
«In guerra, il risultato non è
dato dagli atti eroici di pochi individui», racconta Albert
Kesserling nel 1941. Ora come allora, esiste una massa passiva e parassita,
tendente all’imboscamento; una casta incapace e insensibile al destino
nazionale, e qualche eroe che fa più del proprio dovere; ma non basta, come non
bastò ad El Alamein, dove l'esercito italiano, forte solo di atti eroici di
singoli uomini, mancò in tutto: dall'addestramento, negli armamenti e persino
nelle vettovaglie, mentre esisteva già una Casta che mangiava alle spalle di
tutti noi.
|
|
|
|
Nella primavera del 1941, l’Italia, in una serie di disfatte, aveva perduto la Cirenaica, e gli inglesi avanzavano verso Tripoli. Hitler, che fino ad allora aveva considerato la guerra d’Africa un settore da lasciare agli italiani, mandò in aiuto degli alleati l’AfrikaKorps, al comando di Rommel: «La decisione», scrisse il generale tedesco Eckart Christian, «non fu basata su un piano strategico, ma sulla necessità di sostenere la posizione italiana nel Mediterraneo». Insomma, lo scopo era di evitare una cocente umiliazione al duce.
Nel novembre del ‘41 il Fuehrer mandò a Roma il feldmaresciallo Albert Kesserling come comandante del settore Sud, ma in realtà perché, come scrisse lo stesso Kesserling, «il sistema di rifornimenti all’Afrika Korps - che spettava agli italiani - era collassato. Il dominio britannico del cielo e del mare sul Mediterraneo era sempre( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
|