
C'è un Paese dove la fame di
armi («necessità di sicurezza») supera le capacità industriali del Paese
stesso. C'è un Paese dove i detenuti vengono derubati di quel poco che hanno,
uccisi, bastonati e vessari impunemente fin dentro casa e privati anche di quel
poco che riesce ad arrivare nella loro prigione. In questo Paese il bisogno di
sicurezza e unicità viene prima di tutto, anche quando una minacca non esiste
la si deve creare e fomentare e farla morire di fame. Indovinate di quale paese
stiamo parlando?
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Israele in pericolo? No, anzi... |
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«La popolazione non può più respirare, il Paese è assediato»: non si tratta della solita lagna, «Israele in pericolo nella sua stessa esistenza».
Si parla di Gaza, e a dirlo è il capo dell’UNCTAD (Conferenza dell’ONU per lo Sviluppo e il Commercio), Mahmoud Elkahfif.
La situazione è così grave che perfino Le Monde, rompendo mesi di corale silenzio mediatico sul genocidio a rallentatore che Sion continua spietatamente a praticare sui palestinesi, ammette pudicamente che Gaza è nella crisi umanitaria più grave della sua storia. La «cura dimagrante» che dura ormai da oltre un anno, continua più feroce che mai (1).
Prima del blocco israeliano al movimento di merci da e per Gaza, c’erano lì 3.500 aziendine di ogni genere che, bene o male, davano un salario ai loro lavoratori;( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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