapochistiche,effimere,burlesche,mai vitali,fenomenologiche,kantiane.


Antonio D.
... , agosto 02, 2008 06:47

Sono d'accordo con Luca Cecarelli di Roma, riorganizziamo le naumachie, le battaglie dei gladiatori e gli spettacoli con le bestie feroci.
Peró facciamo anche partecipare tutta la classe dirigente e politica come "special guest" -:)



giorgios
bruxelles , agosto 19, 2008 11:36

In Italia la cultura c'e' ed e' pure di facile accesso.

Basta entrare in una chiesa che sa di "vecchiotto", in qualche vero palazzo d'esposizione (per restare geoposizionati, a Roma ce ne sono parecchi), guardarsi intorno mentre si passeggia, ma non solo, basta provare ad assaporare qualche piatto locale, chiedere le ricette (da li si aprono vallate, vigneti, citta' di storia, personaggi...)

Effettivamente i nostri musei sono parecchio miseri (poveri studenti in gita scolstica al Pigorini).

Ma la cultura nel senso ampio del termine va coltivata, spiegata, la cultura porta ad apprezzare altre tipologie di cultura, ci da una chiave di accesso per capire altro. Noi la cultura ce l'abbiamo sotto gli occhi, ogni giorno, non abbiamo bisogno di ricreare ambienti artificiali che ne facilitano l'assorbimento. Ne siamo permeati

Il problema forse e' che avendola sotto gli occhi tutti i giorni, non ce ne si accorge.

Imparare a capire deve essere una ricerca, non basta un pannello che dice vita morte e miracoli di un imperatore: ci vogliono aneddoti, leggende, "storielle" inusuali (bella quella de pavoni!). Bisogna confrontarsi piu' e piu' volte con lo stesso personaggio raccontato da punti di vista diversi.

Inoltre vorrei aggiungere che le ricostruzioni tendono a dare "spettacolo" ma non insegnano gran che, mi vengono in mente quelle tecniche subliminali per imparare l'inglese mentre si dorme; al massimo si ripete a memoria quello che si e' sentito o visto, senza capire.

La cultura serve?
Non mi piace la cultura letteraria scolastica, pero' mi piace la cultura del viaggiare perche' insegna ad apprezzare luighi lontani, le diversita' e cercare di preservarle, mi piace il mare e quindi cerco di non inquinarlo... si penso, sia un bene.

Cordialmente
Giorgios




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