
La rovina degli Stati Uniti è
imminente, inevitabile. Ma da questa certezza si passa a non sapere ancora quali mosse si stanno preparando per uscire o
trascinare tutti nel buco nero che li aspetta. I piani sull'Iran ad esempio
sono solo dormienti; diversi indizi segnalano movimenti sospetti da parte
dell'attuale amministrazione. E debka li collega direttamente alle profetiche
parole di Biden. Ormai apertamente anche la Cina invita agli scambi
internazionali con una valuta diversa dal dollaro, accusato di essere stato
mezzo di saccheggio della ricchezza del mondo intero. Il debitore sa che non
puo' pagare; il creditore è pronto a lasciarlo andare con grande indignazione.
E' veramente urgente «generare» una «crisi internazionale».
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Nei suoi ultimi giorni di vita, l’Amministrazione Bush apre all’Iran: per la precisione, aprirà una «interest section» a Teheran, e sta selezionando il diplomatico da mettere a capo della postazione. Una «interest section» non è un’ambasciata, e il diplomatico che la capeggerà sarà un incaricato d’affari. Ma è dal 1980 che Washington ha rotto le relazioni diplomatiche con Teheran; quell’anno fanatici iraniani, con l’appoggio del regime degli ayatollah, occuparono l’ambasciata USA per molti mesi, prendendo ostaggi i dipendenti (1).
Ufficialmente, la sezione d’affari americana dovrà «facilitare gli scambi culturali, rilasciare visti per iraniani che intendano visitare gli Stati uniti, e impegnarsi in diplomazia pubblica onde presentare un’immagine migliore degli USA» (sic).
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