
Il piano Paulson è come una
rete da pesca, con cui si cerca di fermare una palla di cannone. La paralisi
del credito che dura nonostante «iniezioni» e «piani» è un segno dei più
infausti. La scarsità improvvisa di credito produrrà la bancarotta di General
Motors e Ford e quindi i primi effetti sull’economia reale. I licenziamenti in
massa creeranno la nota spirale che si auto-alimenta. Anche le banche sane, che
hanno acceso mutui a solvibili, andranno verso l’insolvenza. A catena l'Europa
è altrettanto sull'orlo del baratro senza neanche un sistema capace di
elaborare una strategia. Sono al Nord le situazioni peggiori: Danimarca e
Svezia. Inghilterra legata a doppio filo con gli USA e Spagna devastata da
una bolla immobiliare peggiore di quella americana. Insomma, tutto ciò si
chiama Depressione Globale, ed è già tra noi.
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Questa si chiama Depressione |
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«Se Hank Paulson ha sbagliato diagnosi, possiamo solo pregare», scriveva qualche giorno fa il giornalista del Times Gerard Baker.
Ebbene: Paulson sta fallendo (1). All’annuncio del varo del suo piano di salvataggio, 700 miliardi di dollari, i «mercati» del mondo hanno risposto crollando, anzichè salendo. I tassi interbancari non fanno che crescere: le banche non si fidano a prestarsi un centesimo tra loro. E’ una specie di «corsa agli sportelli» fatta però non dai risparmiatori, ma dai banchieri stessi.
I prestiti interbancari sono paralizzati, sicchè le banche ricorrono alla Federal Reserve: che ha prestato loro fino 1.880 miliardi di dollari al giorno (fate il confronto col pacchetto di salvataggio di Paulson, 700 miliardi) solo per tenerle a galla. In pratica, le banche sono in reparto-rianimazione, sotto trasfusione e con machina( L'articolo completo e' disponibile solo per gli abbonati )
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