I suicidi di militari USA sono
aumentati del 500 per cento tra il 2002 e il 2007. “Si tolgono la vita 120
reduci la settimana, 17 al giorno”. Si tratta di un flash-back innominabile,
invincibile, un incubo vero ad occhi aperti: tragedie inenarrabili che sono
anche una spaventosa e ricercata deformazione delle anime di questi ragazzi.
Un’ambiguità e un'amputazione morale invincibile che alla fine porta alla
soppressione delle vita stessa. Un'enorme senso di colpa di un'intera nazione
per guerre devastatrici inutili che il pentagono tenta di curare con la
“Psychological Kevlar Act". Un'ulteriore abisso causato dalla macchina militare
americana.
L’ultimo caso è avvenuto l’8 settembre a Fort Hood: un soldato di 22 anni litiga con il suo comandante diretto, un sottotenente di 24; il soldato spara e uccide l’ufficiale, poi rivolge l’arma contro di sè. Entrambi membri della 1st Cavalry Division, erano tornati a dicembre da un turno operativo in Iraq durato 15 mesi, la divisione era ora in riaddestramento a Fort Hood per essere reimpiegata in Iraq quest’inverno, stavolta per dodici mesi.
Per la prima volta, il colonnello Elspeth Ritchie, lo psichiatra della US Army che di solito non ha il permesso di rispondere alla stampa qualche verità, è stato autorizzato ad ammettere: «I ripetuti e prolungati turni di combattimento in Iraq e Afghanistan provocano problemi relazionali (sic), un fattore importante nei suicidi» (1).
Già gli psichiatri militari americani della seconda( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
L’agente del 9/11 di nuovo operativo Maurizio Blondet
L'11 settembre servì
ottimamente anche a sottrarre Israele da una posizione insostenibile. Ora
alcuni accadimenti di questi giorni, riconducibili forse alle profezie di Biden
e Powell, farebbero ipotizzare uno scenario inquietante. Mentre Israele vigila
e massacra Gaza, esercitazioni e vecchie conoscenze animano lo scenario
americano.
Piovono profezie Maurizio Blondet
Richard Haass: «ci saranno
colpi di Stato, genocidio, terrorismo». Kevin Rudd: «avverrà qualcosa che
offuscherà la tragedia delle Twin Towers». Alan West: «si sta progettando un
altro grosso complotto. Preceduti come sappiamo dalle
profezie del vice-presidente Biden e di Powell. Sono sette
almeno le personalità ben informate,
che prevedono un’apocalisse agli esordi della presidenza Obama.
Ariecco Al Qaeda, eh già... Maurizio Blondet
Il corriere si è lanciato in
avventurose scoperte, senza neanche mandare Allam come inviato speciale per
verificare la fonte. E cosi' scopriamo per bocca di un «ex» dirigente ora a
Londra ma «molto vicino alla direzione di Al Qaeda nello Yemen», Osama sta per
colpire nuovamente gli Stati Uniti. L'Italia per una volta è la prima della
classe, ma in giornalismo da disinformazione, come sempre. Evidentemente non si
sono messi nemmeno d’accordo per disinformare in modo convergente, perchè la
stampa allineata estera usa altri toni e altri argomenti per metterci
sull'attenti. Si vede proprio che Rita Katz non lavora più come conduttore
d'orchestra. Ci ha pensato il Corriere, ancora meno credibile.
Uno zio Tom per Katz? Maurizio Blondet
Steve Rademaker, Michael
Rubin, Kenneth Weinstein, Kenneth Katzmann, Michael Makovsky e su tutti Dennis
Ross. Ecco formato il nuovo pensatoio neocon per il futuro presidente che vuole
cambiare l'America e che elegge a capo del gabinetto il figlio di un terrorista
israeliano, Rahm Emanuel. Il 'nuovo' progetto ha già un nome: «Meeting the
Challenge: US policy toward Iranian nuclear development» esattamente il
proseguimento del «Project for a New American Century» di bushiana memoria. E il tutto avverrà in maniera assolutamente
«Bipartisan» ma con un padrone unico che mette tutti d'accordo. Ecco svelata la formula vincente di Obama,
l’ultima assunta dalla teleguida neocon sulla Casa Bianca.
Obama dopo le chiacchiere Maurizio Blondet
Israele, con i suoi neocon, ha
fatto adottare dal’America su scala globale i suoi metodi di dominio.
L’israelismo ha avuto la sua chances, per otto anni orribili, e ha mostrato la
sua incapacità. Di conseguenza il mondo ha vissuto troppi anni senza «comando».
Ora, quello che circonda Obama, al di là dei suoi meriti e qualità, è una
grande forza. C'è un vento di speranza diffuso, audace e a tratti da tenere
sotto osservazione per future analisi. Intanto si puo' iniziare a ipotizzare
che la politica internazionale di Obama sarà nel segno del vecchio
«imperialismo razionale». Senza dimenticare la profezia di Biden e di Powell,
in attesa di possibili colpi di coda e fughe in avanti per spingere il nuovo
presidente là dove non vuole.
Le guerre di Obama. Per Sion. Maurizio Blondet
Un governo Likud in Israele
renderà due guerre praticamente certe, in cui si troverà invischiato il
probabile prossimo presidente Barack Obama. Una posizione obbligata, grazie
alla potenza delle reti d’influenza israeliane nella politica USA. I democratici
sono soggetti a questa influenza, a cui sono molto sensibili. In un quadro di
depressione globale, con due guerre disastrose ancora in corso e appese ad un
filo, l'irrazionalismo likud potrebbe aggiungere Iran, Pakistan, Siria, in
linea con la completa destabilizzazione dell'area, preconizzata da sempre, in
cui solo Isralele deve comandare come roccaforte. Non aiutano l'assurda
transition dei prossimi 3 mesi e la completa rottura della linea di comando
militare americana, forse causa del recente massacro in Siria.
Chi ha ucciso il presidente? Maurizio Blondet
Un intreccio oscuro e complicato
quello che emerge tra le trame ordite che portarono all'omicidio di Abraham
Lincoln per mano di John Wilkes Booth. Se si va oltre le lacune investigative e
la scusa ricorrente dello «squilibrato solitario», affiorano dalle pieghe della
storia nascosta, che non deve essere raccontata, nomi celebri, quali Albert
Pike, Simon Wolf, Benjamin Peixotto, Adolph Ochs, fino a giungere direttamente
alla corona britannica, che sempre ostacolò lo sviluppo degli Stati Uniti come
potenza industriale avanzata. I forti legami dunque tra inglesi e israeliti,
che sfociarono poi nella dichiarazione Balfour, giunsero fino all'eleminazione
di un uomo "pericoloso" che osò sfidare il libero mercato nascente.
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