
Il commercio mondiale di materie prime è precipitato, sicuro segno premonitore di una riduzione mai
vista della produzione industriale nel mondo. Le banche restringono il credito
fino a strangolare l’economia reale; che è già malata terminale. La crisi del
trasporto marittimo colpisce ovviamente la Grecia in più affidatasi alle banche
inglesi paralizzate dalla crisi. Ma la roulette boristica continua a girare con
tanti guizzi, prima della linea orizzontale che si vede a tratti. Caso celebre
e ridicolo la vendita allo scoperto di azioni Volkswagen, un bagno di sangue
per molti speculatori. L'FMI continua dalla sua a praticare la stessa ricetta
si sempre per costringere i Paesi alla bancarotta. La via di fuga dei debitori
mondiali potrebbe essere la «monetizzazione del debito», un sinistro presagio
per i creditori.
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Depressione e le sue allegre follie |
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Una nave? E’ quasi gratis
Lo scorso giugno, se volevate noleggiare una nave per carichi secchi (del tipo più grosso, detto Capesize, ottimo per grani, cemento, minerali ferrosi e non) dovevate sborsare 234 mila dollari al giorno. Ed oggi?
Gli armatori si contentano di 7,340 dollari al giorno. Molto conveniente a dir poco. A quel prezzo, le compagnie di navigazione sono in perdita, ma le navi da carico ferme nei porti costano loro parecchio, in ogni caso. Ed ora, quelle navi ferme affollano in doppia fila le banchine di Singapore, Hong Kong e gli altri porti globali.
Prima, col boom del commercio globale, non si trovavano mai abbastanza cargos (di qui i rincari assurdi dei noli); oggi, ce ne sono troppe. Il Baltic Dry Index, che misura questo tipo di servizio, è caduto del 92% (1).
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