
La FED e il Tesoro USA pensano
di curare il crack speculativo con ulteriori ribassi dei tassi, ossia
somministrando in più forti dosi la medicina che ha provocato le bolle e il
conseguente crack. Nel 1933 un gruppo di economisti di Chicago propose un piano
di riforma che era l’esatto contrario di questa «medicina». Il Piano proponeva
che fosse restituito allo Stato il monopolio esclusivo dell’emissione di
moneta; e che fosse vietato alle banche la creazione di denaro o pseudo-denaro,
imponendo l’obbligo di riserva del 100%, rendendo così la moneta indipendente
dai prestiti. Un sistema di regole fisse per mantenere la crescita della massa
monetaria in linea con la crescita dell’economia reale.
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Chicago 1933: il piano contro la Depressione |
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Come quella che sta per cominciare, la Grande Depressione dovuta al crak del ‘29 fu preceduta da un boom speculativo, provocato a sua volta - come oggi - dai tassi d’interesse artificialmente bassi tenuti dalla FED.
Prendere denaro a prestito costava pochissimo; conveniva indebitarsi per comprare azioni a scopo speculativo, o case con mutui facili. Si gonfiarono così - come oggi - bolle speculative azionarie e immobiliari. Come oggi, la crisi fu innescata dallo scoppio delle bolle.
Ne seguì la deflazione dei prezzi (azionari e immobiliari, poi di tutte le merci), e la deflazione fu aggravata dalla contrazione del credito. La moneta d’oggi infatti è essenzialmente debito, la moneta essendo creata ex-nihilo dalle banche col meccanismo del credito: ne consegue che la massa monetaria, che cresce in periodi di ottimismo (boom) diminuisce in periodi di pessimsmo, con effetti destabilizzatori.
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